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A Milano una merceria speciale con corsi e laboratori creativi

Una merceria di quartiere si è trasformata in laboratorio creativo per gli appassionati di ricamo e fai-da-te ma anche in un posto dove fare corsi e merende con i bambini

Spesso siamo testimoni delle tristi chiusure dei negozi di quartiere, storie di clienti affezionati che si intrecciano a lavori tramandati di padre in figlio. Ci sono però anche delle belle storie che continuano a crescere e fanno della specializzazione di nicchia la loro fortuna.

Così è stato per 'Le Mercerie dal 1987', negozio milanese in via Terraggio 21. Sabine, la nuova proprietaria ha saputo ricevere il testimone di anni di attività e trasportarlo in una nuova 'era'. Uno scrigno di tesori per gli appassionati di ricamo e del 'fai-da-te' che oggi diventa anche un laboratorio creativo moderno e in continuo aggiornamento sulle nuove tendenze craft.

Per chi non sa ricamare Sabine esegue su ordinazione ricami e decori e organizza lezioni di ricamo nell'area soppalcata del negozio dove si tengono  anche i 'lab merenda' per bambini e corsi patchwork per adulti.

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Tovaglie, tovagliette americane e runner sartoriali

Apparecchiare con tessili d'arredo: arriva MILOU Milano, l'atelier che propone tovaglie, tovagliette americane e runner in tante 'collezioni moda'

Tovaglie, tovagliette americane, runner e tovaglioli: MILOU Milano è l'Atelier che veste la tavola con tessuti sorprendenti. L'idea è di Marta Mariani, appassionata di interior design e di moda, che con un'accurata ricerca sui tessuti, ha giocato ad abbinare, mescolare, accostare pattern, disegni e colori creando combinazoni eclettiche. Obiettivo: proporre un modo eclettico, ironico, eccentrico e disinvolto di utilizzare il tessile per la tavola. Le collezioni, che proprio come la moda seguono e si rinnovano di stagione in stagione, sono tutte personalizzabili e realizzabili su misura.

A Milano, trovi le collezioni di MILOU da Le Mercerie dal 1987 (clicca qui).

Se abiti fuori Milano, puoi richiederle scrivendo a [email protected]

Giardinaggio

Le piante senza nome: libro in omaggio e visita guidata botanica

Un bellissimo libro in omaggio e un'inedita visita guidata ai giardini della Villa Reale di Milano: il 15 ottobre 2017 è una data da segnare in agenda!

La Sala da ballo della GAM (Galleria d’Arte Moderna di Milano), domenica 15 ottobre 2017, sarà lo splendido scenario della presentazione del libro per ragazzi Le piante senza nome, di Beatrice Masini e Sonia Maria Luce Possentini, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Cologni, l’Orto Botanico di Padova e Carthusia.

Questo libro regala un'occasione preziosa per raccontare in modo poetico a bambini e ragazzi il mestiere del giardiniere, un antico lavoro fatto con le mani ma anche con il cuore. E verrà offerto in dono a tutti gli ospiti in questa speciale occasione!

Rico porta all'Orto botanico di Padova le piantine germogliate in un giardino di Venezia ma nate dai semi che lo hanno accompagnato dall'Africa alla città lagunare. Perché i maestri giardinieri abbiano cura di quel tesoro per lui così prezioso.

Dopo la presentazione, il pubblico sarà invitato a seguire la visita alla scoperta del percorso botanico nel giardino della GAM, con le guide di Opera d’Arte. In caso di maltempo, sarà proposta la visita guidata alle collezioni museali, con particolare attenzione ai dipinti sul tema del giardino e del paesaggio.

Presentazione del libro:

LE PIANTE SENZA NOME
di Beatrice Masini e Sonia Maria Luce Possentini
Carthusia Edizioni

Domenica 15 ottobre 2017
Sala da ballo dalle ore 11 alle ore 13

GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano

Villa Reale, via Palestro 16, Milano

Elettrodomestici

Come scegliere il deumidificatore per la casa

Se hai problemi di umidità in eccesso e il tuo bucato in casa non asciuga mai, puoi comprare un deumidificatore: qui ti spieghiamo come sceglierlo in base alle tue esigenze

Uno sgradevole odore di chiuso, muffa, pareti che si scrostano, goccioline di condensa sulle finestre. La tua casa ti sta lanciando segnali inequivocabili: hai un problema di umidità. Te ne accorgi soprattutto nel corso della mezza stagione, quando i caloriferi ancora spenti non aiutano a tenere sotto controllo il vapore acqueo in eccesso.

La prima cosa da fare è monitorare con un igrometro o una stazione meteo digitale i tassi di umidità che hai in casa. Tieni presente che il livello di umidità raccomandato tra le mura domestiche, con une temperatura di 20-22° dovrebbe oscillare intorno al 50%.

Un buon deumidificatore potrebbe essere la risposta giusta con risultati quasi immediati (ma non può certo risolvere le cause dell’umidità in eccesso che possono essere strutturali e in quel caso devono essere affrontati da un esperto), ovvero meno danni all’abitazione e un ambiente domestico più sano.

Quale deumidificatore scegliere

I deumidificatori sono costruiti per assorbire l’umidità in eccesso e farla confluire in un apposito contenitore (potresti stupirti nel constatare quanta acqua raccolgono in poche ore). E quando la tanica raggiunge la capacità massima, un sensore provoca lo spegnimento automatico della macchina.

A prima vista prezzo e capacità di assorbimento sono le variabili più sensibili tra i vari deumidificatori in commercio. Detto questo, la prima vera suddivisione dei modelli sul mercato si attua in portatili e fissi: i primi possono essere trasportati da un ambiente all’altro, i secondi sono montati a parete da tecnici specializzati ma garantiscono anche prestazioni migliori.

Inoltre, a seconda del processo fisico adottato, si distinguono due ulteriori categorie di prodotto: deumidificatori essiccativi e meccanico-refrigerativi.

Con l’essiccativo l’abbattimento dell’umidità avviene attraverso materiali essiccanti (gel di silice): una ventola spinge l’aria verso il gel, che reagisce chimicamente e condensa in acqua l’umidità presente nell’aria. Sono macchine elementari, il loro prezzo è basso (costano anche 20-50 euro) ma poco performanti.

I deumidificatori meccanico-refrigerativi sono strumenti più evoluti, nonché i più utilizzati, possono costare anche 500 euro e sono consigliati per assorbire grandi quantità di umido. Una ventola aspira l’aria verso una serpentina di raffreddamento, che condensa il vapore acqueo e lo fa confluire, ormai sotto forma liquida, all’interno di una tanica o di un tubo per lo scarico continuo.

I più tecnologici integrano la funzione per l’asciugatura rapida e automatica del bucato. In cosa consiste? È una funzione che rileva gli oggetti bagnati, come i vestiti, e regola la direzione e l’intensità del flusso d’aria per eseguire la deumidificazione in modo più efficiente. I deumidificatori meccanico-refrigerativi portatili sono anche la tipologia maggiormente rappresentata nella nostra fotogallery.

Prima di comprarne uno, fatti queste domande

Quanti metri quadri?
Calcola la superficie dell’ambiente che vuoi deumidificare e verifica che l’apparecchio sia in grado di coprire quest’area (in genere è proprio indicato “20-25 mq”).

Quanto consuma?
I deumidificatori utilizzano una discreta quantità di energia elettrica, è preferibile quindi un modello di Classe A+++ o comunque ad alto risparmio energetico.

Quanta umidità è in grado di assorbire?
Cerca nella descrizione di prodotto un valore che indichi il numero di litri in 24 ore di utilizzo: ad esempio “17 litri al giorno” è un valore eccellente.

Quanto rumore fa?
Cerca sulla scatola i decibel prodotti dalla macchina: se si aggira sui 30 dB è molto silenziosa, oltre i 60 dB produce un frastuono assordante, inutilizzabile in un soggiorno.

Quanti litri di acqua può contenere il serbatoio? C’è un tubo o una vaschetta?
In genere il serbatoio da 5 litri si riempie dopo 8-12 ore prima di essere svuotato manualmente; verifica se è presente un attacco rapido dietro l’apparecchio per collegare un tubo per lo scarico continuo.

Posso regolare in automatico il grado di umidità?
Di solito viene specificato un intervallo di questo tipo “35-80%”, in questo caso puoi regolare con precisione l’umidità nell’aria.

Sono presenti filtri per purificare l’aria? I filtri sono lavabili?
I filtri devono essere periodicamente puliti e sostituiti, per questo è meglio preferire quelli lavabili.

Guarda la nostra gallery per scegliere il modello giusto per la tua casa

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Pareti e pavimenti

Cosa fare in caso di pareti umide

Consigli e soluzioni

Il falso bambù: come coltivare la dracena in acqua

Sembra bambù ma il suo vero nome è Lucky bambù, una talea di dracena che si coltiva in acqua. Scoprila con noi

Ci siamo cascati tutti, chiamandolo ‘bambù’. Effettivamente lo ricorda molto nell’aspetto, ma in realtà è una talea di Dracena sanderiana, ripulita dalle foglie e coltivata in acqua. Si chiama Lucky Bambù e lo trovi nei garden center e supermercati. 

Come fare le talee di Lucky Bambù (Dracena sanderiana)

  • Taglia la talea con un coltello affilato con un’angolazione di 45°, una porzione di ramo di Dracena lungo circa 30 cm. Elimina eventuali residui di foglie e lascia lo stelo pulito con 4 o 5 ‘nodi’ scoperti.
  • Ruota e sigilla. Per far cicatrizzare la ‘ferita’ nella parte superiore, quella che rimarrà fuori dall’acqua, ruota il ramo di 180° e immergilo per 5 mm nella cera fusa. Lascia asciugare e poi ruota di nuovo.
  • Metti a bagno. Ora immergi la talea dalla parte tagliata a 45° in un vaso in vetro alto, aggiungi 1/3 di acqua distillata e qualche sassolino sul fondo. L’estremità con la cera deve rimanere nella parte superiore. Dopo qualche settimana, germoglierà!

Come coltivare le talee di Lucky Bambù 

Quando fare la talea dalla pianta madre (dracena)? In autunno e primavera.

Che acqua usare? Quella del rubinetto in genere è troppo calcarea, meglio usare quella distillata o piovana.

Temperatura? L’ideale è tra i 15° e 25°.

Esposizione ideale? Durante i mesi invernali, tenere in casa in piena luce, vicino alla finestra ma non al sole diretto. In estate vive bene all’aperto sul balcone all’ombra e al fresco.

A cosa servono i sassolini? Come supporto per mantenere i rami in verticale. Non usare i sassi raccolti sulla spiaggia perché contengono molto sale che potrebbe danneggiare la nuova talea.

Quali contenitori usare? Tutto dipende dalla lunghezza del ramo. Se è lungo oltre i 25 cm, suggeriamo un contenitore alto e stretto come una bottiglia del latte in vetro o un vaso cilindrico. Se è corto, i barattoli delle conserve o i bicchieri. Per un effetto giungla, raggruppa più vasi.

Vanno concimate? Solo in primavera, una volta al mese con fertilizzante liquido.

Lanciano messaggi di S.O.S.? Certo, fai molta attenzione. Se hanno le foglie scolorite, vuol dire che ricevono poca luce, cambiare posizione. Se il tronco ingiallisce, ridurre le concimazioni.

L’acqua va cambiata? Ogni 15 giorni aggiungere nuova acqua e se diventa torbida, svuotare il contenitore, pulire tutto e mettere dell’acqua distillata.

E se la compro già pronta? Deve essere una pianta sana con le foglie e i germogli verdi e freschi, e l’impianto radicale ben sviluppato di colore rossastro.

Infine... Regalare un Lucky bambù augura buona fortuna, successo e forza d’animo. Coltivarlo sulla scrivania, a casa o in ufficio, porta calma e saggezza!

 

Disegni Silvia Magnano

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Corso di fotografia nello spettacolo del foliage in Umbria

Tra le colline umbre per un corso di fotografia speciale tra i colori del foliage autunnale

Sabato 28 ottobre e domenica 26 novembre 2017 il bellissimo Castello di Petroia in provincia di Perugia farà da sfondo a un corso di fotografia speciale.

Le dolci colline umbre danno il meglio del loro fascino in autunno durante lo spettacolo del foliage quando la natura cambia i suoi colori e le prime nebbie rendono magici i bellissimi scorci. 

Si può soggiornare nelle stanze del Castello e il corso di fotografia sarà l'occasione per imparare trucchi e tecniche del mestiere accompagnati dal fotografo naturalista Marco Barbacci.
Tre sessioni: al mattino e al pomeriggio tra i boschi della valle del Castello di Petroia e alla sera una sessione di astrofotografia approfittando di un cielo senza inquinamento luminoso.

2 notti nel Castello, prima colazione, pranzo, cena, corso di fotografia da 200 €.
Per tutte le informazioni: [email protected] - tel. 075 920287 
Castello di Petroia, Loc. Petroia, Gubbio (PG)

Arredare

Come sfruttare gli angoli in cucina

Hai la cucina che si sviluppa ad angolo? Per non sprecare spazio si attrezza la base con cestelli rotanti ad estrazione totale

La cucina che si sviluppa a ‘L’ o a 'C' (ossia con uno o due angoli) sembra capiente ma, se non la si organizza adeguatamente, si rischia di sprecare lo spazio nei moduli angolari. Se li si attrezza con ripiani fissi, succede che proprio nell’angolo vadano a finire cibi o pentole che, poi, non si usano mai perché difficilmente raggiungibili. Per questo sono perfetti i ripiani rotanti Fly Moon (disponibili da cm 110 e cm 125) del modello Virginia di Stosa, che si estraggono totalmente e facilmente consentendo di raggiungere anche i punti più nascosti.

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Il foglio di carta che si trasforma in torcia

Un foglio di carta si trasforma in torcia grazie a un tipo di stampa speciale che usa l'argento

È merito della tecnologia se un foglio può trasformarsi in una torcia luminosa. Ed è merito della fantasia visionaria dello studio giapponese Nendo.

Grazie alla tecnologia firmata dalla start-up giapponese AgIc che permette di stampare schede elettroniche su cellulosa, tessuti e pellicole grazie all'utilizzo di un particolare inchiostro d’argento, un foglio di carta si può trasformare in torcia luminosa.

La carta speciale e di alta qualità impiegata dallo studio Nendo è resistente all’acqua, ed è la stessa che viene usata per le schede elettorali giapponesi.

Due bottoni accendono e spengono la torcia e a seconda di quanto stretto si arrotola il foglio, l'intensità della luce varia grazie all'impiego di 7 LED. Anche il calore della luce cambia a seconda di come viene arrotolata: se la torcia lascia scoperti i LED la luce sarà calda, mentre se la carta li copre, si creerà una luce più brillante e chiara. 

La facilità con cui si può manipolare la carta, super resistente all'uso e alle pieghe, permette di immaginarla non solo come torcia a mano ma grazie a semplici supporti anche come lampada da tavolo o anche da soffitto

Ancora una volta lo studio Nendo ci stupisce per la semplicità dell'idea che rende possibile la realizzazione di un progetto visionario e grazie ad artigianalità e tecnologia ci lascia a bocca aperta.

Idee e tendenze

Il direttore di CasaFacile ci racconta Ikea da… dietro le quinte

Giusi Silighini è andata in Svezia a scoprire dove nasce il vero design democratico: ecco il suo reportage

Älmhult, Democratic Design Days, giugno 2017. Marcus Engman, responsabile del Design Ikea, annuncia l’apertura dei ‘lavori’ che racconteranno in anteprima strategie, nuovi prodotti, e collaborazioni per il 2018 (qui potete vedere il video dell'intero intervento). «Siamo ‘in the middle of nowhere’» esordisce Marcus, nel mezzo del nulla, ed è proprio vero. Ma è qui che tutto nasce, qui c’è il primo negozio Ikea, l’Ikea Museum e persino un Ikea Hotel. Un’esperienza unica. E l’opportunità di un incontro-intervista con una persona straordinaria, Evamaria Rönnegård, che è a capo e coordina il lavoro di tutti i designer Ikea.

D. Volete portare le persone da Ikea non per i prezzi bassi ma in cerca di un’ispirazione di stile, è già così o state lavorando per arrivare a questo?
R. Ogni mercato è a sé stante, l’Italia è più simile alla Svezia in questo, perché Ikea è presente da tanto tempo. L’Italia è un paese con la tradizione del design, ma ci sono anche molte persone che non hanno grandi capacità di spesa. Il nostro compito è rendere accessibile il design. Io quindi cerco di incoraggiare il team di designer a realizzare pezzi di qualità ma con costi democratici. Possiamo farcela.

D. Quanti designer lavorano per Ikea?
R. 12 sono assunti a tempo pieno internamente all’azienda, 4 con contratti a progetto. Ma forse non tutti sanno che ogni anno mettiamo sul mercato 2000 nuovi pezzi... Abbiamo quindi altri 80 collaboratori esterni. I designer con cui lavoriamo non sono tutti svedesi, ovviamente, ma anche italiani, polacchi, giapponesi, spagnoli… abbiamo un pool davvero internazionale. I 16 designer interni lavorano e vivono a Älmhult o nelle vicinanze, ‘nel mezzo del nulla’, come dice Marcus... Anche io vivo qui. Si sta benissimo. Certo, è una scelta di vita, ma è una vita che ci piace...

D. Prima di coordinare il team di designer eri responsabile dello sviluppo del prodotto.
R. Sì, il ‘product developer’ è quello che ha l’idea, è vicino al cliente finale e ne conosce le esigenze. Il designer, invece, sa trasformare l’idea in prodotto. È la magia tra i due ambiti che dà vita ai prodotti Ikea. E il mio percorso è assolutamente coerente, conosco così l’intero processo creativo

D. Come riconoscete un nuovo trend?
R. I ‘mega trend’ sono collegati al lifestyle a 360°. C’è un team di ricerca che ci aiuta osservando cosa cambia nella vita delle persone, a questo servono le interviste, ma ci sono anche le visite nelle case vere.

D. E come scegliete le case da visitare?
R. Devono rappresentare tutte le casistiche. Il principale cliente Ikea vive da solo o in famiglia, ma si può vivere da soli sia da giovani che in età avanzata, quindi dobbiamo cercare di capire le esigenze di tutti per trasformarle in prodotti. Selezioniamo in base al reddito, se vivono in città o fuori, se hanno o meno bambini... Si incontrano le persone per capirne i veri bisogni. Questi input arrivano al ‘product developer’ che passa le idee ai designer. C’è un team specializzato che lavora solo su questo, come abbiamo specialisti che lavorano solo sui colori (in vari ambiti, fino al fashion). Il requisito di base? Essere curiosi! Chiediamo ai nostri designer di viaggiare, di osservare, fare esperienze e collegamenti.

D. Anche noi di CasaFacile siamo così. Quando scriviamo di qualcosa cerchiamo di immaginare quello che avviene nella vita reale, facendoci domande e pensando alle nostre esperienze. Senza farci coinvolgere troppo dalle mode.
R. Certamente, il Democratic Design è proprio la testimonianza che non sono solo le ‘forme’ del design ad essere importanti, ma la sostanza, la funzionalità e la sostenibilità, il tutto deve rispondere a dei bisogni.

D. Qual è per te il valore più importante oggi?
R. Da una prospettiva italiana capisco che lo stile e la qualità dovrebbero essere al primo posto, ma per me la cosa più importante è la sostenibilità. Quando si lavora con numeri così grandi si hanno delle responsabilità. E la fantastica opportunità di fare davvero la differenza. Tra i miei progetti preferiti del momento, infatti, c’è la sedia Odger (vedi foto a destra): è ipersostenibile e si assembla con un paio di click! Poi c’è la nuova cucina nera Kungsbacka. Non mostra subito la sua particolarità ma le sue ante opache sono realizzate interamente in materiale riciclato. In ogni anta ci sono 25 bottiglie di plastica! Producendo questa cucina risparmiamo 10 milioni di litri di petrolio (materiale di base della plastica). Sono esempi importanti per capire la responsabilità di Ikea.

D. C’è un momento in cui capite che un prodotto avrà successo?
R. Sì. Mentre sviluppi un prodotto capita di avere una strana sensazione allo stomaco (!) e ti rendi conto che stai realizzando qualcosa di speciale. Ma quando lo si mette in vendita ci vuole tempo perché i numeri ti diano ragione: Billy non è stato un best seller fin dal primo giorno, ci vuole tempo. La richiesta più difficile che possiamo fare ai designer è di creare un nuovo prodotto che sostituisca un best seller. Quindi, sì, posso sentire che stiamo facendo un buon prodotto, ma per averne la certezza dovrò pazientare almeno uno o due anni!

D. Creare prodotti che vengano venduti in tutto il mondo è difficile, come fate?
R. Quando studiamo le case della gente cerchiamo di notare cosa c’è di simile, cosa puoi trovare in Giappone come a Roma. È il punto di partenza. Tazze, sedie, tavoli, armadi, mobili contenitori, sono per la maggior parte gli stessi in tutto il mondo… In alcune aree devi però realizzare prodotti ad hoc. Ad esempio i materassi: la cultura del dormire è davvero diversa. In Italia i materassi sono più rigidi, da noi in Svezia sono molto morbidi. È un fattore culturale, dobbiamo prenderne atto e differenziare i nostri prodotti.

D. Come si diventa designer Ikea?
R. I nostri designer sono laureati nei diversi campi del design. Collaboriamo con le università di tutto il mondo (c’è anche il Politecnico di Milano!) e ogni anno abbiamo 6 studenti che stanno con noi per 5 mesi (3 in primavera e 3 in autunno). Ogni tanto sviluppiamo anche progetti con le facoltà coinvolgendo gli studenti nella creazione di nuovi prodotti. Sono queste le occasioni in cui facciamo scouting! E non è raro che qualche stagista resti con noi...

«I valori del design democratico? Belle forme, funzionalità, qualità, durata e sostenibilità... ma soprattutto accessibilità»

In edicola

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Con il numero di novembre 2017 puoi acquistare un morbido plaid in quattro colori

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Ampio (cm 110x180), morbido e bordato da simpatici pom-pon è perfetto per i tuoi momenti di relax in poltrona o sul divano mentre sfogli CasaFacile.

Il plaid è disponibile in quattro tinte unite: verde, giallo, blu e ghiaccio a € 7,99 oltre al prezzo della rivista.