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Non devi più pagare la Tasi sull'abitazione principale

La notizia farà felice chi abita in una casa di proprietà o in un alloggio sociale, gli inquilini e molti ex-coniugi 

Nel 2016 non devi più pagare la TASI (tributo comunale sui servizi indivisibili) sulla casa in cui risiedi se è tua. La misura sociale riguarda la maggior parte degli italiani, esclude però chi abita in una casa di lusso di cui è proprietario (cioè le categorie catastali A1, A8 e A9); la novità deriva dalla recente Legge di Stabilità (n. 208, 28/12/2015).

Cos'è la Tasi
L'imposta municipale, nata nel 2014, riguarda servizi rivolti alla collettività forniti dai Comuni, come l'illuminazione e la manutenzione stradale. Ora viene tolta o ridimensionata per molti cittadini ma non eliminata del tutto. Continua ad essere obbligatoria per un proprietario per ogni fabbricato (dove non risiede), area scoperta e area edificabile. Le scadenze di pagamento sono il 16/6 e 16/12; la base imponibile è la stessa che per l'IMU. 

Chi non deve più pagarla
Oltre ai soggetti citati prima, l'esenzione totale dalla Tasi riguarda altre 4 categorie di persone: chi risiede all'esteroma ha mantenuto la casa di proprietà in Italia; chi è separato e abita nell'ex-casa coniugale per decisione del giudice; chi abita in alloggi sociali (case popolari ecc.); infine gli anziani e i disabili proprietari dell'immobile, che hanno spostato la residenza in istituti di ricovero o sanitari (per questi ultimi bisogna controllare il Regolamento del Comune, perché le disposizioni locali sono varie).  

Inquilino e proprietario dell'immobile
Case in affittol'inquilino, che era tenuto a versare dal 10% al 30% della Tasi, non paga più nulla! Mentre il proprietario/locatore continua a pagare come prima, dal 70% al 90% del tributo. Fa eccezione chi dà in affitto un immobile abitativo con contratto a 'canone concordato' (cioè calmierato rispetto alle cifre dei contratti a canone libero): cioè paga il 25% in meno sia di Tasi sia di Imu. Il canone concordato si calcola secondo parametri stabiliti dai Comuni, ultimamente questi enti hanno alzato le cifre e in un anno come tipologia contrattuale è aumentata del 30%. Tutto ciò, compreso il regime di cedolare secca, nell'ottica di far diminuire gli affitti in nero e il numero degli immobili sfitti, oltre che di regolarizzare il mercato.


Comodato d'uso gratuito
Un contratto più raro per gli immobili, rispetto ai precedenti. Se una casa viene così concessa es. a un figlio (o altro parente in linea retta di primo grado), il proprietario ne paga il 50% di Tasi e di Imu; a condizione che sia usata come abitazione principale, che il contratto di comodato sia registrato e che comodante e comodatario risiedano nello stesso Comune.                 

  
Testi

Lucia Bocchi

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