Odoardo Fioravanti (Odo, per tutti) nutre «un forte orgoglio per la disciplina del design, per la sua integrità e bellezza che va preservata dagli infingimenti che la vorrebbero trasformare in qualcosa di elitario».
Quindi partiamo da un suo progetto remoto, che si collega anche a questo discorso...
D. La collezione Cloned in China, risposta ironica all’arrivo sul mercato del design delle copie cinesi. Un messaggio ancora valido, dopo più di 20 anni? R. «Molte cose sono cambiate e la Cina, che era il posto dove si producevano cose scadenti o copiate, è diventata il luogo dove si produce qualsiasi cosa, anche i computer Apple».
D. Ha disegnato molte sedie, Frida nel 2011 ha vinto il Compasso d’Oro. Il design di una sedia è ancora una sfida progettuale?
R. «La sedia è una macchina minima per contrastare la gravità, ci sarà sempre un modo per ripensarla: magari per un cambio delle abitudini, per una nuova tecnologia, perché il gusto si aggiorna. Gli oggetti dei quali ci circondiamo sono documenti di che persone siamo: se cambiamo noi devono cambiare anche gli oggetti».
D. C’è un tipo di prodotto che non ha ancora progettato e con il quale le piacerebbe cimentarsi?
R. «Ho una passione, più volte confessata, per le ruspe: mi piacerebbe disegnare un escavatore cingolato...».
D. Il suo studio compie vent’anni. È l’occasione per un bilanco?
R. «No, meglio di no. Sento solo che in tutti questi anni sono diventato più sintetico e sono arrivato a fare oggetti che non hanno bisogno di sbracciare. Hanno un contegno e sanno rilasciare il loro significato in modo omeopatico, giorno dopo giorno».
D. Progetti futuri?
R. «Sto cercando di spostare il pensiero con gli oggetti».
Il sunto perfetto della missione del designer!
Siamo uno Studio di Industrial Design. Diamo forma ai prodotti a volte per le aziende, spesso per le persone, sempre per la disciplina stessa del design
Testo: Claudio Malaguti
