Sedia Plia, Giancarlo Piretti, 1967. Prodotta da Anonima Castelli in materiali per l’epoca all’avanguardia, è venduta con struttura in acciaio silver, nero, bianco e rosso più seduta e schienale in policarbonato azzurro, bianco, rosa e giallo trasparenti.
Icona del design italiano, la sedia Plia ha trasformato il concetto di seduta pieghevole grazie a un ingegnoso meccanismo e materiali innovativi. Dal debutto negli anni ’60 al Compasso d’Oro, scopri perché è ancora oggi un must dell’arredo funzionale e salvaspazio.
Ci sono oggetti che attraversano il tempo senza perdere smalto, anzi, diventando sempre più attuali. La sedia Plia è uno di questi. Si racconta che, alla sua presentazione al Salone del Mobile del 1967, il successo fu tale che i visitatori decisero di portarsi via direttamente gli esemplari esposti, costringendo l’azienda Anonima Castelli a incatenarli allo stand. Un episodio che oggi fa sorridere, ma che racconta bene la forza innovativa di un progetto destinato a fare storia.
A quasi sessant’anni di distanza, quella stessa intuizione continua ad “andare a ruba”. E non è difficile capirne il motivo. La Plia non è stata la prima sedia pieghevole mai progettata, ma è stata quella che ha cambiato radicalmente il modo di viverla. Prima di lei, le sedute richiudibili erano considerate soluzioni di fortuna, spesso poco eleganti e destinate a un uso occasionale. Con la Plia, invece, la sedia pieghevole entra a pieno titolo nell’arredo domestico, diventando pratica, bella e intelligente.
Il segreto sta in un dettaglio tanto tecnico quanto geniale: il perno centrale a tre dischi. È qui che si concentra tutta la magia del movimento. In un unico punto si trovano lo snodo delle gambe e la rotazione della seduta, che si muove in avanti e indietro con estrema fluidità. Un sistema semplice solo in apparenza, ma capace di garantire stabilità, leggerezza e facilità d’uso.
A rendere la Plia ancora più innovativa, poi, sono stati i materiali: acciaio e policarbonato. Moderni, resistenti e al tempo stesso leggeri, hanno permesso di creare una sedia solida ma visivamente “trasparente”, quasi discreta nello spazio. E quando non serve? Si chiude in un attimo e può essere appesa alla parete, liberando superficie e mantenendo l’ambiente ordinato.
Oggi siamo così abituati a questo tipo di soluzione da darla quasi per scontata. Eppure, la Plia ha davvero cambiato il modo di arredare le case, anticipando quel bisogno di flessibilità e multifunzionalità che oggi è più attuale che mai. Non a caso, nel 1969, ha ricevuto il Compasso d’Oro, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del design italiano.
Da allora, il suo impatto non si è mai fermato. Designer e aziende di tutto il mondo hanno reinterpretato il concetto di sedia pieghevole, sperimentando nuovi materiali, colori e forme, sia per gli interni che per gli spazi outdoor. Ma l’essenza resta quella: un oggetto capace di trasformarsi, adattarsi e semplificare la vita quotidiana.
La Plia non è solo una sedia. È la dimostrazione che anche il gesto più semplice — aprire e chiudere — può diventare un’idea rivoluzionaria.