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Elio Fiorucci, che credeva nelle persone…

Sono di Milano, ho l'età giusta per aver vissuto il mito fin dall'inizio, ho lavorato nella moda. Ma io Fiorucci lo ricordo così

Elio non era un mio amico, l'ho incontrato mille volte sì, per lavoro e non e in giro un po' ovunque, persino a Bali un'estate... Ma l'incontro che mi ha segnato è un altro. Avrò avuto 16 anni, scuola finita e tanta voglia di indipendenza, così rimango imbrigliata in una di quelle attività 'al limite' dopo un adeguato addestramento e grandi promesse di guadagni: vendere la Sacra Bibbia, a rate... Bisognava fermare le persone e convincerle: l'idea era che statisticamernte se ne fermavi 50 in 5 accettavano, così a memoria, più o meno. Ma la paura era tanta, diciamo che ero proprio terrorizzata. Una location prestigiosa, proprio a fianco del Duomo, in galleria Vittorio Emanuele. È stato lì che l'ho incontrato la prima volta, lui già famoso e io una ragazzina, a proporgli qualcosa distante anni luce dal suo mondo. Eppure Elio ha detto sì, se l'è comprata la Bibbia a rate, perché lui era uno che incoraggiava le persone, uno che credeva nei giovani e apprezzava lo spirito d'iniziativa. Mi sembra di ricordare persino che mi avesse proposto di andarlo a trovare, una volta finita la scuola. Era il mio primo giorno (un lavoro che avrei lasciato dopo 5o6...), ma la paura era scomparsa, perché quel genio gentile si era fermato ad ascoltarmi. Oggi al suo funerale Don Mazzi, parlando delle magliette-simbolo dello stilista ha detto: «Milano ha bisogno di angeli, vorrei che gli angeli delle sue magliette si staccassero per volare e ridipingere questa città...». È un'immagine che mi piace tanto.

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