La cameretta che cresce: progettare una stanza in movimento

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Con le soluzioni firmate Nidi, la cameretta diventa un ambiente capace di evolvere insieme a chi la abita. Dallo studio al gioco, dall'arrivo di un fratellino all'adolescenza, il progetto punta su flessibilità, multifunzionalità e arredi pensati per adattarsi al cambiamento.

C'è un errore che spesso si commette quando si progetta una cameretta: considerarla uno spazio definitivo. In realtà, poche stanze della casa cambiano quanto quella dedicata ai bambini. Cambiano le esigenze, le abitudini, gli interessi e perfino il numero di persone che la abitano. Per questo oggi il progetto della zona notte per i più piccoli si allontana sempre più dall'idea di un ambiente immutabile per abbracciare una logica dinamica, fatta di trasformazioni e adattamenti continui.

Il primo movimento è quello della quotidianità. Nell'arco di una sola giornata, la cameretta si trasforma più volte: zona studio, spazio creativo, rifugio per il relax e il sonno. Una versatilità che richiede arredi capaci di interpretare funzioni diverse senza sacrificare comfort e ordine. Letti che integrano contenitori, scrivanie che si ampliano all'occorrenza, moduli che cambiano configurazione e liberano spazio per il gioco raccontano una nuova idea di flessibilità domestica.

E c'è anche il movimento della famiglia. L'arrivo di un fratellino o di una sorellina rappresenta spesso una sfida progettuale importante, soprattutto nelle abitazioni urbane dove i metri quadrati sono limitati. In questi casi il design diventa uno strumento per ripensare i volumi: soluzioni a ponte, letti a castello e soppalco, postazioni studio condivise e sistemi contenitivi evoluti permettono di creare spazi personali, mantenendo una gestione intelligente dell'ambiente.

Infine, c'è il movimento più significativo: quello del tempo. La cameretta di un bambino non può essere la stessa che accompagnerà un adolescente. Cambiano i gusti, aumenta il bisogno di autonomia e si moltiplicano gli oggetti da custodire. Le nuove generazioni chiedono ambienti sempre più simili a piccoli appartamenti personali, dove studiare, coltivare passioni, rilassarsi e ricevere gli amici. Per questo il progetto contemporaneo introduce dettagli sempre più vicini al mondo adulto: punti di ricarica integrati, armadiature versatili, sistemi organizzativi evoluti e soluzioni che permettono di personalizzare facilmente lo spazio.

La vera sfida, oggi, non è progettare una cameretta bella, ma progettare una cameretta che continui a esserlo nel tempo. Uno spazio capace di adattarsi alle trasformazioni della vita senza richiedere rivoluzioni radicali a ogni nuova fase di crescita.

In questa direzione si inseriscono le proposte di Nidi, che interpretano la cameretta come un ambiente in continua evoluzione. Dai sistemi a ponte alle cabine armadio, fino alle soluzioni dedicate allo studio e allo storage, il progetto viene pensato come una struttura flessibile che accompagna bambini e ragazzi lungo tutto il percorso di crescita. Perché una stanza davvero ben progettata non è quella che resta uguale a sé stessa, ma quella che sa cambiare insieme a chi la vive.

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Achille Castiglioni e Bruno Munari in mostra a Milano

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

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Alla Fondazione Achille Castiglioni “Achille e Bruno, liberi di giocare”, una mostra che racconta il dialogo creativo tra due protagonisti del design italiano. Tra oggetti, immagini d'archivio e installazioni interattive, il percorso esplora il gioco come strumento di ricerca, invenzione e progetto.

Il design può nascere da una curiosità, da un'intuizione o persino da un gioco. È proprio questo il filo conduttore di “Achille e Bruno, liberi di giocare”, la nuova mostra ospitata dalla Fondazione Achille Castiglioni di Milano (fino al 16 febbraio 2027). Curata da Marco Marzini con la Fondazione Achille Castiglioni, l'esposizione mette in dialogo due figure fondamentali del design del Novecento: Achille Castiglioni e Bruno Munari.

Lontani dall'idea del progettista austero, Castiglioni e Munari hanno condiviso uno sguardo ironico, leggero e profondamente creativo sul mondo. Per entrambi il progetto era una forma di esplorazione continua: osservare, sperimentare, immaginare nuove possibilità. Se Munari ha fatto del gioco uno strumento educativo e progettuale, Castiglioni ha saputo trasformare l'osservazione della quotidianità in oggetti intelligenti e sorprendenti.

La mostra si sviluppa attraverso una serie di sezioni tematiche che raccontano il loro approccio alla creatività. Si passa dalle sperimentazioni con luci, ombre e proiezioni alle riflessioni sulla natura come fonte di ispirazione, dalle forme delle lettere e delle parole fino agli oggetti che sembrano raccontare la propria funzione.

Tra oggetti originali, materiali d'archivio e installazioni, il percorso invita a guardare il design con occhi diversi, come un'attività capace di unire rigore e fantasia, metodo e divertimento. Una mostra che non parla soltanto di due maestri del progetto, ma di un modo di osservare il mondo ancora oggi sorprendentemente attuale.

Achille e Bruno, liberi di giocare
Fondazione Achille Castiglioni, Piazza Castello 27, Milano.
Fino al 16 febbraio 2027. Visite su prenotazione: [email protected] - tel. 02 8053606

 

Di Alessandra Barlassina - @gucki.it

City guide CasaFacile: alla scoperta di Brescia

Cartoline da... Brescia! Con le @amiche_in_tournee, un gruppo di lettrici e digital creator che si sono conosciute sul profilo Instagram di CasaFacile, continuiamo il giro d’Italia a caccia di cose belle. Questo mese Francesca Vizzari di @pistacchio_e_caffe ci porta alla scoperta della sua città.

Brescia, la Leonessa d’Italia – così fu definita dopo la sua eroica resistenza contro gli Austriaci nelle X Giornate del 1849 – ha un’architettura che gode di numerosi reperti romani, attraversa il Medioevo, passa per il Risorgimento e arriva ai primi del ’900, in pochi chilometri. La sua vetta cittadina, il monte Maddalena, regala il verde sempre negli occhi e refoli freschi e inattesi. Il centro storico è un susseguirsi di palazzi storici, le varie epoche di questi scorci rendono unica l’esperienza e rendono giustizia a quella che da sempre è conosciuta come una città pressoché industriale, laboriosa e senza il tempo di godere della propria bellezza. Da poco più di un decennio, rianimata da iniziative pubbliche e private, ha ritrovato uno slancio che attrae turisti da ogni dove, complice la sua vicinanza ai laghi tra i più belli d’Italia, il Garda e l’Iseo.

«Pötòst che niènt, l’è mèi pötòst»
(Piuttosto che niente, è meglio piuttosto). Sottolinea l’importanza di accontentarsi e anche il forte spirito pratico bresciano.

DA PROVARE: LA PERSICATA - Dove trovarla
Enoteca Bonetti, via Dante 14
È un dolce a base di polpa di pesche a pasta bianca, che viene cotta con lo zucchero e poi lasciata essiccare per circa una settimana. In questo modo si ottiene una pasta che si può tagliare a fettine o dadini, una sorta di gelée a forma di mattonella. Il nome deriva da ‘persech’ (pesche in bresciano) ed è venduta in poche selezionate botteghe. » enotecabonetti.it

ARCHITETTURA 
Su via Musei si affacciano l’area archeologica e il Tempio Capitolino, con i resti del pronao e delle celle posteriori. Le alte colonne scanalate, reintegrate con parti in laterizio, danno un’idea della monumentalità di questo sito. Da visitare in bici o a piedi, per rimanerne incantati...

DOVE MANGIARE
Bedussi, via Crocifissa di Rosa 113
A colazione (imperdibile il caffè con la crema di uovo sbattuto) ma anche
a pranzo e a cena: fuori dalle mura del centro storico, nato come gelateria, è diventato un punto di riferimento per i suoi panificati dolci e salati, oltre che per l’ottima cucina. » bedussiecucina.com

PER UN APERITIVO
La Riserva del Grande, via Paganora 6a
Ampelio, mixologist e titolare di questo locale in una deliziosa piazzetta vicino
al retro del Teatro Grande, accoglie i suoi ospiti in un ambiente curato ma informale, il cui progetto stilistico è di Pistacchio e Caffè.

Osteria al Bianchi, via Gasparo da Salò 32
Una curiosità: a Brescia lo Spritz si chiama Pirlo e ha caratteristiche ben precise. Eccole: √ il Pirlo usa un vino bianco fermo, non un vino frizzante né un prosecco; √ usa il Campari, che conferisce un sapore più amaro e deciso, non l’Aperol, che ha un gusto più dolce e agrumato; √ è reso frizzante dall’acqua gassata. » osteriaalbianchi.it

DOVE FARE ACQUISTI
Mori, via Dante 2g
Un’istituzione: nel cuore del centro storico si dedica, dal 1986, all’arte del regalo e della casa. Molto più di un negozio, un universo di cristalli, porcellane, tessuti raffinati e oggetti di design scelti con cura. Accoglienza tutta al femminile. » negoziomori.it

Lo Speziale, via Antiche Mura 6a
Luca Bonafini, bresciano, classe 1982, ex monaco benedettino, è il titolare: grazie alla sua originale esperienza e alla sua poliedricità, Luca sa come trasportare i clienti in un mondo fatto di distillati, leccornie e aromi, tutti di origine monastica. Aneddoti, spiegazioni e approfondimenti che danno vita a un’esperienza da ricordare. » lospeziale.bio

Barbanzè, via Mazzini 24
Per i più piccoli e per gli adulti che non rinunciano alla meraviglia, è un negozio di giocattoli storico nel cuore della città, da 50 anni l’indirizzo per chi cerca giochi belli, intelligenti e adatti a ciascuna età. ‘Pensato per creare ricordi felici’ come dice Nicola, il suo titolare. » barbanze.it

DOVE DORMIRE
Centro Paolo VI, via Gezio Calini 30
Un luogo di ospitalità gestito da una organizzazione senza scopo di lucro,
in un bellissimo edificio del XVII secolo con affreschi originali, un grande giardino con pini secolari, il parcheggio privato (in pieno centro storico!), senza rinunciare al comfort. » paolovi.it

 

Guida a cura di Francesca Vizzari - @pistacchio_e_caffe

 

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati

Dalla manifattura nel Nord del Galles alla collaborazione con il National Trust, Little Greene costruisce un linguaggio decorativo che unisce ricerca storica, qualità artigianale e innovazione sostenibile.

Negli ultimi anni pitture e carte da parati sono tornate ad avere un ruolo centrale nei progetti d’interni. Non più semplici finiture, ma strumenti capaci di definire atmosfera, profondità e carattere degli spazi. È in questo scenario che si inserisce l’approccio di Little Greene, brand inglese che da oltre due secoli lavora sul dialogo tra ricerca cromatica, tradizione decorativa e innovazione tecnica.

I primi documenti risalgono al 1773, quando 'The Little Greene Dye Works' produceva pigmenti e tinture per le manifatture tessili locali. Ancora oggi la produzione rimane concentrata nel Nord del Galles, ai piedi del monte Snowdon, dove l’azienda realizza internamente un’ampia gamma di finiture tradizionali e contemporanee. Una scelta che permette di mantenere il controllo diretto su ogni fase produttiva e di portare avanti un approccio più attento anche sul piano ambientale.

La sostenibilità, infatti, viene affrontata in modo concreto. Le pitture a base d’acqua sono formulate con bassi livelli di VOC e progettate per garantire resistenza e lunga durata, riducendo la necessità di frequenti riverniciature. Anche le carte da parati seguono la stessa filosofia: vengono stampate con inchiostri a base d’acqua su supporti provenienti da foreste gestite responsabilmente e certificate FSC o PEFC. Gli imballaggi, inclusi i contenitori metallici, contengono oltre il 50% di materiale riciclato e sono a loro volta riciclabili.

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Muri, mensole piastrelle: Mochi, mobili: Attic II, soffitto: Slaked Lime

Uno degli elementi più distintivi del lavoro di Little Greene è la ricerca sul patrimonio decorativo britannico. Attraverso la collaborazione con il National Trust, il team creativo ha accesso ad alcune delle più importanti dimore storiche di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, dove colori originali, frammenti di carte da parati e dettagli architettonici diventano materiali di ricerca per nuove collezioni.

 

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Soffitto, porta e cornici: Loft White, pareti con rivestimento in legno: Celestial Blue, sedie: Garden

Da questo lavoro nasce 'Colours of England', una palette che attraversa oltre 300 anni di storia della decorazione inglese senza mai risultare nostalgica. Toni georgiani, sfumature Anni ’30, accenti seventies e nuance tratte da architetture storiche convivono in una gamma cromatica pensata per dialogare con gli interni di oggi. Ogni colore conserva un legame con luoghi ed elementi realmente esistenti, trasformando la scelta cromatica in un racconto discreto ma personale.

Lo stesso approccio si ritrova nelle collezioni di carte da parati, dove pattern storici rinvenuti negli archivi vengono reinterpretati attraverso nuove scale cromatiche e lavorazioni contemporanee. Molti disegni derivano da frammenti originali scoperti all’interno di residenze d’epoca e successivamente ridisegnati dal team Little Greene per adattarsi agli spazi attuali. Il risultato è un equilibrio calibrato tra autenticità storica e sensibilità decorativa contemporanea.

Pensata per l’abitare quotidiano è invece la linea 'Intelligent Paints', sviluppata per rispondere alle esigenze degli ambienti ad alta frequentazione senza rinunciare alla profondità del colore e alla qualità estetica. Le finiture ecologiche e a base d’acqua uniscono facilità di applicazione, resistenza e versatilità d’uso. Al centro della gamma c’è la tecnologia Intelligent Grip™, introdotta per migliorare ulteriormente le performance delle principali finiture della collezione. Il risultato sono pitture multi-superficie applicabili direttamente senza primer, disponibili in diverse opacità e livelli di brillantezza. Una soluzione che interpreta il colore come vero strumento progettuale, capace di adattarsi alla quotidianità della casa contemporanea. Sul sito è possibile richiedere la cartella colori Little Greene.

 

Little Greene: l’arte di vestire le pareti con colore e carte da parati
Wallpaper: Lily Pads – Hopper, battiscopa: Basalt, Muro: Slaked Lime – Mid

Tra le collezioni più recenti, 'In the Garden' esplora invece un immaginario botanico ispirato ai motivi floreali d’archivio e al paesaggio inglese. Pattern come Moon Daisies, Briar Rose e Ditsy Block rileggono il tema naturalistico attraverso colori intensi, dettagli grafici e una leggerezza decorativa che funziona tanto negli interni classici quanto negli spazi più essenziali. Un segnale interessante del ritorno della carta da parati come elemento identitario, capace di aggiungere carattere, stratificazione e personalità agli ambienti domestici.

E se il divano letto fosse finalmente bello?

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

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Siamo abituati a pensare al divano trasformabile come a un prodotto ‘ibrido’ che ci obbliga a scendere a compromessi, ma se finalmente estetica, praticità e comodità andassero d’accordo? Aggiungiamo anche la qualità 100% made in Italy e scopriamo insieme perché Sunny è un divano letto diverso dagli altri!

Ammettiamolo senza giri di parole: per anni il divano letto è stato il brutto anatroccolo del design. Quella soluzione d'emergenza, un po' rigida e dalle proporzioni incerte, spesso scelto solo per il monolocale della vita da studenti o per non far dormire gli ospiti… sul pavimento. Un arredo dove l'estetica, purtroppo, doveva sempre fare un passo indietro per lasciare spazio alla necessità.

Oggi però le nostre case sono cambiate, sono diventate più fluide. Una stanza non fa più una cosa sola e noi abbiamo bisogno di arredi che si muovano con i nostri ritmi, senza costringerci a rinunciare a quella bellezza che ci fa stare bene quando varchiamo la soglia di casa.

Proviamo a ribaltare le regole del gioco? Ci aiuta Sunny, l'ultima novità di Vitarelax, un’azienda italiana che ha fatto del comfort una vera e propria missione artigianale.

Forme accoglienti e zero compromessi

La prima cosa che mi ha colpita di Sunny è che... non sembra affatto un divano letto. Ha una silhouette contemporanea, morbida e generosa, con i braccioli arrotondati che sembrano quasi un abbraccio. È quel tipo di divano che vuoi mettere al centro del soggiorno perché fa subito atmosfera, non un pezzo da nascondere nella stanza degli ospiti.

Ma il bello arriva quando si passa all’azione. Spesso trasformare un divano in letto significa ingaggiare una lotta corpo a corpo con i suoi meccanismi! Qui invece la tecnologia fa rima con semplicità: grazie a un’apertura a ribalta fluida e silenziosa, basta un solo gesto e la zona giorno cambia pelle in un attimo, senza sforzi e senza dover seminare cuscini per tutta la stanza. Piccolo dettaglio smart: dietro lo schienale c'è un vano porta cuscini nascosto, perfetto per far sparire le lenzuola di giorno e riaverle pronte la sera.

Il test del riposo (quello vero)

Parliamo del vero punto debole dei vecchi trasformabili: il materasso. Siamo abituati a spessori millimetrici che ci fanno svegliare con il mal di schiena. Invece Sunny nasconde al suo interno un materasso Top Premium alto ben 21 cm. Dentro c'è un mix perfetto tra poliuretano ad alta resilienza per sostenere il corpo e un topper in Memory da 2 cm per dare quella sensazione di morbidezza accogliente quando ci si sdraia. In più, il tessuto è antiacaro e super traspirante, completamente sfoderabile e lavabile.

Vestito su misura e 100% Made in Italy

Sunny viene prodotto interamente in Italia, da artigiani esperti che lavorano l'imbottito con grande cura per i dettagli e perché possa durare nel tempo.
E per integrarlo perfettamente nella palette cromatica di casa, nessun problema: si può scegliere fra più di 300 rivestimenti disponibili. Ci sono i tessuti tecnici della linea Technos — che sono idrorepellenti e antimacchia, una salvezza se avete bambini o animali che girano per casa — ma anche eco-pelli e pelli naturali super materiche.
Potete sceglierlo in versione a 2 o 3 posti (con materasso da 140 o 160 cm). Sul sito c'è un configuratore 3D davvero intuitivo per "vestire" il divano e vederlo in tempo reale!

News

Il diritto al silenzio

I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio... Con l’aiuto di un’esperta, partiamo per una nuova riflessione su un tema attualissimo

La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.

Assenza di rumore: questo è il silenzio nella percezione comune. In realtà è molto di più: il silenzio è spazio, è confine, è tutela. Tutte le civiltà giuridiche più evolute ne garantiscono il diritto, come una delle più forti tutele della persona.
Sebbene non esista una disposizione specifica che lo menzioni apertamente, la tutela giuridica e giudiziaria del silenzio è indiscussa anche nel nostro ordinamento. Nell’ambito penale l’indagato e l’imputato hanno il diritto di non rispondere, di non collaborare, di non autoincriminarsi, di non trasformarsi
in fonte di prova contro se stessi, di non proferire verbo e che questo comportamento venga interpretato e usato ai fini del decidere. È il principio del “nemo tenetur se detegere”, nessuno è obbligato ad accusarsi. Il silenzio non è e non può essere sospetto, è presidio contro pressioni, errori, suggestioni, interpretazioni non autentiche. È una scelta strategica e difensiva. parlare è una facoltà, tacere è una libertà protetta. Questa dimensione di garanzia ci dice qualcosa di profondo: il silenzio è uno spazio di autodeterminazione.
È il tempo necessario per capire, valutare, scegliere. È la pausa che rende la decisione davvero libera e consapevole.
C’è poi un secondo livello di considerazione, meno tecnico ma altrettanto importante: il silenzio come condizione di ascolto. Nei tribunali si chiede silenzio per ascoltare chi sta parlando, comprendere, pesare le parole, rispettare la voce dell’altro. Il silenzio è ordine che consente alla verità processuale di emergere senza sovrapposizioni e rumori che possono confondere, sviare o coprire informazioni rilevanti. Se dalle aule del tribunale ci spostiamo alla vita quotidiana, la casa è il luogo naturale di garanzia del silenzio, nella sua accezione più completa. Non solo perché è spazio fisico separato dal caos esterno, ma perché rappresenta il primo ambiente di protezione della persona. Tra le mura domestiche il silenzio assume valore rigenerativo: è difesa dalla sovraesposizione, dall’eccesso di stimoli di una vita frenetica ed iperconnessa. La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.
Proteggere la casa significa proteggere anche il silenzio che la abita. Progettare la propria dimora con spazi che non richiedono produttività ma solo stare, significa rispettare e garantire il diritto al silenzio e riconoscerne il valore intrinseco. In un’epoca di notifiche, flussi costanti e opinioni immediate, riscoprire il valore giuridico e umano del silenzio è quasi un atto rivoluzionario.
È potere. È garanzia. È sentirsi a casa.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO AL SILENZIO:

  • Il principio che nessuno è tenuto ad accusare se stesso è considerato corollario implicito degli articoli 24 e 27 della Costituzione in materia di diritto di difesa
    ed è implicitamente garantito dagli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
  • Il diritto al silenzio è disciplinato dal Codice di Procedura Penale (art. 64 e 210), che impone alle autorità l’obbligo di avvertire l’indagato della sua facoltà di non rispondere.
  • È parte essenziale del concetto di equo processo definito dall’art. 111 della Costituzione e 6 della Convenzione europea per diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

 

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all'Università Ca' Foscari, Venezia - www.eclex.eu

Comprare la cucina nuova: ergonomia e organizzazione

Ergonomia e organizzazione in cucina. Cucinare deve essere anche un piacere: la corretta disposizione degli spazi e dei mobili ottimizza movimenti ed efficienza. Scopri le nostre check list per non sbagliare

Una cucina bella è importante, ma una cucina funzionale lo è ancora di più. Per progettare uno spazio pratico e comodo da usare ogni giorno, vale la pena partire dal cosiddetto triangolo ergonomico: una regola semplice che aiuta a organizzare al meglio le tre aree fondamentali della cucina – lavello, piano cottura e frigorifero – riducendo spostamenti, tempi e fatica durante la preparazione dei pasti. Vediamo come funziona e poi vediamo quali misure considerare per potersi organizzare al meglio.

IL TRIANGOLO ERGONOMICO
Quando si cucina è bene che gli spostamenti tra lavello, fuochi e dispensa-frigorifero siano minimi: i tre elementi devono trovarsi ai vertici di un triangolo di lavoro il più piccolo possibile. In questo modo si riducono tempi e fatica per la preparazione dei cibi.

LE MISURE DA CONSIDERARE
Per muoverti con agio e accedere a tutti i mobili è bene rispettare alcune distanze e adattare le altezza alla tua. Per chi è minuto il top va a cm 82 da terra e i pensili a cm 50 dalla base; attorno all’isola lascia 110 cm per passare e aprire ante e cassetti, e se vuoi un banco snack, dovrà essere profondo almeno 40 cm.

LA CHECK LIST PER L'ERGONOMIA

  • Sono alta e uso facilmente i pensili
  • Sono bassa e preferisco avere tutto in basi e cassettoni
  • Voglio lo scolapiatti nel pensile
  • Preferisco lo scolapiatti sul lavello
  • Trovo comodi i cassettoni
  • Trovo comodi i mobili con ante
  • Voglio una dispensa con piani estraibili
  • Preferisco il forno a metà altezza
  • Nelle basi e negli angoli voglio ripiani estraibili

RAZIONALIZZARE GLI SPAZI
Comodi ma nascosti: Non vuoi lasciare a vista i piccoli elettrodomestici che usi sempre? Mettili in colonne con prese di corrente ad altezza top per usarli senza spostarli.
Sfruttare la zona tra base e pensile: Se temi il disordine, al posto della barra appendiutensili puoi usare un elemento chiuso e dotato di piani estraibili.
Armadi multiuso: Ideali per le cucine a vista, consentono di nascondere elettrodomestici e dispensa. Con ante rientranti, da aperti non ingombrano.
Organizer per cassetti: Tengono posate, utensili, pentole e coperchi in ordine, per essere facilmente trovati. Con i modelli regolabili puoi variarne la composizione in base alle esigenze.

LA CHECK LIST PER L'ORGANIZZAZIONE

  • Voglio accessori e piccoli elettrodomestici ad altezza occhi
  • Voglio ordine e non mi dispiace dover tirar fuori accessori e piccoli elettrodomestici quando servono
  • Voglio uno spazio per i piccoli elettrodomestici accessibile ma non in vista
  • Voglio una raccolta differenziata ben organizzata
  • Ho stoviglie belle che voglio tenere a vista o in ante a vetro
  • Tra base e pensili mi basta una barra portautensili
  • Mi piacciono le boiserie attrezzate per avere mestoli, condimenti, presine, ecc. a portata di mano
  • Mi serve una zona colazione / uno spazio per pranzi veloci
  • Mi piacciono i riapiani estraibili
  • Voglio solo superfici di facile manutenzione
  • Voglio uno spazio dove mettere la spesa prima di riporla

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Comprare la cucina nuova: la check list per non sbagliare

Quanto spazio hai? Quale budget? Cucini spesso e per tante persone o solo nel weekend? Hai tanto tempo da dedicare alla cura delle superfici o vuoi pulire in fretta? Parti da queste domande per dare vita a un progetto davvero su misura

Scegliere la cucina richiede di avere le idee ben chiare: sul proprio modo
di usarla, su quanto e come si cucina, sul rapporto che si ha con l’ordine e il disordine, sui propri gusti estetici e stili di vita. Qui trovi le check list per fare
il punto... su di te! E investire in qualcosa che ti soddisferà davvero.

Cosa cerchi davvero?

Queste check list ti aiutano a mettere a fuoco le abitudini d’uso, le esigenze pratiche e i gusti e a conciliarli con lo spazio che hai a disposizione.
Segna le affermazioni che ti corrispondono e usale come traccia per confrontarti con il progettista o con il negozio che ti aiuterà a disegnare la tua nuova cucina.

Check List - Spazio

  • Voglio una cucina chiusa del tutto o almeno in parte
  • Voglio una cucina a vista ma facile da te- nere in ordine
  • Ho finestre o altri vincoli da tenere in considerazione (es. pilastri, nicchie, radia- tori, pareti oblique)
  • Gli attacchi di acqua e gas/elettricità sono già fissati
  • Posso progettare gli attacchi di acqua e gas/elettricità da zero
  • Cerco sistemi salva- spazio perché ho pochi metri quadri
  • Ho poca luce naturale e devo progettare bene l’illuminazione

Check List - Estetica

  • La mia cucina deve tenere tutto chiuso senza nulla a vista
  • La mia cucina deve avere spazi a giorno e ripiani per tenere gli accessori a vista
  • Voglio un’estetica rigorosa ed elegante, tipo cucina da chef
  • Voglio un’estetica calda e delle ante con modanature
  • Mi piacciono le maniglie come elemento decorativo
  • Voglio ante lisce e maniglie invisibili
  • La cucina deve mimetizzarsi con il living

Check List - Abitudini

  • Cucino ogni giorno
  • Cucino soprattutto nel weekend
  • Cuciniamo in tanti
  • Se cucino per gli ospiti voglio nascondere il disordine
  • Se cucino per gli ospiti voglio che stiano con me
  • Mi dedico spesso a preparazioni lunghe e strutturate
  • Uso molto i piccoli elettrodomestici
  • La mia priorità è un piano di lavoro ampio
  • La mia priorità è avere tanti spazi contenitivi
  • La cosa più importante nella mia cucina è un banco snack conviviale
  • Sono ordinata e posso lasciare anche le cose a vista
  • Voglio che ogni cosa abbia un posto al chiuso
  • Uso la cucina anche per lavorare da casa o per far fare i compiti ai bambini

 

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Stefano Robiglio, il fabbro designer che esalta l’arte del ferro

Nato ad Acqui Terme, autodidatta, nella sua officina crea opere di metallo e arredi ispirati alla natura, alla bellezza, alle sfumature dell'animo umano. Le sue parole d'ordine? Tagliare, sagomare, saldare, forgiare e lucidare...

Tra gli artigiani espositori della prima edizione della manifestazione Med Soul di Genova, il piemontese Stefano Robiglio ha trovato la sua vera vocazione tra i metalli. Sempre alla ricerca della sintesi perfetta tra forma, materia e resa estetica, realizza opere e arredi artistici.

Qual è stato il tuo percorso professionale e quando è nata la tua passione per i metalli e la loro lavorazione? «Il mio è stato un percorso da autodidatta, guidato dall'innato desiderio di dare forma alla materia. Se il legno e la pietra non riuscivano a soddisfare appieno la mia urgenza creativa, con l'acciaio è stato subito colpo di fulmine. Il mio background affonda le radici nell'azienda di famiglia, dove ho lavorato per dieci anni dopo il liceo nel settore della refrigerazione. Al di là delle naturali dinamiche generazionali tra genitori e figli, quell'esperienza è stata una vera e propria palestra: lì ho appreso i segreti della saldatura di ferro, rame e acciaio inox. Da quel momento, il tempo libero è diventato lo spazio della sperimentazione. Ho iniziato a muovere i primi passi creando arredi per me tavoli, librerie, piccole sculture scoprendo le infinite potenzialità di questo metallo, che mi hanno spinto a un'evoluzione rapidissima».

Quando c'è stata la svolta? «Dieci anni fa ho deciso di trasformare la passione in un'impresa personale, attrezzando l'officina e proponendo i miei progetti. All'inizio l'accoglienza del pubblico è stata tiepida, così ho scelto di affiancare alla linea di design le lavorazioni tradizionali come scale, cancelli e ringhiere reinterpretate però con il mio tocco personale. Questo mi ha permesso di autofinanziare le mie visioni più creative. La mia anima artistica è emersa quasi per scommessa, per la sfida personale di riuscire a realizzare manufatti complessi. Eppure, più mi addentravo nella scultura, più scoprivo una forma di comunicazione profonda, capace di dar voce a emozioni inedite, costantemente ispirate dalla bellezza della natura e dalle sfumature dell'animo umano».

Ci racconti come si svolge il tuo mestiere di fabbro, le tue tecniche e quali sono le tue ispirazioni? «Dal concetto iniziale nella mia mente fino alla finitura finale, il mio lavoro è un processo in continua evoluzione. Non amo partire da un disegno rigido o da schemi geometrici predefiniti, così come non inseguo una cieca perfezione: credo che siano proprio le imperfezioni a raccontare la vera bellezza di un oggetto. Il mio è un approccio totalmente "fluido", in cui l'opera si trasforma a seconda della necessità del momento. In officina, il cambiamento è l'unica vera certezza. A guidarmi sono sempre la ricerca estetica e la sperimentazione, senza il vincolo di un unico stile; mi piace testare tecniche diverse e dare forma a volumi scultorei sempre nuovi, convinto che l'emozione debba sempre venire prima del tecnicismo. Il ritmo della creazione varia moltissimo».

Come nascono le tue creazioni? «Alcuni pezzi nascono d'istinto, di getto: la visione si traduce in un disegno col gesso direttamente sul tavolo in ferro dell'officina, per poi passare subito alla forgia. Altri progetti, invece, richiedono mesi di gestazione. Attraversano fasi di grande esaltazione e momenti di stasi in cui metto tutto in discussione, per poi essere ripresi settimane dopo con una consapevolezza diversa e un ritrovato entusiasmo. Gesti quotidiani come tagliare, sagomare, saldare, forgiare e lucidare assumono ogni volta un significato nuovo e spesso inaspettato. È in questa diversità che risiede la scintilla che mi spinge a creare. Certo, dare vita a un'opera è un lavoro faticoso, fatto di tentativi ed errori: dietro al risultato finale che il pubblico vede finito e inserito in un arredo, c'è un percorso invisibile costellato di insuccessi che non sempre è facile da raccontare, ma che è parte integrante del valore di ogni pezzo».

Che tipo di sculture e di opere realizzi? «La mia produzione si muove principalmente lungo due filoni espressivi: la natura, in particolare l'universo di piante e fiori, e la figura femminile. In entrambi i casi, il mio obiettivo non è mai la riproduzione letterale della realtà, ma il tentativo di infondere nelle opere una forte carica estetica, capace di evocare mondi fantastici e suggestioni interiori. Tutto parte da un approccio profondamente materico, dove la ricerca spontanea e fluida dell'imperfezione diventa il tratto distintivo che caratterizza ogni mia scultura fin dalla sua genesi».

Ti dedichi anche agli elementi d'arredo. «Sì, accanto alle opere d'arte pura, realizzo elementi d'arredo e veri e propri arredi scultorei. La filosofia che mi guida rimane esattamente la stessa; l'unica differenza è che in questo caso l'estetica deve necessariamente dialogare con la funzione pratica dell'oggetto. Mi piace pensare ad ogni complemento non come a un semplice mobile, ma come al protagonista indiscusso dello spazio, un pezzo unico capace di catalizzare lo sguardo e ridefinire l'atmosfera dell'ambiente in cui viene inserito».

Quali sono i tuoi best seller? «Se parliamo di sculture pure, i miei "bonsai" in ferro battuto occupano un posto speciale: sono nati come una mia intuizione originale e col tempo sono diventati un vero e proprio tratto distintivo della mia produzione. Hanno una linea particolarmente armoniosa che crea un contrasto affascinante con la durezza del metallo, una caratteristica che permette loro di integrarsi perfettamente in qualsiasi contesto abitativo, dal rustico al minimalismo contemporaneo. Tuttavia, il cuore della mia attività si esprime soprattutto attraverso la creazione di pezzi unici su commissione, opere nate per dialogare con lo spazio circostante. Tra questi, i progetti che mi hanno dato più soddisfazione e che considero i miei veri manifesti sono la chaise longue scultorea “Vertebra”, un elemento dove l'acciaio segue e asseconda le linee del corpo in un gioco di vuoti e pieni, e il coffee table "Ginko", un tavolino che omaggia la delicatezza della natura attraverso la forza del metallo.

E oltre ai pezzi unici? «Accanto ai pezzi unici, ho sviluppato una linea di complementi d'arredo in piccola serie, pensati per chi desidera inserire un dettaglio d'autore nella quotidianità. In questo ambito, i riscontri più importanti arrivano da oggetti come il portariviste "Icaro", che trasforma un elemento funzionale in una piccola architettura domestica, e i miei ice bucket (secchielli per il ghiaccio), dove la lavorazione termica e la finitura del metallo si sposano con il rito dell'ospitalità. Sono piccoli tocchi di design che racchiudono, in scala ridotta, tutta la cura e la filosofia della mia officina».

Stai lavorando su nuovi progetti, idee, creazioni? «In questo momento l'officina è in pieno fermento. Sto concentrando molte delle mie energie sul ripensare alcuni elementi d'arredo complessi, in particolare i bar cabinet (i mobili bar), che rappresentano una sfida progettuale affascinante. L'obiettivo è far dialogare, in modo ancora più stretto, la pura ricerca estetica con l'estrema funzionalità pratica: voglio che l'apertura di un mobile o il contenimento degli oggetti diventino un piccolo rituale di bellezza quotidiana».

E per quanto riguarda il design? «Queste nuove creazioni non nasceranno come pezzi isolati, ma faranno parte di una vera e propria collezione capsule di arredi e complementi d'oggetto, pensata per chi desidera vestire più ambienti della casa mantenendo un filo conduttore stilistico coerente, armonioso e riconoscibile. Il concetto cardine attorno a cui ruota questa nuova linea è la "metamorfosi della materia". Sto lavorando per unire elementi organici che richiamano la spontaneità della natura a linee tese e visioni quasi futuristiche. Sarà un gioco di contrasti in cui l'acciaio e il ferro, forgiati e plasmati, sembreranno quasi fluttuare o trasformarsi in forme vive; un modo per dimostrare come un materiale antico e strutturale possa proiettarsi nel futuro dell'interior design».

Giugno 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Giugno 2026!

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sondaggio case GIUGNO 2026
Stile CONTEMPORANEO 92 ( 35.94 % )
Stile NEW BRITISH 45 ( 17.58 % )
Stile NATURALE 28 ( 10.94 % )
Casa PRIMA & DOPO 53 ( 20.7 % )
Stile CHIC ECLETTICO 38 ( 14.84 % )