Icone del design: Poldina
Alessandra Barlassina • Gucki
Blogger CF Style
Nata per i ristoranti, la lampada ricaricabile di Zafferano è diventata un cult anche nelle nostre case. Ed è finita persino sul New York Times!
Si accende con un tocco, si può regolare l’intensità e scegliere la temperatura della luce, si ricarica sulla sua base a contatto, può essere usata anche all’esterno. Niente fili, la porti e la metti dove vuoi.
Sono stati forse questi gli ingredienti che l’hanno trasformata in pochissimi anni in un’icona, riconosciuta in tutto il mondo. Frutto del lavoro di un team di designer e tecnici, inizialmente veniva proposta a ristoranti e bar già clienti di Zafferano per calici e bicchieri, poi è riuscita persino a uscire vincitrice dalla pandemia: in un momento storico in cui tutti i locali avevano la necessità di aprire i dehors, lei permetteva di portare all’esterno la luce con grande facilità.
Un successo mondiale: il New York Times le ha dedicato una pagina con il titolo ‘La lampada che sta invadendo N.Y.’, in Cina ‘Poldina’ è diventato addirittura sinonimo di lampada ricaricabile e senza fili. Dai ristoranti è arrivata poi nelle nostre case anche grazie alla grande possibilità di personalizzazione che offre, con oltre 200 varianti!
Lo sapevi che... Dalla prima Poldina è nata un’intera famiglia che ora comprende anche la versione da terra, da parete e pure la sospensione!
designer: Federico de Majo (Venezia, 1955) con il team di Zafferano.
produttore: Zafferano » zafferanoitalia.com
prezzo: da € 119 per la versione micro (cm 27,5h).
progettata nel: 2018 idea: una lampada da tavolo a batteria, portatile e ricaricabile, dotata di controllo touch.
materiali: alluminio.
segni particolari: è la lampada più presente in bar e ristoranti.
curiosità: il nome si ispira a Polda, la cagnolina meticcia di Federico de Majo.
City guide CasaFacile scoprire Genova: Albaro e Boccadasse
Con le @amiche_in_tournee, un gruppo di lettrici e digital creator che si sono conosciute sul profilo IG di CasaFacile, cominciamo un giro d’Italia a caccia di cose belle. Questa è la prima delle loro ‘cartoline’ dalle città in cui abitano...
Albaro è il quartiere in cui a regnare erano le buone maniere delle famiglie aristocratiche di un tempo. Merita una visita per la varietà di architetture che presenta: dimore storiche, ville e case moderne che incroci scendendo dalla collina verso il mare, passando attraverso le viuzze piene di piccole costruzioni, di botteghe, di piazzette nascoste e delle creuze , i tipici viottoli stretti e ripidi che portano alla spiaggia e dove tutto parla di mestieri antichi, faticosi.
E mentre passeggi su Corso Italia, camminando a testa in su per sbirciare dentro la storia di quei muri e ammirando i balconcini sul mare illuminati da nastri di lucine, arrivi a Boccadasse e alla sua spiaggia...
Sì, Albaro è tutto questo: un equilibrio perfetto tra imponenza e semplicità che soltanto una tale perla di bellezza, mai snaturata, riesce a offrire.
ARCHITETTURA
Il ‘Palazzo dei televisori’: così viene chiamato dai genovesi l’edificio di Corso Italia 46. La sua realizzazione risale agli anni 1971-’74, all’interno della proprietà al Lido d’Albaro della famiglia di distillatori siracusani Inga. È il frutto del modernismo attratto dal design Anni ’60 del biellese Piero Fiorio. C’è chi lo ama... e chi no!
A FUGASSA
Se senti una voglia di focaccia (i veri genovesi devono mangiarla almeno una volta al giorno), a Boccadasse trovi A Pestun’à cu-a sà. È uno dei quei posti dove si deve andare. Quattro semplici muri, ceramiche bianche alle pareti, forno a legna, cementine e la semplicità dei migliori sapori liguri: farina, olio, sale e acqua.
DOVE MANGIARE
Trattoria Osvaldo (via della Casa 2r). A Boccadasse, in una piazzetta non lontana dal mare, c’è una trattoria con volte di mattoncini rossi e cementine. In primavera ed estate si può cenare fuori, immersi nel fascino di gozzi, panni stesi, facciate colorate e ulivi.
Ceramatta (via Livorno 15). Cinzia Sciaccaluga nel suo laboratorio restaura, recupera e decora oggetti e mobili antichi, riportandoli all’originario splendore attraverso l’utilizzo di materiali ecologici e biocompatibili, pigmenti naturali e tempere antiche.
Bottega Genovese (via Giuseppe Parini 27). Nasce da un mix di idee: realizzare un luogo in cui contenere l’esperienza di progettare e accogliere tutti gli estimatori del vintage. Un po’ galleria d’arte e un po’ negozio; qui i confini sono fatti per essere varcati. Scelta vasta, collezioni ben selezionate di arredi, complementi e accessori iconici del periodo Anni ’50 - ’90.
La Strega del Castello (via Don Lorenzo Perosi 13c). Dopo gli studi di naturopatia ed erboristeria, nel 2018 Caterina dà vita a questo Profumificio artigianale dove crea profumi, anche personalizzati, per la persona e l’ambiente. Oggi il laboratorio accoglie la clientela in un luogo ricco di fascino e il concept store propone oggetti di gran gusto e stile per la casa. Bottega Genovese
DOVE FARE COLAZIONE
Pasticceria Svizzera 1910 (via Albaro 9r). Nel palazzo che ospitò Lord Byron, nacque nel 1910 la pasticceria Svizzera. L’anno scorso, dopo un periodo di chiusura, la bottega storica riapre le porte, rilevata da una nota pasticceria genovese che ne salvaguarda l’unicità. Il fascino delle sue vetrine in legno di inizio ’900 invita a entrare per farsi conquistare dalla miriade di dolci, il tutto accompagnato da un buon caffè.
DOVE DORMIRE
Salsedine Relais (via al Capo di S.ta Chiara 68, Boccadasse). Entrando nella proprietà, si è accolti da una scala in ardesia che porta al piano con il soggiorno vista mare. I pavimenti piastrellati, il camino in pietra, i soffitti arrotondati d’epoca si combinano con dettagli moderni.
LA CURIOSITÀ
RAM Ritratti a metà (via Albaro 15r). Uno studio fotografico (che ha sede all’interno della profumeria Damiani ma è anche itinerante) in cui Marcella Marraro accosta le metà dei ritratti di persone legate fra loro da parentela ma anche amicizia, per creare immagini che rivelano inattese analogie... Nella foto sopra, Valeria D’Agata, autrice di queste pagine, e sua figlia Elisa!
Scopri le Tillandsie, piante misteriose e poetiche
Alice Delgrosso
Conosciute anche come ‘air plants’, le Tillandsie sono piante davvero fuori dal comune. Non hanno bisogno di terra per vivere, si nutrono dell’umidità dell’aria e si adattano con grazia a ogni spazio di casa. Leggere, poetiche, resistenti: scoprine con noi i super poteri!
Provenienza. Originarie perlopiù del Sud e Centro America, le Tillandsie sono piante epifite, perché crescono aggrappate ad alberi, rocce e perfino fili della luce, senza danneggiare le superfici ospitanti. Fanno parte della stessa famiglia dell’ananas (le Bromeliaceae) e si distinguono per la capacità unica di assorbire acqua e nutrienti direttamente dall’aria.
Cure speciali. Fertilizzale una volta al mese con un concime specifico per orchidee, diluito in acqua. Questo aiuterà la fioritura e lo sviluppo dei nuovi germogli. Se noti la presenza di foglie secche alla base, puoi rimuoverle delicatamente con le mani.
Curiosità. Una delle loro magie? Fioriscono una sola volta nella vita, con fiori che variano per forma, profumo e colore (vanno dal rosa al viola, dal blu al corallo…). Dopo la fioritura, però, non muoiono ma anzi si espandono: nascono infatti i ‘pups’ (polloni), piccole piante pronte a diventare nuove ‘air plants’! Vanno separate dalla pianta madre nel momento in cui raggiungono le dimensioni di un terzo rispetto a quella.
Posizione. Amano la luce, tanta luce! Scegli un posto luminoso ma al riparo dal sole diretto, che potrebbe seccarle troppo. Una finestra esposta a est o a ovest risulterà perfetta. In estate puoi anche portarle all’aperto: scegli una zona ombreggiata ma luminosa, per esempio sotto un albero o su un balcone ventilato.
Acqua. Solo poche attenzioni: immergile in acqua a temperatura ambiente per 10-20 minuti ogni 10-15 giorni. Se l’aria è molto secca, puoi vaporizzarle tra un bagno e l’altro (meglio con acqua piovana o del rubinetto fatta decantare 24 ore).
Supporto. Non hanno bisogno di terra né di vaso, quindi puoi sbizzarrirti nella scelta di dove sistemarle: su un pezzo di legno, dentro una conchiglia, appese con filo trasparente, su un sasso o in un contenitore in vetro aperto. L’importante è che l’aria circoli bene e che, dopo l’annaffiatura, possano asciugarsi del tutto.
Stile. Sono perfette per decorare pareti, librerie, mensole e centrotavola. Le Tillandsie non sporcano, non richiedono rinvasi e si adattano a ogni tipo di arredo. Puoi usarle per creare composizioni sospese, giardini verticali, oppure appoggiarle dove senti la mancanza di quel tocco di magia verde...
Varietà. Dalla classica Tillandsia ionantha con le sue punte colorate alla curiosa Tillandsia caput-medusae dalle foglie spiralate, fino alla regale T. xerographica, vera regina delle ‘air plants’. Una delle più particolari? La Tillandsia usneoides, detta barba di Mosè, che in natura cresce ricadente appoggiata ai rami degli alberi o… ai fili della luce!
Tendenza Blu Klein, il colore d’artista
Il suo creatore lo definiva essenziale, potenziale, spaziale, vitale, incommensurabile. Scopri in quanti modi si declina l'International Klein Blue
Creato dal’artista francese Yves Klein nel 1957, poi registrato come ‘International Klein Blue’ (IKB)... Il suo creatore lo definiva essenziale, potenziale, spaziale, vitale, incommensurabile. Non a caso è il blu preferito dagli architetti e i designer lo scelgono per dare forza al prodotto. È potente sul letto con la testata scenografica, sul tavolo in vetro, sui pezzi iconici. Una tonalità profonda, da scegliere e da dosare per l’intensità che dona a ciò su cui si posa.
1. ll letto Stone ha la testata in legno rivestita con gomma e tessuto [Noctis, cm 160x200].
2. Flowerpot, l’iconica sospensione disegnata nel 1968 da Verner Panton, qui con un nuovo pattern ispirato agli Anni ’70 [&Tradition, ø cm 37x27h].
3. Sottopentola Grid, in grès lucido [&Klevering, cm 19x19].
4. Un tubo di metallo colorato e un diffusore in vetro opalino per Hanging lamp N. 2, design Muller Van Severen [Valerie Object, cm 25x180h].
5. Manico extra large per la tazza Donut in ceramica [Petite Friture].
6. La sedia Beluga, venduta in kit da montare, è in plastica riciclata, in 8 colori che puoi anche mixare [Polimair].
7. Tavolo da pranzo Anouk, in vetro colorato trasparente [Westwing, cm 120x75h].
8. Bold, in materiale espanso rivestito in tessuto, design Big-Game [Moustache, cm 39x53x77,5h].
9. Della coll. L’ora del tè il vaso per confetture in vetro soffiato handmade [Casarialto, ø cm 8x14h].
10. Vaso a colonna coll. Torsi, di Objects of Common Interest per [Bitossi Ceramiche, ø cm 15x30h].
11. Blue Brush, opera di Arnaud Pfeffer stampata su cartoncino, in tre misure [Paper Collective, da cm 30x40].
12. Lampada-icona di Jean Prouvé in versione più piccola, Petite Potence, girevole in acciaio [Vitra, cm 104x30h].
13. Wiggle, vassoio/centrotavola in Dolomite [&Klevering da Rinascente, ø cm 32x6h].
14. Papavero blu dell’Himalaya [Promesse de Fleurs, il vasetto da cm 9].
15. Si ispira ai flaconi di vetro soffiato di Murano il vaso Venezia, in porcellana opaca, handmade [Jonathan Adler, cm 13x17,5h].
16. Poltrona della capsule collection Yuzu, design Claesson Koivisto Rune [Arflex, cm 84x84x65h].
17. Panca Bench, in mdf colorato con profilo naturale, in 7 colori e 2 misure [HKliving, cm 220x40x45h].
18. Tappeto Bleu Palmier, taftato a mano in lana nella regione di Aubusson dalla famosa Maison specializzata in arazzi [Pinton, cm 165x250].
19. Pouf modulare Arkad di Note Design Studio [Zilio A&C, cm 55x55x45h].
20. Plot si ispira alle forme del Brutalismo [Klevering, cm 40x45].
testi di Deborah Piana Agostinetti
Arriva ‘A Cena con il colore’: la gara di mise en place in piazza
La settima edizione dell'evento open air si terrà il 19 giugno a Sassuolo (Modena). In gara tavole colorate ed eclettiche, preparate dai partecipanti. E in palette con il loro outfit! Ecco come iscriversi
Immaginate una piazza che si trasforma in una grande tavola a cielo aperto, dove ogni dettaglio – dalla tovaglia all’outfit, dai piatti alle decorazioni – è coordinato con una precisa sfumatura.
Giovedì 19 giugno, nella cornice di Piazza Garibaldi a Sassuolo (MO), torna A Cena con il Colore, l’appuntamento ideato da Ceramicolor – Federchimica, in collaborazione con il progetto editoriale Thesignofcolor. Un’occasione per vivere la città attraverso una cena all’insegna dell’armonia cromatica, dell’arte di decorare e della condivisione.
Giunto alla settima edizione, l’evento è diventato un punto di riferimento per chi ama esprimere la propria creatività anche nella mise en place. Più di 400 persone si ritrovano ogni anno per trasformare il centro storico in una tavolozza urbana, dove ogni tavolo è un microcosmo di stile, gusto e colore.
La formula è semplice: ogni tavolata (massimo sei persone) riceve un colore assegnato tra blu, giallo, rosso, verde, viola, azzurro o arancione. I partecipanti portano l'occorrente da casa: stoviglie, cibo, bevande, tovaglie, centrotavola, segnaposto, candele, fiori… tutto rigorosamente in palette. Anche l’abbigliamento deve essere in tinta, per un effetto scenografico di grande impatto.
L’obiettivo? Valorizzare la cultura del colore e il suo ruolo nell’industria ceramica, ma anche nel design d’interni, nell’allestimento e nell’arredo contemporaneo.
A condurre la serata sarà Carlotta Savorelli, speaker radiofonica e volto televisivo; a giudicare la gara il visual designer FM_Visualdesigner e la chef e formatrice Carlotta Lolli. Due le categorie in gara: Creatività per la miglior mise en place, outfit e stile decorativo; Food per l’originalità e qualità delle pietanze portate da casa.
Ai tavoli vincitori andrà un premio a sorpresa, svelato solo durante l’evento. Un incentivo in più per dare il meglio di sé tra tessuti, materiali, accostamenti cromatici e ricette creative.
“A Cena con il Colore” fa parte del più ampio progetto Thesignofcolor, nato nel 2016 come blog e oggi evoluto in un magazine digitale con contenuti che esplorano il colore attraverso arte, cibo, ceramica, comunicazione visiva, design e creatività.
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione tramite il link: https://thesignofcolor.com/a-cena-con-il-colore-2025/ o contattando il numero 328 5755732.
Giugno 2025: vota la casa del mese
Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Giugno!
Rinnovare! – 6ª Digital Week CasaFacile
“Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi” diceva Mandela. E se oggi iniziassimo dalla casa? Questa settimana la dedichiamo a tutte le declinazioni della parola ‘rinnovare’, dalla ristrutturazione radicale al restyling più leggero: perfino il più piccolo twist nello stile dà subito i suoi frutti, ma ci proietta anche nel futuro...
COSA SONO LE DIGITAL WEEK?
Quattro settimane all'anno dedicate a quattro diversi temi, tutte da vivere, scoprire, guardare e commentare sui social e sul sito di CasaFacile.DAL 16 AL 23 GIUGNO 2025: RINNOVARE!
Una settimana per RINNOVARE la vita (e la casa) C’è chi non vede l’ora e chi invece mal sopporta i cambiamenti: indovina a quale gruppo appartiene la community di CasaFacile? Pronti, via!COSA TROVERAI SUI SOCIAL DI CASAFACILE?
Soluzioni smart, progetti da copiare, prodotti selezionati per te e raccontati dal team di digital creator di CasaFacile. Ogni giorno su Instagram ti proporremo stories e reel per conoscere meglio tante novità a disposizione, sfatare vecchi miti e aiutarti a fare le scelte giuste per rinnovare i tuoi piccoli o grandi spazi.- Chi è ancora convinto che le mansarde siano energivore o soffocanti deve guardare il reel di @gucki.it che con VELUX racconta una casa ‘a cielo aperto’.
- La tinta di stucchi e sigillanti può fare la differenza in un restyling: hai mai pensato alle fughe colorate? Scopri l’esistenza di un nuovo mondo con @la_nico_c e KERAKOLL nelle stories.
- Mentre @ilpampano gioca con le moodboard, @buonbrunch si scopre devoto alla comodità del topper: cosa combineranno insieme a PERDORMIRE?
- La bimba va a scuola e ha proprio bisogno di una nuova cameretta: mamma @dillidalliblog ci racconta il suo prima&dopo con NIDI.
- Passante o a muro? Qual è la libreria dei tuoi sogni? @ilpampano ti aiuta con progetti e styling insieme a RIFLESSI.
- Se pensi ai fancoil immagini polvere e rumore? Segui @homedecordetails con CORDIVARI DESIGN per scoprirli eleganti, colorati, silenziosi e sostenibili.
- La porta blindata è il biglietto da visita della casa: @ilpampano l’ha trovata bella, hi-tech e soft budget con DIERRE.
- Sai quali sono le cinque domande fondamentali da farti prima di scegliere un divano relax? @basilgreenpencil ti guida all’acquisto perfetto con DIVANI.STORE.
E NELLE STORIES TROVERAI TANTI ALTRI SPUNTI PER LA TUA CASA!
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CasaFacile di Giugno 2025: l’editoriale della direttrice
Un giornale di arredo non è semplicemente un giornale, ma un luogo in cui riconoscersi... Ti aspettiamo in edicola!
Bastava mettere due sedie di spalle e posare una tovaglia sugli schienali, per costruirsi un rifugio; bastava strisciare sotto il letto, infilarsi nella nicchia accanto all’armadio; bastava accucciarsi dietro una poltrona, tra la finestra e la tenda o dentro uno scatolone rovesciato... Da bambini il grande spazio della casa conteneva infiniti altri spazi possibili che ci si svelavano con facilità: bastava aver voglia di giocare o seguire quell’impulso, che ogni tanto prende, a nascondersi.
Crescendo, la nostra idea dello spazio si è irrigidita, ha iniziato a correre lungo i perimetri delle stanze facendoci credere che gli ambienti si generino costruendo muri. Così se abbiamo bisogno di stare soli dobbiamo chiudere una porta, se abbiamo desiderio di un piccolo rifugio pensiamo di doverlo cercare in case diverse dalla nostra. Eppure c’è un modo per ritagliare spazi nello spazio anche quando si è grandi, senza doversi infilare sotto un tavolo: usare la luce.
Me ne sono accorta quando una lampada ricaricabile mi ha indotta a disegnare di sera tenendo accesa solo lei nel buio del soggiorno: il suo cono illuminato ha la stessa magia della tenda di stoffa in cui mi rifugiavo a giocare nella mia cameretta.
Poi è arrivata l’abitudine di fare la doccia prima di coricarmi accendendo solo una candela, e anche lì è stato come scoprire un bagno nuovo con la fiamma che trasforma i confini geometrici delle pareti in un ambiente simile a una bolla (o, per chi se le ricorda, alle camere dei Barbapapà!). Le luci giuste sanno sempre ricavare stanze nelle stanze: pensate all’angolo lettura – una seduta e una lampada – che diventa porzione del soggiorno o di una camera da letto.
Anche la luce naturale è un ottimo architetto di spazi. Penso ai sottotetti che diventano case aprendo finestre in falda. Ma penso anche alle tende, leggere per velare e scure per schermare: pieno sole se si vuole studiare, disegnare, cucinare, luce morbida per rilassarsi, chiacchierare, meditare; modulare l’illuminazione permette di costruire infiniti rifugi dentro casa, come con le spalliere delle sedie e la tovaglia nei giochi da bambini. Perché è la luce, più dei muri, a disegnare il mondo che abitiamo.
Francesca Magni, direttrice
Home staging: un servizio e un mestiere da conoscere
È una tecnica di marketing che ha 50 anni ma in tanti ancora non sanno di cosa si tratti e non sanno di averne bisogno. Per vendere o per affittare una casa. Oppure come svolta professionale. Ecco cosa fa l’home stager, come diventarlo e le testimonianze di chi ne ha fatto l'attività della vita
Nato in America negli Anni ’70 e utilizzato in tutto il mondo, l’home staging è una tecnica di marketing immobiliare che si sta diffondendo anche in Italia. È un allestimento temporaneo che viene ‘messo in scena’ per valorizzare e presentare al meglio una casa, con un intervento mirato sull’aspetto estetico e funzionale degli spazi. L’obiettivo è preparare l’immobile per il mercato, dargli un look specifico, aumentare il numero di visite e ridurre i tempi di trattativa.
COME FUNZIONA
Non è una ristrutturazione né un progetto di interior design: l’home stager professionista cura l’immobile soltanto per il periodo della vendita o dell’affitto e punta a ‘stimolare’ l’immaginazione del cliente con dettagli emozionali. Se la casa è vuota la allestisce con un mix di mobili veri e di cartone 3D per aiutare a visualizzare gli ingombri, aggiunge accessori, luci e tessuti; se è già arredata interviene con un decluttering, per svuotare ed eliminare oggetti personali. Se la casa è buia punterà a creare un ambiente più luminoso. Non ultimo, l’home staging è una strategia di comunicazione visual: tramite un servizio video o fotografico professionale rende l’immobile attrattivo anche per i clienti online.
A CHI PUÒ ESSERE UTILE
Il servizio è richiesto dalle agenzie immobiliari, dai property manager, dai costruttori e dai privati. Secondo i dati delle associazioni professionali*, dopo un intervento di home staging il 93% degli immobili viene venduto con un tempo di permanenza sul mercato di 35 giorni contro i 174 classici. Lo sconto in fase di trattativa è del 3% rispetto al 7,8% che si ha di media. Per gli affitti brevi si ottiene una prima prenotazione dopo 4 giorni, con un tasso di occupazione dell’immobile del 50% e un aumento del prezzo di locazione del 25%. (*Ricerca nazionale su dati 2023 realizzata dalle due Associazioni di categoria professionale italiane APHSI e HS Lovers e Report EAHSP 2025).
PERCHÉ FARLO
Quando si possiede un immobile sul mercato da mesi e non si riesce a vendere, perché datato o arredato in maniera troppo personale. Quando la casa è vuota e risulta spoglia e fredda. Se si ricevono offerte troppo basse e si vuole massimizzarne il valore, senza accettare eccessivi ribassi. Se si vuole incrementare il numero di visite sui portali web. Va detto che l’home staging è un servizio poco conosciuto dai proprietari, viene usato soprattutto dalle agenzie immobiliari; il settore che lo sta chiedendo sempre di più è quello turistico e dell’hospitality, dove l’home stage fa attività di redesign.
QUANTO COSTA
Non esiste un tariffario ufficiale e ogni home stager può proporre un proprio preventivo in base agli interventi, al progetto, alla metratura e categoria dell’immobile, alla sua esperienza.
COME DIVENTARE HOME STAGER
Ci vuole passione, certo. Ma per fare dell’home staging una professione servono competenze di marketing, di comunicazione, di styling e di fotografia. In Italia è un’attività in crescita ma ancora di nicchia con una stima di circa 1.000 - 1.500 addetti. Spesso gli home stager vengono confusi con gli arredatori d’interni ma il percorso formativo è diverso: non esiste un albo però ci sono due associazioni di categoria riconosciute dal Mimit, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, (APHSI e HS Lovers) che rilasciano attestati di qualità.
CHI SONO LE HOME STAGER
«Il profilo è femminile, dai 40 anni in su. Molte sono già architetti o designer d’interni ma ci sono anche agenti immobiliari, ingegneri o operatori del mondo della pubblicità» spiega Laura Vimercati, presidente APHSI - Associazione Professionisti Home Staging Italia. «Non è necessario arrivare da un settore affine alla casa ma è richiesta una visione imprenditoriale, la capacità di fare un business plan, di pianificare, di proporsi ai clienti. Spesso si pensa che basti saper sistemare due cuscini e due candele: non è così. Le associazioni erogano ai propri associati crediti formativi a fronte di formazione e aggiornamento costanti per il rilascio annuale dell'attestato di qualità e qualificazione dei servizi, oltre a offrire un network a cui appoggiarsi».
CHE PERCORSO FARE
«In Italia l’home staging non richiede attestati ma frequentare un corso di formazione è la via per presentarsi al meglio sul mercato» spiega Fosca de Luca, fondatrice dell’Accademia Italiana Staging & Redesign. «Proponiamo percorsi in cui si imparano regole di styling, progettazione, allestimento. Insegniamo a effettuare un sopralluogo, a capire le volumetrie, a redigere un preventivo, a studiare il target e il profilo del cliente. Diamo elementi di psicologia di marketing, di analisi del mercato, di normativa fiscale...». Il costo dei corsi in Italia è variabile, dai 1.400 euro in su.
SU COSA BISOGNA INVESTIRE
«Al primo incarico bisogna comprare tutto: è un investimento che rientrerà dopo circa 3 commesse» avvisa Arianna Guanziroli, titolare di Aria di Casa Home Staging. «Devi anche avere lo spazio per stoccare i materiali, i mobili veri o di cartone, gli accessori, i tessili, le lampade, insomma l’allestimento completo». «Poi c’è l’attrezzatura fotografica, la gestione della contabilità, la logistica: si fanno veri traslochi!» aggiunge Sara Bortoluzzi, home stager a Bologna. «A volte devi appoggiarti ad artigiani per piccole riparazioni, per le pulizie. Ma il ritorno, se sei ben organizzata, c’è».
COME FARSI NOTARE
«Siamo partite nel 2013 e oggi i nostri clienti sono principalmente le agenzie immobiliari che già ci hanno apprezzato: il passaparola funziona bene, ma all’inizio bisogna farsi conoscere e crederci» consiglia Susanna Giacomini, titolare insieme a Laura Giannini di Boîte Maison. «Alcuni anni fa abbiamo incontrato Barb Schwarz, l’inventrice americana dell’home staging: alla mia domanda su come far apprezzare meglio il valore del nostro servizio ha risposto “Mettiti il cuore in pace, io ci ho messo 10 anni a farmi capire!”. Insomma, il portafoglio clienti va costruito e gestito nel tempo, senza pensare di avere subito un ritorno».
LE TESTIMONIANZE DELLE HOME STAGER
ARIANNA GUANZIROLI, titolare di Aria Di Casa Home Staging di Alzate Brianza (Como)
«Ho lavorato per 12 anni in un'agenzia immobiliare e mi occupavo anche di curare la pubblicità sul sito. Mi ‘bruciava’ sempre vedere che delle bellissime case venivano fotografate male e si presentavano peggio: un giorno però una home stager ha telefonato in agenzia per offrire il suo servizio e grazie a lei mi sono illuminata! Ho trovato una scuola di home staging a Milano (era il 2016) e ho iniziato a sperimentarlo sulle case che l’agenzia aveva in listino.
Sono andata avanti così per un periodo, lavorando anche il sabato e la domenica, ma quando ho compiuto 40 anni e le mie figlie sono diventate un po’ più grandi mi sono detta: o mi lancio adesso nella libera professione o mai più. E mi sono licenziata, continuando a proporre le opportunità dell’home staging anche ad altre agenzie perché era il mio settore, conoscevo già il linguaggio e avevo molti contatti. Ma si può collaborare anche con investitori immobiliari, costruttori e oggi con gestori di case vacanze. Io, per esempio, lavoro nella zona del lago di Como che negli ultimi 5 anni ha avuto un grande sviluppo turistico e sono venuta in contatto con diversi property manager.
La mia storia è sicuramente quella di tante donne che vogliono reinventarsi dopo la maternità, che cercano un lavoro flessibile e creativo. Ma è necessaria una buona formazione iniziale, essere ben organizzati e avere un occhio fotografico, perché oggi la casa viene prima vista sui portali immobiliari e poi viene visitata. Bisogna essere abili nell’allestimento, nello styling, nella fotografia e ricordarsi che si sta facendo un’attività di marketing.
Il lato oscuro di questa professione è proprio essere viste come ‘donne annoiate che mettono due cuscini e due candele e tutto diventa bello’, in realtà ci sono sempre studio e preparazione dietro un allestimento.
I costi del servizio dipendono dalla qualità del materiale, se è incluso il servizio fotografico, se si sta lavorando su un immobile a Milano o in provincia, ognuna ha un suo tariffario. Posso dire che se si lavora con serietà, impegno e non con l'idea di fare un hobby è una professione con cui si può vivere abbastanza bene. Dipende anche dalla struttura che si ha o si vuole avere: ci sono home stager che fanno anche 15 allestimenti di appartamenti vuoti in un mese e contano su molti collaboratori, su un magazzino grande, su una logistica ben organizzata. Io ho scelto la mia ‘misura’: ho in magazzino lo staging per 5 appartamenti.
Il buon senso dice di cominciare al primo incarico comprando tutta la prima attrezzatura: si rientrerà dell’investimento al terzo utilizzo e ne servirà magari poi un’altra per gestire lavori in contemporanea. Poi andrà rinnovato perché cambiano le tendenze, i materiali si usurano, ci si stufa stufa di vedere le stesse foto sui social… Tra colleghe facciamo spesso mercatini di scambi, utili sia a chi deve avviare un magazzino a costi contenuti sia a chi deve rinfrescare la sua attrezzatura».
LAURA VIMERCATI, presidente APHSI - Associazione Professionisti Home Staging Italia di Milano e Co-founder di Home Staging Training Lab
«Faccio home staging da 15 anni e posso dire che tutto sta cambiando molto velocemente: quando ho iniziato io c’era solo materiale americano, libri che parlavano di Barb Schwarz, la fondatrice del metodo. Eravamo delle sperimentatrici. Da disciplina perfettamente sconosciuta siamo passati a pratica molto inflazionata, così oggi spesso mi ritrovo a dire cosa non è l’home staging perché è molto travisato.
Vengo dal mondo dell'alta decorazione d’interni per progetti tailor made, ho lavorato in una società internazionale poi per un'agenzia immobiliare: l’impatto dal mondo del lusso a quello delle case da vendere è stato forte, e lì mi sono chiesta quale poteva essere il modo per presentarle meglio. La risposta è arrivata da Barb Schwarz: le ho scritto e grazie al suo mentoring e a un corso di preparazione ho deciso di fondare insieme ad altre colleghe l’associazione AHSPI, mosse dalla consapevolezza che l’home staging è uno strumento potentissimo nel settore immobiliare e che occorre sia divulgarlo sia riconoscerlo a livello professionale. È un mestiere e non un hobby, è una libera professione dove si entra in un mercato altamente competitivo e bisogna arrivarci con una formazione strutturata, senza mai smettere di approfondire e aggiornarsi.
Il profilo dei nostri associati è femminile, è entrato adesso anche un property manager 30enne ma la maggioranza sono architetti donne, interior designer, agenti immobiliari tra i 40 e i 50 anni che desiderano acquisire nuove competenze ed esplorare nuovi mercati.
APHSI seleziona molto i nuovi ingressi, mettendo alcuni paletti. Per associarti devi aver fatto un corso di formazione o impegnarti a farlo entro 6 mesi, chi entra come junior può fare il suo percorso per diventare ‘pro’. Non è una professione regolamentata da un albo, né assimilabile a quella dell'architetto, non è necessario fare un corso per dirsi home stager ma la legge 4 del 2013 dà la possibilità alle professioni non organizzate in albi o ordini di poter essere iscritte a un registro attraverso associazioni che le rappresentano, in modo da poter avere un riconoscimento, non giuridico.
Quanto si guadagna? Per fatturare tanto dipende dal tuo posizionamento, io per esempio lavoro nel luxury da 15 anni e ho un potere contrattuale diverso da chi esce adesso da un corso, come un libero professionista qualsiasi. Ho un magazzino di 300 mq dove tutto è catalogato e dove si svolgono i corsi di TRAINING LAB, le giornate pratiche di allestimento, styling e fotografia, durante le quali insegno come nasce un progetto, le regole dello styling, come si impostano i set da fotografare, come lavorare in modo ottimale con il fotografo, come selezionare i props di scena più idonei, fino alla gestione del magazzino e della logistica.
I costi? La quota associativa è di 200 euro all’anno, il nostro corso di formazione costa 1.497 euro. Come associazione forniamo a chi si iscrive formazione costante con incontri mensili, la contrattualistica per lavorare, il tutoring, le lettere d’incarico, le convenzioni con assicurazioni, fiscalisti, avvocati. Oltre al certificato di qualità che puoi allegare alla tua presentazione».
ALESSANDRA CRIPPA, titolare di Decoé Home Staging di Madrid (Spagna)
«A 25 anni ho lasciato l’Italia per lavorare sulle navi da crociera e girare il mondo. Quando ho scoperto di essere incinta io e il mio compagno abbiamo deciso di fermarci e di cercare un luogo simile a quelli vissuti durante i nostri viaggi, senza inverni. Destinazione: Canarie. Qui è nata la nostra seconda figlia e abbiamo comprato casa.
Con l'arrivo della pandemia tutto è rallentato ma per me è stato un momento prezioso: ho seguito corsi di crescita personale e ho scoperto la gioia di trasformare gli spazi, donando loro nuova vita, armonia e luce. Mi sono quindi iscritta a un corso online di Interiorismo y Diseño Técnico, che mi ha fornito tutte le competenze necessarie, dal disegno tecnico i rendering in 3D. Non è essenziale per essere home stager, ma per me, amante della precisione, è fondamentale per comprendere lo spazio e scegliere mobili con le proporzioni perfette.
Poco dopo ci siamo trasferiti a Madrid, lasciando la nostra casa di Fuerteventura, trasformata con successo in casa vacanze, il mio primo progetto dell’anima. L’arrivo a Madrid è stato un bel salto. Passare da un’isola senza inverni e senza semafori a una capitale con sciarpa e cappotto che viaggia in quinta è stato forte, ma ce l’abbiamo fatta! Nel 2024 è nata Decoé Home Staging e oggi lavoro con agenzie, investitori e privati, occupandomi di ogni tipo di casa, da quelle usate a nuove costruzioni o ristrutturate.
In Spagna l’home staging cresce sempre di piú (soprattutto nelle città) mentre in Italia, quando racconto cosa faccio, amici e parenti mi guardano ancora sorpresi… Voglio credere che sia solo un’eccezione! Secondo la AHSE (Asociación de Home Staging de España), il 75% delle case preparate con home staging si vende in meno di 90 giorni con un aumento del valore fino al 20%. Le mie quasi sempre nella prima settimana.
Il mio segreto? Lavorare con passione, non solo per incassare. La vera felicità per me è ridare dignità agli spazi, farli brillare, aggiungere quel tocco di colore e quel dettaglio strategico che fa la differenza, e poi ricevere quei messaggi che scaldano il cuore: “Ale, la casa è già venduta, e senza sconti!” ¡Olé! Quando ami davvero ciò che fai, i risultati vanno ben oltre i numeri. Questa mia passione autentica si trasforma in vera e propria energia che si riflette nella casa. E la casa in un attimo, vola via!».
SARA BORTOLUZZI, Home staging & Photography a Bologna
«Ho lavorato per 20 anni nel settore della meccanica legata al packaging, come project manager. Ho un Master in Economia e ho studiato Scienze internazionali, ma a un certo punto della vita ho avuto bisogno di cambiare, di recuperare le passioni che mi avevano animata da ragazza e alle quali avrei voluto agganciare dei percorsi di studi legati all'architettura e alla fotografia.
Sono di Treviso, ho frequentato l'università a Forlì poi mi sono trasferita a Bologna: è qui che ho seguito un corso di home staging per imparare le tecniche professionali e avviare la mia attività. Non mi sono licenziata all’improvviso: ho frequentato il corso mentre lavoravo ancora nella mia azienda, c'è stato un periodo di sovrapposizione e poi sono uscita in modo concordato.
Ho iniziato a lavorare a tempo pieno come home stager quando mi sono sentita pronta sotto ogni aspetto: organizzativo, commerciale, logistico e comunicativo. Bisogna ricordare che questa è un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti. E non è legata al gusto personale di chi interviene: l’obiettivo dell’home staging è spiegare gli spazi attraverso un processo visuale ed emotivo, per poi arrivare a cercare di vendere al meglio l'immobile in base al target di riferimento.
Per i primi allestimenti acquisti tutto il materiale, devi avere un magazzino (io ne ho 3) e cercare una tua 'nicchia': c'è concorrenza, è vero, ma c'è ancora spazio per chi vuole lanciarsi nel settore. Io per esempio non seguo il lusso, lavoro in modo indipendente ma mi appoggio a collaboratori per il trasporto, per piccole attività artigianali come tinteggiatura, impianti elettrici, pulizie. Lo studio e l'allestimento li seguo in prima persona perché voglio avere la responsabilità del progetto, così come ho un database gestionale per essere sempre superorganizzata. I miei trascorsi da commerciale sono stati molto utili!
Il mio primo lavoro da home stager è stato un appartamento privato dove ho messo in pratica quanto appreso al corso: lì ho capito che poteva essere un'attività vera e propria. Si comincia sempre con il giro dei propri conoscenti, poi si contattano gli agenti immobiliari per proporsi e si cerca così di crearsi la propria clientela».
SUSANNA GIACOMINI, titolare con Laura Giannini di Boîte Maison di Varese
«Ho cominciato a occuparmi di home staging 12 anni fa. Avevo un'agenzia di comunicazione, la mia socia Laura lavorava con me e la nostra formazione è stata importante perché eravamo già abituate a vedere la casa come un prodotto da vendere.
Nel nostro mestiere a volte devi allestire una casa vuota, altre devi fare ‘decluttering’ di un appartamento ancora troppo vissuto e personalizzato, poi c'è la casa che deve essere affittata. Raramente incontriamo i proprietari: lavoriamo con agenzie immobiliari e property manager. A loro diciamo sempre che l’home staging non può nascondere i difetti e non ti fa vendere a un prezzo superiore, piuttosto ti aiuta a non farti chiedere uno sconto.
Come allestiamo? Dipende, mettiamo sempre il tavolo vero e le sedie, perché magari i clienti si siedono a trattare. Usiamo un divano di cartone rivestito con un tessuto anche se è capitato che qualche cliente ci si sedesse sopra e ce lo sfasciasse! A volte troviamo già la cucina e a volte magari una camera da letto. Il vantaggio dei mobili di cartone non è tanto il prezzo ma la logistica, perché si piegano e si mettono in auto. Una volta consigliavamo anche il materasso gonfiabile, adesso no perché poi si sgonfia, si rompe e magari lo devi buttare via. Le cucine di cartone poi sono bellissime, ci sembra di essere delle bambine che giocano con la casa delle bambole, anche i clienti sono spesso colpiti da quanto sembrino reali.
Io e Laura ci siamo divise le competenze, lei è più tecnica io mi occupo più dello styling: quando entro nell'appartamento ormai so già tutte le cose che ho e che porterò dai nostri due garage strapieni. All’inizio bisogna impegnarsi molto per cercare clienti, oggi ci chiamano agenzie con le quali abbiamo già lavorato e anche i costruttori.
Sono passati 15 anni da quando l’home staging è arrivato in Italia ma tra i privati il servizio non è ancora diffuso. I più propositivi sono i giovani agenti che magari investono in prima persona nell’home staging perché hanno capito che porterà benefici a trattativa: tra i nostri clienti, ce n’è uno che ci ha affidato 18 immobili».
FOSCA DE LUCA, fondatrice dell’Accademia Italiana Staging & Redesign di Bologna
«Oggi l'home staging vive una fase ‘evolutiva’: all'inizio era legato solo alle case da vendere, quindi con scenografie finte che si usavano solo per il periodo di vendita dell’immobile. Da diversi anni abbiamo trasferito queste competenze legate al marketing immobiliare anche al settore turistico e degli affitti brevi, dove si tratta più di un interior design vero e proprio, quindi anche la formazione è cambiata. Non si tratta più solo di avere competenze del mondo marketing e comunicazione, oggi la nostra Accademia forma il professionista che fa staging sia per la vendita sia per l'hospitality turistica o per le case per studenti o per gli affitti lunghi.
Le persone che si formano da noi cercano un'altra attività nella vita: abbiamo avvocati, medici, esperti di finanza, giornalisti con la passione per la casa e per l’interior design, architetti che si vogliono specializzare, tecnici del settore come agenti immobiliari e fotografi.
Io ho iniziato nel 2010 a occuparmi di home staging e l’Accademia è nata nel 2015: da allora ho formato circa 1.300 professionisti. Ho studiato comunicazione e marketing, sono stata agente immobiliare e ho lavorato nelle costruzioni per anni, poi ho coinvolto altri colleghi nell’idea di creare una scuola per chi voleva intraprendere questa attività.
I nostri corsi sono in formula mista, online in diretta streaming e con delle giornate in presenza. Chi oggi fa home staging a livello professionale sicuramente è passato da un corso di formazione perché è un'attività molto particolare che richiede competenze di styling, progettazione, allestimento. Insegniamo a effettuare un sopralluogo, a capire le volumetrie, a redigere un preventivo, a studiare il target e il profilo del cliente. Diamo elementi di psicologia applicata al marketing, di analisi del mercato, di normativa fiscale.
In Italia il grande scoglio da superare per far decollare il nostro settore è l’immobiliare. L'anno scorso ho fatto uno stage negli Stati Uniti: in America per gli agenti è normale preparare una casa prima di venderla, quindi è prassi contattare l’home stager e farlo pagare al proprietario. Da noi si comincia a cambiare mentalità ora grazie agli agenti più giovani e aggiornati sulle nuove regole di vendita, tra le quali anche l'home staging».
CasaFacile: il numero di Giugno 2025
È in uscita il nuovo numero di CasaFacile. Ecco cosa trovi al suo interno!
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SCUOLA DI STILE
Scelte inaspettate: rosa magnetico
♫ “Pink+ White” di Frank Ocean
Il bello di vivere in mansarda. Bagnati dal sole
♫ “It isn’t perfect but it might be” di Olivia Dean
Ambienti da riempire di vita: chic e funzionale
♫ “Out of the game” di Rufus Wainwright
FOCUS — RIFARE CASA
Ristrutturare e... sopravvivere alla burocrazia!
PRIMA & DOPO
Nuovi schemi abitativi: stanze in dialogo
IDEE E SOLUZIONI
- Relax all'aperto: gli arredi base (e le piante giuste)
- Scegliere la cucina
- Arredare con la graniglia gialla
- Home staging: un servizio e un mestiere da conoscere
DÉCOR E VERDE
- Elogio della linea curva, progetto morbido
- Vasi decorati... a matita!
- A tavola: con la tovaglia Vichy, in verde
- Ci vuole un fiore (anche in cucina!): la camomilla
- Allena il tuo pollice verde: misteriose Tillandsie
