Animali domestici

Con un gatto in casa: i consigli pratici della consulente felina

Se la casa permette al gatto di muoversi, nascondersi, giocare secondo le sue naturali esigenze, coabitare con lui sarà più facile anche per noi. Ne parliamo con Diletta Caprilli di @gattari_informati

Più del cane, il gatto ha esigenze che riguardano lo spazio domestico. Il tema è come soddisfarle conciliandole con le nostre. Qui rispondiamo a qualche domanda con l’aiuto di Diletta Caprilli, consulente per il comportamento, il benessere e la gestione del gatto, che dopo aver vissuto 10 anni in Cina – dove ha fatto attivismo per la tutela di cani e gatti liberi – ora lavora con veterinari clinici e specialisti e fa consulenze a chi vuole vivere al meglio con i propri gatti.

Esistono case non adatte ai gatti o tutte si possono adeguare ad accoglierli?

«Le case troppo piccole per gatti che non escono o che convivono con altri animali, possono risultare problematiche. In questi casi è importante sviluppare la casa in verticale, per dare più spazio calpestabile e più vie di fuga. Poi ci sono le case in stile ‘minimal’ con pochi arredi: sono poco adatte ai gatti che oltre che predatori sono prede e hanno bisogno di rifugi e nascondigli».

Le torri per arrampicarsi sono necessarie?

«La tridimensione è importante per il gatto, specie se vive solo indoor o se ci sono più persone o animali in casa. Le torri non devono essere considerate solo giochi, ma anche postazioni di riposo e marcatura. Si possono sostituire con semplici mensole».

Come aiutare il gatto ad abitare anche in altezza?

«La prima cosa da fare è sfruttare i mobili che già si hanno in casa: per farlo salire su un armadio o su una libreria si possono posare delle mensoline vicine su cui possa darsi lo slancio. Esistono poi veri e propri percorsi a muro e le amache da fissare al vetro, alla parete o al termosifone».

Che giochi servono davvero al gatto?

«Il gioco è una potente forma di prevenzione naturale dello stress, come insegno nei miei videocorsi. Sono indispensabili i giochi predatori da fare con l’umano, per esempio le bacchette o le palline, poi quelli di problem solving, sensoriali, olfattivi (i legnetti di matatabi o silvervine e di ulivo che stimolano e poi rilassano). I giochi devono essere svolti in modo da appagare veramente, seguendo il più possibile lo schema predatorio con un inizio, uno sviluppo e una ‘vittoria’ per il gatto. Si possono proporre a rotazione al gatto, tenendoli in ceste o cassetti».

Il tiragraffi è necessario?

«È fondamentale averne più di uno nei punti strategici (es. vicino al divano o alle tende). Il tiragraffi serve al gatto per marcare il territorio, lo aiuta a sentirsi sicuro e lo fa comunicare con l’ambiente. Che sia a castello o verticale (anche appeso alla parete), deve essere lungo almeno il doppio della lunghezza del gatto che si ‘stira’ in piedi; vanno bene anche i modelli orizzontali in cartone o gli zerbini. Il tiragraffi può essere fai-da-te: basta avvolgere una colonna in legno o le gambe di un tavolo con corda in sisal ben tesa. Dei tappeti appesi alle pareti possono fungere sia da tiragraffi sia da punti di slancio per saltare su un’altezza».

C’è un modo per evitare che il gatto salga sul tavolo o sulla cucina?

«Partiamo dalla realtà: il gatto ha bisogno di saltare e curiosare. Vanno capite le sue esigenze prima di dargli dei divieti (che di solito non funzionano...). L’obiettivo non è impedirgli di salire, ma offrirgli un’alternativa più interessante mettendo un mobile o un tiragraffi alto accanto al tavolo e rendendo gratificante il momento in cui lo usa, con un premietto o un rituale positivo. L’ideale è avere queste alternative prima che il gatto arrivi in casa per fondare subito delle routine positive. Una cosa è certa: sgridare il gatto non serve ed è controproducente, perché rinforza e aumenta la competizione e rovina il rapporto di fiducia con noi».

A cura di Costanza Filippi

 

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Costanza Filippi

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