City guide CasaFacile: alla scoperta di Brescia

Cartoline da... Brescia! Con le @amiche_in_tournee, un gruppo di lettrici e digital creator che si sono conosciute sul profilo Instagram di CasaFacile, continuiamo il giro d’Italia a caccia di cose belle. Questo mese Francesca Vizzari di @pistacchio_e_caffe ci porta alla scoperta della sua città.

Brescia, la Leonessa d’Italia – così fu definita dopo la sua eroica resistenza contro gli Austriaci nelle X Giornate del 1849 – ha un’architettura che gode di numerosi reperti romani, attraversa il Medioevo, passa per il Risorgimento e arriva ai primi del ’900, in pochi chilometri. La sua vetta cittadina, il monte Maddalena, regala il verde sempre negli occhi e refoli freschi e inattesi. Il centro storico è un susseguirsi di palazzi storici, le varie epoche di questi scorci rendono unica l’esperienza e rendono giustizia a quella che da sempre è conosciuta come una città pressoché industriale, laboriosa e senza il tempo di godere della propria bellezza. Da poco più di un decennio, rianimata da iniziative pubbliche e private, ha ritrovato uno slancio che attrae turisti da ogni dove, complice la sua vicinanza ai laghi tra i più belli d’Italia, il Garda e l’Iseo.

«Pötòst che niènt, l’è mèi pötòst»
(Piuttosto che niente, è meglio piuttosto). Sottolinea l’importanza di accontentarsi e anche il forte spirito pratico bresciano.

DA PROVARE: LA PERSICATA - Dove trovarla
Enoteca Bonetti, via Dante 14
È un dolce a base di polpa di pesche a pasta bianca, che viene cotta con lo zucchero e poi lasciata essiccare per circa una settimana. In questo modo si ottiene una pasta che si può tagliare a fettine o dadini, una sorta di gelée a forma di mattonella. Il nome deriva da ‘persech’ (pesche in bresciano) ed è venduta in poche selezionate botteghe. » enotecabonetti.it

ARCHITETTURA 
Su via Musei si affacciano l’area archeologica e il Tempio Capitolino, con i resti del pronao e delle celle posteriori. Le alte colonne scanalate, reintegrate con parti in laterizio, danno un’idea della monumentalità di questo sito. Da visitare in bici o a piedi, per rimanerne incantati...

DOVE MANGIARE
Bedussi, via Crocifissa di Rosa 113
A colazione (imperdibile il caffè con la crema di uovo sbattuto) ma anche
a pranzo e a cena: fuori dalle mura del centro storico, nato come gelateria, è diventato un punto di riferimento per i suoi panificati dolci e salati, oltre che per l’ottima cucina. » bedussiecucina.com

PER UN APERITIVO
La Riserva del Grande, via Paganora 6a
Ampelio, mixologist e titolare di questo locale in una deliziosa piazzetta vicino
al retro del Teatro Grande, accoglie i suoi ospiti in un ambiente curato ma informale, il cui progetto stilistico è di Pistacchio e Caffè.

Osteria al Bianchi, via Gasparo da Salò 32
Una curiosità: a Brescia lo Spritz si chiama Pirlo e ha caratteristiche ben precise. Eccole: √ il Pirlo usa un vino bianco fermo, non un vino frizzante né un prosecco; √ usa il Campari, che conferisce un sapore più amaro e deciso, non l’Aperol, che ha un gusto più dolce e agrumato; √ è reso frizzante dall’acqua gassata. » osteriaalbianchi.it

DOVE FARE ACQUISTI
Mori, via Dante 2g
Un’istituzione: nel cuore del centro storico si dedica, dal 1986, all’arte del regalo e della casa. Molto più di un negozio, un universo di cristalli, porcellane, tessuti raffinati e oggetti di design scelti con cura. Accoglienza tutta al femminile. » negoziomori.it

Lo Speziale, via Antiche Mura 6a
Luca Bonafini, bresciano, classe 1982, ex monaco benedettino, è il titolare: grazie alla sua originale esperienza e alla sua poliedricità, Luca sa come trasportare i clienti in un mondo fatto di distillati, leccornie e aromi, tutti di origine monastica. Aneddoti, spiegazioni e approfondimenti che danno vita a un’esperienza da ricordare. » lospeziale.bio

Barbanzè, via Mazzini 24
Per i più piccoli e per gli adulti che non rinunciano alla meraviglia, è un negozio di giocattoli storico nel cuore della città, da 50 anni l’indirizzo per chi cerca giochi belli, intelligenti e adatti a ciascuna età. ‘Pensato per creare ricordi felici’ come dice Nicola, il suo titolare. » barbanze.it

DOVE DORMIRE
Centro Paolo VI, via Gezio Calini 30
Un luogo di ospitalità gestito da una organizzazione senza scopo di lucro,
in un bellissimo edificio del XVII secolo con affreschi originali, un grande giardino con pini secolari, il parcheggio privato (in pieno centro storico!), senza rinunciare al comfort. » paolovi.it

 

Guida a cura di Francesca Vizzari - @pistacchio_e_caffe

 

L’arte di essere ‘SpaceMakers’: come trasformare la casa in una storia che evolve con te

Il nuovo catalogo Zalf invita a pensare gli spazi come ‘opere aperte, capaci di cambiare pelle insieme alle nostre esigenze, tra ispirazioni d’autore e una nuova palette cromatica che sa di terra e natura

Che cosa significa davvero ‘abitare’? Non è solo occupare uno spazio, ma comporre una sorta di autobiografia fatta di oggetti, colori e memorie che dialogano con il nostro gusto personale. Partendo da questa visione, Zalf ha presentato il suo nuovo progetto Case Study Spaces, un vero e proprio manuale di antropologia abitativa che trasforma l'arredo in un sistema fluido e versatile.

Ispirandosi al concetto di Opera Aperta di Umberto Eco, la collezione SpaceMakers non impone modelli rigidi, ma offre un campo di possibilità. Che si tratti di un nido per una persona, di una casa di famiglia o di uno spazio condiviso, l'obiettivo è la longevità: i mobili non si sostituiscono, si riconfigurano per durare nel tempo.

Ecco come Zalf interpreta tre diversi modi di vivere il presente:

Onespace: il micro-appartamento che pensa in grande

Vivere in pochi metri quadri non significa rinunciare alla fluidità. Onespace è la soluzione pensata per monolocali e micro-appartamenti dove living, lavoro e riposo coesistono in un’unica struttura dinamica. Qui il design agisce come una grammatica adattiva, capace di ridefinire i ritmi della giornata senza perdere coerenza estetica.

Nesthome: la casa che cresce con la famiglia

Per chi vive la dimensione familiare, la sfida è gestire ambienti che devono accogliere il cambiamento: i figli che crescono, le passioni che mutano. Nesthome organizza spazi distinti ma interconnessi, garantendo una continuità progettuale che accompagna le diverse fasi della vita. È il porto sicuro dove l'identità personale rimane intatta anche quando le esigenze cambiano.

Community: la nuova frontiera del co-housing

L’abitare condiviso, come negli studentati o nelle residenze collettive, richiede un equilibrio delicatissimo tra autonomia privata e interazione sociale. Il catalogo Community risponde con una grammatica flessibile in cui le funzioni si sovrappongono e si trasformano, ideale per dinamiche abitative temporanee e in costante mutazione.

Lava, Agave e Terracotta

Sono i colori della nuova ‘autobiografia’ domestica! A dare carattere a queste configurazioni interviene una nuova palette cromatica, pensata per dialogare con materiali diversi e riflettere lo "spirito del tempo".
Lava: un tono profondo e intenso, perfetto per dare struttura e carattere agli elementi contenitivi.
Agave: una nuance naturale e riposante, ideale per scrittoi e pannellature che cercano armonia con l’ambiente.
Terracotta: un colore caldo e vibrante, capace di scaldare la zona notte e creare nicchie accoglienti.

Queste tre finiture non sono semplici colori, ma parte di un alfabeto abitativo che permette di definire zone e funzioni della casa, soprattutto negli spazi piccoli in cui tante attività devono convivere in pochi metri quadrati. Nelle nostre case il ruolo del colore evolve: lasciamo che ci aiuti a ‘disegnare’ gli spazi, non solo a decorarli.

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati

Dalla manifattura nel Nord del Galles alla collaborazione con il National Trust, Little Greene costruisce un linguaggio decorativo che unisce ricerca storica, qualità artigianale e innovazione sostenibile.

Negli ultimi anni pitture e carte da parati sono tornate ad avere un ruolo centrale nei progetti d’interni. Non più semplici finiture, ma strumenti capaci di definire atmosfera, profondità e carattere degli spazi. È in questo scenario che si inserisce l’approccio di Little Greene, brand inglese che da oltre due secoli lavora sul dialogo tra ricerca cromatica, tradizione decorativa e innovazione tecnica.

I primi documenti risalgono al 1773, quando 'The Little Greene Dye Works' produceva pigmenti e tinture per le manifatture tessili locali. Ancora oggi la produzione rimane concentrata nel Nord del Galles, ai piedi del monte Snowdon, dove l’azienda realizza internamente un’ampia gamma di finiture tradizionali e contemporanee. Una scelta che permette di mantenere il controllo diretto su ogni fase produttiva e di portare avanti un approccio più attento anche sul piano ambientale.

La sostenibilità, infatti, viene affrontata in modo concreto. Le pitture a base d’acqua sono formulate con bassi livelli di VOC e progettate per garantire resistenza e lunga durata, riducendo la necessità di frequenti riverniciature. Anche le carte da parati seguono la stessa filosofia: vengono stampate con inchiostri a base d’acqua su supporti provenienti da foreste gestite responsabilmente e certificate FSC o PEFC. Gli imballaggi, inclusi i contenitori metallici, contengono oltre il 50% di materiale riciclato e sono a loro volta riciclabili.

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Muri, mensole piastrelle: Mochi, mobili: Attic II, soffitto: Slaked Lime

Uno degli elementi più distintivi del lavoro di Little Greene è la ricerca sul patrimonio decorativo britannico. Attraverso la collaborazione con il National Trust, il team creativo ha accesso ad alcune delle più importanti dimore storiche di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, dove colori originali, frammenti di carte da parati e dettagli architettonici diventano materiali di ricerca per nuove collezioni.

 

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Soffitto, porta e cornici: Loft White, pareti con rivestimento in legno: Celestial Blue, sedie: Garden

Da questo lavoro nasce 'Colours of England', una palette che attraversa oltre 300 anni di storia della decorazione inglese senza mai risultare nostalgica. Toni georgiani, sfumature Anni ’30, accenti seventies e nuance tratte da architetture storiche convivono in una gamma cromatica pensata per dialogare con gli interni di oggi. Ogni colore conserva un legame con luoghi ed elementi realmente esistenti, trasformando la scelta cromatica in un racconto discreto ma personale.

Lo stesso approccio si ritrova nelle collezioni di carte da parati, dove pattern storici rinvenuti negli archivi vengono reinterpretati attraverso nuove scale cromatiche e lavorazioni contemporanee. Molti disegni derivano da frammenti originali scoperti all’interno di residenze d’epoca e successivamente ridisegnati dal team Little Greene per adattarsi agli spazi attuali. Il risultato è un equilibrio calibrato tra autenticità storica e sensibilità decorativa contemporanea.

Pensata per l’abitare quotidiano è invece la linea 'Intelligent Paints', sviluppata per rispondere alle esigenze degli ambienti ad alta frequentazione senza rinunciare alla profondità del colore e alla qualità estetica. Le finiture ecologiche e a base d’acqua uniscono facilità di applicazione, resistenza e versatilità d’uso. Al centro della gamma c’è la tecnologia Intelligent Grip™, introdotta per migliorare ulteriormente le performance delle principali finiture della collezione. Il risultato sono pitture multi-superficie applicabili direttamente senza primer, disponibili in diverse opacità e livelli di brillantezza. Una soluzione che interpreta il colore come vero strumento progettuale, capace di adattarsi alla quotidianità della casa contemporanea. Sul sito è possibile richiedere la cartella colori Little Greene.

 

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Wallpaper: Lily Pads – Hopper, battiscopa: Basalt, Muro: Slaked Lime – Mid

Tra le collezioni più recenti, 'In the Garden' esplora invece un immaginario botanico ispirato ai motivi floreali d’archivio e al paesaggio inglese. Pattern come Moon Daisies, Briar Rose e Ditsy Block rileggono il tema naturalistico attraverso colori intensi, dettagli grafici e una leggerezza decorativa che funziona tanto negli interni classici quanto negli spazi più essenziali. Un segnale interessante del ritorno della carta da parati come elemento identitario, capace di aggiungere carattere, stratificazione e personalità agli ambienti domestici.

E se il divano letto fosse finalmente bello?

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

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Siamo abituati a pensare al divano trasformabile come a un prodotto ‘ibrido’ che ci obbliga a scendere a compromessi, ma se finalmente estetica, praticità e comodità andassero d’accordo? Aggiungiamo anche la qualità 100% made in Italy e scopriamo insieme perché Sunny è un divano letto diverso dagli altri!

Ammettiamolo senza giri di parole: per anni il divano letto è stato il brutto anatroccolo del design. Quella soluzione d'emergenza, un po' rigida e dalle proporzioni incerte, spesso scelto solo per il monolocale della vita da studenti o per non far dormire gli ospiti… sul pavimento. Un arredo dove l'estetica, purtroppo, doveva sempre fare un passo indietro per lasciare spazio alla necessità.

Oggi però le nostre case sono cambiate, sono diventate più fluide. Una stanza non fa più una cosa sola e noi abbiamo bisogno di arredi che si muovano con i nostri ritmi, senza costringerci a rinunciare a quella bellezza che ci fa stare bene quando varchiamo la soglia di casa.

Proviamo a ribaltare le regole del gioco? Ci aiuta Sunny, l'ultima novità di Vitarelax, un’azienda italiana che ha fatto del comfort una vera e propria missione artigianale.

Forme accoglienti e zero compromessi

La prima cosa che mi ha colpita di Sunny è che... non sembra affatto un divano letto. Ha una silhouette contemporanea, morbida e generosa, con i braccioli arrotondati che sembrano quasi un abbraccio. È quel tipo di divano che vuoi mettere al centro del soggiorno perché fa subito atmosfera, non un pezzo da nascondere nella stanza degli ospiti.

Ma il bello arriva quando si passa all’azione. Spesso trasformare un divano in letto significa ingaggiare una lotta corpo a corpo con i suoi meccanismi! Qui invece la tecnologia fa rima con semplicità: grazie a un’apertura a ribalta fluida e silenziosa, basta un solo gesto e la zona giorno cambia pelle in un attimo, senza sforzi e senza dover seminare cuscini per tutta la stanza. Piccolo dettaglio smart: dietro lo schienale c'è un vano porta cuscini nascosto, perfetto per far sparire le lenzuola di giorno e riaverle pronte la sera.

Il test del riposo (quello vero)

Parliamo del vero punto debole dei vecchi trasformabili: il materasso. Siamo abituati a spessori millimetrici che ci fanno svegliare con il mal di schiena. Invece Sunny nasconde al suo interno un materasso Top Premium alto ben 21 cm. Dentro c'è un mix perfetto tra poliuretano ad alta resilienza per sostenere il corpo e un topper in Memory da 2 cm per dare quella sensazione di morbidezza accogliente quando ci si sdraia. In più, il tessuto è antiacaro e super traspirante, completamente sfoderabile e lavabile.

Vestito su misura e 100% Made in Italy

Sunny viene prodotto interamente in Italia, da artigiani esperti che lavorano l'imbottito con grande cura per i dettagli e perché possa durare nel tempo.
E per integrarlo perfettamente nella palette cromatica di casa, nessun problema: si può scegliere fra più di 300 rivestimenti disponibili. Ci sono i tessuti tecnici della linea Technos — che sono idrorepellenti e antimacchia, una salvezza se avete bambini o animali che girano per casa — ma anche eco-pelli e pelli naturali super materiche.
Potete sceglierlo in versione a 2 o 3 posti (con materasso da 140 o 160 cm). Sul sito c'è un configuratore 3D davvero intuitivo per "vestire" il divano e vederlo in tempo reale!

News

Il diritto al silenzio

I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio... Con l’aiuto di un’esperta, partiamo per una nuova riflessione su un tema attualissimo

La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.

Assenza di rumore: questo è il silenzio nella percezione comune. In realtà è molto di più: il silenzio è spazio, è confine, è tutela. Tutte le civiltà giuridiche più evolute ne garantiscono il diritto, come una delle più forti tutele della persona.
Sebbene non esista una disposizione specifica che lo menzioni apertamente, la tutela giuridica e giudiziaria del silenzio è indiscussa anche nel nostro ordinamento. Nell’ambito penale l’indagato e l’imputato hanno il diritto di non rispondere, di non collaborare, di non autoincriminarsi, di non trasformarsi
in fonte di prova contro se stessi, di non proferire verbo e che questo comportamento venga interpretato e usato ai fini del decidere. È il principio del “nemo tenetur se detegere”, nessuno è obbligato ad accusarsi. Il silenzio non è e non può essere sospetto, è presidio contro pressioni, errori, suggestioni, interpretazioni non autentiche. È una scelta strategica e difensiva. parlare è una facoltà, tacere è una libertà protetta. Questa dimensione di garanzia ci dice qualcosa di profondo: il silenzio è uno spazio di autodeterminazione.
È il tempo necessario per capire, valutare, scegliere. È la pausa che rende la decisione davvero libera e consapevole.
C’è poi un secondo livello di considerazione, meno tecnico ma altrettanto importante: il silenzio come condizione di ascolto. Nei tribunali si chiede silenzio per ascoltare chi sta parlando, comprendere, pesare le parole, rispettare la voce dell’altro. Il silenzio è ordine che consente alla verità processuale di emergere senza sovrapposizioni e rumori che possono confondere, sviare o coprire informazioni rilevanti. Se dalle aule del tribunale ci spostiamo alla vita quotidiana, la casa è il luogo naturale di garanzia del silenzio, nella sua accezione più completa. Non solo perché è spazio fisico separato dal caos esterno, ma perché rappresenta il primo ambiente di protezione della persona. Tra le mura domestiche il silenzio assume valore rigenerativo: è difesa dalla sovraesposizione, dall’eccesso di stimoli di una vita frenetica ed iperconnessa. La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.
Proteggere la casa significa proteggere anche il silenzio che la abita. Progettare la propria dimora con spazi che non richiedono produttività ma solo stare, significa rispettare e garantire il diritto al silenzio e riconoscerne il valore intrinseco. In un’epoca di notifiche, flussi costanti e opinioni immediate, riscoprire il valore giuridico e umano del silenzio è quasi un atto rivoluzionario.
È potere. È garanzia. È sentirsi a casa.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO AL SILENZIO:

  • Il principio che nessuno è tenuto ad accusare se stesso è considerato corollario implicito degli articoli 24 e 27 della Costituzione in materia di diritto di difesa
    ed è implicitamente garantito dagli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
  • Il diritto al silenzio è disciplinato dal Codice di Procedura Penale (art. 64 e 210), che impone alle autorità l’obbligo di avvertire l’indagato della sua facoltà di non rispondere.
  • È parte essenziale del concetto di equo processo definito dall’art. 111 della Costituzione e 6 della Convenzione europea per diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

 

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all'Università Ca' Foscari, Venezia - www.eclex.eu

Comprare la cucina nuova: ergonomia e organizzazione

Ergonomia e organizzazione in cucina. Cucinare deve essere anche un piacere: la corretta disposizione degli spazi e dei mobili ottimizza movimenti ed efficienza. Scopri le nostre check list per non sbagliare

Una cucina bella è importante, ma una cucina funzionale lo è ancora di più. Per progettare uno spazio pratico e comodo da usare ogni giorno, vale la pena partire dal cosiddetto triangolo ergonomico: una regola semplice che aiuta a organizzare al meglio le tre aree fondamentali della cucina – lavello, piano cottura e frigorifero – riducendo spostamenti, tempi e fatica durante la preparazione dei pasti. Vediamo come funziona e poi vediamo quali misure considerare per potersi organizzare al meglio.

IL TRIANGOLO ERGONOMICO
Quando si cucina è bene che gli spostamenti tra lavello, fuochi e dispensa-frigorifero siano minimi: i tre elementi devono trovarsi ai vertici di un triangolo di lavoro il più piccolo possibile. In questo modo si riducono tempi e fatica per la preparazione dei cibi.

LE MISURE DA CONSIDERARE
Per muoverti con agio e accedere a tutti i mobili è bene rispettare alcune distanze e adattare le altezza alla tua. Per chi è minuto il top va a cm 82 da terra e i pensili a cm 50 dalla base; attorno all’isola lascia 110 cm per passare e aprire ante e cassetti, e se vuoi un banco snack, dovrà essere profondo almeno 40 cm.

LA CHECK LIST PER L'ERGONOMIA

  • Sono alta e uso facilmente i pensili
  • Sono bassa e preferisco avere tutto in basi e cassettoni
  • Voglio lo scolapiatti nel pensile
  • Preferisco lo scolapiatti sul lavello
  • Trovo comodi i cassettoni
  • Trovo comodi i mobili con ante
  • Voglio una dispensa con piani estraibili
  • Preferisco il forno a metà altezza
  • Nelle basi e negli angoli voglio ripiani estraibili

RAZIONALIZZARE GLI SPAZI
Comodi ma nascosti: Non vuoi lasciare a vista i piccoli elettrodomestici che usi sempre? Mettili in colonne con prese di corrente ad altezza top per usarli senza spostarli.
Sfruttare la zona tra base e pensile: Se temi il disordine, al posto della barra appendiutensili puoi usare un elemento chiuso e dotato di piani estraibili.
Armadi multiuso: Ideali per le cucine a vista, consentono di nascondere elettrodomestici e dispensa. Con ante rientranti, da aperti non ingombrano.
Organizer per cassetti: Tengono posate, utensili, pentole e coperchi in ordine, per essere facilmente trovati. Con i modelli regolabili puoi variarne la composizione in base alle esigenze.

LA CHECK LIST PER L'ORGANIZZAZIONE

  • Voglio accessori e piccoli elettrodomestici ad altezza occhi
  • Voglio ordine e non mi dispiace dover tirar fuori accessori e piccoli elettrodomestici quando servono
  • Voglio uno spazio per i piccoli elettrodomestici accessibile ma non in vista
  • Voglio una raccolta differenziata ben organizzata
  • Ho stoviglie belle che voglio tenere a vista o in ante a vetro
  • Tra base e pensili mi basta una barra portautensili
  • Mi piacciono le boiserie attrezzate per avere mestoli, condimenti, presine, ecc. a portata di mano
  • Mi serve una zona colazione / uno spazio per pranzi veloci
  • Mi piacciono i riapiani estraibili
  • Voglio solo superfici di facile manutenzione
  • Voglio uno spazio dove mettere la spesa prima di riporla

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Comprare la cucina nuova: la check list per non sbagliare

Quanto spazio hai? Quale budget? Cucini spesso e per tante persone o solo nel weekend? Hai tanto tempo da dedicare alla cura delle superfici o vuoi pulire in fretta? Parti da queste domande per dare vita a un progetto davvero su misura

Scegliere la cucina richiede di avere le idee ben chiare: sul proprio modo
di usarla, su quanto e come si cucina, sul rapporto che si ha con l’ordine e il disordine, sui propri gusti estetici e stili di vita. Qui trovi le check list per fare
il punto... su di te! E investire in qualcosa che ti soddisferà davvero.

Cosa cerchi davvero?

Queste check list ti aiutano a mettere a fuoco le abitudini d’uso, le esigenze pratiche e i gusti e a conciliarli con lo spazio che hai a disposizione.
Segna le affermazioni che ti corrispondono e usale come traccia per confrontarti con il progettista o con il negozio che ti aiuterà a disegnare la tua nuova cucina.

Check List - Spazio

  • Voglio una cucina chiusa del tutto o almeno in parte
  • Voglio una cucina a vista ma facile da te- nere in ordine
  • Ho finestre o altri vincoli da tenere in considerazione (es. pilastri, nicchie, radia- tori, pareti oblique)
  • Gli attacchi di acqua e gas/elettricità sono già fissati
  • Posso progettare gli attacchi di acqua e gas/elettricità da zero
  • Cerco sistemi salva- spazio perché ho pochi metri quadri
  • Ho poca luce naturale e devo progettare bene l’illuminazione

Check List - Estetica

  • La mia cucina deve tenere tutto chiuso senza nulla a vista
  • La mia cucina deve avere spazi a giorno e ripiani per tenere gli accessori a vista
  • Voglio un’estetica rigorosa ed elegante, tipo cucina da chef
  • Voglio un’estetica calda e delle ante con modanature
  • Mi piacciono le maniglie come elemento decorativo
  • Voglio ante lisce e maniglie invisibili
  • La cucina deve mimetizzarsi con il living

Check List - Abitudini

  • Cucino ogni giorno
  • Cucino soprattutto nel weekend
  • Cuciniamo in tanti
  • Se cucino per gli ospiti voglio nascondere il disordine
  • Se cucino per gli ospiti voglio che stiano con me
  • Mi dedico spesso a preparazioni lunghe e strutturate
  • Uso molto i piccoli elettrodomestici
  • La mia priorità è un piano di lavoro ampio
  • La mia priorità è avere tanti spazi contenitivi
  • La cosa più importante nella mia cucina è un banco snack conviviale
  • Sono ordinata e posso lasciare anche le cose a vista
  • Voglio che ogni cosa abbia un posto al chiuso
  • Uso la cucina anche per lavorare da casa o per far fare i compiti ai bambini

 

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Giugno 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Giugno 2026!

Coming Soon
sondaggio case GIUGNO 2026
Stile CONTEMPORANEO 59 ( 60.2 % )
Stile NEW BRITISH 9 ( 9.18 % )
Stile NATURALE 4 ( 4.08 % )
Casa PRIMA & DOPO 22 ( 22.45 % )
Stile CHIC ECLETTICO 4 ( 4.08 % )

Perché comprare CasaFacile di giugno 2026?

Perché è pieno di sorprese! Qui ti raccontiamo che cosa troverai sfogliando il numero di giugno 2026, puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile

Le case di giugno 2026:

  • stile contemporaneo per la mansarda bohémien italiana (da pag 50)
  • stile new british per il cottage con la luce zenitale (da pag 66)
  • stile naturale nel cuore della penisola sorrentina (da pag 80)
  • stile chic eclettico per la casa d'epoca parigina (da pag 138)

I progetti prima&dopo

  • come rinnovare la casa con il colore (da pag 106)
  • il mini attico rivoluzionato con pochi interventi (pag. 124)
  • come sanare il pavimento di balconi e terrazzi (pag 126)

Le idee da copiare

  • la lavanderia nascosta nel sottoscala (pag 91)
  • come illuminare il guardaroba (pag 104)
  • gli arredi giusti con un pavimento in graniglia verde (137)
  • decorare il soffitto con gli specchi (pag. 141)

Ma su CasaFacile di giugno 2026 trovi anche…

  • come arredare uno spazio outdoor in 4 stili diversi (da pag. 130)
  • la soluzione per illuminare anche le stanze rivolte a nord (da pag 72)
  • il focus per scegliere armadi e cabine (da pag 95)
  • le lampade nomadi (pag. 40)
  • la tendenza design sostenibile (pag. 48)
  • il diritto alla calma (pag. 162)
  • il ritorno della cucina in legno (da pag. 134)
  • tutto l'occorrente per il sushi (pag 136)
  • i timbri vegetali fai-da-te (pag. 151)
  • la tavola con le ceramiche artistiche made in Italy (pag. 156)
  • la pianta che vive anche al (quasi) buio (pag. 159)
  • la guida per scoprire i segreti di Matera (pag. 160)
  • la storia della chaise-longue P40 di Osvaldo Borsani (pag. 37)
  • l'intervista a Roberto Semprini (pag. 38)
  • le nostre selezioni shopping di lettini prendisole, candele e pentole colorate (da pag. 43)
 

Trovi CasaFacile in edicola dal 4 giugno 2026 e puoi comprarlo anche in versione digitale con l'app dedicata

 
In edicola

CasaFacile di Giugno 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di giugno... di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene?

Di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene? Ogni tanto fantastico di vendere casa e ritirarmi nella mia minuscola mansarda.
Come a inseguire un bisogno di alleggerimento.
'Parva sed apta mihi', piccola ma adatta a me, aveva scritto Ludovico Ariosto sul suo portone, a Ferrara: nel Rinascimento le élites al posto della casa monumentale aspiravano ad averne una a misura d'uomo. Fu quel
passaggio che dal '600 all'800 diede origine alla casa 'borghese: più piccola del palazzo aristocratico, capace di offrire comfort e privacy e di valorizzare l'intimità domestica.
Eppure quando vi incontro per la Design Week e vi chiedo cosa cercate su CasaFacile, la risposta che mi date più spesso è "Mi piacciono le case piccole".
Non penso sia solo un'esigenza pratica: per noi oggi esiste una 'proporzione aurea' tra l'ampiezza dello spazio e il senso della vivibilità che ci trasmette. Invidiamo chi ha molti metri quadri, ma basta entrare in certe case enormi - o anche solo guardarle sulle pagine di una rivista - per sentirsi spaesati, come se lo spazio, quando supera una certa soglia, smettesse di accoglierci e iniziasse ad allontanarci da noi stessi.
Quando dite 'case piccole' io credo intendiate case in cui lo spazio è al servizio dei nostri bisogni con misura.
Ma qual è 'la misura'?
'La misura' è il modo in cui la casa risponde a ciò che le chiediamo: di proteggerci, di garantirci diritti (alla calma, al silenzio, all'intimità, al tempo, a sentirsi protetti...). Più grande o più piccolo non è più un valore assoluto ma legato ai nostri bisogni in ogni fase della vita.
E spesso l'arredo giusto dà più senso allo spazio di quanto riesca a fare una casa più grande. A me è successo nella casa di famiglia in montagna, che ha un minuscolo balcone ma con un minuscolo tavolo e due sedie è diventata capace di farci pranzare, lavorare e giocare come in un giardino.

 

Francesca Magni, direttrice