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Focus calore: la cucina e l’isolamento termico

L’isolamento delle pareti interne tramite ‘cappotto’ permette di ‘foderare’ i muri perimetrali con un rivestimento protettivo che crea una barriera fisica in grado di bloccare le dispersione termiche.

Con l'isolamento termico, la casa si riscalda meglio (e prima!) e trattiene tutto il calore, ottimizzando il comfort e la vivibilità dell’ambiente.

Come si realizza il cappotto

Una volta che un tecnico stabilisce quali sono i muri perimetrali più esposti da isolare e con quali materiali e spessori intervenire, si posano a ridosso dei muri dei pannelli isolanti, accoppiati con lastre rifinite in cartongesso, spessi fino a circa 8 cm, (in totale la controparete ha spessore medio di 10-12 cm). Ecco 3 regole da seguire, per non commettere errori.

  1. Perché sia efficace, duraturo, a prova di condensa e risolva i ‘ponti termici’ (i punti di dispersione del calore), il cappotto dev’essere progettato su misura da tecnici esperti. Valutando a priori i ‘dati termoigrometrici’ caso per caso, ti indicheranno se optare per isolanti sintetici (come il polistirene estruso), di origine minerale (come la lana di roccia) o di origine naturale (come il sughero) per garantirti un comfort termico mirato e in grado di innalzare la temperatura superficiale della parete, mediamente di 2 gradi.

  2. Dove il rischio di condensa superficiale è alto, come in cucina, è meglio usare pannelli isolanti naturali, traspiranti, a ‘capillarità attiva’ (cioè che assorbono acqua fino a 4 volte il proprio peso) e rifiniti con pitture altamente alcaline: la muffa infatti non prolifera su superfici con un pH superiore a 10.

  3. Se i muri sono fuori piombo, puoi realizzare un’intelaiatura a guide metalliche che compensa i dislivelli e crea un’intercapedine all’interno della quale inserire i pannelli isolanti, da rifinire poi con cartongesso.

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Testi

Elena Favetti e Paolo Manca

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