Giardinaggio

Come progettare il sistema di irrigazione perimetrale per balconi e terrazzi

Il sistema di irrigazione perimetrale: per un balcone basta un kit a goccia con timer a batteria; per i grandi terrazzi meglio una centralina smart multizona. Entrambi usano tubi flessibili da fissare con picchetti ed erogatori per dare la giusta acqua a ogni vaso senza sprechi

Dal balcone al grande terrazzo, il sistema di irrigazione perimetrale permette di bagnare ogni pianta in modo preciso e senza sprechi: dai kit a goccia con timer ai sistemi smart multizona, ecco come scegliere la soluzione più adatta.

PER IL PICCOLO BALCONE:
Devi irrigare al massimo 10/15 vasi? Basta un kit base a goccia con timer a batteria da collegare al rubinetto. L’impianto è formato da tubi da ø 6 mm collegati in linea ai gocciolatori regolabili da inserire nei vasi con
i picchetti. Il circuito va chiuso con un tappo. La programmazione del timer permette di stabilire durata e frequenza dell’erogazione.

PER IL TERRAZZO MEDIO-GRANDE:
Se la superficie da irrigare aumenta, serve una configurazione più strutturata perché la pressione dell’acqua rimanga costante lungo tutto il perimetro. Il sistema si basa su una linea principale composta da un tubo da ø 16 mm, collegata a una centralina professionale capace di gestire più di 15 piante, maggiori distanze e cicli di irrigazione più complessi.
Per distribuire l’acqua, si usano lungo il tubo principale raccordi ø 16 mm con uscite multiple (da a 4 vie) a cui si collegano i tubicini da ø 6 mm, in cui si inseriscono i gocciolatori che vanno nei vasi. Questo impianto permette di trasportare un volume d’acqua considerevole senza perdite di pressione, arrivando anche nei punti più lontani del terrazzo/giardino.

CONSIGLI PER L'IMPIANTO:
_Aggiungi più gocciolatori nei vasi più grandi o in quelli con le piante più ‘assetate’, o regolane il getto in base alle esigenze di ogni specie.
_Il sistema perimetrale può essere rimodulato facilmente se decidi di spostare le piante.

A cura di Yvan Zinzi

Illuminazione

Lampada Klip: con il morsetto porti la luce dove serve

Compatta, orientabile e facile da fissare ovunque, Klip è la lampada che porta la luce anche negli spazi più difficili da illuminare. Un progetto versatile che unisce design minimal e massima libertà d'uso, dalle librerie alle nicchie fino agli angoli più nascosti della casa.

Ho subito amato la lampada Klip disegnata da Simon Legald per il marchio danese Normann Copenhagen perché, nella sua versione a morsetto, apre a moltissimi utilizzi ed effetti luminosi, portando la luce in punti inconsueti: nelle nicchie, sulle librerie e in tutti quegli angoli dove lo spazio è più limitato.
Ha belle forme minimali e può essere agganciata a qualsiasi superficie, regolando la rotellina sul morsetto.

Klip è costituita da una base/morsetto e da un paralume conico. Grazie al giunto orientabile a 360°, consente di indirizzare la luce in qualsiasi direzione per creare differenti atmosfere di luce diretta e indiretta.
Disponibile anche nella versione a parete, i suoi colori variano dalle tonalità più sobrie fino al vivace verde elettrico che attira lo sguardo. Utilizzala per valorizzare punti inaspettati della tua casa e dare profondità ai dettagli che più ami.

Dimensioni: ø cm 10x32,5h
Materiale/finiture: paralume in acciaio verniciato verde elettrico, grigio caldo, bianco e nero.
Sorgente: lampadina LED attacco E14 (2 Watt), non inclusa.
» normann-copenhagen.com

Di Giorgia Brusemini

Condominio

Aprire un B&B in condominio: quando è possibile e quando no

È possibile aprire un B&B in condominio? La risposta dipende dal regolamento condominiale. Abbiamo chiesto al nostro esperto di spiegarci quando il divieto è valido e quali sono i limiti previsti dalla legge.

È possibile impedire a un condomino di trasformare il suo appartamento in B&B?

Abbiamo fatto la domanda al nostro esperto, l'amministratore Pietro Tasca. Ecco la sua risposta:
Sì, ma solo a una condizione molto precisa: il divieto deve essere previsto in modo esplicito in un regolamento contrattuale.
Non basta il semplice dissenso degli altri condòmini. È fondamentale distinguere tra regolamento assembleare e contrattuale: solo quest’ultimo può limitare le proprietà private vietando attività ricettive.
A differenza del regolamento assembleare, votato a maggioranza per gestire i servizi comuni, quello contrattuale trae la sua forza dal consenso unanime: è stato redatto dal costruttore e accettato nei singoli rogiti d’acquisto, oppure approvato in assemblea da tutti i condòmini (1.000/1.000). Proprio questa origine ‘condivisa’ lo rende vincolante; se poi il regolamento viene regolarmente trascritto nei registri immobiliari, il divieto diventa un vincolo che segue l’appartamento, restando valido anche per tutti i futuri acquirenti.
In assenza di un divieto esplicito, riferito in modo diretto alle attività ricettive (B&B, affittacamere, case vacanza...) l’attività è generalmente consentita, purché non arrechi disturbo o violi norme di sicurezza e igiene.
Modificare un regolamento contrattuale è possibile solo con l’unanimità, soglia irraggiungibile se il diretto interessato si oppone.

A cura di Pietro Tasca - @amministrazionitasca

Etichette di sostenibilità: come usarle per fare scelte smart in casa

Quando compriamo un elettrodomestico, siamo ormai abituati a guardare la classe energetica (da A a G) per capire quanto peserà sulla bolletta. Ma come facciamo a capire se stiamo comprando qualcosa di sostenibile, durevole, sicuro per la nostra salute e quella di chi lo produce quando acquistiamo una pittura murale, un pavimento in laminato, un mobile per il bagno o un rubinetto? Da Leroy Merlin c’è una novità interessante…

I dati del report Homeservatory 2025 evidenziano che per oltre il 60% degli italiani la gestione dei costi domestici è una sfida quotidiana, e quasi l'80% cerca soluzioni per risparmiare sui consumi a lungo termine. Abbiamo però bisogno di trasparenza: quando acquistiamo qualcosa per la nostra casa vogliamo sapere che impatto avrà sulla nostra salute, sull'ambiente e sul bilancio domestico anche a lungo termine.

È proprio in questo contesto che gli strumenti di valutazione si stanno evolvendo. Un esempio concreto è Home Index, un sistema di classificazione ideato da Leroy Merlin (e validato da enti terzi indipendenti) che assegna ai prodotti un punteggio da A (il più virtuoso) a E.

Ma come funziona e come possiamo sfruttare questi criteri nella vita di tutti i giorni?

Questo indicatore non valuta solo se un materiale è ‘green’, ma analizza ben 31 criteri legati all'intero ciclo di vita dell'oggetto. Per chi deve arredare o ristrutturare, ci sono tre aspetti cruciali da osservare sull'etichetta prima di andare in cassa:

1. Acqua ed energia
I prodotti pensati per ridurre i consumi durante il loro utilizzo (come i soffioni della doccia a risparmio idrico o le lampadine LED di ultima generazione) ottengono automaticamente i punteggi più alti (fino a 100). Scegliere per esempio un rubinetto con una valutazione più alta significa assicurarsi un sistema integrato di riduzione del flusso dell'acqua, riducendo la bolletta idrica senza perdere comfort.

2. Riparabilità e durabilità
Comprare un mobile o un attrezzo economico che però si rompe dopo due anni è il peggior investimento possibile: Home Index premia i prodotti che offrono pezzi di ricambio facilmente reperibili o che sono progettati per essere smontati e riparati anziché buttati. Prima di acquistare un elettroutensile o un arredo da giardino, scansiona il codice a barre con l'app per verificare il grado di riparabilità.

3. La salute prima di tutto
Passiamo gran parte della nostra vita all'interno delle mura di casa ed è quindi ancora più importante valutare severamente la presenza di sostanze volatili nocive (i cosiddetti VOC) o componenti chimiche tossiche nei materiali. Home Index è utile anche per la scelta di pitture e pavimenti perché classifica anche in base alla quantità di sostanze nocive rilasciate dal prodotto.

Come usare questo strumento in negozio o online

Sul sito o sull'app di Leroy Merlin troverai l’Home Index nelle schede prodotto, in negozio occorre inquadrare il codice a barre o il QR code del prodotto con lo smartphone per accedere alla classificazione. I prodotti vengono paragonati esclusivamente all'interno della stessa categoria (vernici con vernici, trapani con trapani) per poter capire al volo quale sia l'opzione migliore.

Sostenibilità non significa necessariamente spendere di più, ma spendere meglio. Utilizzare indicatori come l'Home Index ci permette di smascherare il 'greenwashing' (la finta sostenibilità di facciata) e investire in prodotti che fanno risparmiare risorse reali, energetiche ed economiche, lungo tutto il loro ciclo di vita.

 

Giardinaggio

Quali piante scegliere per una mansarda e dove posizionarle

Alice Delgrosso Alice Delgrosso

Piante su misura per un appartamento mansardato: una giovane coppia vive in una casa mansardata esposta a sud-est, con infissi verticali e finestre da tetto. La nostra Plant Trainer li aiuta nella scelta di piante in grado di adattarsi alle diverse luminosità e agli sbalzi di temperatura tipici di questa tipologia di abitazioni

Francesca e Ugo abitano a Torino, in un appartamento mansardato che stanno arredando e trasformando un pezzo alla volta, costruendo nel tempo uno spazio che li rappresenti davvero. È una casa giovane come loro, fatta di scelte ragionate, oggetti trovati con calma e spazi che cambiano insieme a chi li abita. Francesca ha una buona sensibilità con le piante: le coltiva fin da quando era ragazza, grazie alla passione trasmessa dalla mamma.
In questa casa però ha incontrato qualche difficoltà: la luce infatti non manca, anzi, ma non risulta sempre facile da gestire.

LA RICHIESTA:
Capire dove posizionare le piante perché possano stare bene tutto l’anno, scegliendo specie resistenti e adatte a un ambiente luminoso ma con condizioni un po’ particolari.

ANALISI DELLA STANZA:
Luce: quinto piano esposto a sud-est, con finestre verticali e finestre sul tetto. La luce è molto intensa: in alcuni punti arriva diretta e molto calda, specie in estate, mentre altre zone restano più in ombra. Diviene quindi fondamentale, una volta scelte le piante, capire con precisione dove posizionarle.

Spazio: un soggiorno mansardato con travi a vista molto belle, che permettono di sfruttare anche l’altezza con piante sospese. Vicino alla porta e sotto una delle finestre da tetto c’è la posizione particolarmente favorevole per creare un green corner (nella pagina a fianco ti raccontiamo come si fa).

Stile di vita: Francesca e Ugo lavorano entrambi fuori casa, amano viaggiare e trascorrono molto tempo in giro. Sono perciò necessarie piante abbastanza autonome, capaci di adattarsi a qualche assenza e ai piccoli sbalzi di temperatura caratteristici delle case mansardate come questa.

LE PIANTE GIUSTE:
Accanto alla porta, in corrispondenza della finestra da tetto dove la luce
arriva intensa ma indiretta, una struttura con mensole angolari ospita più
piante di medie e piccole dimensioni: un’Aglaonema colorata, una Sansevieria, un Asparagus setaceus.
Pianta protagonista: al lato opposto della porta una pianta importante, una Zamioculcas di medie dimensioni: molto resistente anche agli sbalzi di temperatura, tollera bene la luce intensa e situazioni più in ombra. In condizioni ideali cresce molto rapidamente e dà soddisfazione.
Sul tavolo del soggiorno con luce frontale dalla finestra del terrazzino, un terrario è la soluzione perfetta per un tavolo poco utilizzato. Si tratta di un mini-giardino in vetro, un ecosistema in miniatura che vive in autonomia grazie all’umidità che resta all’interno. Un piccolo paesaggio domestico da osservare ogni giorno, ordinato e facile da gestire, perfetto per decorare tavoli e ripiani. Dalle travi a vista si possono far scendere piante ricadenti come Hoya carnosa o Tradescantia zebrina: resistenti, tollerano anche la luce diretta.

CONSIGLIO DI STYLING: 
In questa casa il verde può lavorare su più livelli: una pianta protagonista a terra, alcune piante su una struttura a scaffali vicino alla finestra da tetto e un paio di piante ricadenti dalle travi. In questo modo il verde accompagna le linee del tetto, ammorbidisce gli angoli e rende l’ambiente più accogliente senza togliere spazio.

DA SAPERE:
Nelle case mansardate la luce è spesso molto forte e le temperature possono variare molto tra inverno ed estate. Le piante più adatte sono quelle con foglie spesse, cerate o coriacee, capaci di resistere sia al sole diretto sia ai periodi di maggiore caldo. In ambienti di questo genere è importante anche scegliere terricci ricchi ma drenanti, perché il substrato tende ad asciugarsi più velocemente.

Vuoi una consulenza sul verde indoor?
Scrivi a [email protected] con soggetto ‘Piante su misura’ allegando le foto della tua casa e spiegando le tue esigenze.

A cura di Alice Delgrosso - igiardinidiellis.it

Architetti & Designer

Architetti & Designer: Odo Fioravanti

Odo Fioravanti: ha scoperto il design a 24 anni, quando studiava (senza molto profitto) ingegneria. Da allora ci si è dedicato anima e corpo. Il suo sogno? Progettare... una ruspa! Qui potete leggere la nostra intervista.

Odoardo Fioravanti (Odo, per tutti) nutre «un forte orgoglio per la disciplina del design, per la sua integrità e bellezza che va preservata dagli infingimenti che la vorrebbero trasformare in qualcosa di elitario».
Quindi partiamo da un suo progetto remoto, che si collega anche a questo discorso...
D. La collezione Cloned in China, risposta ironica all’arrivo sul mercato del design delle copie cinesi. Un messaggio ancora valido, dopo più di 20 anni? R. «Molte cose sono cambiate e la Cina, che era il posto dove si producevano cose scadenti o copiate, è diventata il luogo dove si produce qualsiasi cosa, anche i computer Apple».
D. Ha disegnato molte sedie, Frida nel 2011 ha vinto il Compasso d’Oro. Il design di una sedia è ancora una sfida progettuale?
R. «La sedia è una macchina minima per contrastare la gravità, ci sarà sempre un modo per ripensarla: magari per un cambio delle abitudini, per una nuova tecnologia, perché il gusto si aggiorna. Gli oggetti dei quali ci circondiamo sono documenti di che persone siamo: se cambiamo noi devono cambiare anche gli oggetti».
D. C’è un tipo di prodotto che non ha ancora progettato e con il quale le piacerebbe cimentarsi?
R. «Ho una passione, più volte confessata, per le ruspe: mi piacerebbe disegnare un escavatore cingolato...».
D. Il suo studio compie vent’anni. È l’occasione per un bilanco?
R. «No, meglio di no. Sento solo che in tutti questi anni sono diventato più sintetico e sono arrivato a fare oggetti che non hanno bisogno di sbracciare. Hanno un contegno e sanno rilasciare il loro significato in modo omeopatico, giorno dopo giorno».
D. Progetti futuri?
R. «Sto cercando di spostare il pensiero con gli oggetti».
Il sunto perfetto della missione del designer!

Siamo uno Studio di Industrial Design. Diamo forma ai prodotti a volte per le aziende, spesso per le persone, sempre per la disciplina stessa del design

Testo: Claudio Malaguti

Progetti degli architetti

Da trilocale a B&B: ristrutturare per mettere in affitto

Per dedicarsi all'ospitalità con gli affitti brevi serve un progetto che tenga conto delle normative (il proprietario deve risiedervi, quindi una camera resta a lui) e che sfrutti lo spazio al meglio. Qui un esempio di ispirazione

Un trilocale di famiglia: il giovane proprietario vuole metterlo a reddito trasformandolo in B&B e con l’architetto CF style Caterina Scamardella valuta la fattibilità.

Gli ambienti, pur luminosi, sono frammentati e non ci sono zone comuni accoglienti, né la possibilità di dare servizi privati per gli ospiti. In più, la normativa prevede che il titolare debba risiedere nell’appartamento, quindi una stanza con bagno deve rimanere a lui.

LA SOLUZIONE
Il progetto che gli viene proposto consente di accogliere fino a 4 ospiti. Dopo l’ingresso in cui è stato ricavato un vano tecnico, si entra in un open space di quasi 19 mq che fa da spazio comune molto conviviale grazie anche alla vetrata che delimita la cucina lasciandola a vista e che permette di fruire della molta luce che entra dalle portefinestre del balcone.
Dal corridoio si accede alle 3 camere: la singola del proprietario (di 8 mq come consentito dalla normativa) ha il bagno accessibile dal disimpegno per lasciare posto agli armadi. Le due matrimoniali hanno i bagni en suite: ricavati ex novo sono dotati di sistema di trituratori e pompe per garantire il corretto smaltimento delle acque; in più, essendo ciechi, prendono luce dalle stanze di pertinenza grazie a ‘finestre’ con vetri satinati aperte sulle pareti. Un sistema di aerazione forzata consente lo smaltimento di vapori e odori.

BUDGET*
Demolizioni pareti e pavimenti compreso smaltimento €4.250
Realizzazione tramezzi e controsoffitti in cartongesso €8.250
Realizzazione intonaci e rasature pareti €7.200
Fornitura e posa pavimenti €6.000
Fornitura e posa rivestimenti bagno €2.500
Lamatura parquet esistente €1.000
Fornitura e posa porte interne €2.000
Tinteggiatura pareti €4.500
Impianto elettrico €7.500
Impianto idraulico (bagni + cucina) €9.000
Impianto di climatizzazione €3.195
TOTALE (iva esclusa): €55.395

* Il preventivo si riferisce a questo progetto; l’immobile si trova in provincia di Novara.

Progetto a cura di Caterina Scamardella, architetto CFstyle di Castelletto Ticino (NO) >> caterinascamardella.it
Testi di Elena Favetti

→ Sei un architetto e vuoi entrare nella squadra CF? Vai su » casafacile.it/tag/diventa-professionista-cf-style

→ Cerchi un architetto? Vai su » casafacile.it/architetti-e-interior-designer

Design a prova di crescita: quando l’arredo matura insieme ai figli

Camerette che evolvono, mobili che cambiano pelle e oggetti capaci di durare dai 6 ai 17 anni: la sfida del progetto Wear and Grow, nato dalla collaborazione tra Nidi e il Politecnico di Milano, ci insegna che il design del futuro si fonda sul legame affettivo e sulla flessibilità

Quella scrivania che sembrava perfetta alle elementari, improvvisamente "si restringe" o perde fascino agli occhi di un adolescente. Ma se l'arredo potesse davvero accompagnare ogni fase dello sviluppo, adattandosi ai cambiamenti fisici ed emotivi dei ragazzi?

È questa la domanda da cui è partito il workshop "Wear and Grow", che ha visto collaborare lo scorso giugno il brand Nidi con gli studenti del corso di laurea triennale in design del prodotto industriale del Politecnico di Milano.
Al centro della ricerca non c'è solo la funzionalità, ma un concetto rivoluzionario: la Emotional Durability. Si tratta della capacità di un oggetto di creare un legame duraturo con chi lo usa, estendendo il suo ciclo di vita attraverso la personalizzazione e il valore affettivo.

Dallo scompiglio all'ordine creativo

Il punto di partenza è stato l'universo del "vestire". Non parliamo solo di abiti, ma di come i ragazzi vivono lo spazio: dai vestiti accumulati sulla famosa sedia-armadio agli oggetti del cuore, fino agli strumenti quotidiani. Gli studenti hanno immaginato dieci concept che trasformano il caos in opportunità di crescita e autonomia.

Tra le idee più interessanti emerse dal laboratorio, spicca ad esempio Fishpole: una rivisitazione educativa del "servo muto" a forma di lisca di pesce. Grazie a calamite colorate e profumate, aiuta i più piccoli a organizzare i propri vestiti in autonomia, trasformando un dovere in un gioco.

Versatilità e trasformismo

Per chi cerca soluzioni salva-spazio e multifunzionali, il progetto propone oggetti come Flip: un contenitore che si capovolge letteralmente, passando da panca bassa a seduta più alta, fino a diventare una scaffalatura con il passare degli anni. Oppure Willy, un cubo minimale su ruote che nasce come carrello portagiochi da spingere per casa e finisce per diventare il piano d'appoggio per i libri e i gadget di un adolescente.
Non mancano le soluzioni che guardano alla tecnologia e al comfort informale, come la lampada Papillon, che si riconfigura in altezza seguendo la crescita dell'utente, o la seduta Ta-Dan!, pensata per adattarsi ai nuovi modi di concepire il relax tipici dei ragazzi di oggi.

L'approccio di Nidi e del Politecnico ci ricorda che la vera sostenibilità non passa solo dai materiali, ma dalla capacità di un prodotto di restare con noi a lungo, senza stancare. Progettare arredi flessibili e riconfigurabili significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche rispettare l'evoluzione dell'identità dei nostri figli, dando loro uno spazio che sappia davvero accogliere le loro passioni... che cambiano!

Sopra i 100 mq

Trucchi eclettici (e tanto verde) per stemperare il classico parquet e le travi in legno

Un appartamento che aveva bisogno di un relooking senza però stravolgerlo: per stemperare la presenza classica di parquet e travi in legno geometrie e colori inattesi creano un nuovo filo conduttore e aggiungono tocchi nuovi (tra cui un bagno speciale...!)

 

Ci troviamo nel centro storico di Bologna, in un appartamento affacciato su piazza Verdi e profondamente amato dalla proprietaria, Francesca, che ha scelto di affidarsi alla nostra stylist Cristina Gigli per affiancarla in questo restyling.

LE SCELTE FATTE:
«Quando si entra in case con una personalità così definita, il progetto non deve stravolgere» racconta Cristina. «Sono spazi che hanno già una loro identità fatta di libri, opere d’arte e arredi importanti, come qui due iconici divani. In questi casi il lavoro deve essere un filo conduttore capace di legare ciò che già esiste, valorizzandolo, e di introdurre nuovi accenti solo dove necessario, per aggiungere un piacevole tocco di freschezza».

Il divano Strips di Arflex e il Cuba 25 di Cappellini erano già citazioni importanti: quando Cristina ha scelto di rivestire la parete della TV, la carta è stata vista come un terzo punto focale di design. «Non avrebbe avuto senso inserire una palmetta, un floreale o anche un motivo puramente decorativo: la carta puntinata disegnata da Le Corbusier è una nota di rigore che può dialogare con i pezzi più iconici e chiude il racconto di questo ambiente con coerenza».

IL TOCCO DI STILE:
Nuances attuali, due belle carte da parati e un nuovo bagno en suite con cementine grafiche: tocchi lievi che non tradiscono il mood.

Styling: Cristina Gigli
Foto: Studio Daido
Testi: Grazia Caruso

Decorare

Come realizzare una lampada in legno fai da te: il tutorial passo passo

Bastano una scatola di legno, un cavo elettrico colorato e un po’ di creatività per realizzare una lampada dal design originale. Segui il tutorial passo passo e scopri come trasformare materiali semplici in un punto luce decorativo, perfetto per dare carattere a qualsiasi ambiente.

Colorata, originale e facile da realizzare: questa lampada fai da te trasforma una semplice scatola di legno in un complemento d'arredo colorata e decorativa. Segui il tutorial e scopri come creare una sospensione personalizzata giocando con forme geometriche, colori vivaci e dettagli che fanno la differenza.

LE LAMPADE CUBO

Occorrente:
√ scatola di legno √ matita e righello √ cacciavite tondo √ vernice spray √ cavo, portalampada e lampadina √ forbici da elettricista

Come realizzarle:

  1. Con la matita e il righello traccia un riferimento per realizzare un foro al centro della base della scatola di legno.
  2. Con il cacciavite buca il foro in misura del cavo elettrico. Esercita poca pressione per evitare che il legno si spezzi.
    Se il legno della scatola è spesso e duro, puoi usare un trapano dalla punta fine per realizzare il foro. Basta un invito, quindi allargalo con il cacciavite tondo.
  3. Con lo spray colorato dipingi dentro e fuori la scatola. Incrocia gli spruzzi per evitare di creare colature. Dai una seconda mano.
  4. Fissa la spina a un’estremità del cavo e fallo passare nel foro, dall’esterno della scatola. Taglia il cavo della lunghezza desiderata.
  5. Collega il portalampada, avvita la lampadina e appendi la lampada. Crea un trittico, forando una scatola su un lato e non alla base.

 

A cura di Elisabetta Viganò e Cristina Dal Ben, interior stylist @wunderlab