Icone del design

Icone del design: Abitacolo

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

Blogger CF Style

Abitacolo non è un semplice letto ma è un 'modulo abitabile' che offre tutto ciò che serve: un letto, una libreria, un piccolo tavolo e spazio contenitivo. Scopri la sua storia

Designer: Bruno Munari (Milano 1907-1998).
Produttore: Rexite » rexite.it
Misure: struttura cm 194x83x206h
Progettato nel: 1971
Idea: dare vita a uno spazio multifunzionale e modulare per i ragazzi.
Materiali: tondino d’acciaio verniciato.
Segni particolari: può essere corredato da vari accessori agganciabili liberamente alla struttura.
Curiosità: si monta solo con 8 viti, pesa 50 kg ma ha una portata di 140!

Non un semplice letto ma un ‘modulo abitabile’ con tutto il necessario, dove rifugiarsi per leggere, studiare, dormire, giocare, ascoltare la musica... Abitacolo è un supporto quasi invisibile per il proprio microcosmo. «È il minimo ma dà il massimo» diceva Munari.
Sul finire degli Anni ’60 c’era grande fermento creativo e artistico, il design aveva l’aspirazione di trasformare il quotidiano in un nuovo modo di vivere lo spazio. Abitacolo fu concepito come un’opera d’arte funzionale e interattiva che coinvolgeva gli occupanti.
L’approccio del design democratico ha portato alla scelta di materiali leggeri e resistenti che potessero ridurre i costi di produzione, stoccaggio e trasporto. Pensato per un bambino dagli otto anni in su, offre davvero tutto ciò che serve: un letto, una libreria, un piccolo tavolo, vari contenitori. Inoltre, è personalizzabile e trasformabile in base alle necessità.
I due piani orizzontali possono essere spostati in alto o in basso, modificando
il loro utilizzo. La parte bassa può diventare scrivania, quella alta mensola portaoggetti.
Come moltissimi progetti di Bruno Munari, Abitacolo ha aperto nuove prospettive sullo spazio e continua ispirare i designer di oggi.
Abitacolo vinse il Compasso d’Oro nel 1979 e fa parte della collezione permanente del MoMA di New York.

Febbraio 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Febbraio 2026!

Coming Soon
sondaggio case FEBBRAIO 2026
Stile POP 73 ( 19.95 % )
Stile ORGANIC MODERN 72 ( 19.67 % )
Stile NEW CLASSIC 124 ( 33.88 % )
Casa PRIMA & DOPO 32 ( 8.74 % )
Stile MODERNO 25 ( 6.83 % )
Stile RETRO 40 ( 10.93 % )
Sopra i 100 mq

La casa d’epoca diventa moderna con le pareti azzurro polvere

Soffitti affrescati, parquet ovunque, camini antichi: scopri come trasformare un appartamento di fine '700 in una casa moderna senza snaturarne gli elementi storici! L'azzurro polvere e il senape abbinati al giallo burro hanno ringiovanito gli spazi mantenendo intatti fascino ed eleganza. L'idea da copiare subito: la testiera del letto in cartongesso con decorazioni architettoniche trompe-l'oeil.

Affreschi, camini, parquet e un'unica tinta per tutte le pareti... Questo appartamento così bello e classico, aveva bisogno di essere 'ringiovanito'. Come? Con nuovi colori e qualche tocco Pop!

Nel centro storico di Brescia, una giovane coppia si innamora di questo splendido appartamento situato all’interno di un palazzo di fine ’700, da poco ristrutturato, con affreschi, parquet, un delicato giallo crema alla pareti e una zona pranzo passante tra il soggiorno e l’ingresso, che è il cuore della casa.
Nel giro di poco si rendono conto che una casa così classica non li rispecchia, che va aggiornata, che ci vorrebbero più luce e colore... Serve un intervento professionale!

LE SCELTE FATTE:
Si rivolgono a Francesca Vizzari, interior designer bresciana, e con lei decidono di superare l’uniformità cromatica con l’aggiunta di altri colori e di nuovi arredi. L’ispirazione forte è data proprio dagli affreschi a soffitto: da lì arrivano molti dei nuovi colori.

IL TOCCO DI STILE:
La ‘stanza nella stanza’ che ospita la zona pranzo: l’azzurro polvere al posto del giallo l’ha resa unica trasformandola in una scatola azzurra
al centro della casa, che invita a restare.

Progetto d’arredo Francesca Vizzari @pistacchio_e_caffe
Foto Marta D’Avenia
Testi Claudio Malaguti

Giardinaggio

Consigli per coltivare la Calathea

Alice Delgrosso Alice Delgrosso

Te ne innamori per le foglie pazzesche, poi ti ritrovi a combattere con punte secche, macchie scure e crisi d’umidità in inverno. Tra le piante più affascinanti e desiderate, la Calathea è anche tra le più sensibili e più complesse da capire. Ma se impari ad ascoltarla, diventa una maestra di vita green!

La Calathea appartiene alla famiglia delle Marantaceae e arriva dalle foreste tropicali del Centro e Sud America. Abituata a vivere all’ombra degli alberi, ama la luce soffusa, l’umidità e i suoli leggeri. Viene spesso chiamata ‘pianta della preghiera’ per via della nictinastia, un movimento naturale che la porta a sollevare o chiudere le foglie di sera. Un piccolo rituale che l’aiuta a regolare la luce, la temperatura e l’umidità.

POSIZIONE:
Predilige la luce filtrata. Evitale il sole diretto: ne brucia le foglie sottili
in poche ore. L’ideale è una finestra esposta a est, o anche a nord purché non sia troppo lontana. Ama una luce morbida, simile a quella del sottobosco: è questa la chiave per renderla felice.

ACQUA:
Qui si gioca la partita! La Calathea predilige un terriccio sempre leggermente umido, mai fradicio. Annaffiala quando i primi 2–3 cm sono asciutti. Usa acqua non calcarea (piovana, filtrata o decantata) e a temperatura ambiente. È fondamentale l’umidità ambientale: arriva al 60–70%.

TERRICCIO:
Vuole un mix arioso e leggero, come questo: 4 parti di terriccio fine, 3 parti di fibra di cocco e corteccia, 2 di perlite, 1 di humus. No torbe pesanti né terreni stagnanti. Rinvasa solo se assolutamente necessario e mai appena acquistata: troppo stress per una pianta così sensibile!

CURE SPECIALI:
L’idrocoltura può essere la vera svolta se vuoi vederla stabile, sana e felice. In un substrato inerte come l’argilla espansa o il pon, composto da rocce minerali di alta qualità, le radici restano sempre umide ma ben ossigenate, senza il rischio di ristagni o secchezze improvvise. Meno stress, crescita più costante e foglie perfette anche nei mesi difficili. Una soluzione ideale per chi ama questa pianta
ma ha già sofferto i suoi ‘capricci’...

VARIETÀ:
La Calathea orbifolia è tra le varietà più scenografiche, con foglie grandi e rotonde. La Calathea lancifolia (o Rattlesnake) ha foglie strette e ondulate con disegni a macchie. La Calathea Medallion è la più fotografata: le sue belle foglie sembrano dipinte!

STILE:
È la pianta perfetta in bagni luminosi, angoli umidi o mensole di passaggio: la Calathea aggiunge movimento, eleganza e poesia tropicale alla tua giungla domestica. Un po’ principessa, un po’ maestra zen, ti aiuterà ad affinare la preziosa arte dell’ascolto.

A cura di Alice Delgrosso

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Oki Sato Studio Nendo

Oki Sato ha fondato lo Studio Nendo nel 2002 dandogli un nome poetico, proprio come i suoi progetti. Qui parliamo del suo rapporto con il design italiano e non solo...

Oki Sato aveva dato vita da un anno allo Studio Nendo, che in giapponese significa 'creta da modellare’, quando fu scoperto da Maddalena De Padova
e Giulio Cappellini, nel 2003 al Salone Satellite di Milano.

Questa intervista è un’occasione per parlare con lui, tra i tanti argomenti, del suo rapporto con il design italiano. Ma non solo…

Il suo rapporto con il design italiano è molto profondo. Possiamo dire che lei è stato scoperto come designer – almeno nel contesto europeo – da due grandi figure come Maddalena De Padova e Giulio Cappellini?
Sì, è proprio così. Il mio rapporto con il design italiano è molto profondo e si può dire che sono stato scoperto da due grandi figure: Maddalena De Padova e Giulio Cappellini. Nel 2003, quando esponevo al SaloneSatellite – la porta d'accesso per i giovani designer – il fatto che notassero il mio lavoro divenne il principale catalizzatore per la mia attività sulla scena globale. Credo che se non li avessi incontrati, Nendo così come lo conosciamo oggi non esisterebbe.

In che modo il design italiano e quello giapponese sono simili e in che modo sono profondamente diversi?
Spesso spiego la differenza tra il design italiano e quello giapponese paragonandoli allo sport. I designer italiani tendono a lavorare in modo intuitivo, passando molto rapidamente dall'idea alla produzione. È uno stile che paragono alla boxe: sferrare un pugno bellissimo e istantaneo. Al contrario, i designer giapponesi sono spesso più analitici, hanno un approccio più vicino al judo o all'aikido: assorbono l'enorme energia e i vincoli dell'azienda e poi usano il design per reindirizzare quella forza verso una nuova soluzione.
Sebbene gli approcci siano diversi, entrambe le realtà stanno cambiando. Credo che le aziende italiane e quelle giapponesi si stiano orientando verso partnership a lungo termine, valorizzando i rapporti continuativi con i designer per coltivare un marchio nel tempo, piuttosto che creare progetti unici e a breve termine.

Secondo lei qual è il ruolo del design italiano nel mondo oggi?
Credo che il design italiano continui a fungere da ‘bussola’ per l'estetica globale, soprattutto nell'arredamento e nell'interior design. E non soltanto per una questione di forma o di stile, ma per la cura che mette in proporzioni e materiali e per le atmosfere alle quali dà vita, che sono in grado di influenzare il modo in cui le persone immaginano poi i propri spazi abitativi ideali. Ciò che lo rende davvero unico è l'equilibrio tra elementi opposti: rimane profondamente radicato nella storia e nell'artigianato, pur reinterpretandoli costantemente con una leggerezza contemporanea. Questo delicato equilibrio tra tradizione e innovazione è il motivo per cui il design italiano non tramonta mai e rimane attuale in ogni epoca.

Il nome Nendo in giapponese significa ‘creta da modellare’ e suggerisce un’idea di flessibilità e di legame con il lavoro manuale, oltre che con un sapore antico. Come si traduce questa idea nei progetti dello Studio?
L’idea è proprio quella di un bambino che gioca con la creta, mescolando liberamente i colori e cambiando forme e dimensioni. In contrasto con l'ambiente rigido in cui ho studiato architettura durante la specializzazione, sono rimasto colpito dalla libertà di espressione progettuale che ho potuto osservare al Salone del Mobile di Milano nel 2002. Ho dato il nome allo studio con il desiderio di ‘progettare in modo più flessibile, trascendendo i generi’. Questa filosofia continua a riflettersi in tutti i nostri progetti odierni, come un approccio che attraversa i mondi dell'architettura, degli interni e del prodotto, contaminando le esperienze e le tecniche di ciascuno.

La maggior parte dei suoi progetti ha qualcosa di sorprendente, una brillantezza che sorprende e un tocco poetico. Come si concilia questa inclinazione con le richieste del cliente?
Ho sempre creduto che il concetto di ‘funzione’ dovesse includere il ‘divertimento’. Aggiungere elementi emozionali – quelli che io chiamo ‘spezie - come umorismo e sorpresa è un prerequisito per un buon design. In particolare, il minimalismo giapponese può talvolta dare un'impressione fredda e inavvicinabile se portato all'estremo, ma aggiungere un po' di questo ‘spezia’ crea familiarità e crea una connessione tra l'utente e l'oggetto. Per quanto riguarda l'equilibrio tra richieste del cliente e vincoli tecnici, risolvo questo problema non considerando i vincoli come limitazioni, ma piuttosto trasformandoli in valore emozionale.

Lo Studio Nendo spazia in molti campi del design. Avete progettato anche interni e abitazioni. Ha una visione particolare per quanto riguarda l’ambiente domestico?
Nendo spazia in un'ampia gamma di generi, dai piccoli articoli di cancelleria all'architettura su larga scala. Piuttosto che limitarsi a combinarli, cerchiamo nuove espressioni sovrapponendo attivamente ambiti diversi, per esempio applicando idee e dettagli del design di prodotto all'architettura. In questo contesto, la casa è uno spazio in cui ogni elemento che progettiamo – dai mobili e dai piccoli oggetti che le persone toccano, alla composizione spaziale e all'architettura stessa – interagisce e converge in modo complesso. In questo senso, ritengo che il design residenziale sia uno dei risultati finali in cui l'approccio di Nendo trova piena espressione.

Uno dei suoi lavori più recenti è per ALPI, le collezioni Kasumi e Futae. Come è nata questa collaborazione? E qual è l'idea alla base?
La collaborazione con ALPI è nata dal nostro interesse per la loro eccezionale tecnologia di decostruzione e ricostruzione del legno naturale, che dà vita al cosiddetto ‘legno ingegnerizzato’. Solitamente, questa tecnologia viene impiegata per riprodurre perfettamente le venature del legno naturale, ma siamo intervenuti intenzionalmente in questo processo per tentare di ottenere espressioni che non esistono in natura. Kasumi esprime gli effetti moiré e le fluttuazioni simili a foschia derivanti dalla sovrapposizione delle venature del legno, mentre Futae ritrae l'aspetto di diversi legni stratificati l'uno sull'altro. Con entrambe le collezioni, abbiamo mirato a creare una nuova espressione del legno, che si colloca a metà strada tra la precisione di un prodotto industriale e il calore di un materiale naturale.

Può raccontarci qualcosa di un progetto su cui sta lavorando e che vedrà la luce nel 2026?
Nel 2026 dovrebbe entrare in servizio il nuovo TGV, progettato da Nendo dentro e fuori. Il nostro obiettivo per questo progetto era ridefinire il treno ad alta velocità non semplicemente come una ‘macchina in movimento’, ma come uno ‘spazio vitale’. Anche per un veicolo che viaggia a oltre 300 km/h, abbiamo ritenuto che non ci fosse bisogno di un ‘design dall'aspetto veloce’ che ricordasse un'auto di F1. Piuttosto, proprio come in una casa, abbiamo dato priorità al comfort di essere ‘ordinario’ e a un senso di nostalgia che ne velasse delicatamente la novità, piuttosto che ai suoi tratti ‘speciali’che potrebbero creare tensione nei passeggeri.
Ci siamo concentrati sulla qualità del tempo trascorso lì (emozione) piuttosto che sul movimento in sé (funzione). Per esempio, nella zona lounge della carrozza ristorante, abbiamo disposto in modo casuale panche e cuscini ispirati ai ciottoli di fiume per creare uno spazio libero e rilassante simile al soggiorno di casa.

 

Illuminazione

La lampada Sintesi di Artemide

È stata la prima lampada disegnata dal fondatore di Artemide, Ernesto Gismondi, nel 1975. Oggi Sintesi torna in vendita con una nuova edizione in 4 colori

Sintesi, oggi rieditata da Artemide, è la prima lampada disegnata nel 1975 dal suo fondatore, l’ingegnere aeronautico Ernesto Gismondi.
Una lampada da scrivania tecnica, bella e funzionale, flessibile, che oggi come allora si distingue per la sua efficienza costruttiva e la sostenibilità.
Composta da due profili a ‘C’ di diversa lunghezza che formano il sostegno a ‘Y’, con un semplice movimento di apertura e chiusura si regola in inclinazione e altezza.
Massima libertà di orientamento e versatilità!
La testa della lampada prevede un’ulteriore cornice orientabile con presenza di riflettore che indirizza la luce della sorgente.
Chiusa si appiattisce e ha un ingombro minimo.

Dimensioni: cm 38×12x45h da aperta.
Materiale: metallo verniciato bianco, blu, rosso, verde.
Sorgente luminosa: lampadina attacco E27 non inclusa (max 11watt). Si consiglia di sceglierla con vetro trasparente.

Shopping

Shopping: i fantastici 4 di gennaio 2026

Mariana Bettinelli

Mariana Bettinelli  •  Interior Notes

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Questo mese i fantastici 4 sono selezionati da Mariana Bettinelli digital creator CF style (@interior.notes) nello store Orangorilla di Milano

In via Cagnola 7 a Milano, in zona Arco della Pace, Orangorilla è un concept store in cui Marta propone anche oggetti e tessile per la casa, tutti sul filo del gioco e dell’ironia.

Nella gallery:
Cuscino in lana con decoro mezzopunto ‘Se incontrassi la mia famiglia capiresti’ [cm 35x24 €95].

Piattino da parete in porcellana [ø cm 15 €26].

Canovaccio da cucina Blossom, 100% cotone stampato a mano [cm 50x70 €19].

Sottopiatto Printlock in cotone stampato a mano, com tovagliolo [ø cm 38 €38].

Arredo esterni

La pergola bioclimatica addossata alla casa

Cos'è una pergola bioclimatica? Quando la si può installare senza permessi? Quando sono richiesti? Bastano alcune scelte progettuali e permessi comunali per trasformarla da struttura temporanea per fare ombra a locale abitabile. Parliamo di biopergole e come realizzarle: ecco qui le risposte alle tue domande!

Se è una struttura temporanea per fare ombra, rientra nell'edilizia libera, ma bastano alcuni accorgimenti (e permessi comunali) per trasformarla in locale abitabile.

Quando una pergola è bioclimatica?
Perché si possa definire biopergola il ‘tetto’ deve essere formato da lamelle orientabili che servono sia a modulare la luce, lasciandola filtrare quando sono in verticale o oscurandola totalmente quando sono in orizzontale, sia a garantire la corretta ventilazione per creare un ambiente confortevole. Le lamelle si muovono elettricamente anche con telecomando e a volte sono dotate di sensori che le chiudono in automatico quando inizia a piovere.

Serve sempre un architetto per realizzare una pergola bioclimatica?
No: le aziende produttrici delle biopergole hanno un ufficio tecnico in grado di sviluppare il progetto in autonomia, ma se la pergola è del tipo che fa cubatura serve un architetto che si occupi della parte burocratica.

Quando rientra in edilizia libera?
Se la scegli di piccole dimensioni (per esempio da 2x2 m su un terrazzo di 4,5-5 mq), chiusa lateralmente da tende o vetrate amovibili e fissata al suolo con sistemi bullonati che ne permettono sempre la rimozione, la biopergola non necessita di permessi perché è considerata una copertura temporanea che non aumenta il volume dell’abitazione e/o non costituisce una trasformazione urbanistica del territorio.

Quando serve l'autorizzazione?
Se progetti di chiudere il perimetro della biopergola con vetrate non amovibili e di fissarla a terra permanentemente (per esempio ancorando i pali a blocchi di cemento), sappi che la struttura trasforma lo spazio outdoor da superficie accessoria a superficie utile, cioè un volume abitabile stabile e fruibile tutto l’anno che quindi amplia la cubatura della casa. Per questo richiede una SCIA o il Permesso di Costruire in base al Comune di appartenenza.

Se è chiusa e fissa, come si decide quanto può essere grande?
L’architetto verifica che nel piano di zona ci sia della cubatura residua (questo perché la pergola chiusa fissa produce un aumento di cubatura). Se ce n’è abbastanza, l’interessato in assemblea condominiale comunica la sua volontà di utilizzarla. Deve avere il consenso degli altri inquilini e la conferma che nessun altro di loro intenda sfruttarla.

Come si riscalda la biopergola?
Per quella senza chiusure fisse bastano dei radiatori elettrici su ruote da posizionare dove vuoi; per quella chiusa da vetrate che fa cubatura solitamente si sceglie un riscaldamento a pavimento che diffonde il calore al meglio.

Come si gestisce la parte elettrica?
La biopergola si può cablare lungo i profili verticali e orizzontali, quindi occorre collegare il sistema elettrico con uno o più punti corrente sul terrazzo.

Guarda il progetto di un architetto CF style sulla pergola bioclimatica.

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

News

Courmayeur Design Week-end 2026: Love & Passions

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Dal 12 al 15 febbraio 2026 Courmayeur celebra 'Amore & Passioni', tema della nuova edizione del Design Week-end. Installazioni, talk e progetti site-specific trasformano la perla del Monte Bianco in un laboratorio creativo ad alta quota.

Dal 12 al 15 febbraio 2026 Courmayeur torna a essere palcoscenico privilegiato del Courmayeur Design Week-end, appuntamento giunto alla sua sesta edizione e il tema scelto 'Amore & Passioni' diventa filo conduttore di installazioni e incontri. A tradurlo in identità visiva è Leftloft, che dissemina 45 parole d’amore - dedicate al progetto - sulle telecabine di Dolonne: un gesto grafico potente, capace di trasformare un’infrastruttura funzionale in racconto collettivo.

Il centro di Courmayeur si trasforma in una mappa di interventi diffusi, portando il design fuori dai luoghi consueti. Tra i protagonisti: Marcel Wanders, guest star del Talk on Top allo Skyway Monte Bianco, affiancato da una costellazione di studi e brand che rappresentano l’eccellenza italiana e internazionale. Da Kartell a Vitra, da Cappellini a Natuzzi, passando per installazioni firmate da aMDL Circle, Matteo Ragni, Lombardini22 e Carlo Ratti Associati.

Il programma è ricco di talk, reading letterari, momenti charity, workout session, oltre la storica gara di sci per architetti skiCAD che contribuiscono a creare un’atmosfera unica, dove networking e contenuti convivono con leggerezza. Il Courmayeur Design Week-end ha il merito di attivare lo spazio pubblico, trasformando piazze, biblioteche e chalet in ambienti di incontro.

Da non perdere, la mostra 'Gli oggetti del cuore' di Giulio Cappellini e Giulio Iacchetti: quaranta pezzi scelti e raccontati, tra memoria personale e cultura del progetto. Una lettera d’amore al design fatta di memorie, materiali e visioni, condensata anche in un libro in tiratura limitata. L’accoglienza a Punta Helbronner, nel Kartell Bistrot Panoramic, fonde design e gusto. Nella Sala Dipinti dell’Ange, Vitra coinvolge il pubblico in un progetto charity ispirato al Metal Wall Relief Little Heart di Alexander Girard: cuori decorati da personalità del mondo creativo e poi messi in vendita per beneficenza. Il design si fa gesto etico, oltre che estetico. In piazza Petigax torna la pagoda simbolo del festival, firmata da aMDL Circle con Milesi: un’architettura effimera costruita a partire da moduli lignei interpretati da decine di progettisti, ciascuno ispirato a una delle 45 parole di Leftloft. Al Jardin de l’Ange, l’installazione 'Amore a primo acchito' di Matteo Ragni invita i visitatori a misurare le proprie affinità attraverso un gioco ironico e partecipativo. Intorno, le iconiche panche “Amore” di Slide ribadiscono un messaggio semplice e necessario: il progetto deve creare occasioni di condivisione.

In un momento storico in cui il design è chiamato a rispondere a sfide ambientali e sociali sempre più complesse, l’idea di 'amore' evocata dall’edizione 2026 assume un significato più profondo: amore per il progetto ben fatto, per le relazioni autentiche, per i luoghi e le comunità che li abitano. E forse è proprio questa la cifra più interessante dell’evento: ricordarci che l’architettura, prima ancora di essere forma o funzione, è un atto di cura.

 

Progetti degli architetti

Dal capitolato alla casa su misura: perché affidarsi a un architetto

Il progetto dell'impresa non ti piace? Chiama l'architetto! Quando si compra una casa in costruzione può capitare che le soluzioni proposte e il capitolato non soddisfino. Con l'aiuto di un professionista, però, spazi, materiali e finiture si possono riprogettare al meglio. Guarda qui!

Un vecchio maso nel centro del paese di Appiano (BZ) viene recuperato e ampliato per realizzare 5 appartamenti. Una coppia di proprietari, non soddisfatta del progetto di distribuzione interna del loro immobile acquistato sulla carta, chiama l’architetta CF style C. Linda Salzano perché li aiuti a realizzare una casa-nido che sappia accoglierli al ritorno dai frequenti viaggi di lavoro, e che dia il giusto spazio alle zone notte e giorno.

LA SOLUZIONE:
Le variazioni proposte dall’architetta sono poche ma essenziali: gli spazi della zona notte rimangono quelli del progetto iniziale, ma vengono rivisti l’accesso alla camera da letto e il layout del bagno en suite, organizzato con sanitari, mobile lavabo e doccia con bagno turco.
A chiusura della cabina armadio, invece dei tramezzi previsti che sono stati demoliti, vengono utilizzate delle porte scorrevoli a tutta altezza in vetro.
Le modifiche della zona giorno definiscono un ingresso-filtro, attrezzato con una cappottiera e una zona di servizio con bagno giorno/ospiti e un nuovo locale lavanderia.
La cucina lineare raddoppia con l’isola e un piccolo piano snack.
Un tavolo rotondo allungabile caratterizza la zona pranzo, mentre il soggiorno è arredato con un divano e due poltroncine.
Sulla maxi terrazza si è prevista una biopergola di 16 mq addossata alla parete perimetrale chiusa con tende in modo che si possa sfruttare anche nelle mezze stagioni ma senza creare cubatura in più.

BUDGET*:
Demolizioni
pareti e pavimenti €7.300
Costruzioni tramezzi
(compresa fornitura e posa controtelaio e assistenze murarie) €15.750
Impianto elettrico €6.560
Impianto idrotermosanitario
con riscaldamento e raffrescamento a pavimento €11.900
Opere in cartongesso
€1.390
Fornitura e posa parquet €14.000
Fornitura e posa pavimenti e rivestimenti ceramici (anche per il terrazzo) €6.600 Fornitura e posa serramenti €17.500
Fornitura e posa porte interne, portoncino blindato e battiscopa €11.650 Tinteggiature €4.100
Fornitura e posa pergola bioclimatica
con screen automatizzati e led integrati €31.750
Totale
(iva esclusa) 128.500

* Il preventivo si riferisce a questo progetto; l’immobile si trova a Appiano (BZ).



LEGGI ANCHE 'La pergola bioclimatica addossata alla casa'.


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Progetto a cura di C. Linda Salzano architetto CF style di Merano (BZ) - IG @arkymade_studio