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ceraunavodka

Lucrezia Sarnari

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C’era una vodka sempre in mano mentre in centro spendevo i primi, e anche i secondi anni della mia giovinezza tra locali, incontri, oggi sono qua, domani là, dopodomani dormo tutto il giorno ma all’aperitivo vengo sicuro. C’era una vodka da bere con gli amici a fine giornata, di corsa, saltare il pranzo e cenare al volo, dormire fuori e tornare a casa dopo tre giorni che tanto questa è la mia vita e comando io. C’era una vodka e poi un’altra e un’altra ancora. Corri a casa. Siamo brilli. La vita è bella, la vita è nostra e ops… sono incinta! Incintaaaaaaaa? Incinta come quella cosa con la pancia come un cocomero e poi un bambino che urla, sporca e rompe? Incinta io? Ma io mica c’ho lo spirito di maternità e poi io sono giovane, ho solo trent’anni. No, non è possibile, non io.

C’era una vodka e oggi c’è un nano di quattro mesi. E una mamma che però non si sente tanto mamma e nemmeno tanto bene…

(Di mesi ne sono passati altri e oggi il nano ha un anno e mezzo. Ma la cosa sorprendente è che siamo ancora tutti vivi).

Mi chiamo Lucrezia e sono una giornalista che da quando è mamma è diventata più produttiva senza per questo riuscire a essere più ordinata.

Lavoro nella redazione di un mensile locale. Come freelance collaboro con alcuni siti e riviste tra i quali wired.it, Uncò Mag, La 27esimaora e il Corriere Fiorentino. Ho scritto “Manuale di sopravvivenza per pessime madri”, e-book edito da 40K e ho ripreso a bere vodka. Ma solo quando penso che sia l’unica soluzione possibile!