In edicola

CasaFacile di Luglio 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di luglio... la casa appartiene a noi o il contrario?

Le travi in legno colorate per lo più di rosso, ma anche di verde o di blu, disegnano le facciate dei baserri, le tipiche dimore rurali basche. Edificata su
un modulo base da ampliare col crescere della famiglia, la casa era progettata con criteri precisi: ingresso a sud-est, al riparo dai venti oceanici; stalla al piano terra come fonte di calore; cucina servita da un forno posto su un balcone chiuso
(per prevenire gli incendi), che dava calore fino alle camere. Il sottotetto era ventilato per conservare gli alimenti e ampie grondaie proteggevano i muri dalle piogge, perché era importante tenere l’edificio ‘sano’. Per ogni albero usato per costruire o ampliare, già dal 1657 era d’obbligo piantarne due per la comunità. La casa basca dava il nome alla famiglia e passava a un solo erede, uomo o donna non importava, purché non la vendesse e avesse figli a cui trasmetterla.

Rientro da un viaggio nei Paesi Baschi e le impalcature nella via accanto svelano una tipica nuova palazzina milanese: “non consumiamo suolo, edifichiamo dove era già costruito”, sostengono qui. L’edificio che ne risulta ha molti più appartamenti del precedente e sporge sul marciapiede per conquistare ogni centimetro monetizzabile, spesso costringendo poi a espiantare alberi decennali e a sostituirli con alberelli giovani dalla sorte incerta. Chi compra in questi condomìni, in genere beneficia di una classe energetica elevata e ha un’abitazione progettata in modo standard senza che possa mettere voce per disegnarne la pianta, nonostante la acquisti ‘in costruzione’.
Due filosofie distanti non solo nel tempo: da un lato la casa costruita restituendo il bene comune utilizzato (i due alberi per quello tagliato), e che risponde ai bisogni di chi la abita, chiedendogli in cambio di custodirla e manutenerla per generazioni; dall’altro la casa che rosicchia spazio pubblico, che è uno dei tanti beni su cui fare profitti, e non è disegnata intorno ai suoi futuri abitanti, che devono poi adattarla alle loro esigenze o adattarsi a lei.
“Qui nei Paesi Baschi era l’uomo che apparteneva alla casa, e non il contrario” , dice il cartello all’ingresso della casa-museo basca di Ortillopitz, vicino a Biarritz. E chissà che fra qualche secolo questa frase, con significato meno nobile, non possa raccontare ai visitatori nostri pronipoti anche le palazzine metropolitane degli anni 2000...

Francesca Magni, direttrice di CasaFacile

Storie di casa: il soggiorno che racconta 20 anni di vita

Anabella Veronesi

Anabella Veronesi  •  Anabella Veronesi

Blogger CF Style

Dalle poltrone rosa scovate a Parigi ai dettagli giapponesi: come trasformare il living nel diario di bordo della propria vita, dove ogni oggetto racconta una storia

Se dovessi scegliere un solo luogo della mia casa di Roma, che mi ha accompagnata per 20 anni, sceglierei senza esitazione il soggiorno affacciato sul giardino.

Per vent’anni è stato il centro della casa e, in molti modi, anche il centro della mia vita.

La luce entrava dalle grandi finestre ad arco e cambiava con le stagioni. In primavera il giardino sembrava entrare in casa, d’estate le porte restavano aperte più a lungo, mentre in inverno quello spazio diventava un rifugio caldo e accogliente.

Era la stanza dove succedeva tutto.

Lì sono cresciuti i miei figli. Lì ho ricevuto amici. Lì sono nate idee che negli anni si sono trasformate in progetti, workshop, collaborazioni e sogni realizzati.

Guardando indietro, mi accorgo che quella casa è cambiata tante volte. Cambiava perché cambiavo io.

E ogni viaggio lascia una traccia.

A Parigi mi innamorai di due poltrone rosa che, una volta tornata a casa, divennero parte del mio soggiorno. Del Giappone, visitato durante la fioritura dei ciliegi, mi è rimasta la capacità di trasformare gli spazi con semplicità. Ma ovviamente anche il rosa si è fatto più presente attraverso tessuti, fiori e piccoli dettagli.

I ‘washi tape’, anche se giapponesi, li ho conosciuti a Copenaghen, in un bellissimo viaggio, per portare mio figlio a Legoland. Quella che all’inizio sembrava una semplice passione è diventata negli anni parte del mio lavoro, della mia creatività e, naturalmente, della mia casa.

La mia casa romana non raccontava uno stile preciso. Raccontava una storia fatta di creatività, incontri, colori, libri, viaggi e luce.

Forse è questo che cerchiamo davvero quando arrediamo una casa: non la perfezione, ma un luogo che ci assomiglia.

Oggi un nuovo capitolo sta prendendo forma tra Buenos Aires e Roma. Una nuova casa sta lentamente trovando il suo equilibrio. Ma c’è una cosa che so con certezza: le case più belle non sono quelle perfette, ma…

…quelle che riescono a raccontare chi le abita.

Storie di casa: meno spazio, più felicità?

Monica Missoni Monica Missoni

Nella stessa casa di montagna dove un tempo la nonna conviveva con lo stretto necessario, oggi accumuliamo oggetti inseguendo una finta apparenza. A cinquant'anni dal terremoto del Friuli, un viaggio intimo tra memoria e consumismo moderno: si stava davvero meglio quando si stava peggio?

Mi capita spesso di pensare a quanto diversa fosse la vita una volta. Abito nella casa dove è nata e ha abitato mia nonna. Una piccola casa indipendente all’interno di una graziosa corte in un piccolo paese di montagna.

Nella casa dove adesso abitiamo in 4 una volta abitavano 7 persone: mia nonna, i suoi genitori, un fratello e 3 sorelle. Il piano terra, dove ora c’è il mio laboratorio, la cantina e un ripostiglio, una volta c’era la stalla per gli animali.
Il primo piano era ed è la zona giorno, mentre al secondo piano la zona notte con due camere da letto.

La struttura della casa non è cambiata neanche dopo il terremoto del 1976 e quest’anno si ricordano i 50 anni da quel terribile evento. È stata ristrutturata e le scale che erano aperte tra un piano e l’altro sono state chiuse da grandi finestre.

Mi piace ascoltare i racconti di mia nonna, sul poco spazio a disposizione in casa che bastava, sul baule che c’era sul pianerottolo delle scale (dove adesso ho la mia libreria, quella in foto) con le coperte e i vestiti del cambio stagione oppure sul fatto che i miei bisnonni avessero la camera nel soggiorno separato da una tenda.

Una volta sicuramente avevano pochissimo, però mi chiedo se con tutto quello che abbiamo adesso siamo veramente felici o se è soltanto un’apparenza. Armadi pieni di vestiti, mobili che si cambiano per soddisfare la propria creatività e la propria voglia di rinnovamento, acquisti “compulsivi” per seguire mode e per non perdersi novità che ci vengono proposte sempre più frequentemente.

Si stava davvero meglio quando si stava “peggio”?

Comprare la cucina nuova: il glossario dei termini tecnici di progettisti e rivenditori

Le parole utili per dialogare con i tecnici: una guida essenziale per ‘decifrare’ il linguaggio di progettisti e rivenditori e aiutarti a scegliere i componenti della tua nuova cucina in modo più consapevole, senza malintesi

Guide a sfera, anta a telaio, backsplash, vuoto sanitario...: quando si progetta una cucina, conoscere il significato dei termini tecnici aiuta a dialogare con progettisti e rivenditori in modo più efficace. Un glossario pratico per orientarsi tra materiali, componenti e soluzioni senza dubbi o fraintendimenti.

ANTA A TELAIO
È composta da una cornice perimetrale in rilievo (il telaio) e da un pannello centrale rientrante (detto bugna) che danno all’anta profondità e stile, oggi anche moderno. Se il telaio è in legno massello, l’anta risulta molto stabile, meno soggetta a deformazioni e offre un ancoraggio più solido e duraturo alle cerniere.

BACKSPLASH
Detto anche paraschizzi o schienale, è il rivestimento verticale alto 40-60 cm installato tra il top e i pensili per proteggere il muro da infiltrazioni, schizzi d’acqua, olio, grassi, calore e vapore durante la preparazione e la cottura dei cibi.

FILLER
Indica i listelli usati come fasce di tamponamento per compensare gli spazi fuori squadra, chiudendo per esempio le fessure che si creano negli angoli tra colonna e parete irregolare o quelle orizzontali tra i pensili e il soffitto.

FUSTO
Detto anche cassa, è la scocca o struttura portante dei mobili: se togliessimo
il top, i cassetti e le ante a basi, colonne e pensili, ciò che rimarrebbe visibile è il fusto, un contenitore a forma di parallelepipedo aperto sul lato anteriore.

GOLA
Si riferisce a un sistema di apertura ‘invisibile’ senza maniglia che, grazie a una scanalutura o un profilo nella struttura di ante e cassetti, consente di inserirvi le
dita per aprirli mantenendo un’estetica minimalista.

GUIDE A SFERA
Sono meccanismi ad alta precisione composti da binari e sfere d’acciaio che rendono fluido, silenzioso e stabile lo scorrimento di piani estraibili, cassetti e cestoni, anche se pesanti.

LACCATO UV
È la laccatura del mobile effettuata con più strati di vernice che, esposta a lampade a raggi ultravioletti, indurisce la superficie a tal punto da renderla molto più resistente a macchie, graffi, urti, usura e sbiadimento.

PUSH-PULL/TIP ON
Sono meccanismi che permettono l’apertura di ante e cassetti tramite una leggera pressione sul frontale, facilitando così l’accesso al mobile anche a mani occupate.

SOFT CLOSE ADATTIVO
È un meccanismo smart integrato nelle guide e cerniere di ante e cassetti che regola automaticamente la velocità di chiusura in base al loro peso e alla forza impressa, così da assicurare sempre un movimento fluido, silenzioso e sicuro, senza che sbattano.

VUOTO SANITARIO
Viene così chiamato lo spazio di circa 2-6 cm che viene lasciato tra lo schienale delle basi e il muro così da far circolare l’aria per prevenire la formazione di muffe
e umidità, far passare in sicurezza i tubi di acqua e gas e/o i cavi elettrici
e di compensare eventuali irregolarità del muro.

 

A cura di Paolo Manca

da 50 a 100 mq

Una casa moderna ispirata al brutalismo tra legni naturali e design su misura

Legno, acciaio, cemento e sughero dialogano in perfetto equilibrio in questo appartamento di 70 mq, dove gli arredi su misura valorizzano l'architettura brutalista originale. A scaldare l'atmosfera ci pensano colori, opere grafiche e piccoli oggetti pop che aggiungono personalità a ogni ambiente.

Dopo una lunga ricerca, ecco la tela bianca sulla quale sperimentare: per Matilde
e Alessandro l’incontro con questo appartamento di 70 mq della prima periferia di Reggio Emilia è stato decisivo. «Rapiti dall’architettura brutalista del palazzo, abbiamo progettato ogni singolo spazio ispirandoci a questo stile» spiega la coppia.

LE SCELTE FATTE:
Per rendere più ariosi gli ambienti del trilocale con cucina e living open space sono stati eliminati gli architravi delle porte interne, così da slanciare le aperture fino al soffitto. La parete tra zona giorno e zona notte è stata invece sostituita con un grande elemento contenitivo in betulla da una parte e okumè dall’altra.

IL TOCCO DI STILE:
Il mix di temperatura dei materiali: dal caldo dei legni in diverse essenze al freddo dell’acciaio in cucina e del cemento della colonna.

Styling: Francesca Davoli
Foto: Fabrizio Cicconi/Living Inside
Testi: Sara Peggion

Storie di casa: abitare il paesaggio

Molli Coradazzi

Molli Coradazzi  •  Il ricamificio

Blogger CF Style

Dai giochi da bambina nel bosco alla progettazione di una stanza magica, dove la natura entra senza chiedere il permesso: non si tratta di riempire le stanze di piante, ma di fare spazio al ‘respiro del fuori’. Vi raccontiamo una casa dove la pioggia, la luce e il silenzio diventano i veri elementi d'arredo…

 

Da bambina il bosco era il mio posto preferito. Costruivo piccole stanze nel verde con pezzi di legno, sassi e le mille stoffe colorate che mi dava la nonna.

Mi piaceva l’idea di poter arredare un rifugio nel verde, anche se allora non sapevo ancora chiamarlo così.

Quando ho immaginato questa stanza vetrata circondata dalla natura, credo di aver cercato proprio quella sensazione: un luogo in cui il confine tra dentro e fuori potesse quasi sparire.

La cosa più bella è che la natura entra ogni giorno senza chiedere permesso…

La luce del mattino, la pioggia sui vetri, gli alberi che si riflettono sul pavimento, il silenzio della neve.

E per un attimo tutto sembra appartenere allo stesso respiro.

 

Storie di casa: se dai… ricevi!

Tra mobili di recupero e storie di famiglia, il viaggio emotivo di una interior designer alla scoperta della "casa di mezzo", il luogo necessario che ha cambiato il suo modo di vivere e abitare.

Tra le centinaia di case progettate per gli altri c’è la mia: non quella in cui abito ora, non la prima in cui ho abitato con mio marito, ma quella di mezzo. Una casa che ha segnato un prima e un dopo.

Cercavo di lasciare la provincia per il centro cittadino, fuoco del mio mondo progettuale, del mio studio-atelier, vicino ai clienti, vicino alle mie nuove esigenze. Una casa in affitto, un banco di prova per poter sempre tornare indietro se fosse stato un fallimento.

È difficilissimo, per un’interior designer, trovare una soluzione in affitto vuota, non ammobiliata. La visione di certe proposte mi faceva venire la pelle d’oca: mobili accozzati senza nessun cuore, abbinamenti improbabili e quasi sempre incuria.

Ma come si fa a non amare il luogo in cui si sosta? Che sia per un mese o per qualche anno, anche se non è nostro... Non ho mai capito questo senso nomade che non fa avere cura, alle persone, dei luoghi che abitano.

Tra mille delusioni, a un certo punto, vedo ‘lei’: mansardata, avvolgente al primo sguardo ma al contempo luminosissima, stanze grandi, volumi interessanti, travi antiche e bianco alle pareti. Una scatola da riempire con la mia nuova vita.

Avevo necessità di aria nuova, nuovi stimoli, poter uscire a fare la spesa velocemente, passeggiare in centro storico senza mai prendere l’auto, avere il contatto con i miei collaboratori, vivere il quartiere. Arrivando da dormitori di periferia, avevo bisogno di... vita vitale.

La piccola cucina è stata arredata con un banco da lavoro che ha allungato la zona degli elettrodomestici, vecchie scatole di caramelle appese alle pareti, orologi a cucù, piccoli angoli di dolcezza.

Un lungo corridoio in cui ho posizionato un alce di legno e la camera da letto con il baule che i miei nonni spedirono a mia mamma come dote dalla Calabria a Brescia.

Un vecchio portone come testata del letto. Quasi tutto il mobilio era di recupero, a metà strada tra lo shabby minimale e un leggerissimo vintage pop. Un mix che ho amato alla follia.

La mia nuova vita stava per cominciare, il mio nido era pronto. Ci sono stata sei anni: mi ha regalato risate a non finire, coccole e tepore nei momenti difficili, grandi feste e grandi riflessioni.

Ci sono luoghi necessari e, quando li trovi, devi saperli riconoscere. Ringrazio quella casa e quegli anni. L’ho abitata come fosse mia, curandola e facendomi curare.

Le case hanno questo potere: se dai, ricevi.

 

 

Francesca Vizzari, Pistacchio e caffè

Storie di casa: un tavolo custode che raccoglie sogni e idee

Valeria Farina Valeria Farina

Una casa non è solo un indirizzo, ma il contenitore di chi diventiamo mentre la abitiamo. In dieci anni, queste stanze hanno visto nascere una professione e accolto i sogni di tante donne. Al centro di tutto, un tavolo speciale: custode di idee, colazioni e ripartenze, pronto ora a traslocare per iniziare un nuovo capitolo...

La luce che entra in soggiorno alle dieci del mattino cade dritta sul tavolo. Me ne sono accorta solo di recente, come spesso accade con le cose che ami troppo: le guardi senza vederle davvero. Eppure in quella luce ci ho costruito una vita intera.

Sono arrivata in questa casa senza un lavoro e con tante idee poco definite. All’inizio pensai che il soggiorno fosse grande, luminoso, ma troppo silenzioso.

Poi ho capito che quel silenzio non era vuoto: era in attesa. Aspettava le riunioni improvvisate, i workshop che si tenevano in cerchio sul pavimento, le colazioni di lavoro che avevo imparato ad apparecchiare come si apparecchia qualcosa di importante: con cura, con intenzione e con la consapevolezza che intorno a una tavola ben preparata le idee nascono meglio.

Quel silenzio aspettava le donne che sarebbero entrate dalla porta con le loro domande, la loro stanchezza, la loro voglia di ricominciare.

In dieci anni questa casa si è reinventata con me. Ha fatto da studio, da aula, da rifugio. La mia professione, accompagnare le donne a scoprire il loro dono e lavorare su di sé, è nata qui, tra queste pareti. E qui ho accolto, una a una, le persone che oggi compongono la mia vita.

Il tavolo, illuminato ogni mattina da quella luce delle 10, ha raccolto tutto. I dolci fatti a mano delle colazioni infinite, i fogli di chi prendeva appunti cercando il coraggio di ripartire, le lacrime di chi lasciava qualcosa, le risate di chi aveva immaginato la propria strada e i bicchieri alzati per i traguardi degli altri, prima ancora che per i miei.

Una casa, ho capito, non è solo lo spazio che abiti. È il contenitore di chi diventi mentre ci vivi.

Adesso sto per andarmene da qui, e lo faccio con la gratitudine di chi sa di aver vissuto davvero ogni stanza, ogni mattina, ogni luce delle 10.

Il tavolo, naturalmente, viene con me. E so già che anche nella nuova casa ci sarà una luce che cadrà su di lui, così che possa continuare a raccogliere nuove storie, ospitare nuovi sogni e custodire le donne che arriveranno.

Perché certe cose non appartengono a un indirizzo. Appartengono a chi le ha caricate di senso.

Bentornata stanza ‘rifugio’: le novità per arredare la camera da letto tra design e sostenibilità

Non più solo un posto dove dormire, ma un'oasi di decompressione da arredare seguendo i nuovi trend che riscoprono texture materiche e finiture ultra-opache. Vieni a scoprire le novità del catalogo Giessegi, azienda italiana che da sempre unisce l'eccellenza del made in Italy al rispetto per l'ambiente grazie all'utilizzo di legno riciclato al 100%

Anche in camera da letto le tendenze confermano il superamento del minimalismo freddo un po’ impersonale a favore di una filosofia più intima: la camera diventa un vero "rifugio", un'oasi intima dove staccare la spina e rallentare il ritmo. E per farlo, la ricetta segreta punta su un mix di sensazioni tattili, colori avvolgenti e scelte d'arredo fatte per durare.

Partiamo dall’aspetto sensoriale. Via libera a materiali che fanno venire voglia di essere sfiorati. Accanto ai legni venati, arriva la tridimensionalità dei motivi cannettati, perfetti per dare ritmo alle ante dell'armadio o alla parete dietro al letto. Di tendenza anche le finiture ultra-matt, superfici vellutate e opache che assorbono la luce anziché rifletterla, creando subito un'atmosfera ovattata e riposante. Anche la tavolozza dei colori osa di più: accanto ai rassicuranti toni dell'argilla e del cashmere, spiccano sfumature profonde come il blu marino e il rosso cardinale.

Il segreto del vero made in Italy? Una filiera trasparente

Qui entra in gioco il valore del “saper fare” italiano. Scegliere un'azienda come Giessegi significa proprio questo: sposare una filosofia dove l'intero processo produttivo è autonomo e gestito internamente, dalla prima idea all'ultimo dettaglio. Questo controllo totale della filiera garantisce standard altissimi e si traduce in mobili (dalle camere matrimoniali alle cabine armadio, fino alle camerette) dal design senza tempo. Pezzi solidi pensati non per una stagione, ma per essere vissuti a lungo e, perché no, tramandati in famiglia.

Quando il design rispetta la natura

Oggi il vero lusso è la responsabilità verso l'ambiente. La scelta ecologica di Giessegi si vede nei fatti, grazie a una gestione razionale delle risorse e, soprattutto, all'uso del Pannello Ecologico: tutti gli arredi sono realizzati al 100% con legno riciclato. Significa che puoi creare la camera dei tuoi sogni con la certezza assoluta che nessun albero è stato abbattuto per produrla!

La camera perfetta è proprio questa: uno spazio che fa bene agli occhi, scalda il cuore e rispetta il futuro del pianeta.

Dormire bene è una scelta di stile: il design incontra il benessere sostenibile

Dall’antica sapienza artigiana alle tecnologie del futuro: ecco dove (e come) vengono realizzati i sistemi letto che fanno bene al nostro corpo, rispettano l’ambiente e valorizzano le persone. Un viaggio autentico nel made in Italy che ci porta vicino a Pistoia…

La camera da letto è lo spazio centrale del nostro benessere quotidiano, dove ogni dettaglio influisce sulla qualità della vita. Trovare il sistema letto ideale significa unire l'alta manifattura artigianale alle nuove tecnologie, una sintesi che definisce da sempre il miglior made in Italy.

Nel distretto pistoiese, una realtà storica come Montalese trasforma il ‘saper fare’ tramandato dal 1971 in un'esperienza d'avanguardia all'interno del Perdormire Lab. Qui, ricerca e design collaborano per dare vita a quello che viene definito ‘Design Democratico Italiano’, dove la bellezza incontra la funzionalità quotidiana.

Ma cosa rende un letto davvero ‘giusto’? La risposta sta nella personalizzazione. Grazie a tecnologie come Ergo Check, che analizza la pressione del corpo con ben 648 sensori, il supporto diventa sartoriale, adattandosi perfettamente alle esigenze di ognuno.

Il benessere, però, non può prescindere dal rispetto per il pianeta. La nuova frontiera del riposo è green: dall'uso di materiali bio a base di soia e oli essenziali, fino al recupero di fibre riciclate, ogni scelta punta all'economia circolare. Persino il trasporto diventa intelligente: grazie al sottovuoto, il volume dei materassi si riduce del 90%, ottimizzando la logistica e riducendo l'impatto ambientale.

L’energia dei siti produttivi e della rete retail deriva da fonti rinnovabili, con il 41% auto-generato dall’impianto fotovoltaico installato sullo stabilimento principale di Pistoia.

Anche l’approvvigionamento delle materie prime è responsabile: il 100% del poliuretano è acquistato in Italia da filiera interamente tracciata, il 31% viene da fornitori a km zero, mentre il 69% proviene da aziende lombarde. E la produzione è totalmente made in Italy!

Scegliere la qualità italiana significa anche sostenere una filosofia aziendale etica. Approcci come il Lean management permettono di eliminare gli sprechi valorizzando le persone, che restano il vero motore dell'innovazione. Un esempio? In questa filiera virtuosa, la ‘quota rosa’ supera il 68%, dimostrando che il futuro del riposo è consapevole, inclusivo e, naturalmente… anche bellissimo.