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Poesia, labirinti e fili da Marras

Di solito, da Marras ci si andava quasi alla fine, e anche un po’ all’ultimo minuto. Quest’anno invece ci siamo andati subito. E siamo stati premiati...

Di solito, da Marras ci si andava quasi alla fine, e anche un po’ all’ultimo minuto. Quest’anno invece ci siamo andati subito. E siamo stati premiati: perché l’immagine del suo incantevole giardino dominato da uno spettacolare glicine e di Antonio semplicemente seduto al tavolo pronto a chiacchierare e ad accogliere amici-e-non ci accompagnerà per tutta la settimana del Salone.
 
Uno sguardo allo show-room (dopo ci torneremo, non dimentico che nella mia vita precedente, quando mi occupavo di moda, le sue sfilate erano tra le più amate…) ma subito lui prega di andare giù “mi raccomando, fino in fondo…”.
 
Ed è proprio quell'in fondo' che ci conquista del tutto: tavole e tavole apparecchiate come opere d’arte e per me una piccola sorpresa. Come non notare che quelle tavole, per stile e spirito d’insieme assomigliano proprio alla copertina di CasaFacile di aprile? Un classico.
 
Ma andiamo con ordine...
 
Via Cola di Rienzo 8, a Milano, è un piccolo paradiso in città. Lo showroom di Nonostante Marras è nel cortile interno di un anonimo palazzo Anni ’60, ci si entra passando sotto una cascata di glicine e ci si ritrova in un mondo fantastico, anzi due: c’è lo show-room vero e proprio, dove gli abiti sono quasi comparse in una scenografia iperfantasiosa e iperdecorata (quest’anno c’è anche una parete rivestita in carta da parati Wall&Decò disegnata da Antonio Marras); e c’è uno spazio magico che ogni anno ospita un’installazione, per il Fuorisalone.
 
Per il 2016 il titolo è ‘Accumuli, percorsi, labirinti e fili’, un progetto dello stilista in collaborazione con Eligo, il brandi del team che l’anno scorso, con il nome di Segno Italiano, si era aggiudicato il “Milano Design Award”. Di cosa si tratta, lo dice il nome: 20 chilometri di spago creano un labirinto di canapa nello spazio del Circolo Marras, avvolgono totem di terracotta di Impruneta, creano una specie di nido in cui immergersi, cullati dal suono dell’acqua che scorre di vaso in vaso in un’installazione che parla della terra, dell’argilla, dell’arte antica di fabbricare anfore e bottiglie di terracotta, appunto, quelle che Antonio Marras ha dipinto a mano nei toni del bianco, del nero e del bordeaux.
 
E non è finita. Di stanza in stanza, si arriva a quello che, per il tempo della Milano Design Week, è un ristorante assolutamente unico: prodotti enogastronomici sardi* (Antonio Marras è nato ad Alghero nel 1961) serviti su tavole apparecchiate dallo stilista come opere d’arte: sedie e tavoli stessi sono una collezione di meraviglie di modernariato e antiquariato, ogni pezzo diverso, unico; vasellame, ceramiche, tutto è studiato e ricercato ad hoc, dalle corone di maiolica di Faenza di Ceramiche Gatti ai centrotavola di BAM (Bottega Artigiana Metalli), sculture in ferro che evocano gli animali della campagna.

Alle pareti, specchi antichi e una collezione di ritratti di anziani contadini sardi in formato gigante, scattati dalla fotografa Daniela Zedda e stampati su tela: è la mostra “Senes” (vecchi in latino), che racconta i solchi di una terra brulla sulle rughe di chi l’ha lavorata per tutta una vita. È così, il Circolo Marras, uno spazio di infinite storie ed esperienze, di molte emozioni e inesauribile bellezza.
 
Grazie, Antonio!
 

*Il ristorante ospita Imprentas, il progetto di due imprenditori sardi che, innamorati dei cibi della loro terra, hanno creato una piattaforma e-commerce che vende prodotti particolari della Sardegna.