Storie di casa

Storie di casa: se dai… ricevi!

Tra mobili di recupero e storie di famiglia, il viaggio emotivo di una interior designer alla scoperta della "casa di mezzo", il luogo necessario che ha cambiato il suo modo di vivere e abitare.

Tra le centinaia di case progettate per gli altri c’è la mia: non quella in cui abito ora, non la prima in cui ho abitato con mio marito, ma quella di mezzo. Una casa che ha segnato un prima e un dopo.

Cercavo di lasciare la provincia per il centro cittadino, fuoco del mio mondo progettuale, del mio studio-atelier, vicino ai clienti, vicino alle mie nuove esigenze. Una casa in affitto, un banco di prova per poter sempre tornare indietro se fosse stato un fallimento.

È difficilissimo, per un’interior designer, trovare una soluzione in affitto vuota, non ammobiliata. La visione di certe proposte mi faceva venire la pelle d’oca: mobili accozzati senza nessun cuore, abbinamenti improbabili e quasi sempre incuria.

Ma come si fa a non amare il luogo in cui si sosta? Che sia per un mese o per qualche anno, anche se non è nostro... Non ho mai capito questo senso nomade che non fa avere cura, alle persone, dei luoghi che abitano.

Tra mille delusioni, a un certo punto, vedo ‘lei’: mansardata, avvolgente al primo sguardo ma al contempo luminosissima, stanze grandi, volumi interessanti, travi antiche e bianco alle pareti. Una scatola da riempire con la mia nuova vita.

Avevo necessità di aria nuova, nuovi stimoli, poter uscire a fare la spesa velocemente, passeggiare in centro storico senza mai prendere l’auto, avere il contatto con i miei collaboratori, vivere il quartiere. Arrivando da dormitori di periferia, avevo bisogno di... vita vitale.

La piccola cucina è stata arredata con un banco da lavoro che ha allungato la zona degli elettrodomestici, vecchie scatole di caramelle appese alle pareti, orologi a cucù, piccoli angoli di dolcezza.

Un lungo corridoio in cui ho posizionato un alce di legno e la camera da letto con il baule che i miei nonni spedirono a mia mamma come dote dalla Calabria a Brescia.

Un vecchio portone come testata del letto. Quasi tutto il mobilio era di recupero, a metà strada tra lo shabby minimale e un leggerissimo vintage pop. Un mix che ho amato alla follia.

La mia nuova vita stava per cominciare, il mio nido era pronto. Ci sono stata sei anni: mi ha regalato risate a non finire, coccole e tepore nei momenti difficili, grandi feste e grandi riflessioni.

Ci sono luoghi necessari e, quando li trovi, devi saperli riconoscere. Ringrazio quella casa e quegli anni. L’ho abitata come fosse mia, curandola e facendomi curare.

Le case hanno questo potere: se dai, ricevi.

 

 

Francesca Vizzari, Pistacchio e caffè

Testi

Francesca Vizzari

Ti potrebbe interessare