Sopra i 100 mq

Legno a parete e soffitto: una casa elegante stile Mid-Century

Se ami i rivestimenti in legno ma temi l'effetto rustico-baita ecco la casa perfetta per te: copia lo stile Mid-Century americano che trasforma il total wood look in scelte raffinate dal sapore vintage! In questa villa anni '70 (ristrutturata a misura di famiglia) il calore del legno senza nodi dialoga con piastrelle lucide e sfumature di verde e senape. Ti innamorerai delle cementine multicolor e dei divani tartan dal gusto anni '50.

Non lontano da Portland, questa meravigliosa casa Anni '70 racconta uno stile molto americano che farà innamorare chi ama il calore del legno ma non il suo sapore rustico.

Per una famiglia con due bambini, Jessica Helgerson, designer e founder dello studio JHID, ha ristrutturato questa casa Anni ’70 a Sauvie Island, fuori Portland in Oregon, negli Stati Uniti, immersa in un paesaggio bucolico e affacciata sul fiume Columbia. Jessica ne ha intravisto il potenziale e – come nel suo stile –
il team JHID ha preservato la struttura originale dando però risalto alle viste.

LE SCELTE FATTE:
Seguendo il desiderio dei clienti di avere una casa vivace e in sintonia con il paesaggio, JHID ha creato un rivestimento totale in abete di Douglas con superfici lisce e senza nodi per un effetto lusso (non baita!) abbinato a palette di colori intensi ma terrosi.

IL TOCCO DI STILE:
Piastrelle lucide fanno da contrappunto al legno, il cui colore caldo dialoga con un verde desaturato che passa dagli infissi alla cucina. Gli arredi aggiungono i toni mancanti (blu, rosso, giallo) declinati nei tessuti tartan che completano lo stile Mid Century.

Progetto Jessica Helgerson
Foto Aaron Lietz
Testi Grazia Caruso

Dietro la sedia: storie di persone, mestiere e creatività

Chi rende davvero unico un oggetto di design? Il designer? L’azienda? O le persone che ogni giorno lo costruiscono? Con la campagna “Oleandro. Unica, come noi”, Calligaris sposta l’attenzione dall’oggetto alle persone che lo rendono possibile. Un invito a guardare il design da un’altra prospettiva, decisamente umana

Nel mondo dell’arredo siamo abituati a oggetti “iconici”, ma chi costruisce davvero l’originalità di un prodotto? Solo chi firma il progetto o un intreccio di competenze, gesti quotidiani, saperi condivisi?

Da queste domande prende le mosse “Oleandro. Unica, come noi”, la nuova campagna di Calligaris che sceglie di cambiare punto di vista: non partire dall’oggetto, ma dalle persone che ogni giorno contribuiscono a realizzarlo. I protagonisti non sono testimonial, influencer o designer, bensì i dipendenti dell’azienda, ritratti con una seduta della famiglia Oleandro, quella in cui ciascuno si riconosce di più. Perché Oleandro non è solo una seduta: è un progetto cresciuto all’interno dell’azienda, maturato nel tempo grazie a chi lo ha pensato, sviluppato, perfezionato.

La scelta aziendale di mettere al centro i dipendenti non è banale: ogni persona che contribuisce a un progetto porta con sé un’esperienza irripetibile, proprio come ogni casa racconta chi la abita.

Per chi guarda al design con curiosità e consapevolezza, questo cambio di prospettiva è uno spunto interessante. Dietro ogni oggetto che scegliamo per le nostre stanze c’è una rete di mani, decisioni, competenze. Forse l’unicità non sta solo nel prodotto finito... ma nel processo umano che lo rende possibile.

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Workshop di primavera: a scuola di design floreale a Bergamo

Da Hanami Atelier una serie di appuntamenti per imparare a creare composizioni moderne, sostenibili e scenografiche

Se senti già voglia di primavera e desideri dare un tocco personale ai tuoi spazi, l’Hanami Atelier di Bergamo riapre le porte per una stagione creativa 'fiorita'. i nuovi workshop 2026 sono pensati per chi ama sporcarsi le mani e scoprire che il design floreale è un mix perfetto di tecnica, equilibrio e natura.

Sushi Floreale (23 Febbraio)
Una composizione compatta, circolare e moderna, perfetta per gli ambienti contemporanei.
Costo: 65€ (materiali e aperitivo inclusi).

Ghirlanda di Primavera (18 Marzo)
Intrecci di rami e fiori freschi, con la possibilità di aggiungere dettagli stagionali per un tocco pasquale.
Costo: 85€ (materiali e aperitivo inclusi).

Mazzo Spontaneo (1 Aprile)
Impara la tecnica della spirale per creare bouquet armonici che sembrano appena raccolti in un prato.
Costo: 65€ (materiali e aperitivo inclusi).

Composizione Contemporanea (15 Aprile)
Un approccio sostenibile (senza l’uso della spugna) per creare centrotavola eleganti e moderni.
Costo: 85€ (materiali e aperitivo inclusi).

Frutta e Fiori (20 Aprile)
Per chi ama lo stile opulento e barocco, un workshop per unire fiori, frutta e verdura di stagione in un'unica opera scenografica.
Costo: 65€ (materiali e aperitivo inclusi).

Ogni incontro si svolgerà dalle 18.30 alle 20.00 in via Divisione Tridentina 2/A a Bergamo. Info e iscrizioni: https://www.instagram.com/hanamiatelier

Sopra i 100 mq

Un appartamento stile Pop con travi in legno e arredi colorati

Tra divertimento e rigore: a Lione un appartamento incanta grazie a un mix di colori ispirati al Mediterraneo, opere di Street Art e arredi a tinte accese

Dopo molti anni vissuti in Grecia, i proprietari di questo ampio appartamento sono ritornati in Francia. Laure e Romain si innamorano di questa casa agli ultimi due piani – quinto e sesto – di un palazzo nel centro di Lione. Per trasformarlo nella casa dei sogni, però, hanno bisogno del twist di una giovane interior designer che come loro ha una vera passione per il colore, l’arte, lo spirito giocoso. Ecco entrare in scena Bluen de Préneuf (@studiobluen), che con il suo studio ridisegna completamente spazi e arredi.

LE SCELTE FATTE:
Passato e presente ora convivono in un mix equilibrato e vivace: décor e tonalità mediterranee sono il filo conduttore che unisce gli spazi e crea soluzioni a sorpresa.
Ogni colore è ispirato alle Cicladi: blu oltremare per Santorini, rosa pallido per Mykonos, corallo per Paros, giallo intenso per Ios. E non manca certo l’azzurro dell’Egeo.

IL TOCCO DI STILE:
Le stanze più amate della casa? La cucina con un murale d’artista e lo studio-biblioteca che si trova nel disimpegno al piano di sopra. Sfoglia la gallery!

Styling Christine Pirot Hébras
Foto Frenchie Cristogatin
Testi Sara Peggion

News

Al Museo Bagatti Valsecchi, la mostra “Depero Space to Space: la creazione della memoria”

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Dal 13 febbraio al 2 agosto 2026, il Museo Bagatti Valsecchi presenta "Depero Space to Space. La creazione della memoria", una mostra che mette in dialogo la casa neorinascimentale dei baroni e l’universo visionario dell’artista trentino.

Dal 13 febbraio al 2 agosto 2026, il Museo Bagatti Valsecchi presenta "Depero Space to Space. La creazione della memoria", mostra a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, in collaborazione con il Mart - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, l’esposizione segna il ritorno di Fortunato Depero a Milano a 35 anni dall’ultima retrospettiva a lui dedicata in città.

Una mostra che mette in dialogo la casa neorinascimentale dei baroni Bagatti Valsecchi e l’universo visionario dell’artista trentino. Oltre quaranta opere dagli anni Trenta ai Cinquanta si intrecciano alla collezione permanente in un allestimento immersivo firmato dallo studio a-fact architecture factory. Un percorso che è esperienza spaziale, sonora e culturale, e che si estende fino al Trentino con gli Itinerari deperiani.

La mostra nasce da un parallelismo tanto sorprendente quanto coerente: quello tra Depero e i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. In epoche diverse, entrambi hanno concepito la casa come opera totale, luogo in cui arte e vita quotidiana coincidono. Se i baroni, alla fine dell’Ottocento, reinventano una dimora ispirata alla Milano del Cinquecento, Depero – tra anni Quaranta e Cinquanta – integra linguaggio contemporaneo e contesto storico nella sua Casa d’Arte Futurista Depero, unico museo futurista fondato dall’artista nel 1957.

Le opere, provenienti dalla Casa d’Arte Futurista Depero e dal Mart, si inseriscono nella casa museo milanese in un dialogo serrato con arredi, dipinti e arti applicate della collezione permanente. Non si tratta di un semplice accostamento: il progetto di allestimento, firmato dallo studio a-fact architecture factory con il progetto illuminotecnico di LightScene Studio, lavora per integrazione. Le opere “piegano” lo spazio, talvolta sostituendo temporaneamente pezzi storici, talvolta affiancandosi agli arredi come complementi inattesi. Disegni e dipinti trovano posto in nicchie, armadi e passaggi, mentre una regia luminosa chiaroscurale costruisce una vera scena domestica.

L’ingresso è affidato a "Il Maggiordomo", pensato come gesto di accoglienza ironico: quasi fosse Depero stesso a introdurci nella casa. Da qui il percorso si snoda tra biblioteca, sale affrescate, ambienti privati e spazi di servizio, alternando armonie cromatiche e leggere dissonanze capaci di attivare nuove letture degli interni neorinascimentali. L’allestimento diventa così dispositivo narrativo: non scenografia, ma relazione viva tra architettura e opera.

A rafforzare l’esperienza intervengono quattro ambienti sonori realizzati da Gaetano Cappa dell’Istituto Barlumen. Le sale si animano di voci, echi radiofonici, suggestioni futuriste, trasformando la visita in un attraversamento multisensoriale in cui il suono, elemento centrale nella poetica di Depero, amplifica la percezione dello spazio.

Il percorso si chiude nella Sala Mostre con la rievocazione del ViBi Bar (Vino-Birra Bar), il locale decorato da Depero nel 1937 per le Cantine Cavazzani di Bolzano. Qui l’atmosfera si fa conviviale e introduce anche agli appuntamenti del “ViBi Bar Depero”, cinque serate da febbraio a luglio che trasformano il museo in un elegante bar futurista, tra musica jazz dal vivo e aperitivo ispirato allo spirito creativo dell’artista.

La mostra si estende inoltre oltre le sale di via Gesù con due iniziative che ne ampliano la portata culturale. Da un lato i "Tea Talks", conversazioni d’arte nel Salone d’Onore del museo; dall’altro "Museo oltre i Confini", ciclo di incontri nelle biblioteche di quartiere milanesi, per portare il dialogo sul Futurismo e sulla figura di Depero in una dimensione diffusa e partecipata.

Infine, l’esperienza trova un naturale prolungamento negli Itinerari deperiani in Trentino, percorsi culturali nati dal patrimonio del Mart e della Casa d’Arte Futurista Depero. Cammini autonomi, mappati e pensati per essere percorsi a piedi, che attraversano il Roveretano e i paesaggi cari all’artista: un invito a leggere il territorio come parte integrante della sua visione. Dalla dimensione museale milanese si passa così al paesaggio reale, in un’idea di cultura che intreccia patrimonio, identità locale e slow tourism.

 

Info: www.museobagattivalsecchi.org
Depero Space to Space - La creazione della memoria
13 febbraio – 2 agosto 2026
Museo Bagatti Valsecchi, Via Gesù, 5 Milano

 

Icone del design

Icone del design: Abitacolo

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

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Abitacolo non è un semplice letto ma è un 'modulo abitabile' che offre tutto ciò che serve: un letto, una libreria, un piccolo tavolo e spazio contenitivo. Scopri la sua storia

Designer: Bruno Munari (Milano 1907-1998).
Produttore: Rexite » rexite.it
Misure: struttura cm 194x83x206h
Progettato nel: 1971
Idea: dare vita a uno spazio multifunzionale e modulare per i ragazzi.
Materiali: tondino d’acciaio verniciato.
Segni particolari: può essere corredato da vari accessori agganciabili liberamente alla struttura.
Curiosità: si monta solo con 8 viti, pesa 50 kg ma ha una portata di 140!

Non un semplice letto ma un ‘modulo abitabile’ con tutto il necessario, dove rifugiarsi per leggere, studiare, dormire, giocare, ascoltare la musica... Abitacolo è un supporto quasi invisibile per il proprio microcosmo. «È il minimo ma dà il massimo» diceva Munari.
Sul finire degli Anni ’60 c’era grande fermento creativo e artistico, il design aveva l’aspirazione di trasformare il quotidiano in un nuovo modo di vivere lo spazio. Abitacolo fu concepito come un’opera d’arte funzionale e interattiva che coinvolgeva gli occupanti.
L’approccio del design democratico ha portato alla scelta di materiali leggeri e resistenti che potessero ridurre i costi di produzione, stoccaggio e trasporto. Pensato per un bambino dagli otto anni in su, offre davvero tutto ciò che serve: un letto, una libreria, un piccolo tavolo, vari contenitori. Inoltre, è personalizzabile e trasformabile in base alle necessità.
I due piani orizzontali possono essere spostati in alto o in basso, modificando
il loro utilizzo. La parte bassa può diventare scrivania, quella alta mensola portaoggetti.
Come moltissimi progetti di Bruno Munari, Abitacolo ha aperto nuove prospettive sullo spazio e continua ispirare i designer di oggi.
Abitacolo vinse il Compasso d’Oro nel 1979 e fa parte della collezione permanente del MoMA di New York.

Febbraio 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Febbraio 2026!

Coming Soon
sondaggio case FEBBRAIO 2026
Stile POP 74 ( 20.11 % )
Stile ORGANIC MODERN 72 ( 19.57 % )
Stile NEW CLASSIC 124 ( 33.7 % )
Casa PRIMA & DOPO 32 ( 8.7 % )
Stile MODERNO 25 ( 6.79 % )
Stile RETRO 41 ( 11.14 % )
Sopra i 100 mq

La casa d’epoca diventa moderna con le pareti azzurro polvere

Soffitti affrescati, parquet ovunque, camini antichi: scopri come trasformare un appartamento di fine '700 in una casa moderna senza snaturarne gli elementi storici! L'azzurro polvere e il senape abbinati al giallo burro hanno ringiovanito gli spazi mantenendo intatti fascino ed eleganza. L'idea da copiare subito: la testiera del letto in cartongesso con decorazioni architettoniche trompe-l'oeil.

Affreschi, camini, parquet e un'unica tinta per tutte le pareti... Questo appartamento così bello e classico, aveva bisogno di essere 'ringiovanito'. Come? Con nuovi colori e qualche tocco Pop!

Nel centro storico di Brescia, una giovane coppia si innamora di questo splendido appartamento situato all’interno di un palazzo di fine ’700, da poco ristrutturato, con affreschi, parquet, un delicato giallo crema alla pareti e una zona pranzo passante tra il soggiorno e l’ingresso, che è il cuore della casa.
Nel giro di poco si rendono conto che una casa così classica non li rispecchia, che va aggiornata, che ci vorrebbero più luce e colore... Serve un intervento professionale!

LE SCELTE FATTE:
Si rivolgono a Francesca Vizzari, interior designer bresciana, e con lei decidono di superare l’uniformità cromatica con l’aggiunta di altri colori e di nuovi arredi. L’ispirazione forte è data proprio dagli affreschi a soffitto: da lì arrivano molti dei nuovi colori.

IL TOCCO DI STILE:
La ‘stanza nella stanza’ che ospita la zona pranzo: l’azzurro polvere al posto del giallo l’ha resa unica trasformandola in una scatola azzurra
al centro della casa, che invita a restare.

Progetto d’arredo Francesca Vizzari @pistacchio_e_caffe
Foto Marta D’Avenia
Testi Claudio Malaguti

Giardinaggio

Consigli per coltivare la Calathea

Alice Delgrosso Alice Delgrosso

Te ne innamori per le foglie pazzesche, poi ti ritrovi a combattere con punte secche, macchie scure e crisi d’umidità in inverno. Tra le piante più affascinanti e desiderate, la Calathea è anche tra le più sensibili e più complesse da capire. Ma se impari ad ascoltarla, diventa una maestra di vita green!

La Calathea appartiene alla famiglia delle Marantaceae e arriva dalle foreste tropicali del Centro e Sud America. Abituata a vivere all’ombra degli alberi, ama la luce soffusa, l’umidità e i suoli leggeri. Viene spesso chiamata ‘pianta della preghiera’ per via della nictinastia, un movimento naturale che la porta a sollevare o chiudere le foglie di sera. Un piccolo rituale che l’aiuta a regolare la luce, la temperatura e l’umidità.

POSIZIONE:
Predilige la luce filtrata. Evitale il sole diretto: ne brucia le foglie sottili
in poche ore. L’ideale è una finestra esposta a est, o anche a nord purché non sia troppo lontana. Ama una luce morbida, simile a quella del sottobosco: è questa la chiave per renderla felice.

ACQUA:
Qui si gioca la partita! La Calathea predilige un terriccio sempre leggermente umido, mai fradicio. Annaffiala quando i primi 2–3 cm sono asciutti. Usa acqua non calcarea (piovana, filtrata o decantata) e a temperatura ambiente. È fondamentale l’umidità ambientale: arriva al 60–70%.

TERRICCIO:
Vuole un mix arioso e leggero, come questo: 4 parti di terriccio fine, 3 parti di fibra di cocco e corteccia, 2 di perlite, 1 di humus. No torbe pesanti né terreni stagnanti. Rinvasa solo se assolutamente necessario e mai appena acquistata: troppo stress per una pianta così sensibile!

CURE SPECIALI:
L’idrocoltura può essere la vera svolta se vuoi vederla stabile, sana e felice. In un substrato inerte come l’argilla espansa o il pon, composto da rocce minerali di alta qualità, le radici restano sempre umide ma ben ossigenate, senza il rischio di ristagni o secchezze improvvise. Meno stress, crescita più costante e foglie perfette anche nei mesi difficili. Una soluzione ideale per chi ama questa pianta
ma ha già sofferto i suoi ‘capricci’...

VARIETÀ:
La Calathea orbifolia è tra le varietà più scenografiche, con foglie grandi e rotonde. La Calathea lancifolia (o Rattlesnake) ha foglie strette e ondulate con disegni a macchie. La Calathea Medallion è la più fotografata: le sue belle foglie sembrano dipinte!

STILE:
È la pianta perfetta in bagni luminosi, angoli umidi o mensole di passaggio: la Calathea aggiunge movimento, eleganza e poesia tropicale alla tua giungla domestica. Un po’ principessa, un po’ maestra zen, ti aiuterà ad affinare la preziosa arte dell’ascolto.

A cura di Alice Delgrosso

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Oki Sato Studio Nendo

Oki Sato ha fondato lo Studio Nendo nel 2002 dandogli un nome poetico, proprio come i suoi progetti. Qui parliamo del suo rapporto con il design italiano e non solo...

Oki Sato aveva dato vita da un anno allo Studio Nendo, che in giapponese significa 'creta da modellare’, quando fu scoperto da Maddalena De Padova
e Giulio Cappellini, nel 2003 al Salone Satellite di Milano.

Questa intervista è un’occasione per parlare con lui, tra i tanti argomenti, del suo rapporto con il design italiano. Ma non solo…

Il suo rapporto con il design italiano è molto profondo. Possiamo dire che lei è stato scoperto come designer – almeno nel contesto europeo – da due grandi figure come Maddalena De Padova e Giulio Cappellini?
Sì, è proprio così. Il mio rapporto con il design italiano è molto profondo e si può dire che sono stato scoperto da due grandi figure: Maddalena De Padova e Giulio Cappellini. Nel 2003, quando esponevo al SaloneSatellite – la porta d'accesso per i giovani designer – il fatto che notassero il mio lavoro divenne il principale catalizzatore per la mia attività sulla scena globale. Credo che se non li avessi incontrati, Nendo così come lo conosciamo oggi non esisterebbe.

In che modo il design italiano e quello giapponese sono simili e in che modo sono profondamente diversi?
Spesso spiego la differenza tra il design italiano e quello giapponese paragonandoli allo sport. I designer italiani tendono a lavorare in modo intuitivo, passando molto rapidamente dall'idea alla produzione. È uno stile che paragono alla boxe: sferrare un pugno bellissimo e istantaneo. Al contrario, i designer giapponesi sono spesso più analitici, hanno un approccio più vicino al judo o all'aikido: assorbono l'enorme energia e i vincoli dell'azienda e poi usano il design per reindirizzare quella forza verso una nuova soluzione.
Sebbene gli approcci siano diversi, entrambe le realtà stanno cambiando. Credo che le aziende italiane e quelle giapponesi si stiano orientando verso partnership a lungo termine, valorizzando i rapporti continuativi con i designer per coltivare un marchio nel tempo, piuttosto che creare progetti unici e a breve termine.

Secondo lei qual è il ruolo del design italiano nel mondo oggi?
Credo che il design italiano continui a fungere da ‘bussola’ per l'estetica globale, soprattutto nell'arredamento e nell'interior design. E non soltanto per una questione di forma o di stile, ma per la cura che mette in proporzioni e materiali e per le atmosfere alle quali dà vita, che sono in grado di influenzare il modo in cui le persone immaginano poi i propri spazi abitativi ideali. Ciò che lo rende davvero unico è l'equilibrio tra elementi opposti: rimane profondamente radicato nella storia e nell'artigianato, pur reinterpretandoli costantemente con una leggerezza contemporanea. Questo delicato equilibrio tra tradizione e innovazione è il motivo per cui il design italiano non tramonta mai e rimane attuale in ogni epoca.

Il nome Nendo in giapponese significa ‘creta da modellare’ e suggerisce un’idea di flessibilità e di legame con il lavoro manuale, oltre che con un sapore antico. Come si traduce questa idea nei progetti dello Studio?
L’idea è proprio quella di un bambino che gioca con la creta, mescolando liberamente i colori e cambiando forme e dimensioni. In contrasto con l'ambiente rigido in cui ho studiato architettura durante la specializzazione, sono rimasto colpito dalla libertà di espressione progettuale che ho potuto osservare al Salone del Mobile di Milano nel 2002. Ho dato il nome allo studio con il desiderio di ‘progettare in modo più flessibile, trascendendo i generi’. Questa filosofia continua a riflettersi in tutti i nostri progetti odierni, come un approccio che attraversa i mondi dell'architettura, degli interni e del prodotto, contaminando le esperienze e le tecniche di ciascuno.

La maggior parte dei suoi progetti ha qualcosa di sorprendente, una brillantezza che sorprende e un tocco poetico. Come si concilia questa inclinazione con le richieste del cliente?
Ho sempre creduto che il concetto di ‘funzione’ dovesse includere il ‘divertimento’. Aggiungere elementi emozionali – quelli che io chiamo ‘spezie - come umorismo e sorpresa è un prerequisito per un buon design. In particolare, il minimalismo giapponese può talvolta dare un'impressione fredda e inavvicinabile se portato all'estremo, ma aggiungere un po' di questo ‘spezia’ crea familiarità e crea una connessione tra l'utente e l'oggetto. Per quanto riguarda l'equilibrio tra richieste del cliente e vincoli tecnici, risolvo questo problema non considerando i vincoli come limitazioni, ma piuttosto trasformandoli in valore emozionale.

Lo Studio Nendo spazia in molti campi del design. Avete progettato anche interni e abitazioni. Ha una visione particolare per quanto riguarda l’ambiente domestico?
Nendo spazia in un'ampia gamma di generi, dai piccoli articoli di cancelleria all'architettura su larga scala. Piuttosto che limitarsi a combinarli, cerchiamo nuove espressioni sovrapponendo attivamente ambiti diversi, per esempio applicando idee e dettagli del design di prodotto all'architettura. In questo contesto, la casa è uno spazio in cui ogni elemento che progettiamo – dai mobili e dai piccoli oggetti che le persone toccano, alla composizione spaziale e all'architettura stessa – interagisce e converge in modo complesso. In questo senso, ritengo che il design residenziale sia uno dei risultati finali in cui l'approccio di Nendo trova piena espressione.

Uno dei suoi lavori più recenti è per ALPI, le collezioni Kasumi e Futae. Come è nata questa collaborazione? E qual è l'idea alla base?
La collaborazione con ALPI è nata dal nostro interesse per la loro eccezionale tecnologia di decostruzione e ricostruzione del legno naturale, che dà vita al cosiddetto ‘legno ingegnerizzato’. Solitamente, questa tecnologia viene impiegata per riprodurre perfettamente le venature del legno naturale, ma siamo intervenuti intenzionalmente in questo processo per tentare di ottenere espressioni che non esistono in natura. Kasumi esprime gli effetti moiré e le fluttuazioni simili a foschia derivanti dalla sovrapposizione delle venature del legno, mentre Futae ritrae l'aspetto di diversi legni stratificati l'uno sull'altro. Con entrambe le collezioni, abbiamo mirato a creare una nuova espressione del legno, che si colloca a metà strada tra la precisione di un prodotto industriale e il calore di un materiale naturale.

Può raccontarci qualcosa di un progetto su cui sta lavorando e che vedrà la luce nel 2026?
Nel 2026 dovrebbe entrare in servizio il nuovo TGV, progettato da Nendo dentro e fuori. Il nostro obiettivo per questo progetto era ridefinire il treno ad alta velocità non semplicemente come una ‘macchina in movimento’, ma come uno ‘spazio vitale’. Anche per un veicolo che viaggia a oltre 300 km/h, abbiamo ritenuto che non ci fosse bisogno di un ‘design dall'aspetto veloce’ che ricordasse un'auto di F1. Piuttosto, proprio come in una casa, abbiamo dato priorità al comfort di essere ‘ordinario’ e a un senso di nostalgia che ne velasse delicatamente la novità, piuttosto che ai suoi tratti ‘speciali’che potrebbero creare tensione nei passeggeri.
Ci siamo concentrati sulla qualità del tempo trascorso lì (emozione) piuttosto che sul movimento in sé (funzione). Per esempio, nella zona lounge della carrozza ristorante, abbiamo disposto in modo casuale panche e cuscini ispirati ai ciottoli di fiume per creare uno spazio libero e rilassante simile al soggiorno di casa.