Un calendario di eventi digitali e all'interno dei negozi IKEA dal 26 agosto al 10 settembre. Per celebrare la vita in casa e ispirare le persone a esprimere la propria creatività e le proprie passioni.
Il desiderio di cambiare e rivoluzionare angoli della casa è forte, e questa edizione dell’IKEA FESTIVAL si concentrerà proprio sul tema del cambiamento: due settimane all’insegna della creatività e dell’ispirazione, per trasformare gli spazi della propria casa e i mobili che già possediamo in maniera funzionale, divertente, non convenzionale.
Il tema di questa nuova edizione è stato ispirato da una ricerca: in base l'ultimo Life at Home Report di IKEA, coltivare hobby e progetti personali tra le mura domestiche è sempre più importante (26%). Inoltre, il 32% degli intervistati ha affermato di voler dedicare più tempo alle proprie passioni.
Tante persone hanno iniziato a re-immaginare la casa come un vero spazio in cui esprimere se stessi, confortevole, felice e sicuro: ben l’88% degli intervistati, infatti, afferma come le proprie priorità e la propria idea di successo siano cambiate dopo la pandemia, e come sia sempre più importante creare delle zone in casa che possano sia supportare una nuova modalità di lavoro ibrida sia coltivare le proprie inclinazioni personali e raggiungere uno stato di benessere fisico e mentale.
Tra i tanti eventi online dell'IKEA Festival, ci saranno appuntamenti dedicati a come arredare casa per renderla più confortevole per gli amici a quattro zampe, come creare una vera e propria giungla urbana con le piante, preparare piatti non convenzionali ma semplici e sfiziosi o creare opere d’arte con le foglie.
E non solo: i 21 negozi italiani offriranno ogni venerdì e sabato fino al 10 settembre a tutti i visitatori seminari e design talk che, a partire dai prodotti iconici del brand racconteranno come creare un ambiente bello, accessibile, funzionale e che ci rispecchi.
Con pochi ma essenziali consigli quali la scelta del colore, il layout, lo storage, l’illuminazione e l’utilizzo delle novità proposte dal brand, dalle nuove poltrone agli accessori e ai tessili, gli interior designer IKEA aiuteranno i clienti a sprigionare la propria creatività per dare nuova vita ai propri prodotti e spazi domestici.
Sarà inoltre possibile partecipare ad uno “speed date” di 20 minuti con un esperto IKEA, con cui chiacchierare di nuove possibili soluzioni per sfruttare al meglio anche i piccoli angoli di casa con decorazioni, accessori e complementi d’arredo modulari.
Infine nei circular hub dei negozi, infine, verranno proposte dimostrazioni pratiche di come cambiare l’aspetto di alcuni iconici pezzi IKEA: un modo semplice e divertente per evitare di comprare nuovi mobili, ma cambiare invece funzione, stile e posizione ai vecchi, per essere creativi rispettando l’ambiente.
Per loro è un rifugio confortevole e sicuro: deve essere comoda e resistente, ma, perché no, anche di design!
Scegli quella che più si addice allo stile della tua casa, tra le classiche cucce imbottite o con struttura in legno, in metalloo addirittura in cuoio intrecciato.
Quadra, lettino in teak, con pannelli in alluminio intrecciati con corde, da coordinare con la collezione omonima da giardino [Unopiù]
In metacrilato con base in metallo e cuscino imbottito [Adriani e Rossi]
River, con struttura in metallo color oro satinato con dettagli in cuoio. Cuscino in tessuto antimacchia [Amura]
Lettino Dune personalizzabile, con base in legno di betulla e cuscino [Brandodesign]
La collezione Dotto, disegnata da Paola Navone, con stampa in bianco e nero a macro-pois [duepuntootto]
Futon Mira con doghe in legno massello [Brandodesign]
Henri, in cotone organico, lana o canvas, con cuscino double face in cotone e lana bouclé per l’inverno [duepuntootto]
Cuccia con allegra fantasia illustrata, in tessuto resistente e robusto, ottenuto dalla plastica riciclata. In tre dimensioni [Caleffi]
Doggielounge, cuscino imbottito in nylon o cotone stonewashed idrorepellente e antisporco [Fatboy]
Abbraccio, per cani di piccola taglia [Ferribiella]
Bau’House, in doppio strato di pelle, intrecciata all'esterno, con risvolto sul fronte [Giorgetti]
Covo è la cuccia iconica per piccoli cani, in legno curvato e con imbottitura sagomata [MiaCara]
In fibra di cellulosa, con cuciture artigianali, con cuscino lavabile double-face in cotone anallergico [Limac]
Mio è in rattan naturale con cuscino in misto cotone dal colore neutro [MiaCara]
Cuccia fatta a maglia con un filato spesso di cotone, per cani di piccola taglia [Panapufa]
Arlan, casetta in legno naturale, di ispirazione nordica [SKLUM]
Slotie, cuscino in velluto dai colori pastello con imbottitura in poliestere [SKLUM]
Snorefie, di forma ovale con cuscino imbottito e base antiscivolo [United Pets]
Cuccia per cani Premium Cappuccino [Ambient Lounge]
Cuccia per cani Sofa Jumbo, in morbidi pile e velluto [Furhaven]
Le crepe strutturali
causate dal cedimento del terreno si affrontano con un iter preciso
e collaudato. Dopo un sopralluogo gratuito
per verificare lo stato dell’edificio e la proposta di intervento, l’impresa procede a consolidare il terreno di fondazione. Senza dover effettuare scavi, si interviene
con l’iniezione di resine espandenti Uretek Geoplus® tramite il nuovo sistema Uretek Multipoint® - Diffusione Capillare che, grazie
a una cannula dotata di più fori laterali, rende
il trattamento molto efficace e omogeneo, con risultati superiori del 30% rispetto
ai metodi precedenti.
E poiché le resine agiscono in modo immediato, è possibile riscontrarne subito gli effetti tramite un sistemadimonitoraggio laser che garantisce
la sicurezza dell’intervento [Uretek].
L’intonaco composito
per muri in&out GeoCalce Tenace è naturale e traspirante, previene condensa, muffe e batteri e ha un cuore tecnologico resistente che assicura superfici senza
crepe né difetti [Kerakoll].
Per l’intervento fai-da-te servono due prodotti, il Nastro ripara crepe Z9, autoadesivo e consolidante anche per crepe più grandi [€ 10,50]. Di [Saratoga].
Oltre al nastro serve e lo Stucco Leggero che, acrilico e a base di microsfere, non cola nemmeno su soffitti o pareti inclinate, non ritira ed è verniciabile con qualsiasi idropittura [€ 8,50/500 ml]. Di [Saratoga].
La comparsa di crepe su pareti, soffitti e a volte anche pavimenti crea sempre preoccupazione. Ma è possibile sanarle. Come? Individuandone l’origine, l’estensione e l’andamento.
Su quelle sottili e innocue puoi intervenire da te, per quelle più profonde serve un esperto. Nella gallery trovi 3 modi per curare le crepe, e un nuovo intonaco preventivo.
Le crepe circoscritte, per esempio sopra porte o finestre, sottili 2 mm e che non si allargano nel tempo spesso sono causate da normali ritiri, urti o assestamenti, quindi puoi intervenire così: allarga leggermente le fessure con un raschietto a lama triangolare, riempile con un sigillante acrilico elastico e rasale con la spatola. Infine, applica un nastro rinforzato in fibra di vetro, poi ricoprilo con stucco di finitura, lascialo asciugare, carteggialo con carta abrasiva a grana fine da 220 e ritinteggia il muro.
A terra o sui muri sono comparse fessure (dall’andamento anche articolato) che nell’arco di poco tempo si sono allargate oltre i 6 mm? Potrebbero essere crepe strutturali causate dal cedimento del terreno di fondazione su cui poggia la casa. È necessario l’intervento di professionisti che, dopo un’analisi delle cause (una delle quali è la differenza di struttura dei terreni su cui poggia l’edificio), propongono la soluzione mirata. La più efficace, rapida e meno invasiva? L’iniezione nel terreno di una speciale resina non inquinante che, espandendosi, compatta il terreno arrestando l’evoluzione dei cedimenti e rinforzando le fondamenta.
Vuoi prevenire le crepe? Se ristrutturi puoi applicare sui muri un intonaco antifessurazione detto composito: è composto da materiali diversi – cristalli minerali traspiranti e microfilamenti dalla texture tridimensionale – che, insieme, impediscono la formazione di lesioni, microfratture e crepe.
Meri e Samuel hanno trasformato il loro sogno in realtà, trasformando una piccola stalla nella casa che hanno sempre avuto nel cuore e nella mente. Ecco il loro racconto.
Ci troviamo in Alpago, alle porte delle Dolomiti. Ora Casagrande è sia la nostra casa che un bed&breakfast con tre camere.
La nostra è stata una costruzione accorta e sostenibile dove abbiamo fuso riciclo, recupero, materiali naturali ed energia a emissioni 0.
Abbiamo recuperato quasi tutto il legno della stalla per costruire i letti, la cucina e piccoli angoli.
Siamo appassionati degli oggetti vecchi, che di mano in mano hanno una storia da raccontare, così la nostra casa è stata arredata con mobili di famiglia e altri acquistati nei mercatini qui e lì e poi riadattati e spesso ridipinti da noi. Così è stato fatto anche con tutte le porte che in origine si trovavano nel vecchio albergo di famiglia di Meri: amiamo dire che la nostra è una casa dal sapore antico con uno sguardo rivolto al futuro.
PARTECIPA ANCHE TU ALLE CASE DEI LETTORI:
Vuoi spedirci le foto della tua casa per vederle pubblicate qui sul nostro sito? Scrivi a [email protected] Le foto devono essere perfettamente a fuoco, ben illuminate e senza uso di filtri fotografici.
Elena Favetti, la nostra 'architetta di redazione' ogni domenica sul suo profilo IG @lafavetti ci racconta la storia e i segreti di palazzi e luoghi speciali di Milano. E qui ci spiega come è nata questa rubrica che ha battezzato #archipillole.
Fin da bambina sono stata abituata dalla mia famiglia a viaggiare e visitare città e luoghi d'arte e questo amore per l'architettura si è sviluppato in me a tal punto da farmi scegliere questo percorso di studi che, in università, al Politecnico di Milano, mi ha fatto scegliere da un lato tutti i corsi di storia (dell'arte e dell'architettura) possibili e, dall'altro quelli progettuali e tecnologici. Conoscere un edificio a 360° per me è fondamentale: la parte tecnica e costruttiva ha lo stesso peso di quella filosofica e progettuale... insomma tutti questi aspetti danno vita alla storia dell'edificio stesso.
Tutti noi quando facciamo i turisti andiamo a visitare i monumenti più famosi ma non sono solo quelli a definire la storia e l'essenza di una città... Milano non è solo il Duomo, il Castello o il Teatro alla Scala perché è pieno di luoghi ed edifici davanti ai quali passiamo ogni giorno e che fanno, quindi parte del nostro quotidiano e della nostra stessa storia, ma quasi mai ne teniamo conto, rimangono sullo sfondo.
È proprio per questo che ho deciso di impegnarmi ogni domenica a narrare i 'segreti' e i progetti sia di monumenti conosciuti sia di palazzi, chiese ed edifici 'sullo sfondo'. Il periodo storico che ho individuato (almeno per questa prima 'stagione') è quello dal secondo dopoguerra a oggi perché è stato ed è tutt'ora un momento di grande fermento costruttivo e sperimentazione, non sempre riuscita, che, a volte, risulta non immediatamente comprensibile. Una sfida, dunque, per me che scavando a fondo nelle storie degli edifici cerco di farne comprendere il progetto, la bellezza e il significato.
La scelta settimanale avviene per i motivi più disparati. Per sentirmi a mio agio sono partita proprio da dove tutto è cominciato ossia il Politecnico con i due edifici iconici di Gio Ponti, il Trifoglio (dove mi sono laureata) e la Nave, per poi attraversare recuperi mirabili come la Fondazione Prada e i Bagni Misteriosi, 'pezzi unici' come il Pirellone, la Torre Velasca e Palazzo Mondadori, passando per gli edifici residenziali versatili e trasfomisti di Mangiarotti e Morassutti in via Quadronno e in via Gavirate per arrivare ai giorni nostri con il Bosco Verticale e piazza Gae Aulenti.
Tanti di questi luoghi sono, in qualche modo legati alla mia storia personale come le case rotonde davanti alle quali passavo in macchina per andare a trovare mia nonna, oppure l'edificio per uffici di piazza Caiazzo che mi appariva uscendo dalla metropolitana quando andavo a fare lezione di pianoforte... uno addirittura l'ho scovato guardando la serie Monterossi e continuando a fermare le inquadrature per capire dove fosse il palazzo in cui abita il protagonista.
Io stessa mi diverto e imparo tantissimo (sono peggio di un paparazzo quando con mosse acrobatiche mi arrampico su cancellate e ringhiere a caccia dello scatto perfetto) e spero di trasmettere con i miei post l'amore per la mia città che, se vorrete seguirmi, vi accorgerete essere davvero ricchissima di luoghi e monumenti da scoprire.
Ad Alcova, durante la passata Milano Design Week, abbiamo scoperto il lavoro di Chmara Rosinke, grazie alla mostra 'The kitchen for cooking'
Ad Alcova abbiamo visto una cucina freestanding e su ruote, pensata per chi vive in città e non cucina, o quasi...
Un paradosso? No, è la proposta dello studio Chmara.Rosinke, con base a Berlino e Vienna: la loro ‘Neo Modernist Kitchen’ è agli antipodi rispetto «alle grandi cucine, spesso monolitiche, che invadono lo spazio e che si vedono regolarmente nelle riviste di design».
La designer si occupa da 10 anni del tema della cucina: che si tratti degli aspetti sociali del mangiare in comune, della cucina, dell'ergonomia, della storia culinaria (gastrosofia), della forma geometrica, della sensualità o semplicemente del divertimento, la ricchezza del potenziale progettuale che offre la cucina è inesauribile.
Gli oggetti in mostra sono esperimenti, pensieri materializzati, che affrontano giocosamente il tema della cucina e si sforzano di liberare la cucina dalla sua rigida struttura di norme e idee classiche.
In particolare, nella ‘Neo Modernist Kitchen’ il design estetico formale domina la funzione di questo oggetto. La cucina diventa una composizione spaziale a sé stante. L'oggetto generalmente immobile è scomposto in singoli mobili mobili dall'aspetto leggero, ogni modulo definito dal suo scopo.
Mixa la madia etnica, le sedie bistrò, una lampada vintage, tanto verde... e per il caldo non dimenticare la ventola da soffitto!
La nostra ricetta per lo stile coloniale include elementi in ferro anticato, tessuti con motivi a rilievo, ceramiche artigianali, che decorano un ambiente arredato con mobili in legno.
E per quanto riguarda i materiali, scegli un infisso che ti offra il massimo della luce e pavimenti in&out, per una continuità tra interno ed esterno e rivestimenti in legno o effetto pietra.
Sfoglia la gallery e lasciati ispirare!
Ottone e ferro anticato nella sospensione Cascina [Il Fanale]
Motivi a rilievo nel cuscino Colorada in velluto e cotone [Sema Design]
Ceramica modellata a mano dall’artista Bjarni Sigurðsson per il vaso Ash Cloud [Abc carpet&home]
Ideale anche per le succulente il vaso Vila [Teraplast]
Con seduta imbottita la sedia Milano [Bosco Pietro]
Anni ’50 la sedia Cross in legno curvato [Milani Home]
Ha le pale in legno il ventilatore Lantau [Faro]
Intarsi nella credenza indiana [Etnico Outlet]
Faggio e corda nella sedia Vilno [The Masie]
Legno grezzo per il tavolo Arty [Atmosphera]
Per neutralizzare i cattivi odori, spruzza Brezza Marina nell’ambiente e sui tessuti [Tescoma]
Finestra in pvc e alluminio KF410 ad alto isolamento termico e acustico [Internorm]
Pavimento da esterno in legno Strong [Leroy Merlin]
Rivestimento in grès effetto granito Himalaya [Ceramica Rondine]
Una sua follower l’ha definita una ‘spacciatrice di gioia floreale’: Cecilia Paganini (La Fiorellaia) è una profonda conoscitrice dei fiori, ma soprattutto ne è un’amante... contagiosa. Tra consigli pratici e curiosità, ci regala conoscenza e bellezza e questo mese ci parla del gladiolo.
Oggi parliamo di un fiore speciale, il gladiolo, che è un simbolo estivo perché fiorisce proprio nel mese di agosto nei giardini italiani, con il suo miscuglio di colori e abbondanza.
UN FIORE ALTO CHE SBOCCIA... DAL BASSO!
Nel gladiolo i primi fiori che maturano sono quelli in basso e al momento della fioritura di quelli in alto, i primi spesso sono già appassiti. Per farlo durare più a lungo basta rimuovere i fiori più maturi, ovvero quelli in basso, e assecondare la trasformazione del fiore a mano a mano che sboccerà. Se vuoi utilizzare il fiore in composizione quando la parte alta è ancora acerba, lasciati stupire dal verde e utilizzalo a tuo favore nella composizione. Qualcuno ha l’abitudine di rimuovere la parte alta quando non è fiorita, io invece preferisco adattarmi al fiore in qualunque fase esso si trovi.
LA COMPOSIZIONE
Per la composizione di questo mese voglio provare a risolvere una questione che mi viene posta spesso: cosa mettere in un vaso alto. A volte, infatti, ci ritroviamo in casa dei vasi che non sappiamo come utilizzare, ma i fiori possono offrirci moltissime possibilità. Bisogna essere un po’ curiosi e imparare a conoscerli tutti, che è un po’ la missione di questa rubrica! Scopriremo quindi come creare un mazzo alto, perfetto per un vaso grande. Ho pensato di accostare i gladioli ad altri fiori ‘da giardino della nonna’ come le ortensie e i lilium. I gladioli hanno uno stelo robusto, per cui non sarà facilissimo inserirli in un mazzo. Ma basterà avere la pazienza di provare e riprovare e il risultato arriverà.
Occorrente
vaso alto
cesoie
gladioli
ortensie
lilium
rafia
Come si fa
Riempi il vaso per i gladioli di acqua per 1⁄3.
Rimuovi le foglie e inizia a formare un mazzo con il metodo a spirale che abbiamo visto con le peonie. Per chi se lo fosse perso: posiziona due fiori per formare una x e tienili saldi tra il pollice e l’indice (senza stringere per non scaldare i gambi). Immagina di prendere in mano degli spaghetti e di girarli come quando li metti in pentola: quello è l’obiettivo finale!
Io ho messo i gladioli al centro. Attorno ho creato un letto di ortensie in cui ho inserito i lilium.
Assicurati che gli steli dall’altezza della spirale in giù siano senza foglie.
Quando il risultato ti soddisfa hai due opzioni: legare il mazzo e metterlo nel vaso o inserire i fiori liberi, mantenendo l’ordine creato con la spirale. Nel primo caso avrai un risultato composto, il secondo sarà più arioso.
Spunta sempre i gambi in diagonale prima di metterli in acqua: i fiori dureranno più a lungo.
Curiosità
Il gladiolo è un fiore da ‘giardino della nonna’, che sa di giornate estive e di tempo sospeso, fiorisce da luglio a settembre. È un fiore dalla forma vintage che viene usato poco nelle composizioni, forse per la sua imponenza, che lo rende difficile da lavorare. Per valorizzarlo all’interno di un mazzo, infatti, è necessario tenerlo molto alto. Io trovo che il gladiolo abbia una forma sognante e raffinata e che sappia dare un tocco di colore unico alle composizioni. È anche facilissimo da coltivare.
È una bulbosa che propongo spesso in primavera a chi ama cimentarsi con il giardinaggio: i gladioli crescono bene sia in terra sia in vaso e sono poco esigenti, si accontentano di buona terra da giardino ben drenata e di stare in pieno sole.
I bulbi vanno piantati a 5 cm di profondità e 15 cm di distanza uno dall’altro. Esistono in moltissime colorazioni e varietà: con nuance sgargianti e con forme diverse, con spighe più o meno rade e fiori di diverse dimensioni.
Ci sono oggetti che tutti conosciamo ma di cui nessuno sa chi li abbia ideati. Sono i cosiddetti ‘oggetti di design anonimo’ (Achille Castiglioni, su tutti, ne era un appassionato collezionista).
La sedia Acapulco appartiene a questa categoria. Dalla tipica forma a uovo, è realizzata con corde in pvc tese e arrotolate alla struttura in acciaio a tre gambe.
La leggenda vuole che sia ‘figlia’ di un turista francese che, ispirato dagli intrecci delle amache Maya, ebbe l’idea di una sedia che lasciasse passare l’aria per mitigare il caldo tropicale.
Di certo compare sulle spiagge del Messico negli Anni ’50 e la sua fama si deve ai divi di Hollywood, che in quegli anni resero Acapulco una meta esotica e alla moda: da Elizabeth Taylor a Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, fino a Elvis Presley e Ursula Andress che qui girarono il film ‘L’idolo di Acapulco’ nel 1963.
Il sole e l’atmosfera rilassata delle spiagge messicane si ritrovano nella celebre seduta, di cui questa è la versione originale, che ha ispirato poi tanti altri modelli: è sinonimo di estate e vacanze, con i suoi colori sgargianti e la forma supercomoda!
Designer: anonimo Produttore: Silla Acapulco Prezzo: € 369 la Acapulco Chair Classic Progettatanegli: Anni ’50 Idea: una seduta per outdoor, che tenga fresco. Materiali: pvc riciclato e struttura in acciaio.
Curiosità: nata come seduta in un unico pezzo, la sedia Acapulco oggi esiste anche in una versione con seduta removibile, una a dondolo, una maxi ‘a divanetto’, e in molti altri varianti: con corde in pelle, canapa, ecc.
Come riconoscere l’originale: la forma è più stretta sul retro; le dimensioni sono cm 75x96x88h; le corde sono in pvc e hanno una ‘memoria’, cioè tornano alla forma originaria quando ti alzi; quando ti siedi, la struttura sostiene in modo perfetto la testa.
Lo sapevi che... Le sedie Acapulco originali sono realizzate ancora oggi a mano in Messico, da Silla Acapulco. Il loro design non è mai stato registrato, per questo tante aziende producono sedie simili, ma diverse per forme e colori, materiali e misure.
Quanti colori! Le sedie Acapulco Classic hanno struttura in acciaio (in finitura naturale, oppure nera o bianca, verniciata a polvere con pitture adatte all’esterno). La seduta in pvc è proposta in 33 colori.
Esiste anche la versione per bambini, fissa e a dondolo, nelle stesse 33 colorazioni.