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WunderKit: a BASE Milano (e non solo) storie di oggetti e piccole meraviglie

Paola Tartaglino

Paola Tartaglino  •  We Make A Pair

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Nel 2019 le interviste si sono svolte tra Milano, Firenze e Cernobbio. Cosa bolle in pentola per il 2020? Abbiamo intervistato Giulia Capodieci, ideatrice del format, per saperne di più.

A BASE Milano due volte al mese da oltre un anno c'è un appuntamento da non perdere: Giulia Capodieci intervista professionisti e talenti emergenti delle industrie culturali e creative.

A ciascuno viene chiesto di portare 5 oggetti che raccontino il proprio lavoro, un "kit di meraviglia per ispirare e generale idee tra un pubblico di curiosi e di professionisti dei settori creativi".

E per chi non fosse a Milano? La buona notizia è che le interviste vengono pubblicate sul sito di BASE e si possono quindi rileggere (e forse nel 2020 arriverà anche un podcast!)

Abbiamo rivolto qualche domanda a Giulia Capodieci, responsabile comunicazione di BASE e ideatrice del format di WundeKit.

Ciao Giulia, com'è nata l'idea di WunderKit?

WunderKit nasce a BASE, luogo dove circolano circa 500 mila visitatori all’anno: un grande flusso di persone, in uno spazio enorme, in cui si avvicendano eventi con un ritmo piuttosto intenso.

Per questo abbiamo sentito il bisogno di creare un momento in cui raccogliersi, in cui la relazione con i nostri diversi pubblici fosse al centro del discorso: abbiamo creato così un ambiente che potesse creare delle connessioni, che potesse valorizzare l’incontro 1 a 1 con le persone, un ambiente per condividere idee, generare ispirazione e favorire incontri.

Siccome molti degli abitanti di BASE sono professionisti delle industrie creative, abbiamo deciso di creare un momento nel salottino della nostra residenza artistica, facendo entrare un massimo di 30 persone, così da creare questa dimensione adatta alla condivisione e all'ispirazione.

Per questo WundeKit cerca di creare connessioni selezionando professionisti (emergenti o affermati) che possano proporre le loro storie di fronte a una platea ridotta, rispetto a quelle a cui è abituata BASE: in questo modo l’ospite si sente maggiormente a suo agio nel condividere storie che parlano del proprio lavoro ma che sono anche personali, e poter scambiare due parole con gli spettatori a fine incontro.

Come si è sviluppato il progetto?

WundeKit si sviluppa secondo una logica molto sperimentale, perché è un progetto che ci mette nella condizione di porci domande, di prendere strade nuove, di evolvere.

All'inizio è nato come rubrica della posterzine che distribuiamo ogni due mesi, un’intervista all'artista in residenza, lo stesso che disegna anche il poster. A ciascuno chiedevo di raccontare la propria storia attraverso gli oggetti e, in questo modo, mi trovavo a raccogliere lunghe interviste, che però dovevamo per forza di cose essere fortemente tagliate per trovare spazio sulla posterzine.

Abbiamo così pensato a una prima evoluzione del progetto: la prima ospite è stata Olimpia Zagnoli che si è prestata a questa sperimentazione, partecipando a un’intervista dal vivo, di fronte al pubblico. Ora è oltre un anno che raccogliamo le storie e il progetto continua e evolversi: all'inizio intervistavo solo gli artisti in residenza, ma nel tempo ho scelto di invitare anche altre figure dell’industria creativa.

In futuro vorremmo pubblicare un podcast e anche allestire un museo degli oggetti esposti; nel frattempo si sta formando una community di persone che tornano ad ogni appuntamento, non solo per ascoltare le interviste di persone che già seguono, ma pure per scoprire quelle che ancora non conoscono, così da uscire un po’ dalla bolla del proprio settore lavorativo.

Come accennavi, sei partita invitando gli illustratori in residenza, ma nel tempo hai coinvolto personaggi di settori molto diversi tra loro. Come scegli chi invitare a WunderKit?

Ci interessa molto andare a cercare nuovi personaggi da presentare, che incarnano nuove professioni: per esempio Maria Vittoria Baravelli, che è una art sharer, cioè usa Instagram come una influencer per comunicare l’arte contemporanea e farla arrivare a un pubblico più ampio; oppure Nicola Bruno, che è un detective delle fake news, che ci ha raccontato come si stanno evolvendo i media digitali tra visual journalism e fact checking.

Tramite gli ospiti cerchiamo di rappresentare l’epoca in cui viviamo, fatta anche di professioni che fino a poco tempo fa non esistevano.

Qual è la storia più curiosa legata a un oggetto?

La cerbottana di Guido Scarabottolo, fatta con pezzi di cartone, un’asticella di ferro e pezzi di camera d’aria di una bicicletta, come quando era bambino. La metafora è quella dell’importanza in un percorso creativo di saper guardare a ciò che si ha a disposizione (oggetti, materiali, ma anche competenze) e arrangiarsi/divertirsi riciclando, riutilizzando, rimettendo gli elementi insieme in modo inaspettato per realizzare un progetto completamente nuovo.
Mi è piaciuta molto questa storia, perché l’ho vista come un invito a guardarsi intorno sempre con occhi diversi.

In che modo riesci a interagire con il pubblico presente?

Alla fine di ogni incontro dedico sempre del tempo a chiacchierare con il pubblico presente, così da avere l’occasione per chiedere alle persone di cosa si occupano, cosa gli è interessato di più, cosa gli piace del progetto e cosa li spinge quindi a tornare.

L’obiettivo del 2020 è proprio quello di riuscire a coinvolgere di più il pubblico, in modo attivo: soprattutto tra coloro che tornano, ci sono persone che hanno iniziato a immaginare la composizione del proprio kit, che ci scrivono per raccontarcelo. Abbiamo tanto materiale ancora inesplorato, ma che ci interesserebbe approfondire quest’anno.

Di recente hai portato WunderKit fuori da BASE, ci racconti com'è andata?

Nel 2019 ci sono stati due incontri davvero speciali: il primo è stato quello con Lisa Innocenti, che si occupa degli eventi di Impact Hub Firenze, con cui ho deciso di fare uno spin off. Dopo il primo appuntamento insieme (protagonista Simone Massoni), ora Luisa va avanti da sola, invitando personaggi della cultura fiorentina (e non solo) a Impact Hub una volta al mese.

Il secondo incontro è stato quello con Daniela Stasi, che cura gli eventi speciali di Orticolario, l’evento dedicato ai fiori che una volta all'anno si svolge a Cernobbio, sul lago di Como: Daniela era nel pubblico di un WunderKit, ci siamo conosciute e così abbiamo deciso insieme di portare il format a Villa Erba. Per l’occasione abbiamo invitato Francesca Zoboli, artista e illustratrice che lavora tantissimo a contatto con la natura, con i materiali naturali, che si ispira ai fiori per creare texture, e che quindi ci sembrava perfetta per il contesto.

Ci puoi anticipare qualcosa sulla programmazione 2020?

Anche nel 2020 andremo alla ricerca di professioni insolite, di persone eclettiche, il cui lavoro si svolge in tante direzioni, incrociando diversi settori, che affrontano tematiche sociali, politiche o ambientali attraverso un linguaggio creativo.

 

Grazie Giulia, qui sotto ecco le date dei primi appuntamenti del 2020:

lunedì 13 gennaio: Luca Santese / Cesura
giovedì 23 gennaio: Petunia Ollister / Bookbreakfast
giovedì 6 febbraio: Livia Satriano / Libri Belli
giovedì 13 febbraio: Stefano Mirti / Super

Tutte le info: https://base.milano.it/wunderkit/

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