L'arte del kintsugi
Detta anche kintsukuroi, è la tecnica giapponese che consiste nel riparare con l’oro oggetti in ceramica rotti.
E che ci invita ad amare e mostrare le imperfezioni (anche le nostre)!
OCCORRENTE
colla bicomponente
polvere dorata
alcune bacchette per mescolare i componenti
pennellino per le rifiniture
Trovi tutto quello che ti serve nel ‘New Kintsugi Repair Kit’, disponibile in oro e in argento (€ 33,25 su www.humade.nl – in vendita anche da Funky Table, Milano)
COME FARE
- Mescola la colla bicomponente con la polvere dorata
- Applica l’impasto ottenuto sulle crepe in ceramica, in modo che risulti abbondante e ben visibile
- Tieni in posizione per alcuni minuti le parti da incollare
- Con un pennellino ripassa con attenzione l’incollatura, in modo che il materiale si spanda bene anche fuori dal solco della rottura e la riparazione assuma un colore oro intenso.
TRACCE D’ORO… AL RISTORANTE
A Parigi, nel Marais, Anahi è un ristorante molto speciale, fondato più di trenta anni fa da due sorelle argentine, Carmina e Pilar. Il proprietario che di recente lo ha rilevato ha incaricato della sua ristrutturazione l’architetto Maud Bury. E lei si è ispirata proprio alla tecnica jap del kintsugi per dare un tocco unico alle piastrelle bianche ormai un po’ malandate… Così, giocando sul filo della nostalgia, ha creato un perfetto equilibrio tra dettagli preziosi e industrial, tra acciaio grezzo e soffitti di vetro dipinto, e ha trasformato quei muri erosi dal tempo in opere d’arte! www.anahi-restaurant.fr
Frigorifero Smeg FAB, icona del design
Le sue linee Anni ’50 hanno convinto sin da subito. È diventato icona, senza averne l’età. Ha incantato in un mondo di bianco e acciaio con tinte pastello, per poi declinare in versione Union Jack o indossare livree studiate da artisti e fashion designer.
Una forma, mille possibilità, come ogni icona che si rispetti. Non poteva mancare Indipendent FAB, il frigo sartoriale in jeans firmato da Lapo o l’ultimo nato, un compendio di storia dell’arte contemporanea che si ispira a Mondrian.
Sono curve perfette. Colori pastello e poi, negli anni, sempre più sgargianti. Stiamo parlando del frigo dell’architetto, del designer, del creativo, del fotografo, dell’esteta. Stiamo parlando delle forme bombate e ammiccanti, del maniglione metallico
di dichiarata ispirazione Anni ’50.
Un design senza designer (è dello studio interno all’azienda) quello del frigorifero FAB per Smeg. Fab, come ‘fabulous’, come saranno favolosi i quattro di Liverpool, il decennio successivo a quello citato. Una citazione che in arte potrebbe quasi essere un falso storico. Ma il FAB, anzi la ‘FABmiglia’, da quello piccolo sotto top al medium con un solo portellone, al grande con frigo e congelatore, è un’icona che ha bruciato le tappe, nata alla fine del secolo breve non smette di essere oggetto del desiderio.
- Anno di nascita: 1996
- Progettista: design Smeg
- Tipo di oggetto: frigorifero freestanding
- Idea: Interpretare con un ‘oggetto-citazione’ il profumo di un’epoca, gli anni ’50
- Concetti: creare un frigorifero compatto, di carattere, protagonista
- Produttore: Smeg – www.smeg.it
- Prezzo: a partire da €831
- Curiosità: del frigo FAB esiste anche la versione lavagna!
- Riconoscimenti: nonostante compia solo 20 anni, è riconosciuto già universalmente come un’icona storica
Complementi d'arredo: passione city design
Scopri come i ricordi di viaggio e i souvenir ispirano il design. Tappeti, librerie, oggetti da cucina tutti a tema city design!
Sempre più i bookshop dei musei diventano negozi di oggetti di design e arredo. Qui trovi (in vendita anche on-line) tanti oggetti curiosi ispirati alla città da cui arrivano: una libreria componibile ispirata al Palazzo delle Civiltà nel quartiere Eur di Roma, quadernetti con raffinate illustrazioni dei monumenti di Milano, cartoline e segnalibri metallici con i simboli delle città, fino ad arrivare a vasi ‘trulli’, un modellino di città 4D in gomma che diventa uno scolapiatti (o un simpatico portacarte) e una paletta acchiappa-mosche!
Oggetti curiosi e divertenti per portare a casa un ricordo di viaggio che entrerà nell’uso quotidiano.
Hai ancora in giro per casa vecchi souvenir come torre di Pisa e Tour Eiffel in miniatura o boule de neige? Non buttarle!
Usa una scatola (o un vecchio cassetto) per creare una moodboard-quadro. Un mix di kitsch&chic, il risultato è assicurato!
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Karimoku New Standard
Una delle meraviglie del fuorisalone è quella di poter passeggiare senza una vera meta e incontrare luoghi suggestivi che ci attirano senza un motivo particolare. Nel distretto 5vie c’è un grande portone che svela un piccolo cortile, un gioiello immerso nella tranquillità e che custodisce il brand giapponese Karimoku New Standard.
Karimoku produce mobili in legno da più di mezzo secolo rimanendo peró al passo con i tempi: tradizione e artigianalità in combinazione con tecnologie d’avanguardia.
Collaborando con alcuni tra i più promettenti talenti del design internazionale, dal 2009 è nata Karimoku New Standard, una collezione di oggetti innovativi, gioiosi e funzionali che si adattano alle forme di vita urbana nel 21 ° secolo.
L’obiettivo è preservare e rivitalizzare le foreste giapponesi e trovare un equilibrio con l’industria forestale locale.
I prodotti sono realizzati utilizzando legni giapponesi, sfruttando anche quelli di piccolo diametro altrimenti scartati o usati solo nella produzione della carta.
Karimoku New Standard
c/o Studio Nerino
Via Santa Marta 21
5vie district
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Ingo Maurer: Keep Balance
Una delle cose speciali della Milano Design Week è la possibilità di visitare meravigliosi palazzi, chiostri e cortili spesso chiusi al pubblico.
In una chiesa sconsacrata, attualmente sede dello studio CLS architetti di Massimiliano Locatelli vengono ospitate le opere di Ingo Maurer, vero maestro nel plasmare le forme della luce.
Opere inedite e collezioni storiche e iconiche in un dialogo potente tra sculture di luce e arte.
Keep balance – Ingo Maurer
Chiesa di San Paolo Converso, Piazza Sant’Eufemia 3, Milano
5Vie District
Source self made design
Trentacinque designer presentati dal collettivo fiorentino Altrove espongono le loro creazioni in una nuova cornice, un suggestivo loft in zona Porta Romana, arredato con mobili e complementi dei designer selezionati.
Un appuntamento imperdibile perché, in una cornice rilassata e stimolante, avrete l’occasione per parlare di design e artigianato, di sperimentazione, autoproduzione e ricerca.
L’appuntamento del fuorisalone sarà anche l’occasione per il lancio della Source APP, un’applicazione web che diventerà strumento di comunicazione e che conterrà una capsule collection di 10 prodotti che saranno promossi e venduti in alcuni shop esclusivi.
Designer selezionati:
Francesco Andricciola, AAA Architetti Artigiani Anonimi, Artful, Giovanni Bartolozzi, Margherita Banchi & Beatrice Novi, Caliandrowood, Roberto Carisi, Elisabetta Coccioni, Codicedesign, Giacomo Conti, Fabio Crimi, Mario D’Aquino, Ileana De Nicolais, Andrea Fantinato, Serena Fanara, Valentina Gnocchi, Ivdesign, Lab145, Loyal Loot, Peppino Lopez, Nasilowska Katarzyna, Alessia Nobile, Filippo Martini, Os Italianos, Flavio Pacino, Torquato Parisi, Susanna Pilia, Jessica Russo, Studio Lievito, Hironori Tsukue, Yu-Hsuan Hsu, Zpstudio, Ariel Zuckerman.
Spazio Alberto Aperto
via Francesco Burlamacchi 6, Milano
Porta Romana
Le 50 Manga chairs di Nendo
L’installazione ‘50 Manga Chairs‘ di Nendo, studio giapponese, ai Chiostri di San Simpliciano è stata una delle più spettacolari del Fuorisalone 2016.
I manga sono un mezzo di espressione caratterizzato dall’elevato grado di astrazione, che si fonda su una serie di linee dal deciso effetto bidimensionale.
I fumetti manga sono profondamente radicati nella cultura giapponese, dal momento che se ne può far risalire l’origine alle stampe “Ukiyoe”, una forma d’arte inventata e sviluppata durante il periodo “Edo” (1603-1868 d.C.).
L’installazione 50 Manga Chairs è il risultato del tentativo di adattare il forte carattere simbolico dei fumetti giapponesi al design dell’arredo.
I manga, infatti, sono opere composte da una serie di vignette riportate su un singolo foglio di carta per creare una sequenza narrativa. Allo stesso modo, le 50 sedie sono state allineate lungo una griglia, allo scopo di rievocare il senso di una storia.
Con una continua attenzione per la capacità di astrazione dei fumetti manga, gli aspetti fisici come il colore e la consistenza sono intenzionalmente evitati. Al contrario si opta per una finitura a specchio che rifletta il mondo reale, proprio come i manga.
Le 50 Manga chairs sono pezzi unici realizzati per la galleria americana Friedman Benda, New York.
Durante la design week abbiamo incontrato nei Chiostri di San Simpliciano Oki Sato, il fondatore dello studio giapponese Nendo.
Ecco l’intervista:
- Ognuna delle 50 Manga chairs racconta una storia, rappresenta un movimento, un’emozione, è stato difficile ottenere questo effetto?
Sì. È già difficile disegnare una sedia, disegnarne 50 è 50 volte più difficile! In questo caso è stato l’aspetto tecnico ad essere difficoltoso: le sedie sono realizzate in acciaio lucidato a specchio, la tecnica di lucidatura è stata effettuata a mano da un artigiano in Giappone (n.d.r. dove la Apple ha fatto lucidare i suoi primi iPod!). Lucidare 50 sedie ha comportato un enorme lavoro per più di 4 mesi. - Ti sei divertito a disegnare queste sedie?
Assolutamente! Penso che questo sia molto importante: se lavorando sei troppo serio e rigido, le persone che vedranno l’oggetto lo percepiranno e si sentiranno nella stessa maniera. Il tuo atteggiamento si riflette in ciò che crei.
- Questo tuo atteggiamento si percepisce appieno nel tuo lavoro: il tuo design riesce a stupire e a far sorridere, mantenendo però l’essenza minimale tipica giapponese. Come riesci a farlo? È una sorta di super potere?
No, non ho nessun super potere, penso però che il design giapponese, quando diventa troppo minimal e semplice, diventi freddo. Io voglio invece che il mio design sia friendly, voglio che si instauri una connessione tra l’oggetto e le persone che lo guardano. Un pizzico di ironia è come aggiungere un po’ di spezie al cibo: dà quel sapore in più, aggiunge una nota magica. - Da cosa trai ispirazione?
Da ogni cosa! Qualsiasi cosa può diventare ispirazione, è nella vita di tutti i giorni che si trovano le cose migliori. Sono le cose semplici che danno maggiori soddisfazioni. Il pane appena sfornato per me è un lusso e lo apprezzo ancora di più rispetto a un ricercatissimo piatto francese! - Sei contento di essere qui ancora una volta al Fuorisalone?
Sì, assolutamente sì. Questo è il posto dove mi sono presentato per la prima volta come designer. Il Salone del Mobile è un po’ come se fosse la mia seconda casa.
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Il 'santuario' della carta da parati
La casa di carta!
In via Melzo 7, la palazzina di Jannelli&Volpi è il luogo della carta da parati, degli oggetti materici e spaesanti, delle proposte artistiche e artigiane, in piccola serie.
Un mondo di materia tessile e di rivestimenti onirici.
Per questa Milano Design Week 2016 le nuovissime e materiche carte per Armani Casa in collaborazione con Jannelli&volpi, alluminio, metallo e tessuto sono in trama nella bidimensionalità delle nuove collezioni di Re Giorgio.
Poi le edicole di 2,50 x 2.50 che contengono proposte tessili e artistiche. Laura Zeni ci ha anche messo in un collage, utilizzando pagine di CasaFacile per realizzare un quadro optical.
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30 metriquadri possono bastare?
Un uso creativo dello spazio è da sempre il motto di Mini, che per il fuorisalone 2016 ha progettato un’installazione che potesse riprendere questo concetto e trasferirlo nel campo del living: “Oggi affrontiamo la sfida del vivere urbano nello stesso modo in cui abbiamo affrontato quello della mobilità. Ricerchiamo una soluzione alla scarsità di risorse e che fornisca il massimo grado di esperienza e divertimento.”
Un’unità abitativa di 30 metri quadri pensata per contenere spazi per la vita privata e spazi di condivisione: attraverso l’apertura di alcune pareti attrezzate l’appartamento si apre su aree comuni, in cui interagire con gli abitanti delle case limitrofe.
A fare da contorno, a suggerimento degli usi possibili delle pareti attrezzate, sono state coinvolte aziende decisamente all’avanguardia: troviamo per esempio le piante e i fiori di Mary Lennox, la selezione di libri di Do you read me?, basata sui gusti di tre ipotetici personaggi-tipo, e il servizio di vinili su richiesta di Vinylify.
Un allestimento che stupisce, in cui il marchio non è protagonista con i propri prodotti (non ci sono auto all’interno dello spazio), ma con le proprie idee e contribuisce così al dibattito su possibili forme di vita condivisa.
Fino al 17 aprile, via Vigevano 18, Milano
Rossana Orlandi, spazi eclettici
In una piccola via secondaria si trova uno di quei luoghi magici in cui l’aria è intrisa di arte, sperimentazione, innovazione e grande gusto estetico. Tra i luoghi imperdibili di questo Fuorisalone 2016 c’è sicuramente la Galleria Rossana Orlandi nel quartiere di Sant’Ambrogio.
Lo spazio si articola in un modo non tradizionale, mescolando insieme, showroom, un negozio al dettaglio, uffici e un magnifico e rigoglioso cortile per gli eventi e incontro senza confini tra ambiti artistici.
Uno spazio eclettico che accoglie alcuni dei designer più interessanti del panorama internazionale. Tra i colpi di fulmine le lampade Ochre light e le ceramiche minimal ma divertenti di Kikof.
Rossana Orlandi ha anche arredato una Penthouse nelle Residenze Libeskind a CityLife (visitabile su appuntamento).
Spazio Rossana Orlandi
Via Bandello 14, Milano
Sant’Ambrogio district
