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Dormire bene è la prima medicina

C’è chi impiega ben più dei fisiologici 30 minuti per addormentarsi, chi si sveglia spesso durante la notte e chi apre gli occhi una o due ore prima della sveglia: secondo gli ultimi dati, il 15% degli italiani soffre di uno dei 60 disturbi del sonno catalogati finora. La percentuale sale al 45% se si parla di insonnia transitoria.

I DISTURBI

I principali problemi che impediscono di dormire bene sono: russamento, bruxismo, apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo, sonnambulismo, narcolessia.

Poiché si manifestano in modo più o meno intenso e ricorrente, molte persone non si accorgono neppure di soffrirne. Se però al mattino si fa fatica ad alzarsi e ci si sente sempre stanchi durante il giorno, è un chiaro segnale ed è meglio rivolgersi a un centro di medicina del sonno: trattati per tempo, i disturbi scompaiono e i benefici sulla salute sono immediati.

LE CAUSE

Gli stati di sonno e veglia sono due condizioni molto particolari, che si reggono su un equilibrio chimico-ormonale di cui ancora non sono noti tutti gli aspetti e gli elementi coinvolti.

La ricerca man mano aggiunge un tassello al mosaico, come nel caso dell’orexina, un neuromediatore che (si sa da poco) contribuisce a tenerci svegli: negli insonni è particolarmente attivo, nei narcolettici totalmente inibito. Oggi, per esempio, si studiano gli effetti della proteina Sik3: negli individui in cui questa ha subito una mutazione, si accorcia la durata del sonno non Rem, cioè quello più profondo e benefico per l’organismo perché è in questa fase che il corpo elimina tutte le proteine e i ‘detriti’ dannosi per il cervello.

LE CONSEGUENZE

Basta una notte in bianco per far salire i livelli di betamiloide, una proteina ‘cattiva’ che interferisce con la capacità cognitiva, e di cortisolo, l’ormone dello stress. Se ciò avviene per brevi periodi (come quando nasce un bimbo, si è assillati da preoccupazioni o si studia e lavora fino a tardi), finito il momento di emergenza l’organismo recupera e si libera delle scorie accumulate. Se i disturbi sono cronici, invece, oltre a depressione, ansia, perdita di memoria e demenza, si rischiano patologie importanti come diabete, ipertensione e disturbi cardiocircolatori.

Testi

Silvia Calvi (con la consulenza del prof. Luigi Ferini Strambi, del Centro di medicina del sonno, Ospedale San Raffaele di Milano)

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