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Come si comincia a costruire lo stile di una casa?

Nicoletta Carbotti

Nicoletta Carbotti  •  Nicoletta Carbotti

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Scopri come costruire il tuo stile unico, equilibrato ma personale: l’architetto e creator Nicoletta Carbotti ha guidato i partecipanti all’evento fuorisalone di CasaFacile ‘Punta in alto’ in un viaggio creativo partendo dagli elementi strutturali di una casa come porte e pavimenti fino ad arrivare alla una nuova consapevolezza che ha il sapore della libertà e dell’unicità perché mette davvero le persone al centro

Se devi fare una cosa falla con stile
(Freddie Mercury)

Armonia, accordi e disaccordi, ritmo… perché la similitudine con la musica è inevitabile? Perché architettura e musica vanno davvero a braccetto, i concetti base musicali si applicano anche allo stile, scopriamolo insieme!

All’evento del fuorisalone di CasaFacile abbiamo potuto toccare con mano, giocare con carte, colori, campioni di vari materiali, porte e ambientazioni.

Partiamo dal basso… il pavimento

Spesso è uno dei primi elementi che viene scelto oppure al contrario rappresenta una preesistenza significativa che si intende mantenere. In alcune occasioni il mantenimento di un pavimento è un fatto di necessità economica e dunque allo stesso modo rilevante.
I pavimenti in legno sono percepiti come materiali e non come colori (gli abbinamenti sono più aperti), la complessità è data magari dal disegno di posa, ma in generale se c’è del parquet ci sono ampi margini di intraprendere qualunque strada.
Le resine sono superfici continue che tendono ad abbassare il grado di complessità di un ambiente e semplificano gli abbinamenti: generalmente si lavora con blocchi cromatici molto definiti.
Saliamo di complessità con le graniglie e i marmi perché la complessità della superficie alle volte prende il sopravvento su chi guarda e quindi sono materiali che inevitabilmente ‘chiamano’ a una maggiore semplicità, con un’apertura a certe carte e disegni geometrici che organizzano, semplificano la lettura.
Arriviamo poi alle cementine e alle piastrelle decorate in cui ci sono in modo evidente sia il dato cromatico sia quello geometrico, di ritmo, di disegno.

Assecondare per poi… capovolgere!

Proviamo ad assecondare il materiale base che abbiamo scelto, sintonizziamoci con le sue cromie, la sua vocazione, il suo ambito di appartenenza, a volte la sua provenienza. Poi, a sorpresa, capovolgiamo tutto! Proviamo a creare un ‘corto circuito’, qualcosa che risulti forte e potente nella costruzione di un immaginario. Troviamo il dettaglio che spariglia!

Come studiare una palette cromatica

La palette non è fatta solo di colori da applicare alle pareti, ma è un gruppo cromatico che riguarda in generale le superfici e che quindi deve creare l’amalgama giusto.
Io generalmente parto da una palette di 4 colori che poi tendo ad ampliare in funzione del tipo di casa e dimensione. La palette va studiata per l’intera abitazione e poi declinata o misurata stanza per stanza. Se si riescono a creare delle prospettive, la casa acquisisce un piacevole dinamismo, è un piacere spostarsi all’interno e scoprire ‘scorci’ sempre nuovi…
All’interno dei 4 colori della palette vi consiglio di scegliere un neutro di base e un colore d’accento, quello che darà il twist di cui dicevamo sopra: un colore brillante o che comunque nell’insieme spicca, emerge. Come un evidenziatore va però usato con parsimonia perché risulti potente.

Ora apriamo le porte al carattere!

Il carattere è proprio il vostro, è l’indirizzo che volete portare in una casa, è lo spirito che volete suggerire attraverso piccoli dettagli e attraverso elementi capaci di suggerire un certo indirizzo. Ci sono elementi che più di altri, in modo strutturale, aiutano a definire il carattere e penso proprio alle porte.

Le porte sono tantissime in una casa, e a cominciare dalla porta d’ingresso, si sviluppano all’interno degli ambienti e attraverso le loro forme e configurazioni contribuiscono moltissimo a trasmettere quel ‘senso delle cose’ che avete immaginato.
Un esempio a cui raramente si pensa? Le porte ‘vestono’ parti della casa in cui non è possibile arredare nel senso classico del termine: in un piccolo corridoio ci troviamo a tu per tu con il nostro pavimento e quindi lì sono le porte a dare un messaggio chiaro sull’indirizzo stilistico che abbiamo scelto.

  • Se voglio un carattere asciutto, più tecnico…
    sceglierò porte a scomparsa o a filo parete, magari da rendere mimetiche.
  • Se scelgo una decorazione più tonda e morbida…
    vorrò vedere delle cornici e delle bugne importanti o magari modanature arrotondate.
  • Se scelgo di optare per una linea pulita ma colorata…
    vorrò realizzare delle laccature in tinte a richiesta.
  • Se voglio suggerire un discorso legato alla geometria…
    sceglierò delle porte pantografate con decori.
  • Se voglio lavorare sul tema della luce…
    sceglierò le porte in vetro.

Anche il tema delle maniglie diventa determinante perché l’inserimento dei metalli è un discorso (ancora) fortemente di carattere.

Fin qui ho fatto lo sforzo di usare degli aggettivi ma di non usare parole che afferiscono a degli stili ben noti come il nordico, l’industrial ecc ecc. L’ho fatto con uno scopo preciso, arrivare all’ultimo punto:

Lo stile... lo fai tu!

Proviamo a trovare nuovi nomi al nostro stile: spesso si tende a credere che costruire uno stile voglia dire necessariamente approcciarsi secondo dettami o regole scritte da altri. Ma l’unica cosa importante è la coerenza del progetto al proprio stile personale.

Puntare in alto, puntare a mettere le persone al centro

Questo è secondo me la traduzione in pratica del tema di questo evento: puntare in alto è riscoprire che siamo noi a realizzare il nostro personalissimo stile, costruendolo intorno al nostro carattere. Solo così abiteremo case davvero ‘nostre’, mettendo le persone al centro.

Un’idea che ho piacevolmente ritrovato nelle parole di Laura De Robertis (Direttrice Marketing Dierre):
“Puntare in alto per noi è da sempre un must. Essendo da quasi 50 anni leader nel settore delle porte blindate dobbiamo necessariamente innovare e immaginare l’evoluzione tecnologica di tutti i nostri prodotti con largo anticipo rispetto alle richieste del mercato. Oggi però, per la nostra azienda, puntare in alto significa molto di più. Vuol dire essere impegnati nel sociale, e nei progetti di crescita sostenibile dei Paesi in via di sviluppo, dove operiamo con la nostra rete. È un mio sogno dai tempi dell’università, dove ho studiato l’impatto positivo del microcredito e dei progetti di microimprenditoria sulla società. Temi che mi stanno molto a cuore e ai quali ho dedicato anche la mia tesi di ricerca. In Italia, nei prossimi dieci anni, il mio obiettivo è supportare la qualità di vita dei nostri collaboratori con progetti concreti, inserendo ad esempio in azienda spazi dedicati al benessere e alla riduzione dello stress. Penso anche a un asilo nido per rendere più facile la vita alle famiglie e a un’area cani per chi non può lasciare a casa i suoi amici a quattro zampe. Sotto questo aspetto abbiamo molto da fare e ritengo che sia davvero necessario puntare in alto per il bene di tutti. Mens sana in corpore sano. Abbiamo bisogno di stare bene per lavorare bene su obiettivi condivisi. Puntare in alto è puntare sulle persone per sprigionare creatività, benessere e produttività.”