Idee e tendenze

Tendenza: Refrigerio

Una selezione di 3 immagini scovate in giro per il web e raggruppate in trittici da Giorgia Bimbatti, la nostra Art Director. Fotografi, artisti, illustratori, typo designer: i loro lavori ispirano e fanno pensare. Questo mese il tema è... Refrigerio

Refrigerio richiama il sollievo, la pausa rigenerante, il benessere. È quel momento in cui corpo e mente si allineano e ritrovi un piccolo equilibrio. È quel momento in cui finalmente respiri.

_Melissa, nota come What if (“Cosa succederebbe se?”), usa l’AI per esplorare il romanticismo in modi inaspettati. Il suo tavolino galleggiante è un invito a fermarsi, per una pausa che rinfresca corpo e mente. Un gesto che sa di arte e terapia.

_Hana Katoba trasforma angoli urbani in ricordi tremolanti di un tempo in cui la natura non era ospite, ma padrona di casa. Con i suoi video generati da AI, regala visioni leggere che spezzano la routine. Un’idea di gentilezza che sarebbe bello veder realizzata.

_Anne Vuitton-Conquet ci porta in un faro sul mare, dove al posto degli specchi ci sono libri che riflettono la luce interiore. Un’immagine semplice, ma potentissima: un tempo sospeso, rigenerante.

Testi di Giorgia Bimbatti

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Massimo Iosa Ghini

È stato tra i fondatori del Bolidismo, ha collaborato con Ettore Sottsass e dal 1990 il suo Studio progetta nei campi più diversi. È un Maestro del design italiano

Incontriamo Massimo Iosa Ghini, architetto e designer bolognese, seduti su Proust, il divano che ha disegnato per Chateau d’Ax. È quindi naturale partire da qui...

Come è nato il progetto di questo (comodissimo) divano? «È un divano pensato per un uso familiare: sul quale è un piacere sedersi tutti insieme. Volevamo un divano recliner dalle linee morbide, in cui la tecnologia che lo compone fosse celata e che offrisse un naturale senso di accoglienza».

Il design quello fa, no? Nasconde la tecnologia sotto la forma… «Non sempre, può accadere anche il contrario. Ma nel mondo del relax la tecnologia non va sicuramente ostentata. In un prodotto che ha un senso di comune riconoscibilità come la poltrona o il divano di casa, l’idea stilistica è quasi in secondo piano rispetto alla ricerca della comodità. La forma stessa deve dare un’idea di invito, di una poltrona, di un divano da vivere. Per questo, nel progettarlo abbiamo fatto un lavoro di sottrazione e di lettura di codici comuni. A me piace usare la dicitura ‘luogo comune’, che solitamente ha un senso negativo e che io vedo invece come un ‘luogo’ di accordo e armonizzazione, un concetto da condividere. Quindi anche un oggetto, un arredo che tutti possono percepire per quello che è diventa un ‘luogo comune’, qualcosa anche da tramandare di generazione in generazione».

Ma un designer non dovrebbe invece andare contro questi ‘luoghi comuni’? «Dipende dal momento, dal brand con cui si lavora, dal suo stile aziendale… Se penso ai miei inizi, a quando progettavo con Sottsass per Memphis Milano, allora si faceva avanguardia e si cercava una rottura degli schemi. Altre volte, in altri tempi e momenti storici, invece, lo schema va utilizzato a vantaggio nostro e di chi fruisce di un prodotto».

Una fruizione che deve essere anche piacevole… «Certamente, oggi c’è un certo pudore a utilizzare termini come piacere, edonismo, che riportano subito agli Anni ’80… Forse in quel periodo si è andati anche un po’ oltre nella concezione del piacere, ma è anche vero che nei decenni successivi abbiamo assistito a una restaurazione, al ritorno di una sorta di Calvinismo e di pauperismo culturale che mi ha sempre lasciato perplesso, perché la ricerca del piacere è nella natura umana. Anche nel nostro stile di vita: l’individualità non può essere messa sempre in secondo piano. Come essere umani, abbiamo diritto al piacere e alla sua ricerca».

Anni ’80: la sua carriera è nata in quel periodo, con il movimento Bolidista e la collaborazione con il Gruppo Memphis di Sottsass... Ci racconta quell'avventura? «Il Bolidismo era già programmaticamente fuori dagli schemi. Si fondava su simultaneità, velocità e ubiquità, sull’essere in più luoghi contemporaneamente. L’Avanguardia Anni ’80, i collettivi come Alchimia e Memphis e anche il Philippe Starck dell’epoca con la sua visione così avanzata, ci hanno insegnato ad andare oltre la funzione, inserendo messaggi negli oggetti. Fino a quel momento, l’idea del progettare consisteva nel fare un oggetto che funzionasse bene, con certe caratteristiche che lo rendessero facilmente utilizzabile… Una grande propensione per la funzione, che ovviamente è imprescindibile, ma l’inserire un messaggio in un prodotto preconizzava già la civiltà dell’immagine della comunicazione attraverso le immagini che sarebbe venuta dopo».

Si ricorda un progetto significativo di quei tempi? «Il primo che mi viene in mente è ‘Le strutture tremano’ di Ettore Sottsass per Studio Alchimia (un tavolino dalle tremolanti e sottili gambe in tubolare d’acciaio, ndr): è ovvio che con un nome di quel genere tu stai proponendo un messaggio – che scaturiva dall’Architettura Radicale degli Anni ‘70 – non solo un prodotto, un progetto. Ora magari non tutti si ricordano quel tavolino, ma il nome, il messaggio sono rimasti».

La vostra era una generazione che si riconosceva in alcuni Maestri o che invece quei Maestri voleva superarli, forse anche - metaforicamente - ucciderli? «Sì, i Maestri c’erano, per noi giovani architetti e designer erano figure alle quali guardare ma spesso anche da disconoscere subito dopo. Oggi invece la parola Maestro mi piace, perché è una parola che descrive chi sa di più, chi conosce la via e può indicarla. In quegli anni, invece, c’era una tale esplosione di situazioni, di sollecitazioni che non esisteva una via unica».

Se dovesse individuare il tratto che lega le sue molteplici attività, cosa sarebbe? «Io sono un architetto classico, tradizionale, per quel che riguarda il mio ruolo, anche se non come modalità espressiva: ho una visione orizzontale del progetto, non credo nel progetto specialistico - anche se la figura dello specialista è necessaria - ma c’è la necessità di un director, come dicono gli inglesi, di un regista. E il regista nella nostra professione non può essere specializzato, deve avere una visione orizzontale perché deve ragionare e chiedersi a chi si rivolge e come raggiungere il risultato. Che cosa sto facendo e per chi lo sto facendo? Queste sono le domande che ci si deve sempre porre, con un approccio che definirei un po’ rinascimentale, che non si limita al proprio campo ma affronta ogni ambito dell’architettura, della progettazione, del design».

Intervista di Claudio Malaguti

Prima & Dopo

Prima & Dopo: un restyling del cuore in Cilento

A due passi dal mare, una casa di famiglia anni ’70 si trasforma conservando alcuni pezzi vintage: sono loro a dettare colori e sfumature che rinnovano il passato e sanno di vacanza

A volte un evento triste diventa occasione di rinascita. È ciò che è successo a Nanda quando ha ereditato la casa della madre, un quadrilocale con giardino vista mare nel Parco Nazionale del Cilento.

È la casa in cui anche lei ha passato tante estati fin dagli Anni ’70 quando è stata costruita: una casa piena di ricordi alla quale mettere mano per renderla su misura per sé. Compito non facile, ma Nanda è la mamma della nostra stylist Vanessa Pisk che, grazie alla sua esperienza e alla sua sensibilità, è riuscita a dare leggerezza e charme agli ambienti, a partire da alcuni pezzi di famiglia che, così, hanno trovato nuova vita.

Le scelte fatte

«C’è un mobile a cui non potevo rinunciare: la credenza in formica Anni ’60 del soggiorno. È lei che mi ha suggerito la palette di marroni e toni naturali del living» ci racconta Vanessa. Per ricontestualizzarla ha scelto pavimenti e pareti che dal grigio virano all’azzurro e accessori che dal moka sfumano al bianco.

«A Milano avevo un paralume fiorato che volevo qui», dice Nanda, «e Vanessa ha ‘disegnato’ la mia camera partendo dal rosa del tessuto, portato anche sul soffitto: una coccola prima di dormire».

Per la propria stanza, invece, Vanessa ha preferito l’azzurro abbinato a tocchi di giallo, nuance che ritroviamo in uno dei bagni in palette con i grigi.

Il tocco di stile

I colori su alcuni muri e soffitti hanno riportato equilibrio: danno nuove dimensioni alle stanze, e comfort e leggerezza a chi le abita.

A cura di Studio Pisk - foto Giandomenico Frassi - testi Elena Favetti

Materiali

Lavori soft (e a basso costo) per una casa tutta nuova

Anche tu, come i proprietari della casa di questa gallery, vuoi rinnovare i tuoi spazi con poca spesa? Qui trovi tante idee fai-da-te da copiare subito, o da far realizzare a un professionista

Un bilocale nel cuore di Roma è stato trasformato da Roberta e Alessandro con budget minimo ma tantissime idee: «I miei CasaFacile sono consumati da quanto li ho letti» dice lei «così grazie anche all’aiuto della stylist Cristina Gigli abbiamo deciso di mettere in pratica i vostri consigli e ci siamo rimboccati le maniche».

La casa ha una palette soft e luminosa: l’armadio in ingresso è dipinto in azzurro, il bagno ha le piastrelle rosa cipria, in cucina il bianco amplifica la luce e nel living la boiserie terracotta dipinta fa da sfondo ideale all’arredo recuperato in mercatini, soffitte e vecchie case, dando a questi ambienti un sapore unico, vissuto, reale.

Le vere protagoniste, però, sono le carte da parati ironiche e sognanti che portano la natura dentro casa. Visto il risultato, condividiamo questa casa con voi per proporvi spunti di restyling easy ma efficaci... pronti con pennelli&Co?

Come recuperare gli infissi

Inizia carteggiando la superficie con la levigatrice elettrica a base triangolare (è precisa anche negli angoli!) fino a ottenere una superficie ruvida e ripara le eventuali fessure con lo stucco verniciabile per legno.

Se vuoi garantire l’adesione allo smalto di finitura, applica prima una mano di cementite o primer per legno e poi stendi 1-2 mani di smalto protettivo all’acqua, nel colore desiderato. Fatti aiutare se l’infisso è in pvc o alluminio, perché richiede competenze e prodotti specifici.

Come ripavimentare low cost

Puoi farlo tu con un pavimento sottile ma stabile in SPC (Stone Polymer Composite) che, a un costo di € 18-35/mq, si posa flottante su quello vecchio senza dover rifilare gli infissi. Una volta pulito il pavimento, posa un materassino fonoisolante da 2 mm, sovrapponendo i giunti di 5 cm e sigillandoli con un nastro ad hoc.

Quindi posa a secco le doghe in SPC che, dotate di semplici incastri a clic, basterà unire senza l’uso di colla. Per i tagli, prendi le misure con una squadra e usa un cutter o taglierina. Fatti aiutare se le pareti irregolari comportano tagli impegnativi.

Come riadattare i mobili vintage

Riporta il legno al suo aspetto naturale levigandolo con delle spugne abrasive sagomate a grana media e fine che aiutano a rimuovere la precedente finitura da ogni parte del mobile e a eliminare le imperfezioni.

Poi ripara eventuali scalfitture o graffi con la cera naturale che, una volta essiccata, va carteggiata con grana superfine e infine passa 1-2 mani di vernice protettiva trasparente con un rullo e, negli angoli, con pennello piatto. Fatti aiutare se hai un mobile d’epoca pregiato e con intarsi.

Come decorare con una boiserie

Con metro laser e matita traccia una linea all’altezza a cui dipingerai la boiserie e fisserai la cornice. Applica (sulla riga a filo in alto) il nastro adesivo in carta per evitare sbavature e stendi con il rullo il colore scelto per la boiserie.

Usa il pennello da rifinitura per le aree vicino a porte e zoccolino (da proteggere sempre con il nastro in carta). Asciugata anche la seconda mano, togli il nastro e applica la cornice decorativa lungo la linea. Fatti aiutare se il muro ha sotto una pittura lucida spatolata.

Come creare scorci che allargano

Per creare piani diversi tra due stanze e ‘ingrandire’ il secondo ambiente, l’ideale è usare sulla parete di fondo una tappezzeria trompe-l’œil quindi in primo piano creare una boiserie in colore scuro o saturo.

Puoi posare una carta effetto nuvole con degli azzurri e accostare un blu elettrico, o una wallpaper che simula una tenda écru di una finestra e abbinarla al ciliegia, o ton sur ton carta con archi e alberi verdi insieme al tono bosco. Fatti aiutare da un interior designer se non hai dimestichezza con colori e decori.

Come rivestire le pareti con la carta

Fatti aiutare dal posatore indicato dal rivenditore o produttore che, dopo aver stuccato eventuali crepe e pulito la parete, applica con un rullo uno strato uniforme di colla sul muro, coprendo di volta in volta un’area poco più ampia della larghezza dei fogli. Poi, partendo dall’alto, appoggia un telo alla volta sul muro incollato passando su ognuno una spatola per eliminare le bolle d’aria e tagliando le eccedenze.

Nel far combaciare i fogli, passa un rullo di gomma lungo i giunti per assicurarne la perfetta adesione. Puoi farlo tu se hai buona manualità o vuoi rivestire solo un riquadro dietro al letto o al divano.

Come ridipingere un vecchio armadio

Puoi farlo tu con le vernici di nuova generazione perché non serve stendere il grip. Dopo averle smontate, carteggia le ante e dai 2 mani di pittura specifica che combina primer e topcoat in un unico prodotto con il rullino per legno, lasciando asciugare tra i due passaggi.

Vernicia struttura e interni dell’armadio e, rimontato tutto, avvita i nuovi pomelli. Fatti aiutare se l’armadio è laccato o laminato: serve l’intervento di un professionista.

Come rigenerare le vecchie piastrelle

Fatti aiutare da un posatore qualificato che, stuccate le fughe eventualmente danneggiate e passato un panno umido sulle vecchie piastrelle, stende un fondo pulente e aggrappante sulla superficie.

Poi, miscelando 2 prodotti ad hoc, stende 2-3 mani di micro-resina all’acqua con un rullo per dare nuovo colore alle piastrelle e alle fughe, senza nasconderle. La nuova superficie è impermeabilizzata, uniforme e facile da pulire. Puoi farlo tu con uno smalto all’acqua pronto all’uso che non richiede fondo.

di Elena Favetti e Paolo Manca – styling Cristina Gigli – foto Francesca Maiolino

Ispirazioni

Luminosa e contemporanea: la villa ‘fotografica’ ad Arezzo

Cosa accade quando una coppia di fotografi di interni progetta finalmente la propria casa? Si mette ordine tra i mille spunti raccolti... questo è il risultato!

Francesca e Alfredo fanno coppia nella vita e nel lavoro: sono i fotografi di Studio Daido, che ha base a Roma e ad Arezzo, città dove hanno messo radici.

Le scelte fatte

«Abbiamo costruito la casa mettendo un po’ di noi in ogni cosa. Partendo da un progetto dell’arch. Roberto Severi, che ci ha aiutato nella disposizione delle stanze, abbiamo ricavato un living ‘fluido’, con una chiara divisione delle funzioni ma senza una interruzione fisica – ci dice Francesca – le librerie hanno fatto da partizioni».

Il tocco di stile

Con Cristina Gigli poi, la nostra stylist con cui lavorano da anni e a cui sono legati da grande amicizia, hanno scelto colori, alcuni arredi e luci: «Ci ha aiutati a risolvere la principale incertezza, ovvero la scala: ora il verde delle sue piastrelle amplifica quello del giardino e delle piante disseminate in tutta casa!»

styling Cristina Gigli
foto Studio Daido
testi Grazia Caruso

Idee e soluzioni

Una dimora immersa nel verde dove la vita si fa lenta

Grandi aperture, tanta luce, colori tenui e tessuti morbidi. È la ricetta che rende questa casa vicino a Biarritz, in Francia, così accogliente

Cosa c’è di meglio, tagliata ‘su misura’, che chiamare qualcuno che conosce alla perfezione i tuoi gusti? Così ha fatto Fabienne, chiedendo alla figlia Julie di progettarle questa villa che si trova ad Arcangues, un paese a pochi chilometri da Biarritz.

Le scelte fatte

Fabienne voleva ambienti pratici, che si sviluppassero su un solo piano e con grandi aperture di collegamento con l’esterno. Julie, con lo studio Alaman& Macdonald che ha firmato il progetto, l’ha accontentata: sul soppalco c’è soltanto la zona ospiti. E le ha creato un habitat naturale: tessuti freschi, legno e materiali come rattan, vimini e abacà.

Il tocco di stile

Oltre a un uso sapiente del colore, che nel tutto-neutro dà risalto ad alcune zone, l’importanza delle strutture: la mega tettoia all’esterno ma anche la scala, il soppalco, il camino, le nicchie all’interno. Che personalità!

styling Amandine Berthon
foto Julien Fernandez/Amandine & Jules
testi Claudio Malaguti

Decorare

Come realizzare la shopper di pizzo

Protagonisti indiscussi nelle case di un tempo, i centrini di pizzo cambiano look e inventano una shopper dal piglio fashion. Cerca nei mercatini o nei marketplace online quelli in pizzo San Gallo, a macramè, filet o all’uncinetto e cuci la tua borsa (chic) per la spesa!

REALIZZA COSÌ LA SHOPPER DI PIZZO

tempo: 1 ora
difficoltà: media
costo: 12 euro
occorrente: √ centrino di pizzo (cm 38x100) √ forbici √ spilli √ ago e filo √ bandana √ macchina per cucire

1. Lava, stira e appretta il centrino per renderlo rigido.

2. Piega verso l’alto l’angolo in basso a destra del centrino, formando un triangolo. Ripeti sul lato opposto, piegando la punta in alto verso il basso. Otterrai un secondo triangolo.

3. Piega la punta a destra verso l’alto, ottenendo la sagoma della borsa. Punta con gli spilli. Apri leggermente i lembi che si incrociano al centro della borsa, invertili e fissa con gli spilli.

4. Cuci a macchina per 12 cm i due lati alla base della borsa. A mano, a punto orlo, cuci la diagonale della borsa, dove i tessuti si incrociano.

5. Fai mettere in merceria o dal calzolaio due occhielli di metallo per i manici.

6. Piega a triangolo la bandana, arrotola, falla passare negli occhielli, fermala con un nodo. O usa una corda portacellulare, fissando gli anelli agli occhielli.

di Elisabetta Viganò e Cristina Dal Ben - foto di Andrea Baguzzi

Ispirazioni

Sogno scandinavo: un fresco cottage nel bosco

Affacciato su un’idilliaca baia svedese, questo fiabesco cottage rosso si apre alla natura grazie a grandi vetrate. Per gli arredi, rattan e vintage

Dopo aver vissuto 9 anni tra Shanghai e Hong Kong con il marito e i due figli, Elin ha deciso di riprogettare in prima persona il bel cottage di famiglia nell’arcipelago di Stoccolma. Economista di formazione e oggi interior designer, per rivedere la distribuzione degli ambienti ha chiesto aiuto all’architetto Lars Wester.

Le scelte fatte

«La casa si raggiunge soltanto in barca: quando arrivarono qui i miei nonni non c’erano né acqua né elettricità! Loro adoravano essere circondati dal bosco. Adesso le stanze si affacciano tutte verso il mare, ci sono finestre più grandi che fanno entrare tanta luce e un patio esterno molto godibile».

Il tocco di stile

Il dialogo tra i colori: dalle tinte pastello nel living al blu e bianco dei tessuti, dagli esterni in rosso al verde della vegetazione, fino all’azzurro del cielo. Poesia!

foto Anne Nyblaeus / Living Inside – testi Sara Peggion

Case dei lettori

Una casa per tutte le passioni, tra vintage e moderno

Silvia ed Enzo amano leggere, tanto da avere una libreria a testa. E sono patiti dei pezzi di design iconici. Su Instagram hanno raccontato i lavori di ristrutturazione della loro grande casa

Dopo 10 anni a Madrid, Silvia ed Enzo tornano in Italia e trovano a Pescara una grande casa per tutta la famiglia. «Non dimenticheremo mai quel periodo: la scelta dei materiali, le prove colore, i rendering... che avventura! Mesi faticosi ma super stimolanti».

Le scelte fatte

L’appartamento aveva già ottime finiture, non tutte però di loro gusto. La coppia si è quindi affidata all’architetta Debora Di Michele perché li aiutasse a dare nuova vita e un nuovo look alla zona giorno, alla camera padronale e ai due bagni.

Il tocco di stile

Decisivi il mix equilibrato tra moderno e vintage con pezzi di design iconici, le soluzioni tailor-made e la palette colori personalizzata in ogni ambiente.

progetto Arch. Debora Di Michele – foto Michele Boccia – testi Sara Peggion

Case dei lettori

Rustica e romantica: la villa di charme sulle colline del Garda

Era una dimora ‘old style’ di fine ’700. Claudia, la proprietaria, l’ha trasformata nel suo rifugio dell’anima. E oggi è anche un piccolo relais

A Costermano sul Garda, non lontano dal lago, una casa rosa con 4.000 mq di giardino è diventata un’oasi di relax grazie alla visione della sua giovane proprietaria. Claudia ha 33 anni, è italo-tedesca e dopo alcune esperienze nell’hotellerie ha deciso di acquistare questo antico casale per trasformarlo in Jar, la ‘wunderkammer’ dei suoi sogni oggi anche b&b.

Le scelte fatte

Lo stile rustico è nato giorno dopo giorno: «Avevo le idee, la manualità e il tempo: una squadra di artigiani mi ha aiutata» dice. Gli arredi sono un mix di mercatini, ordini online, avanzi di cantine del vicinato. «Sono fissata con le maniglie! Le ho prese su Etsy o smontate da mobili vecchi».

Prima di dedicarsi a ‘Jar’ Claudia ha cambiato strada diverse volte. Diplomata all’istituto d’arte e maestra dei metalli e dell’oreficeria, ha frequentato il biennio di giornalismo narrativo alla Scuola Holden di Torino e lavorato al front desk di alcuni alberghi sul Lago di Garda, dove i suoi genitori avevano acquistato una casa. «Ma dopo sette stagioni, ho capito che volevo costruire qualcosa di speciale, di mio».

Il tocco di stile

Recuperare è un’arte: qui in cucina, sedie di famiglia, il tavolo arriva dalla comunità Emmaus, lo specchio da una casa abbandonata, e la madia è stata dipinta di resina nera.

«I miei studi e la passione per l’arte hanno formato la mia ‘estetica’ ma il mio maestro di vita è stato Giovanni, un vecchio marmista che avevo chiamato per realizzare una scala in giardino. Mi ha vista sola in questa immensa casa che imbarcava acqua, perché era piena di infiltrazioni, e ha deciso di aiutarmi. Da lui ho imparato a stuccare, a tagliare il marmo, persino a creare canali di scolo». Nella gallery le immagini del casale come è diventato oggi.

foto Flavio Pescatori – testi Sara Peggion