Sei un host a Milano e provincia? Partecipa al Premio OspitaMI 2025
Torna la 3ª edizione del Premio Achille Castiglioni Design&Ospitalità, per case in home sharing che esprimono il buon gusto e l’arte di vivere italiani. Invia la tua candidatura!
Cura dei dettagli, scelte estetiche e attenzione al comfort: se anche tu hai fatto di questi tre elementi il 'vanto' della tua casa in home sharing puoi candidarti entro il 30 settembre - la data è stata prorogata - per il Premio Achille Castiglioni Design & Ospitalità (PACDO), promosso dall'associazione OspitaMI in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni, e giunto alla terza edizione.
Il Premio è rivolto a tutti gli host di Milano e provincia che hanno scelto di rendere unici i propri spazi con arredi e dettagli di design capaci di raccontare una storia, e trasformare il soggiorno in un’esperienza memorabile.
Lo scopo è valorizzare l’accoglienza turistica internazionale in appartamenti arredati con buon gusto e che abbiano soluzioni architettoniche ed estetiche studiate nei dettagli; promuovere informazioni in tema di design per accrescere la sensibilità estetica degli host e dei loro ospiti.
Perché partecipare?
Perché l'impegno per aver curato la tua casa o la tua stanza destinata all'affitto breve va premiato! O perché il tuo allestimento è molto particolare e apprezzato dagli ospiti. E per vincere uno dei premi in palio.
Come candidarsi e cosa si vince
Ci si può iscrivere al premio fino al 30 settembre tramite il form sul sito di PACDO. A ottobre verranno selezionati i 5 finalisti, che riceveranno un biglietto per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 offerto da Airbnb e avranno l'opportunità di un servizio fotografico professionale realizzato da Pietro Rainoldi, fotografo ufficiale del PACDO, che trasformerà ogni casa in protagonista di una mostra fotografica inaugurata proprio durante la cerimonia di premiazione.
Ci saremo anche noi di CasaFacile!
Anche quest’anno la direttrice Francesca Magni farà parte della giuria e assegnerà un premio speciale alla casa più accogliente. Il vincitore riceverà un abbonamento annuale a CasaFacile e la pubblicazione del proprio annuncio sulla rivista. Se vuoi candidarti scarica il regolamento completo a questo link. In bocca al lupo!
13 librerie perfette per… leggere, lavorare, guardare una serie tv
Non è semplicemente questione di quanto spazio abbiamo a disposizione ma di quello che dobbiamo metterci: solo libri o anche tv, scrivania e oggetti? Trova qui la libreria per te
100% libri
Per accogliere libri di varie dimensioni, dai tascabili ai volumi d’arte alle collezioni di riviste, queste librerie devono avere vani di grandezza diversa. Metti i libri più pesanti in basso e verifica con il rivenditore quale peso portano i vari piani in modo da non riempirli troppo facendoli imbarcare.
libri+home office
Se lo spazio per una scrivania vera e propria in casa non c’è, puoi inserirla in un modulo della libreria: basta una ribalta se fai poco smart working, o un vero scrittoio, magari con cassetti e un piano di almeno cm 80x45, per lavorare con comodità anche con il portatile.
libri+oggetti
Hai vasi, accessori e piante oltre ai libri? Sui ripiani a giorno tieni oggetti facili da spolverare, quelli preziosi e delicati vanno dietro ante a vetro al riparo dalla polvere. Divertiti a creare composizioni décor come quelle delle stylist!
libri+televisore
Inserire la tv nella libreria aiuta a mimetizzarla (non a tutti piace averla a vista). Le soluzioni sono tante: appesa a una boiserie, appoggiata sulla base o fissata alla struttura, l’importante è che sia possibile orientarla in direzione di chi sta guardando con un sistema o un braccio apposito, oppure con un piedistallo girevole.
Testi di Elena Favetti
Party time: una tavola a pattern geometrici
Pattern molteplici purché geometrici. È questo il dress code di una tavola estiva che crea lo stile con una palette ‘succosa’... come frutta di stagione!
Beatrice Sannino, @beatricesanninobea su Instagram, ci racconta questa sua tavola esplosiva: «Nasce in una giornata di giugno così piovosa e grigia da sembrare novembre. Mi sono chiesta: quali sono i colori dell’estate? E quali pattern la rappresentano? Così ho iniziato a combinare forme geometriche e tinte vibranti, seguendo l’istinto più che un disegno preciso. Il risultato è stato un inno visivo alla stagione che aspettavo». Noi ci siamo divertiti a seguire il filone, incrociando righe, scacchi e diagonali!
I CONSIGLI DELLA LETTRICE
Beatrice Sannino @beatricesanninobea
1. Colori Scegli una palette solare e vitaminica – giallo, arancione, blu cielo, rosa fragola: colori che evocano subito l’estate. Usa questi toni a contrasto... senza paura!
2. Geometrie Cerca pattern con strisce, cerchi, quadri e zig-zag: mescola e sovrapponi tra loro anche grafiche diverse, con piatti, tovaglioli o segnaposto.
3. Tovaglia Rompi le geometrie con un tovagliato dai soggetti naturali e sinuosi, che abbia però un fondo bianco per ‘staccare’.
4. Verde Per bilanciare l’energia del colore, inserisci elementi naturali: un fiore fresco, un rametto di rosmarino, un frutto di stagione posato sul piatto. Io qui ho utilizzato pochi rametti di menta.
5. Menù Scegli qualcosa di fresco e semplice: fette di anguria zuccherina ma anche melone, insalatone di pasta fredda, pomodori alla caprese. Aromatizza l’acqua con fette di limone o come preferisci.
LA PROSSIMA TAVOLA POTREBBE ESSERE LA TUA!
Scatta dall’alto e invia a [email protected] con oggetto ’Tavola’.
A cura di Grazia Caruso
Sos pavimenti: come arredare con il marmo rosso
Nicoletta Carbotti • Nicoletta Carbotti
Blogger CF Style
Bello, elegante e riflettente. Ma per il colore così intenso e la sua marezzatura abbinarlo è difficile. Prova con i nostri suggerimenti!
Arabescato orobico. È il nome di uno dei più diffusi marmi rossi, che è spesso presente nelle case Anni ’70 e ’80. Prezioso e dal colore intenso, è caratterizzato dalle venature che si sviluppano sulla lastra intera e creano disegni splendidi, ma anche difficili da gestire quando si tratta di accostargli mobili e colori.
Il suo rosso, invece, è la base su cui appoggiare arredi dai toni neutri e altri in tonalità complementari. Lo stile può essere rétro o contemporaneo, basta scegliere pezzi di carattere per bilanciare il disegno complesso del pavimento e optare per linee pulite e minimali, anche con pattern di grande dimensione.
Poiché questo marmo ha venature lunghe, conviene optare per mobili con piedini che, sollevati da terra, permettono al disegno di correre in libertà, e per tappeti dal disegno sfilacciato, capaci a loro volta di assecondare il movimento naturale delle venature.
Spaghetti chair, la sedia con le stringhe
Può una sedia ‘da bar’ diventare un’icona esposta nei musei del design? È quello che è successo alla Spaghetti Chair. Il suo tubolare in pvc avvolto attorno alla struttura in acciaio dà vita a schienale e seduta super comodi! E quell’idea ha fatto scuola...
La sua prima versione, chiamata Odessa, è del 1962, quando Belotti la disegna per il dehors di un albergo. Ma è solo quando è ‘scoperta’ da Enrico Baleri che la Spaghetti viene rielaborata per addolcirne le linee di seduta e schienale, poi messa in commercio come primo prodotto della neonata azienda Alias.
Baleri capisce la genialità di Belotti nell’aver creato una seduta in acciaio che, grazie all’elasticità del tondino in pvc, risulta leggera e comoda.
Presentata a New York nel 1979, fa il boom di vendite ed entra nella collezione del MoMA (e poi anche del Triennale Design Museum). Lo scopo del designer era stato raggiunto: dare a più persone possibile una sedia bella, pratica e comoda con materiali innovativi e democratici.
E questo è il concetto che ha ispirato altre aziende negli anni successivi a produrre sedute in&out in metallo e ‘stringhe’ di materiale sintetico, anche riciclato.
SPAGHETTI CHAIR
designer: Giandomenico Belotti
anno: 1979
Realizzata inizialmente da Pluri, nel suo concept definitivo fu commercializzata, e lo è tutt’ora, da Alias. Belotti e Baleri (designer e socio fondatore dell’azienda) partirono dal primo modello total black e con pvc trasparente, per realizzare poi un’intera famiglia di Spaghetti che comprende sgabelli e poltrona, anche in materiali inediti come il cuoio.
Testi di Elena Favetti
Punto luce: lampade per l’esterno La Spazio
Giorgia Brusemini • Ogni Casa è Illuminata
Blogger CF Style
Questa lampada reinterpreta la classica lanterna tradizionale portando, negli spazi all’aperto, una contemporaneità misurata e calda
La nuova collezione di lampade per l’esterno La Spazio ha attirato la mia attenzione perché reinterpreta la classica lanterna tradizionale portando, negli spazi all’aperto, una contemporaneità misurata e calda.
Interessante è come Riccardo Attimonelli disegna per Il Fanale una lampada dove il ferro – sottoposto a più verniciature per garantirne la protezione nel tempo – appare ‘leggero’.
Merito dell’effetto creato della traforatura su ferro, che dà vita a una texture di forme ottagonali che vanno diradandosi verso il basso e avvolgono il diffusore in vetro, filtrando la luce.
Nelle sue tre versioni – a parete, sospesa e montata su palo – La Spazio ben si colloca in un terrazzo o in un patio, ma diventa anche un’alleata preziosa per segnare un percorso nel verde.
dimensioni: ø cm 23x70,5h (la lampada).
materiale: ferro nero opaco RAL 9005 - diffusore vetro bianco.
sorgente: lampadina 1 x Max 15W Led E27 - Protezione IP65.
prezzo: a partire da €3.172.
» ilfanale.com
Talent scout di agosto 2025
Cose, persone, suggestioni, mode che verranno e intramontabili evergreen. Scovati in giro, intercettati su Instagram o surfando nello ‘sconfinato-mondo- dell’Internet’...
COME QUADRI
«L’ago è il mio pennello» racconta di sé Sila Gur. Le sue creazioni sembrano pitture a olio, così realistiche che devi avvicinarti molto per capire che è un ricamo. Incredibile, soprattutto, la riproduzione di capelli e tessuti. @jolly_hoops
DA COLLEZIONE
Oltre al tema cocktail, ci sono deliziose grafiche come torta di compleanno, hotdog, aironi&fenicotteri, corse d’auto e cagnolini… così belli che è un peccato usarli. E che spesso sono sold out! @oneandonlypaper
POPCORN ON FIRE
È così divertente vedere (e sentire!) i chicchi di mais scoppiettare e assistere alla loro trasformazione. Se poi succede attorno a un fuoco o sul bbq, è pura magia. » TwentySevenUK su Etsy
MICRO BORSE JAP
Il ricamo Kogin è uno dei principali stili dell’antichissima tecnica Sashiko. Questi mini capolavori sono opera di Tomomi Kobayashi, artista che lavora ‘in piccolo’ creando oggetti quotidiani. @itomomi39
ONDA SU ONDA
Mike si definisce ‘un artista visivo che gioca nella vita quotidiana’. Per farlo gli basta poco: ritagli di cartoncino, filo blu a formare il mare, fil di ferro per muoverlo. Scopri tutti i suoi mini progetti dinamici su @ma.mike.mg
CAMPANELLE DIY
Non ce n’è una uguale all’altra, e la cosa bella è che attraverso workshop on demand Diana ti guiderà a modellare, decorare e assemblare le tue campane di argilla fai-da-te. @dianafayt
Testi di Giusi Silighini
Tendenza: Refrigerio
Una selezione di 3 immagini scovate in giro per il web e raggruppate in trittici da Giorgia Bimbatti, la nostra Art Director. Fotografi, artisti, illustratori, typo designer: i loro lavori ispirano e fanno pensare. Questo mese il tema è... Refrigerio
Refrigerio richiama il sollievo, la pausa rigenerante, il benessere. È quel momento in cui corpo e mente si allineano e ritrovi un piccolo equilibrio. È quel momento in cui finalmente respiri.
_Melissa, nota come What if (“Cosa succederebbe se?”), usa l’AI per esplorare il romanticismo in modi inaspettati. Il suo tavolino galleggiante è un invito a fermarsi, per una pausa che rinfresca corpo e mente. Un gesto che sa di arte e terapia.
_Hana Katoba trasforma angoli urbani in ricordi tremolanti di un tempo in cui la natura non era ospite, ma padrona di casa. Con i suoi video generati da AI, regala visioni leggere che spezzano la routine. Un’idea di gentilezza che sarebbe bello veder realizzata.
_Anne Vuitton-Conquet ci porta in un faro sul mare, dove al posto degli specchi ci sono libri che riflettono la luce interiore. Un’immagine semplice, ma potentissima: un tempo sospeso, rigenerante.
Testi di Giorgia Bimbatti
Architetti & Designer: Massimo Iosa Ghini
È stato tra i fondatori del Bolidismo, ha collaborato con Ettore Sottsass e dal 1990 il suo Studio progetta nei campi più diversi. È un Maestro del design italiano
Incontriamo Massimo Iosa Ghini, architetto e designer bolognese, seduti su Proust, il divano che ha disegnato per Chateau d’Ax. È quindi naturale partire da qui...
Come è nato il progetto di questo (comodissimo) divano? «È un divano pensato per un uso familiare: sul quale è un piacere sedersi tutti insieme. Volevamo un divano recliner dalle linee morbide, in cui la tecnologia che lo compone fosse celata e che offrisse un naturale senso di accoglienza».
Il design quello fa, no? Nasconde la tecnologia sotto la forma… «Non sempre, può accadere anche il contrario. Ma nel mondo del relax la tecnologia non va sicuramente ostentata. In un prodotto che ha un senso di comune riconoscibilità come la poltrona o il divano di casa, l’idea stilistica è quasi in secondo piano rispetto alla ricerca della comodità. La forma stessa deve dare un’idea di invito, di una poltrona, di un divano da vivere. Per questo, nel progettarlo abbiamo fatto un lavoro di sottrazione e di lettura di codici comuni. A me piace usare la dicitura ‘luogo comune’, che solitamente ha un senso negativo e che io vedo invece come un ‘luogo’ di accordo e armonizzazione, un concetto da condividere. Quindi anche un oggetto, un arredo che tutti possono percepire per quello che è diventa un ‘luogo comune’, qualcosa anche da tramandare di generazione in generazione».
Ma un designer non dovrebbe invece andare contro questi ‘luoghi comuni’? «Dipende dal momento, dal brand con cui si lavora, dal suo stile aziendale… Se penso ai miei inizi, a quando progettavo con Sottsass per Memphis Milano, allora si faceva avanguardia e si cercava una rottura degli schemi. Altre volte, in altri tempi e momenti storici, invece, lo schema va utilizzato a vantaggio nostro e di chi fruisce di un prodotto».
Una fruizione che deve essere anche piacevole… «Certamente, oggi c’è un certo pudore a utilizzare termini come piacere, edonismo, che riportano subito agli Anni ’80… Forse in quel periodo si è andati anche un po’ oltre nella concezione del piacere, ma è anche vero che nei decenni successivi abbiamo assistito a una restaurazione, al ritorno di una sorta di Calvinismo e di pauperismo culturale che mi ha sempre lasciato perplesso, perché la ricerca del piacere è nella natura umana. Anche nel nostro stile di vita: l’individualità non può essere messa sempre in secondo piano. Come essere umani, abbiamo diritto al piacere e alla sua ricerca».
Anni ’80: la sua carriera è nata in quel periodo, con il movimento Bolidista e la collaborazione con il Gruppo Memphis di Sottsass... Ci racconta quell'avventura? «Il Bolidismo era già programmaticamente fuori dagli schemi. Si fondava su simultaneità, velocità e ubiquità, sull’essere in più luoghi contemporaneamente. L’Avanguardia Anni ’80, i collettivi come Alchimia e Memphis e anche il Philippe Starck dell’epoca con la sua visione così avanzata, ci hanno insegnato ad andare oltre la funzione, inserendo messaggi negli oggetti. Fino a quel momento, l’idea del progettare consisteva nel fare un oggetto che funzionasse bene, con certe caratteristiche che lo rendessero facilmente utilizzabile… Una grande propensione per la funzione, che ovviamente è imprescindibile, ma l’inserire un messaggio in un prodotto preconizzava già la civiltà dell’immagine della comunicazione attraverso le immagini che sarebbe venuta dopo».
Si ricorda un progetto significativo di quei tempi? «Il primo che mi viene in mente è ‘Le strutture tremano’ di Ettore Sottsass per Studio Alchimia (un tavolino dalle tremolanti e sottili gambe in tubolare d’acciaio, ndr): è ovvio che con un nome di quel genere tu stai proponendo un messaggio – che scaturiva dall’Architettura Radicale degli Anni ‘70 – non solo un prodotto, un progetto. Ora magari non tutti si ricordano quel tavolino, ma il nome, il messaggio sono rimasti».
La vostra era una generazione che si riconosceva in alcuni Maestri o che invece quei Maestri voleva superarli, forse anche - metaforicamente - ucciderli? «Sì, i Maestri c’erano, per noi giovani architetti e designer erano figure alle quali guardare ma spesso anche da disconoscere subito dopo. Oggi invece la parola Maestro mi piace, perché è una parola che descrive chi sa di più, chi conosce la via e può indicarla. In quegli anni, invece, c’era una tale esplosione di situazioni, di sollecitazioni che non esisteva una via unica».
Se dovesse individuare il tratto che lega le sue molteplici attività, cosa sarebbe? «Io sono un architetto classico, tradizionale, per quel che riguarda il mio ruolo, anche se non come modalità espressiva: ho una visione orizzontale del progetto, non credo nel progetto specialistico - anche se la figura dello specialista è necessaria - ma c’è la necessità di un director, come dicono gli inglesi, di un regista. E il regista nella nostra professione non può essere specializzato, deve avere una visione orizzontale perché deve ragionare e chiedersi a chi si rivolge e come raggiungere il risultato. Che cosa sto facendo e per chi lo sto facendo? Queste sono le domande che ci si deve sempre porre, con un approccio che definirei un po’ rinascimentale, che non si limita al proprio campo ma affronta ogni ambito dell’architettura, della progettazione, del design».
Intervista di Claudio Malaguti
Prima & Dopo: un restyling del cuore in Cilento
A due passi dal mare, una casa di famiglia anni ’70 si trasforma conservando alcuni pezzi vintage: sono loro a dettare colori e sfumature che rinnovano il passato e sanno di vacanza
A volte un evento triste diventa occasione di rinascita. È ciò che è successo a Nanda quando ha ereditato la casa della madre, un quadrilocale con giardino vista mare nel Parco Nazionale del Cilento.
È la casa in cui anche lei ha passato tante estati fin dagli Anni ’70 quando è stata costruita: una casa piena di ricordi alla quale mettere mano per renderla su misura per sé. Compito non facile, ma Nanda è la mamma della nostra stylist Vanessa Pisk che, grazie alla sua esperienza e alla sua sensibilità, è riuscita a dare leggerezza e charme agli ambienti, a partire da alcuni pezzi di famiglia che, così, hanno trovato nuova vita.
Le scelte fatte
«C’è un mobile a cui non potevo rinunciare: la credenza in formica Anni ’60 del soggiorno. È lei che mi ha suggerito la palette di marroni e toni naturali del living» ci racconta Vanessa. Per ricontestualizzarla ha scelto pavimenti e pareti che dal grigio virano all’azzurro e accessori che dal moka sfumano al bianco.
«A Milano avevo un paralume fiorato che volevo qui», dice Nanda, «e Vanessa ha ‘disegnato’ la mia camera partendo dal rosa del tessuto, portato anche sul soffitto: una coccola prima di dormire».
Per la propria stanza, invece, Vanessa ha preferito l’azzurro abbinato a tocchi di giallo, nuance che ritroviamo in uno dei bagni in palette con i grigi.
Il tocco di stile
I colori su alcuni muri e soffitti hanno riportato equilibrio: danno nuove dimensioni alle stanze, e comfort e leggerezza a chi le abita.
A cura di Studio Pisk - foto Giandomenico Frassi - testi Elena Favetti
