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Icone del design: il calendario Timor

Il calendario perpetuo Timor disegnato da Enzo Mari per Danese nel 1966

Era un’altra epoca. Non esisteva la rassicurante ossessione del telefonino né il monitor del computer a scandire anni, mesi, giorni, ore, minuti... C’era il calendario. C’erano tipografie, grafici e artisti che rendevano ogni giorno unico, molto prima dei doodle di Google. Me li ricordo uffici, banche, luoghi pubblici e privati di qualsiasi genere che appendevano calendari o riservavano loro il giusto posto sulla scrivania! Il genio di Enzo Mari, in binomio con Danese, ha portato una calma rivoluzione del quotidiano. Il calendario perpetuo Timor è un oggetto grafico e tridimensionale, un serio gioco che induce all’interazione (non c’è nulla di più triste di un calendario non aggiornato!).
  • Anno di nascita: 1966
  • Progettista: Enzo Mari
  • Produttore: Danese
  • Idea: si ispira alla segnaletica ferroviaria nella forma e nel movimento. I fogli ruotano su un perno e indicano mese, numero e giorno della settimana
  • Mission:  "Non esiste il passato. Tutto è simultaneo, nella nostra cultura. Esiste solo il presente, nella rappresentazione che ci facciamo del passato e nell’intuizione del futuro" Enzo Mari
  • Concetti: un oggetto semplice che dura per sempre
  • Materiali: base in ABS, date in PVC litografato
  • Tecnica di lavorazione: La base è stampata in un solo pezzo e la forma è studiata per rendere il calendario stabile 

Segni particolari: l’apertura a ventaglio dei fogli in PVC litografato è studiata per comporre la data. Un gesto selettivo e interattivo nella piena poetica di Mari. Attenzione al lettering e alla grafica del prodotto, snodo ed eleganza formale fanno di questo oggetto una vera e propria icona di un’epoca, tuttora attiva per i ‘resistenti’.

Curiosità: altrettanto noto, precedente di qualche anno, 1963, il calendario perpetuo da parete Formosa (vedi foto sopra). Vero e proprio bassorilievo d’arte, disattende alla sua funzione divenendo oggetto d’arredo, con rabbia di Mari...
Testi

Giorgio Tartaro

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