Progetto: da angolo cottura a cucina (quasi) abitabile
È un classico: compri una casa in cui la cucina è a vista sul soggiorno ma la preferisci separata. Come fare, se lo spazio è poco? Il nostro progetto propone una soluzione con una parete a zig zag.
Attualmente ingresso, soggiorno e angolo cottura sono aperti in un’unica area giorno. Annarita preferirebbe però avere la cucina separata dal resto dell’ambiente e ci chiede come può fare a creare questa divisione. Specifica che la cucina deve rimanere in quella posizione per via degli scarichi e ci invita anche a darle dei consigli per arredare il soggiorno-pranzo, non molto grande, perché risulti armonico e accogliente.
Il vincolo della posizione della parete cucina determina la creazione di un cucinino lungo e stretto. La nostra idea è una parete a ‘zig-zag’ che crea una nicchia in cucina per una doppia colonna dispensa, e una più ampia verso il soggiorno da attrezzare in parte con tv e mensole e in parte con un contenitore per il pranzo. La struttura potrà essere realizzata interamente in legno, oppure in cartongesso e legno, alta fino a soffitto, come nell’illustrazione, oppure alta solo cm 140.[[ge:mondadori:cf:19297]]
Il cucinino potrà rimanere aperto dal lato corto di accesso, per ricevere luce e aria dall’unica porta finestra, oppure essere chiudibile con porta e sovraporta in vetro. In ogni caso meglio installare un buon aspiratore per l’aria, che trattenga i profumi dei cibi.
La zona pranzo è proprio davanti al cucinotto, accanto alla portafinestra. Il tavolo, di cm 60×130, ha una panca ad angolo e due o tre sedie: quasi giusto per quattro e, stringendosi un po’, anche per sei persone!
A destra della finestra ci starebbe anche un mini scrittoio, oppure una comoda poltrona.
La parte centrale del soggiorno, di fronte alla nicchia attrezzata con tv, è destinata a un divano a tre posti con un paio di tavolini di servizio e due poltrone.
L’ingresso, già ben delimitato, si abbassa a cm 240 per ridimensionarlo e si stringe di cm 40 per inserire un contenitore con vano cappotti a 2 ante, e accanto una cassettiera da usare come vuota tasche, con sopra alcune mensole.
Back to school: che bello lo scrittoio/lavagna fai da te
Per prima cosa prepara lo spazio di lavoro, all’aperto o in casa: proteggi la superficie su cui lavorerai, con della carta o della plastica.
COSA OCCORRE
_1 tavolino (noi abbiamo scelto LÄTT di Ikea)
_carta vetrata
_smalto all’acqua opaco (Rubbol BL Magura Z9.06.69 di Sikkens)
_fondo base acrilico
_vernice lavagna (Jumbo Paint)
_scotch di carta
COME SI FA
_Carteggia il tavolino e le sedie con la carta vetrata, in modo da eliminare vecchie tracce di vernice (solo se i tuoi mini arredi sono in legno grezzo, puoi saltare questo primo passaggio). Poi pulisci bene con un panno per togliere polvere e residui. Infatti puoi usare arredi nuovi ma anche di recupero.
_Noi abbiamo scelto di dipingere il tavolino e una sedia color rosa antico, l’altra sedia in rosso. E abbiamo usato la vernice lavagna solo per il piano del tavolo e lo spazio di seduta.
_Inizia creando una cornice con il nastro adesivo di carta (per delimitare la superficie che poi vernicerai di nero) e dipingi, con i colori scelti, i bordi, le gambe e gli schienali.
_Una volta asciutta la pittura puoi procedere a dipingere il piano del tavolino e le due sedute per creare l’effetto lavagna! Applica inizialmente una mano di Fondo Base acrilico, attendi che sia asciutto per passare la vernice lavagna in tre mani, con uno stacco di 8 ore, avrai così una superficie uniforme.
Designer: CasaFacile incontra Frédéric Sofia
Parigi, giugno 2015. Di buon mattino parto alla volta dello studio di un grande designer... l’agitazione è forte perché sarà la mia prima intervista in francese (lo studio solo da un anno) quindi sono munita di carta, penna ma anche registratore per non farmi sfuggire proprio nulla.
Per chi non lo conoscesse, Frédéric Sofia è un importante designer francese ‘autodidatta’ perché in realtà non solo è laureato in Ingegneria Meccanica ma ha anche un master in marketing. La sua formazione molto tecnica fa sì, dunque, che ogni progetto che sviluppa sia molto preciso sotto ogni aspetto, da quello tecnologico a quello economico.
Arrivata in studio vengo fatta accomodare proprio sulla sedia che, tra l’altro, sarà oggetto dell’intervista… la Luxembourg che Sofia ha progettato per Fermob (azienda francese leader nella produzione di mobili per esterno in metallo). È bellissima, leggera e, soprattutto comodissima, così viene naturale iniziare proprio da lei. E con gli occhi innamorati di un padre lui comincia a raccontarmi la sua storia…
«Negli Anni ’90 andavo con i miei bambini al Jardin du Luxembourg e perdevo le ore ad ammirare queste sedute che, allora, si chiamavano Senat perché realizzate su richiesta del Senato francese. Quando, dunque, ho conosciuto Bernard Reybier, proprietario di Fermob (che dal 1990 aveva l’incarico di realizzarle fedeli al modello originale) è stato spontaneo parlargli di quelle sedie…». Così nel 2004 Fermob decide di creare la versione ‘domestica’ di Senat e di affidarne il progetto proprio a Sofia: nasce allora Luxembourg (un omaggio proprio ai famosi giardini!). «Ho pensato che il materiale ideale fosse l’alluminio: più leggero e resistente agli agenti atmosferici dell’acciaio, mi ha permesso di riprogettare le sedute in modo più ergonomico ottenendo delle curvature altrimenti impossibili. Le ho ridisegnate riuscendo, però a manterne intatto lo spirito».
E da quel momento, visto il successo planetario, Luxembourg è diventata una serie che comprende poltrona, tavolino, sgabello più tavolo bar, sedia a dondolo e chissà cosa ci aspetta negli anni a venire…
Ma l’intervista non finisce qui… Nella prossima puntata, Frédéric Sofia ci mostrerà come lavora e come disegna. Stay tuned!
Estate: come curare le piante grasse
Le piante grasse sono famose per la capacità di adattarsi a condizioni climatiche estreme tipiche delle zone torride da cui provengono. Ma non dimentichiamoci che anche loro soffrono il caldo e i colpi di sole! Come tutte le piante, non possono essere dimenticate al sole, anzi richiedono cure precise. Vediamo allora alcuni trucchi per averle sempre rigogliose anche quando non ci siamo!
ESPOSIZIONE
. Se sono in vaso, raggruppale in una zona del terrazzo meno esposta alle irradiazioni, eviterai i colpi di sole tipici delle ore più calde e in caso di violenti temporali estivi o grandinate saranno più riparate…
. Se sono in giardino, in terra, sicuramente si saranno adattate alle condizioni climatiche del posto. Controlla comunque che abbiano una discreta quantità d’acqua magari proveniente dall’irrigazione delle piante vicine simili.
INNAFFIATURE
. Le piante grasse, o succulente nei periodi caldi, basta innaffiarle abbondantemente 1 volta alla settimana, evitando però di bagnare i fusti. Ricordalo alla persona destinata alle cure in tua assenza! ![]()
. Non lasciare i sottovasi pieni d’acqua, evitarai i marciumi e il deperimento della pianta.
. In tua assenza, per dare una giusta dose di umidità alle radici, puoi copiare questo trucco fa -da-te: metti i vasi sopra a dei classici mattoni in terracotta che avrai immerso precedentemente in acqua per circa 20 minuti. Per quanche giorno saranno soddisfatte!
PROTEGGILE COSÌ DAL SOLE ![]()
. Se le piante sono particolarmente grandi e quindi di valore… prevedi una copertura aerea (come una tenda) anche provvisoria, con una rete in tessuto ombreggiante verde da orto. Hanno capacità schermanti sino al 70% e le trovi nei garden center.
. I vasi più piccoli puoi ripararli sotto le piante più grandi che gli faranno da schermo naturale!
DUE APPUNTAMENTI PER TE
Se sei un’appassionata di esemplari rari di piante grasse, non puoi perderti la Festa delle piante grasse (dal 4 luglio al 23 agosto 2015) da Flover a Bussolengo (VR); per info www.flover.it .
Oppure i corsi gratuiti (da settembre) di Viridea dedicati proprio alle piante grasse www.viridea.it
Come decorare una parete vuota con cornici e librerie
Una parete libera è una grande occasione per dare carattere e personalità ad una stanza.
Si può arredare con color block, con mobili lineari e molto moderni, con librerie fino al soffitto, asimmetriche o creative.
Anche le cornici sono elementi di grande personalizzazione. Appoggiate alla libreria o appese alla parete.
Le possibilità sono infinite!
[Prezzi aggiornati a luglio 2015].
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9 lampade da esterno che fanno atmosfera
Ci sono varie tipologie di illuminazione per esterno.
Le lampade a forma di torcia, molto versatili e ultra resistenti. Si possono appoggiare su un tavolino o appendere a soffitto.
Ci sono lampade dalle forme stilizzate che possono caratterizzare lo spazio.
È sempre molto importante utilizzare solo lampade certificate per l’esterno, ossia dotate di protezione contro l’acqua.
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La magia di una camera con vista: ne parliamo su CasaFacile di agosto!
Intervista a Johanna Basford, la regina dei coloring book
Johanna Basford è ben più di una illustratrice… è un personaggio cult tra gli appassionati di grafica di tutto il mondo! Dopo la laurea al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee, in Scozia, con una tesi dedicata al tessile, cioè alla colorazione e alla pittura dei tessuti, la sua lista clienti ha cominciato ad arricchirsi presto, con nomi importanti come Hermès, azienda per la quale ha realizzato disegni esclusivi, ma anche H&M. A questi, negli anni si sono aggiunte altre grandi aziende: Sony, Starbucks, Chipotle e Absolut Vodka… Ma è con i suoi ‘coloring book’ che Johanna si è fatta conoscere in tutto il mondo!
[[ge:mondadori:cf:17840]]
D. Johanna, come è nata l’idea di realizzare i tuoi ‘coloring book’?
R. Un paio d’anni fa ho creato una serie di desktop-wallpapers per il pc, che poi ho messo in download gratuito sul mio sito www.johanna basford.com. A quei tempi lavoravo come commercial illustrator ma cercavo anche un modo per crescere e conquistare nuovi clienti. Tra questi la mia futura casa editrice, Laurence King, che scaricò il mio disegno ‘Owls in a Tree’. Poco dopo, mi suggerì l’idea di creare libri da colorare, ma per un pubblico adulto. Così pensai alle mie illustrazioni disegnate a mano, in bianco e nero, superintricate, che per anni i miei clienti mi dicevano di voler colorare, già qualche anno prima che il trend diventasse popolare come oggi. Così disegnai le prime cinque pagine e… ebbe inizio la mia inky-adventure!
D. Le tue illustrazioni ci ricordano gli intricati lavori di Escher, il famoso incisore e grafico olandese. Il suo lavoro ti ha ispirato in qualche modo? Ti senti vicina a quel Maestro?
R. Adoro da sempre le sue incisioni. Ammiro molto la cura che metteva del dettaglio e nell’intreccio. Disegni così carichi e forti da non aver bisogno di colore; solo bianco e nero. Proprio come le mie opere. A me piace poi nascondere nei miei disegni anche piccoli oggetti, o figure, che chi legge o disegna deve poi scoprire. Come in una caccia al tesoro…
D. è vero, quasi tutte le tue opere sono in bianco e nero. Perché?
R. Credo che il bianco e nero renda i miei disegni più particolari. Nel caso dei ‘coloring book’, mi piace l’idea di preparare il bozzetto e dare poi a chi si diverte con i miei libri la possibilità di aggiungere la propria personalità con il colore. è come se fosse una mini-collaborazione tra me e i miei ‘lettori’ nel realizzare delle illustrazioni complete e finite.
D. Parliamo del tuo processo creativo. Da dove inizi di solito?
R. Il più delle volte parto da un semplice disegno a matita, poi aggiungo dettagli con l’inchiostro. Spesso le mie illustrazioni propongono un foliage delicato, mi piace tuttavia anche mescolare
tra loro diversi elementi della natura; una foglia qua, un fiore là. Così i miei disegni non sono mai gli stessi, ma quasi un mix ibrido d’inchiostro!
D. Quali sono le tue principale fonti d’ispirazione? Cosa ti incuriosisce?
R. Me lo chiedono spesso, è difficile rispondere… Penso che le persone più creative tendano a non cercare l’ispirazione in un posto specifico. È un po’ come se ti arrivassero dozzine di piccole istantanee al giorno, che tu incosciamente registri, per poi farle venir fuori all’improvviso, più tardi. Questo casellario della memoria è fatto di immagini, idee, suoni, gusti e testi che qualche volta, mescolandosi, danno forma a ciò che chiamiamo ispirazione. Penso poi che la naturale curiosità e inclinazione verso alcuni temi porti a certi risultati o percorsi. Io, per esempio, adoro la botanica e mi piace sfogliare erbari vintage, una vecchia enciclopedia di mio nonno con splendidi disegni oppure gironzolare tra i più bei giardini botanici. Ma qualche volta le migliori idee possono venirmi anche da una foglia incastrata nel collare del mio cane dopo una passeggiata mattutina!
D. Devi avere davvero una grande immaginazione…
R. Di certo devo dire grazie ai miei genitori, che non volevano che io passassi tutto il giorno davanti alla tv insistendo perché uscissi a giocare. Erigere castelli da conquistare, inventare mostri, costruire capanne; tutto aiuta a coltivare il lato più selvaggio e quindi più creativo dell’immaginazione.
D. Ci racconti com’è il tuo studio? E puoi darci qualche consiglio su come crearne uno… stiloso a casa nostra?
R. Molto semplice e minimal. A me piace tenerlo ordinato e pulito, con qualche piccola illustrazione qua e là. Stimola la mia immaginazione a sentirsi… più libera! Sulla mia scrivania ci sono penne, matite, alcuni libri di botanica di mio nonno e una grande tazza di tè. Consiglio tuttavia di non avere paura di creare uno spazio che sia veramente proprio. Pieno di oggetti oppure minimal come il mio, l’importante è che rifletta la nostra personalità, così da poterci rilassare e che permetta alla fantasia di fluire.
D. Quali sono i tuoi attrezzi del mestiere, quelli che usi di solito?
R. Utilizzo due penne a punta sottile, una Staedtler Fineliner da 0.3 mm e da 0.1 per i dettagli più piccoli. Poi, una matita con mina completa di gommina da cancellare, perché mi piacciono i tratti sottili su carta di qualità semiopaca, così se voglio posso ritornare sul disegno diverse volte.
D. Che evoluzione ha avuto il tuo stile nel tempo?
R. Sicuramente c’è stato un netto sviluppo nella tecnica. Poi, ho imparato quali penne e quale carta fanno al caso mio, come scannerizzare i miei lavori per renderli crisp e opachi. Anche la mia accuratezza nei dettagli è cresciuta, perché ora posso prendermi il lusso di passare più tempo su ogni mio lavoro. Più dettagli devo aggiungere, più grande è l’opera che devo realizzare per riuscire a dare spazio a tutti i grovigli.
D. I social media hanno in qualche modo influenzato il tuo lavoro?
R. Sì, riesco ad avere immediatamente un feedback sui miei bozzetti o sui work in progress. è bello sapere subito se alle persone piace ciò che vedono. E se la risposta invece è un po’ tiepida, hai l’opportunità di ritoccare in prima battuta e migliorare il lavoro in corso, coinvolgendo nella creazione di una tua opera il pubblico che ti segue.
5 buoni motivi per abitare in mansarda
Abitare in mansarda è un’esperienza unica. E ve lo dico io che qualche anno fa ho girato come una pazza mezza Milano alla ricerca della casa perfetta per me…. Dopo averne visitate decine sono entrata in un sottotetto malconcio al sesto piano di un edificio degli Anni ‘20… be’, è stato davvero un colpo di fulmine! Praticamente all’istante ho deciso che doveva trasformarsi nel mio rifugio.
Ecco i 5 motivi per cui è bello vivere in mansarda:
- La luce naturale. È la prima cosa che mi ha colpito: allora vivevo in una mini casa a pian terreno affacciata sul verde ma buia. In mansarda la luce è zenitale ed entra copiosa dalle finestre in falda: un’esperienza unica perché perfino durante le giornate di pioggia tutti gli ambienti sono luminosissimi.
- Il soffitto è un manto di stelle. Ho messo divano, tavolo da pranzo e letto proprio sotto le finestre: la sera mi basta alzare lo sguardo per farmi coccolare da luna e stelle… uno spettacolo davvero emozionante!
- La privacy è garantita. Nella mia vita, con la mia famiglia ho cambiato tante case: tutte, per puro caso, avevano la caratteristica di essere su una piazza o su un giardino. Quindi, quando ci affacciavamo alla finestra davanti a noi non c’era nessuno e questa cosa mi è sempre piaciuta molto. Le finestre sul tetto mi garantiscono esattamente lo stesso effetto: nessuno guarda dentro la mia casa che, dunque, è davvero un nido che mi protegge e mi coccola.
- Nessuno mi ‘mette i piedi in testa’. Nei condomini, a meno che si abiti all’ultimo piano, spesso ci sono vicini rumorosi al piano di sopra che disturbano alle ore più impensate… ebbene sopra la mia testa non c’è proprio nessuno (a parte qualche uccellino che canta al mattino) e vi assicuro che è una sensazione bellissima.
- L’atmosfera è unica e gli ambienti sfruttati ad hoc. La falda del tetto inclinata ha stimolato la mia creatività per dare vita a una casa che fosse calda, accogliente e, allo stesso tempo, utilizzata al centimetro. Così, oltre a giocare con i colori, ho organizzato le varie stanze proprio in funzione delle diverse altezze del soffitto. Le librerie sono lungo la parete più alta, i piccoli contenitori lungo il perimetro. Le chicche? Prima di tutto la cabina armadio gigante ricavata semplicemente chiudendo un lato della camera (realizzare un armadio su misura sarebbe costato molto di più) e poi il bagno: nella parte bassa ho posizionato la vasca (mai vi avrei rinunciato!) e in quella alta la doccia (più pratica in estate).
Vi ho convinto? Spero proprio di sì! Parliamone qui ![]()
Un libro e tanti accessori casa per chi ama gli scacchi (e il bianco&nero)!
Achille Petrosi è Maestro di scacchi nonché eterno fanciullo che la madre vorrebbe dedito a cose più serie. E in cose serie si trova coinvolto quando, a un torneo, l’avversario non si presenta perché è stato accoltellato.
Petrosi, dotato d’insaziabile curiosità, si dà a un’indagine privata e mentre il giallo avvince (lui e il lettore), le pieghe della sua vita si dipanano: il rapporto con il figlio, Maestro e rivale, la moglie che non c’è, il sentimento per Alexandra, bella badante russa e appassionata giocatrice… Tra la Confraternita Scacchistica, la sala ottagonale di casa in cui Petrosi studia le mosse e la nave a Cannes dove si svolge il torneo finale, si entra in stanze ‘a scacchi’ in cui non serve saper giocare per divertirsi: basta abbandonarsi alla trama e ai colpi di scena e gustare, insieme, il fascino senza tempo del décor black&white.
Paolo Fiorelli, Pessima mossa, Maestro Petrosi, Sperling & Kupfer €17,90, pp. 312. Compralo qui!
