Sul divano daybed Scillia in betulla con schienale in vimini e seduta a cuscino in tessuto ruggine [La Redoute, cm 193x75,5x 65,5h], cuscini a righe [Coin] e color cotto e verde [Élitis], tappeto in iuta Aftas [ø cm 200], sgabelli bar Koni in vimini con seduta in misto lino [ø cm 44x77h] e applique Canopée con paralume in vimini [da cm 26x14,5x32h], tutti di [La Redoute]. Tavolino blu in metallo
Slit [Hay da Mia Home Design Gallery, ø cm 35x47h]. A terra, piastrelle bianche e blu Scenario [Marazzi].
«Bianco, blu e terracotta sono i colori tipici del litorale laziale e dalla spiaggia sono stati portati in
casa su pareti e pavimenti: io li ho ripresi su tessuti e ceramiche, in un tripudio di linee sinuose e ‘naturali’» racconta la stylist Cristina Gigli.
Al posto di salotto, cucina e studio separati ora c’è un open space. La scala, eliminato il parapetto in muratura, è stata rivestita in resina e schermata da tronchi in bambù.
Le linee rette delle pareti e del rivestimento rigato sono abbinate alle curve. Il controsoffitto che ospita gli impianti è stato ‘scavato’ in due zone creando aree ondulate rivestite con una carta da parati in raffia; lungo i profili le strisce Led assicurano l’illuminazione diffusa. La tappezzeria naturale richiama i divisori in bambù e gli arredi in legno e rattan.
Tappeto con decoro geometrico in iuta [Coincasa, cm 120x 180] di come il baule in bambù [cm 51x34x31h]. Sulla parete di fondo, wallpaper Horizon [Wall&Decò], sopra la mensola vasi blu e rosso [Bosa], candelabro corallo Tenochtitlan [Driade] e cesta azzurra fatta a mano [Coincasa]. Sul soffitto, tappezzeria in raffia Solal Komba [Casamance].
Sul piano: caraffa Icons con coperchio e bicchiere Dolcevita [Guzzini], piatto con bordo blu [Bazar Minervetta da Mia Home Design Gallery], piastrelle a parete bianche e cannella Färgblock [Quintessenza, cm 5x15].
Tavolo tondo in legno con gamba centrale Weymar [Sklum, ø cm 120x76,5h] con vasi blu e rosso [Bosa] più alzata bianca [Coincasa], sulla panca fatta realizzare su disegno di Alessandro, cuscini [Coincasa], sospensione a 3 luci con paralumi in vimini Canopée [La Redoute, ø cm 115].
A terra, piastrelle bianche e blu collezione Scenario [Marazzi],
sul soffitto idrosmalto murale satinato Megacryl Sanaty Free codice colore AR.02.5 [Paulin].
Di fronte alla cucina in laccato bianco
si trova la colonna frigo. Per mimetizzarla è stato creato un elemento con ripiani
a giorno. Sulla colonna a ripiani color terracotta, piatto
in ceramica con decoro pesce [Coincasa, ø cm 32], spremiagrumi Juicy Salif, design Philippe Starck [Alessi, ø cm 14x29h € 85] e vasi [Maisons du Monde].
Piastrelle a parete bianche e cannella Färgblock [Quintessenza, cm 5x15] e a terra bianche e
blu Scenario [Marazzi]; muri
dipinti con la pittura decorativa Cebostone codice colore 261/1 [Cebos], il soffitto con idrosmalto murale satinato Megacryl Sanaty Free codice colore AR.02.5 [Paulin]. Sul piano della cucina realizzata
su misura, piatti colorati [Bazar Minervetta da Mia Home Design Gallery].
A Tarquinia Lido il clima consente di stare all’aperto dalla primavera all’autunno,
per questo Giulia e Alessandro hanno costruito una seconda cucina open air (ma protetta dalla pergola) con zona pranzo annessa. L'angolo cottura in muratura non teme salsedine né umidità. Il pavimento riprende quello interno. Qui Cristina Gigli ha allestito una tavola che profuma di mare, grazie a piatti coloratissimi e tessili in lino.
Sotto la pergola Beach Bamboo [Sprech], la tavola è apparecchiata con: tovaglia azzurra e tovaglioli bianchi [La Fabbrica del Lino], piatti multicolore realizzati a mano [Bazar Minervetta da Mia Home Design Gallery], bicchieri Laguna [Ichendorf], posate in acciaio dal mood vintage [Bitossi Home]
e brocca collezione Icons [Guzzini].
Quello che prima era un cortile poco invitante ora è uno spazio aperto vivibilissimo grazie alla pergola, che permette di stare fuori anche se potto la pergola coperta da un sandwich in cannette e policarbonato Beach Bamboo [Sprech], tavolo
in alluminio Starmi color Gardenia [Sklum, cm 100x180/240x75h] con sedie Arhiza Gardenia e Beige [Sklum, cm 56,5x63x82h] più poltroncine in vimini bianche [da Mia Home Design Gallery]. Sdraio in legno con tessuto a righe [le trovi su amazon.it]. Sul piano della cucina in muratura rifinito con le piastrelle Scenario [Marazzi], piatti con decoro pesce in bianco e nero [Coincasa,
ø cm 32] e vaso rosso [Bosa], sul tavolo bicchieri Dolcevita [Guzzini] e alzata portafrutta bianca [Coincasa].
Fascia paraspruzzi della cucina esterna in piastrelle Färgblock [Quintessenza Ceramiche],
a terra tappeto realizzato con piastrelle Scenario [Marazzi], gradini rivestiti con lastre in grès Poetry Stone colore Trani Beige [ABK].
La stanza padronale con letto e armadio è stata totalmente trasformata grazie alla controparete in cartongesso rivestita in resina nello stesso blu delle piastrelle del pavimento. E Cristina ha curato i dettagli con tessili materici in nuance.
Nella foto sopra: letto Waska con testata in vimini [La Redoute, cm 164x207x91h], copripiumino in lino, cuscini quadrati grande con manico [cm 70x70] e a righe [cm 40x40] di [Coincasa] e copriletto [Fazzini]. Cassettiera a 6 cassetti Laora in vimini [cm 120x42x95h], scaletta in legno e sospensione più appliques bambù e paglia, tutto di [La Redoute].
La cabina armadio open è realizzata in cartongesso rivestito con rivestimento decorativo Istinto effetto bambù [Giorgio Graesan & Friends], finita con la resina Floor & Tiles nel colore blu codice Ral 5007 [Paulin].
Al primo piano c’è una stanza per gli ospiti
in cui tutto parla di vacanza, grazie a colori e materiali locali ma con un tocco esotico. E i tessili scelti da Cristina sono preziosi
e ultra morbidi.
Il letto è vestito con lenzuola in lino [La Fabbrica del Lino] più plaid con frange [Fazzini] e cuscino a fiori [Élitis], cassettiera a 3 cassetti Tempa in betulla e vimini [cm 100x 7x89,5h], specchi con cornice in bambù e mensole Teracota in cemento color ruggine [cm 27x21x34h], tutto di [La Redoute], vasi di [Maisons du Monde] e tappeto in paglia [Coincasa], comodino blu in metallo Slit
[Hay da Mia Home Design Gallery, ø cm 35x47h], lampade da tavolo Gatto Piccolo e Parentesi [Flos].
Prima la doccia era sulla parete lunga e risultava sacrificata, ora occupa tutta
la larghezza del bagno ed è più comoda da usare, ma non ostruisce la vista dalla finestra.
In bagno, mosaico ceramico color Notte [CE.SI.], piano lavabo con top e alzata in vetro retrolaccato colore RAL 8004, più spessore rivestito con piastrelle bianche e cannella Färgblock [Quintessenza Ceramica, cm 5x15], lavabo a bacinella d’appoggio [Linpha], asciugamani a righe in spugna [Zara Home].
Giulia e Alessandro si conoscono proprio qui, a Tarquinia Lido e una volta sposati decidono di comprare qui la loro casa di vacanza. L’occasione è una villetta vista mare molto malandata, pane per i denti di lui che è architetto. «L’idea era quella di far rivivere gli Anni ’60 in cui è stata costruita in tutto il loro splendore, riproponendo colori e texture dei bagni del litorale laziale dell’epoca e strizzando l’occhio alle architetture di quel periodo di Gio Ponti che amo» racconta.
Le scelte fatte
Mentre al primo piano le tre camere e il bagno sono stati ristrutturati senza modificarne le misure, al pianterreno la cucina, che ha inglobato il vecchio studio, è stata aperta sul soggiorno eliminando un tramezzo e creando un passavivande. Ridistribuiti gli spazi, grande attenzione è stata dedicata a rivestimenti e colori, che qui giocano un ruolo importantissimo. «Le ceramiche a terra disegnano tappeti e individuano le diverse zone di casa» dice Alessandro «Onde nella zona soggiorno, un tappeto blu all’ingresso, bianco nella zona servizi e infine cerchi nell’angolo pranzo». A contrasto il blocco centrale è rivestito con mattonelle rosse e bianche posate a strisce come le vecchie cabine balneari. La vera chicca è la cucina ricavata all’aperto, completa di una zona pranzo protetta da una pergola.
Il tocco di stile
Per completare la palette ci sono arredi in betulla e vimini, più wallpaper in raffia. E Cristina Gigli ha portato il suo tocco speciale con complementi, accessori e tessili in perfetta sintonia.
Hai una cucina aperta sul soggiorno ma non ami o non hai lo spazio per l’isola? O ancora preferisci che si veda il meno possibile e si integri con i mobili del living? Ecco alcune soluzioni per te
Una risposta efficace a chi vuole organizzare la cucina che si integra nel living, e magari non ha lo spazio per una soluzione a isola, è quella di prevedere una zona operativa a muro semplice e lineare che visivamente ricordi una parete attrezzata e ‘nascondere’ elettrodomestici e vani per contenere (ma anche una lavanderia se serve) all’interno di moduli a cabina. Sono attrezzati con illuminazione e prese elettriche e, una volta chiusi, si mimetizzano con le pareti, grazie anche alle ante che arrivano a terra e alle sovracolonne che sfiorano il soffitto. L’ordine è garantito!
La cucina nelle foto è: Modula di Febal Casa con frontali di ante e cassetti sia della base sia delle colonne in laccato Grigio Caldo, top e alzata in marmo Pietra Grey Lucido, mensola in laccato Terracotta e boiserie attrezzata Giorno in nobilitato rovere europeo. Gli interni dei camerini laterali ospitano le prese elettriche per alloggiare i grandi elettrodomestici.
I dettagli
Dietro le ante a tutta altezza, gli interni spaziosi delle cabine ospitano i grandi elettrodomestici per organizzare dalla cantina alla lavanderia.
Tra top e mensola lo spazio è sfruttato con una boiserie attrezzata con ripiani e porta- accessori. In questo modo sia gli utensili sia condimenti e spezie, ma anche i bicchieri, sono raggiungibili facilmente.
Il piano di lavoro risulta perfettamente organizzato con le zone lavello e cottura distanziate tra loro e dalle pareti laterali di almeno 60 cm; e nei cestoni sotto il top sono alloggiate le pentole.
È tra le più comuni piante da appartamento: resistente e affidabile, diventa spesso il compagno di una vita. Si adatta bene alle nostre case, vive a lungo e cresce in modo così sorprendente che capita di accoglierne uno piccolo e in pochi anni ritrovarsi... un albero! Scopri come averne cura
Provenienza In natura ne esistono oltre 800 specie. Sono piante sempreverdi, tropicali e subtropicali, molto comuni in India e nel Sud- est asiatico, perfettamente adattate nel bacino del Mediterraneo. Dal Ficus carica che ci dà gustosi frutti estivi a quelli ornamentali che trovi in case e giardini. Da piccoli arbusti o rampicanti come il Ficus pumila, o il Ficus ginseng venduto come bonsai, ad alberi e piante.
Posizione I Ficus vivono bene in casa in inverno, in ambienti con una temperatura di 20-22 °C. Amano la luce abbondante (con la bella stagione portali fuori) e preferiscono finestre esposte a sud o ovest. Molte varietà – F. elastica, F. cyathistipula, F. lyrata, F. binnendijkii... – stanno anche al sole estivo diretto.
Acqua In primavera e in estate annaffiali molto: spolvera le foglie e mettili sotto la doccia. Non hanno grandi esigenze, sono davvero molto resistenti.
Terriccio Scegli un terriccio universale di qualità con aggiunta di argilla espansa per favorire il buon drenaggio e l’ossigenazione radicale. Puoi anche coltivarli in idrocoltura.
Cure speciali Nel tempo serve qualche potatura, soprattutto per le varietà a foglia piccola (F. benjamina e F. triangularis). E le piante con foglie molto variegate sono facili alle scottature, soprattutto d’estate.
Attenzione! I Ficus sono tossici per gli animali domestici. Da piccole ferite del fusto e delle foglie esce un lattice bianco irritante (quello da cui si ricava la gomma, perciò il F. elastica è detto Albero della Gomma).
Rarità In generale non sono piante rare, ma alcune varietà sono meno facili da trovare. Come il F. triangularis ‘Sweet heart’ dalle piccole foglie variegate a forma di cuore o il F. Elastica ‘Shivereana’ con foglie maculate di colore verde chiaro e arancio-pesca.
Stile Con il loro portamento arboreo cambiano l’atmosfera di un ambiente. In loft e open space grandi esemplari di Ficus elastica o lyrata ricreano l’effetto di un giardino interno.
Problemi comuni In autunno e in inverno, con le giornate più corte, i Ficus possono perdere molte foglie per scarsa luce. Somministra un biostimolante per favorire la fotosintesi e accelerare il metabolismo.
25 camere e 5 suite, ciascuna dedicata a un grande progettista e ai movimenti stilistici dell'ultimo secolo: è Il nuovo hotel-museo Interno Marche di Tolentino (MC). Per appassionati di design, e non solo
Meta imperdibile per gli appassionati di design, il nuovo hotel-museo Interno Marche di Tolentino (MC) nasce da un progetto di trasformazione di Villa Gabrielli, gioiello del tardo Liberty che nei primi anni ’20 accoglieva l’opificio e la dimora dell’imprenditore della moda Nazareno Gabrielli.
In seguito la Villa diventò sede produttiva dell'azienda Poltrona Frau e residenza dell'imprenditore Franco Moschini, che ne ha promosso il recupero e la trasformazione in hotel-museo. Il progetto è firmato dal team di ORA Studio, che ha lavorato per 3 anni a fianco di 2.000 professionisti e tecnici.
Oltre alle 25 camere e 5 suite, ciascuna dedicata a un grande progettista - da Michele De Lucchi a Gae Aulenti, da Giò Ponti a Nendo - e ai 5 Movimenti dell’ultimo secolo, per i 3.600 mq dell’albergo e i 1.500 mq di giardino sono stati installati i QR code per scoprire oltre 400 tra arredi, installazioni e artworks che hanno fatto la storia del design.
Il suo lavoro è caratterizzato dalla voglia di sognare e di farci sognare, a dimostrazione del fatto che anche l’oggetto più semplice può aprire nuovi mondi!
Dopo gli studi artistici, nel 2000 Alessandra consegue il Master in Industrial Design alla Domus Academy di Milano. Poi un’esperienza di studio-lavoro in Giappone (che ha nel cuore), il rientro in Italia e l’avvio di una carriera alla ricerca della bellezza...
La natura è di ispirazione per tanti suoi progetti. Perché? «Per me rappresenta gli anni dell’infanzia trascorsi sulle colline del Monferrato d’estate. I miei nonni sono originari di lì. Anni di esplorazione, di giochi all’aria aperta, di nuove scoperte. Durante il processo creativo, la natura è presente con i ricordi, o a volte è solo immaginata, uno spazio nella fantasia che mi fa provare ancora stupore e meraviglia».
Lei è un’appassionata lettrice. Molti suoi oggetti sembrano voler raccontare una storia... «Mi appassionano i racconti popolari e le fiabe classiche in cui ogni elemento è un simbolo, dove l’irrazionale e
la magia coesistono con il quotidiano. Di certo qualcosa si trasferisce nei miei progetti».
Da designer milanese cresciuta e formatasi nel capoluogo meneghino, quali sono i suoi luoghi del design del cuore? «La Fondazione Castiglioni, le Case Museo e la Triennale. Luoghi dove è bello tornare».
Ora tre nomi: un/a designer del passato che avrebbe voluto conoscere, un/a collega di cui apprezza il lavoro e un/a giovane da tenere d’occhio. «Nanda Vigo per il suo essere fuori dal tempo, superando i confini tra discipline; Francesca Lanzavecchia perché sa trattare temi delicati come la disabilità o il rapporto con il corpo in modo al tempo stesso poetico e pragmatico; Federica Breedveld Bortolozzo, che si concentra su istanze davvero attuali come sostenibilità e giustizia sociale».
Il prossimo progetto? «A settembre presenterò una collezione di lampade con Multiforme. I fiori disegnati si ispirano a quelli parlanti di ‘Alice nel paese delle meraviglie’ ma non cantano: si illuminano appena inseriti nel loro vaso».
Claudia Tinor Centi, flower stylist, ha trascorso le estati dell’infanzia tra le montagne della Carnia imparando
a riconoscere fiori selvatici. Il suo Atelier Hanami porta un nome giapponese che significa ‘ammirare i fiori’ e lei di una cosa è certa: i fiori possono cambiare il modo di vedere la realtà e farci connettere con la nostra parte migliore. Ed è quello che vuole regalarci in queste pagine
Questo mese ho pensato una tavola per chi rimarrà in città (o chi è già tornato dalle vacanze) e vorrà creare un angolo speciale in casa, da dedicare a un ‘apericena’ o a una cena informale con gli amici. Ho voluto ricreare l’atmosfera di una serata in riva al mare, a piedi nudi nella sabbia, con lo sciabordare delle onde a cullarci e l’odore salino che pervade l’aria.
Il mio ‘mare di città’ non ha i colori delle spiagge tropicali ma una palette neutra, molto minimal e arricchita da tocchi di colore che richiamano l’azzurro dell’acqua e il rosso dei coralli.
Iniziamo dal tavolo. Fai una scelta creativa: delle cassette della frutta, una vecchia porta o un’asse di recupero, qualcosa che stupisca e faccia pensare a un oggetto riportato dalle onde sul bagnasciuga.
Io ho utilizzato un piano zincato che normalmente tengo in giardino. Ho scelto tovaglioli bianchi in sangallo e giocato con il color corda dei sottopiatti, il blu accennato delle righe sottili nelle ceramiche e infine un tocco di rosso corallo, sui piattini e spennellato sulle conchiglie.
Come centrotavola, a ricordare la spiaggia, ho aggiunto altre conchiglie nelle tonalità dei marroni, dei rosa e dei grigi naturali, stelle marine di varie dimensioni e tante tillandsie, con la loro allure mediterranea. Un allestimento con pochi fiori, ma tanti elementi diversi ‘rubati’ al mare.
L’unico vero fiore presente è l’orchidea Phalaenopsis, bianca, messa in sottili vasi trasparenti. Un fiore elegante e leggero che con la sua personalità armonizza tutti gli elementi naturali: è in questo equilibrio armonico e disarmonico allo stesso tempo che si sprigionano la forza e la bellezza del nostro mare cittadino. E a fine estate tutti gli elementi arrederanno la casa, a gruppi su una mensola o all’interno di vasi in vetro.
Il tocco Hanami
Per un effetto più personale, puoi aggiungere del colore alimentare azzurro nell’acqua dei fiori e spennellare di un bel rosso corallo le conchiglie: darà un twist di colore e donerà brillantezza alla tavola!
Vi portiamo in giro per l'Italia alla scoperta di piccole eccellenze in stile
La storia di Tufa - Piccole sculture ricorda un po’ i ‘Quattro amici al bar’ di Gino Paoli. Un gruppo di giovani di Matera si frequenta nei Sassi e, un po’ per scherzo e un po’ per gioco, inizia a realizzare piccole sculture con il tufo, poi a mano a mano tutti prendono altre strade.
Rimangono i fratelli Giuseppe e Vincenzo Rizzi, che fondano il brand e realizzano portacandele, portafiori, applique da parete e sculture creative, dando alla pietra di Matera un’interpretazione attuale, che piace anche all’estero.
Quali sono le caratteristiche del tufo? «Lo chiamiamo tufo per comodità, in realtà è una calcarenite quaternaria. Sono simili esteticamente, ma il tufo è di origine vulcanica mentre la nostra è una pietra calcarea ed è duttile, resistente alla compressione. Ha un bel colore ambrato e un aspetto caldo, piacevole al tatto, è molto porosa».
Che processo creativo seguite nel dare vita alle vostre opere? «Uno di noi ha un’idea per un oggetto, la discutiamo, realizziamo i prototipi e li perfezioniamo. Molte delle sculture nascono dalla collaborazione con architetti e designer, che ci offrono sempre nuove fonti d’ispirazione».
La versatilità della pietra vi permette di creare oggetti anche molto diversi gli uni dagli altri. Quali sono i più venduti? «Online, sul nostro sito e su Amazon ed eBay, vendiamo tanti oggetti funzionali, come le griglie d’aerazione. Nel nostro negozio nei Sassi di Matera, la mela, molto piacevole alla vista e al tatto».
Il tatto sembra essere un elemento fondamentale... «Per noi che scolpiamo la pietra, è il senso più importante. Ma anche per un non addetto, in fondo: un oggetto di marmo è freddo anche al contatto, il tufo no, è più caldo, dà sensazioni. E questo fa la differenza».
Quali sono i vostri progetti futuri? «Presto riapriremo il nostro negozio di Barcellona, chiuso temporaneamente... non vediamo l’ora di tornare in Spagna!».
'Blu Ponti' ha appena ricevuto il Compasso d'Oro alla carriera, per l'estetica unica ma anche per l'esempio di fruttuoso rapporto tra industria e artigianato. Sai che il Compasso d'Oro nacque 70 anni fa, proprio da un'idea di Gio Ponti?
Gio Ponti (Milano 1891-1979). «Penso sempre alle infinite possibilità dell'arte: date a uno un quadrato di 20x20 e, benché nei secoli tutti si siano sbizzarriti con infiniti disegni, c'è sempre posto per un disegno nuovo».
L'Hotel Parco dei Principi di Sorrento non è stato soltanto il primo 'design hotel... Oggi è anche un 'hotel-museo' aperto ai clienti e a tutti gli appassionati: è possibile infatti visitare una esposizione in cui si ammirano disegni, foto, documenti e arredi d'epoca.
Gio Ponti disegnò queste maioliche per pavimentare, in diverse combinazioni, la hall e le 100 camere dell’Hotel Parco dei Principi di Sorrento, il primo ‘design hotel’ del mondo.
All’inizio degli Anni ’60 Gio Ponti venne chiamato per ridisegnare gli spazi Settecenteschi di un castello in stile gotico-inglese, affacciato sul Golfo di Sorrento. L’intenzione era di trasformare l’edificio in un hotel.
Gio Ponti mantenne lo slancio verticale dell’architettura, una ‘perla bianca’ a picco sul Mediterraneo. E all’interno invase gli spazi con l’azzurro del cielo e il blu del mare.
Ispirato dalle forme della natura e dalla tradizione della locale ceramica di Vietri, Ponti disegnò 33 decori combinabili liberamente, riuscendo a pavimentare la hall e le 100 camere dell’albergo ognuna con un pavimento diverso e unico.
Ponti amava la ceramica, queste maioliche sono il risultato di un incontro tra industria e artigianato.
La collezione di piastrelle ‘Blu Ponti’ è diventata iconica: ha fatto da scenografia alle vacanze da sogno del jet-set internazionale negli anni della nascita del turismo in Costiera e ancora oggi continua ad affascinare.
Dal 2021 la collezione viene realizzata anche in grès, più resistente e pratico, sempre rispettando l’antica decorazione realizzata ancora a mano.
Dove si può parcheggiare un monopattino elettrico in condominio?
Lo abbiamo chiesto a Pietro Tasca, titolare di Amministrazioni Tasca: ecco la sua risposta.
In alcuni casi le regole per il parcheggio sono contenute nel regolamento condominiale, quindi occorre fare riferimento a quello. Nel caso in cui il regolamento non preveda nulla, bisogna partire dal fato che i monopattini elettrici sono equiparati alle biciclette tradizionali e a quelle a pedalata assistita.
Si possono quindi lasciare nelle aree destinate al parcheggio di bici e moto e in qualsiasi altra parte comune purché non costituiscano un intralcio al passaggio delle persone o alla circolazione di altri veicoli.
Non è quindi possibile parcheggiare li monopattino elettrico nell'androne condominiale, sulle scale o sui pianerottoli, proprio poiché si tratta di luoghi di accesso al condominio e alle singole abitazioni. Così come non si può lasciare davanti ai box.
In queste parti comuni è consentita la sosta temporanea, ma non il parcheggio abituale. Sempre che, come dicevamo inizialmente, il regolamento condominiale non stabilisca regole diverse (più severe o anche più permissive).