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CasaFacile di Agosto 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di agosto... e se poi mi stanca?

A chi nella scelte per la casa antepone il timore «e se poi si rovina?», ho sempre risposto che ‘rovinarsi’ è proprietà naturale delle cose. Per questo ho scelto senza remore il parquet in bagno e in cucina (sì, in cucina si è rovinato ma è lì da 13 anni), la carta da parati su due porte scorrevoli senza maniglie (ha resistito benissimo!), il piano di marmo sul tavolo (i graffi lo rendono più autentico), lo smalto lavabile in bagno (si ritocca con una pennellata ogni tanto)... quel rovinarsi non ha snaturato le scelte, ha solo aggiunto il valore del tempo.
Esistono però cose che si rovinano in modo irrimediabile: non sono precisamente ‘cose’ ma servizi digitali. Partono con una filosofia bellissima, ma nel giro di qualche anno iniziano a inseguire il profitto, e si snaturano. Penso a piattaforme che privilegiavano chi dava qualità di consegna e ora privilegiano chi le paga, o a quelle di condivisione della casa, che permettevano di soggiornare in luoghi privati con meno servizi di un albergo, ma con uno spirito ‘umano’ che poteva integrare l’hospitality professionale senza farle concorrenza. A un certo punto hanno incentivato chi affittava solo per business, con le conseguenze che conosciamo, dai centri storici turistificati ai prezzi ormai più alti che in albergo.
Il giornalista canadese Cory Doctorow ha coniato un nome geniale per questo fenomeno, che riguarda servizi digitali e social media: ‘enshittification’. Non lo traduco, ma sì, contiene ‘shit’... Ve ne parlo perché questo a mio parere è un «E se poi si rovina?» che deve preoccuparci. È un degradarsi in cui non è il tempo, con il suo naturale logorio, a produrre rughe, crepe, patine – tratti che dopo decenni apprezziamo comunque, perché raccontano una storia; è l’imperativo del profitto a corrompere l’idea originaria.
Quest’estate ho scelto un altro modo di viaggiare, lo scambio casa. Mi piace la filosofia: fidarsi reciprocamente, avere il solo interesse di prendersi cura della casa dell’altro perché l’altro farà lo stesso con la nostra. Senza scambi di denaro. Non è un’idea nuova, esiste dal 1992 e, oltre a rammaricarmi di avere iniziato tardi, mi domando: resisterà? Mi piace pensare che preservarne la filosofia dipenderà anche da chi, come me, ha deciso di sposarla.

A cura di Francesca Magni, direttrice di CasaFacile

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