Salone del Mobile 2026: il progetto come sistema, tra visione globale e nuove geografie del design

La 64ª edizione si conferma piattaforma strategica del progetto contemporaneo. Tra nuove traiettorie curatoriali e un’apertura strutturata al contract, il Salone 2026 racconta un design che evolve come sistema culturale, industriale e di relazione.

Dal 21 al 26 aprile 2026, Fiera Milano Rho ospiterà la 64ª edizione del Salone del Mobile.Milano, un appuntamento che va ben oltre la dimensione fieristica per affermarsi, ancora una volta, come infrastruttura culturale e strategica del design internazionale. Oltre 1.900 espositori da 32 Paesi, più di 169.000 mq di superficie espositiva e un’incidenza estera che supera il 36%. Il tema che attraversa l’intera manifestazione è quello delle connessioni: tra discipline, mercati, scale progettuali e linguaggi. Un Salone sempre più leggibile, integrato e consapevole del proprio ruolo di piattaforma globale capace di orientare il futuro prossimo del progetto.

Il ritorno delle Biennali: cucina e bagno come spazi di esperienza

Il 2026 segna il ritorno delle Biennali dedicate alla cucina e al bagno. EuroCucina, con FTK – Technology For the Kitchen, si conferma osservatorio privilegiato sull’evoluzione della cucina contemporanea: un ambiente sempre più connesso e multisensoriale. Superfici intelligenti, domotica integrata, materiali sostenibili e un minimalismo che si fa caldo e naturale raccontano una cucina che impara dall’utente e si adatta ai suoi rituali quotidiani.

Parallelamente, il Salone Internazionale del Bagno mette in scena una visione sempre più orientata al benessere e alla longevity. Il bagno si evolve e si trasforma in una spa domestica, dove comfort, accessibilità, efficienza idrica e tecnologia silenziosa ridefiniscono le priorità progettuali.

Nuove traiettorie: Salone Raritas e il valore dell’unicità

Tra le novità più attese spicca il debutto di Salone Raritas (padiglioni 9 e 11), un nuovo spazio dedicato al design da collezione, alle edizioni limitate, ai pezzi unici e all’alta manifattura creativa. In scena, 25 espositori: una costellazione internazionale che si accende con nomi quali Nilufar, COLLECTIONAL, Salviati x Draga & Aurel, Mouromtsev Design Editions, Mercado Moderno, Bianco67 e Brun Fine Art. Curato da Annalisa Rosso con exhibition design firmato Formafantasma, Raritas si propone come atlante del "collectible design" pensato non come nicchia elitaria, ma come piattaforma professionale rivolta ad architetti, interior designer, developer e operatori dell’hospitality. A completare il percorso, Sabine Marcelis firmerà uno special project che condensa luce, materia e percezione in un gesto preciso, da vedere e ricordare.

Aurea, an Architectural Fiction: quando l’interior diventa racconto

Nel percorso A Luxury Way (padiglioni 13 e15) prende forma "Aurea, an Architectural Fiction", installazione immersiva ideata da Maison Numéro 20. Un hotel immaginario diventa dispositivo narrativo, dove l’interior design si trasforma in esperienza sensoriale e scenografica. Qui lo spazio non è solo funzione, ma atmosfera: luce, materia e arredo costruiscono un racconto emotivo che attraversa giardini d’inverno, stanze, lounge intime e sale dal sapore cinematografico. Il lusso si allontana dall’ostentazione per farsi visione consapevole dell’abitare, attenta alla sostenibilità e alla dimensione percettiva.

SaloneSatellite: il laboratorio del design che verrà

Con 700 designer under 35 da 43 Paesi e 23 Scuole e Università internazionali, SaloneSatellite si conferma nel 2026 come il principale osservatorio sul futuro del design. Il tema "Maestria artigiana + Innovazione" mette al centro il valore del fare come atto progettuale contemporaneo, capace di unire gesto, tecnologia e visione. L’artigianato viene riletto come linguaggio evolutivo, non nostalgico: un alleato dell’industria e della ricerca, che restituisce senso, materia e identità agli oggetti. Ne emerge una generazione di progettisti consapevoli, attenta a sostenibilità, durabilità e nuove economie, che fa del SaloneSatellite non solo una vetrina di talenti, ma un vero laboratorio culturale del design che verrà.

Verso Salone Contract: il progetto come ecosistema integrato

Il 2026 rappresenta un passaggio chiave verso il debutto di Salone Contract che prenderà forma nel 2027. Il Masterplan affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten (OMA) segna un cambio di paradigma: dal prodotto al sistema, dall’oggetto all’integrazione di competenze, servizi e dati. Durante questa edizione verrà offerta una prima lettura critica di un settore in forte espansione - hospitality, real estate, marine, retail - e dove il valore si gioca sulla capacità di gestire complessità e visione a lungo termine. Un forum internazionale, un percorso tematico tra gli espositori e la lectio di Rem Koolhaas, porteranno al Salone come strumento di orientamento per aziende e progettisti in uno scenario globale sempre più articolato.

Materia, sostenibilità e orientamento: un’esperienza di visita ripensata

A tenere insieme questa complessità è la campagna “A Matter of Salone”, che riporta la materia al centro del progetto come origine del gesto e del senso. A supporto, un nuovo sistema di wayfinding, sviluppato da Leftloft, migliora l’esperienza di visita rendendo la fiera più accessibile e intuitiva, senza semplificarne la ricchezza. Un progetto collettivo firmato da Motel409 e realizzato con sei voci della creatività contemporanea: i fotografi Charles Negre, Eduard Sánchez Ribot e Alecio Ferrari, e i set designer Studio VégétéLaura Doardo e Stilema Studio.

Milano e il Salone: un ecosistema che si espande

Come ogni anno, il Salone abbraccia la città durante la Milano Design Week, rafforzando il dialogo con istituzioni culturali, showroom e spazi urbani. Concerti, installazioni, progetti speciali e oltre 200 showroom aperti trasformano Milano in un laboratorio diffuso del progetto contemporaneo, confermandone il ruolo di capitale internazionale del design. L’edicola in Piazza del Duomo sarà il punto di partenza per scoprire un itinerario urbano immaginato da Bianca Felicori, fondatrice di Forgotten Architecture: cinque tappe, selezionate per proporre una rilettura di edifici significativi di Milano attraverso installazioni tessili leggere e per attivare un dialogo tra architettura, design e mobilità urbana.

Il Programma Culturale

Nel 2026 il public programme “Drafting Futures. Conversations about Next Perspectives” raggiunge la sua quarta edizione, consolidandosi come uno dei luoghi di riflessione più autorevoli del Salone del Mobile. Dopo aver coinvolto alcune delle voci più rilevanti del pensiero progettuale contemporaneo, il ciclo di incontri ospitato nell’arena disegnata da Formafantasma continua a operare come piattaforma critica di confronto sui temi chiave del presente: dall’innovazione alla sostenibilità, fino alle trasformazioni dei mercati e dei modelli produttivi. Uno spazio di dialogo che affianca alla dimensione espositiva una lettura più profonda e consapevole del progetto come pratica culturale e strategica.

Alcova 2026: il ritorno a Baggio e la sorpresa di Villa Pestarini

Per il Fuorisalone 2026, Alcova torna all’Ospedale Militare di Baggio, riattivando nuovi spazi all’interno di un luogo già iconico. Accanto a questo ritorno, l’evento segna un debutto assoluto: l’apertura al pubblico di Villa Pestarini, unica villa milanese progettata da Franco Albini.

Nel panorama del Fuorisalone 2026, Alcova riafferma la propria identità di piattaforma curatoriale capace di lavorare sul tempo lungo dell’architettura. Dal 20 al 26 aprile, l’evento si sviluppa attraverso una doppia traiettoria: da un lato il ritorno all’Ospedale Militare di Baggio, già protagonista delle edizioni 2021 e 2022; dall’altro, l’apertura totalmente inedita di Villa Pestarini, fino ad oggi mai accessibile al pubblico.

Il complesso dell’Ospedale Militare di Baggio, rappresenta per Alcova un luogo familiare, ma tutt’altro che esaurito. Il ritorno non è una ripetizione: l’edizione 2026 amplia infatti il perimetro dell’esperienza, rendendo visitabili spazi mai aperti prima, tra cui la chiesa con l’ex canonica e l'archivio storico. Un gesto che approfondisce la memoria stratificata del sito e ne rafforza il carattere di ecosistema in continua trasformazione, dove architettura e paesaggio si intrecciano senza gerarchie.

A pochi chilometri di distanza, Alcova introduce invece una novità assoluta nel racconto della Design Week milanese. Villa Pestarini, progettata da Franco Albini tra il 1938 e il 1939 e rimasta finora una residenza privata, apre per la prima volta le sue porte al pubblico. Si tratta dell’unica villa realizzata dall’architetto a Milano e di una delle espressioni più limpide del Razionalismo italiano, giunta fino a oggi in uno stato di conservazione straordinario.

Il contrasto tra i due luoghi costruisce un dialogo sottile tra continuità e scoperta. All’interno di questa cornice, Alcova ospita come di consueto una costellazione di designer, studi, aziende e istituzioni, trasformando entrambi i siti in piattaforme temporanee di sperimentazione e riflessione sul progetto contemporaneo.

News

Inaugurata la mostra ‘White Out The Future of Winter Sports’ alla Triennale Milano

Simona Ortolan

Simona Ortolan  •  Il pampano

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Dal 28 gennaio al 15 marzo 2026, Triennale Milano ospita "White Out. The Future of Winter Sports", una mostra che intreccia design, tecnologia e sport invernali. Attraverso attrezzature, materiali innovativi e infrastrutture, il percorso invita a riflettere sul futuro delle discipline alpine di fronte ai cambiamenti climatici.

 "White Out. The Future of Winter Sports" si inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo originale sugli sport invernali. Curata da Konstantin Grcic e Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, la mostra esplora l’incontro tra performance atletica, materiali e innovazione progettuale, concentrandosi sulle sfide poste dalle condizioni ambientali estreme e dal cambiamento climatico.

La mostra prende il titolo dall’espressione White Out, un particolare effetto ottico che si genera in alta quota quando le nuvole e il cielo bianco incontrano il paesaggio innevato che, riflettendo la luce, genera una condizione di scarsa visibilità in cui i punti di riferimento, non sono più accessibili. Una metafora potente del futuro incerto degli sport invernali e del ruolo del design nel creare sicurezza e prestazioni ottimali.

La mostra in Triennale nasce dal genio di Konstantin Grcic ed è dedicata sia ai materiali, alle attrezzature e agli sportivi che hanno fatto la storia degli sport invernali, che al futuro di queste discipline, da sempre legate all’innovazione. E ci permette di affrontare i temi sportivi dal punto di vista di uno dei linguaggi più affini a Triennale: quello della creatività e del progetto (Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano)

Allestita nello spazio recentemente riqualificato della Design Platform, la mostra ospita circa 200 oggetti, tra sci, snowboard, abbigliamento tecnico, attrezzature sportive e progetti architettonici, coprendo un arco temporale dal 1938 al 2026.

Il percorso espositivo è suddiviso in nove sezioni tematiche e mette in evidenza non solo gli oggetti tecnici, ma anche il ruolo del design e dell’architettura sportiva e dell’infrastruttura come elemento cardine di un paesaggio in cambiamento, invitando il pubblico a riflettere sul futuro di luoghi e pratiche non più ovvi nella loro forma tradizionale. L’obiettivo, condiviso con il designer Konstantin Grcic, è delineare un insieme di scenari che mostrino come gli sport invernali stiano evolvendo in risposta a contesti, utenti, paesaggi e risorse sempre più eterogenei, spesso segnati da trasformazioni profonde. Attraverso tecnologie e innovazioni che integrano soluzioni ibride, queste discipline si ridefiniscono senza rinunciare alla dimensione della sfida e al piacere di una pratica consapevole. Ne emerge un progetto espositivo in cui il design non si limita a risolvere problemi, ma supera i confini tradizionali, aprendo nuove domande.

La mostra pone dunque un quesito fondamentale: quale futuro attende queste pratiche e in che modo il design può contribuire a orientarlo in una direzione positiva? (Konstantin Grcic)

Un percorso espositivo che dà spazio alle storie di alcuni antesignani del settore, come l’azienda italiana Dainese che, nata nel mondo del motorsport, è diventata un punto di riferimento nella progettazione di sistemi di protezione per lo sci e gli sport invernali e ad alcune figure iconiche come Jeanne Immink pioniera olandese dell’alpinismo di fine Ottocento, prima donna nella storia ad avere diverse cime delle Dolomiti a lei intitolate.

 

Info: "White Out. The Future of Winter Sports"
Triennale Milano - viale Alemagna 6
28 gennaio – 15 marzo 2026
Da Martedì a Domenica - 10:30/20:00 (ultimo ingresso alle ore 19)
Ingresso gratuito

A cura di: Konstantin Grcic e Marco Sammicheli
Progetto espositivo: Konstantin Grcic Design GmbH

Elena Ghirardi, la ceramista che trasforma la luce

Anima creativa del brand 'eg filodiluce', dopo oltre vent’anni nel mondo della moda Elena Ghirardi ha trasformato la sua sensibilità estetica in lampade uniche fatte a mano, che produce nel laboratorio di Graglia, nel biellese. Tra i partecipanti dell'ultima edizione della mostra mercato Med Soul di Genova, qui ci racconta la sua storia artistica

Ogni pezzo che realizza è personalizzabile e pensato per portare calore, armonia e luce negli ambienti domestici. Elena Ghirardi, anima del brand eg filodiluce, crea lampade uniche con basi in ceramica «modellate con calma e precisione» e paralumi in tessuti pregiati locali come alpaca, cashmere, lino.

Qual è il tuo percorso lavorativo e quando è nata la tua passione per l'artigianato? «La mia passione per la creatività e per il mondo dei materiali nasce da molto prima di 'eg filodiluce'. Dopo aver lavorato per oltre vent’anni nel settore della moda italiana e francese, dove ho maturato una forte attenzione per le forme, i tessuti e l’equilibrio estetico, ho sentito il bisogno di esprimere una visione più personale attraverso oggetti unici fatti a mano. Pur non avendo seguito un percorso artigianale tradizionale, la componente artistica è sempre stata presente».

Hai seguito una strada di famiglia? «Mio padre è un artista del legno e probabilmente è da lui che ho ereditato questa sensibilità creativa. Anche mia sorella da tanti anni lavora la ceramica, realizzando statue e complementi d’arredo unici. La sua tecnica preferita è una tecnica giapponese che si chiama Raku. Crescere in un contesto così ha sicuramente alimentato la mia vena artistica e il desiderio di lavorare con la materia e con le mani. Per me questo percorso è stato terapeutico: dopo il periodo del Covid ho sentito il bisogno di abbandonare il mondo della moda in Costa Azzurra e di tornare a vivere nel mio paese ricercando i veri valori e creando qualcosa di mio. Degli oggetti luminosi capaci di apportare luce e calore nelle nostre case».

Come è nato il tuo brand e perché hai deciso di occuparti della creazione di lampade? «eg filodiluce nasce dal desiderio di creare una luce che non sia solo funzionale, ma anche emozionale e decorativa, capace di trasformare gli spazi. Ho scelto di dedicarmi alle lampade perché la luce ha un ruolo fondamentale nell’abitare: accoglie, scalda, definisce le atmosfere e racconta chi siamo. Attraverso l’unione di ceramica modellata a mano e tessuti naturali pregiati ho voluto dare forma a oggetti che fossero essenziali ma allo stesso tempo poetici, capaci di dialogare con ambienti contemporanei senza perdere il valore del fatto a mano».

Come si svolge il tuo lavoro, hai un laboratorio? «Il mio lavoro prende forma nella mia casa-atelier a Graglia, vicino a Biella. Qui seguo ogni fase del processo creativo e produttivo: dalla progettazione alla realizzazione delle lampade, fino alla scelta dei materiali. Lavoro principalmente con ceramica e tessuti naturali pregiati del mio territorio, il biellese. Filati e tessuti nobili come lana, alpaca e cashmere, per le collezioni invernali e iuta, lino e canapa per le collezioni estive. Ogni filato o tessuto filtrano la luce in modo unico. Ogni pezzo è realizzato artigianalmente e può essere anche personalizzato, con incisioni sulla ceramica rendendo così ogni lampada unica».

Riesci a vivere di questo mestiere o per te al momento è un'attività parallela ad altro? «Negli ultimi anni questa passione è diventa sempre più importante per me ma ad oggi non posso dire di vivere del mio lavoro di artigiana. È un percorso graduale, fatto di sperimentazione, ricerca e costruzione di una clientela che riconosce e apprezza il valore dell’artigianato contemporaneo».

Quali sono le sfide più difficili che incontri nel mestiere di artigiana? «Una delle sfide principali è riuscire a conciliare i tempi lenti e necessari del lavoro manuale con le richieste di un mercato spesso orientato alla produzione rapida. Ogni pezzo richiede cura, attenzione e tempo, elementi fondamentali per garantire qualità e autenticità. Un’altra difficoltà è la gestione di tutte le componenti del lavoro: dalla creazione alla comunicazione, dall’organizzazione alla relazione con i clienti. È un equilibrio continuo tra creatività e aspetti pratici».

Hai delle ispirazioni particolari per i tuoi lavori e le tue collezioni? «Le mie ispirazioni nascono dal dialogo tra materia, luce e spazio. Osservo come la luce si diffonde negli ambienti domestici e come i materiali — la ceramica, i tessuti, le superfici — possano trasformare l’atmosfera di una stanza. Ogni collezione è pensata per portare calore, equilibrio e carattere agli spazi abitativi».

Stai lavorando su nuovi progetti? «Guardando al futuro, mi piacerebbe molto collaborare con architetti e interior designer. Ho sviluppato una linea di sospesi che può dialogare con le altre collezioni, permettendo di creare progetti di luce completamente personalizzati, in cui sospesi, lampade da tavolo contribuiscano a definire uno stile coerente e su misura per ogni ambiente».

Pareti e pavimenti

Sos pavimenti: come arredare con la graniglia rossa

Nicoletta Carbotti

Nicoletta Carbotti  •  Nicoletta Carbotti

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Queste piastrelle rosse, di solito di cm 20x20, ottenute pressando e amalgamando frammenti di marmo, erano molto diffuse tra gli Anni ’50 e ’60. Qui ti spieghiamo come abbinare questo pavimento con l'arredamento giusto

La graniglia rossa colpisce per il colore acceso in cui i frammenti di marmo, generalmente sui toni del crema, sono ben distinguibili. La marezzatura della superficie e la tonalità viva possono mettere in difficoltà chi deve arredare l’ambiente.

È possibile però provare a integrarla al meglio lavorando con lo stile country-chic. Scegli materiali e colori naturali tanto per le superfici murarie quanto per arredi e complementi: un divano dal taglio morbido accostato a una scaffalatura e a un tavolino ligneo, attuali nel disegno ma dall’impronta materica.

Un tappeto ampio e in lana farà da base alla composizione e una sospensione con paralumi in lino ne sarà... il cappello! Aggiungi una carta da parati a rigoni che porterà quella nota di eleganza un po’ British, tipica dello stile country-chic.

Sopra i 100 mq

Una casa d’epoca ispirata allo stile coloniale inglese

In Toscana una casa d'epoca medievale rinasce nel nome del recupero con richiami allo stile coloniale inglese unendo eleganza British a essenze tropicali come legni scuri e fibre naturali

Nel borgo storico di Castiglion Fiorentino, tra le colline che collegano Cortona
ad Arezzo, l’architetto Gabriele Boscherini di SUPERplum Studio SCTP ha trasformato una dimora che conserva l’impianto originario di un’antica casa-torre medievale nell’appartamento di famiglia dove vive con la compagna Elisa, biologa, e le loro bambine, Ada e Anita.

LE SCELTE FATTE:
L’intervento ha preservato i pochi elementi autentici sopravissuti – soffitto, camino e graniglie – e ha ridisegnato una grande zona giorno di circa 100 mq che riunisce cucina, pranzo e salotto.
Alle pareti le cornici in legno restituiscono quell’eleganza classica che era alla base del progetto e creano un dialogo con il camino in pietra serena.

IL TOCCO DI STILE:
Lo stile si fa caldo citando l’eleganza coloniale inglese: boiserie e mobili classici, archi che ordinano le geometrie, un verde British e un bianco burro che uniformano tutto.
«Lo stile coloniale inglese unisce ordine British e respiro tropicale: legni scuri, fibre naturali, luce filtrata e dettagli botanici che trasformano l'interno in una stanza che viaggia.» dice l'architetto e proprietario di casa Gabriele Boscherini.

Styling: Cristina Gigli 
Foto: Studio Daido
Testi: Grazia Caruso

Sopra i 100 mq

Arredare con la boiserie in legno alle pareti

Un appartamento in Brasile dove legno, pietra e luce sono i materiali naturali protagonisti. La zona giorno aperta permette di adattare gli ambienti alle esigenze del momento: nido per due o casa per tanti amici

Siamo a Gaspar, nello stato di Santa Catarina, in Brasile. Lo Studio Natan Hostins Design ha curato il progetto di una nuova casa per una giovane coppia: stilista lei, avvocato lui. Il loro desiderio era avere spazi fluidi, trasformabili, adattabili alle serate con gli amici come a quelle trascorse da soli...

LE SCELTE FATTE:
Lo Studio ha proposto un progetto che rivisita la planimetria originale spostando buona parte degli ambienti, così da sfruttare meglio l’illuminazione naturale e dare vita a un ‘percorso’ pratico da vivere.
Le pannellature in legno che rivestono la zona giorno (e ricompaiono in forma minore in camera), grazie a porte ‘invisibili’, uniscono o separano gli ambienti, secondo le necessità.

ZONA GIORNO:
Living, zona pranzo, cucina: la scansione del grande rettangolo che ospita la zona giorno è progettata seguendo le diverse funzioni ma rimane uno spazio unico e fluido, come volevano i proprietari. Il legno è il protagonista assoluto e lo vedremo tornare anche negli altri ambienti, in strutture tutte realizzate su disegno dello Studio Natan Hostins.

CUCINA:
Per chi vive la cucina come uno spazio da condividere in famiglia o con gli amici – è il caso della coppia che abita qui – la presenza di un’isola centrale è l’ideale. In realtà, serve meno spazio di quello che si può pensare: uno dei fattori fondamentali che si devono considerare è lo spazio utile per muoversi. In generale, attorno all’isola servono almeno 80 cm sui lati degli sgabelli, mentre bastano cm 50-60 sugli altri.

IL TOCCO DI STILE:
La casa è un inno alla natura: accanto al legno delle boiserie, le maxi lastre in grès porcellanato a pavimento che imitano il Ceppo di Gré formano la perfetta base neutra per arredi dalle forme essenziali, con qualche sapiente nota di colore qua e là.

Sfoglia la gallery e scopri tutta la casa.

Progetto Natan Hostins Design Office
Foto Ver.so Duo
Testi Claudio Malaguti

City guide CasaFacile: scoprire Pistoia

Con le @amiche_in_tournee, un gruppo di lettrici e digital creator che si sono conosciute sul profilo IG di CasaFacile, continuiamo il giro d’Italia a caccia di cose belle. Monica ci accompagna in questa città dal fascino antico...

Pistoia è una città d’arte, piena di storia, cultura e tradizioni. Famosa per i pulpiti gotici nelle sue chiese, capitale italiana della Cultura nel 2017, ha un centro storico riservato e accogliente. Il 25 luglio la Giostra dell’Orso anima Piazza Duomo nel giorno di San Jacopo, il Santo patrono. È un appuntamento atteso da tutti, con il palio conteso tra i 4 rioni della città.

Pistoia è considerata la piccola Santiago di Compostela, per il legame con il Cammino: proprio nella bellissima piazza Duomo è posizionato il cippo che indica la distanza da qui a Santiago e a Roma attraverso gli antichi percorsi.

Sulla piazza si affacciano la Cattedrale di San Zeno e il Battistero, dove è conservata una reliquia di San Giacomo che rende la città meta di pellegrinaggio; di fianco si erge la torre campanaria alta oltre 60 metri. Ed è proprio il campanile, insieme alla chiesa della Madonna dell’Umiltà, a dare vita all’inconfondibile skyline di Pistoia.

L’EVENTO DA NON PERDERE
Pistoia è Capitale del Libro 2026. Con lo slogan ‘La lettura è un’avventura’ ci invita a viaggiare dentro noi stessi, a immaginare scenari nuovi da costruire insieme. Per tutto l’anno, eventi, incontri e spettacoli nei luoghi più affascinanti di questa bella città. Se vuoi conoscere il programma dettagliato, visita il sito pistoiacapitaledellibro2026.it

IL PIATTO SPECIALE: IL CARCERATO
Per la vera storia di questo piatto devi fermarti alla Locanda del Capitano, in via di Stracceria 5/7. È la tipica trattoria toscana il cui titolare, Checco, sarà lieto di narrarti che è una ricetta nata nel carcere di Santa Caterina, che si trovava vicino ai macelli: la facile reperibilità degli scarti suggerì ai cuochi del carcere l’idea di una zuppa a base di avanzi di vitello e pane raffermo.

ARCHITETTURA
L’Ospedale del Ceppo, un complesso del 1277 oggi sede della Usl di Pistoia, deve il suo nome alla leggenda di un ceppo miracolosamente fiorito in inverno che indicò dove costruirlo. Ispirato all’Ospedale degli Innocenti di Firenze, ha una splendida loggia realizzata da Benedetto e Santi Buglioni e Giovanni della Robbia, con un fregio in terracotta invetriata che illustra le 7 opere della Misericordia, intervallate dalle figure delle Virtù.

DOVE MANGIARE

Fiaschetteria La Pace via dei Fabbri 5/7
In una delle viuzze più caratteristiche della città, a pochi passi da piazza della Sala, è una trattoria deliziosa. Tavolini e sedie di recupero: in inverno trovi le coperte per scaldarti se vuoi mangiare all’aperto; d’estate incontri il negoziante dell’attività di fronte seduto a gustare una birra ghiacciata.

Gelateria Pasticceria Il Taba Dolce di Latte - via Sestini 29 a/b
Un angolo di delizie, dove gustare una selezione di gelati dai sapori unici, tra i quali il gusto ‘brigidino’ fatto con i tradizionali biscotti a base di anice. Da non perdere la colazione del sabato e della domenica, per la varietà di brioche e per il sorriso contagioso di Emiliano, il titolare.

FARE ACQUISTI

Dogliosi 1923 via dei Fabbri 14
Nel cuore del centro storico, dove le botteghe tradizionali si intrecciano con i tavolini dei ristoranti, questo negozio da oltre 100 anni racconta una storia di gusto e innovazione, un mix di elementi moderni e dettagli artigianali per una esperienza che invita a scoprire bellezza, funzionalità e originalità.

Bistrot Brocante chez Melì via Bruno Buozzi 25
Bistrot per pause rigeneranti, brocante dove trovare porcellane, mobili e pezzi originali che vengono dai mercati della Provenza, fioraio per composizioni top! Melissa nel suo spazio offre esperienze sensoriali.

La Brocca Interni via Carratica 27
Varcando l’ingresso di questo negozio si percepiscono il gusto elegante e la scelta stilistica di ogni elemento di décor. I proprietari si dedicano alla progettazione e realizzazione di arredi e alla decorazione per interni ed esterni, con un’attenzione particolare per il loro laboratorio di metalli dal quale sono partiti nel 1984.

DOVE DORMIRE

Palazzo Puccini via Massena 18
Una dimora storica aperta all’ospitalità nell’anno 2010: le nove camere, che per la maggior parte sono affrescate, conservano dettagli d’epoca e sono accessibili dallo scalone d’onore. Una nota di merito va alla luminosa sala per le colazioni e all’elegante salotto.

UNA CURIOSITÀ

I confetti ‘birignoccoluti’
Detti anche ‘a riccio’, sono i dolci della tradizione cittadina. Nel 1325, le Istorie Pistoiesi raccontano che Filippo Tedici, passato poi alla storia come traditore della città, uccide la moglie facendole mangiare un confetto avvelenato. E sono delle star, tanto da comparire anche nel film Casanova di Fellini! Li trovi da Bruno Corsini, in piazza San Francesco 42.

A cura di Monica Di Felice @raccontamiunatavola

 

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Raffaella Mangiarotti

Raffaella Mangiarotti ha realizzato tantissimi progetti tra cui la lampada Dandelion che fa parte della collezione permanente del MoMA di New York. In quest'intervista ci racconta di un'antica passione e di un sogno. Leggete qui!

Tre domande per raccontare lo stile di Raffaella Mangiarotti.

Si può dire che il suo tratto è lontano dal decorativismo, ed elegantemente femminile?
«Sì, al décor fine a se stesso preferisco il ‘decorum’, che in latino indica tutto ciò che è appropriato, misurato, una qualità estetica e morale che dona armonia e compostezza all’oggetto stesso. Non come ornamento aggiunto, ma come conseguenza naturale della sua costruzione, delle proporzioni, del suo equilibrio. In questo senso, l’eleganza non è mai un gesto intenzionale, ma un esito».

Ci sono dei materiali con i quali preferisce lavorare, che la ispirano maggiormente?
«Il legno, la pelle e il tessuto. In parte è un fatto biografico. Mia nonna aveva una fabbrica di scarpe e, durante gli studi in architettura, ho seguito anche un percorso di specializzazione come stilista e modellista di calzature all’Arsutoria School di Milano. Ho imparato a costruire le scarpe a mano, a capire la pelle attraverso il taglio, la cucitura, la tensione. Mi piacerebbe poter lavorare un giorno su una collezione di borse e scarpe...».

Nella sua professione e come ricercatrice al Politecnico di Milano ha studiato il rapporto tra progetto e sostenibilità. Come è cambiato in questi anni il concetto di sostenibilità?
«Nel 2000 ho fatto un dottorato sulla sostenibilità e sono stata in Germania perché in Italia era un tema poco esplorato. Oggi finalmente è entrata nella pratica del progetto. Sostenibilità in primis significa progettare meno e meglio, per far durare il prodotto nel tempo».

Un progetto imminente:
«Quest’anno presenterò due lampade per Ikea of Sweden, che usciranno ad aprile. È una collaborazione stimolante. Come quella con Lapalma, con cui ho sviluppato un dialogo che unisce pensiero, prodotto e allestimento.

Progettare a volte significa modificare le tipologie consolidate, cercando di renderle empatiche ed emozionali. Raffaella Mangiarotti

Fai il test e scopri il tuo stile d’arredo

Qual è lo stile che ti rappresenta davvero? Rispondi a poche domande su colori, materiali e atmosfere: scoprirai lo stile che più ti somiglia e troverai consigli pratici su come ricrearlo a casa tua

Non sai quale stile di arredamento scegliere per la tua casa?
Sia che tu ami ambienti luminosi e ordinati oppure spazi caldi e ricchi di dettagli, questo quiz ti aiuta a capirlo in modo semplice e immediato. Rispondi alle domande su colori, materiali e atmosfere e scopri lo stile – o il mix di stili – che più ti rappresenta, con idee pratiche per portarlo subito a casa tua.


Che atmosfera cerchi in una casa?

A. Elegante e luminosa
B. Calda e avvolgente
C. Colorata e sensoriale
D. Essenziale e rilassante
E. Accogliente e autentica
F. Decisa e contemporanea

Quale pavimento ti fa sentire “a casa”?

A. Parquet posato a spina
B. Parquet nodato e vissuto
C. Cementine colorate
D. Parquet chiaro e naturale
E. Cotto o pietra
F. Parquet industriale

Quali colori ti attraggono di più?

A. Bianchi + nuance sofisticate
B. Toni profondi e avvolgenti
C. Colori vivaci e caldi
D. Neutri chiari e delicati
E. Toni polverosi e naturali
F. Accenti scuri e toni neutri

Scegli un elemento iconico che non può mancare in casa

A. Boiserie
B. Camino
C. Tappeti e lanterne
D. Stufa moderna
E. Stufa in maiolica
F. Porte in ferro e vetro

Che tipo di arredi preferisci?

A. Mix vintage + moderno
B. Classici in legno
C. Bassi e informali
D. Minimal e funzionali
E. Rustici e avvolgenti
F. Design deciso e materico

Quale tipo di illuminazione ti ispira di più?

A. Sospensioni scenografiche o chandelier eleganti
B. Lampadari in stoffa e ottone
C. Sospensioni etniche o lanterne colorate
D. Lampadari in legno chiaro
E. Sospensioni in materiali naturali come il rattan
F. Illuminazione di design e minimale

Quale tipo di tessuto preferisci per i rivestimenti (divani, tende, cuscini)?

A. Tessuti pregiati, velluti o damascati
B. Tweed, lana e tessuti robusti
C. Pattern etnici o ricamati
D. Cotone o lino nei toni chiari
E. Fibre naturali morbide e texture calde
F. Tessuti tecnici o materiali innovativi

Quale elemento d’arredo consideri indispensabile?

A. Un grande specchio decorativo
B. Una libreria ben fornita
C. Oggetti di artigianato
D. Un divano minimal e comodo
E. Sedie in legno naturale e morbidi plaid
F. Un pezzo di design iconico

Segna le lettere corrispondenti alle tue risposte e scopri qui sotto il tuo stile!

Maggioranza di risposte A
Il tuo stile è: FRANCESE!
Ami lo stile elegante ma mai rigido, gli ambienti luminosi, raffinati e pieni di dettagli discreti in equilibrio tra passato e presente.
Scopri qui come arredare in stile francese

Maggioranza di risposte B
Il tuo stile è: BRITISH!
Cerchi comfort, calore e atmosfere vissute. Ami il legno, i tessuti importanti e una casa che racconta storie.
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Maggioranza di risposte C
Il tuo stile è: MAROCCHINO!
Creativo, sensoriale e amante del colore. La tua casa è un viaggio, fatto di pattern, luce e artigianato.
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Maggioranza di risposte D
Il tuo stile è: NORDICO!
Ami la luce, l’ordine e il comfort quotidiano. Pochi elementi, scelti con cura, per vivere meglio.
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Maggioranza di risposte E
Il tuo stile è: ITALIANO COUNTRY!
Ami uno stile autentico e rassicurante, i materiali naturali, i colori morbidi e gli ambienti che "sanno di casa".
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Maggioranza di risposte F
Il tuo stile è: ITALIANO CONTEMPORANEO
Ami lo stile deciso e materico, il design, i contrasti e gli spazi dal forte carattere.
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