Pareti e pavimenti

Come arredare le stanze con il pavimento in cotto

Nicoletta Carbotti

Nicoletta Carbotti  •  Nicoletta Carbotti

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Rossiccio, di taglio quadrato o rettangolare, spesso posato a 45° gradi, il cotto è comune nelle nostre case e col suo impatto ‘ruba la scena’. Scopri che mobili e colori abbinargli

C’è una domanda che ci facciamo in tanti: come posso rapportarmi a un interno che ha un pavimento in cotto? Posso farlo davvero solo con uno stile classico, magari country e unicamente con tonalità neutre?

Personalmente credo che il modo migliore di affrontarlo sia scardinare il luogo comune del classico (sempre una strada percorribile) e interpretarlo in chiave contemporanea, facendo leva sulla forza dei suoi toni aranciati e sovrapponendovi arredi e complementi dalle forme ‘bold’, massive e tonde, ma dalle tonalità fredde e decise.

Ciò che bisogna perseguire per una volta è proprio il contrasto! Utilizzare un grande divano a isole destrutturato, contornato da complementi dai disegni geometrici, uniti dal filo conduttore cromatico, potrà certamente regalarci una nuova dimensione stilistica. Un cotto ‘pop’ che torneremo ad amare.

LA PALETTE COLORE: verde celadon, blu polvere e borgogna scuro.
I colori freddi in questo caso sono gli alleati migliori per smorzare i rossi perché sono complementari dei toni aranciati. Ottimo un rosso freddo e scuro per mobili e accessori di piccole dimensionI.

Ci vuole un fiore

Ci vuole un fiore (anche in cucina!): il carciofo

Questa nuova rubrica nasce dall’incontro fra Alice Delgrosso e I Tempestas: ogni mese sceglieranno un fiore edulo, lei ne parlerà dal punto di vista botanico, e loro lo useranno come ingrediente per una ricetta. Partiamo con il carciofo. Eh sì, perché è un fiore, solo che lo cogliamo per mangiarlo quando è ancora in bocciolo!

Il carciofo, Cynara cardunculus scolymus, è una pianta appartenente alle Asteraceae (da Aster, per il fiore a forma di stella). Non siamo abituati a vederlo sbocciato, nel pieno della sua bellezza, perché normalmente viene colto chiuso, quando è ancora in bocciolo, per essere consumato in cucina. Tuttavia passeggiando in campagna è facile imbattersi nella fioritura del suo parente spontaneo: il cardo (o carciofo) selvatico.

La natura li ha dotati di foglie esterne dure e di una vera e propria armatura di spine con cui difendersi dai predatori, ma in realtà custodiscono un cuore soffice e generoso, molto ricco di nettare, amato in particolare dai bombi e dalle farfalle.

Il carciofo che conosciamo ha una storia lunga migliaia di anni: originario delle zone mediterranee, veniva usato già da Greci e Romani per le sue numerose qualità legate agli usi erboristici e medicinali. Meno diffusi invece sono gli usi ornamentali di questa pianta anche se può capitare di vederlo utilizzato in giardini rocciosi, bordure e aiuole, specialmente nelle dimore storiche dei paesi anglosassoni dove gli viene riconosciuto un profondo valore simbolico.

Emblema nazionale in Scozia, simboleggia coraggio e protezione, determinazione e perseveranza e la capacità di superare le avversità. È raro trovarlo nelle composizioni floreali da interno anche se, quando questo accade, la sua personalità e il carattere inusuale sono in grado di calamitare ogni sguardo. Provare per credere!

Lo sapevi che…
Con le foglie di carciofo essiccate puoi preparare una tisana (amara) ottima come digestivo e dalle proprietà detox, perfetta per il ‘dopo le Feste’! Se non hai un essiccatore puoi usare il forno ventilato a una temperatura tra i 50 e i 70 °C. Usa una griglia per assicurare una circolazione d’aria ottimale.

LA RICETTA: I CARCIOFI RIPIENI

di @i_Tempestas, ovvero Fabrizio Maggiulli e Giovanni Montenero, cook e book lovers 

Ingredienti: √ 5 carciofi freschi piuttosto grandi √ 1 limone √ 1 litro di acqua √ 6 fette di pancarrè √ 1 g di aglio in polvere √ 1 ciuffo di prezzemolo √ q.b. sale e pepe √ 60 g di formaggio grattugiato + q.b. per spolverizzare √ 300 ml latte intero √ q.b. olio e.v.o. √ 6 pomodorini (ciliegino, datterino, piccadilly o d’inverno)

Occorrente: √ 1 coltello tipo spelucchino √ 1 mixer o frullatore (consigliato ma non indispensabile) √ 1 pentola con coperchio non troppo alta

Procedimento:

1. Prepara in una ciotola un litro d’acqua e un limone tagliato a spicchi. Lava i carciofi con acqua corrente, asciugali grossolanamente e recidi il gambo, che metterai da parte. Elimina le foglie esterne fino a raggiungere quelle sottili, taglia le cime delle foglie rimaste e con un coltello piccolo e a punta ritaglia il centro eliminando il cuore e la barbetta.

2. Rifinisci il gambo e fai un taglio netto sul fondo in modo che in pentola restino in piedi. Poi immergili uno per volta nell’acqua acidulata.

3. Con il mixer (o con la forchetta) riduci in briciole le fette di pane, unisci il prezzemolo, l’aglio, il sale e il pepe e mixa per qualche secondo. Trasferisci in una ciotola e mescola con il latte e il formaggio.

4. Sgocciola, asciuga e riempi i carciofi con il ripieno di pane.

5. Sul fondo di una padella, unisci i gambi dei carciofi tagliati a tocchetti con i pomodorini ai quali farai un forellino che servirà per la fuoriuscita della loro acqua. Adagia i carciofi in pentola e spolverizzali con parmigiano e pepe.

6. Irrora con un giro generoso di olio; versa acqua fino a coprire metà dell’altezza dei carciofi. Copri con il coperchio e lascia cuocere 40 minuti a fuoco dolce verificando ogni 10 minuti che l’acqua non si asciughi: dovrà
addensarsi ma mai assorbirsi.

TIPS & TRICKS

• Se in casa non hai un limone, puoi usare due cucchiai di aceto bianco per acidulare l’acqua.

• Puoi recuperare l’acqua acidulata con il limone per bagnare le piante acidofile, per esempio le ortensie.

• I carciofi contengono polifenoli che ossidandosi tingono le mani di un colore scuro: tagliali usando i guanti. Il nero dalle mani comunque si toglie strofinandole a lungo con del limone.

• Recupera gli scarti dei carciofi, per esempio le foglie esterne e legnose usale per preparare un ottimo brodo vegetale.

• In questa ricetta puoi sostituire parmigiano e latte con opzioni vegetali a piacere.

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Front

Da compagne di master a colleghe. Sofia e Anna hanno fondato lo studio Front nel 2004. Da allora progettano senza rinunciare a un tocco di ironia

Le svedesi Sofia Lagerkvist e Anna Lindgren hanno scelto il nome Front «perché ha un significato simile nella nostra lingua e in inglese, e perché ci sentiamo così, un fronte, un’unità fatta di designer che lavorano a stretto contatto».

Dove vi siete conosciute e quando avete capito che avreste potuto lavorare insieme? «Studiavamo al Konstfack di Stoccolma per il Master in Design Industriale e abbiamo fondato Front nel 2004, prima del diploma. Abbiamo capito che ci divertivamo a lavorare insieme e condividevamo la curiosità per un processo di progettazione che andasse oltre i semplici requisiti funzionali, esplorando gli aspetti concettuali e anche sperimentali del design».

Uno dei vostri primi progetti è la Magic Collection, di cui fa parte una cassettiera fatta di cassetti ‘invisibili’. È vero che l’avete realizzata con la collaborazione di un mago? «Sì, un mago ci ha aiutato a esplorare l’arte dell’illusione. Giocando con le proporzioni e l’illusione ottica si è creato un effetto che fa sembrare che i cassetti sfidino la gravità, aggiungendo magia a mobili funzionali. E c’è anche una piantana con il paralume che sembra fluttuare nel vuoto!».

Molti vostri progetti sono intrisi di ironia. Come si fa a continuare a divertirsi? «Umorismo e giocosità sono fondamentali per il nostro lavoro. Il design deve anche sorprendere. Mantenere un approccio spensierato ci aiuta a infondere la meraviglia in ogni progetto. E a incoraggiare anche il pubblico a ripensare gli oggetti d’uso quotidiano».

Icone del design

Plastic Chair, la sedia tutta d’un pezzo

Pensata 75 anni fa dai coniugi Eames, la seduta monoscocca è un’idea progettuale così riuscita che la ritroviamo in tante altre sedie, tutte diverse e uniche, ma ‘figlie’ di quell’intuizione

La Plastic Chair nasce per l’International Competition for Low-Cost Furniture Design indetto dal MoMA nel 1948: nel dopoguerra si aspira a un design democratico, mobili belli, funzionali e di qualità ma accessibili.

“Ottenere il massimo e il meglio per il maggior numero di persone al minimo costo”, dicevano i coniugi Eames, e la loro Plastic Chair nasceva con questa intenzione. L’idea? Una sedia in cui seduta e schienale siano un pezzo solo, da fissare a diversi tipi di base.

La prima versione in metallo era troppo costosa, si passò alla fibra di vetro (1950) che esiste ancora insieme a quella in polipropilene nata nel 1998, e da gennaio 2024 in 100% plastica riciclata post consumo.

L’idea della monoscocca è diventata virale per la facilità di realizzazione, la robustezza e la varietà di stili che può assumere, e ogni azienda può reinterpretarne il concetto in modo personale e unico.

Prima & Dopo

Prima & Dopo: l’eleganza del marrone attualizza lo stile Seventies

Come ‘trasportare nel presente’ un appartamento anni ’70, senza tradire la sua origine? Studio Pisk ha giocato di echi stilistici: le righe, il marrone, i tocchi giallo senape... e un divano-icona (il Camaleonda di Mario Bellini) nato proprio nel 1970

È il 2016 quando Alina arriva a Milano con la famiglia: acquistano un appartamento in un edificio Anni ’70 che ha la classica organizzazione con living e cucina vicino all’ingresso e zona notte in fondo al corridoio, con la camera padronale affacciata sulla strada come il soggiorno.

All’inizio non fanno lavori ma dopo qualche anno, anche a causa della via rumorosa, decidono di ristrutturare la casa per renderla anche più ‘silenziosa’ e funzionale ma senza perderne lo spirito originale. Alina, appassionata lettrice di CasaFacile, contatta Studio Pisk che, con l’aiuto tecnico di Studio A Capo, realizzerà i suoi desideri.

Le scelte fatte

«Il primo step? Accorpare la cucina al living in modo che tutta la zona giorno si affacciasse su strada e potesse godere del balcone» racconta Vanessa Pisk. «Ora la cucina-pranzo è al posto della stanza padronale, che si è spostata dove c’era la cameretta, che a sua volta si trova dove c’era la cucina».

In questo modo, non soltanto la zona notte gode della vista del giardino interno, ma è anche molto silenziosa. La ridistribuzione degli spazi ha permesso di creare in ingresso un ampio armadio a muro e grazie alle grandi porte in ferro e vetro la luce circola copiosa nella zona giorno.

Il tocco di stile

Per Alina era importante rifarsi al contesto: Studio Pisk ha creato per il living una palette Seventies minimale ma calda di colori neutri, lasciando le nuance pastello alla zona notte. E il gioco di geometrie nette a contrasto con i dettagli curvi completa il mood.

Ispirazioni

Contrasti e armonie in una casa giovane, ironica e con un ascensore décor

A Torino una famiglia giovane e dinamica ha trovato la casa ideale. E ha creato un décor fatto di armonie, contrasti e tocchi di ironia. Tante le idee da copiare e le palette a cui ispirarti!

Alice, legale d’azienda in una multinazionale, vive a Torino con il marito Alessandro e il piccolo Matteo. Ha sempre fatto tutto in fretta, racconta, «ma dopo la nascita di Matteo e aver trovato la casa ideale, ho scoperto la gioia di rallentare. Cresciuta tra scatoloni e traslochi continui, il mio sogno era una casa che fosse tela e cornice delle mie esigenze di continuo cambiamento».

Le scelte fatte

Innamorati di Torino, Alice e Alessandro hanno trovato nel quartiere dove sono cresciuti una soluzione con ascensore privato e salone di 60 mq.

Il tocco di stile

L’ampiezza degli spazi e le forme arrotondate di alcune pareti sono sottolineati da giochi di colore. La palette azzurro polvere e ottanio vive con tocchi a contrasto: giallo sole, blu elettrico e un inatteso rosa. Quando ci hanno scritto mandando le foto della loro casa, abbiamo pensato di raccontare la loro ‘storia d’amore’ con il décor e il colore.

3 dettagli da copiare

L’opera d'arte XXL In un open space il quadro maxi diventa il pezzo clou che dà carattere. Sulla parete bianca, tra il foliage delle piante, Alice ha appeso un ‘Van Gogh rivisitato’.

I quadri Diy Realizzali incollando avanzi di carta da parati su tele da pittore. Come Alice, puoi creare un dittico (o un trittico) decorativo.

Il tappeto persiano È un classico che si combina con tutti gli stili e con arredi antichi e moderni. Perfetto nei mix eclettici. • LE LAMPADE D’AUTORE Le Flowerpot, disegnate da Verner Panton nel 1968: qui sono in un colore inedito e allegro, il rosa salmone.

L'idea fai-da-te

La libreria Diy Il metodo montessoriano è l’ispirazione per la libreria frontale, ad altezza bimbo: ospita libri, pupazzi e giochi. Alice l’ha realizzata fissando a parete con viti e tasselli 3 mensole in legno con piolo fermalibri, a un’altezza da terra di circa 30 cm.

I dettagli perfetti

Il mix toni caldi e freddi È riuscito il gioco di contrasti tra l’isola della cucina color azzurro e l’essenza miele del banco snack uniti al giallo sole degli sgabelli industrial.

Espandere il colore della wallpaper. Nel bagno i pesci ‘nuotano’ in un ambiente dipinto in ottanio come il fondo della carta cda parati. Dipingere i muri con un colore preso dalla carta funziona sempre.

Arredi e parete in nuance Le vecchie sedie ridipinte nello stesso tono di azzurro polvere del muro si camuffano lasciando la scena al legno del tavolo e ai pannelli di wallpaper.

Décor ‘mobile’ Un quadro o una tela appoggiata a terra è una soluzione facile ed efficace per dare un tocco decorativo ma non definitivo: idea perfetta per chi ama cambiare spesso.

5 consigli utili per pulire e mantenere i tappeti berberi

Naturali e 'morbidosi', i tappeti marocchini in lana o in altre fibre naturali sembrano molto delicati. Invece mantenerli belli, smacchiati e a prova di figli scatenati è possibile con alcuni semplici accorgimenti. Questi!

Premessa: i tappeti marocchini non sono fragili. Artigianale non è infatti sinonimo di delicato, anzi, se è fatto a regola d'arte il tappeto durerà per decenni e acquisirà ancora più valore col tempo che passa. «Per questo motivo è importante prendersene cura» spiega Jihane, titolare di CasaAmar, punto di riferimento a Milano per chi cerca autentici tappeti marocchini fatti a mano, in lana e altre fibre naturali. Ecco i suoi 5 consigli.

1. Passa spesso l'aspirapolvere

Non avere paura di passare l'aspirapolvere sul tappeto e di usarla regolarmente, anche più volte a settimana. In questo modo proteggi la lana e la fai durare più a lungo. Usa la potenza media e sulle frange aspira solo dall'interno verso l'esterno.

Ti consigliamo di mettere un tappetino antiscivolo sotto il tappeto artigianale, altrimenti potrebbe muoversi mentre lo aspiri. Ricordati che i tappeti berberi/marocchini autentici non hanno colle sintetiche che li fissano al pavimento: per questo motivo consigliamo sempre di mettere l'antiscivolo in feltro o in silicone.

Trovi fibra di lana nell'aspirapolvere e pensi che il tuo tappeto si stia rovinando? Non ti preoccupare, soprattutto quando sono nuovi i tappeti perdono la lanugine durante l'uso. Si tratta di una caratteristica naturale della lana e non significa che abbia un difetto.

2. Usa sapone di Marsiglia per eliminare le macchie

Se sul tuo tappeto cadono dei liquidi tampona subito con carta assorbente e pulisci o con prodotti specifici per ii tappeti o con lo stesso detergente delicato che useresti per i tuoi maglioni in lana (senza candeggina!). Se preferisci prodotti più naturali, usa il sapone di Marsiglia.

Dopo aver lasciato agire il prodotto passa una spugna umida. Il tappeto in lana non teme l'acqua ma se la lasci troppo 'ristagnare' potrebbe emanare un cattivo odore: fai asciugare all'aria o velocizza l'operazione con un colpo di phon.

3. Spargi il bicarbonato di sodio per una rinfrescata

Spargi uniformemente il bicarbonato di sodio sul tuo tappeto: aiutati con un colino per evitare di mettere troppo prodotto. Puoi anche farlo entrare bene nelle fibre usando una spazzola a setole rigide.

Lascia agire almeno due ore o, se preferisci, anche tutta la notte. Poi passa l'aspirapolvere: il tappeto sarà più pulito, più brillante e più profumato! Il bicarbonato assorbe anche gli eventuali odori.

4. Lava il tappeto in lavatrice ma non usare mai l'asciugatrice

Un tappeto artigianale in lana può essere lavato in lavatrice? Sì, a patto che sia abbastanza piccolo e leggero per non superare i limiti di peso della lavatrice e che sia lavato con acqua fredda e il programma delicati. E niente asciugatrice!

5. Porta il tappeto in lavanderia una volta all'anno

Quante volte portare il tuo tappeto in lavanderia per una pulizia professionale? Dipende dall'uso che ne fai, ma in generale consigliamo una volta all'anno o ogni due. Non è necessario farlo più spesso.

Tip aggiuntiva importante per prenderti cura del tappeto: giralo ogni anno. Dà una nuova prospettiva allo spazio e garantisce una 'usura' uniforme dovuta all'esposizione alla luce e al passaggio.

Ispirazioni

Una casa ‘razionalista’ torna a splendere senza tradire il suo stile Art Déco

A Varsavia un appartamento del 1932, in un edificio nato per ospitare militari di alto rango, è stato riprogettato rispettando l’epoca e lo stile dell'epoca. Con un dettaglio che vi stupirà!

Siamo nel centro della capitale polacca, in un palazzo Razionalista del 1932-33, un edificio con tantissime finestre e un’austera facciata, nato per ospitare militari di alto rango.

Le scelte fatte

Non soltanto il rispetto per l’architettura d’origine ma anche il desiderio di far sì che nell’appartamento ogni cosa fosse in sintonia con l’epoca alla quale appartiene ha guidato l’architetto. Porte e finestre originali sono state restaurate, così come il parquet. E per i mobili, accanto a quelli coevi – tra i quali la credenza che è stata l’ispirazione di questo recupero – ce ne sono anche di nuovi, ma tutti in perfetta sintonia con lo stile di questa casa.

Il tocco di stile

È la fascia di colore verde chiaro che corre lungo tutta la zona giorno e ne accarezza le pareti, anche quella arrotondata (e così Déco!) del soggiorno.
Illuminazione

Punto luce: lo studio Yabu Pushelberg disegna Konoha

Prodotta da Marset, questa lampada direzionabile a 360° ti lascia scegliere tra due illuminazioni: verso l'alto fa una luce morbida e diffusa, verso il basso è perfetta per leggere

Lo studio Yabu Pushelberg disegna Konoha, una lampada elegante che ci invita a riflettere sul tipo di illuminazione – diffusa o diretta? – che desideriamo in uno specifico momento, facilitando l’interazione con la luce attraverso il buon design.

La compone uno spot dalle dimensioni compatte e direzionabile che, ruotando di 360°, permette di creare differenti effetti luminosi: orientato verso il basso offre una luce d’accento ideale per leggere o per valorizzare uno specifico oggetto; indirizzato invece verso l’alto la luce diventa morbida e crea un’illuminazione d’ambiente che non è mai abbagliante, grazie alla presenza di un paralume che funge da riflettore.

Le belle finiture calde, tipiche di Marset, contribuiscono a caratterizzare questa lampada.

dimensioni: cm 27,4x20,8h.

finiture: Black (Ral 9005), Terracotta (Ral 050 50 40), Chalk (Ral 085 80 10) e Moss grey (Ral 7003).

sorgente: Led integrato 2,1 Watt - 2700 K.

prezzo: a partire da €554.

» marset.com

Idee e soluzioni

Design, leggerezza e pochi pezzi giusti nel trilocale romano minimal

Lui è appassionato di design, lei ama l’azzurro. Dai desideri dei proprietari e dalla storia della casa (in un ex condominio popolare romano) è nata una ristrutturazione sofisticata che conquisterà chi ama design e leggerezza

Stefania e Roberto vivono nel quartiere Eur a Roma, ma sono da sempre innamorati delle case Anni ’20 della Garbatella. Qui cercavano un appartamento dove trasferirsi non appena i figli lasceranno il nido. «Quando hanno visto questo trilocale affacciato su un cortile con al centro un albero d’arancio mi hanno telefonato entusiasti», racconta Raffaella Falbo che ha seguito i lavori.

Le scelte fatte

«L’ultima risistemazione aveva cancellato ogni traccia del passato, ma abbiamo cercato di recuperare ciò che si poteva». Durante i lavori sono affiorati dettagli d’ epoca: l’intonaco azzurro in cucina e parti di pavimento in graniglia ora inseriti in modo soft nel nuovo layout.

Il tocco di stile

Elementi delle vecchie case popolari, come le cementine nei bagni, sono accostati al design Anni ’50-’60. Grazie a una palette vivace e ben calibrata lo stile risulta contemporaneo.