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Una cucina personale e funzionale con Kanz Architetti

Paola Tartaglino

Paola Tartaglino  •  We Make A Pair

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Scopri come creare una cucina personale e funzionale, con il colore e materiali naturali valorizzati al massimo, grazie ai consigli degli architetti Kanz.

Ho intervistato Mauro e Antonella di Kanz Architetti per scoprire qualcosa di più sul loro approccio all'abitare, attraverso il racconto della loro casa veneziana.

Due architetti, che fanno coppia nella vita e nel lavoro: Mauro Cazzaro e Antonella Maione fanno base a Venezia, dove hanno casa, studio e - da qualche mese - un punto vendita.
Si occupano di architettura d’interni in generale, ma sono popolari per le loro interessanti sperimentazioni nella progettazione di oggetti d’uso, per i quali prediligono l’uso del vetro, per produrre vasi, bicchieri, porta candele, lampade in collaborazione con i Maestri vetrai veneziani.

Qual è la vostra stanza preferita della casa e perché?

La cucina, senza dubbio. È il luogo dove passiamo praticamente tutto il nostro (poco) tempo libero, cucinare non è solo una grande passione comune, è anche un modo per rilassarci a fine giornata, è uno dei pensieri positivi che ci sostengono e ci accomunano.

Involontariamente siamo perfino riusciti a trasmetterlo a nostro figlio di 5 anni, che ha già deciso: da grande farà il cuoco.

È sul tavolo di cucina poi che si continua a discutere anche dopo cena, che si parla di quel che è successo durante il giorno, che prendono vita molti dei nostri progetti, che si prendono le decisioni più complicate. La cucina è anche la nostra sala riunioni privatissima.

Quale consiglio dareste ai nostri lettori per rendere più accogliente o personalizzare questo spazio?

Partiamo dal presupposto che gli spazi andrebbero cuciti sulle persone che li abitano e non viceversa, ragion per cui quello che calza perfettamente su di noi non è detto che possa adattarsi a qualsiasi personalità, abitudine, stile di vita.

Ci sono sicuramente alcuni accorgimenti oggettivi che aiutano a rendere uno spazio accogliente, come l’uso di materiali naturali (il legno, la pietra) e soprattutto il coraggio di lasciarli al naturale, di lasciare che vivano e si modifichino.

Anche l’uso della luce artificiale incide profondamente nella sensazione di comfort e accoglienza, scegliere una luce intensa solo là dove serve, dove si lavora, mentre una luce più bassa e calda sopra al tavolo, dove ci si riunisce. In questo modo si differenziano gli spazi all’interno di un unico ambiente: non so se ci hai mai fatto caso, nei ristoranti dove c’è molta luce in genere c’è un’acustica terribile e tutti tendono a parlare a voce più alta, mentre nei ristoranti in cui ogni tavolo è illuminato separatamente e si creano zone d’ombra tra i tavoli, le persone abbassano il tono naturalmente, l’atmosfera si fa piacevole, accogliente per l’appunto.

Avete dei piccoli suggerimenti décor che avete adottato in casa vostra e che volete condividere?

Tornando alla cucina, abbiamo utilizzato un espediente semplice e molto economico per ottenere esattamente quello che volevamo. Abbiamo progettato una cucina modulare adattata allo spazio che avevamo e alle nostre esigenze, abbiamo acquistato tutte le strutture interne dei mobili all’IKEA ed abbiamo incaricato un falegname di realizzare tutte le ante, i pannelli di rivestimento e il top nei materiali e finiture da noi scelti. In questo modo abbiamo ottenuto una cucina personalizzata, spendendo poco più di quello che avremmo speso con una cucina IKEA. Per chi volesse provarci e non ne avesse il tempo o la voglia, c’è un’azienda danese che fa esattamente questo per i suoi clienti: la Reform.

Un altro suggerimento è di utilizzare i colori, qualcosa che negli ambienti domestici italiani manca quasi completamente, mentre all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone, è piuttosto normale. Una parete interamente colorata diventa un ottimo sfondo per una libreria, per una cucina o, per chi possa permetterselo, per un’esposizione di quadri. Quale colore? È qui in genere che arriva il blocco, ma non si deve aver troppa paura di sbagliare, ridipingere una parete due volte richiede uno sforzo minimo rispetto alla soddisfazione che può dare sentirsi a proprio agio in casa propria.

Quello che spesso notiamo nei nostri clienti è un’eccessiva emotività nell’affrontare le scelte che riguardano la casa, il che crea appunto dei blocchi psicologici difficili da superare. Il consiglio migliore che ci sentiamo di dare è di ridimensionare il valore di questo tipo di scelte, di essere più leggeri, più spensierati, il che porterà di sicuro ad essere più liberi e più creativi.

Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Penso sia normale per un progettista trovare fonti di ispirazione ovunque, non soltanto nei libri e nelle riviste di settore, ma soprattutto nella vita quotidiana, ad una mostra, in un bel locale, ad una cena a casa di amici, ma soprattutto durante i viaggi all’estero, quando si ha occasione di entrare in contatto con culture lontane dalla nostra che risvegliano la voglia di conoscenza. Quando viaggiamo la nostra tappa obbligata sono i mercati, dal più piccolo garage sale incontrato per caso ai mercati centrali, meglio se c’è anche del cibo. Profumi, colori e forme sconosciute predispongono i sensi ad un’attenzione ancora più viva. A Tokyo siamo tornati due volte al famoso, gigantesco, mercato generale di Tsukiji, ci era impossibile starne distanti. È lì che abbiamo acquistato uno dei souvenir a cui siamo più affezionati, il Noren, una tenda tagliata al centro che crea due pannelli gemelli decorati con classiche grafiche giapponesi. Noi le usiamo come filtro su una porta a vetri, ma è anche una bella idea quando si vogliano separare due ambienti senza inserire una porta.

Un collega di cui ammirate particolarmente il lavoro?

Jasper Morrison è il designer contemporaneo che apprezziamo di più, il concetto su cui si basa il suo lavoro è sicuramente quello in cui ci riconosciamo maggiormente. Un concetto vecchio ma sempre attuale, quello del “Less is More”, nessuna opulenza, ma forme semplici, sobrie e funzionali.
I suoi oggetti riescono ad inserirsi nei contesti più vari con estrema naturalezza ed eleganza, come fossero sempre stati lì.

Quali sono i vostri materiali preferiti?

I materiali "onesti", tutti i materiali che hanno la propria dignità e che quindi vanno usati con coscienza, seguendone le caratteristiche tecniche oltre che estetiche. L’importante è non voler snaturare un materiale, un errore che si tende a fare molto spesso. Un materiale plastico oppure ceramico che imiti il legno o la pietra è un controsenso per noi.

Se amiamo i materiali naturali, è perché ne apprezziamo non solo l’effetto visivo, ma anche l’odore, la sensazione tattile che ci regalano, il calore e più di tutto dovremmo essere in grado di apprezzarne i cambiamenti, il modo in cui si “rovinano”, il vissuto. Il fascino del materiale naturale, la sua forza, sta proprio in questa sua capacità di invecchiare.

Se vogliamo un materiale immutabile preferiamo scegliere un gres, una resina, ma in questo caso allora ci divertiamo a giocare con i pattern e con i colori, piuttosto che voler imitare qualcosa di inimitabile.

Qual è il progetto di cui andate più fieri e perché?

Ikebana per principianti è un progetto che da anni avevamo in mente di sviluppare e che finalmente sta prendendo forma in una serie di vasi ormai in produzione, il vaso Aqua, il vaso Dervish, il vaso Fugu.

Si tratta di pensare ad un vaso che non sia più soltanto un contenitore, ma che serva da sostegno per i fiori recisi e che aiuti a creare delle composizioni piacevoli ed equilibrate, con pochi elementi e grande semplicità. Ne andiamo molto fieri perché il risultato è sorprendente ed il pubblico li apprezza moltissimo.

Infine: qualche anticipazione sui vostri prossimi appuntamenti?

Ci vediamo ad aprile a Milano, saremo in via Rossini 3!

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Paola Tartaglino

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