Storie di casa: lo spazio delle cose imperfette

Avete presente quel mobiletto all’ingresso dove si accumula di tutto? Chiavi, scontrini, biglietti del treno... Prima di catalogarlo come semplice disordine da eliminare, fermatevi un momento. Spesso quegli oggetti imperfetti sono una zona di confine tra il fuori e il dentro, custodi silenziosi dei nostri ricordi e delle nostre intenzioni. Ecco perché dovremmo smettere di cercare la perfezione da catalogo e iniziare a leggere le storie che la nostra casa racconta spontaneamente

C'è un piccolo tavolino vicino alla porta di casa. Non è un mobile importante, anzi. Non l'ho scelto dopo lunghe riflessioni e non compare nelle foto più belle. Eppure, se dovessi dire qual è il punto che sento più mio nella casa, sceglierei proprio lui.

Sul tavolino si accumula di tutto. Le chiavi lasciate al volo tornando la sera. Un biglietto del treno da ricordare. La verifica di italiano da firmare. Il libro che domani devo assolutamente portare in ufficio. Una ricevuta, un elastico per capelli, a volte un sassolino trovato in tasca dopo una passeggiata.

Ogni tanto lo guardo e penso che sarebbe bello svuotarlo del tutto. Liberarlo. Restituirgli una dignità estetica. Poi però succede qualcosa: prendo in mano un oggetto e mi ricordo perché è finito lì.

Non sempre si tratta di disordine. Molto spesso si tratta di memoria. Quel tavolino è una specie di zona di confine tra il fuori e il dentro. È il luogo dove le giornate si 'appoggiano' prima di entrare davvero in casa. E forse per questo raccoglie non solo oggetti, ma intenzioni, promemoria, piccoli desideri.

Ci sono cose che lasciamo in vista perché abbiamo paura di dimenticarle. Altre perché ci fanno compagnia. Altre ancora perché raccontano qualcosa di noi in quel preciso momento.

Un libro appoggiato in equilibrio precario può dire: “Voglio trovare il tempo di leggerlo”. Un volantino di una mostra: “Mi piacerebbe andarci”. Un biglietto di un concerto già passato: “Che bella serata è stata”.

In un’epoca in cui ci viene spesso suggerito di nascondere, archiviare, mettere via, mi accorgo che alcune cose hanno bisogno di restare fuori. Non per trascuratezza, ma per presenza.

Così il mio tavolino all’ingresso continua a non essere perfetto. Ci sono giorni in cui trabocca di carte e altri in cui riesco persino a intravedere il piano di legno (un po’ rigato, ma va bene così). Ma ho smesso di considerarlo un problema da risolvere.

Forse ogni casa ha un luogo così. Un posto dove gli oggetti si fermano per un po’ e, senza volerlo, raccontano chi siamo, cosa stiamo vivendo, cosa speriamo di non perdere per strada.

E forse, prima di riordinarlo ancora una volta, vale la pena fermarsi un istante a leggere quella storia. Perché, tra chiavi, foglietti e cose lasciate fuori apposta…

...spesso c’è molto più di quanto sembri.

 

Storie di casa: pensata, sognata e vissuta (errori compresi)

Serena Villa Alicata

Serena Villa Alicata  •  e_tantifioridililla

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Progettata nei minimi dettagli e sognata per anni, questa casa è il ritratto di chi la vive. Tra la bellezza poetica degli ambienti e i piccoli imprevisti pratici della quotidianità (come la gestione delle cementine o della scala in ferro) ecco il racconto di un'abitazione imperfetta ma capace di accogliere e regalare un abbraccio a ogni sguardo

Questa casa non è stata solo pensata: è stata letteralmente sognata.

È la prima casa in cui ho potuto curare ogni dettaglio e non soltanto adattarmi a quello che c'era già, come accaduto nelle mie case precedenti. Certo, con tutti gli errori del caso, di cui ti rendi conto, ahimè, solo dopo, solo quando cominci davvero a viverci.

Così ho scoperto la poca praticità delle cementine, l'assenza della cappa che rende le pulizie più faticose (grasso e unto ovunque!) e la delicatezza della scala in ferro che, col tempo, tende a scrostarsi.

Eppure, ogni volta che poso lo sguardo sulla mia casa, ogni volta che cammino su questi pavimenti, ogni volta che mi soffermo su un dettaglio colorato, mi arriva sempre un abbraccio.

La mia essenza è in ogni angolo, in ogni piccolo particolare.

Sono io questa casa e lei è me: un'unica cosa, una grande storia d'amore.

 

 

vuoi scoprire di più su questa casa?

E se la porta blindata si potesse ‘aggiornare’ come uno smartphone?

Siamo abituati a pensare all'ingresso di casa come a un elemento statico: una volta installata, la porta resta uguale a se stessa per decenni. Ma la tecnologia ha cambiato le regole e oggi la sicurezza diventa un sistema evolutivo che resta sempre al passo con i tempi, senza bisogno di opere murarie

Nella nostra quotidianità siamo circondati da oggetti che evolvono. Lo smartphone riceve aggiornamenti periodici, le app si rinnovano, persino l'auto oggi scarica nuovi software per migliorare le prestazioni.
Eppure, quando pensiamo alla casa, tendiamo ancora a dividere gli oggetti in due categorie: quelli tecnologici (che si aggiornano spesso) e quelli 'statici', come i serramenti o la porta blindata, che consideriamo immutabili finché non decidiamo di affrontare una ristrutturazione radicale.

Non cambiare porta, aggiornala!

La vera rivoluzione nel design di interni oggi non è solo l'estetica, ma la flessibilità. L'idea che un elemento strutturale come una porta blindata possa 'cambiare pelle' e funzionalità senza essere sostituita completamente è il cuore della nuova filosofia di Dierre.

Con il sistema hibry5, la porta smette di essere un blocco di acciaio e legno immobile nel tempo per diventare un dispositivo altamente tecnologico capace di evolversi.

L'aspetto più innovativo per chi ha già scelto la tecnologia Dierre (come il precedente modello Hibry 4.0) è la possibilità di utilizzare un kit di conversione: in pochi minuti, e con tre semplici passaggi, è possibile aggiornare mostrine, interfacce e funzioni elettroniche senza toccare la struttura della porta né cambiare l'anta.

È un cambio di paradigma: la sicurezza non si sostituisce più... si aggiorna!

La comodità entra (senza chiavi) nel quotidiano

Ma cosa significa concretamente avere una porta aggiornata? Vuol dire portare la fluidità dei gesti digitali sulla soglia di casa. La tecnologia NFC (proprio quella che usiamo per i pagamenti contactless) trasforma l'apertura in un gesto naturale: basta avvicinare una Key Card o un pratico portachiavi Easy Key per sbloccare la serratura.

All'interno, l'esperienza diventa ancora più intuitiva grazie a un display touch screen capacitivo a scorrimento, del tutto simile a quello di un telefono. Da qui possiamo gestire chi entra e quando: è possibile, ad esempio, creare delle 'chiavi di servizio' per collaboratori domestici o baby-sitter, abilitandole solo in determinati giorni o fasce orarie.

Sicurezza e stile: un equilibrio che dura nel tempo

Scegliere una porta evolutiva non significa rinunciare alla solidità meccanica o allo stile. Se la corrente dovesse mancare, hibry5 garantisce la massima libertà permettendo l'apertura tradizionale con la classica chiave fisica nel cilindro.

Dal punto di vista estetico, l'integrazione di una barra a LED nella mostrina interna aggiunge un segno luminoso contemporaneo che si sposa con ogni scelta d'arredo, dalle versioni Sleek rasomuro (per chi ama il minimalismo) a quelle Synergy progettate per il massimo isolamento termico e acustico.

In definitiva, guardare alla porta di casa con occhi nuovi significa capire che la protezione non è più un concetto statico fatto di sola meccanica, ma un servizio intelligente che cresce insieme alle nostre esigenze e alla nostra idea di casa smart.

Storie di casa: recupero, natura e libertà

Amanda Deni

Amanda Deni  •  Amanda Deni RossoTibet

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Questa casa è un equilibrio imperfetto tra creatività, natura e sostenibilità: si butta poco, si ricicla molto, si trasforma quasi tutto e si evita di acquistare il superfluo...

Per anni ho pensato che una casa dovesse seguire delle regole precise. Poi ho capito che le regole dell’arredamento mi annoiavano terribilmente e ho iniziato a sovvertirle tutte.

E così nella mia casa convivono pezzi modernissimi accanto allo shabby, mobili antichi vicino a oggetti recuperati nei mercatini, carte da parati, legni consumati, ferro, fiori di carta…

Non esiste viaggio senza una tappa in un mercatino. Ciò che per altri sarebbe inutile nella mia casa trova una nuova vita e una nuova dignità.

Forse è satura, ma mi piace esattamente così, anche perché domani avrà di sicuro un nuovo aspetto. Cambio spesso. Forse troppo. Cambio i colori delle pareti, dipingo mobili seguendo l’umore del momento, sposto stanze intere.

Anche il giardino è in continua trasformazione. Da minimale e molto italiano è diventato negli anni quasi inglese, libero e romantico. Senza regole. Oggi ospita più di quaranta rose inglesi, cornus, magnolie, un acero tricolor, un melograno, un giuggiolo, un corbezzolo, piccoli frutti e un orto.

C’è anche la macchia mediterranea, un ulivo secolare, rosmarino e fiori spontanei che aiutano gli impollinatori. Spesso il prato viene lasciato incontrollato, perché troppi tagli disturberebbero gli ospiti del terreno.

Poco distante ci sono le mie galline, le ‘gallocce’, le chiamo così, hanno un nome e vivono libere nel pollaio tra erbe spontanee e vecchi oggetti recuperati.

Direi che la mia casa è un equilibrio imperfetto tra creatività, natura e sostenibilità. Qui si butta poco, si ricicla molto, si trasforma quasi tutto e si evita di acquistare il superfluo.

La casa è bianca, mai davvero neutra. Ricorrono accenti di colori, angoli vissuti, libri impilati, oggetti lasciati a metà e anche un po’ di polvere, perché a un certo punto ho capito che non si riesce a fare tutto.

E forse va bene così...

Basta un algoritmo? No, serve l’arte per raccontare il colore

Un viaggio onirico tra miniature 3D fatte a mano e accurato stop motion per scoprire i 1.500 nuovi colori Kerakoll. Perché ogni casa, prima di essere vissuta, va immaginata: ecco come la materia diventa una poesia visiva che non ha bisogno dell’intelligenza artificiale per farci sognare

Hai mai pensato che un barattolo di pittura possa danzare? O che il colore, prima di arrivare sulle pareti del nostro living, compia un viaggio magico e sostenibile fatto di ricerca, mani sapienti e un pizzico di stupore? Kerakoll ha deciso di raccontare tutto questo attraverso gli occhi di un artista d’eccezione: Virgilio Villoresi.

Un manifesto di bellezza e artigianalità

Il nuovo video manifesto Kerakoll Colors è un vero e proprio ‘corto d’autore’ che celebra il ‘saper fare’ delle nostre mani. Villoresi ha creato un universo in miniatura dove la materia si trasforma continuamente. Tra pennelli che sembrano muoversi da soli e scenografie che cambiano volto sulle note de Il Barbiere di Siviglia, il video ci ricorda che dietro ogni spazio che ci emoziona c’è un lavoro tanto invisibile quanto fondamentale di professionisti e artigiani in carne e ossa.

Un giorno di lavoro = tre secondi di video!

Come rappresentare il passaggio dall’assenza di colore alla vitalità cromatica? Villoresi e il suo team hanno lavorato per oltre un mese costruendo tutto (tutto!) a mano: carta, legno, plastilina e resine hanno dato vita a case e paesaggi che, da un bianco neutro, si accendono progressivamente grazie ai 1.500 nuovi colori sviluppati da Kerakoll.

È un racconto che parte dal Kerakoll GreenLab (il cuore tecnologico del brand) e arriva dritto nelle case di tutto il mondo. I secchi di colore ‘bussano’ alle porte per definirne l’identità e creare atmosfere capaci di sorprendere.

Perché ci piace?

In un mondo che corre velocissimo e in cui l’AI sembra ormai farla da padrona, questo video ci invita a riscoprire il valore del tempo e della cura. Il colore qui non è solo una scelta estetica, ma una vera materia progettuale capace di generare benessere.

Come dice lo stesso Villoresi, l'obiettivo è farci ritrovare quel senso di ‘meraviglia fanciullesca’ di fronte alla magia di qualcosa fatto interamente a mano.

Se stai pensando di dare un nuovo volto alla tua casa, lasciati ispirare da questo magico universo in movimento: perché ogni ambiente, prima di essere realizzato, deve essere immaginato con passione. E infine creato con mani e intelligenza… umane.

GUARDA IL VIDEO! 

Storie di casa: da ex fabbrica di rame a loft metropolitano

Veronica Iani

Veronica Iani  •  Casa_per_caso

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Un tempo officina, poi scuola di musica e oggi condominio unico nel suo genere. Dietro una facciata color mattone si nascondono un giardino irregolare e appartamenti tutti diversi. Entriamo dentro una casa dove ferro, acciaio e ricordi da adolescente convivono sotto lo stesso tetto...

In passato questo stabile era una fabbrica di rame: a noi condomini piace ricordarlo. Per omaggiare la storia della nostra casa il mio vicino ha esposto in bella vista un grande orologio in rame sul suo terrazzo

La facciata principale è innocua, si fa solo notare per il suo color mattone piuttosto acceso: è all’interno che sorprende con un piccolo giardino su cui affacciano tre scale e terrazzi dislocati in maniera irregolare.

Gli appartamenti mantengono un sapore un po’ industriale e la particolarità è che nessuna planimetria è uguale all’altra.

Negli anni 2000 ospitò la scuola di musica di Franco Mussida, quella che oggi è il Centro Professione Musica che ha fatto la storia della formazione musicale contemporanea in Italia (tra gli ex allievi Mahmood e Chiara Galiazzo). Le scale e i pianerottoli ampi ricordano, infatti, una struttura scolastica. Ricordo al liceo di aver accompagnato amici nelle sale di registrazione proprio qui, dove ora abito.

Per non snaturare il passato nel mio appartamento ho voluto mantenere uno stile metropolitano, con spazi ampi, open space in cui i materiali come ferro, acciaio e ampie vetrate fossero i protagonisti.

Storie di casa: la mansarda che custodisce il cielo (e un papà)

Prima c'erano solo buio, burocrazia e voglia di mollare tutto. Poi è arrivata la pazienza infinita di mio padre, che ha letteralmente aperto il tetto della mia mansarda per insegnarmi la magia più grande: accettare la realtà, trasformare ciò che è nelle nostre possibilità con grande tenacia e lasciare che il cielo entri a fare spazio...

La nostra mansardina, prima di diventare casa, è stata un’enorme prova di pazienza. Se vi mostrassi le foto di pochi anni fa, vedreste solo un deposito buio, impolverato e incastrato in una burocrazia così feroce da sembrare insuperabile.

Chiunque avrebbe mollato, e ammetto di averci pensato parecchie volte durante i lavori. Grazie al papà, però, siamo sempre riusciti a superare ogni ostacolo, con quella testardaggine magnifica che hanno solo i papà.

Ha guidato il cantiere, ha lottato contro ogni intoppo e discusso con ogni singolo fornitore pur di raggiungere il miglior risultato possibile.

Su una cosa però il papà ha sempre insistito, a costo di tardare tutto: aprire quante più finestre sul tetto possibile.

Qui serve il cielo, Bea,

mi diceva.

Solo ora, ora che lui non c’è più, capisco che la sua insistenza non era solo una scelta estetica.

Ha riempito il tetto di vetro perché sapeva che un giorno, in ogni angolo della casa, mi sarebbe bastato alzare gli occhi per ritrovarlo lì, a sorvegliare i miei giorni dall'alto.

La morale che ho imparato tra queste travi impolverate?

La bellezza non ha bisogno di una partenza perfetta. Spesso le cose migliori nascono dal caos e dall'impossibile, purché si abbia il coraggio di proseguire, con tenacia, e lasciare che il cielo entri a fare spazio.

 

 

Cersaie 2026: le consulenze gratuite di CasaFacile

Chiedi consiglio gratis all'esperto di CasaFacile! L'architetto ti aspetta in fiera a Bologna il 24 e il 25 settembre al Cersaie 2026

Alla fiera Cersaie (Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno) di Bologna entri con un sogno… ed esci con un progetto pronto da realizzare! Prenota subito la tua consulenza gratuita con il nostro architetto CF style: Marco D’Andrea sarà a tua disposizione giovedì 24 e venerdì 25 settembre 2026 per aiutarti a rinnovare i tuoi spazi presso lo stand di CasaFacile allestito in occasione dell'iniziativa 'Disegna la tua casa' situato nel Centro Servizi di Bologna Fiere al Cersaie.

Come richiedere la consulenza gratuita con l'architetto

Prendi subito appuntamento (i posti vanno a ruba!) scrivendo a [email protected] (con oggetto ‘Cersaie 2026’) entro il 20 settembre e indica in quale dei due giorni (gio 24 o ven 25) vorresti venire e se preferisci la mattina o il pomeriggio.
Riceverai una mail di conferma.
Ricorda di portare con te la planimetria in scala 1:50 del locale per il quale desideri una consulenza e anche qualche foto, se disponibili.

Come entrare gratuitamente in fiera

Il biglietto d'ingresso a Cersaie è gratuito se ti registri sul sito cersaie.it 

Comprare la cucina nuova: lavello a incasso o integrato?

A incasso o integrato? La scelta del lavello influisce non solo sull'estetica della cucina, ma anche sulla praticità quotidiana. Ecco vantaggi e caratteristiche di entrambe le soluzioni per trovare quella più adatta alle tue esigenze.

Tra gli elementi più utilizzati della cucina, il lavello merita una scelta attenta. Dal modello a incasso a quello integrato nel top, ogni soluzione offre vantaggi diversi in termini di estetica, praticità e facilità di pulizia.

LAVELLO A INCASSO O INTEGRATO?
È una scelta basata sull’estetica ma anche sulla praticità. L’incasso richiede più cura: le giunzioni vanno sempre pulite per evitare formazione di sporco e muffe. Piani in acciaio e materiali tecnici invece consentono di creare superfici continue senza punti in cui si possano formare sporco e batteri, la manutenzione quindi è semplice.
Valuta il depuratore: ci stai pensando, anche per evitare l’acquisto di bottiglie d’acqua ma temi grandi ingombri? Oggi i sistemi di filtraggio hanno costi contenuti e soprattutto sono salvaspazio.

LA CAPPA È OBBLIGATORIA?
Se scegli il piano a induzione non è obbligatoria per legge, ma è utile comunque per eliminare odori, fumo e vapori. Hai poco spazio? Installa un piano con cappa integrata.

 

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

L’arte di essere ‘SpaceMakers’: come trasformare la casa in una storia che evolve con te

Il nuovo catalogo Zalf invita a pensare gli spazi come ‘opere aperte, capaci di cambiare pelle insieme alle nostre esigenze, tra ispirazioni d’autore e una nuova palette cromatica che sa di terra e natura

Che cosa significa davvero ‘abitare’? Non è solo occupare uno spazio, ma comporre una sorta di autobiografia fatta di oggetti, colori e memorie che dialogano con il nostro gusto personale. Partendo da questa visione, Zalf ha presentato il suo nuovo progetto Case Study Spaces, un vero e proprio manuale di antropologia abitativa che trasforma l'arredo in un sistema fluido e versatile.

Ispirandosi al concetto di Opera Aperta di Umberto Eco, la collezione SpaceMakers non impone modelli rigidi, ma offre un campo di possibilità. Che si tratti di un nido per una persona, di una casa di famiglia o di uno spazio condiviso, l'obiettivo è la longevità: i mobili non si sostituiscono, si riconfigurano per durare nel tempo.

Ecco come Zalf interpreta tre diversi modi di vivere il presente:

Onespace: il micro-appartamento che pensa in grande

Vivere in pochi metri quadri non significa rinunciare alla fluidità. Onespace è la soluzione pensata per monolocali e micro-appartamenti dove living, lavoro e riposo coesistono in un’unica struttura dinamica. Qui il design agisce come una grammatica adattiva, capace di ridefinire i ritmi della giornata senza perdere coerenza estetica.

Nesthome: la casa che cresce con la famiglia

Per chi vive la dimensione familiare, la sfida è gestire ambienti che devono accogliere il cambiamento: i figli che crescono, le passioni che mutano. Nesthome organizza spazi distinti ma interconnessi, garantendo una continuità progettuale che accompagna le diverse fasi della vita. È il porto sicuro dove l'identità personale rimane intatta anche quando le esigenze cambiano.

Community: la nuova frontiera del co-housing

L’abitare condiviso, come negli studentati o nelle residenze collettive, richiede un equilibrio delicatissimo tra autonomia privata e interazione sociale. Il catalogo Community risponde con una grammatica flessibile in cui le funzioni si sovrappongono e si trasformano, ideale per dinamiche abitative temporanee e in costante mutazione.

Lava, Agave e Terracotta

Sono i colori della nuova ‘autobiografia’ domestica! A dare carattere a queste configurazioni interviene una nuova palette cromatica, pensata per dialogare con materiali diversi e riflettere lo "spirito del tempo".
Lava: un tono profondo e intenso, perfetto per dare struttura e carattere agli elementi contenitivi.
Agave: una nuance naturale e riposante, ideale per scrittoi e pannellature che cercano armonia con l’ambiente.
Terracotta: un colore caldo e vibrante, capace di scaldare la zona notte e creare nicchie accoglienti.

Queste tre finiture non sono semplici colori, ma parte di un alfabeto abitativo che permette di definire zone e funzioni della casa, soprattutto negli spazi piccoli in cui tante attività devono convivere in pochi metri quadrati. Nelle nostre case il ruolo del colore evolve: lasciamo che ci aiuti a ‘disegnare’ gli spazi, non solo a decorarli.