Tavolino in paglia di Vienna [101 Copenhagen, da Arcarreda]. Notebook scatola fiammiferi e piantine [I Fiori Nella Rete], tappeto [Kasthall], quadro
di Emma Cassan.
Prendi una pianta e cambiale il portavaso: avrai trasformato il suo stile e le avrai dato un valore decorativo nuovo! Ecco tante idee per realizzare cachepot facili e super fantasiosi!
MINIATURE IN CUOIO
Per esibire le tue succulente, realizza con il cuoio i mini cachepot. Intaglia le sagome seguendo i template*. Per la versione a sacchettino, realizza con il cutter gli intagli dove infilare il cordoncino. Per la vaschetta, realizza i fori per la chiusura con i rivetti.
*Prepara le dime: ingrandisci a piacere i template, disegnandoli su un cartoncino leggero, e ritagliali. Quelli che abbiamo realizzato misurano 9x11 cm e 15x15 cm (trovi l'immagine nella gallery).
PER I 'BOHO ADDICTED'
Bastoncini e perle di legno – li trovi nei negozi di hobbistica – rivestono i vasetti di vetro delle conserve. Fissa i bastoncini in verticale con la colla a caldo. Crea bracciali di perle in misura della circonferenza del vasetto, sovrapponili e fissali con la colla a caldo, per evitare che si sfilino.
PER CHI AMA SFERRUZZARE
Sono realizzate a maglia bassa le cover a crochet con la fettuccia di cotone. L’idea di recupero fashion, per nascondere i vasi meno belli o sbeccati, è adatta anche per chi è alle prime armi con l’uncinetto. Essendo le cover leggermente elastiche, puoi realizzare il tubolare più piccolo rispetto alla circonferenza del vasetto, così calzerà come un guanto!
PER I PIÙ PICCOLI
Recupero creativo per i portamatite di legno. Lasciali al naturale e decorali dipingendoli con gli acrilici a strisce colorate di ispirazione pop. In alternativa, sbizzarrisciti con i nastri adesivi washi tape per decori temporanei attacca e stacca. Proteggi l’interno del cachepot con una cover di plastica.
I CACHEPOT SOSPESI
Sul cartoncino disegna e ritaglia 3 rettangoli: A 13x18 cm, B 12x15 cm, C 10x12 cm. Ritaglia dal tessuto 3 rettangoli: A 28x45cm, B 25x39 cm, C 21x30 cm. Per la tasca A: stendi la colla sul cartoncino davanti e dietro e posizionalo nella parte alta del tessuto e al centro del lato corto. Ripiega e lascia sotto 9 cm di tessuto. Asciugata la colla, incolla il lembo sul davanti realizzando una tasca con soffietti. Per il modello B realizza una tasca di 9 cm, per C di 6 cm. Fai infine i fori dove infilare il cordoncino.
Dal 2 settembre 2023 arriva in edicola il nuovo numero di CasaFacile. Ecco cosa trovi al suo interno!
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Il segreto dell’eleganza alla francese. decori Haussmann e parquet a spina sono la base del fascino di questa casa d'oltralpe
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Progettare spazi ecologici e multitasking. Spunti preziosi dal cottage sulle spiagge australiane, di soli 35 mq.
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Abbinamenti inediti e spirito libero. Un restyling in cui la luce armonizza ogni cosa.
♫ Mentre sfogli questa casa puoi ascoltare 'Sedona' degli Houndmouth
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Tavolino Slit Table rotondo [Hay, da Arcarreda], teste di Moro in ceramica [PalermoUno]. Candelabri vintage modulari in ottone [Mauro Bolognesi], tappeto [Kasthall]. Piantine [I Fiori nella Rete].
Prendi una pianta e cambiale il portavaso: ecco come realizzare un cachepot facile e super fantasioso.
Occorrente
vasetti di plastica
primer aggrappante
colori acrilici
pennelli
matita
vernice finale trasparente
Come si fa
Pulisci i vasetti con un panno imbevuto di alcool, quindi dai una mano di base di primer aggrappante. Lascia asciugare e procedi con il decoro. Puoi fare una traccia a matita o dipingere a mano libera. Con il pennello piatto stendi il primo colore. Dai uno strato abbondante di acrilico, perché la tinta sia ben coprente, e lascia asciugare.
Con un colore a contrasto realizza la seconda onda di colore. Lascia un po’ di spazio tra i decori, in modo da far intravedere il bianco del vasetto.
Completa il decoro con gli altri colori, lasciandoli sempre asciugare. Per velocizzare l’asciugatura puoi utilizzare un phon, tenendolo a una distanza di almeno 20 cm.
Quando i colori acrilici sono perfettamente asciutti, dai una mano finale di spray trasparente opaco per proteggere il decoro dagli eventuali graffi.
Se lavori da casa e ancora non hai provveduto, questo è il momento giusto per andare alla ricerca di uno scrittoio bello e funzionale per organizzare la zona studio.
Ecco una serie di scrittoi con alzate più o meno alte che, oltre a definire lo spazio e fare da appoggio per portapenne e quaderni, si possono accessoriare in vari modi, anche con faretti a pinza per avere la luce giusta. E alcuni hanno anche pratici cassetti sotto il top!
Sfoglia la gallery e lasciati ispirare!
Loreto, in laccato nero e gambe ottone, con alzata in paglia di Vienna [Maisons du Monde]
Madame, in metallo con top finitura ebano [Calligaris]
Top con cassetto e alzata in mdf rovere e blu per Graphy [La Redoute,]
Rovere e laccato bianco e alzate svasate per My Writing Desk [Emko]
Ninfea, con séparé-bacheca [Novamobili]
Saya ha gambe a cavalletto [Casa]
Per lavorare isolandosi: puoi dotare Buddyhub Desk di canalina per l’elettricità, mensole e accessori [Pedrali]
Un bilocale e un trilocale, piccoli e con molti spazi sprecati, vengono uniti per ridisegnare un appartamento ampio ma comodo per una famiglia con figli adolescenti. Obiettivo: ricavare tante armadiature in ogni stanza.
Una famiglia con due figli adolescenti ha l’esigenza di dare a ciascuno una stanza. Anziché cambiare casa, nasce l’idea di unire due appartamenti già di proprietà: un bilocale e un trilocale adiacenti ristrutturati negli Anni ’60. All’architetto CF style Valeria Sangalli chiedono di ricavare 3 camere da letto, un ampio living con tanti contenitori, una cucina separata ma affacciata sul soggiorno e soprattutto tanti armadi.
La soluzione
Demoliti i tramezzi per ridistribuire gli ambienti, si è creata, accanto all’ingresso, un’ampia zona living/pranzo separata dalla cucina da porte scorrevoli a tutta altezza in vetro fumé con rete metallica: per le cene con amici, il bancone della penisola si aggiunge al tavolo semplicemente ritraendo le ante scorrevoli. La cucina ha su un lato le colonne frigo, il freezer e i forni, e su quello opposto le basi con la zona operativa che proseguono nei mobili della zona pranzo. In soggiorno, oltre alla libreria a tutta altezza c’è un mobile tv che, verso l’ingresso, ha colonne contenitive per i cappotti. Dal disimpegno della zona notte con armadio lavanderia si accede alle camere dei ragazzi, che condividono il bagno, e alla camera matrimoniale dotata di armadi ma anche di un’ampia cabina e di un bagno en suite. Su richiesta dei proprietari, l’impianto elettrico è stato realizzato in domotica, in modo da poter controllare da remoto le funzioni della casa.
BUDGET*
Demolizioni e rimozioni tramezzi, pavimenti, rivestimenti, massetti e impianti vecchi €15.000
Realizzazione tramezzi, sottofondi, isolamento a pavimento, intonaci, rasature e controsoffitti €36.000
Privo di profili verticali, il sistema scorrevole G71 è facile e rapido da installare, senza opere murarie. Tra i vetri ci sono guarnizioni in pvc traslucido contro polvere, aria e acqua [BT Group]
Impacchettabili, le vetrate Brillante sono composte da pannelli in vetro temperato che scorrono su guide. Sono larghe da 60 a 80 cm e alte fino a un massimo di 300 cm [MV Living]
In vetro temperato, il sistema Azur è composto da ante prive di profili verticali la cui tenuta è assicurata da guarnizioni isolanti trasparenti. Le ante scorrono e si ripiegano a un’estremità [Saxun]
...si può? Sì, installando speciali vetrate panoramiche dette VePa, quasi invisibili e totalmente apribili. Rientrano nell’edilizia libera perché non creano nuove stanze abitabili.
Lo sapevi che oggi puoi chiudere il tuo balcone, la terrazza, il loggiato o il portico con delle vetrate senza dover più chiedere autorizzazioni al Comune?
Lo dice la legge n° 142 del 21 settembre 2022. A una condizione, però: quella di ricorrere esclusivamente a una precisa tipologia di vetrate, cioè le VePa, ossia Vetrate Panoramiche Amovibili, funzionalmente ed esteticamente diverse dai classici serramenti utilizzati fino a oggi per chiudere gli spazi esterni, la cui installazione resta ancora soggetta a permessi e autorizzazioni.
Da un punto di vista estetico, le VePa devono essere vetrate totalmente trasparenti. Sono infatti composte da un unico telaio perimetrale di alluminio dotato di guide e da più ante formate da una sola lastra di vetro di sicurezza. Prive di profili verticali, regalano un effetto tutto-vetro
luminoso e minimalista che non disturba la vista o il panorama e, da
una certa distanza, rende quasi impercettibile la loro presenza.
Sotto il profilo funzionale, invece, queste vetrate devono essere amovibili, ossia si devono poter togliere facilmente, tanto che devono essere installate solo con viti di fissaggio, senza saldature o ancoraggi permanenti ai muri né altri supporti. Inoltre, per essere VePa a norma, le ante devono essere in vetro temperato e potersi aprire completamente, per esempio scorrendo sulle guide per impacchettarsi a libro su uno dei due lati. Quando sono chiuse la loro tenuta agli agenti atmosferici e alla polvere viene garantita da guarnizioni trasparenti (o quasi) realizzate in pvc.
Come mai queste caratteristiche hanno convinto il legislatore a considerare le VePa l’unica soluzione per poter chiudere gli spazi aperti senza autorizzazioni?
Da un lato perché contribuiscono a proteggere l’edificio da pioggia e vento, a ridurre le dispersioni termiche e ad aumentare il risparmio energetico della casa, oltre che a limitare l’inquinamento acustico stradale percepito negli ambienti indoor. Dall’altro, non essendo le VePa dei serramenti permanenti, sono state agevolate perché non comportano il rischio di modificare la volumetria dell’edificio e di cambiarne la destinazione d’uso per creare una nuova stanza abitabile. Tutti questi fattori in passato avevano spesso portato i Comuni a non concedere il permesso di chiudere con verande questi spazi aperti per trasformarle in un locale in più da vivere tutto l’anno. Insomma, le VePa portano migliorie al nostro benessere e al comfort della casa pur rimanendo una soluzione a carattere temporaneo e stagionale. Tanto che d’estate, per evitare l’effetto serra, portici e terrazzi si vivono lasciando le vetrate aperte.
È bene ricordare anche che le VePa devono rispettare le norme urbanistiche, i vincoli architettonici e i regolamenti condominiali.
Carlotta Oddone progetta interni dove l’essenziale è ciò che non si vede: pazienza, cura, anima. La sua guida per costruire uno stile unico è fatta di parole. Astratte, ma concretissime... Questo mese la parola di stile è: intimità
Quanto è fondamentale il riposo nella nostra vita? La risposta è ovvia, ma vale una riflessione.
La camera da letto è il luogo più intimo della casa ma, proprio perché chiuso agli ospiti, spesso è trascurato. Invece bisognerebbe progettarla come il posto più speciale che abitiamo: qui dovremmo essere capaci di chiudere la porta a tutte le preoccupazioni, al lavoro e abbandonarci, lasciando entrare solo le letture, l’introspezione, l’amore.
Mi piacciono le camere da letto monastiche, semplicissime, dove tutto è bianco e angelico, ma la mia indole mi porta quasi sempre altrove, così costruisco letti pieni di colore, con testate dalle forme importanti. O baldacchini esili e svestiti, ma con colore alle pareti e abbondanza di cuscini.
Anche l’illuminazione deve essere curata, per accoglierci e accompagnarci al riposo. Una poltroncina colorata in un angolo, un tappeto particolare aggiungono morbidezza.
I comodini poi sono per me un argomento difficile perché raramente mi piacciono. Ma non potendo farne a meno, può essere divertente usare piccoli tavolini e cambiare loro destinazione d’uso, aggiungendo in abbinamento piccole mensole o altre invenzioni.
Il colore delle pareti è la prima cosa da definire.
Il letto è il protagonista. Il mio preferito è completamente imbottito, oppure un baldacchino in metallo.
I ‘vestiti’ del letto. Copriletto o biancheria in tinta unita e un runner prezioso ai piedi del materasso. Non possono mancare i cuscini d’arredo!
Tappeti. Se si entra in camera senza scarpe, si possono mettere dei (non troppo) piccoli tappeti.
Sette creazioni originali di altrettanti studi internazionali. Sono le protagoniste del Festival des Cabanes di Villa Medici, a Roma, fino al 1° ottobre. Inserite nel verde del parco, queste strutture ci invitano a (ri)pensare le tematiche delle abitazioni modulari e sostenibili e il rapporto con la natura.
Nel pittoresco scenario dei giardini storici di Villa Medici, sette affascinanti installazioni temporanee stanno catturando l'attenzione dei visitatori. Il secondo anno del Festival des Cabanes è in pieno svolgimento, riempiendo l'estate di ispirazione architettonica e artistica. L'evento, alla sua seconda edizione, rappresenta un punto di incontro unico tra architettura, design, arte e natura, invitando architetti, artisti e ricercatori ad esplorare nuovi orizzonti dell'abitare modulare e sostenibile.
Le creazioni originali delle "capanne" presenti nel festival sono il frutto di collaborazioni tra noti studi di architettura e design, tra cui ArchiSculpteurs, Atelier CRAFT, Atelier Poem, Aurel Design Urbain, Nelson Wilmotte Architectes. Queste micro-architetture sono state appositamente ideate per rispecchiare l'essenza storica di Villa Medici, fondendosi con la sua bellezza e creando uno spazio di dialogo tra passato e presente.
Realizzate con una varietà di materiali, spesso riciclati o eco-sostenibili, le capanne rappresentano un connubio tra estetica e responsabilità ambientale. Esse incarnano l'ideale di abitazioni modulari, sfidando le convenzioni architettoniche tradizionali e invitando il pubblico a ripensare il rapporto tra spazio abitativo e natura.
L'esposizione all'aperto delle strutture, che avrà luogo per quattro mesi, permette ai visitatori di immergersi in un'esperienza unica. Camminando tra le installazioni, si viene trasportati in un mondo di creatività e innovazione, dove l'architettura non è solo funzione, ma si trasforma in arte e riflessione sulla relazione tra l'uomo e il suo ambiente circostante.
Il tema centrale del festival, la "capanna", evoca un senso di ritorno alle origini, alla semplicità e all'essenzialità dell'abitare. Le diverse interpretazioni delle capanne da parte dei partecipanti riflettono il loro impegno a coniugare l'eredità storica di Villa Medici con le sfide e le opportunità dell'architettura contemporanea.
Per uno stile minimale, sfrutta il potere del bianco e il tratto forte di mobili iconici, con sedute di design e pezzi scultorei.
L'eleganza del minimalismo si esprime al massimo attraverso l'uso sapiente del bianco e l'incisività dei mobili iconici. L'ambiente si arricchisce di personalità grazie a sedute di design uniche e pezzi d'arte che diventano vere e proprie sculture nell'arredamento.
Anche in una dimora d'epoca, è possibile abbracciare lo stile neutro del minimalismo. La resina, il legno e l'abbondanza di bianco creano un'atmosfera senza tempo, in cui passato e presente si incontrano con armonia. Questa fusione di materiali e colori permette di preservare l'autenticità della casa d'epoca, pur donandole un tocco di modernità raffinata.
Sfoglia la gallery e lasciati ispirare!
Prezioso il tavolino in marmo U-Turn [Covo]
Riedizione dell’iconica seduta Due Più [Acerbis]
Avvolgente il divano Jill [Calligaris]
Lavorato a rilievo il cuscino Evolet [Sklum]
Da interno l’albero di Ulivo stabilizzato [LinfaDecor]
Paralume in carta per la lampada a sospensione [Hay]
Con morbida testiera trapuntata il letto Groove [Novamobili]
Antibatterici e antiallergici i guanciali Rio, in morbido piumino [Cinelli Piume e Piumini]
Salvaspazio la porta pieghevole Idea2 modello Fold90 [FerreroLegno]
Minimal il vaso Delicate [Arket]
In fine porcellana la caraffa Milano [Geminiano Cozzi 1765]
Porta a battente pantografata laccata Milia Miquattro 4b [Garofoli]
Idropittura Renov’Mur Superlavabile Bianco [V33]
Parquet in Rovere C021 Grano della collezione Tavole del Piave [Itlas]
Fin da bambina disegnava per comunicare... Oggi è ‘colorata’ e solare come i suoi progetti, nei quali riversa tutta se stessa per emozionare chi li guarda.
Product designer e artista, vive e lavora a Milano. La cura per i dettagli è uno dei suoi mantra. I suoi lavori esprimono una grande libertà creativa, eppure quasi tutti hanno tratti riconoscibili che li riconducono subito a lei. Cosa stimola la sua creatività?
Ogni mio progetto ha un pezzo di me al suo interno, e penso che ciò gli conferisca coerenza e riconoscibilità. Quest'idea, ad esempio, è stata anche lo stimolo per disegnare i Most Illustrious, dove ogni designer è ciò che disegna. Questo perché, almeno nel mio caso, l'esperienza personale, il background culturale e le emozioni giocano un ruolo importante nel processo creativo. Tutto ciò che mi incuriosisce e affascina rappresenta uno stimolo continuo, e ovviamente ci sono alcuni elementi che ritornano spesso, come gli animali, i mostri, gli elementi naturali, così come i richiami alle tradizioni artigianali e all'arte. Mi piace reinterpretare ciò che mi circonda, unendo passato e presente, tradizione e innovazione.
Uno dei suoi progetti più amati dal pubblico è senza dubbio quello dei Primates per Bosa. Ci può raccontare come sono nati?
Avevo visto in TV un documentario sulle scimmie, e i loro colori e volti mi avevano molto colpito; erano meravigliosi. Così, per un periodo, ho disegnato scimmie senza sapere bene dove sarei arrivata. Erano per lo più illustrazioni, tele e disegni sparsi. Mi interessava capire in che modo potessi appropriarmi di quelle forme. Nel frattempo, durante quell'estate, come sempre, mi trovavo ad Ortigia, e le teste di moro hanno catturato la mia attenzione. Il collegamento è stato immediato: i volti presenti nei miei disegni e la tradizione siciliana mi hanno suggerito come applicarli. È lì che è nata l'idea e successivamente ho dedicato molto tempo a definire le forme, le texture e i dettagli. Sono convinta che la loro forza risieda anche nella capacità di mostrare complessità e innovazione.
La ceramica sembra essere un materiale che la stimola molto. Sì può dire che è il suo materiale preferito?
Sì, la ceramica occupa un posto speciale nel mio cuore. È un materiale che ho studiato a fondo ed è sicuramente uno dei materiali che amo di più lavorare. Oltre ad avere una lunga storia e una profonda connessione con la tradizione, mi affascina la sua incredibile versatilità, che permette di sperimentare con forme e texture audaci. Ho iniziato a modellarla da giovane e ricordo questa costante sfida tecnica che richiedeva pazienza e attenzione. È un processo di lavorazione che richiede tempo e cura. Purtroppo, oggi non ho molto tempo a disposizione per dedicarmi personalmente alla modellazione, ma è sempre piacevole vedere un pezzo prendere forma e trasformarsi in qualcosa di unico. Non posso però dire che sia l'unico materiale stimolante. Ognuno ha le sue peculiarità e sfide, che mi piace sempre esplorare.
Che bambina era Elena? Io la immagino intenta a disegnare per ore e ore, usando mille colori…
Che bell'immagine... Posso dirti che fin da piccola ero molto creativa e curiosa. Il disegno è sempre stato un modo naturale per esplorare le mie emozioni e comunicare, poiché ero molto timida ed introversa. Mi è sempre piaciuto creare storie, personaggi e mondi fantastici perché era un momento di gioia e scoperta, in cui potevo esprimere liberamente me stessa. Inoltre, ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno sempre supportato e aiutato a coltivare la mia passione, che mi ha portato fino ad oggi.
Al Salone 2023 ha presentato il divano Grumetto per Busnelli. Come si è confrontata con la progettazione di un divano che è anche un esempio di ecodesign sostenibile?
Non era la prima volta che disegnavo un divano, quindi partivo già con una maggiore consapevolezza e conoscenza rispetto alle volte precedenti. Proprio per questo motivo, ho cercato di sfidarmi aggiungendo complessità al progetto. Grumetto è un divano componibile che non segue le forme rigide tipiche della sua tipologia, ma si comporta più come un agglomerato di piccole isole. Ogni singola parte ha un valore unico. Inoltre, essendo completamente sfoderabile, ogni componente può essere sostituito e riciclato. C'è anche una versione che è completamente rivestita con un meraviglioso tessuto ottenuto dall’attento recupero di bottiglie di plastica bianca.
Una delle mie priorità è lo studio dell’armonia delle forme, ricercata nell’espressività degli oggetti, nell’animismo, nella poesia delle storie... L’emozione è a tutti gli effetti una funzione dell’oggetto, per me.
2013 - Sedia Equations for dreamers [Elena Salmistraro Collection]
2015 - Lampade MRDN [Seletti]
2016 - Tavolo basso Nazca [Durame]
2017 - Vasi Primates [Bosa]
2018 - Figurine Most Illustrious [Bosa]
2019 - Mobile appendiabiti Grifo [Altreforme]
2020 - Tappeto della collezione Space Escape [Moooi]
2021 - Tavolino Sangaku [Driade]
2022 - Maniglia Dune [DND]
2023 - Divano Grumetto [Busnelli]
[Il ‘progetto’ più recente] È la nuova Summer Limited Edition di fazzoletti Tempo. Si chiama ‘Le forme della Gentilezza’: 6 pattern che rappresentano l’amicizia, l’amore, la condivisione, l’empatia, la natura e il rispetto.