Divano New York Suite in velluto bianco [Saba Italia], cuscini Scanie multicolore con decori geometrici e Velvet tondo color Praline [La Redoute]. Tappeto Marble multicolore in lana [Rugvista, cm 160x230], sgabello Zig Zag rosa [Nap Atelier]. Sul tavolo, vaso in vetro bianco [AM.PM.], lampada a parete N.2 avorio [Valerie Objects].
Le travi e il parquet lucidato in nuance rossiccia rendevano pesante il soggiorno. «In tanti oggi le dipingono per farle ‘scomparire’», dice Anna, «ma io volevo conservarle perché sono una rarità».
Effetto lucernario: la vetrata nel controsoffitto è illuminata con Led che simulano la luce naturale. La precedente ristrutturazione aveva reso l’ambiente troppo classico, inoltre anche l’impianto elettrico non era a norma: motivo in più per intervenire e rimodernare il tutto. Sul mobile buffet ridipinto come le pareti con smalto codice colore K0.05.77 di [Sikkens], lampada in rattan rosa [Nap Atelier], ciotola in marmo [Westwing], specchio da terra Letsi ad arco [La Redoute], lampade Memoir [Lyfa]. A parete, carta da parati Rayures color cactus [Papermint].
I colori della cucina sono presi dalla tappezzeria. Cucina realizzata da [Falegnameria F.lli Casali] laccata con smalto colore N6.08.70 come le pareti [Sikkens] e con top in grès Golden White [Marazzi] e elettrodomestici [Bertazzoni], frigorifero FAB30LPG6 [Smeg]. Pavimento in cotto smaltato a mano [Pecchioli da Superskin].
Prima: la configurazione a elle della cucina era completata da una doppia colonna frigo e forno che ingombrava non poco. Gli arredi in ciliegio erano rovinati e non più recuperabili. L'azzurro posato sul mobili e pareti si rivela una tinta molto adatta a una cucina perché luminosa; tolta la colonna e ricollocati gli elettrodomestici lo spazio è più libero e la nicchia con mensole offre un altro appoggio.
Tavolo Ceramic Table color menta [Hay, ø cm 90x 74h], sedie e copricalorifero smaltati RAL 1016. wallpaper Arance Fornasetti color Limone e Spuma di mare [Cole&Son], sospensione Opal Shade [Warm Nordic]. Tovagliette e tovaglioli [Borgo delle Tovaglie], posate [Sambonet], calice [Arcucci], ciotola Inka rosa [Oyoy]. Fruttiera Antico Doccia [Ginori 1735], caraffa Lotus Pitcher [Lucie Kaas]; sulle mensole ciotola in marmo Levi [Westwing] e bollitore [Smeg].
Tovaglia e tovaglioli Pure in lino color sale marino [Borgo delle Tovaglie], piatti Dolcevita Nastro color Tiffany e bicchieri La Rochere City [Arcucci], posate Flat [Sambonet], ciotola Santorini in marmo [Westwing], vaso [AM.PM.].
Idropittura colore R1.10.65 [Sikkens] usata anche per dipingere il mobile con scrivania/letto e il copricalorifero di [Falegnameria Fallacara], wallpaper a soffitto Cuddle Clouds [Rebel Walls], sospensione Kite WhiteTyvek [New Works], poltrona Cloudscape by Diesel Designers [Moroso], tavolino Solum [Aytm, ø cm 32x67h].
La cameretta era ingombra di mobili: oltre al sistema a tutta parete con letto e scrivania a ribalta c’era uno scrittoio da spostare ogni volta che arrivavano ospiti per la notte. Quadro Framed Artwork [HK Living distr. da Design & Lifestyle Italia]. Sul mobile, lampada HDLittle [House Doctor], vaso Isolde [Broste Copenhagen]. Se cerchi un mobile scrivania/letto guarda [Clei] e [Fratelli Spinelli].
Prima: il bagno di servizio era datato per impianti
e finiture ma la nicchia accanto alla finestra nascondeva la lavatrice a spessore ridotto. Il locale è lungo e stretto: per allargarlo visivamente è stato smaltato nello stesso bianco del pavimento e il soffitto è stato dipinto in rosa a contrasto. Un mobile su misura accoglie lavatrice e lavatoio in nicchia. Soffitto e finestra sono dipinti in smalto colore D2.10.70 [Sikkens], mobile Opera
con lavabo Cognac [TheArtceram], rubinetteria Vera [Guglielmi], lampade Qamar [Nexel].
Wallpaper Bamboo Grove [Sandberg], applique VL38 [Louis Poulsen], pittura sul soffitto colore D2.10.70 [Sikkens]. Letto Irina color RAL5015 [Lispi]. Lenzuola, copripiumino, federe Pure color Rapa più copriletto oltremare e azzurro [Borgo delle Tovaglie], cuscino rosa [Clerici Milano], comodino Mini 1005 Ruby [Montana], applique Liris [Gejst].
Anna, appassionata di beauty, si è regalata un mobile da toeletta con luci e specchi da vera star. Per la camera ha voluto un mood romantico: il letto a baldacchino blu è avvolto dalla wallpaper esotica, rosa come il soffitto. Mobile toeletta realizzato da [Falegnameria F.lli Casali] laccato in colore R1.10.65 [Sikkens] come pareti e soffitto, pouf Jimeo [La Redoute].
Prima: il bagno en suite aveva un sapore un po’ troppo country che ad Anna non piaceva e gli impianti andavano rifatti. Vanessa ha dato luminosità creando un effetto scatola con rivestimenti effetto cementine e pittura azzurro chiaro. I dettagli e la rubinetteria dorata creano riflessi caldi ed eleganti.
Piastrelle Oak Iceberg [Bisazza], smalto colore Q2.04.81 [Sikkens] con cui è laccato il mobile realizzato da [Falegnameria F.lli Casali], lavabo Ciotola e sanitari Ten [The.Artceram], rubinetti Vera Senza Tempo [Guglielmi], vasca idromassaggio Puro Duo [Kaldewei] con pannello su misura; asciugamani Memoria [Somma 1867], lampade Dioscuri [Artemide], lampadario Era Chandelier [Ferm Living].
Travi antiche, parquet a spina di pesce e dettagli d’epoca incontrano una palette di colori sorbetto e wallpaper scenografiche. Il risultato è una casa luminosa e romantica, dove verde menta, azzurro cielo e rosa cipria trasformano gli ambienti con leggerezza e personalità.
Le antiche travi a vista, protagoniste di questa casa d'epoca, hanno ispirato un progetto fatto di tonalità pastello e carte da parati decorate con righe, fiori, nuvole e motivi botanici. Il risultato è un'atmosfera delicata e fiabesca, capace di valorizzare il fascino storico degli ambienti con leggerezza, eleganza e un tocco contemporaneo.
Non capita spesso, quando si è studenti, di avere a disposizione una casa di famiglia. «I miei genitori la acquistarono anni fa e non fecero lavori perché era abbastanza a posto ma, stabilito che ci avrei abitato io, abbiamo deciso di sistemarla» racconta Anna. «Da tempo seguivo Studio Pisk su Instagram e CasaFacile, posso quindi dire che rivolgermi a Vanessa è stato naturale».
LE SCELTE FATTE:
«La divisione degli spazi era ottimale: un ampio soggiorno con travi a vista, cucina piccola ma abitabile, due camere, due bagni» dice Vanessa Pisk. «Anna voleva renderla più fresca e alleggerirla senza intaccare gli elementi d’epoca che la rendono affascinante». Prima di tutto si è lavorato sull’involucro: il parquet a spina è stato lamato e i pavimenti di bagni e cucina sono stati rivestiti con cementine bianche esagonali e azzurre che aiutano ad ampliare visivamente gli spazi. Quindi è stata scelta una palette di colori pastello, amatissimi da Anna, perfetti per dare risalto al soffitto di travi in legno e alle cornici di porte, finestre e vetrine. In ogni stanza siamo partiti dalla scelta delle carte da parati e da quelle abbiamo estratto la palette colore: menta in soggiorno, rosa in camera e nello studio l’azzurro cielo. Alcuni arredi sono stati recuperati smaltandoli in nuance con le pareti, altri sono stati realizzati su misura seguendo un mood neo-classico per aderire al contesto.
IL TOCCO DI STILE:
Colori sorbetto e decori creano un’atmosfera fiabesca ma non stucchevole, rétro ma leggera... Un sogno!
Per alleggerire la presenza scenica delle travi antiche senza rinunciare al loro fascino, Studio Pisk ha scelto colori sorbetto e carte da parati poetiche.
«Per mantenere l’atmosfera rétro e dare risalto agli elementi d’epoca servono tinte leggere che tengano insieme materiali diversi» spiega la stylist Vanessa Pisk.
A cura di Studio Pisk Progetto tecnico: Studio A Capo - @studioacapo Foto: Giandomenico Frassi Testi: Elena Favetti
Vuoi fuochi a gas ma non puoi allacciarti all'impianto? Usa una bombola gpl da inserire nella base, che deve avere un sistema di ventilazione naturale come in Aura per garantire il ricircolo d’aria e impedire l’accumulo di calore e umidità [Arredo3, cm 248x80x92,2h].
Hai poco spazio libero sul top ma hai delle prese di corrente? Opta per un piano cottura da appoggio con due piastre a induzione, qui montate sulla cucina Formalia Outdoor con struttura, ripiani e ante in acciaio: una volta usate, insieme o singolarmente, le riponi sul supporto a parete liberando spazio sul top [Scavolini, cm 260x70x75h].
Vuoi una cucina che sia (anche) a prova di pioggia? Un modello come Solaria ha un sistema di drenaggio con canali di scolo in acciaio traforato tra
basi e schiena che consente il corretto deflusso dell’acqua piovana o di quella del lavaggio del top [Arrital, cm 277x87x162h].
Ami grigliare ma temi fumo e fiammate improvvise? Opta per un piano cottura plancha, come quello
di Goosto: essendo una piastra liscia, non permette ai grassi di colare su fuoco e braci causando fiammate e assicura una cottura senza fumi [Fermob, cm 280x60x90h].
Ti piacciono i materiali che diventano più belli con il tempo? Punta sull’acciaio Corten, come quello di Convivium. Esposto all’esterno, si ossida creando una patina protettiva effetto ruggine che col tempo vira su toni più intensi e caldi [Il Giardino di Corten, cm 393x70x90h].
Con materiali e finiture a prova di sbalzi climatici, piani cottura versatili e modalità costruttive che soddisfano ogni esigenza di spazio e uso, oggi possiamo cucinare all’aperto con le stesse comodità che abbiamo in casa!
Se hai uno spazio aperto protetto da una tettoia, un portico o una pergola, puoi progettare una cucina outdoor comoda e durevole quanto una indoor.
Punta su questi 3 fattori chiave:
• nuove tecnologie costruttive per le basi, che permettono di far circolare l’aria e defluire eventuali tracce d’acqua, allungando la vita del mobile;
• materiali e finiture resistenti a corrosione, sbalzi termici e raggi UV, come l’acciaio inox certificato per l’uso in esterno e l’acciaio Corten;
• piani cottura versatili, per creare aree di cottura diversificate e adattabili a più fonti di energia, così da poterli collegare alla rete domestica elettrica e/o del gas o, se non è possibile, a bombole di GPL da collocare nelle basi.
Hai poco spazio libero sul top ma hai delle prese di corrente?
Opta per un piano cottura da appoggio con due piastre a induzione.
Ti piacciono i materiali che diventano più belli con il tempo?
Punta sull’acciaio Corten. Esposto all’esterno, si ossida creando una patina protettiva effetto ruggine che col tempo vira su toni più intensi e caldi.
Vuoi una cucina che sia (anche) a prova di pioggia?
Scegli un modello che abbia un sistema di drenaggio con canali di scolo tra basi e schiena che consenta il corretto deflusso dell’acqua piovana o di quella del lavaggio del top.
Vuoi fuochi a gas ma non puoi allacciarti all'impianto?
Usa una bombola gpl da inserire nella base, che deve avere un sistema di ventilazione naturale per garantire il ricircolo d’aria e impedire l’accumulo di calore e umidità.
Ami grigliare ma temi fumo e fiammate improvvise?
Opta per un piano cottura plancha: essendo una piastra liscia, non permette ai grassi di colare su fuoco e braci causando fiammate e assicura una cottura senza fumi.
Il diffusore di Berenice è in vetro borosilicato o in metallo ed è disponibile oggi in 7 nuovi colori: bianco, rosa, giallo, verde salvia, nero, alluminio e ottone.
Leggera, precisa e sorprendentemente flessibile, Berenice è la lampada da scrivania progettata da Alberto Meda e Paolo Rizzatto che dal 1985 rappresenta un punto di riferimento nel design dell'illuminazione, capace di unire innovazione tecnologica, semplicità d'uso ed eleganza senza tempo.
Designer: Alberto Meda (Tremezzina, Como 1945) e Paolo Rizzatto (Milano 1941).
Produttore: Luceplan
Progettata nel: 1985
Idea: una lampada da scrivania essenziale, capace di orientarsi con grande agilità e maneggevolezza.
Materiali: struttura in alluminio pressofuso, giunti in nylon rinforzato, testa in Rynite®, riflettore in vetro o metallo.
Segni particolari: è leggera e solida. Può ruotare
la testa luminosa di 360°.
La chioma di Berenice: una costellazione che brilla e orienta nella notte. Non potevano scegliere nome più suggestivo per una lampada! Un oggetto luminoso hi-tech nato dall’incontro tra l’azienda milanese Luceplan (fondata nel 1978 da Paolo Rizzatto, Riccardo Sarfatti e Sandra Severi), votata alla ricerca tecnologica e alla cultura del progetto, e Alberto Meda, ingegnere meccanico votato al design. Una versione evoluta della lampada da scrivania, semplice soltanto all’apparenza, perché costituita da 42 componenti di materiali diversi! La sua agilità è permessa da un sistema di tiranti e da due bracci della stessa dimensione, ancorati a una base solida e stabile ma che la lascia comunque leggerissima (nella versione più piccola da tavolo pesa solo 2,3 kg).
L’obiettivo dei designer, anzi di tutti, è circondarsi di oggetti semplici, confortevoli e facili. Di complessità risolte. Alberto Meda
Lo sapevi che: all’epoca, la lampadina da 35 Watt che ospitava si scaldava molto e si rischiava di scottarsi. Oggi grazie alla lampadina a Led non è più così!
Negli anni la famiglia si è allargata: anche le versioni da parete e da terra mantengono quella stessa capacità di orientarsi e muoversi grazie al sistema di bracci bilanciati. Berenice in greco significa ‘portatrice di vittoria’ e sicuramente questa bella lampada è stata un progetto vincente!
Lettino Experience impilabile in alluminio e fibra sintetica intrecciata a mano, schienale reclinabile in varie posizioni [Unopiù, cm 75x82x200 €1.170].
Quali dettagli guardare per scegliere la sdraio giusta per noi? 12 modelli in materiali, modelli, stili e budget diversi
L'estate è arrivata e abbiamo tutti voglia di goderci la bella stagione all'aria aperta. Per attrezzarsi a un'estate all'insegna del relax i lettino sono un arredo da esterno che non può mancare su balconi, terrazzi e nei giardini.
Riparati all'ombra o al sole per una tintarella, sono la soluzione ideale per un po' di relax outdoor. Perfetti per leggere un libro, prendere il sole o schiacciare un pisolino.
Quali dettagli guardare per scegliere il lettino giusto per noi?
Materiali. Scegliete materiali resistenti e adatti all'esterno. Se ci sono parti in tessuto assicuratevi che siano fibre per outdoor.
Fisse o reclinabili. Lettini fissi con un cuscino a sostegno della testa possono essere sdraio o trasformarsi nel divano e seduta in più quando arrivano gli ospiti!
Reclinabili garantiscono la posizione più comoda a seconda se vogliate leggere un libro o riposarvi.
Impilabili/pieghevoli. Sdraio e lettini pieghevoli potranno essere riposte durante l'inverno occupando poco spazio. Se ne acquistate più di una, un'altra soluzione salvaspazio è sceglierle impilabili.
Ruote. I materiali di cui sono fatti lettini e sdraio possono essere più o meno pesanti. Le ruote possono essere un comodo aiuto per spostarle senza fatica.
Parasole. Alcuni modelli sono dotati di parasole integrato che permette di tenere la testa sempre in ombra. Perfetti per chi ama leggere al sole!
I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio...
Intimità è ciò che non si espone. È la dimensione più profonda dell’identità: il
corpo, gli affetti, le emozioni, le relazioni nella loro forma più autentica. Nel nostro
ordinamento giuridico e in quello europeo il diritto all’intimità non è racchiuso in una sola norma, ma è protetto da una trama fitta di garanzie, tra tutela della persona nella sua dignità, libertà personale, inviolabilità del domicilio e segretezza delle comunicazioni, diritto al rispetto della vita privata e familiare e tutela dei dati personali.
Nel diritto penale, questa protezione si traduce in limiti concreti: non si può entrare nello spazio privato altrui senza consenso, non si possono diffondere immagini intime, non si può trasformare la sfera personale in esposizione forzata. L’intimità è un confine giuridico, una condizione essenziale di libertà e insieme una scelta. Ma è anche un confine che esiste dentro le relazioni. La vita di coppia implica una dimensione affettiva e corporea, ma non esiste un obbligo giuridico a prestazioni intime: esiste, piuttosto, il principio opposto, secondo cui ogni relazione resta fondata sul consenso, sempre revocabile. Ogni contatto intimo imposto, anche all’interno di una relazione stabile, può integrare una violazione grave. Il diritto non entra nella coppia per regolare l’amore: entra per proteggere la libertà. Poi ci sono luoghi in cui l’intimità sembra non poter esistere, come il carcere, e proprio lì il diritto rivela il suo valore più alto.
Negli ultimi anni, la giurisprudenza e la riflessione giuridica hanno riconosciuto con sempre maggiore chiarezza che la vita detentiva non può annullare
completamente l’intimità della persona.
I colloqui, gli spazi per le relazioni familiari e per lo sviluppo dell’affettività in carcere mostrano un principio fondamentale: l’intimità non è un privilegio ma una dimensione essenziale della persona, che il diritto è chiamato a proteggere.
Se il diritto riconosce l’intimità, la casa le dà corpo. È lì che l’intimità si costruisce stanza per stanza, cominciando dalla soglia: la porta che si chiude non per escludere, ma per scegliere chi entra; il soggiorno che custodisce conversazioni e silenzi; la cucina, teatro di gesti ripetuti e riti familiari.
E poi c’è l’intimità più profonda della camera, del bagno, delle stanze dei figli, degli spazi personali. La casa è architettura dell’intimità, un luogo dove questo può e deve semplicemente esistere e in cui non tutto deve essere visto.
DOVE È SANCITO IL DIRITTO ALL’INTIMITÀ:
L’intimità è protetta da un sistema di norme, di cui citiamo solo qualche punto.
• La Costituzione italiana tutela la dignità della persona (art. 2), dichiara inviolabili la libertà fisica e psichica (art. 13), protegge lo spazio fisico privato con l’inviolabilità del domicilio (art. 14) e la riservatezza della corrispondenza (art. 15). • Il Codice Penale punisce la violazione di domicilio (art. 614), le interferenze illecite nella vita privata (615-bis), protegge l’autodeterminazione e l’inviolabilità del corpo (609-bis), l’intimità sessuale digitale (contro il revenge porn 612-ter).
• Parlano di vita privata e familiare sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo sia la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all'Università Ca' Foscari, Venezia - www.eclex.eu
Inga Sempé: francese, ama l'Italia e collabora con molte aziende italiane. Ha le idee chiare su cosa dev’essere il design. A Parigi, potresti incontrarla per mercatini...
Abbiamo intervistato Inga Sempé, ecco cosa ci ha risposto.
Lei viene da una famiglia di artisti (il padre era l’illustratore francese Jean-Jacques Sempé, la madre è la pittrice danese Mette Ivers, ndr). La creatività è un fatto di DNA e di ambiente, in qualche modo?
Non direi che sia un fatto di DNA perché i miei genitori non venivamo da famiglie in cui ci fosse una vena artistica, per niente, e sono comunque diventati degli artisti. Ma che possa essere una questione d'ambiente, certo: nessuno dei due mi avrebbe rimproverata se avessi voluto disegnare tutto il giorno… anche senza fare (quasi) niente altro!
Nel 2024, per la Triennale di Milano, ha curato la mostra 'La casa imperfetta'.Cosa non sopporta in una casa perfetta?
«Non sopporto l’immagine di falsa perfezione mostrata da alcune riviste, dai social... Case dove tutto è pensato, niente viene spostato – e nel caso lo farebbe un addetto – solo per essere considerati perfetti, un esempio da seguire. Sono cresciuta in una ex caserma, in un appartamento con il pavimento un po’ curvo e rivestito di vecchie piastrelle. Tanti libri e tanti disegni, tutti mobili vecchi comprati nei mercatini delle pulci, niente di nuovo tranne la TV. Si sviluppava su due piani, con la vista sul giardino di un edificio dedicato all’ospitalità delle ragazze che venivano dalla provincia a studiare a Parigi e sul convento collegato a questo edificio. Ricordo la loro campana che suonava ogni quarto d’ora, dalle 6 della mattina fino alle 10.30 di sera… Trovo le case perfette noiose, non mi fanno venire voglia... Ho voluto mostrare come si può vivere con i miei oggetti senza avere la casa perfetta. E che ciò che viene chiamato, sbagliando, ‘design’ – in contrapposizione al ‘non-design’ – può essere usato da tutti, non solo da chi è ricco, in modo normale».
Nella casa dove vive oggi, invece, sono presenti molti degli oggetti che ha disegnato? E se sì, ce ne dice alcuni?
Certo, ce ne sono, anche se non penso mai a me stessa o alla mia casa quando progetto qualcosa. Il mio divano è un Ruché disegnato per Ligne Roset, coperto di raso verde scuro. Il raso è ‘a prova di gatto’, perché loro non amano graffiare quel tessuto. Tengo in salotto anche la prima cosa progettata da me a essere stata prodotta, la lampada da terra gigante in tessuto plissettato disegnata per Cappellini. L'ho comprata all'asta perché il mio contratto era molto ‘tirchio’ e non era previsto nessun esemplare per la designer... Ho anche tante lampade disegnate per Hay, come la Matin e la Mousqueton che funziona a batteria. E anche quelle progettate per la svedese Wästberg (ora W+): Lampyre e Île. Le tende sono realizzate con un tessuto che ha un pattern disegnato per Ligne Roset. Poi c’è il mobile Oltralpe, in specchio curvato, disegnato per Glas Italia.
Uno dei suoi progetti più apprezzati è proprio il divano Ruchéper Ligne Roset. Da dove le è venuta quell’ispirazione?
«Volevo un divano che avesse tanta ‘aria’ sotto il sedile, per non ridurre visivamente il volume della stanza. Per me è importante pensare alla vita della gente normale che abita in appartamenti poco spaziosi, non alle rockstar. Non voglio che le mie proposte diventino un incubo, arrivate in casa...».
Nella sua vita, ha sempre avuto una forte connessione per l'Italia. Ha studiato a Roma, alcuni dei suoi primi progetti sono stati messi in produzione da Cappellini, Alessi, Edra... C'è qualcosa di peculiare nell'approccio italiano al design?
L'approccio italiano è questo: tutto è possibile o impossibile fino all’ultimo momento, quindi si può conservare sempre la speranza, si sente che sarà fatto tutto il possibile fino all’ultimo momento affinché i progetti prendano vita. Poi c'è anche un’apertura, una vera cultura del lavorare con i designer che non esiste in Francia, perché storicamente voi avete avuto un'esperienza di grande successo. Infine, quello che amo è che si può scherzare e ridere lavorando, dettagli tanto importanti quanto… il pranzo!, che sarà anche lui di prim’ordine. Verso le 11 arriva sempre la domanda "Inga, pesce o carne?”. Insomma, in Italia, o almeno nelle aziende per le quali ho lavorato, si sa che ridere e mangiare insieme con piacere concorrono in modo decisivo alla qualità del progetto e che non sono una perdita di tempo, anzi. Perché il dialogo è l’elemento che lega tutti i pezzi di un progetto venuto bene.
È vero che ama in modo particolare lavorare con i tessuti? Cosa le piace di più nel disegnare un pattern e nello scegliere il materiale giusto per realizzare il progetto che ha in mente?
È vero nel senso che tessuto, cartone e carta erano gli unici materiali con i quali potevo lavorare da piccola in un appartamento parigino, e con quelli facevo tanti modellini. Il tessuto è un materiale con cui lavoro fin dall’adolescenza per cucire i miei vestiti. Per un pattern si lavora in 2D (anche se in verità la tessitura di un tessuto si fa in 3D) ed è per me una sorta di riposo, è meno complicato rispetto alla realizzazione degli oggetti in 3D, con le loro numerose difficoltà sotto il profilo della struttura come della produzione. La scelta del materiale giusto, poi, viene quando si è trovata l'idea. È il materiale che deve servire l’idea, tranne quando si lavora con un'azienda la cui storia è legata all’utilizzo di una materia specifica. Ovviamente, a Glas Italia non proporrei mai un mobile tutto in legno!
Sappiamo che è appassionata di mercatini.Nella sua città, Parigi, quali frequenta di più?
«Amo i mercatini perché trovi anche gli oggetti quotidiani, le cosine da niente, i mobilacci storti... Abbiamo il Marché aux Puces de Saint-Ouen (detto anche Clignancourt), enorme e diviso in tanti sotto-mercatini, ma il mio preferito è il Marché de la Porte de Vanves, piccolo e completamente all’aperto».
Facciamo un gioco: mi dice il nome di un o una designer del passato che le piacerebbe aver conosciuto o con il quale le sarebbe piaciuto lavorare, il nome di un o una collega che apprezza particolarmente e un o una giovane designer da tenere d'occhio? Non è un gioco, è una minaccia! A dire il vero non vorrei incontrare un designer del passato, perché credo che la maggioranza delle persone non corrisponda a quello che fa. Il grande rischio è quello di incappare in una delusione… Comunque sceglierei un Italiano, con il quale potrei almeno allenarmi con la lingua. Per il designer contemporaneo, scelgo Clara Von Zweigbergk che è una designer svedese che amo molto, e in questo caso la sua personalità e il suo lavoro corrispondono: sono entrambi allegri e leggeri. Poi, parla anche lei italiano e chiacchieriamo nella vostra lingua. Tra i giovani designer, penso a Camille Viallet et Théo Leclerc.
Il mio obiettivo è sempre stato quello di avere i miei oggetti nei negozi, di far parte del movimento della vita, non nei musei. Inga Sempé
A cura di Claudio Malaguti
Storie di casa: quel giardino che ci ha fatto innamorare
Dalla caccia al rustico isolato al colpo di fulmine per una casa anni ’60 in città: come un giardino 'giungla' e il restyling degli spazi hanno conquistato tutta la famiglia...
Non stavamo cercando questa casa.
Per mesi avevamo visitato cascine, case di campagna e vecchi rustici immersi nel verde. L’idea di vivere circondati dalla natura ci affascinava: immaginavamo alberi da frutto, orti, silenzio e una vita più lenta. Ma i nostri figli erano già abbastanza grandi da avere un’opinione precisa e quello che per noi era un sogno, per loro assomigliava un po’ all’isolamento.
Poi un giorno comparve un annuncio sul giornale: casa singola con giardino, in città.
Quando arrivammo davanti al cancello, fu un colpo di fulmine. La casa era una costruzione degli anni Sessanta in mattoni a vista e il giardino sembrava una piccola giungla. Alberi e piante crescevano liberamente, senza un disegno preciso. Non era il giardino perfetto delle riviste, ma aveva un fascino difficile da spiegare.
Anche l’interno era bisognoso di cure. Eppure, appena entrai, vidi subito quello che sarebbe potuta diventare.
Non sono un architetto, ma alcune case parlano. Questa lo fece immediatamente.
Mi conquistò la distribuzione degli spazi: le camere dei ragazzi raccolte in una zona della casa, la nostra dall’altra parte, tutto su un unico piano. Una soluzione semplice e funzionale che non avevamo trovato altrove.
Così decidemmo di acquistarla.
Negli anni abbiamo rifatto il tetto, cambiato pavimenti e infissi e ripensato alcuni ambienti. La vecchia cucina è diventata uno studio, mentre la sala si è trasformata in una grande cucina con soggiorno a vista, il cuore della vita familiare.
Ma la vera anima della casa è rimasta la stessa.
Fuori, il giardino continua a sorprenderci con la sua ricchezza di alberi e piante. Dentro, ogni stanza racconta qualcosa di noi. Da oltre quindici anni questa casa accompagna la nostra vita quotidiana, le feste, le cene e i ritorni.
I figli, anche quelli che oggi vivono altrove, quando tornano qui ritrovano sempre la stessa sensazione di pace.
Forse è proprio questo il significato di sentirsi a casa:
riconoscersi ancora, dopo tanti anni, negli spazi che si è scelto di amare.
Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Luglio 2026!
Perché è pieno di sorprese! Qui ti raccontiamo che cosa troverai sfogliando il numero di luglio 2026, puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile
Le case di luglio 2026:
stile boho-vintage per la villa sul lago (da pag 40)
stile french coastal per la casa arredata tutta second-hand (da pag 54)
stile storico nel cuore di Palermo (da pag 72)
stile nuovo rustico per il monolocale con soluzioni salvaspazio (da pag 118)
I progetti prima&dopo
come rinnovare la casa milanese con sapore mediterraneo (da pag 96)
come arredare con il cotto a spina (pag. 133)
Le idee da copiare
il mini ascensore interno (pag. 88)
osare con le piastrelle abbinate alle perline in legno (pag 45)
la mud room per la casa in montagna (pag.121)
la cucina in acciaio da chef (pag.130)
le tende in cannicciato per la veranda(pag 58)
la porta tessile per creare una cabina armadio (pag. 124)
l'armadio che ingloba la porta del bagno (pag. 107)
i pensili alleggeriti dalle ante a specchio (pag. 98)
le tegole fotovoltaiche (pag.91)
il tavolo realizzato con una vecchia persiana (63)
il cestino montacarichi per il terrazzo (pag. 82)
Ma su CasaFacile di luglio 2026 trovi anche…
le camerette da progettare insieme ai tuoi bambini (da pag.126)
la lampada da esterni wireless in legno e pergamena (pag. 20)
il divano a forma di drago (pag 22)
i cuscini parlanti (pag. 24)
la lampada-lanterna giapponese icona del design (pag. 26)
l'intervista a Lorenza Bozzoli (pag. 28)
le nostre selezioni shopping di lampade da comodino, arredi in tubolare, insalatiere (da pag. 31)
la tendenza bold design (pag. 36)
il focus per ristrutturare casa con gli architetti CF style (da pag 85)
tutto quello che volevi sapere sulle pergole (p.114)
l'occorrente per preparare tutte le varianti del caffè freddo (pag.132)
la tavola estiva fresca e leggera (pag.146)
la guida per scoprire i segreti di Lecce (pag. 150)
il diritto al tempo (pag. 152)
Trovi CasaFacile in edicola dal 2 luglio 2026 e puoi comprarlo anche in versione digitale con l'app dedicata
Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di luglio... la casa appartiene a noi o il contrario?
Le travi in legno colorate per lo più di rosso, ma anche di verde o di blu, disegnano le facciate dei baserri, le tipiche dimore rurali basche. Edificata su
un modulo base da ampliare col crescere della famiglia, la casa era progettata con criteri precisi: ingresso a sud-est, al riparo dai venti oceanici; stalla al piano terra come fonte di calore; cucina servita da un forno posto su un balcone chiuso
(per prevenire gli incendi), che dava calore fino alle camere. Il sottotetto era ventilato per conservare gli alimenti e ampie grondaie proteggevano i muri dalle piogge, perché era importante tenere l’edificio ‘sano’. Per ogni albero usato per costruire o ampliare, già dal 1657 era d’obbligo piantarne due per la comunità. La casa basca dava il nome alla famiglia e passava a un solo erede, uomo o donna non importava, purché non la vendesse e avesse figli a cui trasmetterla.
Rientro da un viaggio nei Paesi Baschi e le impalcature nella via accanto svelano una tipica nuova palazzina milanese: “non consumiamo suolo, edifichiamo dove era già costruito”, sostengono qui. L’edificio che ne risulta ha molti più appartamenti del precedente e sporge sul marciapiede per conquistare ogni centimetro monetizzabile, spesso costringendo poi a espiantare alberi decennali e a sostituirli con alberelli giovani dalla sorte incerta. Chi compra in questi condomìni, in genere beneficia di una classe energetica elevata e ha un’abitazione progettata in modo standard senza che possa mettere voce per disegnarne la pianta, nonostante la acquisti ‘in costruzione’.
Due filosofie distanti non solo nel tempo: da un lato la casa costruita restituendo il bene comune utilizzato (i due alberi per quello tagliato), e che risponde ai bisogni di chi la abita, chiedendogli in cambio di custodirla e manutenerla per generazioni; dall’altro la casa che rosicchia spazio pubblico, che è uno dei tanti beni su cui fare profitti, e non è disegnata intorno ai suoi futuri abitanti, che devono poi adattarla alle loro esigenze o adattarsi a lei. “Qui nei Paesi Baschi era l’uomo che apparteneva alla casa, e non il contrario” , dice il cartello all’ingresso della casa-museo basca di Ortillopitz, vicino a Biarritz. E chissà che fra qualche secolo questa frase, con significato meno nobile, non possa raccontare ai visitatori nostri pronipoti anche le palazzine metropolitane degli anni 2000...