Progettare con la luce: intervista all’architetto Giulio Camiz
'L'architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce', così Le Corbusier nel 1923 legava in modo indissolubile la sua idea di architettura al fenomeno della luce naturale.
Le condizioni di comfort visivo costituiscono il presupposto per una progettazione ottimale, sia riguardante la luce artificiale, che e soprattutto quella naturale che può migliorare l’efficienza energetica della casa, permettendo di ricorrere alla luce artificiale lo stretto necessario.
Gli esperti concordano nell’affermare il ruolo determinante esercitato dalla luce naturale sullo stato d’animo, sulla fisiologia, sulla psicologia e sul benessere dell’essere umano. L’impiego della luce naturale impone, in fase progettuale, uno studio approfondito, a tal riguardo abbiamo posto alcune domande all’architetto e Daylight Specialist Giulio Camiz.
Lei si occupa di formazione per architetti e tecnici. Crede che alla pianificazione illuminotecnica naturale venga riservato il giusto peso nella progettazione?
Purtroppo no, né in ambito progettuale né in ambito formativo. Sebbene la luce sia così rilevante nelle nostre vite, i progettisti mediamente non sono abituati a progettarla: c’è una grande responsabilità culturale (il tema è scarsamente trattato dall’accademia, dai media, dagli ordini professionali) ma anche del regime approvativo nazionale (allo stato attuale, a un tecnico non viene chiesto neanche di rendere conto dei livelli di luminosità degli ambienti che disegna).
La luce naturale è al centro della sua ricerca progettuale perché è così importante l'uso di quella zenitale e quali sono i maggiori benefici?
I motivi sono molti, Dal punto di vista analitico, la luce proveniente da un dispositivo zenitale - un’apertura sul soffitto, in linea di massima - è molto più intensa di quella proveniente da una finestra verticale, e questo dipende dalla maggior 'quantità di cielo inquadrata' (laddove il cielo rappresenta la sorgente luminosa principale per l’illuminazione degli spazi) e dalla frequente assenza di ostruzioni rispetto alla vista del cielo e del sole, La luce zenitale, data la posizione delle aperture da cui dipende, è anche ottimale in quanto a livelli di distribuzione: sfruttando il soffitto, infatti, la si riesce a portare più in profondità negli ambienti.
Dal punto di vista percettivo, le sorgenti zenitali tendenzialmente non provocano abbagliamento, dato che occupano in genere una posizione periferica nel campo visivo, e riproducono più fedelmente le condizioni che abbiamo negli ambienti esterni, all’aperto, in cui sole e cielo sono sopra di noi; questo comporta una maggiore sensazione di apertura e “naturalità. Per menzionare un aspetto tecnologico, le aperture zenitali possono essere schermate (per protezione dall’eccessivo irraggiamento, per esempio), senza che questo entri in contrasto con la possibilità di vedere fuori (che di solito non è tra le prestazioni richieste a una finestra su tetto, a differenza di quanto accade con le finestre verticali).
Perché sentiamo sempre parlare del rapporto aero-illuminante (RAI) e poco del fattore medio di luce diurna (Fmld), ovvero la quantità minima di luce richiesta per rendere abitabile un edificio o una mansarda?
I primi parametri illuminotecnici sono entrati nel nostro regime normativo negli anni sessanta. Il FmLD è stato riconosciuto come fondamentale nella valutazione della salubrità degli spazi (Circolare Ministero LL. PP. n. 3151 22/5/1967), ma richiede un calcolo piuttosto complesso, che mette insieme caratteristiche e variabili geometriche con coefficienti dati dai materiali e dalle ostruzioni. Né, all’epoca, avevamo computer e programmi di calcolo in grado di darci risultati precisi con poco sforzo. Quindi, il rapporto tra la dimensione delle finestre e quella del pavimento di una stanza (cosiddetto RAI) è stato usato fin dagli anni ’70 in sostituzione del calcolo del FmLD, nella convinzione che i due fossero in linea di massima intercambiabili. Purtroppo, non è così, e ora abbiamo gli strumenti per verificarlo. Il fatto di poter contare su modelli digitali e software, ci consente inoltre di tornare ai livelli di accuratezza che la normativa richiedeva, liberandoci finalmente dal fardello del RAI. Ma le abitudini sono difficili da cambiare, soprattutto quando apparentemente rappresentano una semplificazione del processo progettuale e di quello approvativo…
È vero che una finestra da tetto garantisce un fattore medio di luce diurna doppio rispetto a quello ottenuto con l’utilizzo di una finestra verticale e triplo rispetto all’abbaino?
Il piano su cui si apre una finestra (verticale o orizzontale) rappresenta solo una delle variabili geometriche da cui la luce dipende, così come la presenza di ostruzioni rispetto alla vista del cielo (come nel caso dell’abbaino). Ce ne sono molte altre da considerare per una valutazione precisa: ad esempio, la dimensione delle aperture, il loro numero, la posizione sul piano e rispetto alla pianta, l’eventuale posizione reciproca tra le finestre, ma anche il colore delle superfici, la trasparenza dei vetri… Tuttavia possiamo dire che, a parità di altre variabili, il fatto di orientare un’apertura verso l’alto corrisponde ad un aumento marcato della sua efficienza illuminotecnica (in realtà fino a 6 volte, rispetto alla classica posizione verticale) e che le pareti attorno agli abbaini rendono molto difficile l’ingresso di luce (dato che ostacolano la vista del cielo), fino a diminuirla anche di più del 50%.
Come un seminterrato è stato trasformato in un appartamento pieno di luce
Un giorno Raffaella, nostra lettrice che, come ci ha scritto, "spulcia bene bene CasaFacile ogni mese", ci manda le foto della sua casa. Un ex cantinone, la definisce lei. Ma è così bella e piena di soluzioni per il buon vivere, che abbiamo deciso di raccontarvela!
Da tempo Raffaella cercava una casa grande, luminosa, con uno spazio esterno, e un giorno scova questo strano appartamento di 190 mq, anzi «un cantinone» come lo definisce lei, esposto a nord-ovest con poche aperture. Un ex magazzino al piano -1, a cui era stata cambiata la destinazione d’uso, ma che non era mai stato abitato. «Mi hanno colpito le dimensioni, i due spazi all’aperto uno di fronte all’altro (uno di 60 mq!)» dice Raffaella.
Le scelte fatte
La prima cosa a cui ha pensato naturalmente è stata come portare più luce dentro casa, dato che gli infissi si trovavano solo sui due lati corti. «Chiesti i permessi a condominio e Comune non è stato difficile, dato che la disposizione delle finestre era già diversa da quella dei piani superiori), ho ridimensionato e ingrandito tutte le aperture esistenti. Poi ne ho inserite anche di fisse e mobili all’interno: un esempio? La parete vetrata tra la nostra camera e la zona giorno, che è oscurabile con una tenda». Allo stesso modo Raffaella ha realizzato muri che in alto finiscono a vetro, porte vetrate, librerie divisorie e bagni ciechi per non sacrificare nemmeno una finestra e far fluire la luce. La chicca? La porta tessile dello studio: non spreca spazio perché, aperta, ingombra solo 30 cm e chiusa dà un tocco di colore unico! Insomma, le idee da copiare sono tantissime: le trovate seguendo gli asterischi.
Dal legno di rovere al total white in cerca di più luce e calore
Una casa d’epoca dallo stile giovane e moderno
Stufe e camini: il calore che rispetta i boschi e l’aria
1 lampada Fanja [Paulmann, cm 37x62,5h]. 2 quadri Framed, realizzati con licheni stabilizzati [Nordgröna]. 3 pouf Leaf Seat Autumn in lana sostenibile [Design by Nico, cm 40x 57x39h]. 4 tappeto Papel in filato di carta sostenibile certificata FSC® e PEFC® [Karpeta, cm 170x 240]. 5 plaid Filipa Throw in cotone riciclato [Bloomingville, cm 130x160].
1 brocche in vetro soffiato Animal Farm [Ichendorf, da ø cm 11x18h]. 2 lampada a sospensione Chimbarongo Single Triple, realizzata a mano con vimini e bottiglie in PET riciclato 3 ciotola Log Bowl size 8 Coral, ricavata da un tronco di salice abbattuto da recenti tempeste [Loyal Loot, ø cm 19]. 4 tavolo New Modern con piano in plastica riciclata [ø cm 108x75h] e sedia SSDr Terracotta in plastica riciclata [cm 50x50x79h]. Di [Tiptoe]. 5 tappeto The Sign Farah 75, in filato di PET riciclato [Simona Scollica, cm 75x140].
1 orologio da parete in muschio stabilizzato [MuschioVerde, ø cm 50]. 2 lampada da sospensione Amazzonio [Mogg, cm60x60h]. 3 sedia in velluto Sage Side Chair [Kenneth Cobonpue, cm 48x66x96,5h]. 4 caraffe e vasi Water Carafe e Bottle Vase realizzati ricondizionando bottiglie di vino vuote [OriginalHome, ø cm 7x24h]. 5 tappeto Prism, in PET riciclato e cotone, lana e viscosa rigenerati [Asiatic, cm 160x230].
1 lampada da tavolo Volière Haute, in rame [Mathieu Challières, ø cm 33x72h]. 2 poltrona Reef, con rivestimento realizzato con oltre 100 bottiglie di plastica recuperate dal mare [Connubia, cm 96x91x76h]. 3 tappeto Morning Twittering, in tessuto jacquard [Miho Unexpected Things, cm 140x140]. 4 plaid Coral Herringbone, realizzato con 300 bottiglie di plastica [Weaver Green, cm 130x230]. 5 cuscino Fringe in cotone e perline di legno riciclati [Heather Orr, cm 51x51].
1 miniserra Greenhouse [Design House Stockholm, cm 95x40x153h]. 2 lampade Piantama [Mogg,ø cm 22/30x50/100h]. 3 divano Meet O2asis [Offect, cm 193x86x61h]. 4 tappeto One Forest Share: per ogni tappeto venduto viene piantato un albero [Mum’s Forest, cm 140x200]. 5 amplificatore audio Cube, realizzato con il legno recuperato dopo la ‘tempesta’ Vaia, che nell’ottobre 2018 ha raso al suolo le foreste di un’area delle Dolomiti e delle Prealpi Venete [Vaia, cm 10x10x10].
Sfatiamo un mito: non è vero che il riscaldamento a legna e a pellet contribuisce alla scomparsa dei boschi! Negli ultimi decenni, la gestione responsabile li ha portati a crescere di più del 5%. Perciò il calore prodotto da stufe e camini è sostenibile.
Questo è ancora più vero, perché oggi, sono certificati anche per non inquinare. Qui ne abbiamo scelti 5, tra i più belli ed efficienti!
La stufa a pellet ‘effetto legna’
Grazie a un focolare rivoluzionario, questa stufa brucia il pellet in modo super efficiente e sostenibile, regalando una fiamma bella, naturale e silenziosa come quella di un tipico fuoco a legna. Il plus? Lascia il vetro pulito a lungo e produce poca cenere.
Fino a -40% di emissioni rispetto ai più restrittivi limiti europei per il tecno focolare Core della stufa a pellet Mako certificata 5 stelle* ‘Aria Pulita’. Il rivestimento è realizzato in acciaio verniciato Bronze [MCZ].
La stufa a legna con forno
Doppio charme per questa nuova stufa che, oltre a riscaldare la casa con alti rendimenti e bassissime emissioni, è dotata di un forno per cuocere arrosti, pizze e torte. Così il cibo acquisisce il gusto unico della cottura a legna.
Ha un forno da 37 litri con padella smaltata e griglia cromata ed è rivestita in maiolica bianco opaco la stufa a legna Nova Forno, in classe A+ e certificata 5 stelle. Il grande focolare rivestito in materiale refrattario Nordiker® esalta la bellezza del fuoco [La Nordica Extraflame].
Il camino bifacciale
Perfetto per essere installato a centro stanza come divisorio scenografico, questo camino ha un focolare passante che permette la visione della fiamma da due lati opposti. È dotato dello speciale dispositivo O2Ring, capace di neutralizzare le emissioni fino all’80%.
Certificato 5 stelle, il camino a legna Ecomonoblocco WT 16:9 Bifacciale ha il rivestimento su misura composto dalla parete che contiene il focolare rivestita in ardesia nera e dalla panca in marmo bianco Mediterraneo levigato opaco [Palazzetti].
La stufa canalizzata
Il rivestimento in maiolica di questa stufa a legna dal colore pastello e dalle linee morbide è un inno allo stile Anni ’50, ma il suo focolare è in grado di riscaldare tutta la casa con le tecnologie attuali: grazie al sistema di canalizzazione realizzato con tubi flessibili, la stufa infatti riscalda in modo del tutto uniforme più ambienti della casa, anche se sono su più piani.
Si può canalizzare grazie al Multifuoco® System, la stufa a legna Thelma con il focolare realizzato in Aluker®, materiale ceramico in grado di migliorare la combustione e la diffusione del calore [Piazzetta].
Il camino trifacciale
Oltre a regalare una visione spettacolare della fiamma, ammirabile da ogni angolo della stanza grazie a un vetro panoramico a tre facce, il focolare di questo camino è realizzato con un materiale refrattario in grado di accumulare molto calore durante la combustione della legna e di rilasciarlo gradualmente una volta che il camino è spento.
il camino trifacciale in classe energetica a+ e certificato 4 stelle ‘Aria Pulita’, il focolare con vetro trifacciale Windo3 85 è realizzato in Ekokeram. Grazie al kit opzionale Air Diffuser, è canalizzabile fino a 3 metri per riscaldare gli ambienti attigui [Edilkamin].
Un inverno caldo con stufe, camini & co
Il giusto calore: camini, stufe, caldaie per ogni esigenza
HÅG Capisco Puls: la sedia salva schiena e di design
Molli Coradazzi • Il ricamificio
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Passate molte ore alla scrivania? Allora conoscete bene l'importanza di avere una sedia bella sì, ma salva schiena... come il modello HÅG Capisco Puls
Scandinavian Design è il punto di riferimento per chi vuole capire come le attività quotidiane, il Iavoro e Io studio influiscono sulla salute ed il benessere e perché la sedia è una parte integrante e importante del lavoro e non solo un mobile che deve esserci e basta.
È tempo che l’uomo torni in possesso del movimento, indispensabile al nostro corpo, per vivere in armonia rispettando e mettendo al primo posto il benessere dell’individuo. In natura tutto è in movimento, e della natura dobbiamo avere rispetto, traendo il dovuto insegnamento (Angelo Mandrini)
Anche se sembra impossibile, la posizione seduta sovraccarica la colonna vertebrale molto più che quella eretta perché il nostro corpo ci 'chiede' di muoversi per opporsi alla staticità per lui dannosa. È per questo che lo stare seduti fermi causa numerosi disturbi ed è fondamentale scegliete una seduta attiva, che garantisca una postura ergonomica e in ‘movimento’. L’ergonomia dinamica si basa proprio sul movimento controllato della sedia, che partendo da un punto di naturale equilibrio, si muove seguendo il movimento del corpo.
La sedia ergonomica* HÅG Capisco Puls è studiata per favorire la corretta posizione della colonna vertebrale e delle gambe, è dotata di leve e manovelle con cui regolare altezza, profondità e oscillazione della seduta oltre ad avere la possibilità di regolare la flessibiltà e l'altezza dello schienale.
Ispirata alla postura di un cavaliere a cavallo, la sua sella pionieristica e la forma unica, offrono infiniti modi per sedersi o stare in piedi.
L’esclusivo sedile 'a sella' consente infatti una seduta bilanciata, ovvero una postura che ispira una posizione naturalmente eretta. La curva lombare è salvaguardata, gli angoli dell’articolazione dell’anca sono aperti (intorno ai 135°, rispetto ai 90° delle sedie convenzionali) e i muscoli sono in equilibrio e rilassati, perciò si allenta la tensione del corpo. Questa posizione permette di scaricare a terra buona parte del peso che graverebbe sull’area lombo-sacrale, preservando così l’assetto fisiologico della colonna.
HÅG Capisco Puls è ideale per uno studio e l'ufficio ma si adatta molto bene anche agli home office e alle camerette di ragazzi.
Una sedia di design ed ecologica: creata da Peter Opsvik, designer norvegese che ha ricevuto il compasso d’oro alla carriera nel 2022, è stata infatti progettata per durare nel tempo ed è garantita fino a 10 anni. Un bene per le tasche e per il Pianeta, dato che un lungo ciclo di vita di un prodotto significa meno rifiuti nell'ambiente. A proposito di rifiuti: HÅG Capisco Puls è realizzata con materiale plastico riciclato per il 54% ed è riciclabile al 92%!
Per tutto il mese di ottobre la sedia HÅG Capisco Puls è in promozione su ergonomio.it
*Håg in Italia, è l’unica azienda ad aver ricevuto la certificazione di conformità ergonomica, dall’Istituto Ergocert (Ente di Certificazione per l’Ergonomia).
Le piante adatte al calorifero
Nei paesi anglosassoni le chiamano ‘radiator plants’: sono quelle che, meglio di altre, convivono con l’aria calda e secca prodotta dal riscaldamento di casa, e alle temperature elevate. Perlopiù appartengono al genere Peperomia. Ma ci sono anche Kalanchoe, Saintpaulia e tante altre, tutte super resistenti!
Spesso una delle ragioni per cui fatichiamo ad aggiungere piante in casa, specie se lo spazio è piccolo, è la raccomandazione di tenerle lontano da fonti di calore.
Quello che scoprirete qui, invece, vi offrirà nuove possibilità per comporre una piccola giungla domestica e occupare anche le zone attorno ai caloriferi, che in genere si trovano in prossimità delle finestre e dunque sono angoli con una luminosità perfetta per le piante.
Peperomie, super resistenti al calore
Al primo posto della ‘hot list’ ci sono le Peperomie, piante di origine sudamericana perfette in casa perché non devono scendere mai sotto i 10 °C. Alla famiglia delle Peperomie appartengono tante graziose piantine dal portamento compatto e dal fogliame decorativo. Ne esistono decine di specie e varietà differenti per forme, colori e variegature (alcune hanno belle foglie carnose e lucide) e ognuna di queste si presta molto bene alla creazione di ricche composizioni in ciotola!
E oltre alle peperomie...
Le ‘piante da calorifero’, non sono le sole ad amare le alte temperature. Dracena, Ficus, Sansevieria sono tutte piante con una discreta, se non ottima, resistenza al calore. Perfino l’onnipresente Chlorophytum (Falangio) ha un’eccellente capacità di adattarsi anche alle stanze molto riscaldate. Pure i cactus, come è logico, spesso gradiscono un angolino vicino al termosifone.
In generale, tutte le piante come le kalanchoe, che presentano foglie carnose (caratteristica delle succulente) sono quasi sempre da preferire: hanno maggiori probabilità di resistere alla calura perché possono contare su una riserva di acqua ulteriore all’interno dei loro tessuti. In più, le kalanchoe hanno il pregio di fiorire a lungo e in abbondanza, una rarità tra le specie di questo tipo. Altre eccellenti piante da fiore per stanze calde è la Saintpaulia (Violetta africana), superfacile: richiede tanta luce, poca acqua (ma spesso) e in cambio può fiorire per mesi. Tra le ricadenti ottimo il Senecio rowleyanus, detto ‘pianta del rosario’ perché i suoi rami sono ricoperti da foglie di forma sferica che ricordano i grani della sacra ‘collana’.
Dove metterle
Nonostante le caratteristiche viste finora, un’eccessiva prossimità alla fonte di calore potrebbe mettere in crisi anche le nostre resilientissime ‘piante da calorifero’. Quindi puoi posizionarle sulla mensola sopra il calorifero, che le terrà protette dal soffio d’aria calda, inserendole magari in un cachepot un po’ alto.
I caloriferi sono spesso sotto la finestra: in questo modo la pianta avrà anche luce in abbondanza! Perfetti anche i vani della libreria o delle mensole, purché ricevano luce.
Come aumentare l’umidità
Uno dei problemi dei locali troppo caldi è la bassa umidità, che intorno alle piante puoi aumentare con un trucco: metti nel coprivaso una ciotola capovolta e appoggiaci sopra la pianta; così potrai lasciare uno strato d’acqua sul fondo senza che le radici della pianta, che si trova poco più in alto ma all’asciutto, ci entrino in contatto.
Come e quanto bagnarle
Monitora le tue piante, se necessario tocca il terriccio per capire se lì sotto c’è ancora un po’ di umido o se è il momento del bagnetto. In ogni caso, non aspettare che il terreno rimanga secco per più di qualche ora e procedi senza indugio con la bagnatura.
Quando innaffi le piante, ricorda di bagnarle bene per immersione, ma non lasciarle in ammollo più del dovuto: se l’acqua non è stata assorbita in 20 minuti, scola via quella rimasta.
Piante da interno: il giusto equilibrio di acqua e luce
Talent scout di ottobre 2022
Cose, persone, suggestioni, mode che verranno e intramontabili evergreen. Scovati in giro, intercettati su Instagram o surfando nello ‘sconfinato-mondo-dell’Internet’...
MESSAGGI IN TUBETTO
‘How can you mend a broken heart?’ cantavano i Bee Gees negli Anni ’70. E quanto sarebbe bello se esistesse davvero, una colla per cuori infranti. Certo che quest’opera in ceramica l’illusione la crea... @michelacastagnaro
RICAMI A MACCHINA
Conoscete la tecnica dello ‘stitching’? Si toglie il piedino dalla macchina per cucire e si usa l’ago a mano libera come fosse una matita o un pennello. Qui una delicatissima opera di Daniëlle Van de Wetering, membro dello Stitch Club, realizzato in un workshop con l’artista Jo Hill. @textileartsite
TRAVEL MOODBOARD
I tessuti multistrato di Anne Kelly sono davvero ‘piccoli mondi’. Cucendo e assemblando, crea arazzi e oggetti (e interviene anche, sugli oggetti!) con tecniche miste, collage unici fatti a mano e a macchina. Anne stratifica, incolla, rattoppa, e così ricama storie... Irresistibili i suoi libri tessili. @annekellytextiles
MASKING ART
I nastri adesivi giapponesi in carta di riso sono un piccolo miracolo del décor... ma le opere di Naotaka Yamamoto sono una vera ispirazione. @tanoshiki_tokoroe
ETICHETTE-MANIA
Fan dello storage e del tutto-in-ordine? Questo strumento dall’estetica vintage stampa scritte e disegni dal cellulare, via bluetooth. manomano.it
GIOCHI DI STRADA
‘The nature of the game’: 26 video da tutto il mondo visibili sul sito di Francis Alÿs, per dimostrare che i bambini si possono ancora divertire offline. Con l’invito a pubblicare e diffondere senza limiti… francisalys.com
Talent scout di settembre 2022
Talent scout di agosto 2022
Icone del design: l’interruttore Rompitratta
Alessandra Barlassina • Gucki
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È l’icona del design che tutti abbiamo. Guardatevi attorno, ne avrete almeno uno in casa. L’interruttore rompitratta, esempio di ‘design anonimo d’autore’.
Disegnato dai fratelli Castiglioni, è rimasto anonimo per loro desiderio e brevettato senza che comparisse il loro nome: un vero esempio di design democratico ancora oggi disponibile per pochi euro in ogni ferramenta.
Oggetto iperfunzionale, pratico, ben pensato: al buio basta il tatto per individuarlo percorrendo a tastoni il filo, una rientranza circolare guida il polpastrello al pulsante che fa ‘clic’ aggiungendo il suono al gesto e confermando l’accensione e lo spegnimento (molto utile per capire quando la lampadina è bruciata!).
I fratelli Castiglioni hanno disegnato grandi icone del design, riconoscibili da chiunque e celebrate nei musei, ma è con questo piccolo interruttore che sono entrati in ogni casa. Un oggetto che ha semplificato le nostre vite, di uso comune ma progettato ‘alla Castiglioni’: pensato per chi lo usa, con una funzione precisa, intelligenza e sottile ironia.
È l’oggetto di cui sono più orgoglioso. Prodotto in grande numero, è acquistato per le sue qualità formali e nessuno, nei negozi di materiale elettrico, ne conosce l’autore. [Achille Castiglioni]
Designer: Achille e Pier Giacomo Castiglioni (Milano, 1918 - 2002 / 1913 - 1968).
Produttore: VLM, poi Relco Group » relcogroup.com
Prezzo: € 2,68
Progettato nel: 1968
Idea: un interruttore che si può applicare su qualsiasi cavo elettrico e che, interrompendo il passaggio della corrente, accende e spegne la lampadina.
Materiali: è formato da due gusci stampati in plastica termoindurente, in bianco, nero, marrone, trasparente.
Segni particolari: funzionalità e maneggevolezza, oltre alle forme minimaliste che ne evidenziano l’estetica, e al tipico suono prodotto quando lo si utilizza.
Curiosità: ora il rompitratta è anche un ciondolo, da tenere al collo o da usare come portachiavi, un amuleto per idee brillanti! In vendita alla Fondazione Castiglioni, a Milano. » fondazioneachillecastiglioni.it
Una grande ‘famiglia’. Questo non è il solo interruttore progettato da Achille Castiglioni, con il fratello o da solo. Ci sono anche un modello a bilanciere, uno a due pulsanti, uno a pulsante da terra (quest’ultimo per Flos).
Icone del design: la lampada Tizio
Icone del design: la serie Quaderna
Mise en place ispirata alla montagna
A tavola rustico può far rima con tre cose: minimalismo, natura e tridimensionalità. Prova anche tu, basta iniziare dai piatti ‘ricamati’...
Questo è il fermo immagine di una delle tante colazioni che si succedono ogni mattina in un b&b immerso nel borgo di Arvier, a una decina di chilometri dal Monte Bianco. «Sono geologa ma ho fatto tutt’altro nella vita: ho sempre avuto il sogno di avere una casa e aprirla a tante persone provenienti da tutto il mondo. E nulla unisce come lo stare a tavola insieme!». Lei è Ilaria di Sonatore e questo è il suo stile, un rustico minimal contaminato da accessori in legno e piatti dalle superfici ‘ricamate’.
I consigli della lettrice Ilaria Sonatore
Per una mise en place rustica e insieme contemporanea servono:
- Piatti ‘ricamati’ - Sembrano riprendere le trame dei tessuti e la loro ‘tridimensionalità’ aggiunge anche una piacevolezza al tocco. Con la ceramica, anche il legno e il lino aiutano a giocare con sensazioni tattili.
- Legni esotici - Queste scodelle sono manufatti provenienti dell’isola di Bali. Non devi per forza optare per un mood esotico, ma questo tipo di mise en place chiama accessori in legno: perfetti anche quelli tipici d3elle nostre montagne.
- Tessuti stropicciati. Usando il lino, posso permettermi di non stirare. Con uno stile così, a mio parere la stiratura creerebbe un look davvero artefatto. Le pieghe invece aggiungono un po’ di tridimensionalità e regalano un aspetto vissuto.
- I tocchi in più. Posate dai metalli consumati... oppure nere, con un inedito tocco minimal! Tralci verdi, brocchette e barattoli: per i cereali, le meringhe, le marmellate, con i cucchiai in legno da tuffare dentro!
Legno e pietra scaldano l’atmosfera nella casa di una famiglia di creativi
Il living in stile minimal rustico
A scuola di fiori con La Fiorellaia: il Crisantemo
Una sua follower l’ha definita una ‘spacciatrice di gioia floreale’: Cecilia Paganini (La Fiorellaia) è una profonda conoscitrice dei fiori, ma soprattutto ne è un’amante... contagiosa. Tra consigli pratici e curiosità, ci regala conoscenza e bellezza e questo mese ci parla del Crisantemo
Come procede il vostro autunno? Io mi sto godendo i bei tramonti dalla luce avvolgente e il lento colorarsi della natura intorno a me...Questo mese andiamo alla scoperta del crisantemo. Osservate le fotografie: quante straordinarie varietà da scoprire, di questo ottimo alleato per chi ama la composizione e il giardinaggio.
UN PREGIUDIZIO DA SFATARE
Sapete perché in Italia i crisantemi hanno questa etichetta ‘funerea’? Semplicemente perché crescono, coloratissimi, nella stagione autunnale, quando cade la commemorazione dei defunti. Già le nostre nonne erano solite recidere e portare questi fiori ai loro cari, cogliendoli nei propri giardini. In altre parti del mondo sono scelti per motivi opposti: in Cina e in Corea per matrimoni, compleanni e occasioni solenni; in Giappone sono il fiore nazionale (nel Palazzo Imperiale ci sono piante bellissime); in Gran Bretagna e Australia si donano alle mamme, giocando sulle ultime lettere della parola Chrysante-mum. Impariamo allora a usarli per occasioni diverse!
LA COMPOSIZIONE
Che ne pensate di un bel mazzo gigante dai colori autunnali, da mettere in casa o da regalare? Ho scelto crisantemi di 5 varietà in colori autunnali, da abbinare a rami in faggio stabilizzato (cioè trattati con la glicerina, che ne blocca la maturazione e li rende praticamente eterni)! Invece dei rami stabilizzati potete usare rami che trovate in natura: avrete comunque un risultato pazzesco, parola di Fiorellaia!
Per realizzare questo mazzo servono solo una buona dose di pazienza e un po’ di manualità. Vi insegnerò un nuovo metodo: inserire i fiori dall’alto. Non è particolarmente semplice, ma che soddisfazione!
- Iniziate pulendo i fiori. Fondamentale pulire bene lo stelo da tutte le foglie: il fiore dura più a lungo, non si creano batteri dannosi quando il gambo sarà a contatto con l’acqua, la composizione ha un effetto molto più ordinato.
- Pulite anche la parte bassa dei rami, per facilitare la lavorazione, in modo da assicurarvi che i rami siano senza foglie dalla spirale del mazzo in giù.
- Iniziate dal verde e scegliete quale sarà la struttura alla base del mazzo. Posizionate il verde formando una spirale (come arrotolando gli spaghetti per buttarli in pentola). Decidete se restare contenuti o se creare una base ricca (io scelgo la seconda opzione!)
- Inserite i fiori uno per volta, mixando forme e colori. Tenete saldo tra pollice e indice il mazzo, ma non stringete troppo: un po’ di agio serve per inserire ed eventualmente sistemare le altezze dei fiori. Questo metodo vi permette di cambiare il posizionamento più volte.
- Quando siete soddisfatti del risultato, chiudetelo con della rafia, così che il mazzo sia ben saldo, e pareggiate l’altezza degli steli affinché, una volta immersi in acqua, potranno bere tutti. I crisantemi richiedono acqua abbondante, per cui siate generosi!
SUPER TRICK: spezzare e non tagliare! Per rinnovare il taglio ai crisantemi, no a coltellino e cesoie: preferiscono essere spezzati con le mani perché i lamenti che si creano li fanno bere meglio!
Curiosità
Il crisantemo è una pianta perenne ed erbacea, semplice da coltivare in giardino: ricresce ogni anno. Dovete però dargli molta acqua in estate e mettere le piante ben distanziate: le radici crescono fino a 50 cm di lunghezza e se sono troppo vicine tendono a soffocarsi a vicenda. Quella dei crisantemi è una famiglia molto variegata, della quale conosciamo solo una piccola parte.
Potete trovare crisantemi a pompon, a spray, a ragno, con centro ad anemone... Lasciatevi stupire dall’infinità di colori e forme, sono certa che un mazzo di soli crisantemi, di varietà diverse, vi farà impazzire! Le varietà più petalose (quindi tutte tranne il crisantemo momoko e il margherita) hanno una fioritura molto lenta. Anche una volta recisi dunque, gli ci vorrà fino a due settimane per assorbire l’acqua e vi sapranno stupire di giorno in giorno, diventando sempre più voluminosi. Come sempre, ricordatevi di cambiare l’acqua nel vaso e anche di rinnovare il taglio.
Volete regalare il mazzo? Confezionatelo con la carta da pacco. Tagliate due fogli di carta e mettetene uno su un piano. Appoggiate il mazzo e stringete la carta all’altezza della spirale. Aggiungete il secondo foglio, piegandolo per non coprire troppo i fiori e stringete all’altezza della spirale. Chiudete la carta con un nastro... il mazzo è pronto!
A scuola di fiori con La Fiorellaia: l’Anemone
A scuola di fiori con La Fiorellaia: l’Anthurium
Illuminazione sorprendentemente smart e alla portata di tutti: Signify lancia SpaceSense™
Alessandra Barlassina • Gucki
Blogger CF Style
Scopri l'illuminazione sorprendentemente smart e alla portata di tutti... luci che funzionano quasi per magia!
Ho scoperto che per avere una luce perfetta in casa non serve un manuale. Tutto quello che serve è una lampadina Philips Smart LED, l'app dedicata e una connessione Wi-Fi. Basta sostituire le vecchie lampadine con quelle Philips Smart LED e il gioco è fatto...
Ho anche scoperto che adattare la luce ai momenti della giornata rende più accogliente... e divertente la casa e ti permette di creare scenari sempre diversi. Con le lampadine Philips Smart LED e gli apparecchi WiZ cambiare colore alla luce è facile, si possono scegliere gli scenari già caricati nell’app che aiutano a creare l’atmosfera giusta in ogni momento, ma anche a decorare quella parete anonima a cui ancora non sono riuscita a dare il giusto carattere!
Il sistema WiZ non solo mi segue in ogni stanza e mi permette di monitorare i consumi, ma la nuova app WiZ ha introdotto un’importante novità: SpaceSense™, che permette di automatizzare le luci grazie alla tecnologia di rilevamento Wi-Fi del movimento. Insomma, nel complesso un assistente perfetto che posso gestire dal telefono, anche da remoto, e persino con comandi vocali!
Signify lancia SpaceSense™, una tecnologia di rilevamento del movimento pensata per integrarsi all’ecosistema WiZ, una novità assoluta nel campo dell'illuminazione connessa
SpaceSense™ è un nuovo modo di automatizzare le luci grazie alla tecnologia di rilevamento Wi-Fi: con l'app WiZ, i nuovi apparecchi di illuminazione e gli accessori, sarà possibile non solo adattare l’atmosfera al proprio stato d'animo in modo semplice e veloce ma anche sincronizzarla con i propri movimenti!
SpaceSense™ non ha bisogno di sensori e batterie dedicate. I segnali Wi-Fi sono leggermente disturbati quando le persone si muovono in una stanza, come un'increspatura d'acqua in una piscina. Misurando queste piccole interferenze nella potenza del segnale, le luci WiZ sono in grado di determinare il movimento nella stanza e illuminarla automaticamente, accendendo la luce quando si entra e spegnendola quando non viene più rilevato alcun movimento. La sensibilità del sistema può essere regolata, ad esempio per evitare che gli animali domestici accendano e spengano le luci mentre entrano ed escono dalla stanza. Una volta configurato SpaceSense™, si potrà godere di tutto il comfort di un’illuminazione intelligente senza alcuna preoccupazione.
La nuova applicazione WiZ è ricca di altre sorprese e offre nuove ed entusiasmanti funzionalità. La nuovissima interfaccia utente offre un'esperienza ancora più intuitiva, semplificando in questo modo la quotidianità. Tutto è pensato per offrire un'illuminazione che risponda e si adatti alle esigenze dell’utente. Per rendere la gestione dell'illuminazione più veloce è stata introdotta anche la funzionalità Quick Action, che consente di creare azioni rapide personalizzate. Infine, la funzionalità Light Scene Management consente di dare vita alla propria creatività creando scene luminose diverse per ogni stanza.
