Architetti & Designer

Architetti & Designer: Roberto Semprini

I progetti di Roberto Semprini presentano un forte legame con l’arte, a partire dal suo iconico divano Tatlin. Figura poliedrica, è designer, architetto, docente e anima del Festival del Barocco e Neobarocco di Ragusa Ibla, leggi la nostra intervista

Il suo stile fu definito a suo tempo ‘minimal warm’ ma in realtà Roberto Semprini è un uomo che sotto l’aplomb inglese cela ardenti passioni.

«Considero il design una disciplina umanistica, per il suo rapporto diretto con l’essere umano. Non si tratta solo di estetica o funzionalità, ma di porre l’uomo al centro del processo creativo».

D. Partiamo dal presente, e cioè dal Festival Barocco & Neobarocco di cui lei è fondatore e anima, che si è appena tenuto a Ragusa Ibla a giugno. Il Festival è alla sua sesta edizione: come è andata?
R. All'edizione 2026 del Festival sono stati invitati più di 40 ospiti fra giornalisti, artisti, architetti, designer. E lo stilista Antonio Marras come... ciliegina sulla torta! Il Festival ha un taglio multidisciplinare, con installazioni di architettura, arte, design, fotografia e moda capaci di reinterpretare lo stile Barocco nella contemporaneità. Questa rilettura dell’estetica seicentesca, avviene attraverso l'interpretazione del suo dna: il contrasto, la sperimentazione, l’iperdecorativismo, l'eccellenza, il lusso, la sorpresa, l'erotismo, la teatralità. A tal fine sono stati allestiti alcuni Palazzi Barocchi, classificati come Patrimonio Unesco, generalmente non visitabili per il grande pubblico. Le mostre sono state arricchite da interventi di personaggi della cultura provenienti da ambiti disciplinari diversi, sul tema del Festival. Barocco & Neobarocco anche quest’anno ha avuto un sottotitolo, Rinascita: il tempo dei materiali. Un focus sul tema della Rinascita dei centri storici, attraverso materiali tradizionali (vedi la pietra lavica e pietra pece) come nei nuovi materiali. Un concetto di Rinascita che è da collegarsi alla Rinascita della Val di Noto dopo il terremoto del 1693. Il Festival è sostenuto dal Comune di Ragusa e da sponsor privati, con il patrocinio dalla Fondazione Arch - Studi e Ricerche Architetti nel Mediterraneo e dall'Ordine degli Architetti di Ragusa. Da quest’anno è partito anche un patrocinio prestigioso, quello di Fondazione Italia Patria della Bellezza.

D. E ora andiamo agli inizi o quasi, cioè dalla sua adesione, a fine Anni '80, al Movimento Bolidista. Che esperienza è stata? E cosa le ha lasciato, come architetto e designer?
R. È stato fondamentale partecipare al Bolidismo, l’ultimo movimento di design italiano. Mi ha permesso di fare il passo importante, quello di passare dall’Università di Firenze al mondo del design milanese, dalla teoria alla pratica, sostenuto dal gruppo. È stato un periodo breve ma intenso nella frenetica Milano da bere della fine degli anni '80. Stare insieme, soprattutto agli inizi della propria carriera, sviluppa con naturalezza un confronto continuo sui progetti. Alcuni di questi compagni di viaggio sono poi diventati nel tempo fra i massimi protagonisti del design italiano, come Stefano Giovannoni e Massimo Iosa Ghini, solo per citarne un paio.

D. Il suo divano Tatlin per Edra è proprio di quegli anni... Sembra racchiudere in sé molte idee del Movimento Bolidista: il dinamismo, la ricerca di forme pure, un tocco futurista... Come è nato quel progetto?
R. Dall’ammirazione verso gli artisti audaci, sognatori, utopici, rivoluzionari. Vladimir Tatlin era uno di questi, progettò il monumento alla 3° Internazionale Socialista a forma di spirale, perché doveva rappresentare la crescita del popolo russo grazie alla rivoluzione bolscevica. Questo progetto doveva essere più alto della Torre Eiffel, in vetro e ferro, ma non fu mai realizzato, come non furono realizzate le utopie della rivoluzione russa. Il mio interesse per questo simbolo nasce da Vladimir Tatlin, ma anche da Mario Merz che diceva l’esatto opposto, la spirale è un segno in movimento verso il basso, verso il centro della Terra. Tornando al Barocco, per Gian lorenzo Bernini che anticipa di tre secoli Antoni Gaudì, la scultura deve partire dalla spirale della chiocciola.

D. Tatlin è sicuramente un'icona del design, ma non è l'unica tra i tanti progetti che ha disegnato nel corso di una carriera quarantennale. Quali altri suoi prodotti hanno segnato in qualche modo il suo cursus di product/industrial designer?
R. Sono prevalentemente quelli simbolici, ispirati alla natura o ad opere d’arte. A quei simboli che tutti amiamo, senza saperlo a livello inconscio. Potrei citare il tavolino Manta per Fiam, il divano Vulcano per Giovannetti, la doccia Leaf per Mastella design, ecc... Sono simboli condivisi, semplici, immediatamente riconoscibili. Se progettati e realizzati magistralmente possono travalicare il tempo e diventare dei classici.

D. Lei affianca alla sua professione anche quella di docente. Guardando quei futuri architetti e designer, quali sostanziali differenze vede rispetto a quelli della sua generazione?
R. Il design può essere definito una disciplina umanistica perché è in rapporto con l’uomo. Cambiando la società cambiano le nostre abitudini e i giovani, quelli con le antenne lunghe, sono i primi a captare i segnali di cambiamento. Sono più veloci, informati, curiosi e ambiziosi, ma li vedo anche un po' timorosi, come se avessero paura di sbagliare, chiedono certezze che non esistono. Spesso la narrazione nei loro progetti è poco profonda e anche abbastanza simile. Colpa dei social in cui tutto è perfetto e preconfezionato? Ogni tanto è meglio fermarsi e leggere un libro su uno scoglio o semplicemente guardare il mare e le nuvole.

D. E per lei, da studente, quali erano i Maestri, i punti di riferimento tra i designer e gli architetti?
R. Ho studiato architettura a Firenze e il punto di riferimento per tutti noi giovani bolidisti e futuri designer era il docente di Architettura d’Interni, Remo Buti. Un architetto in fondo non molto conosciuto, proveniente dal Radical Design, con una grande sensibilità estetica. A livello internazionale invece erano i Maestri dell’architettura organica come Tapio Wirkkala, Alvar Aalto, Luigi Colani. Poi al di fuori della Facoltà era la città di Firenze, con la sua architettura e le opere dei Maestri rinascimentali come Michelangelo, Raffaello, Donatello, Botticelli...

D. In molti suoi lavori c'è un evidente richiamo all'arte, come nella madia Fontana che ha presentato quest'anno. Quello per l'arte è un istinto, una passione… come si esplicita nella sua vita?
R. In realtà avrei voluto fare l’artista, ma quando ho scoperto il mondo affascinante del design d’autore, con personaggi come Gaetano Pesce, Alessandro Mendini ed Ettore Sottsass, ho cambiato idea. Un giorno Ettore Sottsass mi disse che il suo lavoro non era altro che un’interpretazione del mondo dell’arte, ecco questa frase divenne il mio mantra.

D. Ci racconta com’è la sua casa? Una ventina d’anni fa fu scelta da AD tra le più belle case al mondo per il suo stile ‘minimal warm’. È cambiata in questi anni?
R. È più vissuta e umanizzata grazie all’arrivo dei figli, quindi meno manifesto da ammirare e non toccare... Le sue caratteristiche principali sono rimaste, come la tantissima luce – è un attico con una grande vetrata – i pochi oggetti di design, prevalentemente quelli esposti nelle mie mostre, parquet wengé a terra trattato a olio e pareti bianche sulle quali campeggiano pochi quadri, due specchiere del '600, qualche fotografia. Poi c’è il camino, che è il pezzo forte della casa: campeggia al centro di un grande living ed è la sintesi di un viso con due sculture in ceramica illuminate come fossero due grandi occhi e dalla bocca arde un fuoco sempre acceso... naturalmente solo in inverno!

D. E il suo stile come designer e architetto come si è modificato in questi anni?
R. È sempre lo stesso stile, quello che si definisce come new organic design: la curva al posto della retta, la spirale al posto dello spigolo, la forma fluida che si estende nell’oggetto con un leggero ed elegante movimento. Piuttosto ha cambiato scala, con gli allestimenti e l’organizzazione di mostre in Italia e all’estero, ma soprattutto in Brera durante la Milano Design Week. Ma a dire il vero ora preferisco il Festival Barocco & Neobarocco a Ibla, c’è molta meno confusione!

A cura di Claudio Malaguti

Icone del design

Icone del design: la chaise-longue P40

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

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La chaise longue P40 è la poltrona reclinabile più famosa del design. Scopriamo insieme la storia e le curiosità di questa 'macchina per riposare' disegnata da Osvaldo Borsani nel 1955

Designer: Osvaldo Borsani (Varedo 1911-Milano 1985)
Produttore: Tecno
Progettata nel: 1955
Idea: una poltrona con movimenti meccanici che permette varie posizioni, per il massimo comfort.
Materiali: struttura metallica, base in metallo verniciato, rivestimento in tessuto o pelle, sfoderabile.
Segni particolari: i dettagli in metallo e il meccanismo a vista esplicitano il carattere tecnico della seduta.

La chaise-longue è stata una tipologia di arredo molto amata dal Movimento Moderno sviluppatosi tra le due Guerre Mondiali. Osvaldo Borsani innova e reinterpreta la ‘machine à repos’ – la macchina per riposare, come la definì Le Corbusier – trasformandola con approccio ingegneristico: le toglie ogni rigidità, le dà dimensioni più ridotte e un comodo sistema d’inclinazione a ventaglio.
Il suo segreto si cela in un giunto studiato e brevettato da Borsani: un meccanismo unico che offre la possibilità di un’ampia varietà di inclinazioni regolabili di schienale e seduta, fino alla completa chiusura. Un arredo appropriato per ogni momento della giornata grazie a una manopola: da poltrona a chaise-longue in un tac!
Perfettamente milanese e adatta al nuovo vivere dell’epoca di Borsani (come della nostra). La sua velocità nel cambiare posizione ne fa un arredo camaleontico negli interni domestici come negli uffici, dove in un gesto si passa dal relax all’operosità.
Non a caso è entrata subito nelle collezioni di design dei più importanti musei del mondo.

La Tecno venne fondata nel 1953 proprio da Osvaldo Borsani e dal fratello gemello Fulgenzio. Fin dall’inizio la loro attenzione fu rivolta a una produzione innovativa e di qualità che ha saputo fondere artigianato e industria, con mobili che combinavano bellezza formale, funzionalità ed ergonomia.

A cura di Alessandra Barlassina - gucki.it

Piante da appartamento

Aglaonema: la pianta da interno facile da coltivare e decorativa

Alice Delgrosso Alice Delgrosso

Se cerchi una pianta bella, affidabile e ‘zen’, l’Aglaonema è il piccolo capolavoro che fa per te. Foglie decorative, crescita lenta e una tolleranza rara agli ambienti di casa... È la classica ‘pianta del buio’, perfetta anche dove arriva poca luce

Bella, resistente e facile da curare, l’Aglaonema è una pianta da interno ideale anche per chi non ha il pollice verde. Cresce lentamente, conquista con le sue foglie decorative e si adatta bene agli ambienti di casa, anche quando la luce naturale non è abbondante. PROVENIENZA: Originaria delle foreste tropicali del Sud-Est asiatico, in natura vive sotto la chioma degli alberi, con luce filtrata e umidità costante. In appartamento dà il meglio in condizioni stabili, senza eccessi. In Cina è considerata una pianta portafortuna, legata a prosperità e abbondanza (viene spesso regalata nelle occasioni speciali). POSIZIONE: Ama la luce indiretta, se abbastanza intensa: così ti darà foglie più compatte e colori più decisi. Con meno luce tende a perdere un po’ di variegatura e cresce più lentamente. Evita il sole diretto: può bruciare le foglie. Tienila a 1–2 metri da una finestra luminosa, oppure vicino a una finestra con una tenda leggera. ACQUA: Come sempre, meglio poca che troppa. Annaffia quando i primi cm di terriccio sono asciutti e svuota sempre il sottovaso. In inverno rallenta e aspetta un po’ di più. Falla felice con acqua a temperatura ambiente e se puoi raccogli quella piovana. Ama l’umidità, ma non è capricciosa: se l’aria è secca, appoggiala su un sottovaso con argilla espansa bagnata. TERRICCIO: Vuole un substrato drenante e arioso. Ottima base: terriccio universale con perlite (o pomice) e un po’ di corteccia fine. Così l’acqua passa e le radici respirano. Rinvasa in primavera solo quando il vaso ha tante radici: non ama i ‘traslochi’ troppo frequenti. FIORITURA: Non è il suo punto di forza, ma può fiorire anche in casa: produce infiorescenze discrete, simili a piccole calle. A volte, dopo, compaiono bacche rosse o gialle: dettagli sorprendenti per una pianta ‘da foglie’! Se non è molto rigogliosa, taglia i fiori per concentrare l’energia sulle foglie, super scenografiche. VARIETÀ:  Esistono molte specie e selezioni (si parla di decine), con fogliame che va dal verde profondo all’argento, fino a sfumature rosate e rosso intenso. In generale, le varietà più colorate preferiscono un po’ più luce (sempre indiretta) per mantenere la variegatura. Tra le più amate ci sono la ‘Pictum Tricolor’ (dal disegno mimetico), la ‘Siam Aurora’ e la ‘Red Anjamani’ per chi ama i toni rosso-rosa, e la ‘Silver Bay’ per un effetto elegante e luminoso. STILE: Risalta ‘raggruppata’ più che da sola: le varietà colorate catturano lo sguardo. In un gruppo di piante da foglia, è il perfetto esemplare da compagnia: tiene insieme la scena e la rende interessante. A cura di Alice Delgrosso - igiardinidiellis.it

City guide CasaFacile: alla scoperta di Matera

Cartoline da... Matera! Con le @amiche_in_tournee, un gruppo di lettrici e digital creator che si sono conosciute sul profilo IG di CasaFacile, continuiamo il giro d’Italia a caccia di cose belle. Questo mese Maria Cristina ci accompagna nella città dei Sassi

A Matera il tempo non passa, si appoggia sulle pietre, si sente dire spesso a proposito di questa città unica al mondo... Matera, essenziale e profonda, non è un luogo che si visita: si sente.
All’inizio quasi non la capisci, poi ti fermi, guardi meglio... e cambia tutto.
Le case scavate nella roccia, le scale, il silenzio che si appoggia addosso. Qui non c’è niente di costruito per piacere e proprio in questa peculiarità risiede il suo fascino più grande.
Matera è una città lenta, fatta per chi sa fermarsi: un caffè senza fretta, una passeggiata senza meta, uno sguardo che si perde tra le luci della sera. E piano piano capisci che non c’è bisogno di fare niente, solamente viverla. Perché chi viene qui, se ne va... ma con qualcosa in più dentro.

"E cose belle nun fanno rummore."
(Le cose belle non fanno rumore.)

IL PANE DI MATERA - Dove trovarlo:
Qui il pane è una cosa seria. Quello tipico (IGP) è grande, ha la crosta spessa e croccante, dentro è morbido e profumato. Sa di grano, di terra, di tempo. Ancora oggi viene fatto lentamente, con lievito madre.
Una curiosità: un tempo ogni famiglia segnava il proprio pane per riconoscerlo quando lo portava a cuocere nel forno comune.
Panificio Perrone dal 1890, via Dante Alighieri 96

ARCHITETTURA:
‘Perdersi’ tra i Sassi è l’esperienza più bella che si possa fare. Cammini tra le scale, i vicoli, gli archi... poi all’improvviso si apre il panorama! E ti fermi. Ogni angolo ha qualcosa da raccontare, anche senza dire niente. Sono Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO dal 1993.

DOVE MANGIARE:
Vitantonio Lombardo Ristorante, via Madonna delle Virtù 13/14
Un posto elegante, stellato Michelin, ma senza rigidità. Cucina lucana rivisitata con intelligenza, ingredienti locali e piatti dei quali si riesce ad assaporare e riconoscere ciascun ingrediente.

PER LA COLAZIONE:
I Vizi degli Angeli, via Domenico Ridola 36
Un bar gelateria artigianale (d’estate lo si nota subito perché davanti c’è spesso la fila) piccolo ma accogliente e molto curato. Qualche tavolino all’esterno per la colazione: un caffè, qualcosa di dolce – dal maritozzo con gelato e panna montata ai golosi dolcetti – e la giornata parte bene.
Da non perdere il pistacchio, fatto con materie prime locali.

DOVE FARE ACQUISTI:
Daciarte, via San Biagio 17/19
Uno spazio in cui trovi ceramiche e oggetti per la casa fatti a mano, con un gusto pulito e senza eccessi. Cose semplici, fatte bene, nel solco di una tradizione rinnovata, che vorrai usare ogni giorno.

Boutique Anna, via del Corso 17
Non il solito negozio ma una boutique che mescola eleganza e ricerca.
Per abiti e accessori con carattere, a volte legati anche al territorio – come l’esclusiva collezione About Matera ispirata agli affreschi della Cripta del Peccato Originale – questo è di certo l’indirizzo giusto.

Il Bottegaccio, via Madonna dell’Idris 10/11
Un laboratorio nei Sassi dove la materia è protagonista. Terracotta, maioliche, lavorazioni vere: le proposte di Mario Daddiego affiancano l’artigianato più tradizionale – dai timbri del pane ai presepi fatti di cartapesta – a giocattoli
ed esclusivi oggetti d’arte.

DOVE DORMIRE:
Corte San Pietro, via Bruno Buozzi 97/b
Nella magia dei Sassi, un hotel che offre le atmosfere che ti aspetti da questa città. Pietra, luce morbida, dettagli essenziali. Elegante senza esagerazioni, pensato per farti sentire dentro la città.

UNA CURIOSITÀ:
Il ponte tibetano della Gravina, via Madonna delle Virtù 27
Un ponte sospeso di 23 metri, di fronte ai Sassi. Sotto, solo roccia e silenzio. All’inizio fa un certo effetto, poi fai un passo e cambia la prospettiva. Matera è anche quella che impari ad attraversare!

A cura di Maria Cristina Rolando - @lacucinella_

Condominio

Contatore dell’acqua individuale in condominio: si può installare?

Se usi la casa solo per pochi mesi all’anno, puoi chiedere l’installazione di un contatore individuale dell’acqua per pagare in base ai consumi effettivi. Ecco come fare, quale maggioranza serve in assemblea e quali spese restano comunque a tuo carico.

"Ho una casa che uso solo in estate. Posso chiedere al condominio di installare un contatore individuale per il consumo dell’acqua?"

Abbiamo chiesto al nostro esperto di gestione condominiale Pietro Tasca (@amministrazionitasca), ecco la sua risposta:
L’installazione di sottocontatori per il consumo dell’acqua nelle singole unità immobiliari del condominio è una procedura legittima e oggi sempre più diffusa, perché permette di ripartire le spese in base ai consumi effettivi e non secondo i millesimi di proprietà, criterio che spesso penalizza chi utilizza l’immobile solo per brevi periodi.
Per procedere, il condomino interessato deve inviare una richiesta formale all’amministratore affinché la questione venga inserita all’ordine del giorno della prima assemblea utile. La delibera per l’installazione dei contatori individuali richiede la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno 500 millesimi. La giurisprudenza ha inoltre più volte chiarito che il passaggio a un sistema di misurazione con contatori individuali non richiede l’unanimità, poiché rappresenta un intervento finalizzato a una più corretta ripartizione delle spese. Una volta approvato e installato il dispositivo, le spese variabili saranno calcolate sui metri cubi effettivamente consumati, mentre continuerà a restare dovuta la quota fissa del servizio idrico integrato.

A cura di Pietro Tasca

News

Il diritto alla calma

La casa aiuta a non essere travolti dal mondo esterno. I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio...

Il bisogno di quiete non è un capriccio, è una condizione concreta di benessere.

«Come stai?», «Sempre di corsa». È una delle risposte più comuni del nostro tempo. La diamo quasi sorridendo, come se la fretta fosse diventata prova di efficienza, e una costante imprescindibile. Eppure dentro quella frase spesso c’è molto di più: stanchezza, rumore, notifiche, impegni sovrapposti, giornate frenetiche.
Il diritto non ci promette una vita lenta. Ma, in alcuni casi, riconosce che il bisogno di quiete non è un capriccio. È una condizione concreta di benessere.
Lo fa quando limita i rumori intollerabili, quando tutela il riposo nei luoghi di lavoro, quando riconosce pause, disconnessione, tempi minimi di recupero.
La protezione dalle immissioni sonore, per esempio, considera illegittimi i rumori che superano “la normale tollerabilità”, ovvero oltre i 3 dB in più rispetto al rumore di fondo. In condominio sono garantiti gli orari di silenzio, di solito dalle 13 alle 15 e dalle 22 alle 7, gli orari classici del riposo pomeridiano e notturno. Quando il rumore infastidisce un numero indiscriminato di soggetti, il Codice Penale prevede e sanziona il disturbo della quiete pubblica.
Il diritto alla calma è garantito anche dai contratti e dalle norme di diritto del lavoro perché si riconosce che nemmeno in quell’ambito si deve essere sempre ‘accesi’. È previsto necessariamente almeno un giorno di riposo settimanale per il lavoratore, e pause giornaliere per attività lavorative oltre le sei ore. Chi lavora al computer, chi ha turni di lavoro o chi ha orario notturno (dalle 22 alle 6) ha diritto a pause ben precise durante la giornata e a momenti di recupero tra un turno e l’altro.
Con lo smart working si è reso necessario anche garantire il diritto alla disconnessione, cioè a non rispondere a e-mail, messaggi o chiamate fuori orario di lavoro.
Le immissioni sonore intollerabili, così come la violazione delle norme sul lavoro, ledono il diritto alla salute sia fisica sia mentale, cioè un diritto di rango costituzionale.
Il diritto alla calma non è solo assenza di rumore: è il riconoscimento del bisogno fondamentale di pace interiore, di equilibrio psico-fisico, di tempo lento e spazi personali, elementi essenziali per il benessere, per gestire lo stress e per essere più propensi alle relazioni con gli altri.
La casa è il primo luogo dove cerchiamo calma e rigenerazione, non solo attraverso porte e finestre, ma con i colori delle pareti e dei tessuti, con la scelta dell’arredamento e dei complementi che ci riportano a uno stato di ordine e calma sia fisici sia mentali.
Una casa calma non cancella il mondo fuori. Ci aiuta, però, a non esserne travolti.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO ALLA CALMA:

  • L’art. 844 del Codice Civile traccia i limiti legali delle immissioni sonore e non solo.
  • L’art. 659 del Codice Civile tutela la quiete pubblica se il rumore disturba un numero indeterminato di persone.
  • La Costituzione (art 32) garantisce il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
  • La legge 81/2017 disciplina il lavoro agile (noto come smart working)
  • L’art. 2087 del Codice Civile disciplina l’obbligo del datore di lavoro di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all'Università Ca' Foscari, Venezia - www.eclex.eu

La frase del mese: scarica e stampa quelle del 2026

Ogni mese ti proponiamo un momento ‘lento’ in cui lasciarti raggiungere da un pensiero, accompagnato da un acquerello dell’illustratrice indiana Kavitha. Scarica, stampa la frase e trasformala in qualcosa di tuo!

Ogni mese ti proponiamo una frase 'slow moment' per prenderti un attimo di pausa e per 'rinfrescare i pensieri' attraverso le frasi di grandi autori e i disegni di Kavitha, illustratrice indiana che vive a Chennai.
Incornicia la frase, fotografala e posta il risultato su Instagram taggando @casafacile e usando gli hashtag #casafacilestyle #dettaglioperfetto #casafacilepaginapreferita: il tuo post potrà essere pubblicato su CasaFacile.

Ecco tutte le frasi del mese pubblicate sul giornale nel 2026.
Clicca e scarica l'illustrazione.

 

Gennaio 2026: "La vita ama quelli che l'aspettano a un angolo della strada con un fiore in mano" di Alkioni Papadaki, scrittrice greca.

Febbraio 2026: "Il discorso accade tra le pieghe delle cose. Tutto parla nel silenzio. Tutto è un discorso d'amore" di Sara Garagnani, autrice e fumettista.

Marzo 2026: "Vediamo solo ciò che guardiamo. Guardare è un atto di scelta" di John Berger, scrittore, pittore, poeta e critico d'arte britannico.

Aprile 2026: "Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci" di Emily Dickinson, poetessa.

Maggio 2026: "Le poesie sono tazzine di luce nel cuore della notte" di Franco Arminio, poeta e scrittore.

Giugno 2026: "L'essenziale, nella vita, è aspettare qualcosa" di Alba de Céspedes, scrittrice.

Luglio 2026: "La creatività non è un talento. È un modo di operare..." di John Cleese, attore e sceneggiatore.

Agosto 2026: "Non fatevi mai dire che non sta bene quello che vi fa stare bene" di Michela Murgia, scrittrice e attivista.

Settembre 2026: "La pace si allena e non si invoca" di Francesca Mannocchi, giornalista.

Agosto 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Agosto 2026!

Coming Soon
sondaggio case AGOSTO 2026
Stile NATURALE 34 ( 15.6 % )
Stile VINTAGE 51 ( 23.39 % )
Stile ETNICO 78 ( 35.78 % )
Casa PRIMA & DOPO 30 ( 13.76 % )
Stile RUSTICO 25 ( 11.47 % )
In edicola

CasaFacile di Agosto 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di agosto... e se poi mi stanca?

A chi nella scelte per la casa antepone il timore «e se poi si rovina?», ho sempre risposto che ‘rovinarsi’ è proprietà naturale delle cose. Per questo ho scelto senza remore il parquet in bagno e in cucina (sì, in cucina si è rovinato ma è lì da 13 anni), la carta da parati su due porte scorrevoli senza maniglie (ha resistito benissimo!), il piano di marmo sul tavolo (i graffi lo rendono più autentico), lo smalto lavabile in bagno (si ritocca con una pennellata ogni tanto)... quel rovinarsi non ha snaturato le scelte, ha solo aggiunto il valore del tempo.
Esistono però cose che si rovinano in modo irrimediabile: non sono precisamente ‘cose’ ma servizi digitali. Partono con una filosofia bellissima, ma nel giro di qualche anno iniziano a inseguire il profitto, e si snaturano. Penso a piattaforme che privilegiavano chi dava qualità di consegna e ora privilegiano chi le paga, o a quelle di condivisione della casa, che permettevano di soggiornare in luoghi privati con meno servizi di un albergo, ma con uno spirito ‘umano’ che poteva integrare l’hospitality professionale senza farle concorrenza. A un certo punto hanno incentivato chi affittava solo per business, con le conseguenze che conosciamo, dai centri storici turistificati ai prezzi ormai più alti che in albergo.
Il giornalista canadese Cory Doctorow ha coniato un nome geniale per questo fenomeno, che riguarda servizi digitali e social media: ‘enshittification’. Non lo traduco, ma sì, contiene ‘shit’... Ve ne parlo perché questo a mio parere è un «E se poi si rovina?» che deve preoccuparci. È un degradarsi in cui non è il tempo, con il suo naturale logorio, a produrre rughe, crepe, patine – tratti che dopo decenni apprezziamo comunque, perché raccontano una storia; è l’imperativo del profitto a corrompere l’idea originaria.
Quest’estate ho scelto un altro modo di viaggiare, lo scambio casa. Mi piace la filosofia: fidarsi reciprocamente, avere il solo interesse di prendersi cura della casa dell’altro perché l’altro farà lo stesso con la nostra. Senza scambi di denaro. Non è un’idea nuova, esiste dal 1992 e, oltre a rammaricarmi di avere iniziato tardi, mi domando: resisterà? Mi piace pensare che preservarne la filosofia dipenderà anche da chi, come me, ha deciso di sposarla.

A cura di Francesca Magni, direttrice di CasaFacile

Perché comprare CasaFacile di agosto 2026?

Perché è pieno di sorprese! Qui ti raccontiamo che cosa troverai sfogliando il numero di agosto 2026, puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile

Le case di agosto 2026:

  • stile naturale per la casa ispirazione cabane (da pag 32)
  • stile vintage per il bilocale milanese (da pag 49)
  • stile etnico sulla costa basca francese (da pag 60)
  • stile slow per la casa toscana recuperata con fai-da-te  (da pag 121)

I progetti prima&dopo

  • le interior stylist di CF ci regalano le loro lezioni di restyling! (da pag 77)
  • come rinnovare un trilocale sul litorale delle Marche per viverci tutto l'anno (da pag 88)
  • come arredare con il seminato veneziano (pag. 118)

Ma su CasaFacile di agosto 2026 trovi anche…

  • la storia dello sgabello sella icona del design (pag. 22)
  • le nostre selezioni shopping di sdraio, ventagli, coppe da gelato (da pag. 27)
  • la tendenza arredi a corde (pag. 30)
  • tante idee per arredare la zona pranzo (pag. 114)
  • i consigli per coltivare l'asparagina (pag. 137)
  • l'occorrente per le feste in piscina (pag.119)
  • la tavola estiva colorata e fiorita (pag.134)
  • la guida per scoprire i segreti di Palermo (pag. 138)
  • il diritto alla scelta (pag. 141)

Trovi CasaFacile in edicola dal 5 agosto 2026 e puoi comprarlo anche in versione digitale con l'app dedicata