Mise en place

Come apparecchiare la tavola in stile cottage inglese

Il fascino Old England dei cottage inglesi, da qui parte l'ispirazione per questa tavola tra runner in tartan, tovaglioli, sottopiatti e dettagli naturali

D’inverno c’è voglia di piatti fumanti e rituali lenti: cosa c’è di più accogliente di una tavola ispirata a un cottage inglese, che invita a fermarsi e a prendersi il tempo?

La tavola di questo mese è della nostra lettrice Rosalia Russo, che trovi su Instagram con il profilo @miseenplace_lia: vive alle falde del Vesuvio ma qui guarda verso l’Inghilterra. L’ispirazione è quella di un inverno in una casetta inglese, tra convivialità, tessuti caldi e dettagli che raccontano una storia di famiglia: il runner tartan, scelto nelle tonalità più care alla tradizione anglosassone, è anche un omaggio alle origini londinesi del marito. Scopriamone tutti i dettagli...

I CONSIGLI DELLA LETTRICE:
Rosalia Russo @miseenplace_lia

  • Tavola nuda. Se hai un tavolo in legno dalle belle venature, parti da quello: poche cose evocano l’immaginario del cottage inglese quanto le essenze naturali lasciate a vista. In alternativa, scegli una tovaglia scura, nei toni caldi del marron glacé oppure del cioccolato.
  • Runner in tartan. È l'elemento chiave della tavola: il tartan richiama subito l’immaginario anglosassone e scalda l’atmosfera con il suo intreccio di colori. Sceglilo nei toni classici — verde bosco, rosso spento, blu profondo. Se è possibile, lascialo cadere morbido ai lati per un effetto più vissuto e naturale.
  • Rattan e centrini. Sottopiatti in rattan, ovvero tovagliette rotonde in fibre naturali, qui fanno da base. La sovrapposizione di centrini bianchi aggiunge movimento, mentre il vero accento decorativo è dato dai tovaglioli decorati con le anatre.
  • Anice stellato e poi bastoncini di cannella e fette di arancia essiccate per decorare (e profumare) la tua tavola!

 

LA PROSSIMA TAVOLA POTREBBE ESSERE LA TUA
Scatta dall’alto e invia a [email protected] con oggetto ’Tavola’.

 

A cura di Grazia Caruso

 

Illuminazione

Punto Luce: la lampada Ava Pyramid di Hay

Sembra un tratto di eyeliner il bordo in tessuto che caratterizza questa lampada da tavolo disegnata da Ana Kraš per Hay e realizzata in Pet riciclato che diffonde una luce morbida e accogliente

La lampada da tavolo Ava Pyramid, progettata dalla serba Ana Kraš per Hay, ha la freschezza che contraddistingue le intuizioni di una brava designer, catturando un proprio gesto veloce e istintivo, fatto – come racconta lei – per sopperire alla mancanza di lampade per la casa in seguito a un trasloco.

Ava fa parte di una più ampia collezione ed è una felice interpretazione della classica lampada da tavolo resa contemporanea da un frame, una cornice, una stilizzazione sottolineata dai bordi in tessuto a contrasto che le dona un design grafico.

Il paralume semitrasparente e la base sono realizzati in EcopetTM, derivati da plastica Pet riciclata, che ha una qualità simile alla carta quindi diffonde nell’ambiente una luce morbida e accogliente.

Dimensioni:
modello S cm 29x29x32h, modello M cm 45x45x50h.
Materiale:
EcopetTM riciclato al 100% con bordino in tessuto nero, telaio in filo di acciaio.
Sorgente:
lampadina Led E27 non inclusa (max 15 W).
Prezzo: da €209 (su finnishdesignshop.it) » hay.nl

News

Dall’antica drogheria di Sassuolo alle ceramiche, una storia da scoprire

Quanto sono affascinanti le storie delle aziende italiane? Sempre intrecciate a doppio filo con la storia del territorio in cui sono nate: è il caso anche di Marazzi che torna a ristrutturare un negozio in centro a Sassuolo ceduto nel 1927 per comprare una cava di argilla...

Alla fine del 1800 Filippo Marazzi gestisce per 30 anni, dal 1897 al 1927, insieme al fratello Umberto la drogheria e la distilleria che si trovano ancora in Piazza Garibaldi a Sassuolo (MO), prima di cedere l’attività alla famiglia Roteglia che da quasi un secolo è proprietaria del negozio.

Filippo cede la drogheria e compra una cava d'argilla: da lì inizia una storia lunga quasi un secolo che porterà Marazzi a diventare una grande azienda leader nel mondo delle ceramiche. Ma il legame con il territorio e le origini non viene dimenticato e, proprio in occasione dei 90 anni dell'azienda, Marazzi è protagonista della ristrutturazione dello spazio degustazioni della storica Drogheria Roteglia, unendo tradizione e design contemporaneo in un luogo simbolico per la città.

La collezione Crogiolo Terramater, che omaggia il processo di monocottura rapida brevettato dall’azienda nel 1974 e integra le più recenti tecnologie di lavorazione del gres porcellanato, è stata scelta per la ristrutturazione della sala degustazioni della Drogheria di Sassuolo. Realizzata con terra rossa italiana e il 60% di materiale riciclato, questa collezione rappresenta un connubio di storia, tradizione, italianità, design e innovazione ideale per valorizzare questo storico luogo nel cuore dell'Emilia.

News

I viaggi per chi ama l’architettura: scopri le mete 2026

Pronti a partire alla scoperta delle meraviglie dell'architettura mondiale? Ecco i viaggi perfetti per professionisti o semplici appassionati, nel 2026 si visiteranno Cina, Brasile, Norvegia e molti altri paesi...

Attiva da 30 anni, Proviaggiarchitettura offre a professionisti e appassionati itinerari di architettura guidati da esperti in grado di far scoprire&capire gli edifici che hanno fatto la storia di questa disciplina all’incrocio tra arte e funzione (se sei architetto, ricevi dei crediti formativi).

ProViaggiArchitettura è composto da un team giovane e dinamico con sede in provincia di Ravenna, ma  grazie a una ricca rete di collaboratori, è attivo nelle più importanti città italiane e del mondo. Tutti i partner sono preparati ad “accompagnare” studenti, architetti o semplicemente amanti del mondo dell’architettura nei viaggi formativi.

Tra le mete del 2026, la Cina (5-14/4), il Brasile da Niemeyer a Lina Bo Bardi (28/6-7/7), Oslo e i fiordi (18-26/7), il Voralberg (29/5-2/6)...

Scopri tutto e prenota su » proviaggiarchitettura.com

Idee e tendenze

Come arredare casa con il colore Pantone dell’anno 2026, il bianco Cloud Dancer

Il bianco è un colore che va oltre il neutro: diventa spazio, respiro, possibilità. Non è più solo sfondo, ma protagonista silenzioso che accoglie luce, materia e calore

Un bianco caldo, sensoriale, capace di dialogare con texture naturali, artigianato e forme essenziali. Negli interni del 2026 il bianco racconta un nuovo desiderio di equilibrio, lentezza e autenticità, trasformando gli ambienti in luoghi da vivere, non solo da guardare.

Pantone ha scelto proprio il bianco come colore dell'anno: «Simile a una tela bianca, Cloud Dancer esprime il nostro desiderio di un nuovo inizio. Rimuovendo gli strati di un pensiero obsoleto, permette all’immaginazione di spaziare affinché nuove intuizioni e idee audaci possano emergere e prendere forma»: così Laurie Pressman, vice presidente di Pantone Color Institute, ha motivato la scelta del colore 2026.

Una pausa cromatica: non un semplice bianco, ma un’oasi di quiete, tra lampade nuvola, sedute morbide, tessuti che accarezzano, librerie trasparenti. E tocchi di azzurro perché, tra le nuvole, si intravede il cielo!

Sfoglia la gallery dedicata al bianco!

A cura di Marta Mariani

News

La mostra perfetta per iniziare l’anno… con una coccola

‘Night Time Rituals’ di Jack Vettriano, l'artista scozzese al quale la Permanente di Milano dedica una personale con oltre 80 opere da visitare entro il 25 gennaio – è un invito a trovare sempre un piccolo tempo per noi, non solo durante le vacanze!

Un bagno caldo, un momento di relax tutto per noi... ‘Night Time Rituals’ di Jack Vettriano – artista scozzese (1951 - 2025) al quale la Permanente di Milano dedica una personale con oltre 80 opere – è un invito a trovare il tempo per farsi una coccola. Anche di notte, se di giorno i mille impegni che abbiamo non ce lo permettono!

La vicenda di Jack Vettriano, all’anagrafe Jack Hoggan, sembra uscita dalle pagine di un romanzo vittoriano. Nato nella contea di Fife, sulla costa scozzese del Mare del Nord, in una famiglia legata all’estrazione del carbone, Hoggan inizia a lavorare precocemente, fin dai dieci anni, per contribuire alle finanze familiari e a 16 anni lascia la scuola per impiegarsi come apprendista tecnico minerario.

Solo a ventun anni comincia a dipingere da autodidatta, dopo aver ricevuto un set di pennelli e acquerelli in regalo per il suo compleanno. Quasi quindici anni più tardi, nel 1988, riesce a esporre in un ambiente artistico professionale, alla Royal Scottish Academy a Edimburgo; durante questa sua mostra d’esordio, nel primo giorno d’esposizione, entrambi i suoi dipinti sono venduti.

Trasferitosi a Edimburgo, assume il nome d’arte Vettriano, mutuato dal cognome della madre, figlia di un emigrante italiano della provincia di Frosinone.

I suoi quadri evocano atmosfere noir, spesso con tematiche romantiche e nudi in primo piano; il suo stile peculiare richiama situazioni sensuali e dimensioni scenografiche.

Nel 2004, la Regina Elisabetta II lo ha insignito dell’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico) per i servizi alle arti visive.

La mostra è aperta fino al 25 gennaio 2026, info su lapermanente.it.

News

Il calendario a strappo 2026 per chi vuole sorprendersi ogni giorno

Non hai ancora trovato il tuo calendario ideale per il nuovo anno? Eccolo qui, pieno di citazioni e curiosità che alleggeriscono i giorni di questo 2026 appena iniziato...

Gennaio è appena iniziato, c'è ancora tempo per regalare – o regalarsi – il Calendario non ordinario 2026 di MiMi (Alessandro Mininno e Stefano Mirti). Un progetto di design, l’oggetto perfetto per chi il design lo ama davvero: un calendario a strappo, una pagina per ogni giorno, con un disegno e un breve testo (potrai scoprire tra l’altro cosa diceva Mies van der Rohe a proposito del lunedì mattina!.
Perché sceglierlo? Per avere 365 sorprese quotidiane: citazioni memorabili, eventi storici, curiosità culturali e ricorrenze dimenticate. Un’esperienza narrativa giorno per giorno illustrata con stile e ironia. Il calendario nasce da una visione: rendere ogni giorno qualcosa di più che una data sul foglio.
Formato compatto A6, stampato su carta rosa di alta qualità e rilegato a colla, info su kaleidosgames.com

 

Condominio

L’amministratore risponde: per i doppi infissi serve il consenso del condominio?

Il nostro esperto amministratore di condominio ci spiega come regolarsi con le norme nel caso si vogliano installare doppi infissi alle finestre per proteggersi meglio dal freddo

Se voglio mettere doppi infissi alle mie finestre per proteggermi meglio dal freddo, devo chiedere il consenso del condominio?

Ogni intervento che coinvolge la facciata dello stabile deve rispettare il cosiddetto decoro architettonico dell’edificio. Un concetto ampio che include l’armonia della struttura, lo stile della facciata, la coerenza visiva.

I tribunali si sono occupati più volte di installazioni di doppie finestre, chiamati in causa da condòmini che contestavano i doppi infissi installati da altri condòmini.

Tutte le sentenze sostengono che l’installazione di doppie finestre non è automaticamente vietata, ma deve essere valutata caso per caso in relazione al suo impatto sul decoro architettonico dell’edificio. Quindi, per evitare possibili contestazioni, si deve verificare innanzitutto che il regolamento di condominio non contenga disposizioni specifiche relative alla modifica degli infissi.

In secondo luogo, meglio presentare il proprio progetto in assemblea per ottenere un’approvazione. L’ideale sarebbe coordinarsi con altri condòmini e proporre un progetto uniforme per tutto lo stabile.

Amministrazioni Tasca @amministrazionitasca

Icone del design

Icone del design: la sedia Carimate

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

Blogger CF Style

Una sfida per Vico Magistretti: reinventare la tradizionale sedia in legno con seduta di paglia per un Golf Club in Brianza. Leggi la storia di questa icona del design

Designer: Vico Magistretti (Milano, 1920-2006)
Produttore: Fritz Hansen
Progettata nel: 1959
Idea: rivisitare la sedia della tradizione in legno e paglia.
Materiali: faggio naturale o frassino tinto nero per la struttura, seduta in corda di carta naturale.
Segni particolari: in rosso compare in un dipinto di Renato Guttuso del 1968.
Curiosità: Vico Magistretti era un giocatore di golf molto appassionato.

Nel 1959 Vico Magistretti progetta il Golf Club di Carimate. Cuore del progetto, la Club House. Al suo interno un ristorante con terrazze panoramiche affacciate sul verde.
Magistretti si occupa anche degli arredi: ma quali sedie usare? Le sedie scandinave, da lui amate, sono troppo costose, cosi porta al Golf Club la classica sedia contadina in legno e paglia: comoda e pratica.

Rinforza la struttura dove necessario, nel punto di giunzione tra seduta e gambe, con un ingrossamento del legno. Nessuna decoro, a ingentilirla solo la curva dei braccioli, sempre però minimale e moderna.

Riprendendo il colore dei pilastri del ristorante del Golf Club, Carimate nacque rossa e per la prima volta nel mondo dell'arredo si utilizzò un colore all'anilina, all'epoca usata per i giocattoli.

Carimate è un successo immediato: esposta alla XII Triennale di Milano del 1960, è un bestseller anche in Inghilterra, dove diventa
un'icona della Swinging London.

La sua produzione ha vicissitudini intricate: da Artemide a Cassina, passando da De Padova e non solo.
Dal 2020, per i 100 anni dalla nascita di Magistretti, la produce Fritz Hansen. La paglia della seduta è stata sostituita da 100 metri di corda di lino intrecciata a mano ed è realizzata con legno certificato FSC.

LA MOSTRA:
Da non perdere, per scoprire le vicende dietro i progetti che hanno fatto la storia del design, 'Suppergiù 60 sedie in 60 anni' alla Fondazione Vico Magistretti, via Bellini 1, Milano. Fino al 26 febbraio 2026

In edicola

CasaFacile di Gennaio 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di gennaio dedicato alle mode e alle tendenze colore negli interni

Ho sempre pensato che il colore rispecchi lo spirito del tempo che viviamo e che le tendenze siano innamoramenti transitori dei quali abbiamo bisogno per soffermarci su qualcosa, giocarci un po’, e poi riprendere il cammino. Per questo sorrido quando leggo le invettive di chi le disprezza: certo, le mode, se seguite acriticamente, possono indurci a investire soldi (ed energie) in cose che un giorno potremmo aver voglia di sostituire. Ma parlano del nostro sentire! Sono la via per procedere nella ricerca, per vivere il nostro intrinseco bisogno di cambiamento.

Anche i colori seguono le mode, e noi ne siamo inevitabilmente coinvolti. Se sfoglio le case pubblicate nel 2025 vedo fiumi di blu/ottanio nelle sue declinazioni da intense a polverose, affiancati da altrettanti verde salvia, contrastati dal loro complementare, il terracotta. Noi stessi, nella rubrica S.O.S. CasaFacile su Instagram, abbiamo spesso consigliato queste tinte perché attualmente suonano ‘familiari’, rassicurano, piacciono. Ma sì, dobbiamo dirlo, sono la moda del momento (e forse una moda già alla fine della parabola...). Come erano di moda, negli Anni ’70, i toni accesi, arancio e marrone, rosso e verde, giallo e blu, contrasti esaltati da pattern geometrici e optical: la gente voleva libertà, ottimismo, voleva rompere gli schemi, ‘gridare’, e quei colori erano il vessillo di desideri collettivi.
Nei decenni successivi il colore si è andato smorzando. Secondo gli psicologi dei consumi, la scelta di toni desaturati sarebbe la risposta a vite stressate, all’ansia dell’era post moderna e tecnologica, al bisogno di quiete e forse anche alla necessità di compensare l’assalto di luce e colore che subiamo dagli schermi...

Difficile trovare verità assolute in queste analisi, ma che il colore rispecchi lo spirito dei tempi lo conferma l’istituto Pantone che per il 2026 ha proposto un bianco, somma di tutti i colori nello spettro della luce e al tempo stesso ‘non colore’. A me ha fatto pensare a questi tempi non facili, al senso di sopraffazione e al troppo rumore che, raggiunto un culmine, chiedono di essere tacitati. rifiatiamo, sembra dire. è ciò di cui abbiamo più bisogno.

Francesca Magni, direttrice