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Dal campo al centrotavola: la scommessa dei fiori a KM zero

Sara Malaguti

Sara Malaguti  •  Flowerista

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L'Associazione Slow Flowers vuole promuovere la filiera locale italiana dei fiori recisi, per una selezione di fiori a km zero a portata di tutti. Scopri come.

Sapere come, dove e chi ha prodotto quello che stiamo comprando. Domande che non valgono solo per il cibo, ma anche per i fiori. Grazie all’Associazione Slow Flowers Italy oggi i fiori a KM zero sono ancora più vicini.

La “rivoluzione floreale”, se così possiamo chiamarla, è iniziata nel 2007, quando la scrittrice americana Amy Stewart ha pubblicato il suo libro Flower Confidential: The Good, the Bad and the Beautiful. Ripercorrendo il viaggio dei fiori recisi dal campo al centrotavola della propria casa, denunciava condizioni di lavoro ingiuste, prezzi incongrui gonfiati nei vari passaggi, viaggi in aereo inquinanti.
I temi non erano poi così diversi da quelli segnalati dall’analogo movimento Slow Food, che tanto successo stava riscuotendo in quegli anni a livello mondiale.

Nacque quindi nel 2014 Slowflowers.com, fondatrici la scrittrice di Seattle Debra Prinzing, Erin Benzakein - della flower farm americana Floret - e Terry & Katie - dello studio floreale Worm di Londra.

Tre anni dopo, in Italia, altrettanti pionieri ispirati dalla stessa filosofia del rispetto della natura e dei ritmi lenti – Tommaso e Tania Torrini de La Rosa Canina, Laura, Mara e Teresa Cugusi di Puscina Flowers, Sofia Barozzi e Cosetta Vicini de Il Profumo dei Fiori - decidono di cimentarsi nella diffusione di una nuova cultura del fiore reciso organizzando un primo evento aperto a tutti a Podernovi, in Toscana. Era il 2017 e un vecchio casolare disabitato veniva decorato con i fiori donati dalla cooperativa Flora Toscana, molto attenta al Fair Trade in ambito florovivaistico. Un anno dopo, prendeva vita l’Associazione Slow Flowers Italy e l’evento “slow” veniva replicato con grande successo a Milano e a Monticchiello.

Impresa ardua, tuttavia, quella di sensibilizzare l’intera filiera del fiore, in un mercato dominato dall’importazione da Olanda, Etiopia, Colombia, Ecuador e Kenya, ma su cui vale la pena scommettere se l’obiettivo è quello di dar vita a una “rivoluzione economica” oltre che floreale.

 

Ebbene sì, perché se da un lato la produzione di fiori recisi in Italia ancora langue (alcuni esempi, oltre alla già citata Puscina Flowers, ci sono, ma sono ancora molto pochi: Olga Flower farm, Cascina Brontola, Verdi Spiriti), dall’altro lato invece ci sarebbe una forte richiesta di fiori recisi e floral designer “slow”, soprattutto da parte del settore del Destination Wedding, gli stranieri che scelgono di celebrare il proprio matrimonio nel nostro Paese.

Del resto è un movimento culturale e stilistico ancor prima che economico.

 

Apprezzare varietà antiche di fiori coltivati dalle nostre nonne nell’orto, come le zinnie; sapere che il rosmarino fresco che svetta nel nostro mazzo è stato raccolto la mattina stessa dal floral designer per l’evento della sera; ritrovare nel gesto del taglio dei fiori quello del bambino che li regala alla mamma. Sono tutte esperienze sensoriali che parlano al nostro animo e ci portano inevitabilmente a compiere scelte etiche e consapevoli, che nel nostro piccolo significano, prima di tutto, comprare solo fiori di stagione e magari cercare fiorai certificati “Slow Flowers”.

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