CasaFacile di Febbraio 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di febbraio per scegliere ciò che ci semplifica davvero la vita in casa

Da circa 20 anni, quando ha preso piede lo smartphone, dalle nostre vite sono usciti dischi, lettori video, registratori, macchine fotografiche, sveglie, penne, giornali e sono entrati i social network e molte funzioni smaterializzate che hanno aperto nuove e preziose possibilità, al prezzo però di rendere il mondo più confuso e stancante. Perciò e comprensibile che qualcuno provi a mitigare la china recuperando attività analogiche: con l'hashtag #analog2026, molti influencer propongono di tornare alla sveglia, ai dischi in vinile, ai lavori a maglia, alla calligrafia, alle riviste di carta...
Nel 2011 lessi 'Cosa tiene accese le stelle', in cui Mario Calabresi dialogava con personaggi famosi che sono stati capaci di mirare ai loro sogni. Il libro non mi appassionò particolarmente, ma il primo capitolo mi lasciò un segno
indelebile. Calabresi racconta della nonna che nel 1955, a 40 anni e con 6 figli piccoli, ricevette dal marito le chiavi di un'automobile: «Per accompagnare i bambini e portare a casa la spesa» le disse. Lei restituì le chiavi al concessionario, si fece ridare l'anticipo e comprò una lavatrice e un libro.
Per giorni, felice, invitò le amiche a scoprire quel prodigio tecnologico che l'aveva liberata dalla schiavitù dei bucati e restituita a un passatempo che la faceva stare bene.
La questione non è accettare o rifiutare, stare nel flusso o voltarsi verso il passato, ma usare una bussola personale, quella del "Cosa mi affatica/Cosa mi libera?".
Ripenso al primo bollitore elettrico che ho avuto: mi ha fatto scoprire il piacere delle bevande calde - ora bevo tè bancha ai pasti come i giapponesi, e considero il bollitore un oggetto prezioso. Poi me ne hanno regalato uno che si collega al wi-fi e si gestisce con una app: l'idea di prendere il telefono anche per scaldare l'acqua mi ha messo addosso una tremenda stanchezza. Ho memorizzato due clic per usarlo come fosse analogico e lascerò le altre funzioni a mio figlio che più di me si divertirà a provarle. E non mi sento una
boomer per questo, anzi! Dobbiamo prima di tutto smettere di sentirci fuori moda, antiquati, inadeguati se diciamo no grazie a qualcosa che sembra moderno e cool ma non ci rende liberi. Pensando alla nonna di Mario Calabresi che scambiò l'automobile con una lavatrice.

Francesca Magni, direttrice

CasaFacile: il numero di Febbraio 2026

Ecco cosa troverai sfogliando CasaFacile di febbraio 2026: puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile

COSA C’È DI NUOVO

  • Cartoline da...
    Il giro d'Italia a caccia di cose belle con le @amiche_in_tournee fa tappa a Milano in occasione delle olimpiadi (corri a pagina 14)
  • News & Trend
    Andiamo alla scoperta di mostre sul futuro, artigiani della luce e tutte le tendenze della fiera parigina Maison&Objet con il suo 'fuorisalone' Déco Off, per anticipare novità e trend 2026. Trovi questo e molto altro, a partire da pagina 16!
  • Punto Luce
    La riedizione della lampada da tavolo super tecnica di Gismondi la trovi a pagina 19.
  • I Fantastici 4
    A pagina 17 trovi tanti spunti shopping scelti dalla digital creator Cf style Mariana Bettinelli @interiornotes.com
  • Talent Scout
    Che cosa abbiamo scovato questo mese? Tazze con i charms, case al Polo Nord, ravioli antistress, origami wabi sabi e... altre cose deliziose da gustare a pagina 20.
  • Icone & figli
    Sapevi che l'idea di rendere schienale e braccioli pieghevoli risale a più di 50 anni fa? Scopri a pagina 21 la storia del divano Maralunga di Vico Magistretti e tutti i suoi "figli".
  • Icone del design
    A pagina 22 c'è tutto quello che volevi sapere sull'Abitacolo, il letto multifunzione progettato da Bruno Munari nel 1971.
  • Architetti&Designer
    Il concetto di 'funzione' deve includere quello di 'divertimento': chi ha pronunciato questa frase? Chi ha dato al suo studio di design il nome della creta da modellare, scopri chi è a pagina 23.
  • Lo shopping del mese
    Da pagina 25 trovi le nostre selezioni di servomuti, vasi con i manici e oggetti contouring.
  • Tendenza
    Tubo-lights! Il fascino dei tubi al neon ha ispirato le nuove lampade tubolari, scoprile da pagina 30.

LE CASE DI FEBBRAIO 2026: SCUOLA DI STILE

  • STILE POP
    Tra divertimento e rigore: ispirazione Cicladi (da pagina 32)
    Sfoglia questa casa ascoltando ♫ “Modern Love” dei David Bowie e copia il suo stile con i nostri suggerimenti shopping di pagina 45.
  • STILE ORGANICO-MODERN
    Atmosfere Mid Century: legno elegante (da pagina 46)
    Sfoglia questa casa ascoltando ♫ “What’s Love Without Broken Heart” di Nina June e copia il suo stile con i nostri suggerimenti shopping di pagina 63.
  • STILE NEW CLASSIC
    Lezione di restyling: rinnovare l'antico (da pag. 64)
    Sfoglia questa casa ascoltando ♫ "Astri" di Mobrici e copia il suo stile con i nostri suggerimenti shopping di pagina 77.

FOCUS

  • SPECIALE SCUOLA DI STILE: LA CAMERA DA LETTO
    Come arredare una stanza per creare uno spazio di carattere? Come scegliere letto, armadio e complementi senza sbagliare? Da pagina 79 trovi una guida completa per trovare lo stile giusto per la tua camera da letto.
  • MISURE
    Muoversi intorno al letto, aprire con agio armadi e cassettiere, allestire un angolo scrivania: a pagina 86 trovi tutte le misure indispensabili per progettare una stanza davvero comoda e funzionale.

PRIMA & DOPO

  • LA CASA PRIMA & DOPO DI FEBBRAIO
    Una casa anni '70 con un ingresso enorme e tanti spazi sprecati diventa un trilocale dagli spazi aperti e fluidi... con un locale multitasking tutto blu! Scoprila da pagina 88.
  • IL PROGETTO PRIMA & DOPO DI FEBBRAIO
    Un piccolo bilocale da vivere in 4 persone? Sì, con una ristrutturazione intelligente e una parete scorrevole l'architetto è riuscito a trovare spazio per la camera dei ragazzi. Scopri come ha fatto da pagina 100, trovi anche tante altre soluzioni con i pannelli mobili da pagina 102.

IDEE E SOLUZIONI

  • LA CASA IDEE & SOLUZIONI DI FEBBRAIO
    La cucina passante e la doccia in corridoio hanno trasformato i vincoli strutturali in vantaggi: scopri come da pagina 104
  • GUARDARE LA TELEVISIONE... SENZA LA TV!
    Quante volte ti sei chiesta... posso sostituire la tv con un proiettore? Ecco la nostra selezione di maxi-tablet e proiettori smart per una zona tv super pratica e senza il solito schermo nero e ingombrante, da pagina 114
  • IL PAVIMENTO 'DIFFICILE' DI FEBBRAIO
    Come arredare la casa se c'è un pavimento in parquet industriale: la soluzione e gli abbinamenti giusti sono a pagina 117
  • TENDENZE SMART IN CUCINA
    Sogni una cucina con l'isola e bancone snack? Trovi tante idee da pagina 118
  • DORMIRE BENE
    Ecco tutto quello che serve per un sonno ristoratore, dal materasso alla federa per avere sempre capelli perfetti, da pagina 121

DÉCOR E VERDE

  • LA CASA DECOR DI FEBBRAIO
    Arredi low budget, echi rétro e interventi effetto wow un mini appartamento di 57mq diventa un trilocale icona di stile, scoprilo da pagina 123.
  • FAI-DA-TE
    Le istruzioni per realizzare tante idee ispirate al lettering sono a pagina 134
  • ALLENA IL TUO POLLICE VERDE
    Scopri come coltivare la Calathea a pagina 139
  • TAVOLE DA COPIARE
    Una mise en place vitaminica? Perché no? Da pagina 140

    VITA DI CONDOMINIO
    La convocazione dell'assemblea condominiale può essere inviata tramite il sito web del condominio? La risposta è a pagina 143

da 50 a 100 mq

Piccoli spazi, tanto colore: un bilocale milanese da copiare

Una palette coraggiosa ideata a partire da un sogno (in rosa!) accende questa casa piena di idee da copiare

Ecco la sfida: traghettare un appartamento Anni ’70 ai giorni nostri e trasformarlo nella prima casa della giovane Valentina, key account per una multinazionale, appassionata di fotografia e amante dei colori. Gli spazi erano già ampi e ben illuminati grazie alle grandi finestre, ma i pavimenti erano un incoerente patchwork di finiture diverse. 

LE SCELTE FATTE:
Valentina desiderava la continuità della resina, ma per scongiurare i rischi di fessurazione dovuti al sottostante impianto di riscaldamento i costi sarebbero saliti: le architette hanno risolto uniformando tutta la casa con piastrelle in grés in grande formato 120x120 cm. Il risultato è una tela neutra su cui osare con il colore.
È stato deciso di abbattere la parete della cucina, così da dare continuità agli ambienti con passaggi fluidi tra zona giorno e notte. Si sarebbe potuta ricavare una seconda camera al posto della cucina, ma Valentina ha preferito mantenere un’ampia e fruibile zona giorno.

IL TOCCO DI STILE:
La scelta dei vari colori che caratterizzano l’appartamento è iniziata da un elemento davvero irrinunciabile per Valentina: il frigorifero rosa, vera ispirazione per lo studio di l’originale palette che ‘veste’ ogni ambiente di casa, a partire dal deciso color block che ci accoglie nell’ingresso.
"Eravamo alla ricerca di un colore protagonista poi abbiamo preferito accostare tinte diverse da ritrovare in ogni stanza a piccoli tocchi o grandi campiture per intrecciare un racconto cromatico unico."

Progetto Arch. Lara Morganti e Costantina Verzì
Styling Alessandra Barlassina e Simona Ortolan
Foto Simona Ortolan
Testo Alessandra Barlassina

da 50 a 100 mq

Arredare in stile vintage con arredi di recupero e mobili low cost

Una casa milanese ristrutturata con un obiettivo chiaro: recuperare oggetti usati e dichiarare guerra allo spreco!

L'atmosfera rétro riporta agli Anni ’50 e ’60 ma la filosofia che ha guidato la ristrutturazione di questa casa milanese tra l’Ortica e Acquabella è all’insegna della sostenibilità e del riuso. «Detestiamo lo spreco» spiegano Francesca e Luca, i proprietari di casa che qui vivono con i figli di 16 e 13 anni.
«Abbiamo creato spazi nuovi e su misura per noi, ma li abbiamo riempiti – fin troppo – e con arredi e oggetti che ci accompagnano da molto, veramente molto tempo».

LE SCELTE FATTE:
La ristrutturazione dell’appartamento di 90 mq è stata totale e studiata per essere funzionale alle abitudini della famiglia: living e cucina sono oggi un open space, il corridoio è diventato parte del salotto grazie a una vetrata ‘passante’, una nicchia è nata per accogliere l’armadio che è arrivato dalla casa precedente.

IL TOCCO DI STILE:
«Il mood dell’arredo è vintage e metropolitano, con accenti urban e industrial» dice Elisa Casati, che ha curato il progetto di interior (www.elisacasati.com). I proprietari hanno acquistato alcuni complementi nei mercatini di modernariato e altri li hanno recuperati dalle soffitte dei nonni, come l’archivio Olivetti originale. Le loro passioni sono anche nei dettagli: dagli strumenti musicali lasciati in giro alle locandine appese alle pareti.

L'ARTE DEL RECUPERO:
Protagonista della zona ingresso, la vetrata in ferro che si affaccia sul salotto è stata realizzata su misura dal ‘mitico’ fabbro del quartiere, Giovanni Panarello, «come si facevano una volta». L’arredo è tutto second hand: il baule porta-tv era nel solaio, il divano è stato acquistato online da un privato, le sedie Anni ’60 e il tavolo erano dei proprietari precedenti. Di nuovo, solo la cucina e i bagni.

 

Progetto d'interior Elisa Casati in collaborazione con arch. Davide Giovagnoli
Foto: Marta D'Avenia
Testi: Sara Peggion

Prima & Dopo

Prima e dopo: cambiare colore alle pareti per rinnovare il look di casa

Basta scegliere i colori giusti per trasformare gli spazi e sentirli nostri. Scoprite con noi come questo appartamento milanese si è trasformato grazie alla nuova palette colori

Capita di non riconoscersi più nelle scelte di stile di una volta. In questo Prima&Dopo Studio Pisk ci dimostra che basta la palette colore giusta per attualizzare gli spazi e sentirli di nuovo 'su misura' per noi.

È stata la prima casa milanese di Alessia : «L'ho presa nel 2007: era appena stata ristrutturata», dice, «e due cose mi hanno colpita: la prospettiva del corridoio che dall'ingresso mi faceva vedere la finestra della camera e il fatto che fosse in un palazzo di ringhiera pieno di giovani... siamo diventati subito tutti amici».
Dopo qualche anno vissuto altrove, ora, in un periodo per lei ricco di cambiamenti, è tornata qui. «Ovviamente ciò che andava bene 18 anni fa non mi rispecchia più. Così ho chiamato Studio Pisk perché mi aiutasse
a rendere questo piccolo appartamento di nuovo casa mia».

LE SCELTE FATTE:
«Sfogliando CasaFacile Alessia si è innamorata del colore del mio ingresso, un color prugna» racconta Vanessa. «Perciò abbiamo deciso che sarebbe stata la nuance giusta per dare risalto ad alcuni pezzi d’arredo, come il nuovo rivestimento del divano, e dei portali che sottolineano il passaggio tra gli ambienti».
Il rosa blush delle pareti è stato preso dal mobile tv scelto da Alessia; così come il senape del bagno viene dal colore del mobile lavabo... «Mai avrei pensato di partire da un arredo per definire la palette della casa» ammette stupita Alessia. E per scaldare ci sono tocchi ruggine su tessili e accessori che fanno da contraltare alla poltroncina azzurra.
Tutti i mobili sono di recupero: le new entry sono sedie, luci e tavolini.

IL TOCCO DI STILE:
La palette è di 4 colori che, in proporzioni diverse, tornano in tutta la casa: prugna, rosa blush, senape e terracotta, è la soluzione per dare continuità a un piccolo appartamento.

Progetto a cura di Studio Pisk
Foto: Giandomenico Frassi
Testi: Elena Favetti

News

Portami il futuro: Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Simona Ortolan

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Nel 2026 Gibellina diventa Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Un programma diffuso che intreccia arte, architettura e spazio pubblico, trasformando una città simbolo della ricostruzione in un laboratorio di futuro condiviso. Dove la cultura diventa progetto civile e paesaggio abitato.

Nel 2026, Gibellina diventa il centro di una riflessione nazionale e internazionale sul ruolo dell’arte contemporanea come motore di rigenerazione culturale, sociale e urbana. Con il programma “Portami il futuro”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la città siciliana inaugura un anno di iniziative che attraversano spazi pubblici, architetture iconiche e luoghi della memoria, coinvolgendo l’intero territorio della Valle del Belìce e della provincia di Trapani.

Il progetto Portami il futuro, che oggi avviamo ufficialmente nell’anno di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, ha l’ambizione di riattivare il laboratorio Gibellina, accogliendo numerosi artisti, soprattutto giovani, che realizzeranno nella nostra città e per la nostra città le loro opere (Salvatore Sutera, Sindaco di Gibellina)

La scelta di Gibellina, prima città italiana a ricevere il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, assume un valore fortemente simbolico. Ricostruita dopo il terremoto del 1968 attraverso un progetto che ha affidato agli artisti un ruolo fondativo, la città rappresenta un unicum: un esperimento di urbanistica e architettura in cui l’arte non è decorazione, ma struttura del vivere civile. L’inaugurazione del 15 gennaio 2026, in coincidenza con l’anniversario del sisma, riafferma questo legame profondo tra memoria, progetto e responsabilità collettiva.

Il programma si articola in mostre, arti performative, residenze d’artista, progetti educativi e momenti di studio, dando vita a un sistema culturale diffuso. Diciotto mostre attivano musei e spazi riqualificati, costruendo un dialogo tra opere, architetture e paesaggio. Le arti performative abitano piazze, teatri e luoghi simbolici, restituendo gli spazi alla comunità attraverso pratiche che intrecciano teatro, musica, cinema e performance site-specific.

Pensare Portami il futuro per Gibellina ha significato interrogarsi su come questa città, con la sua storia anomala e radicale, potesse tornare a essere uno stimolo per il Paese, non come semplice contenitore di eventi, ma come luogo capace di esprimere una narrazione sincera e necessaria sulla contemporaneità (Andrea Cusumano - Direttore Artistico Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026)

Un ruolo centrale è affidato alle residenze artistiche, pensate come dispositivi di relazione tra artisti, cittadini, studenti e ricercatori. Qui l’arte diventa strumento di ascolto e costruzione di comunità, capace di generare interventi urbani e sociali che nascono dall’incontro con i luoghi e con chi li abita. Allo stesso modo, i progetti di educazione e partecipazione coinvolgono diverse generazioni, artigiani locali e pubblici eterogenei, trasformando la Capitale in un esercizio condiviso di cittadinanza culturale.

Gibellina, Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 è anche spazio di riflessione critica. Simposi, conferenze e laboratori civici, in collaborazione con università e istituti di ricerca, approfondiscono il rapporto tra arte contemporanea, rigenerazione urbana e spazio pubblico, rafforzando l’identità della città come laboratorio aperto sul Mediterraneo.

Architetture come il Grande Cretto di Alberto Burri, il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes, le opere di Pietro Consagra, i Giardini Segreti e il Palazzo di Lorenzo di Francesco Venezia, fino alla ex Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo, non sono solo quinte sceniche ma dispositivi attivi del progetto culturale. Spazi che continuano a interrogare il presente, ospitando nuove pratiche e nuovi significati.

“Portami il futuro” non propone una visione astratta, ma un futuro praticato: un’idea di città in cui arte, architettura e paesaggio diventano strumenti di cura, inclusione e costruzione collettiva. Un modello che guarda avanti partendo dalla memoria, e che fa della cultura un diritto condiviso e un progetto di lungo periodo.

Salone del Mobile 2026: il progetto come sistema, tra visione globale e nuove geografie del design

Simona Ortolan

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La 64ª edizione si conferma piattaforma strategica del progetto contemporaneo. Tra nuove traiettorie curatoriali e un’apertura strutturata al contract, il Salone 2026 racconta un design che evolve come sistema culturale, industriale e di relazione.

Dal 21 al 26 aprile 2026, Fiera Milano Rho ospiterà la 64ª edizione del Salone del Mobile.Milano, un appuntamento che va ben oltre la dimensione fieristica per affermarsi, ancora una volta, come infrastruttura culturale e strategica del design internazionale. Oltre 1.900 espositori da 32 Paesi, più di 169.000 mq di superficie espositiva e un’incidenza estera che supera il 36%. Il tema che attraversa l’intera manifestazione è quello delle connessioni: tra discipline, mercati, scale progettuali e linguaggi. Un Salone sempre più leggibile, integrato e consapevole del proprio ruolo di piattaforma globale capace di orientare il futuro prossimo del progetto.

Il ritorno delle Biennali: cucina e bagno come spazi di esperienza

Il 2026 segna il ritorno delle Biennali dedicate alla cucina e al bagno. EuroCucina, con FTK – Technology For the Kitchen, si conferma osservatorio privilegiato sull’evoluzione della cucina contemporanea: un ambiente sempre più connesso e multisensoriale. Superfici intelligenti, domotica integrata, materiali sostenibili e un minimalismo che si fa caldo e naturale raccontano una cucina che impara dall’utente e si adatta ai suoi rituali quotidiani.

Parallelamente, il Salone Internazionale del Bagno mette in scena una visione sempre più orientata al benessere e alla longevity. Il bagno si evolve e si trasforma in una spa domestica, dove comfort, accessibilità, efficienza idrica e tecnologia silenziosa ridefiniscono le priorità progettuali.

Nuove traiettorie: Salone Raritas e il valore dell’unicità

Tra le novità più attese spicca il debutto di Salone Raritas (padiglioni 9 e 11), un nuovo spazio dedicato al design da collezione, alle edizioni limitate, ai pezzi unici e all’alta manifattura creativa. In scena, 25 espositori: una costellazione internazionale che si accende con nomi quali Nilufar, COLLECTIONAL, Salviati x Draga & Aurel, Mouromtsev Design Editions, Mercado Moderno, Bianco67 e Brun Fine Art. Curato da Annalisa Rosso con exhibition design firmato Formafantasma, Raritas si propone come atlante del "collectible design" pensato non come nicchia elitaria, ma come piattaforma professionale rivolta ad architetti, interior designer, developer e operatori dell’hospitality. A completare il percorso, Sabine Marcelis firmerà uno special project che condensa luce, materia e percezione in un gesto preciso, da vedere e ricordare.

Aurea, an Architectural Fiction: quando l’interior diventa racconto

Nel percorso A Luxury Way (padiglioni 13 e15) prende forma "Aurea, an Architectural Fiction", installazione immersiva ideata da Maison Numéro 20. Un hotel immaginario diventa dispositivo narrativo, dove l’interior design si trasforma in esperienza sensoriale e scenografica. Qui lo spazio non è solo funzione, ma atmosfera: luce, materia e arredo costruiscono un racconto emotivo che attraversa giardini d’inverno, stanze, lounge intime e sale dal sapore cinematografico. Il lusso si allontana dall’ostentazione per farsi visione consapevole dell’abitare, attenta alla sostenibilità e alla dimensione percettiva.

SaloneSatellite: il laboratorio del design che verrà

Con 700 designer under 35 da 43 Paesi e 23 Scuole e Università internazionali, SaloneSatellite si conferma nel 2026 come il principale osservatorio sul futuro del design. Il tema "Maestria artigiana + Innovazione" mette al centro il valore del fare come atto progettuale contemporaneo, capace di unire gesto, tecnologia e visione. L’artigianato viene riletto come linguaggio evolutivo, non nostalgico: un alleato dell’industria e della ricerca, che restituisce senso, materia e identità agli oggetti. Ne emerge una generazione di progettisti consapevoli, attenta a sostenibilità, durabilità e nuove economie, che fa del SaloneSatellite non solo una vetrina di talenti, ma un vero laboratorio culturale del design che verrà.

Verso Salone Contract: il progetto come ecosistema integrato

Il 2026 rappresenta un passaggio chiave verso il debutto di Salone Contract che prenderà forma nel 2027. Il Masterplan affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten (OMA) segna un cambio di paradigma: dal prodotto al sistema, dall’oggetto all’integrazione di competenze, servizi e dati. Durante questa edizione verrà offerta una prima lettura critica di un settore in forte espansione - hospitality, real estate, marine, retail - e dove il valore si gioca sulla capacità di gestire complessità e visione a lungo termine. Un forum internazionale, un percorso tematico tra gli espositori e la lectio di Rem Koolhaas, porteranno al Salone come strumento di orientamento per aziende e progettisti in uno scenario globale sempre più articolato.

Materia, sostenibilità e orientamento: un’esperienza di visita ripensata

A tenere insieme questa complessità è la campagna “A Matter of Salone”, che riporta la materia al centro del progetto come origine del gesto e del senso. A supporto, un nuovo sistema di wayfinding, sviluppato da Leftloft, migliora l’esperienza di visita rendendo la fiera più accessibile e intuitiva, senza semplificarne la ricchezza. Un progetto collettivo firmato da Motel409 e realizzato con sei voci della creatività contemporanea: i fotografi Charles Negre, Eduard Sánchez Ribot e Alecio Ferrari, e i set designer Studio VégétéLaura Doardo e Stilema Studio.

Milano e il Salone: un ecosistema che si espande

Come ogni anno, il Salone abbraccia la città durante la Milano Design Week, rafforzando il dialogo con istituzioni culturali, showroom e spazi urbani. Concerti, installazioni, progetti speciali e oltre 200 showroom aperti trasformano Milano in un laboratorio diffuso del progetto contemporaneo, confermandone il ruolo di capitale internazionale del design. L’edicola in Piazza del Duomo sarà il punto di partenza per scoprire un itinerario urbano immaginato da Bianca Felicori, fondatrice di Forgotten Architecture: cinque tappe, selezionate per proporre una rilettura di edifici significativi di Milano attraverso installazioni tessili leggere e per attivare un dialogo tra architettura, design e mobilità urbana.

Il Programma Culturale

Nel 2026 il public programme “Drafting Futures. Conversations about Next Perspectives” raggiunge la sua quarta edizione, consolidandosi come uno dei luoghi di riflessione più autorevoli del Salone del Mobile. Dopo aver coinvolto alcune delle voci più rilevanti del pensiero progettuale contemporaneo, il ciclo di incontri ospitato nell’arena disegnata da Formafantasma continua a operare come piattaforma critica di confronto sui temi chiave del presente: dall’innovazione alla sostenibilità, fino alle trasformazioni dei mercati e dei modelli produttivi. Uno spazio di dialogo che affianca alla dimensione espositiva una lettura più profonda e consapevole del progetto come pratica culturale e strategica.

Alcova 2026: il ritorno a Baggio e la sorpresa di Villa Pestarini

Simona Ortolan

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Per il Fuorisalone 2026, Alcova torna all’Ospedale Militare di Baggio, riattivando nuovi spazi all’interno di un luogo già iconico. Accanto a questo ritorno, l’evento segna un debutto assoluto: l’apertura al pubblico di Villa Pestarini, unica villa milanese progettata da Franco Albini.

Nel panorama del Fuorisalone 2026, Alcova riafferma la propria identità di piattaforma curatoriale capace di lavorare sul tempo lungo dell’architettura. Dal 20 al 26 aprile, l’evento si sviluppa attraverso una doppia traiettoria: da un lato il ritorno all’Ospedale Militare di Baggio, già protagonista delle edizioni 2021 e 2022; dall’altro, l’apertura totalmente inedita di Villa Pestarini, fino ad oggi mai accessibile al pubblico.

Il complesso dell’Ospedale Militare di Baggio, rappresenta per Alcova un luogo familiare, ma tutt’altro che esaurito. Il ritorno non è una ripetizione: l’edizione 2026 amplia infatti il perimetro dell’esperienza, rendendo visitabili spazi mai aperti prima, tra cui la chiesa con l’ex canonica e l'archivio storico. Un gesto che approfondisce la memoria stratificata del sito e ne rafforza il carattere di ecosistema in continua trasformazione, dove architettura e paesaggio si intrecciano senza gerarchie.

A pochi chilometri di distanza, Alcova introduce invece una novità assoluta nel racconto della Design Week milanese. Villa Pestarini, progettata da Franco Albini tra il 1938 e il 1939 e rimasta finora una residenza privata, apre per la prima volta le sue porte al pubblico. Si tratta dell’unica villa realizzata dall’architetto a Milano e di una delle espressioni più limpide del Razionalismo italiano, giunta fino a oggi in uno stato di conservazione straordinario.

Il contrasto tra i due luoghi costruisce un dialogo sottile tra continuità e scoperta. All’interno di questa cornice, Alcova ospita come di consueto una costellazione di designer, studi, aziende e istituzioni, trasformando entrambi i siti in piattaforme temporanee di sperimentazione e riflessione sul progetto contemporaneo.

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Inaugurata la mostra ‘White Out The Future of Winter Sports’ alla Triennale Milano

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Dal 28 gennaio al 15 marzo 2026, Triennale Milano ospita "White Out. The Future of Winter Sports", una mostra che intreccia design, tecnologia e sport invernali. Attraverso attrezzature, materiali innovativi e infrastrutture, il percorso invita a riflettere sul futuro delle discipline alpine di fronte ai cambiamenti climatici.

 "White Out. The Future of Winter Sports" si inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo originale sugli sport invernali. Curata da Konstantin Grcic e Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, la mostra esplora l’incontro tra performance atletica, materiali e innovazione progettuale, concentrandosi sulle sfide poste dalle condizioni ambientali estreme e dal cambiamento climatico.

La mostra prende il titolo dall’espressione White Out, un particolare effetto ottico che si genera in alta quota quando le nuvole e il cielo bianco incontrano il paesaggio innevato che, riflettendo la luce, genera una condizione di scarsa visibilità in cui i punti di riferimento, non sono più accessibili. Una metafora potente del futuro incerto degli sport invernali e del ruolo del design nel creare sicurezza e prestazioni ottimali.

La mostra in Triennale nasce dal genio di Konstantin Grcic ed è dedicata sia ai materiali, alle attrezzature e agli sportivi che hanno fatto la storia degli sport invernali, che al futuro di queste discipline, da sempre legate all’innovazione. E ci permette di affrontare i temi sportivi dal punto di vista di uno dei linguaggi più affini a Triennale: quello della creatività e del progetto (Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano)

Allestita nello spazio recentemente riqualificato della Design Platform, la mostra ospita circa 200 oggetti, tra sci, snowboard, abbigliamento tecnico, attrezzature sportive e progetti architettonici, coprendo un arco temporale dal 1938 al 2026.

Il percorso espositivo è suddiviso in nove sezioni tematiche e mette in evidenza non solo gli oggetti tecnici, ma anche il ruolo del design e dell’architettura sportiva e dell’infrastruttura come elemento cardine di un paesaggio in cambiamento, invitando il pubblico a riflettere sul futuro di luoghi e pratiche non più ovvi nella loro forma tradizionale. L’obiettivo, condiviso con il designer Konstantin Grcic, è delineare un insieme di scenari che mostrino come gli sport invernali stiano evolvendo in risposta a contesti, utenti, paesaggi e risorse sempre più eterogenei, spesso segnati da trasformazioni profonde. Attraverso tecnologie e innovazioni che integrano soluzioni ibride, queste discipline si ridefiniscono senza rinunciare alla dimensione della sfida e al piacere di una pratica consapevole. Ne emerge un progetto espositivo in cui il design non si limita a risolvere problemi, ma supera i confini tradizionali, aprendo nuove domande.

La mostra pone dunque un quesito fondamentale: quale futuro attende queste pratiche e in che modo il design può contribuire a orientarlo in una direzione positiva? (Konstantin Grcic)

Un percorso espositivo che dà spazio alle storie di alcuni antesignani del settore, come l’azienda italiana Dainese che, nata nel mondo del motorsport, è diventata un punto di riferimento nella progettazione di sistemi di protezione per lo sci e gli sport invernali e ad alcune figure iconiche come Jeanne Immink pioniera olandese dell’alpinismo di fine Ottocento, prima donna nella storia ad avere diverse cime delle Dolomiti a lei intitolate.

 

Info: "White Out. The Future of Winter Sports"
Triennale Milano - viale Alemagna 6
28 gennaio – 15 marzo 2026
Da Martedì a Domenica - 10:30/20:00 (ultimo ingresso alle ore 19)
Ingresso gratuito

A cura di: Konstantin Grcic e Marco Sammicheli
Progetto espositivo: Konstantin Grcic Design GmbH

Elena Ghirardi, la ceramista che trasforma la luce

Anima creativa del brand 'eg filodiluce', dopo oltre vent’anni nel mondo della moda Elena Ghirardi ha trasformato la sua sensibilità estetica in lampade uniche fatte a mano, che produce nel laboratorio di Graglia, nel biellese. Tra i partecipanti dell'ultima edizione della mostra mercato Med Soul di Genova, qui ci racconta la sua storia artistica

Ogni pezzo che realizza è personalizzabile e pensato per portare calore, armonia e luce negli ambienti domestici. Elena Ghirardi, anima del brand eg filodiluce, crea lampade uniche con basi in ceramica «modellate con calma e precisione» e paralumi in tessuti pregiati locali come alpaca, cashmere, lino.

Qual è il tuo percorso lavorativo e quando è nata la tua passione per l'artigianato? «La mia passione per la creatività e per il mondo dei materiali nasce da molto prima di 'eg filodiluce'. Dopo aver lavorato per oltre vent’anni nel settore della moda italiana e francese, dove ho maturato una forte attenzione per le forme, i tessuti e l’equilibrio estetico, ho sentito il bisogno di esprimere una visione più personale attraverso oggetti unici fatti a mano. Pur non avendo seguito un percorso artigianale tradizionale, la componente artistica è sempre stata presente».

Hai seguito una strada di famiglia? «Mio padre è un artista del legno e probabilmente è da lui che ho ereditato questa sensibilità creativa. Anche mia sorella da tanti anni lavora la ceramica, realizzando statue e complementi d’arredo unici. La sua tecnica preferita è una tecnica giapponese che si chiama Raku. Crescere in un contesto così ha sicuramente alimentato la mia vena artistica e il desiderio di lavorare con la materia e con le mani. Per me questo percorso è stato terapeutico: dopo il periodo del Covid ho sentito il bisogno di abbandonare il mondo della moda in Costa Azzurra e di tornare a vivere nel mio paese ricercando i veri valori e creando qualcosa di mio. Degli oggetti luminosi capaci di apportare luce e calore nelle nostre case».

Come è nato il tuo brand e perché hai deciso di occuparti della creazione di lampade? «eg filodiluce nasce dal desiderio di creare una luce che non sia solo funzionale, ma anche emozionale e decorativa, capace di trasformare gli spazi. Ho scelto di dedicarmi alle lampade perché la luce ha un ruolo fondamentale nell’abitare: accoglie, scalda, definisce le atmosfere e racconta chi siamo. Attraverso l’unione di ceramica modellata a mano e tessuti naturali pregiati ho voluto dare forma a oggetti che fossero essenziali ma allo stesso tempo poetici, capaci di dialogare con ambienti contemporanei senza perdere il valore del fatto a mano».

Come si svolge il tuo lavoro, hai un laboratorio? «Il mio lavoro prende forma nella mia casa-atelier a Graglia, vicino a Biella. Qui seguo ogni fase del processo creativo e produttivo: dalla progettazione alla realizzazione delle lampade, fino alla scelta dei materiali. Lavoro principalmente con ceramica e tessuti naturali pregiati del mio territorio, il biellese. Filati e tessuti nobili come lana, alpaca e cashmere, per le collezioni invernali e iuta, lino e canapa per le collezioni estive. Ogni filato o tessuto filtrano la luce in modo unico. Ogni pezzo è realizzato artigianalmente e può essere anche personalizzato, con incisioni sulla ceramica rendendo così ogni lampada unica».

Riesci a vivere di questo mestiere o per te al momento è un'attività parallela ad altro? «Negli ultimi anni questa passione è diventa sempre più importante per me ma ad oggi non posso dire di vivere del mio lavoro di artigiana. È un percorso graduale, fatto di sperimentazione, ricerca e costruzione di una clientela che riconosce e apprezza il valore dell’artigianato contemporaneo».

Quali sono le sfide più difficili che incontri nel mestiere di artigiana? «Una delle sfide principali è riuscire a conciliare i tempi lenti e necessari del lavoro manuale con le richieste di un mercato spesso orientato alla produzione rapida. Ogni pezzo richiede cura, attenzione e tempo, elementi fondamentali per garantire qualità e autenticità. Un’altra difficoltà è la gestione di tutte le componenti del lavoro: dalla creazione alla comunicazione, dall’organizzazione alla relazione con i clienti. È un equilibrio continuo tra creatività e aspetti pratici».

Hai delle ispirazioni particolari per i tuoi lavori e le tue collezioni? «Le mie ispirazioni nascono dal dialogo tra materia, luce e spazio. Osservo come la luce si diffonde negli ambienti domestici e come i materiali — la ceramica, i tessuti, le superfici — possano trasformare l’atmosfera di una stanza. Ogni collezione è pensata per portare calore, equilibrio e carattere agli spazi abitativi».

Stai lavorando su nuovi progetti? «Guardando al futuro, mi piacerebbe molto collaborare con architetti e interior designer. Ho sviluppato una linea di sospesi che può dialogare con le altre collezioni, permettendo di creare progetti di luce completamente personalizzati, in cui sospesi, lampade da tavolo contribuiscano a definire uno stile coerente e su misura per ogni ambiente».