Ti aspettiamo all’edicola di CasaFacile durante la Milano Design Week 2026

Tra colori rivoluzionari e carte da parati sognanti, un’edicola del Porta Venezia Design District si trasforma in una Magic Box per raccontare l’essenza di CasaFacile: un giornale di carta con un cuore digitale… scopri il programma e vieni a trovarci durante il Fuorisalone!

Siamo ai bordi di un giardino pubblico, in un distretto della Milano Design Week radicato nella città più autentica: qui, con l’allestimento dell’architetta Nicoletta Carbotti, riportiamo in vita un’edicola di quartiere rendendola... ‘sfogliabile’ come un giornale! Con i colori e le carte da parati dell’azienda inglese Little Greene – vere chicche di cui racconteremo la storia –, con partner di pregio come lo storico marchio di posateria e articoli per la tavola Sambonet, con Velux, il brand che ha reso abitabili i sottotetti portando luce zenitale e ventilazione con le finestre per tetti e che propone soluzioni modulabili anche per quelli piani, e naturalmente con un buon caffè (Vergnano) e tanta energia grazie alla postazione di ricarica Plenitude, parleremo di ciò che ci sta più a cuore: la casa progettata per il benessere, la decorazione che la rende accogliente e la convivialità. Lo faremo dal vivo, incontrando chi verrà a trovarci, e sui nostri social, per abbracciare virtualmente tutta la community di CasaFacile.

Vieni ogni giorno all’edicola di CasaFacile!

Ci trovi in Piazzale Lavater a Milano, zona Porta Venezia (MM1 fermata Porta Venezia o Lima).

Ti aspettiamo tutti i giorni durante la Milano Design Week
da lunedì 20 a sabato 25 aprile dalle 11 alle 19
e domenica 26 aprile dalle 10.30 alle 12.30

Potrai ‘sfogliare’ l’edicola come un giornale, ricaricare il tuo smartphone (grazie alla postazione di ricarica Plenitude) e ricevere la bag di CasaFacile che contiene il numero di aprile, un omaggio di Little Greene, una card sconto di Sambonet, il kit da viaggio per l’igiene orale Curaprox e le cartoline con le frasi da collezionare.

Vuoi incontrare l’edicolante del giorno e ricevere il gift esclusivo?
Allora devi passare dalle 12.30 alle 14.30 oppure dalle 16 alle 17:
in quelle fasce orarie (domenica esclusa) potrai ricevere anche il gift del giorno, un omaggio in edizione limitata (fino a esaurimento scorte!)

 

Per gli appuntamenti del pomeriggio è gradita l’iscrizione su Eventbrite: clicca qui per ISCRIVERTI

Ecco il programma della settimana:

LUNEDÌ 20 APRILE 2026

Edicolante speciale:
la redazione di CasaFacile ti aspetta dalle 16 alle 17 con un caffè
per parlare di donne del design con Alessandra Barlassina @gucki.it e Women in Coffee, il progetto di empowerment femminile di Caffè Vergnano.
Gift del giorno:
una lattina di caffè della capsule collection CasaFacile per Caffè Vergnano con pattern di Nicoletta Carbotti.
Appuntamento con:
Virna Lo Porto @ziavirna alle ore 17 per “Crochet e chiacchiere”, con trucchi pratici per… intrecciare fili!

MARTEDÌ 21 APRILE 2026

Edicolante speciale:
Stefania Gemmati, floral designer di @casamatiste.
Gift del giorno:
un fiore in una confezione speciale studiata
da Casa Matiste e un campione di E-lisir, crema riparatrice alla vitamina E, di Kamiji Cosmetics.
Appuntamento con:
il team di Biancorosso Design dalle ore 11 alle 19 per un gioco dedicato ad architetti, interior designer e homestager.

MERCOLEDÌ 22 APRILE 2026

Edicolante speciale:
le ragazze di Common Place, laboratorio e concept store di piante commonplace-store.com
Gift del giorno:
il kit Nomade in argilla stampata in 3D per rendere autonoma l’innaffiatura delle piante!

GIOVEDÌ 23 APRILE 2026

Edicolante speciale:
la redazione e Alessandra Barlassina @gucki.it per parlare di icone... seduti sugli sgabelli Aalto 60 disegnati da Alvar Aalto nel 1933 (Artek).
Gift del giorno:
i vasetti di colore Little Greene.
Appuntamento con:
Sabina Maffei Plozner @sabinamaffeiplozner interior designer alle ore 17.30 sul tema “Come usare il colore al di là dei trend, tra regole e... sregolatezza!”.
Il workshop con gift è offerto da Little Greene.

VENERDÌ 24 APRILE 2026

Edicolante speciale:
Nicoletta Carbotti @la_nico_c parlerà di come nasce un pattern.
Gift del giorno:
la capsule collection di tovagliette prodotte dall’azienda di tessuti outdoor d’eccellenza Made in Italy Celeste Italia con pattern disegnato da Nicoletta Carbotti. E un oggetto speciale per la cucina di Sambonet.
Appuntamento con:
Francesca Giovannini @thebluebirdkitchen
alle ore 17.30 parlerà di nuovi trend: “L’ospitalità comincia in cucina...” con Sambonet.

SABATO 25 APRILE 2026

Edicolante speciale:
il team digital di CasaFacile ti aspetta per il “Gioco delle domande sull’abitare”.
Gift del giorno:
i vasetti di colore Little Greene.
Doppio appuntamento con:
Nicoletta Carbotti @la_nico_c
Alle ore 15 animerà l’installazione “Here comes the sun” con un gioco a tema musicale e parlerà di soluzioni modulari per tetti piani con Velux.
Alle 17.30 ci parlerà di “Color palette al cubo”: come costruire una palette sorprendente partendo da una wallpaper protagonista con Little Greene.

DOMENICA 26 APRILE 2026

Ci salutiamo dalle 10.30 alle 12.30 con la bag di CasaFacile

Per gli appuntamenti del pomeriggio è gradita l’iscrizione su Eventbrite: clicca qui per ISCRIVERTI

 

UN GRAZIE SPECIALE A…

Main partner: Plenitude, Little Greene, Sambonet, Velux
Partner: Caffè Vergnano, Celeste Italia, Common Place
Partner tecnico: Curaprox

E se il divano letto fosse finalmente bello?

Alessandra Barlassina

Alessandra Barlassina  •  Gucki

Blogger CF Style

Siamo abituati a pensare al divano trasformabile come a un prodotto ‘ibrido’ che ci obbliga a scendere a compromessi, ma se finalmente estetica, praticità e comodità andassero d’accordo? Aggiungiamo anche la qualità 100% made in Italy e scopriamo insieme perché Sunny è un divano letto diverso dagli altri!

Ammettiamolo senza giri di parole: per anni il divano letto è stato il brutto anatroccolo del design. Quella soluzione d'emergenza, un po' rigida e dalle proporzioni incerte, spesso scelto solo per il monolocale della vita da studenti o per non far dormire gli ospiti… sul pavimento. Un arredo dove l'estetica, purtroppo, doveva sempre fare un passo indietro per lasciare spazio alla necessità.

Oggi però le nostre case sono cambiate, sono diventate più fluide. Una stanza non fa più una cosa sola e noi abbiamo bisogno di arredi che si muovano con i nostri ritmi, senza costringerci a rinunciare a quella bellezza che ci fa stare bene quando varchiamo la soglia di casa.

Proviamo a ribaltare le regole del gioco? Ci aiuta Sunny, l'ultima novità di Vitarelax, un’azienda italiana che ha fatto del comfort una vera e propria missione artigianale.

Forme accoglienti e zero compromessi

La prima cosa che mi ha colpita di Sunny è che... non sembra affatto un divano letto. Ha una silhouette contemporanea, morbida e generosa, con i braccioli arrotondati che sembrano quasi un abbraccio. È quel tipo di divano che vuoi mettere al centro del soggiorno perché fa subito atmosfera, non un pezzo da nascondere nella stanza degli ospiti.

Ma il bello arriva quando si passa all’azione. Spesso trasformare un divano in letto significa ingaggiare una lotta corpo a corpo con i suoi meccanismi! Qui invece la tecnologia fa rima con semplicità: grazie a un’apertura a ribalta fluida e silenziosa, basta un solo gesto e la zona giorno cambia pelle in un attimo, senza sforzi e senza dover seminare cuscini per tutta la stanza. Piccolo dettaglio smart: dietro lo schienale c'è un vano porta cuscini nascosto, perfetto per far sparire le lenzuola di giorno e riaverle pronte la sera.

Il test del riposo (quello vero)

Parliamo del vero punto debole dei vecchi trasformabili: il materasso. Siamo abituati a spessori millimetrici che ci fanno svegliare con il mal di schiena. Invece Sunny nasconde al suo interno un materasso Top Premium alto ben 21 cm. Dentro c'è un mix perfetto tra poliuretano ad alta resilienza per sostenere il corpo e un topper in Memory da 2 cm per dare quella sensazione di morbidezza accogliente quando ci si sdraia. In più, il tessuto è antiacaro e super traspirante, completamente sfoderabile e lavabile.

Vestito su misura e 100% Made in Italy

Sunny viene prodotto interamente in Italia, da artigiani esperti che lavorano l'imbottito con grande cura per i dettagli e perché possa durare nel tempo.
E per integrarlo perfettamente nella palette cromatica di casa, nessun problema: si può scegliere fra più di 300 rivestimenti disponibili. Ci sono i tessuti tecnici della linea Technos — che sono idrorepellenti e antimacchia, una salvezza se avete bambini o animali che girano per casa — ma anche eco-pelli e pelli naturali super materiche.
Potete sceglierlo in versione a 2 o 3 posti (con materasso da 140 o 160 cm). Sul sito c'è un configuratore 3D davvero intuitivo per "vestire" il divano e vederlo in tempo reale!

News

Il diritto al silenzio

I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio... Con l’aiuto di un’esperta, partiamo per una nuova riflessione su un tema attualissimo

La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.

Assenza di rumore: questo è il silenzio nella percezione comune. In realtà è molto di più: il silenzio è spazio, è confine, è tutela. Tutte le civiltà giuridiche più evolute ne garantiscono il diritto, come una delle più forti tutele della persona.
Sebbene non esista una disposizione specifica che lo menzioni apertamente, la tutela giuridica e giudiziaria del silenzio è indiscussa anche nel nostro ordinamento. Nell’ambito penale l’indagato e l’imputato hanno il diritto di non rispondere, di non collaborare, di non autoincriminarsi, di non trasformarsi
in fonte di prova contro se stessi, di non proferire verbo e che questo comportamento venga interpretato e usato ai fini del decidere. È il principio del “nemo tenetur se detegere”, nessuno è obbligato ad accusarsi. Il silenzio non è e non può essere sospetto, è presidio contro pressioni, errori, suggestioni, interpretazioni non autentiche. È una scelta strategica e difensiva. parlare è una facoltà, tacere è una libertà protetta. Questa dimensione di garanzia ci dice qualcosa di profondo: il silenzio è uno spazio di autodeterminazione.
È il tempo necessario per capire, valutare, scegliere. È la pausa che rende la decisione davvero libera e consapevole.
C’è poi un secondo livello di considerazione, meno tecnico ma altrettanto importante: il silenzio come condizione di ascolto. Nei tribunali si chiede silenzio per ascoltare chi sta parlando, comprendere, pesare le parole, rispettare la voce dell’altro. Il silenzio è ordine che consente alla verità processuale di emergere senza sovrapposizioni e rumori che possono confondere, sviare o coprire informazioni rilevanti. Se dalle aule del tribunale ci spostiamo alla vita quotidiana, la casa è il luogo naturale di garanzia del silenzio, nella sua accezione più completa. Non solo perché è spazio fisico separato dal caos esterno, ma perché rappresenta il primo ambiente di protezione della persona. Tra le mura domestiche il silenzio assume valore rigenerativo: è difesa dalla sovraesposizione, dall’eccesso di stimoli di una vita frenetica ed iperconnessa. La casa-silenzio non è isolamento ma equilibrio.
Proteggere la casa significa proteggere anche il silenzio che la abita. Progettare la propria dimora con spazi che non richiedono produttività ma solo stare, significa rispettare e garantire il diritto al silenzio e riconoscerne il valore intrinseco. In un’epoca di notifiche, flussi costanti e opinioni immediate, riscoprire il valore giuridico e umano del silenzio è quasi un atto rivoluzionario.
È potere. È garanzia. È sentirsi a casa.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO AL SILENZIO:

  • Il principio che nessuno è tenuto ad accusare se stesso è considerato corollario implicito degli articoli 24 e 27 della Costituzione in materia di diritto di difesa
    ed è implicitamente garantito dagli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
  • Il diritto al silenzio è disciplinato dal Codice di Procedura Penale (art. 64 e 210), che impone alle autorità l’obbligo di avvertire l’indagato della sua facoltà di non rispondere.
  • È parte essenziale del concetto di equo processo definito dall’art. 111 della Costituzione e 6 della Convenzione europea per diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

 

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all'Università Ca' Foscari, Venezia - www.eclex.eu

Arredare

Comprare la cucina: ergonomia e organizzazione

Ergonomia e organizzazione in cucina. Cucinare deve essere anche un piacere: la corretta disposizione degli spazi e dei mobili ottimizza movimenti ed efficienza. Scopri le nostre check list per non sbagliare

Una cucina bella è importante, ma una cucina funzionale lo è ancora di più. Per progettare uno spazio pratico e comodo da usare ogni giorno, vale la pena partire dal cosiddetto triangolo ergonomico: una regola semplice che aiuta a organizzare al meglio le tre aree fondamentali della cucina – lavello, piano cottura e frigorifero – riducendo spostamenti, tempi e fatica durante la preparazione dei pasti. Vediamo come funziona e poi vediamo quali misure considerare per potersi organizzare al meglio.

IL TRIANGOLO ERGONOMICO
Quando si cucina è bene che gli spostamenti tra lavello, fuochi e dispensa-frigorifero siano minimi: i tre elementi devono trovarsi ai vertici di un triangolo di lavoro il più piccolo possibile. In questo modo si riducono tempi e fatica per la preparazione dei cibi.

LE MISURE DA CONSIDERARE
Per muoverti con agio e accedere a tutti i mobili è bene rispettare alcune distanze e adattare le altezza alla tua. Per chi è minuto il top va a cm 82 da terra e i pensili a cm 50 dalla base; attorno all’isola lascia 110 cm per passare e aprire ante e cassetti, e se vuoi un banco snack, dovrà essere profondo almeno 40 cm.

LA CHECK LIST PER L'ERGONOMIA

  • Sono alta e uso facilmente i pensili
  • Sono bassa e preferisco avere tutto in basi e cassettoni
  • Voglio lo scolapiatti nel pensile
  • Preferisco lo scolapiatti sul lavello
  • Trovo comodi i cassettoni
  • Trovo comodi i mobili con ante
  • Voglio una dispensa con piani estraibili
  • Preferisco il forno a metà altezza
  • Nelle basi e negli angoli voglio ripiani estraibili

RAZIONALIZZARE GLI SPAZI
Comodi ma nascosti: Non vuoi lasciare a vista i piccoli elettrodomestici che usi sempre? Mettili in colonne con prese di corrente ad altezza top per usarli senza spostarli.
Sfruttare la zona tra base e pensile: Se temi il disordine, al posto della barra appendiutensili puoi usare un elemento chiuso e dotato di piani estraibili.
Armadi multiuso: Ideali per le cucine a vista, consentono di nascondere elettrodomestici e dispensa. Con ante rientranti, da aperti non ingombrano.
Organizer per cassetti: Tengono posate, utensili, pentole e coperchi in ordine, per essere facilmente trovati. Con i modelli regolabili puoi variarne la composizione in base alle esigenze.

LA CHECK LIST PER L'ORGANIZZAZIONE

  • Voglio accessori e piccoli elettrodomestici ad altezza occhi
  • Voglio ordine e non mi dispiace dover tirar fuori accessori e piccoli elettrodomestici quando servono
  • Voglio uno spazio per i piccoli elettrodomestici accessibile ma non in vista
  • Voglio una raccolta differenziata ben organizzata
  • Ho stoviglie belle che voglio tenere a vista o in ante a vetro
  • Tra base e pensili mi basta una barra portautensili
  • Mi piacciono le boiserie attrezzate per avere mestoli, condimenti, presine, ecc. a portata di mano
  • Mi serve una zona colazione / uno spazio per pranzi veloci
  • Mi piacciono i riapiani estraibili
  • Voglio solo superfici di facile manutenzione
  • Voglio uno spazio dove mettere la spesa prima di riporla

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Cucina

Comprare la cucina nuova: la check list per non sbagliare

Quanto spazio hai? Quale budget? Cucini spesso e per tante persone o solo nel weekend? Hai tanto tempo da dedicare alla cura delle superfici o vuoi pulire in fretta? Parti da queste domande per dare vita a un progetto davvero su misura

Scegliere la cucina richiede di avere le idee ben chiare: sul proprio modo
di usarla, su quanto e come si cucina, sul rapporto che si ha con l’ordine e il disordine, sui propri gusti estetici e stili di vita. Qui trovi le check list per fare
il punto... su di te! E investire in qualcosa che ti soddisferà davvero.

Cosa cerchi davvero?

Queste check list ti aiutano a mettere a fuoco le abitudini d’uso, le esigenze pratiche e i gusti e a conciliarli con lo spazio che hai a disposizione.
Segna le affermazioni che ti corrispondono e usale come traccia per confrontarti con il progettista o con il negozio che ti aiuterà a disegnare la tua nuova cucina.

Check List - Spazio

  • Voglio una cucina chiusa del tutto o almeno in parte
  • Voglio una cucina a vista ma facile da te- nere in ordine
  • Ho finestre o altri vincoli da tenere in considerazione (es. pilastri, nicchie, radia- tori, pareti oblique)
  • Gli attacchi di acqua e gas/elettricità sono già fissati
  • Posso progettare gli attacchi di acqua e gas/elettricità da zero
  • Cerco sistemi salva- spazio perché ho pochi metri quadri
  • Ho poca luce naturale e devo progettare bene l’illuminazione

Check List - Estetica

  • La mia cucina deve tenere tutto chiuso senza nulla a vista
  • La mia cucina deve avere spazi a giorno e ripiani per tenere gli accessori a vista
  • Voglio un’estetica rigorosa ed elegante, tipo cucina da chef
  • Voglio un’estetica calda e delle ante con modanature
  • Mi piacciono le maniglie come elemento decorativo
  • Voglio ante lisce e maniglie invisibili
  • La cucina deve mimetizzarsi con il living

Check List - Abitudini

  • Cucino ogni giorno
  • Cucino soprattutto nel weekend
  • Cuciniamo in tanti
  • Se cucino per gli ospiti voglio nascondere il disordine
  • Se cucino per gli ospiti voglio che stiano con me
  • Mi dedico spesso a preparazioni lunghe e strutturate
  • Uso molto i piccoli elettrodomestici
  • La mia priorità è un piano di lavoro ampio
  • La mia priorità è avere tanti spazi contenitivi
  • La cosa più importante nella mia cucina è un banco snack conviviale
  • Sono ordinata e posso lasciare anche le cose a vista
  • Voglio che ogni cosa abbia un posto al chiuso
  • Uso la cucina anche per lavorare da casa o per far fare i compiti ai bambini

 

A cura di Elena Favetti e Paolo Manca

Giugno 2026: vota la casa del mese

Noi le scegliamo pensando che siano tutte bellissime, ma i gusti sono gusti. Delle case che trovi ogni mese su CasaFacile, di sicuro ce n'è una che preferisci: ecco il sondaggio per votare la tua preferita di Giugno 2026!

Coming Soon
sondaggio case GIUGNO 2026
Stile CONTEMPORANEO 37 ( 62.71 % )
Stile NEW BRITISH 3 ( 5.08 % )
Stile NATURALE 3 ( 5.08 % )
Casa PRIMA & DOPO 15 ( 25.42 % )
Stile CHIC ECLETTICO 1 ( 1.69 % )

Digital Season P/E 2026: storie di casa

Due appuntamenti stagionali per scoprire tutto ciò che entrerà a far parte delle tue ‘storie di casa’. Non solo nuovi prodotti, ma anche nuovi modi di abitare: ti aspettiamo a giugno su Instagram e sul sito di CasaFacile per la prima parte di questo viaggio in due tappe (ci rivedremo poi a ottobre!)

COSA SONO LE DIGITAL SEASON

Quindici giorni (a giugno e a ottobre) con tanti contenuti speciali tutti da salvare, condividere e commentare su Instagram e sul sito CF!

COSA TROVERAI

Novità da abitare, prodotti da scoprire, soluzioni da copiare: ecco che cosa abbiamo selezionato e raccontato insieme ai digital creator di CasaFacile.
Ogni giorno su Instagram proporremo stories, carousel e reel per aiutarti a fare le scelte giuste per i tuoi piccoli o grandi spazi. Lasciati ispirare!

QUANDO

Dal 15 al 30 giugno 2026

LE STORIE DI CASA - DIGITAL SEASON PRIMAVERA ESTATE:

 

  • La camera dei bambini? È uno spazio che non sta mai ‘fermo’, ospita diverse funzioni ogni giorno e deve saper crescere con loro: @ilpampano ci spiega come organizzarlo al meglio con Nidi.
  • Siamo già abituati ad aggiornare lo smartphone, ma avresti mai pensato di poter far un ‘update’ alla porta blindata invece di cambiarla? @buonbrunch è andato alla scoperta delle novità Dierre.
  • Quando lo spazio è limitato non è facile definire le zone dedicate alle varie funzioni abitative: ma @gucki.it ha utilizzato i (nuovi) colori degli arredi per ‘disegnare’ una minicasa con Zalf.
  • Lo chiami scaldacqua o boiler? La vera differenza non è nel nome, ma nella tecnologia a pompa di calore che permette di produrre acqua calda sanitaria consumando poca energia: ce la spiega @alicepaleseatelier con Cordivari.
  • Stavolta @homedecordetails è alle prese con una coppia incontentabile che deve scegliere il letto matrimoniale: tra piedini alti o bassi, testiere sfoderabili e reti motorizzate è riuscita a non farli litigare, grazie a Perdormire.
  • Sai cos’è il canapè: una tartina o... un divano? Segui @cucinama alla scoperta della comodità e del gusto (non solo gourmet) dell’ultima creazione di Dàmeda: il suo sapore un po’ vintage è rivisitato con stile contemporaneo.
  • A volte le nicchie sembrano difficili da valorizzare, invece diventano spazi preziosi se le chiudi con soluzioni filomuro: @la_nico_c ha realizzato
    3 prima&dopo con l’aiuto di Eclisse.
  • Creare la propria camera matrimoniale ideale è una questione di dettagli. Vuoi scoprire gli ingredienti giusti? Ce li racconta @ilpampano con le novità Giessegi.
  • ‘E riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire’ canta Gianna Nannini: le fa compagnia @gucki.it con le nuove proposte Kerakoll.

 

Perché comprare CasaFacile di giugno 2026?

Perché è pieno di sorprese! Qui ti raccontiamo che cosa troverai sfogliando il numero di giugno 2026, puoi comprarlo in edicola o in versione digitale con l'app CasaFacile

Le case di giugno 2026:

  • stile contemporaneo per la mansarda bohémien italiana (da pag 50)
  • stile new british per il cottage con la luce zenitale (da pag 66)
  • stile naturale nel cuore della penisola sorrentina (da pag 80)
  • stile chic eclettico per la casa d'epoca parigina (da pag 138)

I progetti prima&dopo

  • come rinnovare la casa con il colore (da pag 106)
  • il mini attico rivoluzionato con pochi interventi (pag. 124)
  • come sanare il pavimento di balconi e terrazzi (pag 126)

Le idee da copiare

  • la lavanderia nascosta nel sottoscala (pag 91)
  • come illuminare il guardaroba (pag 104)
  • gli arredi giusti con un pavimento in graniglia verde (137)
  • decorare il soffitto con gli specchi (pag. 141)

Ma su CasaFacile di giugno 2026 trovi anche…

  • come arredare uno spazio outdoor in 4 stili diversi (da pag. 130)
  • la soluzione per illuminare anche le stanze rivolte a nord (da pag 72)
  • il focus per scegliere armadi e cabine (da pag 95)
  • le lampade nomadi (pag. 40)
  • la tendenza design sostenibile (pag. 48)
  • il diritto alla calma (pag. 162)
  • il ritorno della cucina in legno (da pag. 134)
  • tutto l'occorrente per il sushi (pag 136)
  • i timbri vegetali fai-da-te (pag. 151)
  • la tavola con le ceramiche artistiche made in Italy (pag. 156)
  • la pianta che vive anche al (quasi) buio (pag. 159)
  • la guida per scoprire i segreti di Matera (pag. 160)
  • la storia della chaise-longue P40 di Osvaldo Borsani (pag. 37)
  • l'intervista a Roberto Semprini (pag. 38)
  • le nostre selezioni shopping di lettini prendisole, candele e pentole colorate (da pag. 43)
 

Trovi CasaFacile in edicola dal 4 giugno 2026 e puoi comprarlo anche in versione digitale con l'app dedicata

 
In edicola

CasaFacile di Giugno 2026: l’editoriale della direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di giugno... di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene?

Di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene? Ogni tanto fantastico di vendere casa e ritirarmi nella mia minuscola mansarda.
Come a inseguire un bisogno di alleggerimento.
'Parva sed apta mihi', piccola ma adatta a me, aveva scritto Ludovico Ariosto sul suo portone, a Ferrara: nel Rinascimento le élites al posto della casa monumentale aspiravano ad averne una a misura d'uomo. Fu quel
passaggio che dal '600 all'800 diede origine alla casa 'borghese: più piccola del palazzo aristocratico, capace di offrire comfort e privacy e di valorizzare l'intimità domestica.
Eppure quando vi incontro per la Design Week e vi chiedo cosa cercate su CasaFacile, la risposta che mi date più spesso è "Mi piacciono le case piccole".
Non penso sia solo un'esigenza pratica: per noi oggi esiste una 'proporzione aurea' tra l'ampiezza dello spazio e il senso della vivibilità che ci trasmette. Invidiamo chi ha molti metri quadri, ma basta entrare in certe case enormi - o anche solo guardarle sulle pagine di una rivista - per sentirsi spaesati, come se lo spazio, quando supera una certa soglia, smettesse di accoglierci e iniziasse ad allontanarci da noi stessi.
Quando dite 'case piccole' io credo intendiate case in cui lo spazio è al servizio dei nostri bisogni con misura.
Ma qual è 'la misura'?
'La misura' è il modo in cui la casa risponde a ciò che le chiediamo: di proteggerci, di garantirci diritti (alla calma, al silenzio, all'intimità, al tempo, a sentirsi protetti...). Più grande o più piccolo non è più un valore assoluto ma legato ai nostri bisogni in ogni fase della vita.
E spesso l'arredo giusto dà più senso allo spazio di quanto riesca a fare una casa più grande. A me è successo nella casa di famiglia in montagna, che ha un minuscolo balcone ma con un minuscolo tavolo e due sedie è diventata capace di farci pranzare, lavorare e giocare come in un giardino.

 

Francesca Magni, direttrice

 

News

Barocco & Neobarocco 2026: il festival a Ragusa tra arte, design e architettura

Dal 4 al 7 giugno 2026 Ragusa ospita la sesta edizione di Barocco & Neobarocco, il festival che mette in dialogo arte contemporanea, design, fotografia e architettura negli scenografici palazzi barocchi di Ragusa Ibla.

Il Barocco siciliano incontra il linguaggio contemporaneo del design, dell’arte e dell’architettura. Dal 4 al 7 giugno 2026 torna a Ragusa la VI edizione di Barocco & Neobarocco, il festival che ogni anno trasforma i palazzi storici di Ragusa Ibla in un laboratorio creativo tra installazioni, mostre, incontri e percorsi immersivi.

Il tema scelto per questa nuova edizione è “Rinascita: il tempo dei materiali nelle architetture dei centri storici”, un filo conduttore che mette al centro il dialogo tra materiali tradizionali e sperimentazione contemporanea.

Il festival tra i palazzi barocchi di Ragusa Ibla

Anche quest’anno il festival coinvolgerà alcuni dei luoghi più iconici di Ragusa Ibla, Patrimonio UNESCO, tra cui Palazzo della Cancelleria, Palazzo Cosentini, Palazzo La Rocca e l’ex Chiesa di San Vincenzo Ferreri.
Gli spazi storici ospiteranno allestimenti scenografici e opere create ad hoc da artisti, designer e aziende italiane e internazionali, con una rilettura contemporanea del Barocco attraverso design, pittura, fotografia, moda, installazioni artistiche.

Una delle caratteristiche più interessanti del festival sarà ancora una volta il dialogo tra città e installazioni urbane. Le mostre all’aperto, visibili per tutta l’estate fino al 30 settembre, animeranno sia Ragusa Ibla sia Ragusa Superiore.
Il progetto richiama lo spirito del Fuorisalone milanese: interventi temporanei, scenografie contemporanee e sperimentazioni sui materiali pensate per valorizzare piazze, scorci e architetture storiche.
Un appuntamento da segnare per chi ama architettura, design e arte contemporanea.

Terry Davies: l’artista che trasforma il grès in una texture ‘viva’

Dalla scoperta dell’argilla da bambino ai viaggi avventurosi in tutto il mondo, fino alla sperimentazione in Toscana: ecco come l’inglese Terry Davies, tra gli artigiani espositori della manifestazione Med Soul 2025 di Genova, crea la sua famosa ceramica ‘pelle di elefante’

«Avevo circa 11 anni e in vacanza sull’isola di Jersey rimasi magnetizzato da un vasaio che lavorava l’argilla al tornio» racconta l'artista britannico Terry Davies. «Mia madre mi raccontò, negli anni successivi, che non smisi mai di parlare di questa ‘visione’. Trovò un laboratorio nella nostra città dove i bambini potevano avvicinarsi alle arti e ai lavori manuali. Ogni sabato mattina, durante le vacanze scolastiche, frequentavo una classe per due ore a settimana».

Com’è stato il tuo percorso di formazione? «Ho avuto difficoltà a scuola a causa di problemi di apprendimento, e quel periodo della mia vita fu molto infelice. Mio padre e io viaggiavamo nei fine settimana per visitare piccoli studi di ceramica, per lo più laboratori di una sola persona, ma senza possibilità di assumere apprendisti. Durante una di queste visite, un vasaio ci parlò di uno studio che prendeva un apprendista ogni anno. Mi fu concessa una prova, che superai a pieni voti, e iniziai poche settimane dopo aver lasciato la scuola. Avevo 16 anni. Questa formazione nel Regno Unito era chiamata “leach training”, dal nome del maestro vasaio Bernard Leach. La mia formazione professionale durò 3 anni: era un lavoro duro e intenso, arrivando a produrre anche 500 tazze al giorno. Negli anni successivi, ho scambiato le mie abilità al tornio producendo ceramiche per altri vasai, in cambio di esperienza nella tecnologia degli smalti e nella costruzione dei forni».

C’è stato un punto di svolta nella tua carriera? «C’è stato un momento nella mia vita in cui ho capito che non stavo più producendo in serie, ma creando pezzi ceramici individuali. Ho iniziato a osservare ceramiche di molte culture, antiche e moderne, e ho anche cominciato a collezionare pezzi di molti artisti contemporanei, dalla Francia alla Germania, fino a ceramiche antiche provenienti da tutto il mondo».

Quanto è stato difficile ottenere riconoscimento? «Nei miei primi anni ho scoperto cosa mi separava dalle gallerie di alto livello dedicate alla ceramica artistica: contava con chi avevi studiato, non quanto fossi bravo. Io non avevo studiato con un maestro famoso, ma in uno studio di produzione. Sapevo che il mio lavoro era ben fatto, ma mancava qualcosa: uno spirito, una direzione».

Il viaggio sembra essere una costante nel tuo lavoro. «Sì. Il viaggio è stato importante per me e per lo sviluppo delle mie idee e del mio lavoro. Verso la fine degli anni ’80 cercai di usare le mie competenze come strumento per finanziarlo. Il primo fu un soggiorno di 3 mesi su un’isola greca, assistendo una ceramista con una scuola estiva. Da lì nacque l’opportunità di soggiornare nel famoso villaggio ceramico di La Borne, dove scambiai le mie abilità al tornio producendo per altri ceramisti, in cambio della possibilità di studiare la costruzione e la cottura dei grandi forni tradizionali a legna della Francia centrale. Tornai poi sulla costa sud dell’Inghilterra e fondai la Stapehill Pottery, situata in un bellissimo monastero. Sembrava tutto pronto per una buona vita da vasaio di villaggio ma il desiderio di viaggiare tornò presto, e in breve tempo vendetti tutto, preparai lo zaino e volai in Colombia».

E dalla Colombia come sei arrivato in Italia? «Il mio interesse per il mondo primitivo della ceramica aveva preso il sopravvento: collezionavo vasi da molti paesi dell’America centrale e meridionale. Questo mi portò poi a viaggiare in Australia, ancora una volta scambiando le mie competenze, e poi in Nuova Zelanda. Trascorsi quasi 3 anni in viaggio prima di un breve ritorno nel Regno Unito. Nel frattempo avevo scoperto le ceramiche della dinastia Sung del sud e sud-est asiatico. Collezionavo pezzi provenienti da relitti e campi agricoli in tutto il sud-est asiatico, riuscendo poi a trovare acquirenti a Singapore. Nell’inverno del ’98 mi fu chiesto se volessi lavorare per alcuni mesi in una scuola di ceramica qui in Toscana. Accettai. Sono ormai 25 anni che vivo qui, nella bellissima campagna, dove ho costruito la mia vita con la mia compagna italiana Clara».

Cosa definisce oggi il tuo mestiere? Puoi parlarci della tua tecnica chiamata “Pelle di Elefante”? «Il mio lavoro astratto e materico, talvolta chiamato “pelle di elefante”, deriva originariamente da un vasaio coreano di cui ero un grande ammiratore, anche se non potevo permettermi di acquistare una sua opera. Il mio lavoro iniziale in Italia era grès cotto a sale/soda, una tecnica difficile, talvolta chiamata smaltatura a vapore: il colore e lo smalto entrano nel forno sotto forma di vapore di sodio, ottenuto introducendo bicarbonato nel forno caldo, che reagisce con la superficie dell’argilla a 1.300 gradi centigradi producendo lo smalto. Il mio lavoro non veniva compreso: era troppo astratto per il mondo della ceramica in Italia in quel periodo. Ero determinato a vivere e lavorare qui, ma qualcosa doveva cambiare. Durante l’estate viaggiavo verso fiere internazionali in Austria e Germania, riuscendo appena a mantenermi».

E quando è arrivata la svolta? «Sono diventato membro fondatore dell’Associazione della Ceramica, un gruppo di ceramisti soprattutto nell’area fiorentina. Nel 1999 nacque un mercato della ceramica a Firenze, e oggi si svolge in Piazza Santa Croce ogni primo fine settimana di ottobre, diventando una splendida esperienza internazionale. In quegli anni iniziai nuovi esperimenti con il mio lavoro materico, e nacque la “pelle di elefante”, che ebbe grande successo in Italia e in Europa. In Italia iniziò a essere percepita quasi come qualcosa che andava oltre la ceramica, vista sotto una nuova luce. Alcuni designer iniziarono a utilizzare le mie opere per esposizioni nei grandi saloni di Milano. Armani Casa visitò il mio studio e mi chiese di realizzare una piccola tazza da sakè e una ciotola da tè per una nuova collezione. Molti di questi pezzi furono venduti nella galleria Armani Casa di Tokyo. È stato importante per il curriculum, ma non particolarmente vantaggioso dal punto di vista economico».

Oltre agli oggetti, sei impegnato anche su progetti performativi. Di cosa si tratta? «Nei miei primi anni a Certaldo ho incontrato Alberto Cavallini (detto Caba), insegnante in pensione e appassionato di ceramica. Caba divenne il mio maestro di storia italiana, arte e architettura. Insieme siamo diventati una forza importante nel movimento della ceramica performativa pubblica legata al fuoco. Abbiamo progettato un forno a pannelli che poteva raggiungere i 1.100 gradi e, al calare della notte, i quattro pannelli si aprivano come un fiore, rivelando la scultura ceramica incandescente all’interno. Io e Alberto abbiamo viaggiato in tutta Italia, dal Veneto alla Puglia. Non abbiamo mai smesso di sperimentare nel tempo libero. Uno dei nostri esperimenti è stato utilizzare bottiglie di vino riciclate come materiale da costruzione per un forno ceramico. Alcuni test sono stati fatti nel mio giardino, riuscendo a cuocere ceramiche usando bottiglie e argilla del campo. Il nostro modello è stato pubblicato in un libro americano intitolato “Sustainability in Ceramics”. La città di Faenza stava organizzando un festival biennale chiamato Argillà. Qui vendevo le mie ceramiche, e il sabato sera io e Alberto eravamo protagonisti sul palco centrale, in una piazza gremita a mezzanotte per il nostro spettacolo. Insieme abbiamo cotto opere di ceramisti molto famosi, come il grande Nino Caruso».

Com’è lavorare oggi come ceramista in Italia e dopo così tanti anni, cosa ti motiva ancora? «L’Italia è progredita nel mondo della ceramica. In tutta Europa stiamo vivendo un vero boom: sono nate molte scuole e molti giovani stanno intraprendendo la strada del ceramista. Non è un mestiere facile: trasformiamo un materiale come l’argilla in qualcosa di completamente nuovo, la ceramica, e in questo processo ci sono molte difficoltà legate alla chimica e alla fisica. L’Italia è molto diversa rispetto a 20 anni fa. Oggi ci sono molti nuovi mercati e festival della ceramica. Le tecnologie moderne, come Instagram, hanno favorito una fusione di interessi e uno scambio di idee. È gratificante aver affrontato difficoltà, fallimenti, sperimentazioni e viaggi: questi aspetti della vita di un vasaio, secondo me, sono una necessità fondamentale per il successo».