Pareti e pavimenti

Piastrelle blu: il dettaglio decisivo

Quando si posa su piastrelle di fattura artigianale, la coppia vincente bianco&blu rievoca le abitazioni mediterranee e porta una sensazione di freschezza. Semplicità, purezza e rigore di linee geometriche danno carattere a questi rivestimenti davvero unici. Perfetti non solo al mare...

Le piastrelle blu e bianche, con la loro fattura artigianale, trasmettono un'atmosfera mediterranea che irradia freschezza e eleganza, conferendo un carattere unico a qualsiasi ambiente.

Sia in cucina, nel bagno o nel soggiorno, queste piastrelle aggiungono un tocco di rigore geometrico, creando spazi rilassanti e sofisticati.

La cucina diventa un luogo vivace e ispirato, mentre il bagno si trasforma in un'oasi di relax. Le pareti rivestite di bianco si illuminano, mentre i dettagli blu profondo donano un tocco di serenità.

Anche gli spazi esterni traggono beneficio da questa scelta, trasformando terrazze e patii in luoghi accoglienti e vacanzieri. In definitiva, le piastrelle blu e bianche sono una scelta vincente per coloro che desiderano uno stile raffinato e distintivo, adattabile sia alle zone costiere che alla vita quotidiana.

“Uno dei miei sogni? Un portico al mare rivestito in piastrelle bianche e blu!” [Francesca]

Sfoglia la gallery e lasciati ispirare!

  • Alfabetile, lettera G, e c’è tutto l’alfabeto [Mavi Ceramica]
  • I Decori, decorato a mano [Domenico Mori]
  • Cunningham, in ceramica vietrese [Ceramica Cevi]
  • Blue Blood, fatte a mano in Marocco [Popham Design]
  • Rayures, in cemento dipinto [Beauregard Studio]
  • Scenario, riedizione di un disegno storico [Marazzi]
  • Blu Ponti, disegno Gio Ponti [Francesco De Maio]
  • Patterned, terracotta dipinta a mano [Made a Mano]
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Come realizzare la lampada con ventaglio dipinto

Indispensabili per... ‘darsi delle arie’ nei mesi più roventi, i ventagli sono così belli che diventano accessorio per la casa. Dipingili ad acquarello e realizza una originale lampada.

Occorrente

  • ventaglio bianco non pieghevole
  • acquarelli
  • pennelli
  • barretta in legno
  • portalampada con cavo e lampadina

Come si fa

  1. Intingi il pennello prima nell’acqua, poi nel colore verde e in quello mattone, per ottenere il marrone, quindi disegna i rami.
  2. Dipingi i petali dei fiori. Realizza quelli più chiari, con poco colore e bagnando bene il pennello.
  3. Per dare un effetto tridimensionale, dipingi alcuni petali di un rosa più intenso. Procedi sul colore ancora bagnato.
  4. Con un pennello a punta sottilissima dipingi le gemme verde scuro. Il ramo deve essere asciutto per definire la pennellata.
  5. Completa i fiori con i dettagli delle corolle, disegnando i puntini dei sepali e definendo le gemme. Lascia asciugare il decoro.
  6. Appoggia il ventaglio nella scanalatura della barretta e fissa sul retro il portalampada con una graffa.

 

Consigli utili: Il ventaglio perfetto da dipingere? Un modello rigido, in carta di riso bianca. Se sei alle prime armi con l’acquarello, realizza le linee guida del decoro con una matita HB.

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La mostra “Home Sweet Home” rievoca un secolo di cambiamenti nel lavoro domestico e nell’abitare

Alla Triennale di Milano, fino al 10/9, ‘Home Sweet Home’ una ricostruzione del nostro rapporto con lo spazio domestico, anche attraverso l’evoluzione dei ruoli di genere e l’analisi dell’influenza della tecnologia sugli attuali modi di abitare. A cura di Nina Basso.

"Casa, dolce casa non ha mai significato lavoro domestico, dolce lavoro domestico", questa celebre citazione di Charlotte Perkins Gilman riecheggia ancora oggi nel nuovo progetto espositivo e editoriale intitolato "Home Sweet Home", curato da Nina Bassoli. L'evento, in programma presso Triennale Milano fino al 10 settembre 2023, offre un'opportunità unica per esplorare e riflettere sui cambiamenti e le inquietudini sociali legate al tema della casa.

L'iniziativa, fortemente orientata verso la ricerca e l'analisi, si propone di affrontare una delle tematiche centrali per Triennale Milano: l'abitare. Attraverso un viaggio lungo un secolo di mostre ed esposizioni internazionali, il progetto intende ripercorrere l'evoluzione del concetto di casa, partendo dai preziosi materiali conservati negli archivi dell'istituzione, e offrendo interessanti aperture sul contemporaneo.

La mostra è stata strutturata seguendo una prospettiva innovativa, incentrata sui temi comportamentali, anziché sulle classiche tipologie architettoniche o cronologie. Questa scelta permette di esaminare le mostre storiche alla luce di una prospettiva di genere contemporanea, che ridefinisce le dinamiche dualistiche e conflittuali tra casa e lavoro, tra maschile e femminile, tra produzione e riproduzione, tra spazio pubblico e spazio privato.

"Home Sweet Home" rappresenta un'occasione unica per immergersi nella storia delle sperimentazioni architettoniche delle case nel Parco degli anni Trenta, per esplorare l'ottimismo modernista della ricostruzione post-bellica e per comprendere le esperienze postmoderne e decostruttiviste legate all'abitare. La casa, intima e universale, è diventata un oggetto di indagine sensibile ai mutamenti culturali, politici e sociali nel corso del tempo.

La mostra si avvale anche di un'ampia selezione di saggi, scritti da critici ed esperti di livello internazionale, focalizzati sul tema dell'abitare. Alcuni di questi saggi sono stati tradotti per la prima volta in italiano, fornendo una visione polifonica e ricca di spunti sulla magia del luogo domestico.

Una casa che… salva l’acqua!

Tra le risorse più preziose per la casa bioarmonica, l’acqua piovana viene recuperata per soddisfare alcuni dei fabbisogni idrici per i quali non serve l’acqua potabile. Ecco due soluzioni anti-spreco per raccoglierla e riutilizzarla, utili per far fronte anche a periodi di siccità.

L'esempio virtuoso a cui ispirarsi è il dammuso, antica costruzione dall’architettura organica che trovi a Pantelleria. È dotato di un tetto a morbide cupole, una primordiale opera di ingegneria idraulica di origine araba che, per ovviare alla scarsità delle piogge, ha la funzione di raccogliere l’acqua piovana e di convogliarla attraverso i pluviali in una cisterna sotterranea.

Se ti piace l’idea di riciclare l’acqua piovana ma ti frena il fatto che a casa tua quando piove la pioggia non viene smaltita correttamente (per esempio si bagna il muro), prima di adottare un sistema di raccolta può essere utile richiedere a un ingegnere edile di controllare che la pendenza del tetto e le dimensioni di grondaie e pluviali siano adeguate. Se invece non hai mai notato problemi, puoi scegliere subito il sistema che fa per te, tra questi due principali.

Il riciclo provvisorio

Se le tue esigenze idriche si limitano all’irrigazione stagionale del giardino o del terrazzo, puoi raccogliere e stoccare provvisoriamente la pioggia in una cisterna o contenitore con una capacità di circa 200-1.000 litri. Cisterne che, per integrarsi meglio in ogni contesto architettonico, oggi hanno un design moderno e salvaspazio e sembrano insospettabili vasi o anfore.

Per raccogliere la pioggia, basta collegare la cisterna al tubo di pluviale tramite un dispositivo detto deviatore che, dotato di uno speciale filtro autopulente, convoglia l’acqua piovana nel contenitore e la filtra da foglie e micro detriti.

Come fai a prelevare l’acqua raccolta? Le cisterne più nuove hanno già un innaffiatoio removibile o un rubinetto a cui collegare un tubo con lancia per l’innaffiaggio, ma se non ne fossero dotate, puoi prelevare facilmente l’acqua raccolta aspirandola con una pompa a immersione, che trovi anche nei centri per il fai-da-te.

L’impianto di stoccaggio permanente

Se vuoi spingerti oltre e riuscire a non sprecare fino al 50% dell’acqua potabile che utilizzi di solito – quella per scarico del wc e lavatrice &Co. – e stai ristrutturando casa o sei disposta ad affrontare lavori edili – puoi creare un sistema permanente di raccolta dell’acqua piovana.

Si tratta di realizzare tubazioni che dal pluviale convogliano la pioggia verso un capiente serbatoio d’accumulo, solitamente interrato quando c’è un giardino, da cui partono altre tubazioni che portano l’acqua ai punti di utilizzo. Si crea così un secondo impianto idrico, parallelo a quello già presente in casa. Prima di realizzarlo, dovrai solo decidere se utilizzare l’impianto di recupero e riuso per usi esclusivamente esterni – come l’irrigazione di piante e aree verdi (esclusi gli orti) e il lavaggio di auto, moto, bici, arredi e pavimentazioni esterne – o anche per usi interni, per esempio per lo scarico dei wc e per la lavatrice.

In quest’ultimo caso, oltre a garantire un filtraggio a più stadi e la sterilizzazione dell’acqua, l’impianto viene realizzato portando le tubazioni idrauliche anche in casa, ai punti di utilizzo che saranno nei bagni e nella zona lavanderia, se c’è. E se è vero che con queste soluzioni la casa salva moltissima acqua potabile, è pure vero che aiuterebbero anche ad attenuare gli effetti delle bombe d’acqua, limitando i flussi eccessivi di pioggia verso le reti fognarie, che si saturano sempre velocemente.

Una casa dal… caldo ‘virtuoso’

Per averla basta accendere il fuoco delle stufe ad accumulo, che regalano la sensazione di scaldarsi al sole. Ma la vera magia, rubata alle tecniche degli antichi romani, è che queste stufe scaldano per ore e ore anche da spente!

L'esempio virtuoso a cui ispirarsi è la tradizionale stufa ad accumulo KACHELOFEN in maiolica. Grazie a un giro di cunicoli interni dove scorrono tutti i fumi caldi della combustione, la stufa immagazzina moltissimo calore, che poi irradia per molte ore sotto forma di benefici raggi solari.

Accendere il fuoco delle stufe ad accumulo è come risvegliare una magia antica e avvolgente, capace di regalarci l'abbraccio caldo del sole. Questi geniali dispositivi, ispirati alle antiche tecniche dei romani, ci offrono un piacere unico: scaldarsi per ore e ore, anche quando il fuoco è stato spento.

È un'esperienza straordinaria, quasi come catturare l'essenza del sole e conservarla per il nostro benessere. Non c'è sensazione più accogliente di quella di ritrovarsi in una casa avvolta da un tepore costante, frutto della sapiente ingegneria delle stufe ad accumulo.

Un connubio perfetto tra tradizione e innovazione, dove l'antico sapere dei romani si fonde con la moderna tecnologia per regalarci un'esperienza unica e indimenticabile.

I modelli tra cui scegliere sono tanti, sfoglia la gallery e lasciati ispirare!

Materiali e soluzioni ‘facili’ per la cucina

Uno dei fondamenti del concetto di ‘I feel good’ in casa è sicuramente poter spostare le energie e il tempo a favore di attività che ci ricaricano. Dunque, scegliere materiali facili da usare, pulire e mantenere è il primo passo per recuperare tempo per sé.

Il telaio in alluminio, per esempio, è ottimo dal punto di vista della resistenza e dell’idrorepellenza, e anche perché non si ossida... e se ci abbini i frontali in  Fenix, come nella cucina Zafferano di Valdesign, ottieni il massimo. Il Fenix si pulisce con un detergente non abrasivo e, se per caso ne graffi la superficie, la  puoi riparare passando il ferro da stiro attraverso un panno umido, o utilizzando il phon... semplicemente geniale!

La boiserie a parete è rivestita in Aldust, una lamina in alluminio (spessa circa 1-1,5 mm) verniciata con polveri epossidiche e stesa a mano. Le colonne hanno la gola a tutta altezza che ne sottolinea la verticalità. Per tenere a disposizione ciò che serve per cucinare senza fare fatica, c’è il sistema di moduli a giorno Flag Moka Stone con barriera anticaduta.

Cucina a vista? Grazie al top scorrevole puoi nascondere i fuochi e fare subito ordine. Il piano in legno che copre l’isola può scorrere orizzontalmente, per diventare banco snack e mettere in luce il piano cottura a induzione.

ESALTA LO STILE CON LE PIASTRELLE

Classico, scandi, vintage o mediterraneo: quando la cucina è minimale e bianca, sono il pavimento e le pareti a fare la differenza. Ecco 6 mood da copiare, tutti elegantissimi e di grande impatto!

  1. Classico. Premiere Amazzonite (in lastre da cm 60x60 a 120x260) effetto marmo con un fondo verde e venature di colore bianco, viola e marrone [Del Conca].
  2. Seventies. Crogiolo Confetto ha la superficie morbida al tatto ed è disponibile in formato cm 5x5 e 10x10, in una palette di 12 colori [Marazzi].
  3. Vintage. Resincrete dà vita a un inedito effetto tra terrazzo e palladiana in formato 120x120 [Vitra].
  4. Botanico. Murales Polinesia (in formato da cm 60x120) porta un tocco jungle, fresco ed esotico in stile wallpaper [Iperceramica].
  5. Cottagecore. Un’esplosione di fiori di campagna su fondo azzurro che fanno subito country per Journey decoro Springtime, in formato cm 60x120 [Ceramiche Keope].
  6. Nordico. Effetto legno cannettato per il rivestimento Richmond Natural Struttura Woody da cm 33x100, che ha un’elegantissima superficie tridimensionale [Ragno].
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Come si progetta una cucina all’aperto

Una casa che… segue il sole

Prima tra le fonti energetiche naturali e rinnovabili, il sole oggi regala alla casa grandi quantità di elettricità gratuita, accumulata dai nuovi impianti fotovoltaici dal design curato. E simili a sculture o a elementi costruttivi, seguono il sole e si integrano al meglio con l’architettura.

L'esempio virtuoso a cui ispirarsi è la casa rotante HELIOTROPE, l’edificio cilindrico di Friburgo noto come ‘Casa girasole’ costruita nel 1994. Dotata di una potente vela fotovoltaica sul tetto, composta da 60 pannelli solari, ruota su un asse centrale per seguire il sole tutto il giorno, in modo da produrre da 4 a 6 volte il proprio fabbisogno di energia!

Fortemente connessa al sole, la casa bioarmonica oggi non può fare a meno di un impianto fotovoltaico dotato di batterie di accumulo che, trasformando l’energia solare in energia elettrica gratuita da immagazzinare per i momenti di necessità, la avvicina all’indipendenza energetica. E ora che le ultime tecnologie danno nuova forma – e design – alle celle fotovoltaiche, questi impianti si mettono in bella mostra... o si mimetizzano con l’architettura.

Gli impianti fotovoltaici di design

Dopo anni di anonimi pannelli rettangolari e scuri, oggi c’è una branca del settore fotovoltaico che investe nell’eleganza dell’energia, puntando su un design funzionale che si fonde con le esigenze architettoniche. Sono così nate delle vere sculture monolitiche e autoportanti per giardini privati e cortili condominiali, che sfoggiano solo superfici lucide e riflettenti.

In questo modo nascondono alla vista tuti i componenti tecnici. Ma anche qualche segreto: come la piramide fotovoltaica che, sfruttando i vantaggi della tridimensionalità, assorbe in modo continuo e più costante l’energia solare. O come il ‘fiore fotovoltaico’ che aprendosi e girando come un girasole in cerca della luce, segue il sole dall’alba al tramonto per non perdersi nemmeno un watt di energia, fino a chiudersi la sera.

Gli impianti fotovoltaici integrati

Nati per sfruttare in modo più saggio ed estetico muri perimetrali e coperture, i nuovi impianti sono composti da elementi che sanno integrarsi perfettamente alle strutture architettoniche, tanto che ormai si parla di facciate, tetti e pergole fotovolatici che rispondono alle esigenze contemporanee di estetica e funzionalità.

Soluzioni così geniali che oggi ti consentono di rivestire il tetto con coppi in cotto, la cui cella fotovoltaica è totalmente invisibile, o di rivestire la facciata della casa al mare con pannelli fotovoltaici azzurri, rosa o color pesca in perfetto stile Miami! E la vera novità, rispetto ai tentativi già fatti in passato, è che queste soluzioni non sottraggono efficienza alle celle fotovoltaiche!

Verso l’autosufficienza energetica

Qualunque forma abbia l’impianto fotovoltaico che piace di più, una cosa è certa: il caro energia e gli obiettivi europei sui consumi di energia e sulle emissioni di CO2 dovrebbe spingerci a compiere il primo passo verso l’indipendenza energetica.

Come? Per esempio, attraverso l’auto-produzione e l’autoconsumo dell’elettricità ricavata dall’energia solare. Tanto più che dal 2022, lo Stato ha deciso che l’installazione del fotovoltaico viene considerata come un intervento di manutenzione ordinaria, rientrante nel regime di edilizia libera. Dunque, oltre ai pannelli di design, quello che ci serve per rendere la casa autosufficiente al 100% in termini di energia elettrica, sono solo un inverter (cioè l’elemento che converte la corrente continua generata dal fotovoltaico nella corrente alternata di casa) potente e di qualità e un sistema di accumulo elettrico a batterie.

Una casa che… prende vita dalla terra!

Materiale principe della biologia edile, la terra è l’elemento che più di tutti connette la casa alla natura... perché le fornisce energia termica pulita e dà vita a mattoni, pitture, intonaci, pavimenti e rivestimenti virtuosi e a basso impatto, che regalano stile e benessere unici.

L'esempio virtuoso a cui ispirarsi è la casa ZS RICEHOUSE: si tratta di un’abitazione prefabbricata isolata con paglia di riso e con pareti realizzate con lastre e intonaco in argilla e lolla di riso (l’involucro esterno del riso). Essendo una casa passiva, non ha l’impianto di riscaldamento o di raffrescamento ma può essere dotata della pompa di calore geotermica per produrre acqua calda sanitaria.

Hai mai pensato che nel terreno del tuo giardino privato o del cortile condominiale potrebbe esserci un insospettabile serbatoio di energia termica naturale da sfruttare per realizzare un impianto di riscaldamento? E che dall’argilla di terre vulcaniche o dai boschi feriti dalle tempeste potrebbero nascere dei bellissimi e sani pavimenti e rivestimenti? È la meraviglia della terra, capace di dare vita a soluzioni inimitabili per bellezza, comfort e risparmio energetico. Ecco quali.

La pompa di calore geotermica

Questo impianto di riscaldamento è composto da un sistema che estrae calore dal terreno e lo porta in casa in questo modo: delle sonde interrate nel sottosuolo hanno il compito di captare il calore dalla terra e di trasferirlo al cuore del sistema, la pompa di calore, che lo distribuisce all’interno della casa tramite pannelli radianti a bassa temperatura (30-35 °C).

Temi che nel tuo giardino o cortile non ci sia spazio per scavare? Non è detto, perché per assecondare ogni esigenza, questi impianti usano spesso sonde diverse proprio in base alle profondità raggiungibili. In linea generale, si usano le sonde geotermiche quando si può scavare fino a 70 metri, le sonde elicoidali telescopiche se la superficie è poco estesa e si può perforare fino a 3-5 metri e i collettori orizzontali se lo spazio è ampio ma si deve stare a profondità ridotte di soli 1,5 metri.

Lo scambiatore di calore aria-terra

Se hai già installato o intendi installare un sistema di ventilazione meccanica controllata (VMC), lo scambiatore di calore aria-terra ne potenzierà l’efficienza, a vantaggio del comfort e del risparmio energetico.

Il meccanismo del sistema, che richiede che vengano interrate delle tubazioni, è semplice: l’aria esterna, che viene aspirata da una torretta posta in giardino, arriva nelle tubazioni interrate dove prima viene riscaldata o raffrescata dal terreno (a seconda della stagione), poi convogliata in un dispositivo di recupero del calore e infine immessa nell’impianto di ventilazione. Questo fa sì che d’inverno, l’aria pre-riscaldata che fa il suo ingresso in casa permetta all’impianto di VMC di lavorare meno per raggiungere le temperature confortevoli, mentre d’estate l’aria preraffrescata basterà a garantire il benessere senza ulteriori sprechi di energia!

La capacità del terreno di preriscaldare o di preraffreddare l’aria dipende anche molto dalla zona di residenza.

I biomateriali strutturali e di finitura

Impossibile non innamorarsene, con tutti i sensi. Sono materiali dalle radici antichissime che, più che nascere dalla terra, ne sono l’essenza, come la pittura e i coloranti in argilla e il mattone e l’intonaco in terra cruda. Tutti biomateriali a zero carica inquinante, dalla texture materica, dai colori caldi e dall’inconfondibile ‘profumo di Natura’ che, oltre a rendere bella la casa (l’argilla o terra cruda che si applica sui muri è la stessa usata come maschera di bellezza per il viso!) la aiutano ad auto-regolare il proprio microclima.

E poi ci sono i materiali di finitura legati indirettamente alla terra che, composti con materie prime provenienti da boschi e foreste, raccontano la sensibilità e la capacità dell’uomo di dar loro nuovi valore e vita. Sono i geniali rivestimenti fonoisolanti realizzati con il micelio, che è l’apparato vegetativo dei funghi, e il parquet prodotto recuperando gli alberi abbattuti da violente tempeste o così vecchi da aver esaurito la loro linfa, tanto da essere definiti ‘morti in piedi’, e la cui fine sarebbe stata quella di marcire inutilmente al suolo.

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Nuovi progetti: l’armadio al posto della parete

Hai un monolocale e vuoi dare privacy alla zona notte? Vuoi creare la cabina armadio in camera senza lavori in muratura? Hai bisogno di separare in modo ‘facile’ ingresso e salotto? Con gli armadi autoportanti di nuova generazione puoi dividere gli spazi senza alzare muri

Per ricavare la cabina armadio

Che la stanza sia grande o di dimensioni standard, puoi dividerla in 2 senza lavori in muratura ma con un sistema di contenitori autoportanti, anche bifacciali, che possono includere la porta. Un esempio? I sistemi Freedhome® e ArchitypeTM che, abbinati, danno vita a una vera stanza nella stanza [Caccaro].

La zona notte nel monolocale

Per creare zone diverse sfrutta il centro con armadi da accostare schiena-schiena con diverse funzioni: da un lato la cucina, dall’altro il letto a ribalta e il guardaroba, così gli spazi si moltiplicano. Puoi realizzarlo con il sistema BoxLife che con ante ed elementi a scomparsa organizza gli ambienti in modo iper funzionale e ordinato [Scavolini].

Dividere l’open space

Per separare ingresso e living, puoi inserire un’armadiatura con moduli che si aprono su un locale o sull’altro alternatamente, in modo da servire entrambi gli ambienti. Gli schienali devono avere la stessa finitura delle ante per dare continuità. Un esmepio? Stave con doghe verticali, moduli curvi e apertura push pull [Novamobili].

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Mocktail: prova i drink analcolici!

Super sani e perfetti come aperitivo o per dissetarsi, sono i cocktail ‘finti’ (‘mock’ in inglese) che non contengono alcol. Fatti con frutta e verdura e ricchi di vitamine, puoi prepararli con gli elettrodomestici più performanti.

Scegli quello che fa per te:

Frullatore: regolabile su due o tre velocità per un succo denso e cremoso. Prepara bevande a base di frutta e passati di verdura, omogeneizzati, minestre, salse, frappé e trita il ghiaccio. Lavora frutta e verdura senza produrre scarti, con una resa del 100%. Il frullatore President ha la funzione Pulse per rendere gli ingredienti omogenei. Boccale in vetro più bottiglia da viaggio in plastica [Tescoma]

Centrifuga: gli alimenti sono prima sminuzzati da una grattugia affilata, poi il succo è separato dalla polpa. Una rete a maglia trattiene la polpa e quello che esce dalla centrifuga è soltanto ottimo e sano succo. Nella centrifuga Avance Collection inserisci la frutta intera e scegli la consistenza del succo, leggero o più denso, con fino al 50% in più di fibra [Philips]

Estrattore di succo: spreme la frutta senza tagliarla, a bassa velocità per non creare calore e conservare le sostanze nutrizionali. Dotato di filtri intercambiabili a maglia più o meno fitta, secondo gli ingredienti. Compatto, nel contenitore da 220 ml dell’estrattore H310A inserisci la frutta intera. Può lavorare in continuo per 15 minuti [Hurom]

Tre ricette

Mocktail kiwi e menta

2 kiwi
750 ml di acqua fredda
10 foglioline di menta fresca
2 lime
40 g zucchero di canna
q.b. cubetti di ghiaccio

Lava, sbuccia e taglia a pezzi i kiwi. Lava le foglioline di menta. Metti il kiwi nel frullatore con il succo di lime, lo zucchero di canna, 250 ml di acqua fredda e la menta. Frulla a scatti. Versa in una brocca, aggiungi l’acqua e mescola. Metti i cubetti di ghiaccio e aggiungi delle foglie di menta.

Mocktail di melone, cetriolo e pesche

melone
1 cetriolo grande (o 2 piccoli)
2 pesche

Pulisci il melone togliendo i semi e la buccia, sbuccia il cetriolo, lava le pesche e tagliale a pezzi o spicchi togliendo il nocciolo. Centrifugali gradualmente. Tieni da parte alcuni pezzetti di melone e pesca per guarnire il bicchiere.

Mocktail all'ananas

250 g d’ananas
50 g di lime
130 g di fragole
120 ml di latte di cocco

Lava la frutta. Elimina la buccia dell’ananas, togli il torsolo e taglia la polpa in pezzi. Togli la scorza del lime e dividilo a metà. Togli le foglie dalle fragole. Metti nell’estrattore con il filtro a maglia sottile gli ingredienti, alternandoli. Una volta pronto il succo, aggiungi il latte di cocco già preparato e servi ben freddo.