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Ristrutturare una villa primi ‘900

Un architetto racconta la scelta di ristrutturare una villa antica anziché costruirne una nuova. Ecco la sua storia e le scelte di arredo

Una villa indipendente con un piccolo giardino, tutta da ristrutturare. L'impresa è nelle mani di un architetto, naturalmente, che in questo caso è anche il proprietario. Ecco i ragionamenti, i sogni, le valutazioni che precedono una ristrutturazione, nelle parole di Tommaso Michieli, architetto dello studio michielizanatta.net, che lavora fra Udine e Treviso.

Costruire da zero o ristrutturare?

«Da dove cominciare a raccontare la propria casa? Si perché in questo caso particolare sono sia cliente che progettista essendo la ristrutturazione di questa casa dei primi del ‘900 finalizzata ad accogliere me e la mia famiglia. Comincerei raccontando la verità e cioè che la paura era tanta e che per me come architetto non sarebbe stato mai possibile iniziare da un foglio bianco, da un terreno vuoto, da zero. Troppo difficile tirare la prima linea troppo complicato prendere una decisione. Inoltre i dubbi sarebbero nati nuovi ogni mattina al risveglio e mi avrebbero reso difficile prendere sonno. Troppe le possibilità…
E allora, strano a dirsi, avevo bisogno di limiti e confini, costituiti da un punto di
partenza già dato, da qualche cosa che mi avrebbe costretto ad adattarmi ad integrarmi, così facendo il numero di possibilità e di dubbi sarebbero calati e l’impresa sarebbe stata meno ardua.
Inoltre io e la mia compagna da sempre crediamo che al di là di ogni scelta tecnologica la prima scelta vera per essere architettonicamente sostenibili e
attenti all’ambiente sia quella di ristrutturare il patrimonio edilizio esistente.
Ma naturalmente cercavamo qualche cosa di particolare, che avesse anima e personalità, che fosse collocata non in centro città ma nemmeno troppo lontano».

Come trovare la casa giusta?

«E un giorno la incontrammo, quasi nascosta tra gli alberi, lontana dalla strada, elegante ma discreta. Non ci servì nemmeno entrare per capire che era lei.
Una casa su tre livelli, tra due ampi giardini. Il progetto è impostato sul tema della privacy e sulla sorpresa, sulla capacità di costruire spazi che non si mostrano tutti al primo sguardo bensì riservano sorprese via via che li si esplora.
E così il fronte principale abbiamo deciso di lasciarlo intatto con le sue rughe ed i suoi difetti che sono costati una vita di fatiche per averli. Mentre il retro lo abbiamo ampliato con un nuovo corpo che ospita il nostro salotto e permette la costituzione di un sistema ad anello attorno alle scale che libera la circolazione dal dover sempre passare per l’ingresso.
In questo modo dalla strada la casa nemmeno si nota essendo tenuta distante da un giardino formale e con molte piante. E poi il gioco una volta entrati è di una continua scoperta e sorpresa, gli spazi si ampliano la luce entra sempre di più e la vista si apre su un giardino libero ed informale, il giardino della famiglia, dell’orto e della frutta.
Il volume retrostante denota nell’uso del corten (un materiale che ha un effetto ruggine) la sua volontà di essere vero e proprio “accessorio”, elemento aggiunto in cui i pieni del metallo fanno da contrappunto alle ampie vetrate che di notte con le luci accese rendono il piano terra una vero e proprio palcoscenico dove la vita della nostra famiglia è rappresentata in tutti i suoi aspetti quotidiani, per la gioia dei nostri vicini.
Le finiture interne sono un racconto di quello che è stata questa casa e dei molti mondi che io e la mia compagna abbiamo visto insieme. È una casa di ieri di oggi e di molti posti lontani che abbiamo deciso di tenere vicino a noi. È colorata perché amiamo il colore che ci dà gioia, è imperfetta perché non amiamo la perfezione e le cose finite. È quasi tutto quello che solitamente non faccio per i nostri clienti perché si può fare una cosa del genere solamente quando ci si conosce nel profondo.
Gli accostamenti dei materiali sono a volte arditi a volte imperfetti, la casa è densa di cose, di vita, i punti di vista sono molteplici. È una casa in divenire, dobbiamo ancora colonizzarne molte parti a cui non abbiamo ancora trovato una funzione precisa ma sappiamo che sarà la nostra vita e la casa stessa che un giorno ci faranno capire cosa fare e come».

Le scelte di arredo

«Gli arredi quelli principali sono stati disegnati e realizzati su misura in modo da integrarsi completamente con la casa, e così la grande libreria del salotto non è null’altro che la continuazione del soffitto. La cucina è ugualmente pensata in continuità con il pavimento in cementine. Il resto è un mix di pezzi classici moderni mescolati con alcuni arredi di famiglia che di fatto ci legano al nostro passato.
Il tutto è stato faticoso, ha portato via tempo ed energie, i dubbi non sono mancati. Ma ora che vediamo nostra figlia crescere allegra tra questi muri e le molte cene con gli amici hanno un sapore diverso grazie anche al calore della casa, bhe la fatica è stata totalmente dimenticata».

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