Icone del design: l’Eames House Bird
L'Eames House Bird era un attiracorvi realizzato da un artigiano dell’Illinois, Charles Perdew, dal quale gli Eames lo avevano acquistato. Dal 2007, Vitra ha reso omaggio a questa onnipresente icona, rendendola disponibile a tutti i design addicted.
Qualcuno potrebbe immaginare Charles e Ray Eames – compagni nella vita e nel lavoro – intenti a pensare a un gioco per bambini o a un nuovo universo domestico e guardare fuori dalla finestra, scorgere uccelli neri in giardino e pensare di poter includere questo volatile nel loro fantasmagorico panorama di oggetti. Non è andata proprio così... Tutto nasce dall’idea di far diventare il nero uccello in legno, coprotagonista in un famoso scatto per la campagna pubblicitaria della Wire Chair, seduta-mito degli Eames. Quella figura arrivava dalla tradizione di arte popolare americana, cui spesso si riferivano.
Alla fine tutto si collega: persone, idee, oggetti. La qualità delle connessioni è la chiave della qualità in sé. Charles Eames
Designer: Charles e Ray Eames
produttore: Vitra
prezzo: € 169 quello nero, € 249 quello in noce.
anno: 1940/2007
idea: un oggetto della tradizione che diventa pezzo ‘cult’ di design.
materiali: legno di ontano laccato nero; legno di noce. Zampine in filo d’acciaio.
misure: cm 27,5x8,9x27,8h
curiosità: gli Eames furono anche valenti cineasti e girarono oltre 85 film. Una parte dei loro corti – tra i quali quello che forse è il più famoso, ‘Power of Ten’ – è raccolta in una box di 6 dvd in vendita nello shop online del Vitra Design Museum, dove puoi acquistare anche l’Eames House Bird, uno dei bestseller dell’azienda.
Lo sapevi che: L’archetipo da cui è nato l’Eames House Bird, che Charles e Ray avevano acquistato dal suo creatore Charles Perdew, è rimasto nel loro soggiorno per molti decenni. Vitra lo ha messo in produzione nel 2007, nel centenario della nascita di Eames, creando... il mito!
Icone del design: contenitori Componibili di Kartell
Il contenitore da parete Uten.silo
4 modi originali per esporre i fiori secchi
Dimentica i mazzi affollati di una volta: l’ultimo trend usa i fiori secchi per composizioni minimali!
L’artista giapponese Mayu Kawahara realizza erbari con i fiori secchi non pressati: li incolla su dei cartoncini rigidi tamburati completi di ganci sul retro. Tocco di stile: data e nome botanico scritto con inchiostro bianco.
Sfoglia la gallery e lasciati ispirare!
Tra le creazioni di Mayu trovi anche fiori di montagna custoditi in olio minerale, mini bottiglie con fiori conservati in olio minerale bianco (che trovi in vendita nei garden center come Viridea), oppure boule in vetro per collezionare semi e fiori rari.
Fiori secchi: come usarli per decorare la casa
Come si fa la ghirlanda di fiori secchi
Soluzioni intelligenti per dividere gli spazi nel monolocale
Questo progetto racconta che una casa può essere formata da una sola stanza! A patto che si divida lo spazio con soluzioni intelligenti: per esempio una libreria 'passante' per schermare il letto.
Quando ha dovuto lasciare il bilocale in cui era in affitto, la ricerca di un appartamento da comprare non è stata facile perché Jonathan voleva assolutamente un grande spazio esterno (un vero lusso, a Milano). Finché si è presentata la soluzione ideale: una grande villa Anni ’80 che era in fase di frazionamento. La parte che Jonathan ha scelto è al secondo piano ed era formata da un unico locale di 45 mq, più un terrazzo ad angolo di ben 30 mq!
Le scelte fatte
Innanzitutto è stato realizzato il bagno, che non c’era, ed è stata decisa la collocazione della cucina, accanto all’ingresso ma nascosta con un paravento attrezzato; è stato lamato il parquet in massello, molto rovinato in superficie ma di buon materiale, e si è ‘alleggerito’ il camino, che era troppo invadente. Terminata la fase strutturale si è passati all’arredo, che ora divide le zone in modo semplice: per esempio la camera è definita da una libreria a doppio affaccio.
Il tocco di stile
Su un fondo bianco creato per dare più luce all’appartamento, si posano legni scuri più tocchi di blu e verde, il colore che fa sentire Jonathan, di origine irlandese, veramente a casa...
Come trasformare un piccolo appartamento in un open space di charme
Stile moderno in 46mq sfruttati al millimetro
La boiserie: un evergreen in versione moderna
È una pannellatura decorativa (ma non solo!) che, applicata sulla parte bassa delle pareti, è capace di dare un ‘tono’ a qualsiasi ambiente. Ma non è soltanto per case classiche, perché sa essere anche... pop!
Ci piace perché
- Si applica anche su una parete non perfettamente liscia né rifinita, così eviti interventi sulla muratura.
- È duratura: una volta applicata, non ha bisogno di una particolare manutenzione.
- Non è solo decorativa: se realizzata da un falegname, nell’intercapedine tra boiserie in legno e muro puoi far passare le tracce elettriche e idrauliche (opportunamente isolate) senza dover intaccare la muratura.
In legno
È il materiale usato da sempre per rivestire le pareti e dare un tocco di eleganza. Ma ha anche la funzione di limitare la dispersione del calore dagli ambienti, proteggendoli da freddo e umidità. I legni più utilizzati sono quelli privi di nodi, come noce, rovere, mogano o castagno. La boiserie si realizza con diverse lavorazioni: intarsio, intaglio o incisione.
In gesso o polistirolo
Per chi è in cerca di soluzioni easy, la boiserie si può realizzare in gesso o in polistirolo (i pannelli sono in vendita nei centri per il fai-da-te), materiali convenienti e superleggeri, facili da applicare.
In ceramica
Perfetta per il bagno o la cucina, si realizza posando a parete, nella zona bassa, una fascia in lastre bugnate o 3D a contrasto con il resto del rivestimento.
Da dipingere o su tappezzeria
Originale e super easy, nel primo caso basta dividere in due orizzontalmente la parete per tingerla in nuances diverse (puoi farlo anche da te). In alternativa, puoi usare una carta da parati che nella parte bassa simuli un decoro a boiserie dipinta o effetto legno/marmo/cemento.
Come abbinarla ai mobili
Con la boiserie puoi creare tanti stili diversi. English Mood: accosta alla boiserie in legno arredi di gusto classico ma colorati; Parisien: i mobili ideali sono vintage con tocchi d’ottone. Nordico: scegli una boiserie dipinta o su wallpaper e abbina pezzi di design scandinavo riprendendo i colori delle pareti; New Classic: se pannelli le pareti con gessi e polistirolo, scegli mobili old style anche in legni scuri.
Un consiglio: La boiserie si adatta a qualsiasi ambiente della casa. Se ti piace l’idea, puoi anche rivestire le pareti a tutta altezza. Una soluzione super pratica per la camera dei bambini? Dipingi la parte bassa dei muri con la vernice lavagna (non esiste solo in nero), in modo che possano pasticciarla con fantasia senza intaccare il resto delle pareti, che rimarranno così protette da manine... troppo creative!
Il colore riempie le stanze di un appartamento a Stoccolma
Rivesti le pareti del bagno con la boiserie in legno
Il bilocale cambia look con la boiserie dipinta
Rivesti la parete con la boiserie in ‘parquet’
WunderKit: a BASE Milano (e non solo) storie di oggetti e piccole meraviglie
Paola Tartaglino • We Make A Pair
Blogger CF Style
Nel 2019 le interviste si sono svolte tra Milano, Firenze e Cernobbio. Cosa bolle in pentola per il 2020? Abbiamo intervistato Giulia Capodieci, ideatrice del format, per saperne di più.
A BASE Milano due volte al mese da oltre un anno c'è un appuntamento da non perdere: Giulia Capodieci intervista professionisti e talenti emergenti delle industrie culturali e creative.
A ciascuno viene chiesto di portare 5 oggetti che raccontino il proprio lavoro, un "kit di meraviglia per ispirare e generale idee tra un pubblico di curiosi e di professionisti dei settori creativi".
E per chi non fosse a Milano? La buona notizia è che le interviste vengono pubblicate sul sito di BASE e si possono quindi rileggere (e forse nel 2020 arriverà anche un podcast!)
Abbiamo rivolto qualche domanda a Giulia Capodieci, responsabile comunicazione di BASE e ideatrice del format di WundeKit.
Ciao Giulia, com'è nata l'idea di WunderKit?
WunderKit nasce a BASE, luogo dove circolano circa 500 mila visitatori all’anno: un grande flusso di persone, in uno spazio enorme, in cui si avvicendano eventi con un ritmo piuttosto intenso.
Per questo abbiamo sentito il bisogno di creare un momento in cui raccogliersi, in cui la relazione con i nostri diversi pubblici fosse al centro del discorso: abbiamo creato così un ambiente che potesse creare delle connessioni, che potesse valorizzare l’incontro 1 a 1 con le persone, un ambiente per condividere idee, generare ispirazione e favorire incontri.
Siccome molti degli abitanti di BASE sono professionisti delle industrie creative, abbiamo deciso di creare un momento nel salottino della nostra residenza artistica, facendo entrare un massimo di 30 persone, così da creare questa dimensione adatta alla condivisione e all'ispirazione.
Per questo WundeKit cerca di creare connessioni selezionando professionisti (emergenti o affermati) che possano proporre le loro storie di fronte a una platea ridotta, rispetto a quelle a cui è abituata BASE: in questo modo l’ospite si sente maggiormente a suo agio nel condividere storie che parlano del proprio lavoro ma che sono anche personali, e poter scambiare due parole con gli spettatori a fine incontro.
Come si è sviluppato il progetto?
WundeKit si sviluppa secondo una logica molto sperimentale, perché è un progetto che ci mette nella condizione di porci domande, di prendere strade nuove, di evolvere.
All'inizio è nato come rubrica della posterzine che distribuiamo ogni due mesi, un’intervista all'artista in residenza, lo stesso che disegna anche il poster. A ciascuno chiedevo di raccontare la propria storia attraverso gli oggetti e, in questo modo, mi trovavo a raccogliere lunghe interviste, che però dovevamo per forza di cose essere fortemente tagliate per trovare spazio sulla posterzine.
Abbiamo così pensato a una prima evoluzione del progetto: la prima ospite è stata Olimpia Zagnoli che si è prestata a questa sperimentazione, partecipando a un’intervista dal vivo, di fronte al pubblico. Ora è oltre un anno che raccogliamo le storie e il progetto continua e evolversi: all'inizio intervistavo solo gli artisti in residenza, ma nel tempo ho scelto di invitare anche altre figure dell’industria creativa.
In futuro vorremmo pubblicare un podcast e anche allestire un museo degli oggetti esposti; nel frattempo si sta formando una community di persone che tornano ad ogni appuntamento, non solo per ascoltare le interviste di persone che già seguono, ma pure per scoprire quelle che ancora non conoscono, così da uscire un po’ dalla bolla del proprio settore lavorativo.
Come accennavi, sei partita invitando gli illustratori in residenza, ma nel tempo hai coinvolto personaggi di settori molto diversi tra loro. Come scegli chi invitare a WunderKit?
Ci interessa molto andare a cercare nuovi personaggi da presentare, che incarnano nuove professioni: per esempio Maria Vittoria Baravelli, che è una art sharer, cioè usa Instagram come una influencer per comunicare l’arte contemporanea e farla arrivare a un pubblico più ampio; oppure Nicola Bruno, che è un detective delle fake news, che ci ha raccontato come si stanno evolvendo i media digitali tra visual journalism e fact checking.
Tramite gli ospiti cerchiamo di rappresentare l’epoca in cui viviamo, fatta anche di professioni che fino a poco tempo fa non esistevano.
Qual è la storia più curiosa legata a un oggetto?
La cerbottana di Guido Scarabottolo, fatta con pezzi di cartone, un’asticella di ferro e pezzi di camera d’aria di una bicicletta, come quando era bambino. La metafora è quella dell’importanza in un percorso creativo di saper guardare a ciò che si ha a disposizione (oggetti, materiali, ma anche competenze) e arrangiarsi/divertirsi riciclando, riutilizzando, rimettendo gli elementi insieme in modo inaspettato per realizzare un progetto completamente nuovo.
Mi è piaciuta molto questa storia, perché l’ho vista come un invito a guardarsi intorno sempre con occhi diversi.
In che modo riesci a interagire con il pubblico presente?
Alla fine di ogni incontro dedico sempre del tempo a chiacchierare con il pubblico presente, così da avere l’occasione per chiedere alle persone di cosa si occupano, cosa gli è interessato di più, cosa gli piace del progetto e cosa li spinge quindi a tornare.
L’obiettivo del 2020 è proprio quello di riuscire a coinvolgere di più il pubblico, in modo attivo: soprattutto tra coloro che tornano, ci sono persone che hanno iniziato a immaginare la composizione del proprio kit, che ci scrivono per raccontarcelo. Abbiamo tanto materiale ancora inesplorato, ma che ci interesserebbe approfondire quest’anno.
Di recente hai portato WunderKit fuori da BASE, ci racconti com'è andata?
Nel 2019 ci sono stati due incontri davvero speciali: il primo è stato quello con Lisa Innocenti, che si occupa degli eventi di Impact Hub Firenze, con cui ho deciso di fare uno spin off. Dopo il primo appuntamento insieme (protagonista Simone Massoni), ora Luisa va avanti da sola, invitando personaggi della cultura fiorentina (e non solo) a Impact Hub una volta al mese.
Il secondo incontro è stato quello con Daniela Stasi, che cura gli eventi speciali di Orticolario, l’evento dedicato ai fiori che una volta all'anno si svolge a Cernobbio, sul lago di Como: Daniela era nel pubblico di un WunderKit, ci siamo conosciute e così abbiamo deciso insieme di portare il format a Villa Erba. Per l’occasione abbiamo invitato Francesca Zoboli, artista e illustratrice che lavora tantissimo a contatto con la natura, con i materiali naturali, che si ispira ai fiori per creare texture, e che quindi ci sembrava perfetta per il contesto.
Ci puoi anticipare qualcosa sulla programmazione 2020?
Anche nel 2020 andremo alla ricerca di professioni insolite, di persone eclettiche, il cui lavoro si svolge in tante direzioni, incrociando diversi settori, che affrontano tematiche sociali, politiche o ambientali attraverso un linguaggio creativo.
Grazie Giulia, qui sotto ecco le date dei primi appuntamenti del 2020:
lunedì 13 gennaio: Luca Santese / Cesura
giovedì 23 gennaio: Petunia Ollister / Bookbreakfast
giovedì 6 febbraio: Livia Satriano / Libri Belli
giovedì 13 febbraio: Stefano Mirti / Super
Tutte le info: https://base.milano.it/wunderkit/
Perché il sonno dei bambini viene interrotto dagli incubi
Incubi o terrori notturni: nei bambini, il sonno può essere bruscamente interrotto da questi due problemi.
Dai 3 agli 8 anni, il sonno può essere bruscamente interrotto da incubi. I brutti sogni rispecchiano fantasie o conflitti interiori legati ai problemi quotidiani che la fatica di crescere comporta. Di notte possono così affiorare sotto forma di incubo i momenti di rabbia e frustrazione di fronte a contrarietà o regole imposte dai grandi, sensi di colpa per le proprie ‘cattiverie’, dolore per le separazioni dei genitori...
Questi brutti sogni sono quindi preziose occasioni di crescita e ‘riordino mentale’ perché permettono al bambino di liberarsi di paure, ansie e conflitti, elaborandole e archiviandole. Ecco perché gli incubi sono frequenti nella prima infanzia, l’età delle ‘prime volte’, e possono aumentare nei periodi di stress e nei passaggi evolutivi. L’importante è rassicurare e farsi raccontare il sogno, senza giudicarne o banalizzarne il contenuto.
Gli episodi di terrore o pavor nocturnus invece sono diversi. Sono situazioni molto spaventose: il bambino si sveglia in piena notte urlando, sudato e agitato. Guarda un punto fisso con gli occhi sbarrati, dice frasi sconnesse ed è impossibile entrare in contatto con lui perché in realtà non è sveglio. Non va accarezzato o svegliato: se lasciato stare, in genere si riaddormenta profondamente dopo 10 minuti e al mattino non ricorda nulla. Il terrore si manifesta nelle fasi di sonno non REM e dipende semplicemente da una attivazione del sistema limbico, sede delle emozioni. Non è una patologia e non è neppure legato a qualche episodio accaduto durante il giorno: crescendo, in genere dai 12 anni, grazie allo sviluppo dell’amigdala, non si ripresenteranno più.
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Comprare all’asta e fare affari con il design d’autore
Ami il vintage. Conosci i mercatini, le fiere d’antiquariato, i grandi marchi. Ma forse non sai che c’è un altro modo per scovare pezzi originali: le aste. Ecco la nostra guida!
Sì, sono le aste che si vedono nei film, quelle col battitore sul podio che, con il martelletto, dichiara: «Aggiudicato!». Le case d’asta che trattano design sono molte: Cambi, Bertolami Fine Art, Pandolfini, Finarte, Wannenes, Boetto, Sant’Agostino, solo per citarne alcune fra quelle italiane più note.
- Di design vengono fatte un paio d’aste all’anno, una in autunno e una in primavera.
- Facendosi inserire nelle mailing list delle case d’asta è possibile essere aggiornati sul calendario.
- Gli oggetti e i mobili proposti in asta si possono vedere dal vivo durante la preview, che precede l’asta di qualche giorno, o nei cataloghi on line presenti sui siti. Gli esperti sono sempre a disposizione per qualsiasi richiesta di ‘condition report’ con foto e dettagli sullo stato di conservazione.
Ma come funziona un’asta?
È più semplice e divertente di quanto si possa pensare. Si può fare un’offerta fissa prima dell’asta in base al massimo che si è disposti a spendere, ma se viene superata il lotto (cioè l’oggetto) è perso; per fare i rilanci bisogna partecipare dal vivo in sala o in diretta live via web o ancora telefonicamente, tramite qualcuno dello staff.
Su quasi tutti i cataloghi si trova una stima minima e massima che corrisponde al valore orientativo del pezzo. Il consiglio è di aggirarsi attorno alla stima minima o poco più o di fare riferimento, nel caso in cui si partecipasse dal vivo, alla base d’asta dichiarata dal battitore.
Una cosa importante da sapere: ai prezzi di aggiudicazione va aggiunta la commissione della casa d’aste, che si aggira attorno al 25%, per cui nel fare l’offerta bisogna sempre tener conto anche di questo.
Si fanno davvero affari? Nel 2015 un tavolo di Gio Ponti stimato fra 30 e 40.000 euro è andato venduto a 387.000... Ma in genere i rilanci non sono scontati e quindi sì, spesso si trovano pezzi d’autore a costi accessibili.
Qualche esempio lo vedete nella gallery. Una bella coppia di poltrone Vicario di Vico Magistretti per Artemide è stata aggiudicata presso la casa d’aste di Roma Bertolami Fine Art a soli 100 euro, che era la base d’asta (la stima sul catalogo era fra 100 e 300 euro). E sempre da Bertolami è stata venduta a 400 euro la lampada da terra Bacio di Piero Fornasetti. Molto versatile anche il tavolino porta-telefono di Ico Parisi aggiudicato a 400 euro presso la casa d’asta Boetto di Genova o le sei sedie di Carlo Ratti, rimaste invendute alla casa d’aste Sant’Agostino di Torino, e disponibili dopo l’asta a 500 euro (la stima iniziale era 700-1.000 euro).
Sì, perché anche il dopo asta non è da sottovalutare: già dal giorno dopo, infatti, è possibile consultare l’elenco dei lotti invenduti e fare via email, di persona o per telefono un’offerta al ribasso. Se non ci si allontana troppo dal prezzo richiesto, che a quel punto è fisso, ci sono alte probabilità che venga accettata.
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Arreda la cameretta con il soppalco multifunzione
I soppalchi multifunzione permettono di dormire ‘in quota’ e sfruttano lo spazio sotto il letto come guardaroba e zona gioco o studio.
Compatto e salvaspazio, il soppalco è la soluzione perfetta se devi concentrare la maggior parte delle funzioni su una sola parete di almeno 250-280 cm: con l’armadio, cassettiera, scrivania o rifugio giochi sotto al letto, guadagni preziosi metri quadri.
La cameretta in legno di faggio di Cinius è formata dal letto SpazioBed Young con 5 cassetti e 3 carrelli armadio estraibili [cm 206x146x120h], libreria Zig Zag [cm 96x25x250h] e scala a cubi [cm 40x120x120h].
- Sotto il letto c’è un vano suddivisibile con cassettiere e scomparti guardaroba estraibili, che scorrono su guide.
- Uno degli scomparti può essere progettato come scrittoio estraibile a scomparsa.
- I solidi gradoni per accedere al letto sono anche maxi cassetti salva-ordine.
- La zona studio con scrittoio e libreria si ‘ritaglia’ su misura sulla stessa parete.
La cameretta G010 Tana del Lupo di Doimo Cityline ha 2 letti a castello Geo, armadio con zona ripostiglio e ampia scrivania [cm 226,4x 203x195,8h].
- Sotto un letto c’è l’armadio illuminato, con mensole e barre appendiabiti.
- I gradoni contenitori sono pratici e in più diventano le sedute preferite dei ragazzi.
- Dal semi-oblò filtra la luce naturale, per studiare senza affaticare la vista.
Realizza un letto alto ‘fai da te’ per la cameretta
10 letti a soppalco per la cameretta
Come far venire voglia di leggere ai bambini
Perché gli adolescenti non vanno a dormire presto
Mettiamoci il cuore in pace: tutti gli adolescenti tendono ad andare a dormire tardi e la mattina non si alzerebbero mai dal letto.
Succede perché a quell’età i ritmi circadiani si spostano in avanti di circa 2 ore, è come se entrando in adolescenza, ragazzi e ragazze cominciassero a vivere con un altro fuso orario.
A causa dei cambiamenti ormonali, il loro organismo secerne melatonina molto più lentamente di quello di un adulto: anche se andassero a letto alle dieci, insomma, non riuscirebbero a dormire prima delle 23.
Come aiutare, dunque, i nostri ragazzi a riposare bene?
Oltre a tenere d’occhio le loro abitudini (inutile sottolineare che alcol e fumo, oltre a fare malissimo, interferiscono con la qualità del sonno) sono utili sonnellini di recupero di circa 20 minuti nel primo pomeriggio (ma non oltre le 16). Questi sono più efficaci dei weekend di super dormite che, invece, spingono l’orologio biologico ancora più avanti.
No, invece, a farmaci stimolanti che molti ragazzi usano per aiutarsi nello studio: sono più eccitanti della caffeina e funzionano meno di una regolare attività fisica che, come sappiamo, stimola anche le capacità cognitive.
Per finire, anziché limitarsi a vietare cuffiette e tv fino a tardi, meglio aiutare i ragazzi a coccolarsi con una routine serale rilassante: un bagno caldo, musica tranquilla, una tisana. E farli dormire con la luce spenta.
Le dimensioni ideali per organizzare la cameretta
Grigio, rosa e carta da parati geometrica per la camera di due adolescenti
In cameretta sfrutta lo spazio con arredi ‘in movimento’
Nella stanza ‘mobile’ letti e scrivania si spostano, così c’è tutto lo spazio necessario, di notte e di giorno.
Per liberare spazio prezioso dove e quando serve ci sono le composizioni dinamiche con letti a scomparsa integrati nell’armadio o con letti e scrivania che scorrono (in sicurezza) su una boiserie: bastano poche mosse per riconfigurare la funzionalità e il volto della cameretta.
La cameretta Z020di Zalf è configurata su due pareti con armadio a ponte e modulo libreria Monopoly con la boiserie Oh!razio Più su cui scorrono i due letti e lo scrittoio Minimal. Ingombro totale [cm 442,5x 313,1x262h].
- La boiserie ha binari su cui scorrono letti e scrivania, così si recupera spazio e ogni funzione (studiare, giocare e dormire) ha il giusto spazio. Sono ad altezze diverse, per consentire a letti e scrivania di sovrapporsi.
- L’armadio a ponte è salvaspazio, con ante scorrevoli e modulo libreria salvaspazio.
- I moduli pensili in metallo laccato sfruttano lo spazio sopra lo scrittoio.
La cameretta M220 di Giessegi ha i letti a scomparsa per avere più spazio a disposizione di giorno: l’armadio con ante a battente [cm 350x42/58x227,2h] integra un modulo con 2 letti a castello apribili a ribalta [cm 200x42x195,2h]. La composizione include 2 librerie pensili e una scrivania angolare [cm 155/175x58x75h].
- I letti a castello sono integrati nell’armadio: di giorno rimangono nascosti lasciando libero lo spazio e di sera si aprono a ribalta.
- L’armadio day&night si trasforma in zona notte con un semplice gesto.
- La scrivania è ad angolo e abbastanza grande per studiare in 2.
