Il potere del fuoco secondo MCZ
Raccogliersi attorno al fuoco è un rito antico, ma ancora attuale. I camini e le stufe a pellet di ultima generazione MCZ ispirano le storie del progetto “Fuoco Dentro”, che parlano di arte e passione.
Rincasare dopo una lunga e fredda giornata invernale e godersi l'intimità del proprio nido è una delle sensazioni più piacevoli che si possano godere. Il mondo fuori dalla porta col suo ritmo frenetico e in casa la pace ritrovata. Una sensazione che può essere esaltata solo da una tazza fumante di tè e dal calore vibrante e magnetico del fuoco. È un feeling rassicurante e ipnotico che i moderni termosifoni non possono regalare.
Il fuoco dona calore e infonde un'anima anche nella casa più algida. Il gioco di ombre sulle pareti, il vibrare instancabile della fiamma ci tengono incollati come davanti a qualcosa di misterioso e primitivo che ci trasporta in un passato che non conosciamo. Non a caso, raccogliersi attorno al fuoco per stare insieme e raccontare storie è un rito antico, ma ancora attuale. Come le storie di "Fuoco Dentro" raccolte da MCZ, leader nel settore stufe e camini, storie di uomini e donne legati dall'intensità del fuoco.
Per Ruggero il fuoco del camino è un ponte che lo porta direttamente alle sue radici e alla sua infanzia dopo anni passati in viaggio per assecondare la sua natura e il suo lavoro. Per Davide, invece, il fuoco che consuma diventa un pennello d'artista col quale rendere immortali scatti fotografici e reportage, mentre per Giorgio e Michela il camino è una finestra di fuoco che tiene uniti, anche se fisicamente lontani.
Alla bellezza del fuoco MCZ associa il cuore tecnologico dei suoi prodotti, un motivo in più per amare una casa "con il fuoco dentro". Le stufe e i caminetti MCZ sono tutti certificati 3 o 4 stelle Aria Pulita e hanno un'efficienza energetica A+ o superiori. La linea di camini a legna Plasma, per esempio, è perfetta per una scelta ecologica poiché è progettata per rispettare le più rigide normative in tema di emissioni.
La camera di combustione ermetica e il preciso controllo dei flussi d’aria riducono al minimo le emissioni e permettono di ottenere rendimenti ed efficienza paragonabili a quelli degli apparecchi a pellet. La collezione si compone di modelli frontali e bifacciali e, dal 2018, per aumentare la versatilità della linea, anche di modelli trifacciali e angolari. Tutti i modelli possono essere integrati nel sistema COMFORT AIR®, un sistema che canalizza l’aria calda prodotta dal camino e la trasporta in più stanze, anche non contigue, e su piani diversi.
Per chi preferisce la stufa a pellet, invece, MCZ propone, tra le altre, Philo 14, per anni tra i prodotti best seller. Philo 14 si è evoluta nel tempo: il design è completamente nuovo ma sempre minimal ed essenziale, mentre ha mantenuto le sue funzionalità più apprezzate, come la possibilità di gestire i flussi d’aria frontali in più direzioni. Tante le altre caratteristiche dell'ultima generazione di Philo 14, impossibile non citare la velocità di accensione, la silenziosità e il nuovo motoriduttore brushless che permette consumi elettrici ridotti del 90% rispetto ai motori tradizionali. Ciò che la porta definitivamente nel futuro è la gestione attraverso il nuovo sistema operativo Maestro che permette di comandarla da remoto semplicemente attraverso uno smartphone.
Un fuoco magico e 100% ecologico, che scalda con alti rendimenti e massima efficacia, è una scelta che MCZ rende possibile.
Tieni in ordine il piano di lavoro della cucina
Angela Caputo
Scopri come evitare il caos sul top della cucina mantenendo gli spazi puliti e ordinati!
Elettrodomestici, barattoli, utensili, quante cose teniamo in vista sul piano di lavoro della cucina? A volte per motivi di utilità, altre volte per motivi decorativi, ma avere troppi oggetti sul bancone causa disordine e rende complicata la pulizia quotidiana, che dovrebbe essere invece pratica e veloce. Ecco allora alcuni trucchi per evitarne l’accumulo.
Alla parete i tuoi strumenti da chef
Se ti piace stare ai fornelli, vorrai certamente avere a portata di mano i tuoi utensili preferiti ma quanto sono ingombranti mestoli, spatole e fruste?
Sfrutta la parete per fissare dei pratici sistemi a giorno, da personalizzare con binari, cestelli e aste magnetiche in base alle tue esigenze. Fai però una selezione tra gli attrezzi che usi ogni giorno e quelli che tiri fuori raramente, come le pinze per il barbecue o i pennelli per i dolci, che puoi mettere altrove.
Indispensabili come detersivi e spugne
Invece di tenerli vicino al lavello, fissa al muro una vaschetta per raccoglierli tutti o sistemali in un contenitore estraibile sotto il mobile del lavello. Fuori dalla vista ma facili da trovare.
Tante spezie ma sempre in ordine
Sono belle a vedersi ma meglio riporle in una nicchia a parete o in un cassetto con apposito divisorio (che ti consente anche di evitare la polvere). Di tanto in tanto controlla le date di scadenza e butta via quelle che non puoi usare più.
Aggiungi delle mensole
Arredano le pareti ma soprattutto sono strategiche per accogliere i barattoli che usi più spesso, come quelli dello zucchero, del tè o del caffè. Ricorda di non fissarle troppo in alto, così potrai raggiungerle facilmente. Se aggiungi una piantina con foglie ricadenti, avrai anche un piacevole effetto décor.
Un posto per ogni elettrodomestico
Planetaria, tostapane e spremiagrumi migliorano la preparazione dei pasti ma affollano il piano della cucina. Trova un posto per ognuno di essi in base alla frequenza d'uso. Lascia sul top solo quelli che adoperi quotidianamente ma considera anche l’idea di progettare dei pratici ripiani estraibili per liberare altro spazio.
Libri e riviste di cucina
Uno scaffale a giorno o una nicchia sono perfetti per contenere i libri che ami. Riunisci appunti e ritagli in un pratico quaderno, così eviterai di perdere le ricette strappate via dal giornale o quelle che ti ha passato un’amica.
Cavi e prese elettriche a scomparsa
Se sei in fase di progettazione della cucina, puoi inserire nel piano di lavoro delle prese a scomparsa vicino alle zone dove pensi di usare un elettrodomestico. Pratiche e utili anche per eventuali postazioni per computer e smartphone.
Riponi i taglieri
Anche se è di moda lasciarli in esposizione, i taglieri occupano spazio e limitano le operazioni di pulizia. Puoi acquistare un accessorio da fissare all’interno delle ante o conservarli in un cassetto.
Un vassoio porta tutto
Le chiavi di casa, le bollette in scadenza, lo scontrino della spesa: in cucina depositiamo tante piccole cose. Sistema sul top un vassoio dove raccoglierle, così non finiranno sparsi qui e lì. Ad una condizione però: evita l’accumulo! Ogni sera vanno selezionati e messi a loro posto (ed è assolutamente vietato rimandare).
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MudMoiselle ceramica: intervista a Sara Bardazzi
Lucrezia Sarnari
Sara Bardazzi è l'ideatrice di MudMoiselle ceramica. Tutte le sue creazioni nascono dall’entusiasmo e dalla voglia di creare articoli da usare tutti i giorni, perché c’è sempre un motivo per mangiare nei piatti e bere dalle tazze che più amiamo.
Oggetti per la tavola dai colori pastello per rendere calda l'atmosfera in casa. L’accostamento fra le svariate argille, i colori pastello frutto di costanti ricerche ed il lavoro a mano fanno sì che ogni pezzo sia unico e irriproducibile, anche se la forma e la funzione non cambiano.
Ciao, puoi raccontarmi chi sei e cosa fai?
Mi chiamo Sara Bardazzi, sono nata a Firenze e vivo sulle colline del Chianti, circondata da vigne e uliveti. L’amore per la buona cucina e la sfrenata passione per l’argilla, nata da almeno sei anni, mi ha portato a creare ceramiche dai riposanti colori pastello per arredare la tavola e per tutto ciò che può essere utile per bere, mangiare e cucinare.
In un mondo che è votato all’innovazione tu sei, per certi versi, una professionalità del passato: come concili queste due facce del tuo lavoro?
Per me l’innovazione più grande, oggi, sarebbe riuscire ciascuno a godere maggiormente delle cose semplici che la vita ci offre, a tornare alle origini e a rivalutare il concetto di tempo. La ceramica infatti ti obbliga alle sue lente procedure, connette con se stessi e con il mondo circostante. Se guardiamo al concetto di innovazione, anche come possibilità di tornare a trarre beneficio dalla semplice materia primordiale, l’argilla, ha questa caratteristica. Ecco che innovazione e ceramica si conciliano perfettamente.
Perché hai scelto la strada dell’artigianato?
Semplicemente perché mi sento naturalmente parte di questo mondo. Ho trovato la mia strada dopo anni di insofferenza, durante i quali cercavo di dare sfogo alla mia energia, di essere realmente felice e realizzata. Ho avuto un colpo di fulmine quando casualmente mi sono trovata sotto il naso una vetrina piena di ceramiche giapponesi. E’ da lì che ho iniziato, da quell’innamoramento visivo. E da quando ho cominciato non sono stata più in grado di smettere, anzi. Si è fatta sentire presto la necessità di dedicare sempre più tempo al mondo della creatività, non più come hobby marginale, ma come attività protagonista della mia vita.
Tre parole per descrivere i tuoi prodotti.
Rustici, raffinati e perfettamente imperfetti.
Qual è la stanza di casa tua che preferisci?
Abito in una porzione di casa colonica risalente ad almeno tre secoli fa, dal sapore tipicamente toscano: travi a vista, pietre, nicchie di diverse dimensioni e forme, una credenza a muro ricavata da un vecchio passaggio che collegava l’interno con l’esterno... tutto ciò che amo sono i dettagli quindi. Ma se devo scegliere fra le varie stanze scelgo sicuramente la cucina, che ideai io stessa in muratura. Commissionai il lavoro ad un ceramista di Montelupo Fiorentino che realizzò mattonelle quadrate completamente a mano, smaltate di bianco e dipinte con un petalo color ramina su ogni angolo della mattonella. Il risultato fu una cucina autentica, storta, intima, accogliente, che non mi annoierà mai.
Come ottimizzi lo spazio nel tuo laboratorio?
Il mio laboratorio al momento è minuscolo per stare comodi ed accogliere tutto ciò che serve ad un ceramista professionista. Cerco di sfruttare al massimo ogni angolo della stanza ma tutto quello di cui ho realmente bisogno è il tavolo, le scaffalature su cui accumulo ceramiche da cuocere, da smaltare e pezzi pronti, il mio forno e tutti i miei attrezzi: taglierini, trine, mattarelli, pigmenti e tantissima argilla! Il mio sogno è di ingrandirmi in un futuro non troppo lontano per dedicare spazio soprattutto ad uno show room.
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Acclimatazione: la risposta delle piante allo stress
Valeria Icardi
Non so se succede anche a te, ma io reagisco sempre molto lentamente ai cambiamenti. Lo stesso stress lo subiscono le piante. Scopri i loro problemi di acclimatazione!
Nella mia vita ho cambiato lavoro, casa, città, amici svariate volte. Parto sempre con entusiasmo ma poi arrivano i ripensamenti, i dubbi, le insicurezze, insomma, diciamo che mi tuffo ma poi aspetto un po' prima di nuotare godendomi il paesaggio.
Ho bisogno di tempo per sentire un posto casa. Ho bisogno di creare abitudini, incontrare facce amiche, sentire profumi che riconosco e luoghi familiari da ripercorrere ogni giorno. Per le piante si usa il termine acclimatazione, che in altre parole è la loro capacità di adattarsi ad un nuovo ambiente. È un passaggio importante e delicato che spesso viene dimenticato.
Le piante da appartamento crescono in luoghi molto illuminati con un alto tasso di umidità e sono concimate regolarmente, tutti fattori che facilitano e incrementano la crescita veloce e lo sviluppo della pianta.
Quando porti la tua pianta a casa, subisce uno stress non da poco, il più delle volte la luce all'interno degli appartamenti è molto più bassa di quella a cui era abituata, lo stesso vale per il livello di umidità e la regolarità con cui viene concimata.
Come capire se la tua pianta fa fatica ad acclimatarsi?
Uno dei messaggi più chiari è la caduta delle foglie. Se la defogliazione è minima e diminuisce con il passare dei giorni, non ti preoccupare, fa parte di questa fase di adattamento.
Ma ricorda: ogni volta che decidi di spostarla avrà bisogno di tempo per ri-adattarsi, e potrebbe dare segni di malcontento. Ecco perché si dice spesso, se trovi un luogo in cui la tua pianta è felice, non spostarla!
Come rendere più facile l’acclimatazione?
Quando acquisti una pianta osserva con attenzione il luogo in cui viveva prima di arrivare nelle tue mani (esposizione alla luce, grado di umidità) e cerca di ricreare, almeno per le prime settimane, lo stesso ambiente. Sistemala nella zona più luminosa della casa per almeno 3/4 settimane, proteggendola comunque dai raggi diretti del sole.
Anche l'apparato radicale (le radici) ha bisogno di tempo per ambientarsi al nuovo contesto, riducendo la concimazione e l'esposizione alla luce la pianta crescerà meno e avrà quindi bisogno di meno acqua.
Insomma, come ogni nuovo ospite, avrà bisogno della tua sensibilità per riuscire a sentirsi, con il passare dei giorni, sempre più a casa.
Se con l'arrivo della primavera vorrai spostare le tue piante sul balcone, ricorda che avranno bisogno della stessa delicatezza: non esporle a vento e pioggia e aiutale a non vivere questo passaggio in modo traumatico.
Siamo simili
Immagina di andare in spiaggia a mezzogiorno senza crema solare dopo un lungo inverno passato in ufficio, di uscire a febbraio con i sandali. Ecco immagina la sensazione ogni volta che decidi di cambiare posto alla tua pianta, in questo modo sarà più semplice metterti nei suoi panni e metterci tutta la lentezza che necessita.
7 cose da fare quando riporti le piante in casa
5 errori che quasi tutti fanno con le piante da interno
Torino: guida ai 10 locali più ‘instagrammabili’
Daisy Romaniello • A Tiny Travel Story
Blogger CF Style
Se hai in programma una visita in città, leggi la mia guida dei 10 locali più instagrammabili di Torino, per un assaggio della città da vero torinese!
Come da tradizione, novembre è il mese dedicato all’arte contemporanea a Torino: da Artissima, che apre i battenti il 2 novembre, a tutte le manifestazioni off: Paratissima, Operae e The Others, da Club to club, il festival di musica elettronica, al Torino Film Festival, che chiude la rassegna a fine mese. Il capoluogo sabaudo in questo periodo brilla di luce propria.
Se hai in programma una visita, non perdere la mia guida dei 10 locali più instagrammabili di Torino, dalla colazione alla cena: posti buoni, ma anche belli, dove, tra elementi di design e dettagli storici, potrai assaporare la città da vero torinese.
A COLAZIONE CON CAVOUR
ORSO LABORATORIO CAFFÈ
Via Claudio Berthollet 30/H
Non chiamarlo bar, Orso è un laboratorio del caffè! In un angolo di San Salvario, lasciati guidare dall’aroma: dietro il bancone di questo intimo locale troverai lo staff di Orso, pronto a guidarti in un viaggio nel mondo del caffè in tutte le sue sfumature, fra miscele, monorigine e diversi tipi di estrazione. Accomodati sui divanetti dietro ai tavolini di legno per gustare un espresso, o se vuoi sperimentare, un caffè in filtro ad infusione, estratto con l’aeropress o il sifone. Quando lo avrai terminato, ricorda di osservare il fondo della tazzina: ognuna di queste è numerata, e ogni numero darà un senso diverso alla tua giornata. Puoi anche acquistarla e lasciarla da Orso per il tuo prossimo caffè: dopo averla instagrammata, ovviamente.
ROMA già Talmone
Piazza Carlo Felice 36
Inaugurato nel 1883 da Michele Talmone, uno dei primi cioccolatai torinesi, Roma già Talmone ha cambiato sede varie volte, per stabilirsi negli anni ‘30 nell’attuale sede sotto i portici di piazza Carlo Felice. Entrare qui è come fare un tuffo nel tempo; il caffè conserva alcuni arredi originali affiancati a moderni mobili di design: i tavolini rotondi in noce e vetro opalino abbinati alle sedute firmate da Paolo Dominioni, le sospensioni in cristallo disegnate da Philip Stark, la cassa del 1912 e il bancone decorato in madreperla del 1936 sono una gioia per gli occhi se sei appassionato di design. Almeno quanto il buffet delle paste che ti aspetta all’entrata!
PRANZO REALE
POOMANGER
Via Maria Vittoria 36/B e via Palazzo di Città 26/B
Prendi un classico della cucina anglosassone, e arricchiscilo con gli ingredienti della tradizione italiana: così le jacket potato, cotte nel tipico forno che lascia la buccia croccante e la polpa morbida, vengono farcite con gli ingredienti della nostra cucina per diventare patate ripiene, quelle di Poormanger. Era il 2011, quando tre amici con un’idea si lanciano in quest’avventura imprenditoriale. Il tempo (e la bontà delle patate) gli hanno dato ragione: i locali sono oggi raddoppiati, ma rimane invariato l’ambiente informale dove, tra carte da parati a fiori, specchi retrò sulle pareti e tavoli di legno, gli avventori vengono accolti come a cena a casa di amici.
PAIBIKERY
via Cagliari 18/D
Pai è la trascrizione fonetica di pie, ovvero torta, ma anche di pi greco, il rapporto tra circonferenza e diametro di un cerchio. Quale nome più azzeccato per un negozio di bici che è anche caffetteria? Ebbene sì, Paibikery è una ciclofficina dove portare la bici per un check-up, ma anche un grazioso salottino pieno di oggetti di recupero, con sellini e cerchioni appesi alle pareti, dove assaggiare la cucina di Arianna, che tra piatti di ispirazione internazionale e ricette della nonna, promette di lasciare un segno nel cuore (e nello stomaco) dei suoi commensali. Nel weekend, mentre leggi un libro o sfogli una rivista della piccola libreria ciclistica, non perdere il brunch a base di pancake dolci con la frutta e lo sciroppo d'acero, oppure salati in varie declinazioni.
MERENDA SINOIRA
BISTROT SAMAMBAIA
via Madama Cristina 20/C
Era il 1910 quando, nel cuore di San Salvario, il locale nasceva come torrefazione. Passato nel tempo in mano a diversi gestori, dalla fine degli anni ’80 assume l’attuale veste di bistrot, anche se il caffè, come una volta, continua a essere miscelato e tostato nella macchina del 1950 che troneggia al suo ingresso. Se capiti in zona durante il pomeriggio, getta uno sguardo oltre la vetrina di legno per scoprire questo angolo vintage a Torino: dalla collezione di menù all’esposizione di caffettiere, Samambaia è una chicca piena di dettagli, tutti da scoprire. Poi, accomodati ad uno dei suoi minuscoli tavolini di marmo per una merenda a base di biscotti, torte e croissant.
CIRCOLO DEI LETTORI
Via Bogino 9
Il Circolo dei lettori è uno di quei posti frequentato dai veri torinesi. Ospitato al primo piano di Palazzo Graneri della Roccia, dal 2006 questo centro culturale, nato su iniziativa della Regione, è aperto a chiunque voglia prendere parte alle numerose attività - dai corsi ai reading, dai concerti ai gruppi di lettura - organizzate nelle sue sale storiche con i parquet scricchiolanti, decorate di fregi e bassorilievi. Quella del circolo è una vera e propria comunità, aperta a tutti, accomunata dalla passione per i libri e per la cultura.
Il Barney’s è il caffè del centro, dove fare pausa per il tè delle 5, accompagnato da un bacio di dama; il luogo merita una sosta anche per un caffè al volo, per avere l’occasione di percorrere lo scalone d’onore del palazzo, e rimanere attoniti di fronte alle maestose vetrate del circolo.
L’ORA DELL’APERITIVO
PASTIS
Piazza Emanuele Filiberto, 9
Uno dei luoghi dell’aperitivo torinese, ad un passo da Piazza della Repubblica: al Pastis, con la sua ambientazione tipicamente francese, ti sembrerà di stare nel cuore del Marais. Girando tra i suoi arredi di modernariato, non è raro imbattersi in mostre temporanee di artisti emergenti, che pure frequentano con assiduità il locale. Una curiosità: nella sala interna, cerca il frammento del Muro di Berlino conservato sotto vetro, nel pavimento. Se c’è il sole, accomodati su una seggiola in ferro battuto nel dehor, e sorseggiando il tuo aperitivo, osserva la vita che anima piazza Emanuele Filiberto.
CAFFÈ MULASSANO
Piazza Castello 15
31 metri quadri per un locale che non è solo un caffè: al Mulassano, infatti, come recita la targa commemorativa esposta "Nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo, inventò il tramezzino”. In piazza Castello dal 1907, questo elegante caffè liberty è un’istituzione cittadina, dai cui tavolini rotondi sono passati artisti, politici e scrittori. Oggi il modo migliore per assaporare la sua atmosfera è quella di cercare un posto in vetrina, e tra un vermouth e un tramezzino, godersi lo struscio. Un segreto: sulla parete dietro il bancone, in alto a sinistra, c’è un orologio con i numeri alla rinfusa e una sola lancetta, mossa da un meccanismo che si attiva schiacciando un pulsante vicino alla cassa. L'orologio pazzo serve a stabilire chi in un gruppo di amici deve pagare: chi realizza il numero più alto, salda il conto. Durante la tua visita al Mulassano, chiedi di usarlo, è a disposizione dei clienti!
A CENA PRESTO
CUCINERIA BERLICABARBIS
via Parma 61
La Cucineria Berlicabarbis, che in piemontese significa “da leccarsi i baffi”, è la terza dei locali della famiglia; dopo due torterie per la merenda, qui la formula è bistrot, con una proposta tutta salata a base di stuzzicherie, dal pranzo al dopo cena, e una carta di drink intriganti fin dal nome: A letto presto, con una punta di camomilla, Sotto la Mole, un omaggio a Torino, ma anche l’analcolico Oasi nel deserto, per gli astemi e i guidatori. Cos’ha di speciale questo posto in Borgo Rossini, la nuova zona universitaria della città? Sotto una volta con mattoni a vista, tra scatole di latta in stile shabby e un grande bancone ricavato da una porta di legno, potrai passare la serata dondolandoti su altalene arcobaleno appese al soffitto, disposte intorno ad un lungo tavolo. Dove, insieme ai tuoi vicini di posto, condividere un assaggio di felicità, la cui ricetta è descritta sulla grande lavagna che decora la sala.
LES PETITES MADELEINES
Via Paolo Sacchi 8
Inaugurato nel 1872, il Turin Palace Hotel è un pezzo di storia torinese, che ha visto passare dal suo ingresso teste coronate e cantanti pop. Rinnovato totalmente nel 2015, l’albergo è tornato agli antichi splendori, preservando il fascino e le atmosfere art déco dello stile originario. Per una serata d’altri tempi, prenota un tavolo al suo ristorante, Les petites madeleines, dove, tra carte da parati e velluti rossi, potrai assaggiare le ricette della tradizione piemontese, rivisitate dallo chef Stefano Sforza. Un consiglio: al tuo ingresso, getta lo sguardo a sinistra, oltre il portale originale in oro; quella è la Sala Mollino, usata per le colazioni e gli eventi speciali. Con la storica volta a cupola ellittica, i soffitti di oltre 6 metri, le sospensioni luminose in vetro soffiato a mano – nuove, ma in armonia con l’ambiente – e le decorazioni serigrafate in oro della vetrata sul fondo, ti sembrerà di tornare nella Torino di inizio ‘900.
Shopping tour a Torino
Shopping tour: alla scoperta delle librerie più belle di Torino
Halloween: porta dolcetti a forma di gatto
Laura e Maria Elisa Galeazzo
Stai già pensando come organizzare il tuo spaventoso party di Halloween? Realizza questi porta dolcetti gatto in pannolenci per stupire i tuoi ospiti!
Sei alla ricerca di un’idea pratica e veloce per lasciare un ricordo della festa ai tuoi ospiti, per aggiungere un tocco di creatività alla tavola o per divertire i bambini regalandogli qualcosa di diverso oltre le solite caramelle?
Questi porta dolcetti in pannolenci a forma di gatto sono spaventosi e teneri al punto giusto da piacere a grandi e piccini. Sono veloci e semplicissimi da realizzare, inoltre possono essere sia cuciti che realizzati utilizzando solo la colla a caldo, per un 'fai da te' ancora più rapido!
Il gatto nero è uno dei simboli di Halloween e non può mancare a nessuna festa in tema, soprattutto se sei amante dei gatti!
Una volta realizzati, usa i portadolcetti in modo creativo: come segnaposto aggiungendo un cartoncino colorato (viola, giallo o nero) con il nome dell’invitato. Oppure puoi creare un invito fissando il portadolcetti ad un nastrino arancione e legandolo intorno ad una pergamena. Riempili di dolcetti e scatena la tua fantasia!
OCCORRENTE PER REALIZZARE I PORTADOLCETTI
- pannolenci nero
- pannolenci giallo
- sagoma dei portadolcetti
- pistola per colla a caldo
- forbici
- ago (opzionale)
- filo da cucito nero (opzionale)
- macchina da cucire (opzionale)
PROCEDIMENTO
- Scarica e stampa la sagoma del gatto
- Ritaglia dal pannolenci nero la sagoma frontale e le due parti che compongono il retro del gatto, utilizzando il pdf che avrai scaricato e stampato su A4. Ritaglia gli occhi dal pannolenci giallo.
- Sovrapponi fronte e retro del gatto, posando le due metà che compongono il retro sopra la sagoma intera del fronte. Nel caso decidessi di utilizzare la macchina da cucire o di cucire a mano, ferma con due punti di imbastitura le due metà del retro alla sagoma frontale per tenerle ben ferme, e poi procedi nel cucire lungo tutto il bordo lasciando un margine di qualche millimetro. Altrimenti puoi tranquillamente utilizzare la colla a caldo incollando lungo tutto il bordo. Non incollare la linea che divide a metà il retro, sarà l’apertura per infilare i dolcetti.
- Incolla gli occhi sulla parte frontale del gatto usando la colla a caldo.
Suggerimento: se non si dispone della colla a caldo è possibile cucire a mano gli occhi utilizzando del filo giallo, prima del passaggio 2 (ossia prima di cucire insieme fronte e retro).
Zucche decorative: come farle seccare e conservarle
Riqualifica il caminetto con l’inserto vetrato
Vuoi recuperare il caminetto? Adotta un inserto vetrato in grado di riscaldare anche più ambienti della casa!
Come alternativa alla classica riqualificazione con la mini-stufa, è possibile chiudere il focolare con un inserto vetrato a pellet o a legna, cioè un generatore di calore a forma di parallelepipedo e chiuso da un’anta di sicurezza in vetro ceramico che, inserito nel vecchio camino, lo riqualifica senza alterarne l’estetica: le sole differenze visibile sono il vetro e la cornice dell’inserto.
I vantaggi sono un perfetto tiraggio, una combustione da 7 a 10 volte più pulita di quella di un camino aperto e rendimenti termici medi che arrivano al 75%-90%, assicurando risparmi pari al 60-80%.
Porta il caldo in tutta la casa: Cos’ha di speciale Ecopalex Glass 88T? È un potente inserto a legna ad aria canalizzabile che, grazie a un kit di ventilazione dotato di ventilatore centrifugo da 680 mc all’ora permette di diffondere l’aria calda anche in altri ambienti. Di [Palazzetti].
Semplice da installare: l’inserto a legna 75/58 riduce i tempi e i costi della posa in opera nel camino esistente. Con rendimento dell’80%, riscalda 150-260 mc [Piazzetta].
A legna: l’inserto 80 High Pressure riscalda 226 mc e, grazie alla ventilazione canalizzabile di serie, porta il calore in un’altra stanza [LaNordica Extraflame].
L’inserto a pellet estraibile: Top Fire 70 con camera di combustione ad alta resa e ventilatore centrifugo riscalda volumi di 295 mc. È dotato di porta con vetro ceramicato serigrafato e la finitura è personalizzabile in base alle esigenze [Anselmo Cola].
Tecnologie innovative per stufe e camini
Arredare con stufe e camini in 6 stili
Autunno: 5 idee ‘fai da te’ da Instagram
Antonella Piemonte • Blog a cavolo
Blogger CF Style
Sono andata alla ricerca di 5 fai da te a tema autunnale che spopolano su Instagram. Leggi il post e prova a rifarli!
Sempre a caccia di novità su Instagram, questa volta presento 5 fai da te a tema autunnale assolutamente da provare! Sfoglia la gallery per scegliere quello che più ti piace:
Le Zucche in legno riciclato
Sono create usando le zeppe laterali dei pallet, un rametto incollato in cima e il tutto ingentilito da un fiocchetto. Idea furba: colora in toni pastello!
Ghirlanda
Per creare la Ghirlanda Naturale ti occorreranno un telaio da ricamo, rametti raccolti nei boschi e qualche piccola zucca. Il tocco in più? Pennellate di acrilico color oro: eleganti e discrete!
Zucche colorate
Le Zucche iper colorate sono molto semplici da realizzare: armati di pennello e colori acrilici all’acqua. Puoi scegliere se realizzarle tutte con colori differenti o scegliere un colore declinandolo in più sfumature.
Foglie ricamate
Le Foglie ricamate sono molto semplici da realizzare, basterà disegnare il template a matita e ricamarlo con un semplice punto indietro.
Per la mise en place della domenica perchè non stupire gli ospiti con un tovagliolo origami a forma di Zucca? Segui il link per imparare a piegarlo!
Il tovagliolo zucca origami
Basta un tovagliolo di carta e un cioccolatino per creare questo simpatico tovagliolo piegato con la tecnica degli origami.
Tendenza: toni caldi e un tocco d’oro per l’autunno
Il segnaposto con rose di stoffa ‘fai da te’ e rami di Piracanta
Lampada in stile industriale ‘fai da te’
Rossella Cardone
Ecco un 'fai da te' super veloce d'effetto per creare una lampada in stile industriale!
Quando si parla di 'fai da te' la mia amica e collega Ale (Almalusplace) è la numero uno. Perciò ecco una serie di indicazioni per creare una sospensione in perfetto stile industriale che potrete personalizzare in mille modi diversi.
Negli ultimi anni uno dei trend più in voga nel mondo del design e della casa è stato quello di rinnovare e dare vita a vecchi magazzini, fienili e fabbricati industriali. In questo scenario, l’illuminazione dal sapore vintage e industriale è tornata più che mai alla ribalta. Rustica, grezza, con trame e metalli, è un viaggio nel passato con un tocco di futuro che si adatta perfettamente a un ambiente minimal e classico. Una lampada industriale ben posizionata può avere un enorme impatto sull'ambiente di una stanza, consentendo di giocare con un incredibile mix di stili e materiali.
Spesso questo genere di lampade non sono alla portata di tutti i portafogli. E allora perché non realizzarne una da soli?
Ecco cosa vi occorrerà
- pinza
- tenaglia
- mini pinza di precisione
- lampadina
- sospensione per lampade
- paralume
- fil di ferro della misura compatibile con il paralume scelto
- bomboletta spray nera
- nastro isolante bianco
Come si procede
Step 1. Private il paralume del tessuto di copertura, lasciandone solo lo scheletro.
Step 2 e 3. Tagliate, con l’aiuto della tenaglia, 12 pezzetti di fil di ferro (6 più lunghi e 6 più corti) in proporzione alla lunghezza e alle dimensioni del paralume che avete scelto. Tagliateli un po' più lunghi, servirà per fissare il fil di ferro alla base del paralume.
Step 4. Con la mini pinza di precisione fissate due pezzetti di fil di ferro tra ogni filo della gabbia del paralume.
Step 5. Con i pezzetti più piccoli, sempre grazie alla mini pinza di precisione, realizzate dei piccoli archetti, che fisserete alla base della gabbia del paralume.
Step 6. Con la tenaglia tagliate l’anello superiore della gabbia del paralume, questo servirà a consentire il passaggio della lampadina anche quando avrete aggiunto tutti i pezzetti di fil di ferro.
Step 7. Verniciate la gabbia completata con la bomboletta spray e lasciate asciugare.
Step 8. Decorate la lampada con il nastro isolante bianco. Completate l’assemblaggio con la lampadina.
Lampada minimal ‘fai da te’
Lampada di tulle fai-da-te
Come costruire una lampada fai-da-te
Icone del design: la sedia Wishbone
Un’icona senza tempo, protagonista di set cinematografici e spesso presente nelle case ‘colte’. Ma cosa conferisce alla Wishbone chair (o CH24) questa reputazione?
Non solo la forma, generosa ma non opulenta, e nemmeno la famosa ‘Y’ dello schienale (che ricorda ‘l’osso dei desideri’ e alla quale deve il nome), in armonia con il mondo organico e con il nostro corpo.
Una sedia non deve avere una parte posteriore: deve essere bella da qualunque lato la si ammiri
Un’icona grafica e materica, nel pieno spirito del design danese. Un successo mondiale apprezzato anche dal mercato nipponico che da solo rappresenta un quarto delle richieste.
Anno di nascita: 1950
Progettista: Hans J. Wegner
Produttore: Carl Hansen & Son
Tipo di oggetto: Sedia in legno
Prezzo: da € 567 in faggio, con seduta in paper cord
Materiali: disponibile in oltre 150 combinazioni di materiali e colori, qui è in faggio laccato naturale e paper cord naturale. Sotto, in versione total black.
Idea: fornire alla schiena un supporto comodo ma minimal. Lo schienale a forma di ‘Y’ fu il colpo di genio di Hans Wegner.
Curiosità: ancora oggi, le 14 parti della Wishbone sono assemblate e lavorate a mano. Dopo l’assemblaggio, si intreccia manualmente la seduta, realizzata con 120 metri di paper cord naturale.
Lo sapevi che
Il designer non lasciò davvero nulla al caso quando progettò la Wishbone, tanto da trasferirsi dalla famiglia di Carl Hansen a Gelsted, sull’isola danese di Funen (dove ancora oggi risiede la produzione), per seguire da vicino tutte le fasi di lavorazione, fino al lancio definitivo nel 1950.
