Comprare la cucina nuova: la check list per non sbagliare

Quanto spazio hai? Quale budget? Cucini spesso e per tante persone o solo nel weekend? Hai tanto tempo da dedicare alla cura delle superfici o vuoi pulire in fretta? Parti da queste domande per dare vita a un progetto davvero su misura

Scegliere la cucina richiede di avere le idee ben chiare: sul proprio modo
di usarla, su quanto e come si cucina, sul rapporto che si ha con l’ordine e il disordine, sui propri gusti estetici e stili di vita. Qui trovi le check list per fare
il punto... su di te! E investire in qualcosa che ti soddisferà davvero.

Cosa cerchi davvero?

Queste check list ti aiutano a mettere a fuoco le abitudini d’uso, le esigenze pratiche e i gusti e a conciliarli con lo spazio che hai a disposizione.
Segna le affermazioni che ti corrispondono e usale come traccia per confrontarti con il progettista o con il negozio che ti aiuterà a disegnare la tua nuova cucina.

Check List - Spazio

  • Voglio una cucina chiusa del tutto o almeno in parte
  • Voglio una cucina a vista ma facile da te- nere in ordine
  • Ho finestre o altri vincoli da tenere in considerazione (es. pilastri, nicchie, radia- tori, pareti oblique)
  • Gli attacchi di acqua e gas/elettricità sono già fissati
  • Posso progettare gli attacchi di acqua e gas/elettricità da zero
  • Cerco sistemi salva- spazio perché ho pochi metri quadri
  • Ho poca luce naturale e devo progettare bene l’illuminazione

Check List - Estetica

  • La mia cucina deve tenere tutto chiuso senza nulla a vista
  • La mia cucina deve avere spazi a giorno e ripiani per tenere gli accessori a vista
  • Voglio un’estetica rigorosa ed elegante, tipo cucina da chef
  • Voglio un’estetica calda e delle ante con modanature
  • Mi piacciono le maniglie come elemento decorativo
  • Voglio ante lisce e maniglie invisibili
  • La cucina deve mimetizzarsi con il living

Check List - Abitudini

  • Cucino ogni giorno
  • Cucino soprattutto nel weekend
  • Cuciniamo in tanti
  • Se cucino per gli ospiti voglio nascondere il disordine
  • Se cucino per gli ospiti voglio che stiano con me
  • Mi dedico spesso a preparazioni lunghe e strutturate
  • Uso molto i piccoli elettrodomestici
  • La mia priorità è un piano di lavoro ampio
  • La mia priorità è avere tanti spazi contenitivi
  • La cosa più importante nella mia cucina è un banco snack conviviale
  • Sono ordinata e posso lasciare anche le cose a vista
  • Voglio che ogni cosa abbia un posto al chiuso
  • Uso la cucina anche per lavorare da casa o per far fare i compiti ai bambini

 

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Giugno 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Giugno 2026!

Coming Soon
sondaggio case GIUGNO 2026
Stile CONTEMPORANEO 60 ( 57.14 % )
Stile NEW BRITISH 12 ( 11.43 % )
Stile NATURALE 5 ( 4.76 % )
Casa PRIMA & DOPO 22 ( 20.95 % )
Stile CHIC ECLETTICO 6 ( 5.71 % )

Perché comprare CasaFacile di giugno 2026?

Perché è pieno di sorprese! Qui ti raccontiamo che cosa troverai sfogliando il numero di giugno 2026, puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile

Le case di giugno 2026:

  • stile contemporaneo per la mansarda bohémien italiana (da pag 50)
  • stile new british per il cottage con la luce zenitale (da pag 66)
  • stile naturale nel cuore della penisola sorrentina (da pag 80)
  • stile chic eclettico per la casa d'epoca parigina (da pag 138)

I progetti prima&dopo

  • come rinnovare la casa con il colore (da pag 106)
  • il mini attico rivoluzionato con pochi interventi (pag. 124)
  • come sanare il pavimento di balconi e terrazzi (pag 126)

Le idee da copiare

  • la lavanderia nascosta nel sottoscala (pag 91)
  • come illuminare il guardaroba (pag 104)
  • gli arredi giusti con un pavimento in graniglia verde (137)
  • decorare il soffitto con gli specchi (pag. 141)

Ma su CasaFacile di giugno 2026 trovi anche…

  • come arredare uno spazio outdoor in 4 stili diversi (da pag. 130)
  • la soluzione per illuminare anche le stanze rivolte a nord (da pag 72)
  • il focus per scegliere armadi e cabine (da pag 95)
  • le lampade nomadi (pag. 40)
  • la tendenza design sostenibile (pag. 48)
  • il diritto alla calma (pag. 162)
  • il ritorno della cucina in legno (da pag. 134)
  • tutto l'occorrente per il sushi (pag 136)
  • i timbri vegetali fai-da-te (pag. 151)
  • la tavola con le ceramiche artistiche made in Italy (pag. 156)
  • la pianta che vive anche al (quasi) buio (pag. 159)
  • la guida per scoprire i segreti di Matera (pag. 160)
  • la storia della chaise-longue P40 di Osvaldo Borsani (pag. 37)
  • l'intervista a Roberto Semprini (pag. 38)
  • le nostre selezioni shopping di lettini prendisole, candele e pentole colorate (da pag. 43)
 

Trovi CasaFacile in edicola dal 4 giugno 2026 e puoi comprarlo anche in versione digitale con l'app dedicata

 
In edicola

CasaFacile di Giugno 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di giugno... di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene?

Di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene? Ogni tanto fantastico di vendere casa e ritirarmi nella mia minuscola mansarda.
Come a inseguire un bisogno di alleggerimento.
'Parva sed apta mihi', piccola ma adatta a me, aveva scritto Ludovico Ariosto sul suo portone, a Ferrara: nel Rinascimento le élites al posto della casa monumentale aspiravano ad averne una a misura d'uomo. Fu quel
passaggio che dal '600 all'800 diede origine alla casa 'borghese: più piccola del palazzo aristocratico, capace di offrire comfort e privacy e di valorizzare l'intimità domestica.
Eppure quando vi incontro per la Design Week e vi chiedo cosa cercate su CasaFacile, la risposta che mi date più spesso è "Mi piacciono le case piccole".
Non penso sia solo un'esigenza pratica: per noi oggi esiste una 'proporzione aurea' tra l'ampiezza dello spazio e il senso della vivibilità che ci trasmette. Invidiamo chi ha molti metri quadri, ma basta entrare in certe case enormi - o anche solo guardarle sulle pagine di una rivista - per sentirsi spaesati, come se lo spazio, quando supera una certa soglia, smettesse di accoglierci e iniziasse ad allontanarci da noi stessi.
Quando dite 'case piccole' io credo intendiate case in cui lo spazio è al servizio dei nostri bisogni con misura.
Ma qual è 'la misura'?
'La misura' è il modo in cui la casa risponde a ciò che le chiediamo: di proteggerci, di garantirci diritti (alla calma, al silenzio, all'intimità, al tempo, a sentirsi protetti...). Più grande o più piccolo non è più un valore assoluto ma legato ai nostri bisogni in ogni fase della vita.
E spesso l'arredo giusto dà più senso allo spazio di quanto riesca a fare una casa più grande. A me è successo nella casa di famiglia in montagna, che ha un minuscolo balcone ma con un minuscolo tavolo e due sedie è diventata capace di farci pranzare, lavorare e giocare come in un giardino.

 

Francesca Magni, direttrice

 

News

Barocco & Neobarocco 2026: il festival a Ragusa tra arte, design e architettura

Dal 4 al 7 giugno 2026 Ragusa ospita la sesta edizione di Barocco & Neobarocco, il festival che mette in dialogo arte contemporanea, design, fotografia e architettura negli scenografici palazzi barocchi di Ragusa Ibla.

Il Barocco siciliano incontra il linguaggio contemporaneo del design, dell’arte e dell’architettura. Dal 4 al 7 giugno 2026 torna a Ragusa la VI edizione di Barocco & Neobarocco, il festival che ogni anno trasforma i palazzi storici di Ragusa Ibla in un laboratorio creativo tra installazioni, mostre, incontri e percorsi immersivi.

Il tema scelto per questa nuova edizione è “Rinascita: il tempo dei materiali nelle architetture dei centri storici”, un filo conduttore che mette al centro il dialogo tra materiali tradizionali e sperimentazione contemporanea.

Il festival tra i palazzi barocchi di Ragusa Ibla

Anche quest’anno il festival coinvolgerà alcuni dei luoghi più iconici di Ragusa Ibla, Patrimonio UNESCO, tra cui Palazzo della Cancelleria, Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca e l’ex Chiesa di San Vincenzo Ferreri.
Gli spazi storici ospiteranno allestimenti scenografici e opere create ad hoc da artisti, designer e aziende italiane e internazionali, con una rilettura contemporanea del Barocco attraverso design, pittura, fotografia, moda, installazioni artistiche.

Una delle caratteristiche più interessanti del festival sarà ancora una volta il dialogo tra città e installazioni urbane. Le mostre all’aperto, visibili per tutta l’estate fino al 30 settembre, animeranno sia Ragusa Ibla sia Ragusa Superiore.
Il progetto richiama lo spirito del Fuorisalone milanese: interventi temporanei, scenografie contemporanee e sperimentazioni sui materiali pensate per valorizzare piazze, scorci e architetture storiche.
Un appuntamento da segnare per chi ama architettura, design e arte contemporanea.

Terry Davies: l’artista che trasforma il grès in una texture ‘viva’

Dalla scoperta dell’argilla da bambino ai viaggi avventurosi in tutto il mondo, fino alla sperimentazione in Toscana: ecco come l’inglese Terry Davies, tra gli artigiani espositori della manifestazione Med Soul 2025 di Genova, crea la sua famosa ceramica ‘pelle di elefante’

«Avevo circa 11 anni e in vacanza sull’isola di Jersey rimasi magnetizzato da un vasaio che lavorava l’argilla al tornio» racconta l'artista britannico Terry Davies. «Mia madre mi raccontò, negli anni successivi, che non smisi mai di parlare di questa ‘visione’. Trovò un laboratorio nella nostra città dove i bambini potevano avvicinarsi alle arti e ai lavori manuali. Ogni sabato mattina, durante le vacanze scolastiche, frequentavo una classe per due ore a settimana».

Com’è stato il tuo percorso di formazione? «Ho avuto difficoltà a scuola a causa di problemi di apprendimento, e quel periodo della mia vita fu molto infelice. Mio padre e io viaggiavamo nei fine settimana per visitare piccoli studi di ceramica, per lo più laboratori di una sola persona, ma senza possibilità di assumere apprendisti. Durante una di queste visite, un vasaio ci parlò di uno studio che prendeva un apprendista ogni anno. Mi fu concessa una prova, che superai a pieni voti, e iniziai poche settimane dopo aver lasciato la scuola. Avevo 16 anni. Questa formazione nel Regno Unito era chiamata “leach training”, dal nome del maestro vasaio Bernard Leach. La mia formazione professionale durò 3 anni: era un lavoro duro e intenso, arrivando a produrre anche 500 tazze al giorno. Negli anni successivi, ho scambiato le mie abilità al tornio producendo ceramiche per altri vasai, in cambio di esperienza nella tecnologia degli smalti e nella costruzione dei forni».

C’è stato un punto di svolta nella tua carriera? «C’è stato un momento nella mia vita in cui ho capito che non stavo più producendo in serie, ma creando pezzi ceramici individuali. Ho iniziato a osservare ceramiche di molte culture, antiche e moderne, e ho anche cominciato a collezionare pezzi di molti artisti contemporanei, dalla Francia alla Germania, fino a ceramiche antiche provenienti da tutto il mondo».

Quanto è stato difficile ottenere riconoscimento? «Nei miei primi anni ho scoperto cosa mi separava dalle gallerie di alto livello dedicate alla ceramica artistica: contava con chi avevi studiato, non quanto fossi bravo. Io non avevo studiato con un maestro famoso, ma in uno studio di produzione. Sapevo che il mio lavoro era ben fatto, ma mancava qualcosa: uno spirito, una direzione».

Il viaggio sembra essere una costante nel tuo lavoro. «Sì. Il viaggio è stato importante per me e per lo sviluppo delle mie idee e del mio lavoro. Verso la fine degli anni ’80 cercai di usare le mie competenze come strumento per finanziarlo. Il primo fu un soggiorno di 3 mesi su un’isola greca, assistendo una ceramista con una scuola estiva. Da lì nacque l’opportunità di soggiornare nel famoso villaggio ceramico di La Borne, dove scambiai le mie abilità al tornio producendo per altri ceramisti, in cambio della possibilità di studiare la costruzione e la cottura dei grandi forni tradizionali a legna della Francia centrale. Tornai poi sulla costa sud dell’Inghilterra e fondai la Stapehill Pottery, situata in un bellissimo monastero. Sembrava tutto pronto per una buona vita da vasaio di villaggio ma il desiderio di viaggiare tornò presto, e in breve tempo vendetti tutto, preparai lo zaino e volai in Colombia».

E dalla Colombia come sei arrivato in Italia? «Il mio interesse per il mondo primitivo della ceramica aveva preso il sopravvento: collezionavo vasi da molti paesi dell’America centrale e meridionale. Questo mi portò poi a viaggiare in Australia, ancora una volta scambiando le mie competenze, e poi in Nuova Zelanda. Trascorsi quasi 3 anni in viaggio prima di un breve ritorno nel Regno Unito. Nel frattempo avevo scoperto le ceramiche della dinastia Sung del sud e sud-est asiatico. Collezionavo pezzi provenienti da relitti e campi agricoli in tutto il sud-est asiatico, riuscendo poi a trovare acquirenti a Singapore. Nell’inverno del ’98 mi fu chiesto se volessi lavorare per alcuni mesi in una scuola di ceramica qui in Toscana. Accettai. Sono ormai 25 anni che vivo qui, nella bellissima campagna, dove ho costruito la mia vita con la mia compagna italiana Clara».

Cosa definisce oggi il tuo mestiere? Puoi parlarci della tua tecnica chiamata “Pelle di Elefante”? «Il mio lavoro astratto e materico, talvolta chiamato “pelle di elefante”, deriva originariamente da un vasaio coreano di cui ero un grande ammiratore, anche se non potevo permettermi di acquistare una sua opera. Il mio lavoro iniziale in Italia era grès cotto a sale/soda, una tecnica difficile, talvolta chiamata smaltatura a vapore: il colore e lo smalto entrano nel forno sotto forma di vapore di sodio, ottenuto introducendo bicarbonato nel forno caldo, che reagisce con la superficie dell’argilla a 1.300 gradi centigradi producendo lo smalto. Il mio lavoro non veniva compreso: era troppo astratto per il mondo della ceramica in Italia in quel periodo. Ero determinato a vivere e lavorare qui, ma qualcosa doveva cambiare. Durante l’estate viaggiavo verso fiere internazionali in Austria e Germania, riuscendo appena a mantenermi».

E quando è arrivata la svolta? «Sono diventato membro fondatore dell’Associazione della Ceramica, un gruppo di ceramisti soprattutto nell’area fiorentina. Nel 1999 nacque un mercato della ceramica a Firenze, e oggi si svolge in Piazza Santa Croce ogni primo fine settimana di ottobre, diventando una splendida esperienza internazionale. In quegli anni iniziai nuovi esperimenti con il mio lavoro materico, e nacque la “pelle di elefante”, che ebbe grande successo in Italia e in Europa. In Italia iniziò a essere percepita quasi come qualcosa che andava oltre la ceramica, vista sotto una nuova luce. Alcuni designer iniziarono a utilizzare le mie opere per esposizioni nei grandi saloni di Milano. Armani Casa visitò il mio studio e mi chiese di realizzare una piccola tazza da sakè e una ciotola da tè per una nuova collezione. Molti di questi pezzi furono venduti nella galleria Armani Casa di Tokyo. È stato importante per il curriculum, ma non particolarmente vantaggioso dal punto di vista economico».

Oltre agli oggetti, sei impegnato anche su progetti performativi. Di cosa si tratta? «Nei miei primi anni a Certaldo ho incontrato Alberto Cavallini (detto Caba), insegnante in pensione e appassionato di ceramica. Caba divenne il mio maestro di storia italiana, arte e architettura. Insieme siamo diventati una forza importante nel movimento della ceramica performativa pubblica legata al fuoco. Abbiamo progettato un forno a pannelli che poteva raggiungere i 1.100 gradi e, al calare della notte, i quattro pannelli si aprivano come un fiore, rivelando la scultura ceramica incandescente all’interno. Io e Alberto abbiamo viaggiato in tutta Italia, dal Veneto alla Puglia. Non abbiamo mai smesso di sperimentare nel tempo libero. Uno dei nostri esperimenti è stato utilizzare bottiglie di vino riciclate come materiale da costruzione per un forno ceramico. Alcuni test sono stati fatti nel mio giardino, riuscendo a cuocere ceramiche usando bottiglie e argilla del campo. Il nostro modello è stato pubblicato in un libro americano intitolato “Sustainability in Ceramics”. La città di Faenza stava organizzando un festival biennale chiamato Argillà. Qui vendevo le mie ceramiche, e il sabato sera io e Alberto eravamo protagonisti sul palco centrale, in una piazza gremita a mezzanotte per il nostro spettacolo. Insieme abbiamo cotto opere di ceramisti molto famosi, come il grande Nino Caruso».

Com’è lavorare oggi come ceramista in Italia e dopo così tanti anni, cosa ti motiva ancora? «L’Italia è progredita nel mondo della ceramica. In tutta Europa stiamo vivendo un vero boom: sono nate molte scuole e molti giovani stanno intraprendendo la strada del ceramista. Non è un mestiere facile: trasformiamo un materiale come l’argilla in qualcosa di completamente nuovo, la ceramica, e in questo processo ci sono molte difficoltà legate alla chimica e alla fisica. L’Italia è molto diversa rispetto a 20 anni fa. Oggi ci sono molti nuovi mercati e festival della ceramica. Le tecnologie moderne, come Instagram, hanno favorito una fusione di interessi e uno scambio di idee. È gratificante aver affrontato difficoltà, fallimenti, sperimentazioni e viaggi: questi aspetti della vita di un vasaio, secondo me, sono una necessità fondamentale per il successo».

Icone del design

Il sistema 606 di Dieter Rams: la libreria infinita

Il sistema 606 ha montanti forati da fissare a parete che puoi moltiplicare in altezza e in larghezza, per creare librerie e contenitori praticamente senza fine, da variare nel tempo in base alle esigenze. Un’idea intramontabile!

606 Shelving System è stato progettato nel 1960 da Dieter Rams. È forse l’unico esempio di mobile che non si è mai modificato nel tempo: ancora oggi i componenti sono gli stessi di 66 anni fa quindi chi ne possiede una anche ‘vintage’ può continuare a modificarla o ingrandirla senza problemi acquistando i pezzi anche dal sito » vitsoe.com.

«Gli oggetti alla moda non possono avere lunga vita. Un buon design deve possedere una longevità intrinseca»: è il credo di Dieter Rams alla base del sistema libreria 606. Rams parte a studiarlo a metà degli Anni ’50 per uno showroom della Braun: voleva un’alternativa ai classici espositori, una parete attrezzata semplice e leggera in grado di modificarsi nel tempo.
È solo uno schizzo che diventa realtà con il nome RZ60 nel 1960 grazie alla collaborazione con l’azienda Vitsœ.
Realizzato in acciaio, è formato da montanti da fissare a parete con profili a E e fori regolari su cui agganciare mensole e contenitori con un semplice meccanismo di cunei e perni.
Cambia nome in 606 Universal Shelving System nel 1970 e nel 1984 DePadova ne acquista i diritti e la produce in alluminio anodizzato.
Ora è ritornata a casa da Vitsœ e la sua geniale semplicità è diventata ispirazione per tante altre librerie leggere e... infinite.

Da questa icona del design ne sono nate molte altre che hanno fatto propria la leggerezza e la modularità. Sfoglia la gallery per scoprirle tutte!

A cura di Elena Favetti

L’outdoor è una stanza in più: l’evoluzione delle tende da sole a bracci

Non più semplici coperture per ripararsi all’ombra, ma veri elementi di architettura per spazi all’aperto da vivere giorno e notte: gli ingredienti giusti per l’estate 2026 sono lo stile minimal effetto pietra, le funzionalità avanzate e la qualità made in Italy garantita da BT. Ecco una breve guida alla scelta della tenda da sole a bracci

C’erano una volta… balconi, terrazzi e giardini considerati come ‘appendici’ della casa, spazi da vivere in modo intermittente, legati solo alla bella stagione o alle ore meno calde della giornata. Oggi finalmente la prospettiva è cambiata e l’outdoor è diventato a tutti gli effetti il prolungamento del living: una stanza in più, fluida e senza pareti, dove rilassarsi, lavorare in smart working o accogliere gli amici.

In questa evoluzione dell'abitare, la gestione della luce gioca un ruolo importante e la tecnologia viene in nostro aiuto: le tende da sole a bracci non si limitano a proteggere dai raggi UV, ma seguono lo stile della casa.

Se all'interno della casa domina la ricerca di texture naturali, anche la scelta outdoor seguirà lo stesso percorso. La collezione Stone di BT è una linea di tende da sole a bracci pensata per chi cerca il perfetto equilibrio tra rigore geometrico e innovazione tecnologica 100% made in Italy.

Il tratto distintivo della serie è proprio la finitura: un sofisticato effetto pietra che esalta la struttura in alluminio verniciato a polvere si abbina a una tecnologia evoluta ma ‘nascosta’: i componenti invisibili (come la bulloneria completamente nascosta e i sistemi preassemblati senza giunzioni visibili) lasciano spazio solo alla purezza delle forme.

Ad ogni spazio la sua ombra: come orientare la scelta

Non tutti gli spazi esterni sono uguali: l'esposizione solare, le altezze architettoniche e le dimensioni di partenza richiedono risposte su misura. Analizziamo i modelli della gamma Stone per capire come orientare il progetto:

Per i balconi metropolitani (Modello R75 Stone)

Quando anche un centimetro fa la differenza, soprattutto nei contesti condominiali o nei terrazzi di medie dimensioni, la parola d'ordine è discrezione. Strutture compatte e lineari garantiscono un impatto visivo minimo sulla facciata senza rinunciare alla massima resistenza agli agenti atmosferici.

Per chi cerca soluzioni flessibili (Modello R94 Stone)

Per far durare a lungo tessuto e meccanismi riducendo al minimo la manutenzione, il segreto è il cassonetto integrato. Quando la tenda è chiusa, il telo e i bracci vengono completamente racchiusi e protetti da pioggia, polvere e smog. L'inclinazione regolabile permette inoltre di modulare l'ombra durante l'arco della giornata, con installazioni flessibili sia a parete che a soffitto.

Per i grandi dehors e gli attici (Modello R95 Stone)

È la soluzione scenografica per coprire superfici generose (fino a 800×425 cm). Priva di giunzioni visibili, offre bracci a pantografo con illuminazione LED integrata. Con una palette di 62 colori disponibili senza sovrapprezzo, R95 Stone permette una personalizzazione cromatica totale per dialogare con i tessuti dei cuscini e degli arredi.

Per altezze ridotte e amanti del dettaglio (Modello R97 Stone)

L'architettura moderna presenta spesso altezze interpiano ridotte. Una tenda motorizzata con cassonetto a scomparsa totale risolve il problema dell'ingombro strutturale, integrando carter laterali puliti e illuminazione LED nei bracci, ideale per creare atmosfera anche dopo il tramonto. Inoltre la regolazione micrometrica dell’inclinazione consente un controllo estremamente preciso dell’ombra.

Comfort h24: l'outdoor non va a dormire presto la sera

Pensare all'outdoor solo di giorno è un errore di progettazione. Un terrazzo ben studiato dà il meglio di sé la sera, trasformandosi in una zona lounge intima e rilassante. L'integrazione dei sistemi di illuminazione a LED direttamente nelle strutture delle schermature solari BT risponde proprio a questa esigenza: elimina la necessità di installare fastidiosi cavi volanti o lampade da terra ingombranti, diffondendo una luce omogenea e accogliente che prolunga il piacere di vivere all'aria aperta.

Scegliere una tenda da sole oggi significa investire sul valore della propria casa, si amplia la metratura calpestabile connettendo indoor e outdoor e inoltre si migliora l'efficienza energetica dell'edificio (proteggendo i vetri dai raggi solari si riduce il calore interno). Linee pulite, tecnologia invisibile e prestazioni tangibili: la risposta contemporanea per chi vuole vivere i propri spazi esterni in totale libertà.

Qui puoi scoprire l’intera gamma di tende da sole a bracci BT per trovare la combinazione di colori e tecnologia perfetta per la tua casa.

da 50 a 100 mq

52 mq a Roma: un mini appartamento in stile country chic

Un appartamento delle ex scuderie di Villa Doria Pamphilj a Roma: materiali naturali, vetrate interne e soluzioni su misura trasformano 52 mq in una casa luminosa e accogliente. Un progetto dal fascino country contemporaneo

La luce che viaggia tra gli ambienti grazie alle pareti vetrate, il legno e la pietra che regalano calore, il décor ispirato a paesaggi campestri. E siamo nel cuore di Roma...
Quando Chloé, creativa francese che vive alle Mauritius col marito
Anthony, decide di acquistare un appartamentino a Roma, affida la ricerca all’interior designer Gigliola Arisi di Dress Your Home Interior Design che con lei individua l’immobile ideale all’interno delle ex scuderie di Villa Doria Pamphilj e con la collaborazione dell’arch. Raffaella Sasso di as_architettura, ristruttura e ridisegna il vecchio bilocale, dandogli una nuova luce.

LE SCELTE FATTE:
La presenza di vetrate interne caratterizza questi spazi: da quella che divide la zona dell’ingresso dalla camera da letto (messa lì per non spostare
il bagno e lasciare tutte le funzioni nell’altra metà della casa) a quella che fa passare la luce tra la camera da letto stessa e la zona giorno.

La zona giorno è un ambiente aperto dalle altezze importanti e, proprio per darle maggiore definizione, le due professioniste interpellate da Chloé hanno progettato una ‘box’ in cartongesso che accoglie la cucina: questa struttura crea un’area dedicata e fa sì che la composizione, bassa e senza pensili, non si disperda nel volume del soggiorno e resti protagonista.
Il living è una zona polifunzionale con angolo cottura ben organizzato, un ampio tavolo versatile che si usa per i pranzi o lo smart working e una panca che accoglie anche nei momenti di relax.

La particolarità del progetto riguarda anche il modo in cui è stata concepita la zona notte: è il primo ambiente che si vede entrando in casa ma non è stata nascosta. Da un lato c’è una partizione in vetro con porta scorrevole, dall’altro una vetrata fissa alle spalle del letto che affaccia sul living: un sistema di partizioni trasparenti che permette alla luce, inizialmente non generosa, di attraversare gli ambienti ampliando molto la percezione dello spazio.

IL TOCCO DI STILE:
Il progetto ha riportato in vita le caratteristiche originali della casa: le travi in legno del tetto e i mattoni a vista nascosti dal vecchio intonaco.

News

Nuvole in mostra: a Piacenza una mostra tra arte, teatro e musica

A Piacenza un progetto multidisciplinare esplora il tema del cielo e delle nuvole attraverso una mostra d’arte contemporanea, spettacoli teatrali e un percorso sonoro immersivo.

"Oltre le nuvole. Beyond the Clouds" è il nuovo progetto originale di XNL Arte Teatro Musica a Piacenza, in programma fino al 5 luglio 2026.

Più che una semplice esposizione, Oltre le nuvole è un percorso multidisciplinare che intreccia arte contemporanea, teatro e musica attorno a un tema tanto poetico quanto universale: il cielo e le sue continue metamorfosi.
La mostra nasce dall’idea di attraversare il tema delle nuvole come simbolo visivo, emotivo e culturale. Dalla pittura antica alla musica, dalla letteratura al cinema, il cielo diventa un territorio immaginario fatto di silenzi, luce, memoria e trasformazione. In mostra installazioni, suoni e opere che riflettono sul paesaggio come esperienza emotiva e collettiva.
Il risultato è un progetto capace di unire contemplazione e sperimentazione, in perfetta sintonia con la vocazione di ricerca di XNL Piacenza.