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Gli scaffali di metallo ora sono di tendenza in ogni stanza

Modularità e componibilità con la massima capacità contenitiva in uno spazio limitato: questo il segreto della versatilità dei mobili in metallo che dal garage arrivano in casa

L’ultima tendenza è... l’uso improprio! Sì, i mobili, soprattutto quelli destinati allo storage, si reinventano da una stanza all’altra, con risultati sorprendenti.

Dei comuni scaffali di metallo da garage, da cantina o da ufficio vivono una nuova vita in cucina e in altre stanze della casa.
Solidi e facili da pulire, tengono tutto a portata di mano e di sguardo. In cucina piatti e pentole si usano ogni giorno, quindi la polvere non è un problema (non ha tempo di depositarsi). E, a differenza di quanto si creda, avere le stoviglie a vista non fa disordine, anzi: stimola a creare raggruppamenti funzionali e decorativi.

Gli scaffali in metallo, poi, portano anche in cucina la loro vocazione da ufficio: conservare qui i documenti di casa (bollette, multe, certificati) può essere comodo.

Scaffale icona di design

Nel 1930 Adriano Olivetti chiede a un ingegnere suo dipendente di inventare dei contenitori in metallo per tenere in ordine la gran massa di carte che inonda gli uffici. L’ingenere lavora su forme geometriche basiche come i rettangoli, che si suddividono con facilità in sottomultipli e creano mobili con la massima capacità contenitiva in uno spazio limitato. Nasce così la Olivetti Synthesis, un ramo dell’azienda che produce mobili in metallo da ufficio. Modularità e componibilità sono le parole d’ordine: le renderà postulato Ettore Sottsass che, nel 1973, disegnerà una nuova linea di mobili in lamiera. È nata così una ‘icona concettuale’: da quegli accessori per ufficio discendono tutte le serie di scaffali in metallo che oggi usiamo anche in casa, e in ogni stanza. ‘Ordine è spazio’ è il principio alla base di tutto. Anche nell’era digitale in cui la carta si è ridotta, gli scaffali rettangolari e i contenitori in misure sottomultiple per ogni ripiano restano insostituibili.

Testi

Elena Favetti

Stylist

Studiopepe con Greta Cevenini

Foto

Giandomenico Frassi

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