Fuorisalone 2026: elogio del processo, Il design torna all’origine
Dal 20 al 26 aprile Milano torna capitale mondiale del design con il Fuorisalone. Il tema 2026 "Essere Progetto" invita a guardare al design come processo aperto: tra ricerca sui materiali, artigianato evoluto e nuove tecnologie
Il Fuorisalone 2026: Milano torna laboratorio globale del progetto
Dal 20 al 26 aprile Milano si prepara a vivere una nuova edizione della Design Week, il momento dell’anno in cui la città diventa una piattaforma diffusa di ricerca, sperimentazione e confronto sul progetto contemporaneo. In parallelo al Salone del Mobile, il Fuorisalone rinnova il suo ruolo di catalizzatore creativo con un programma capillare di eventi, mostre e installazioni che coinvolgono quartieri, istituzioni culturali, università e aziende.
Da oltre trent’anni il Fuorisalone rappresenta la dimensione più aperta e sperimentale della settimana del design: un ecosistema urbano in cui brand, designer, architetti e scuole di progetto dialogano con un pubblico internazionale fatto non solo di professionisti, ma anche di curiosi, studenti e appassionati. Un sistema di iniziative che ogni anno contribuisce a consolidare il ruolo di Milano come riferimento globale per il design e la cultura del progetto.
Il tema 2026: “Essere Progetto”
Il filo conduttore scelto per l’edizione 2026 è “Essere Progetto”, un invito a guardare al design non solo come risultato formale ma come processo vivo, fatto di ricerca, intuizione, errori e trasformazioni. Il tema si inserisce in un percorso di riflessione sviluppato negli ultimi anni: dalle esplorazioni tra spazio e tempo, ai laboratori di futuro, fino alle relazioni tra materia e natura e ai mondi connessi. Con il tema dell'edizione 2026, l’attenzione si sposta ancora di più sull’atto progettuale come esperienza umana, dinamica e responsabile.
Il progetto non è un oggetto, ma una condizione, con Essere Progetto vogliamo spostare lo sguardo dal risultato al processo. Il tema prende forma grazie a una serie di dialoghi con designer, architetti e ricercatori che raccontano il progetto come una pratica fatta di tentativi, errori, intuizioni e relazioni. Ne emerge un’idea di design profondamente umana: non solo produzione di forme, ma un modo di pensare e interpretare il mondo (Paolo Casati, Co-founder e Creative Director di Studiolabo)
In questa prospettiva, il progetto non è definito soltanto dall’oggetto finale ma dal percorso che lo genera: il dialogo tra pensiero e materia, tra immaginazione e competenza tecnica, tra chi concepisce e chi realizza. Anche l’errore, spesso escluso dal racconto del design, diventa parte integrante del processo creativo: un momento di verifica e di scoperta che apre nuove direzioni possibili. In un tempo dominato dalla velocità e dalla produzione continua, “Essere Progetto” invita anche a riscoprire la dimensione più lenta e riflessiva del fare. Il design torna ad essere luogo di conoscenza, dove mani, materiali e culture si incontrano in un processo che unisce memoria e innovazione.
Design tra artigianato evoluto, materiali bio-based e nuove tecnologie
Le proposte della Design Week 2026 riflettono le trasformazioni in atto nel mondo del progetto e dell’abitare.vTra i temi più presenti emergono i materiali bio-based e sostenibili, che sperimentano alternative alla produzione tradizionale; il collectible design e alto artigianato, dove il valore della manualità incontra ricerca formale e innovazione; le nuove interpretazioni dell’abitare, capaci di rispondere a modelli di vita sempre più flessibili e i designer emergenti e la sperimentazione interdisciplinare, spesso al confine tra design, arte e tecnologia. Un ruolo centrale è occupato anche dal dialogo tra dimensione fisica e digitale. Le installazioni e i progetti presentati durante il Fuorisalone esplorano sempre più spesso forme di ibridazione tra oggetto, ambiente e interazione tecnologica, riflettendo sull’impatto delle nuove intelligenze artificiali nei processi creativi. L’AI diventa quindi uno strumento capace di amplificare possibilità progettuali, generare scenari inattesi e interrogare il ruolo dell’autore.
Fuorisalone Award 2026
Anche quest’anno torna il Fuorisalone Award, il premio che celebra le installazioni e i progetti più innovativi della Design Week. Il pubblico potrà votare i 12 progetti finalisti direttamente sulla piattaforma Fuorisalone.it, mentre una giuria di esperti assegnerà tre Menzioni Speciali nelle categorie Sustainability & Research, Technology & Innovation, Engagement & Interaction.
La giuria di questa edizione è formata da: Francesco Mainardi (Design Strategist, co-founder Mr.Lawrence studio), Judith van Vliet (Color Designer and founder of The Color Authority), Ed Stocker (Europe editor at large, Monocle magazine), Paolo Ferrarini (Journalist and Curator), Valentina Ventrelli (Expert in contemporary aesthetics), Isabelle Valembras Dahirel (Design & Art Consultant), Massimiliano Monteverdi (Communication and Marketing Agency Partner), Anniina Koivu (Design writer, curator, consultant and teacher) e Signe Byrdal Terenziani (CEO & Managing Director of 3daysofdesign Copenhagen).
Con l’edizione 2026, oltre alla menzione Media Partners, nasce la Menzione Speciale “Essere Progetto”, che premia il progetto che interpreta in modo più significativo il tema di Fuorisalone 2026.
Studenti e Fuorisalone E.Report
La Design Week non è solo un'esperienza da vedere, ma anche da raccontare! Torna il progetto e.Reporter, dedicato agli studenti di design e fotografia che documenteranno l’evento con scatti e video, contribuendo all’archivio visivo ufficiale del Fuorisalone. Attraverso la partnership con le più importanti scuole del design milanesi, negli anni sono stati prodotti oltre 300 mila scatti.
La contaminazione tra Fuorisalone e Miart
Nicola Ricciardi (Direttore Artistico di miart) e Studiolabo portano avanti, anche nel 2026, la collaborazione tra Fuorisalone e Miart, promuovendo una contaminazione tra le due identità con l’obiettivo di offrire a un vasto pubblico contenuti di qualità, utili a scoprire la città da diversi punti di vista. Tantissimi contenuti nati nel contesto di miart sono pensati per sconfinare nella Milano Design Week, come molti eventi del Fuorisalone hanno l’arte come protagonista. Nel 2026, per la sua 30ª edizione, miart ha scelto come titolo "New Directions", con esplicito e dichiarato riferimento alla musica jazz (e all’omonima raccolta di John Coltrane). Non una semplice metafora, ma come metodo curatoriale fondato su ascolto, trasformazione e improvvisazione controllata. In questa cornice, la collaborazione si traduce in un itinerario cittadino in chiave jazz: un percorso tematico tra istituzioni, musei, fondazioni che funzionano come una partitura aperta, dove ogni tappa è una variazione.
Salone del Mobile.Milano e Fuorisalone insieme per la Design Week
Prosegue la collaborazione con il Salone del Mobile.Milano allo scopo di valorizzare gli espositori presenti sia negli spazi della fiera che in città, secondo un percorso dedicato nella guida eventi e sulla mappa interattiva di Fuorisalone.it, con indicazione della posizione degli stand tra i diversi padiglioni e della sede dell’evento in città, pensato per orientare il pubblico verso una selezione di eventi realizzati dai più importanti brand del settore design e arredo.
MiTo Design Connections: Torino incontra Milano nel segno del design
La Milano Design Week 2026 conferma l'espansione oltre i confini della città con MiTo Design Connections, la piattaforma che rafforza il legame tra Milano e Torino, trasformando quest’ultima in un hub aggiuntivo per eventi, mostre e incontri dedicati al design. MiTo Design Connections nasce infatti per offrire soluzioni esclusive a espositori e visitatori, creando un ponte ideale tra le due città. A soli 35 minuti di treno da Milano, la città si propone come un’alternativa strategica per il soggiorno durante la Design Week, rispondendo alla crescente domanda di ospitalità, attirando anche il pubblico internazionale che può esplorare un’altra città dal forte spirito creativo.
Non perderti le Location e le installazioni più emozionanti. Scopri le guide agli eventi selezionati da Casafacile divisi per zone e distretti!
TI ASPETTIAMO ALL'EDICOLA DI CASAFACILE NEL PORTA VENEZIA DESIGN DISTRICT
PALAZZI STORICI DA VISISTARE DURANTE LA MILANO DESIGN WEEK
10 LOCATION DA NON PERDERE TRA NEOCLASSICISMO E MODERNISMO
IL RITORNO DI ALCOVA ALL'OSPEDALE MILITARE DI BAGGIO
VILLA PESTARINI: IL GIOIELLO RAZIONALISTA DI FRANCO ALBINI
GLI EVENTI NEI MUSEI E NELLE FONDAZIONI DEL DESIGN
COSA VEDERE FUORI DAI DISTRETTI
E.1027: la casa sul mare di Eileen Gray diventa un film
Alessandra Barlassina • Gucki
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La storia della villa E.1027, capolavoro modernista affacciato sul Mediterraneo progettato da Eileen Gray nel 1929, diventa un film. Tra design iconico, una storia d’amore e il controverso intervento di Le Corbusier, il documentario racconta la nascita di una delle case più affascinanti del Novecento. Nei cinema dal 12 marzo 2026.
Affacciata sul Mediterraneo, nascosta tra la vegetazione della Costa Azzurra, c’è una casa bianca che sembra galleggiare tra cielo e mare. Si chiama E.1027 e oggi è considerata una delle architetture più affascinanti del Novecento.
La sua storia arriva ora al cinema con “E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare”, il film diretto da Beatrice Minger e co-diretto da Christoph Schaub, distribuito in Italia da Trent Film.
È il racconto di una casa straordinaria e della donna che l’ha immaginata: la designer e architetta Eileen Gray.
Nel 1929 Gray progetta la villa insieme al compagno e architetto Jean Badovici a Roquebrune-Cap-Martin, sulla costa tra Monaco e Mentone. È la sua prima architettura, ma rivela subito una visione sorprendentemente moderna.
La casa non è pensata come un oggetto da ammirare, ma come uno spazio da vivere: ogni mobile è progettato su misura, ogni apertura studia la luce e il vento, ogni dettaglio segue i gesti quotidiani di chi abita gli ambienti. Per questa casa nascono il tavolino E-1027 e la poltrona Bibendum, diventate icone della produzione di Eileen Gray.
Perfino il nome racconta la loro storia d'amore: E per Eileen, 10 per la J di Jean, 2 per Badovici, 7 per Gray.
Tra i visitatori affascinati da quella villa modernista c’è anche Le Corbusier. L’architetto rimane molto colpito dall’edificio.
Quando la storia tra Eileen Gray e Badovici finisce, Le Corbusier invade lo spazio dipingendo dei grandi murali sulle pareti candide della casa. Il problema? Lo fa senza chiedere il permesso alla sua autrice.
SCOPRI DI PIÙ: Guarda il reel 'Eileen Gray: una villa (e una storia) da film'
“E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare” non è un documentario tradizionale. Il film - che è stato girato all'interno della villa - mescola materiali d’archivio, scene interpretate da attori e immagini girate nella vera villa, trasformando lo spazio architettonico in un racconto visivo.
Ne emerge il ritratto di un’artista libera e anticonformista che per molti anni è rimasta nell’ombra dei grandi nomi maschili del modernismo.
Un film da non perdere! Nei cinema italiani dal 12 marzo 2026.
Serie A3 AWD Pro di Dreame: tecnologia intelligente per la cura del giardino
Con la serie A3 AWD Pro, Dreame porta in Italia una nuova generazione di robot tagliaerba progettati per gestire in autonomia anche giardini complessi. Navigazione 3D, trazione integrale e visione AI lavorano insieme per una falciatura precisa e uniforme.
La cura del prato è uno dei rituali della stagione all’aperto e la tecnologia sta cambiando il modo in cui viene gestita. Con la serie A3 AWD Pro, Dreame Technology introduce in Italia una nuova generazione di robot tagliaerba progettati per affrontare in autonomia anche giardini complessi: articolati, con pendenze, passaggi stretti e superfici irregolari.
La gamma comprende due modelli pensati per gestire spazi verdi di diverse dimensioni. A3 AWD Pro 3500 è indicato per giardini fino a 3.500 m², mentre A3 AWD Pro 5000 è progettato per superfici più ampie, fino a 5.000 m². Entrambi operano senza necessità di cavi, semplificando la configurazione e l’utilizzo quotidiano.
Al centro del sistema c’è OmniSense™ 3.0, una piattaforma di sensori che combina LiDAR 3D a 360° e visione binoculare basata su intelligenza artificiale. Il robot è in grado di creare automaticamente una mappa tridimensionale del giardino, distinguere le aree erbose dagli ostacoli e muoversi con precisione anche in condizioni di illuminazione difficile o in zone dove il segnale GPS è debole.
Grazie ai motori 4WD, la serie A3 AWD Pro è progettata per affrontare senza difficoltà anche terreni impegnativi, tra pendenze marcate (fino all’80%) e piccoli ostacoli (fino a 5,5 cm di altezza). Il sistema di taglio a doppia lama lavora in modo efficace anche quando l’erba è particolarmente alta, con una larghezza di taglio ampia e un’altezza regolabile per adattarsi alle diverse esigenze del prato. Infine la tecnologia EdgeMaster™ 2.0, mantiene ordinati anche i bordi del giardino e riduce al minimo la necessità di interventi manuali.
Il robot riconosce inoltre oltre 300 tipi di ostacoli – tra cui arredi da giardino, attrezzi, animali domestici o persone – evitando automaticamente il contatto. La batteria da 36 V garantisce cicli di lavoro prolungati e, quando l’energia si esaurisce, il robot rientra autonomamente alla stazione di ricarica per poi riprendere la falciatura dal punto in cui era stata interrotta.
La serie integra anche il sistema Garden Guardian, che amplia le funzionalità attraverso l’app dedicata: tra queste video in diretta, pattugliamenti programmati, allarme di sollevamento e notifiche di geofencing. Sono inoltre disponibili zone di protezione per animali domestici, orari di silenzio programmabili e sistemi antifurto, inclusa la compatibilità con AirTag.
La serie Dreame A3 AWD Pro è pensata per chi vive il giardino come un’estensione della casa: uno spazio da mantenere curato e ordinato, senza che la manutenzione diventi un impegno quotidiano. In occasione del lancio in Italia, entrambi i modelli sono disponibili con uno sconto di 300 euro fino al 24 marzo 2026, acquistandoli sui canali ufficiali Dreame e su Amazon.
Design senza tempo: le lampade C’est La Vie di Slamp
Non segue le tendenze e non cerca effetti speciali: C’est La Vie, firmata da Adriano Rachele per Slamp, interpreta l’abitare di oggi con forme essenziali, una presenza scenografica discreta e un’idea di casa senza tempo. Lasciando il segno senza imporsi...
Ci sono lampade capaci di definire uno spazio senza ricorrere a effetti speciali.
È il caso di C’est La Vie di Slamp, che introduce una luce discreta ma scenografica, capace di diventare parte integrante dell’ambiente, organizzandolo e valorizzandolo con eleganza. La collezione comprende sospensioni e plafoniere in tre dimensioni che si declinano in due interpretazioni stilistiche: una versione bianca dall’allure eterea e una più decisa, con contrasti netti tra bianco e nero. C’est La Vie, firmata da Adriano Rachele, si afferma quindi come una vera dichiarazione di intenti: un gesto progettuale netto e privo di compromessi, che interpreta il design come scelta e identità.
Una presenza scenografica ma equilibrata, capace di inserirsi sia in ambienti contemporanei sia in interni più classici, portando sempre con sé un look sofisticato e riconoscibile. Sono le geometrie essenziali a definirne lo stile: cerchi, linee e volumi creano una luce piacevole e mai invadente. E dietro l’apparente semplicità c’è una cura minuziosa, fatta di ricerca, tecnologia e tradizione artigianale. Ogni elemento è unico, composto a mano dalle artigiane specializzate nella realizzazione di autentiche sculture luminose ed è realizzato con Lentiflex® e Opalflex®, materiali leggeri e resistenti studiati per diffondere la luce in modo morbido e uniforme. Anche i dettagli pratici sono pensati per semplificare la vita: l’aggancio magnetico consente di separare facilmente il decoro dalla sorgente luminosa, rendendo installazione, pulizia e manutenzione rapide e intuitive.
C’est La Vie racchiude l’essenza di Slamp: un grande equilibrio tra artigianalità e innovazione, dove la luce diventa linguaggio e identità. Fondata nel 1994 a Pomezia da Roberto Ziliani (Compasso d’Oro alla Carriera 2024), l’azienda ha rivoluzionato l’idea di lampada trasformandola in presenza scenografica, leggera e contemporanea. La ricerca sui tecnopolimeri, si unisce a collaborazioni internazionali - da Alessandro Mendini a Zaha Hadid e Daniel Libeskind - mantenendo una produzione 100% italiana e un approccio sostenibile. Per Slamp, illuminare significa progettare emozioni, con responsabilità e visione culturale.
Punto Luce: Ali di Luce di Olivelab
Giorgia Brusemini • Ogni Casa è Illuminata
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Giulia Liverani disegna un sistema di illuminazione sospeso, dalla struttura leggera, minimale ma anche decorativo: a scelta fra luce diffusa e direzionabile, Ali di Luce ruota di 360°e si muove lungo le barre metalliche
Un sistema di illuminazione sospeso, dalla struttura leggera, minimale ma anche decorativo e con un’attenzione particolare alla luce emessa... È Ali di Luce, disegnato da Giulia Liverani per OliveLab: puoi scegliere tra due tipi di sorgente – una a luce diffusa e l’altra a luce direzionabile, che ruota di 360°e si muove lungo le barre metalliche – e 9 tipologie di struttura.
Un sistema superflessibile con cui realizzare moltissime composizioni, decorative o lineari, a moduli orizzontali e verticali, ma anche minimali lampade da terra – fissate a soffitto e fatte arrivare fino a pavimento – posizionando le sorgenti a differenti altezze: la massima flessibilità per realizzare la composizione più adatta a valorizzare al massimo lo spazio che desideri illuminare!
- dimensioni:
- cm 14x5 la sorgente in vetro;
- cm 14x10 la sorgente orientabile in metallo verniciato.
- colore sorgente in metallo:
- bianco - nero - verde - terracotta.
- colore struttura:
- nero opaco - ottone - bianco.
- sorgente:
- LED 3 Watt 2700K/3000K.
- prezzo:
- terra-soffitto (3 sorgenti luminose) € 670
- sospensione “Sorriso” € 1095
Sei un artista digitale? Noctis ti sta cercando per la Milano Design Week 2026
Se hai un mondo digitale da raccontare c’è un’occasione da non perdere: puoi partecipare a "Space Revolution", la call di Noctis che trasforma le tue opere in protagoniste del Fuorisalone 2026: in palio un premio in denaro e una vetrina esclusiva nel cuore di Milano
Il design non è più solo una questione di forme e materiali, ma un’esperienza sensoriale che prende vita attraverso il digitale. Per la Milano Design Week 2026, Noctis lancia una sfida ambiziosa a tutti i creativi: "Space Revolution". Una Call for Artists nata per trasformare lo showroom NotteNoctis di Milano in un vero e proprio ‘soft club’ multimediale, dove il confine tra arredo e arte video scompare.
Cosa cerca Noctis per il Fuorisalone 2026: la tua visione dello spazio
Non si tratta di semplici proiezioni decorative, ma di una vera e propria narrazione visiva. Noctis invita visual artist, motion designer, videomaker e creativi digitali a immaginare lo spazio come ‘materia viva’: un organismo dinamico, capace di scomporsi e ricomporsi in base ai gesti e alle necessità di chi lo abita.
Il concept dovrà essere sviluppato a partire da alcune parole chiave legate alla presentazione del prodotto e alla filosofia Noctis: Camp, modularità, sistema, visione, spazio e rivoluzione.
Un tema aperto, da interpretare liberamente attraverso un linguaggio personale e contemporaneo: non semplici immagini decorative, ma visioni artistiche capaci di costruire un immaginario, generare atmosfera e dare forma a una narrazione.
Chi può partecipare e come
La call è gratuita e aperta a singoli artisti o collettivi (solo maggiorenni). La libertà espressiva è massima: sono ammessi lavori di videoarte, motion graphic, animazione 2D/3D, stop motion, storytelling audiovisivo e anche opere generate con strumenti di Intelligenza Artificiale.
Una giuria d’eccezione, composta dal CDA di Noctis e dal direttore artistico dell’iniziativa Dante Saudelli, selezionerà le 5 opere più significative.
I premi
I cinque artisti selezionati non solo vedranno la propria opera proiettata su grandi ledwall durante la settimana più importante per il design mondiale, ma riceveranno anche:
- Un premio in denaro di € 400 + IVA.
- L’inserimento nel programma ufficiale delle performance Noctis.
- Un invito come ospite speciale durante la serata dedicata alla propria proiezione.
Come candidarsi
Tutte le specifiche tecniche e il form di candidatura sono sul sito ufficiale: nottenoctis.it/call-for-artists/
Sos pavimenti: come arredare con il parquet industriale
Nicoletta Carbotti • Nicoletta Carbotti
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È un pavimento in legno formato da listelli piccoli e stretti, accostati per la lunghezza. Il suo disegno è molto riconoscibile e caratterizzante. Qui ti spieghiamo come abbinarlo con l’arredo giusto
Nato per ambienti commerciali e industriali (si otteneva da legni di recupero o di scarto), oggi è apprezzato anche in contesti residenziali per il suo aspetto e la resistenza.
Può però mettere in difficoltà in fase di arredo, per la decisa discromia e il forte ‘movimento’ dato dai tanti listelli che lo compongono. È possibile integrarlo al meglio e valorizzarlo con uno stile pop e fresco, abbinando texture e motivi décor diversi.
Puoi accostarlo allo sfondo colorato di una wallpaper geometrica dal carattere deciso, che farà da base a un letto dal disegno insolito e con accennate rotondità che ammorbidiscono la composizione.
Aggiungi un tappeto con linee che seguono l’orditura del pavimento e un comodino ‘bold’ accanto al letto. Forme circolari e sferiche torneranno nei corpi illuminanti, scultorei, dal design divertente!
Villa Pestarini: il gioiello razionalista di Franco Albini apre al pubblico per la Milano Design Week
Milano Design Week 2026: dal 20 al 26 aprile Alcova torna a Milano e per l’undicesima edizione e sceglie due luoghi straordinari, capaci di raccontare – ciascuno a modo proprio – l’identità urbana della città. Accanto agli spazi affascinanti dell’Ospedale Militare di Baggio, sarà eccezionalmente aperta al pubblico Villa Pestarini, l’unica villa milanese progettata da Franco Albini.
Un evento nell’evento: Villa Pestarini è un manifesto del razionalismo italiano, la sua apertura rappresenterà sicuramente uno dei momenti più attesi della Milano Design Week 2026. È sempre stata una residenza privata quindi mai accessibile prima. Un’occasione rara di entrare in un capolavoro del Novecento e di scoprire da vicino la visione di uno dei grandi maestri dell’architettura italiana. Un appuntamento da segnare in agenda!
Progettata tra il 1938 e il 1939, quando Albini aveva appena 33 anni, Villa Pestarini è una delle espressioni più pure del razionalismo italiano. Un’architettura misurata, essenziale, all’esterno si presenta come un volume rettangolare bianco, rigoroso e compatto, alleggerito dalle facciate in vetrocemento e da grandi finestre che incorniciano il giardino. La geometria è netta, ma mai fredda: Albini riesce a coniugare disciplina e poesia, cifra distintiva di tutta la sua opera.
All’interno si ritrovano molti dei temi ricorrenti del suo lavoro: la sottile scala in marmo, le partizioni scorrevoli, gli arredi disegnati su misura. Elementi che costruiscono uno spazio coerente e armonico.
Conservata con grande attenzione dai proprietari che si sono succeduti nel tempo, la villa è arrivata fino a noi in condizioni quasi miracolose. Entrarvi significa fare un salto nel 1939, in un ambiente sospeso, dove il tempo sembra essersi fermato.
Alcova 2026:
A pochi chilometri di distanza, Alcova riattiverà anche nuovi spazi dell’Ospedale Militare di Baggio, complesso progettato nel primo dopoguerra e già protagonista delle edizioni 2021 e 2022. Questa volta verranno aperte aree finora inaccessibili, come la chiesa con l’ex rettoria e un archivio storico, ampliando la possibilità di esplorare la memoria stratificata del luogo.
Villa Pestarini e l’Ospedale di Baggio costruiscono così un dialogo potente tra conservazione e trasformazione, tra il rigore del razionalismo e la dimensione più sperimentale della città contemporanea.
In questo doppio scenario, Alcova ospiterà ancora una volta una costellazione di designer, studi, aziende e istituzioni, creando un microcosmo temporaneo capace di raccontare le direzioni più interessanti del design contemporaneo.
Di Alessandra Barlassina - @gucki.it
Foto Luigi Fiano/Alcova
Marzo 2026: vota la casa del mese
Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Marzo 2026!
Maddalena Boero, la geologa innamorata dell’argilla
La 'terra' era il suo mestiere. Ma dopo aver toccato, modellato, lavorato con l'argilla, Maddalena si è dedicata completamente alla ceramica e alla produzione artistica. Non solo: nel suo laboratorio di Torino porta avanti progetti sociali con gli adolescenti. E persino i fondali del mare 'ospitano' le sue creazioni... Consociamo meglio questa artigiana tra i partecipanti dell'ultima edizione della mostra mercato Med Soul di Genova
Geologa di formazione, ceramista per mestiere, per anni Maddalena Boero (tra gli artigiani selezionati dalla mostra mercato MedSoul) ha studiato la terra. Poi ha incontrato l’argilla. «Il suo profumo, la sua consistenza viva, la sensazione delle mani che modellano e trasformano… È stato come tornare a casa». Da quel momento ha scelto di formarsi e dedicarsi a tempo pieno alla ceramica e al lavoro artistico: nel suol laboratorio di Torino realizza vasi, ciotole, piatti, arredi e sculture e tiene corsi su appuntamento. Sensibile alle tematiche sociali, con il progetto “Mare Modul” ha ‘arredato’ i fondali di una zona di mare devastato in Croazia per ripopolare la flora e la fauna. Una volta alla settimana accoglie invece nella sua bottega ragazzi con storie di vita difficili di una comunità locale.
Lei è una geologa: qual è stato il suo percorso lavorativo e quando è nata la sua passione per l’artigianato e per la ceramica? «La mia passione per la ceramica e per l’artigianato nasce durante il periodo della mia tesi di laurea in Geologia. Mi occupavo di uno studio petrografico al microscopio di lapidi romane: osservare da così vicino la materia, le sue strutture, le trasformazioni subite nel tempo e il modo in cui era stata utilizzata dall’uomo, mi ha portata ad avvicinarmi sempre più all’arte, intesa sia come storia dell’umanità sia come espressione di bellezza. Quel lavoro mi ha fatto nascere il desiderio di “incontrare con mano” la terra. Da lì è nato in modo molto naturale l’interesse per la ceramica: la possibilità di creare partendo da un materiale presente ovunque sulla Terra mi è sembrata la forma più diretta e autentica di dialogo tra la mia formazione scientifica e la mia sensibilità artistica».
Ha vissuto molto all’estero con la famiglia: quanto è stata importante l’influenza di altre culture nel suo mestiere di artigiana? «La mia vita all’estero ha influito profondamente sul mio lavoro artigianale. Credo fermamente che lo scambio di opinioni, stili e modi di vivere sia un potente stimolo ad aprirsi a nuove idee creative. Confrontarmi con culture e sensibilità diverse mi ha insegnato a guardare il mio lavoro da prospettive sempre nuove e mi ha portata a concepire la ceramica non come un percorso isolato, ma come un dialogo continuo con altre professionalità artigianali e creative. Per questo mi capita spesso di collaborare con cuochi, floral stylist e interior designer: incontri che arricchiscono il mio processo creativo e rendono il lavoro un’esperienza condivisa, dinamica e stimolante».
I suoi progetti hanno sempre un impatto sociale: ci può raccontare quelli che ha più a cuore? «Ho partecipato a due grandi progetti internazionali, 'Maredmodul' dove insieme ad altri artisti abbiamo creato sculture in argilla che sono poi state posizionate su un fondale marino precedentemente devastato dai lavori del porto, per dare la possibilità alla fauna e flora marina di ricrearsi. E 'Moreclaylessplastic', un movimento che, attraverso l’uso della ceramica, invita le persone a riflettere sull’uso della plastica e a combatterne l’uso e l’abuso. Inoltre nel mio laboratorio dedico un giorno alla settimana a giovani provenienti da una comunità sociale. Lavorare la ceramica con loro è un’esperienza profondamente immersiva, sia dal punto di vista umano che creativo. Sono adolescenti che stanno cercando il proprio posto nel mondo, e il mio ruolo non è quello di imporre tecniche o regole, ma di accompagnarli alla scoperta dell’artigianato - in particolare della ceramica - come strumento di espressione personale. Attraverso il contatto diretto con la materia, li incoraggio a sperimentare liberamente, rispettando la loro individualità e lasciando spazio alla loro creatività. Credo che la ceramica, con i suoi tempi lenti e il suo dialogo costante con la terra, possa diventare per loro un modo per conoscersi meglio e trovare una forma autentica di espressione».
Come si svolge il suo lavoro, ha un laboratorio? «Il lavoro in laboratorio si articola su più livelli, che convivono in un equilibrio dinamico tra insegnamento e produzione. Un giorno alla settimana è dedicato ai ragazzi della comunità sociale, un altro alle lezioni private. I giorni rimanenti sono riservati alla mia produzione personale, necessaria per partecipare a eventi in città, fiere e mercati nazionali e internazionali. Questa organizzazione mi permette di alternare il tempo dedicato alla trasmissione del sapere artigianale con quello necessario alla ricerca e alla creazione delle mie opere, mantenendo vivo il dialogo tra insegnamento e pratica».
Sta lavorando su nuovi progetti, idee, creazioni? «Sì, fortunatamente nuovi progetti sono sempre in arrivo e rappresentano per me uno stimolo fondamentale per immaginare nuove forme, nuovi eventi e anche momenti performativi».
