50 regali solidali per il tuo Natale 2025

Dai più significato al Natale 2025 scegliendo un regalo che fa bene non solo a chi lo riceve. Nella nostra gallery trovi tante proposte per sostenere associazioni e realtà solidali che contribuiscono a costruire un mondo più equo, più accogliente, più sostenibile. Un mondo più umano.

Quando acquisti un dono da un'organizzazione non-profit, da cooperative sociali o da progetti etici, non stai solo facendo felice una persona cara, stai compiendo un gesto che ha un impatto concreto. Anzi, più impatti concreti! Eccone alcuni.

SOSTIENI PROGETTI MERITEVOLI

Ogni acquisto contribuisce direttamente a finanziare iniziative sociali, ambientali o umanitarie. Che si tratti di sostenere la ricerca, aiutare i meno fortunati, o proteggere il nostro pianeta, il tuo regalo diventa parte di qualcosa di molto più grande.

PROMUOVI UN'ECONOMIA ETICA

Scegliendo prodotti artigianali, equo solidali e sostenibili, incoraggi pratiche lavorative dignitose e il rispetto per l'ambiente.

DONI UN'EMOZIONE, NON SOLO UN OGGETTO

Un regalo solidale porta con sé la storia del bene che genera, trasformando un semplice oggetto in un messaggio di speranza e altruismo.

Nella gallery trovi tante idee per rendere questo Natale non solo gioioso, ma anche generoso e consapevole. Ciascuno di noi può fare la differenza con le sue scelte!

Ghirlande di Natale: accoglienza e stile in un solo gesto

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Portano fortuna, profumano di festa e trasformano subito l’atmosfera: le ghirlande sono il dettaglio beneaugurale più amato del Natale 2025.

Con l’avvicinarsi delle festività, le ghirlande tornano protagoniste non solo come semplice decorazione, ma come simbolo di fortuna, protezione e accoglienza. Sono il primo dettaglio che si nota entrando in casa e, per questo, diventano un vero augurio visivo. Naturali o artificiali, minimal o super decorative, si adattano a qualsiasi stile: perfette sulla porta d’ingresso per dare il benvenuto agli ospiti, ma bellissime anche appoggiate sul camino, appese a una parete o trasformate in centrotavola per illuminare le cene delle feste.

Ecco una selezione di ghirlande pronte da acquistare per dare alla casa un tocco festoso, accogliente e… fortunato!

Dai alla tua casa un twist natalizio: scegli la ghirlanda che ti rappresenta di più! Le tendenze spaziano dai rami di pino ed eucalipto per un mood nordico e rilassato, alle bacche rosse e pigne per un classico che non passa mai di moda. Per chi ama un look contemporaneo, invece, arrivano versioni più essenziali fatte di metalli, forme pulite e luci sottili integrate nella struttura. Dettagli piccoli ma d’effetto che trasformano ogni ghirlanda in una piccola scenografia capace di creare atmosfera con eleganza.

 

Mettere in ordine

8 cose da sapere per una casa ordinata e organizzata

Tutti vorremmo imparare a liberarci di tutte le cose inutili (non solo gli oggetti!) accumulate negli anni, vivere la casa come motivo di orgoglio e non di frustrazione, smettere di perdere tempo a cercare oggetti e ottenere molto più spazio e più tempo per noi, giusto? Ecco qui sotto alcuni consigli di una Professional Organizer, gli altri li trovate nel suo nuovo libro...

Volete mettere “a dieta” la vostra casa e organizzarla meglio?
Ci sono almeno 8 cose che dovete sapere...

  1. La disorganizzazione ha un costo altissimo: ci fa perdere spazio, soldi, tempo. Ecco un buon motivo per iniziare: non possiamo più permettercela!
  2. Il disordine influisce pesantemente sull’umore e sulle relazioni familiari («la casa è il nostro corpo più grande», scriveva Gibran). Impostare nuove abitudini va quindi a vantaggio della serenità di tutti.
  3. Una casa disorganizzata è come un corpo in sovrappeso: le diete “lampo” funzionano a breve termine ma poi si torna subito ad accumulare chili di troppo. Bisogna cambiare routine e stile di vita.
  4. Attenzione alla trappola del “nascondere”: comprare nuove scatole o armadi più grandi vuol dire tamponare un problema, non risolverlo.
  5. La soluzione? Ammettere il problema, diventare consapevoli e pianificare il cambiamento, proprio come quando organizziamo un viaggio che rimandiamo da tanto tempo.
  6. «Chi fa da sé fa per tre» non vale se stiamo riorganizzando la nostra casa: tutti i suoi abitanti devono collaborare.
  7. La regola delle cinque esse (metodo giapponese applicato dal brand Toyota negli anni ‘60) sono un buon inizio:
    SCARTARE ciò che non ci serve.
    SISTEMARE ciò che abbiamo conservato.
    SPAZZARE con cura i nostri ambienti.
    SISTEMATIZZARE, rendere standard le operazioni ripetitive
    SOSTENERE, applicare il metodo anche ad altre zone della casa
  8. Conoscete la regola del tre tocchi? Per prendere un determinato oggetto di uso comune devono bastare tre passaggi (esempio, aprire un’anta e poi un cassetto), ma se ne occorrono di più significa che l’organizzazione va migliorata.

Trovate tanti altri consigli utili nel libro “Spazio per la felicità. Liberati dalle cose inutili per una vita più piena” della Professional Organizer Elena Dossi @rinchiudetely

Natale: crea l’atmosfera con le candele dell’Avvento

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Con dicembre alle porte, le candele dell’Avvento diventano un piccolo rito di atmosfera: un gesto che accende la casa e accompagna, settimana dopo settimana, verso il Natale.

Ceri a colonna dalle tonalità morbide, set numerati, mini-candele profumate, pensati per trasformarsi in veri oggetti d’arredo. Che siano raccolte in una corona tradizionale o allineate su un vassoio contemporaneo, le candele dell'Avvento portano una luce gentile che dialoga con i materiali della casa.

Ecco una selezione di candele dell’Avvento da scegliere per dare alla casa una luce nuova: discreta, elegante e decisamente natalizia.

Perfette sul tavolo del living o sul davanzale, queste candele creano un angolo che cambia insieme al ritmo dell’attesa: ogni accensione diventa un invito a rallentare, a godersi il calore delle feste e a fare spazio a un’atmosfera più raccolta!

 

Icone del design

Egg Chair, la poltrona bozzolo

Pare che prima di giungere al progetto definitivo della celebre Egg™ Lounge Chair, il designer Arne Jacobsen ne abbia plasmato la monoscocca usando rete metallica e gesso nel suo garage... Il risultato? Quella forma allora così avveniristica è ancora oggi attualissima

Quando ad Arne Jacobsen viene chiesto di realizzare con la Fritz Hansen una poltrona lounge per la hall del SAS Royal Hotel di Copenhagen per dare vita a un ambiente che avesse un’atmosfera rilassata ma sofisticata, intima ed esclusiva, l’oggetto al quale il designer si ispira da subito è l’uovo.

Sì, perché nella sua forma al tempo stesso perfetta e simbolica l’uovo è accogliente e rassicurante. Fa evolvere così il concetto della bergère eliminando la distinzione tra seduta, schienale e braccioli e dando vita a una monoscocca che letteralmente abbraccia chi ci si siede. Non solo: l’altezza dello schienale ‘con le orecchie’ e la base girevole consentono di isolarsi, voltandosi, dal resto del locale.

Il successo è stato tale da ispirare ancora oggi tantissime aziende che hanno disegnato e prodotto poltrone lounge avvolgenti e girevoli con posizioni relax in cui accoccolarsi come... un pulcino nell’uovo.

EGG CHAIR
designer: Arne Jacobsen
anno: 1958
Naturale evoluzione della classica bergère, questa poltrona formata da una monoscocca avvolgente su base a razze è ancora oggi prodotta in parte artigianalmente dalla Fritz Hansen, l’azienda per la quale il grande designer danese la ideò quasi 70 anni fa. È talmente perfetta che non è stata cambiata di una virgola.

Testi di Elena Favetti

Ci vuole un fiore

Ciambella ai fiori di Yucca, limone e mandorle

Questa rubrica nasce dall’incontro fra Alice e I Tempestas: ogni mese sceglieranno un fiore edulo, lei ne parlerà dal punto di vista botanico e loro lo useranno come ingrediente per una ricetta. Qui scopriamo la Yucca: sapevi che i suoi scenografici fiori possono diventare l'ingrediente inatteso di una gustosa ciambella?

Nel linguaggio dei fiori, la Yucca parla di protezione e forza. È il fiore della resilienza silenziosa, che cresce fiero nei paesaggi aridi e sa resistere a ogni sfida. Osservandola, si ha la sensazione che nulla la possa piegare. Né il vento, né il sole, né... la dimenticanza!

Originaria delle terre assolate del Nord America e del Nuovo Messico, la Yucca ha trovato casa anche nei nostri giardini mediterranei e sui balconi cittadini. A Milano per esempio la si incontra spesso, intrepida e spartana tra i vasi di città. Una presenza non solo estetica: è una compagna forte e discreta, sa adattarsi al freddo invernale come al sole cocente d’agosto. E poi arriva il momento della fioritura, e tutto cambia.

Tra giugno e settembre, dalle rosette di foglie rigide ed eleganti si alza uno stelo centrale alto e deciso, da cui si schiudono fiori bianchi o crema, a campana, a volte screziati di rosa. Sbocciano come una promessa, uno slancio verticale di bellezza che stupisce chi li incontra. Non soltanto incantano per la loro forma robusta e l'apparenza cerosa, ma attirano anche falene, farfalle e preziosi impollinatori notturni.

E proprio i fiori della Yucca, così scenografici e solenni, sono commestibili. Una volta raccolti possono essere lessati, saltati in padella, aggiunti a zuppe o frittate. Hanno un sapore delicato, leggermente erbaceo, e una consistenza carnosa e piacevole. Sono ottimi anche da friggere in pastella, per preparare un antipasto dal gusto esotico e inaspettato.

Ma la Yucca offre molto di più. Le popolazioni indigene delle Americhe la conoscono da secoli: con le sue foglie fibrose si realizzavano corde, cesti, tessuti; con le radici ricche di saponine, invece, si producevano saponi naturali. Le stesse radici, una volta lavorate, sono tuttora consumate in cucina sotto il nome di manioca, alimento base nei paesi tropicali.

LO SAPEVI CHE… La Yucca ha anche un forte potere simbolico: utilizzata nei riti di purificazione dalle popolazioni native americane, oggi è particolarmente apprezzata in fitoterapia per le sue proprietà antinfiammatorie e depurative. Coltivarla è semplice: le bastano luce, irrigazione non eccessiva e un vaso profondo dove possa affondare le sue radici robuste.
Testi di Alice Delgrosso

Ciambella ai fiori di Yucca, limone e mandorle

di @i_Tempestas ovvero Fabrizio Maggiulli e Giovanni Montenero, cook e book lovers » youtube.com/@i_tempestas

ingredienti
Per uno stampo da 24 cm: √ 270 g di farina tipo 2 √ 70 g di farina di mandorle √ 220 g di zucchero di canna chiaro √ 320 ml di latte di mandorla √ 100 ml di olio di semi di girasole √ 60 ml di succo di limone√ scorza grattugiata di 1 limone non trattato √ 1 bustina di lievito per dolci √ 1 pizzico di sale √ 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (facoltativo) √ 10-12 fiori freschi di Yucca (edibili, vanno però privati del pistillo che può risultare amaro e leggermente sbollentati) √ zucchero a velo per decorare occorrente √ planetaria con accessorio frusta oppure frullino elettrico √

procedimento
1. Pulisci con cura i fiori di Yucca rimuovendo i pistilli centrali. Sbollenta i petali in acqua per 1-2 minuti, scolali e tamponali con delicatezza. Tieni da parte.

2. In una ciotola capiente, unisci farina tipo 2, farina di mandorle, zucchero di canna, lievito e sale. Mescola bene. In un altro recipiente, emulsiona latte di mandorla, olio, succo e scorza di limone, ed eventualmente la vaniglia.

3. Versa gli ingredienti liquidi in quelli secchi e mescola usando la planetaria con l'accessorio frusta oppure un frullino elettrico fino a ottenere un impasto ben liscio.

4. Versa metà dell’impasto in uno stampo da ciambella oliato e infarinato. Distribuisci metà dei petali di yucca, poi copri con il resto dell’impasto. Decora la superficie con i petali rimasti.

5. Cuoci in forno statico a 180 °C per circa 40-45 minuti, facendo la prova stecchino verso la fine per controllare il livello di cottura.

6. Lascia raffreddare completamente, quindi sforma la ciambella e infine spolvera con zucchero a velo.

TIPS & TRICKS • Quando spegni il forno, apri leggermente lo sportello e posiziona un canovaccio ripiegato più volte tra la parete del forno e il vetro. La torta raffredderà lentamente senza subire sbalzi termici e manterrà la sua forma perfetta. Dopo 20 minuti rimuovi lo stampo. • Lascia raffreddare completamente su una gratella, così la torta non subirà danni sul fondo, spesso causati dal vapore del raffreddamento.

News

Con Beyond Design, Ditre Italia riaccende il dibattito sul futuro del design

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Nel cuore di Milano, lo showroom Ditre Italia ha ospitato 'Beyond Design', un ciclo di incontri pensato per esplorare le radici e le trasformazioni del progetto contemporaneo.

Ci sono domande che non cercano una risposta immediata, ma aprono orizzonti e dibattiti. La seconda tappa di 'Beyond Design', il ciclo di incontri ideato da Ditre Italia per indagare le radici e le evoluzioni del progetto contemporaneo, si è aperta proprio così: con un interrogativo essenziale e semplice: 'Cosa resta del design?' A raccoglierlo, nello showroom di Via Solferino, sono stati Daniele Lo Scalzo Moscheri, architetto e Art Director del brand, e Nicolas Ballario, curatore e divulgatore culturale, protagonisti di un dialogo che ha attraversato secoli di creatività e trasformazioni sociali.

Il pubblico si è trovato immerso in un percorso che parte dal Rinascimento - con Leonardo da Vinci, Brunelleschi, Michelangelo - e arriva al Novecento di Gio Ponti, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass. Una linea del tempo che rivela come il design non sia un esercizio di stile né un movimento isolato, ma una memoria viva, in continua evoluzione. L’eredità non si conserva: si trasforma.

Lo Scalzo Moscheri ha riportato al centro la natura intima, quasi artigianale, del progettare. "Disegnare significa tradurre l’eredità in futuro", ha raccontato, ricordando come ogni oggetto sia il risultato di una responsabilità: quella di unire funzione, bellezza e significato con una cura che parte dal dettaglio e arriva alla visione complessiva. La sua riflessione è chiara: ciò che distingue il vero design non è l’estetica fine a se stessa, ma il coraggio delle idee e la capacità di leggere la società attraverso gli oggetti. Oggi, in un tempo dominato dall’immagine veloce e dalla riproducibilità istantanea, questa responsabilità rischia di affievolirsi. Ed è qui che l’Autore invita a rallentare: il design non è un gesto superficiale, ma un atto antropologico.

La conversazione ha poi toccato una dimensione sorprendentemente umana. Stimolato da una domanda del pubblico, Ballario ha aperto una finestra su quei luoghi in cui la bellezza sembra non avere il permesso di entrare: gli ospedali. "Sembra che gli ultimi non abbiano diritto al bello", ha osservato. Un’affermazione che è diventata un invito collettivo a ripensare il design come un gesto democratico, inclusivo, profondamente sociale.

Mentre il primo talk - con Nika Zupanc e Domitilla Dardi - aveva inaugurato questo percorso indagando i 'mondi nascosti' dietro gli oggetti, il secondo appuntamento ha ampliato la riflessione, ponendo le basi per un dibattito che non si esaurisce in una sola serata. Lo Scalzo Moscheri ha concluso con un pensiero che suona come una promessa: “Forse non resteranno tutti gli oggetti, ma resterà il modo di guardare le cose.”

Questo secondo incontro conferma la natura di 'Beyond Design' come laboratorio culturale aperto alla città: uno spazio dove il progetto viene letto non solo come disciplina tecnica, ma come racconto, responsabilità e prospettiva. Un percorso che proseguirà il prossimo anno, ampliando ulteriormente lo sguardo sulle connessioni tra memoria, innovazione e visione del futuro.

 

Pareti e pavimenti

Sos pavimenti: come arredare con il parquet scuro

Nicoletta Carbotti

Nicoletta Carbotti  •  Nicoletta Carbotti

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Usatissimo negli Anni ’70 e ’80, il parquet a mosaico è resistente e si può riparare facilmente, essendo costituito da tanti piccoli elementi. Arredalo così

Generalmente realizzato con legni scuri o rossicci, ha un aspetto variegato, ricco di sfumature che possono mettere in difficoltà quando si deve scegliere l’arredamento. Poiché di solito è molto scuro, puoi far leva sulla sua intensità per dare vita a una stanza molto cozy, dallo stile caldo, intenso e raccolto che punta sul senso del ‘nido’ combinando colori avvolgenti e arredi che trasmettono un senso di relax.

Parti da qui per un piccolo soggiorno o una camera ospiti che si animeranno intorno a un imbottito ben proporzionato, con un disegno elegante e morbido. Affida l’illuminazione a corpi scultorei dai colori intensi, uniti a piccoli complementi sempre dai toni forti. Impreziosisci poi l’ambiente con un décor dal colore beige o crema abbinato a fasce o tagli di colore in blu balena e rosso borgogna. E per i tessili, tende in una nuance fredda e tappeti luminosi e morbidi completano l’interno.

Ispirazioni

Stile jap, dettagli vintage, arredo nordico: un mix d’effetto!

Come si possono mixare lo stile jap, gli arredi nordici e i tocchi forti di wallpaper iper décor? Entriamo in questo appartamento a Cracovia e scopriamolo insieme!

Dal progetto iniziale, una ristrutturazione finalizzata all’affitto, alla decisione di Tetiana e Mykhailo di tenere l’appartamento di 73 mq nel business district di Cracovia come pied-à-terre per la famiglia. «Ci siamo innamorati del nuovo stile: un mix che mette insieme la nostra passione per l’arte, il vintage e l’Oriente» ci racconta con entusiasmo Tetiana.

Le scelte fatte

La primaria fonte di ispirazione per l’architetto Yana Molodykh nel decidere il mood della ristrutturazione è stato il Museo dell’Arte e della Tecnologia Giapponese Manggha, a Cracovia.

Il tocco di stile

Il retrogusto dello stile jap vive in ogni stanza, mixato a suggestioni e pezzi vintage, dettagli Déco e oggetti d’arte. Audace l’uso dei pattern ornamentali delle wallpaper e i tocchi forti di colore dell’ingresso dipinto a scatola burgundy e del bagno jungle.

RICREARE LA STANZA JAPANDI

1. La wallpaper è sempre un’ottima soluzione per dare accento a una parete. Osa in grande: il volo di gru, tema classico dell’iconografia giapponese, è incorniciato da una scenografica posa ad arco. Facile, con stile!

2. Il mood nordico del tappeto Beni Ourain, la poltrona vintage rossa, i tavolini di design e le applique plissettate giocano tutti con i colori delle lacche, in un rimando molto preciso al mondo giapponese.

3. Scegli toni neutri, che facciano da sfondo, per la parete e gli altri arredi, come il divano grigio perla e il pouf tessile. Una palette dai colori così decisi ha bisogno di una base soft per creare il giusto equilibrio.

SPUNTI DA REPLICARE

1. Un effetto camouflage per l’armadiatura guardaroba a tutta parete in corridoio, dipinta come la boiserie. Il tocco chic da cui prendere ispirazione? Gli inserti décor in paglia di Vienna con le maniglie in ottone e la graziosa nappina in seta dorata.

2. Per gli amanti dello stile rétro, il dettaglio che non può mancare sono le prese e gli interruttori vintage a farfalla, in porcellana. Bianchi, neri, colorati o decorati, sono l’idea da copiare per dare stile agli impianti elettrici lasciati a vista.

3. Le classiche applique da parete con sfera in vetro opale e plafoniera nera sono il match perfetto con il mood e la grafica vintage della wallpaper.

DETTAGLIO PERFETTO
√ il gioco dei toni cioccolato
√ collezioni a contrasto
√ sovrapposizioni décor
√ il mix tra sacro e profano

1. Per arredi e accessori crea una palette nei toni del cioccolato, dal dark al latte, al gianduia. Abbina lacche decorate a superfici opache o extra lucide a contrasto.

2. Gioca con i contrasti abbinando alla wallpaper grafica vasi a tema floreale, come le tipiche ceramiche di Delft. Un mix riuscito tra lo stile jap e il nordico più decorativo.

3. Sì, anche su una carta da parati di carattere come questa si possono appendere quadri. Puoi ispirarti a questo mix con il quadro floreale in stile fiammingo. 4 Accanto all’icona di legno a tema religioso, il design Anni ’80 della lampada a campana color cipria, disegnata da Verner Panton. Fa da raccordo la wallpaper Art Déco.

progetto Yana Molodykh/Yanamol Studio – foto Juliaya Kubishina – testi Elisabetta Viganò

Idee e soluzioni

Casa a 1 euro: una possibilità da scoprire

Se ne parla da alcuni anni ma come approfittare dell’opportunità? Il primo consiglio è farsi seguire da un notaio nella lettura del bando e preventivare bene le spese. Nella gallery entriamo in una casa a 1 euro, rinata grazie a un progetto in perfetto equilibrio tra linguaggio contemporaneo e identità del luogo

Lanciata nel 2008 per il comune di Salemi, in provincia di Trapani, l’iniziativa delle case a 1 euro si è diffusa in molte parti d’Italia con l’idea di impedire lo spopolamento dei borghi più isolati. In pratica chi ha una casa in un borgo, magari seconda casa su cui paga l’Imu e non ha possibilità di utilizzarla né di manutenerla, può aderire all’iniziativa del Comune, che indice un bando con cui propone case a 1 euro. Il consiglio è di farsi seguire da un notaio per comprendere bene cosa richiede il bando e quali sono gli obblighi dell’acquirente. Il notaio controllerà nei pubblici registri che non ci siano ipoteche o pignoramenti.

DOVE SONO LE CASE A 1 EURO?
Molte si trovano in Sicilia, dove è nata l’iniziativa, ma ormai ce ne sono in tutta Italia, da Sud a Nord. Sul sito casea1euro.it è disponibile una mappa dei Comuni che le offrono e si può acquistare un ebook di guida. Anche i portali di annunci come Immobiliare e Idealista a volte le segnalano. Si tratta quasi sempre di case fatiscenti che richiedono ristrutturazioni importanti.

CI SONO ALTRI COSTI?
Anche se la casa viene acquistata a 1 euro, si devono pagare le imposte catastali e il notaio fa il preventivo preciso. «In linea generale si può dire che le imposte come seconda casa sono: imposta di registro 9% sulla rendita catastale rivalutata, imposta ipotecaria €50 e imposta catastale €50; come prima casa sono: imposta di registro 2% (con il minimo di €1.000) sulla rendita catastale rivalutata, più sempre imposta ipotecaria €50 e imposta catastale €50» spiega Francesco Santopietro, notaio a Milano.

Per fare un esempio, se il valore catastale è €20.000 si pagheranno €400 come prima casa e €1.800 come seconda, più le spese fisse di bollo e la parcella del notaio.

A volte il Comune chiede una polizza fideiussoria come impegno dell’acquirente a ristrutturare; la polizza deve durare fino alla fine dei lavori. Per valutare l’avventura di una casa a 1 euro, quindi, è necessario mettere a budget questi costi più un preventivo realistico per la ristrutturazione, sapendo che spesso si tratta di case in borghi senza servizi e a volte non facili da raggiungere.

CHE OBBLIGHI HA CHI COMPRA CASA A 1 EURO?
Si deve presentare un piano di ristrutturazione dettagliato, in genere entro un anno dall’acquisto, bisogna provare di avere la disponibilità finanziaria e rispettare il tempo entro cui completare i lavori, che in genere è di 3 anni.

LE CASE ALL’ASTA A SAMBUCA
Il Comune di Sambuca, in provincia di Agrigento, in una zona collinare con vista sul Lago Arancio, a una trentina di chilometri dal mare di Sciacca, propone un’asta per case a 3 euro. Sul sito » comune.sambucadisicilia.ag.it si possono vedere le case in vendita, fra le strade acciottolate del quartiere saraceno.

Si partecipa all’asta con offerte in busta chiusa, che vengono aperte e valutate da un giudice; è richiesto un deposito cauzionale di 5.000 euro, che verrà restituito nel caso in cui non si vinca l’asta; se si vince, il deposito sarà parte del pagamento.

Le foto della gallery mostrano una ristrutturazione proprio a Sambuca.

RECUPERARE È SOSTENIBILE!
Tra le mura del borgo storico di Sambuca, in un’architettura primi ’900, questo alloggio di 135 mq su 3 livelli era in stato di abbandono: solai crollati, umidità diffusa, impianti inesistenti. Studio Didea, coinvolto nel progetto da Airbnb, ha ricucito il presente al passato rispettando la grammatica originaria della struttura e disegnando nuovi spazi sviluppati su tre livelli, essenziali e aperti.

«Il recupero dell’esistente è già di per sé un atto sostenibile» dice Nicola Andò, co-fondatore di Didea «e qui abbiamo lavorato con artigiani locali e materiali del territorio, dando nuova vita a un’architettura vernacolare, espressione autentica di questo luogo, che ora può continuare a raccontare la propria storia attraverso l’esperienza dell’abitare».

IDENTITÀ RINATA
Gli ambienti a volte, le camere passanti e i solai in legno sono stati mantenuti, valorizzando l’identità tipologica dell’edificio. Ma gli spazi sono stati riconfigurati creando ambienti fluidi, funzionali e intuitivi, pensati per accogliere viaggiatori da tutto il mondo in equilibrio tra linguaggio contemporaneo e identità del luogo. La luce naturale è stata usata come elemento progettuale: di qui la scelta della lamiera filtrante per le scale, delle superfici traslucide per le porte interne e degli specchi.

MINIMALE MA ACCOGLIENTE
La presenza dei colori brillanti sottolinea i passaggi e le scale, ma costruisce anche un linguaggio estetico al tempo stesso pulito e ‘caldo’. Gli angoli funzione sono risolti con scelte essenziali: un materasso sul soppalco, un’asse su misura per la zona studio.

a cura di Costanza Filippi - progetto Studio Didea - foto Chiara Zalla