«La ceramica e il lavoro manuale sono passioni che mi accompagnano da sempre» racconta l'artista Patrizia Italiano. «Ho iniziato a lavorare con l'argilla da giovanissima, affascinata dalla straordinaria ricchezza culturale e dalle tradizioni millenarie della mia Sicilia».
Qual è stato il tuo percorso professionale? «Già nei primi anni del mio lavoro ho potuto esporre in grandi vetrine internazionali come New York, Tokyo e Milano. Successivamente ho vissuto un lungo periodo di inattività, una pausa che però è servita a far maturare nuove idee. Quando ho deciso di ricominciare, l'ho fatto con una nuova e fortissima energia creativa, aprendo a Palermo il mio studio con giardino: il mio spazio creativo. La rivisitazione delle Teste di Moro sono arrivate come naturale evoluzione di questo percorso: sentivo il bisogno di confrontarmi con un'icona della nostra isola, ma cercavo una strada che fosse solo mia. E così è nata la collezione dei “Venditori di Sicilia”, teste ironiche che raccontano i mercati della nostra isola in modo contemporaneo e moderno».
In che modo reinterpreti queste creazioni tradizionali in chiave moderna? «Il mio obiettivo principale è liberare le Teste di Moro dal peso di un folklore rigido o, peggio, dalla serializzazione industriale di scarsa qualità che spesso le sminuisce. Io cerco una via che unisce tradizione e innovazione attraverso l'ironia, la leggerezza e il design contemporaneo. Le mie teste non sono semplici oggetti decorativi statici: hanno espressioni, atteggiamenti, e spesso un tocco teatrale. Gioco con la scomposizione delle forme, uso smalti e ingobbi che compongo io stessa, e cerco di indagare l'anima nascosta delle cose. Volevo che i vasi dell'antica tradizione isolana si trasformassero in presenze sceniche eleganti, spiritose e capaci di sprigionare l'incanto vivace e profondo del Mediterraneo».
Ci racconti come si svolge il tuo mestiere di artigiana e chi sono i tuoi clienti? «Il mio è un artigianato autentico e rigorosamente lento. Nel mio studio lavoro interamente a mano, modellando l'argilla senza l'ausilio di stampi o presse; ogni pezzo è cotto ad alto fuoco ed è, per definizione, unico. Mi diverto moltissimo nel processo creativo, ed è proprio questa gioia che spero passi attraverso la materia. Per quanto riguarda i clienti, si tratta di un pubblico molto eterogeneo ma unito dall'amore per il bello e per l'unicità: ci sono collezionisti d'arte, appassionati di design d'interni, turisti colti che vogliono portare a casa un pezzo di Sicilia autentica, e gallerie d'arte. Spesso collaboro anche con brand di moda e piattaforme di luxury design (come Artemest) che cercano quel tocco artigianale d'eccellenza 'Made in Italy'».
Dalla tua biografia leggo che ha esposto anche le sue opere all'estero. Come sei riuscita a farti conoscere in altri mercati? «All'inizio della mia carriera, come accennavo, ho esposto a New York, Tokyo e negli Emirati Arabi. Oggi, farsi conoscere all'estero richiede un mix di internazionalizzazione e fortissima identità locale: più sei radicalmente legato alle tue radici, più diventi universale. La svolta è arrivata partecipando a grandi fiere ed eventi di risonanza mondiale, come la Milano Design Week o la prestigiosa fiera Maison&Objet a Parigi. Inoltre, la vetrina di piattaforme dedicate all'alto artigianato e l'inserimento in circuiti internazionali d'eccellenza, come il network di Homo Faber, mi hanno permesso di far arrivare la luce e i colori di Palermo direttamente agli occhi dei collezionisti stranieri, che amano il fascino del nostro Mediterraneo».
Quali sono i tuoi best seller? «Senza dubbio la collezione dei 'Venditori di Sicilia'. È una linea a cui sono legatissima perché reinterpreta le Teste di Moro trasformandole nei personaggi che animano i mercati storici palermitani. C'è il venditore di mandarini, il venditore di limoni, di melanzane, di peperoncini... Ognuno di loro ha una fisionomia, un carattere e una narrazione unica impressa nell'argilla. Un altra collezione sono le mie opere ispirate a Filicudi e alle Isole Eolie – come i piatti con i pesci o i polpi e le aragoste – nate dal mio amore per il mare, i cui colori, profumi e atmosfere si riflettono direttamente sugli oggetti che creo».
Stai lavorando su nuovi progetti, idee, creazioni? «La ricerca non si ferma mai e in questo periodo sono immersa in collaborazioni davvero stimolanti. Uno dei progetti più importanti e spettacolari su cui ho lavorato di recente è la collezione 'Forest of desire', realizzata insieme a Vincenzo Dascanio, un event planner e flower designer famoso in tutto il mondo per i suoi allestimenti da sogno. Collaborare con Vincenzo è stata un'esperienza straordinaria: abbiamo unito la plasticità e la forza della mia ceramica artigianale alla sua visione scenografica ed eclettica del design. 'Forest of desire' è una collezione che evoca una natura magica, lussureggiante e misteriosa, dove le mie creature d'argilla dialogano con elementi floreali e installazioni d'impatto, pensate per trasformare lo spazio in un vero e proprio bosco incantato dei desideri. Accanto a questo, continuo a portare avanti la linea 'Il Giardino Barocco', ispirata alla natura opulenta dell'Orto Botanico di Palermo con i suoi 'alberi ubriachi', e la sperimentazione con sculture parlanti come Giano. Il filo conduttore del mio futuro resta questo: far sì che la ceramica non sia solo materia decorativa, ma un racconto scenico capace di emozionare e dialogare con il mondo del grande design internazionale».
